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20 maggio 2009

Francesco Piccioni : Cai è un modello contro i diritti del lavoro

Ritardi, manutenzione incerta, disservizi, carenza di organico. Alitalia torna in prima pagina, ma con i conti - spiega il socio di riferimento, Jean-Cyril Spinetta, presidente di air France - «al di sopra delle attese». Ne parliamo con Paolo Maras, segretario nazionale dell'SdL-trasporto aereo, steward ora in cassa integrazione.

Quanti problemi ha la «nuova» Alitalia?
Che si faccia il bilancio dei primi 100 giorni è doveroso, ma era già noto che i problemi principali - ritardi, inefficienze, organici e condizioni del lavoro - fossero irrisolti. Non a caso avevamo sempre detto che attraverso questa operazione non passa solo la trasformazione da Alitalia a Cai, ma un treno micidiale addosso a diritti, conquiste, condizioni di lavoro. E anche una visione diversa da quella di una compagnia di bandiera, che presuppone comunque un interesse dello Stato nel garantire servizi ai cittadini. Oggi vediamo anche Formigoni e Castelli strapparsi i capelli per Malpensa, dove non funzione più nulla e i passeggeri rimangono a terra. Certo, se gli organici sono insufficienti, sia a bordo che a terra, succede questo.

Eppure si era detto che si voleva creare una compagnia grande, forte e «italiana».
Fin dall'inizio l'obiettivo era di tenere bassissimi i costi e il personale ridotto all'osso, confezionando un pacchetto appetibile per il migliore offerente. Che in Cai sappiamo essere «mister 25%», ovvero Air France. Che ora dice - traduco - «come fate a ottenere risultati superiori alle aspettative»? In Francia sequestrano i manager, qui avete distrutto sindacato e lavoratori e nessuno dice niente...



Previsioni fosche per i vostri colleghi francesi...
Appunto. In secondo luogo, Spinetta ha sollevato la politica italiana e il governo (quello che diceva «ai francesi, mai») da ogni responsabilità per la cattiva gestione precedente alla vendita. L'unico «colpevole» è stato trovato nel sindacato. Tutti, senza eccezione. Noi siamo convinti che il peggio debba ancora arrivare. Il «problema Alitalia» non c'è più, come la monnezza napoletana. Ma se si pensa che deve ancora la fusione effettiva tra le cinque aziende che compongono oggi la nuova Alitalia, è facile prevedere nuovi «esuberi» causati da queste sinergie.

Ma se già ora nell'«operativo» gli addetti sono pochi...
Se una macchina che ha bisogno di quattro assistenti di volo la fai partire con soltanto due, la legge della «sinergia» funziona anche in quel caso. I numeri delle assunzioni fatte sono fortemente squilibrati rispetto agli stessi impegni iniziali. Gli assistenti di volo - a quattro mesi dalla partenza - sono sotto organico di oltre 400 unità. Si parla ora di 190 assunzioni, che non coprono le necessità.

Le politiche del trasporto dipendono sempre più dalle scelte europee. Come si fa a tenere il punto del conflitto senza una qualche sponda politica?
La vicenda Alitalia è andata come è andata proprio perché c'è una desertificazione della politica. C'è necessità di riportare competenze vere, non ideologiche - insomma esperienze vissute, «sapere di che si parla» - dentro certe istituzioni. Per esempio, credo che la scelta di Andrea Cavola, mio compagno di lotte per oltre 20 anni - di candidarsi come indipendente con Rifondazione, sia assolutamente giusta. La sensazione di questi anni è che non importa quanto tu abbia ragione, quanti lavoratori hai dietro; tutto il sistema - anche l'informazione, con poche eccezioni - si muove a tutela degli interessi del «grande capitale». Basta vedere il ruolo politico-mediatico del ministro Matteoli: di scioperi nel trasporto non si parla più, nemmeno a livello di annuncio, perché ogni giornalista sa che tanto lui li vieta sempre, con la precettazione.


13 febbraio 2009

Tra cassa integrazione e nuovi contratti. Piccole tragiche storie

 

Giulio è in cassa integrazione a 43 anni, con 21 anni di anzianità e tre figli. In 600 sono finiti in cig senza avere i requisiti per la pensione. Forse il primo mese non vedranno una lira, la regione Lazio sta cercando di sopperire con un mutuo. «Lavoravo già da anni quando è nata Air One e ora i precari di Alitalia fanno 12 giorni di corso per passare sugli aerei della compagnia di Toto mentre io sto a casa perché non vogliono pagarmi due soli giorni di formazione per rimettermi sul lungo raggio».




Cassa integrazione e nuovi contratti individuali. Un calvario senza tutela sindacale con il governo che fa il tifo per il padrone. Come si svolgono le cose lo racconta Irene, 48 anni, da 20 in azienda, famiglia monoreddito, due figlie al liceo e un mutuo da pagare: nel 1998, per il rinnovo contrattuale, i dipendenti dovettero accettare 26 milioni di lire in azioni con l'obbligo di tenerle per due anni, allo scadere non valevano più nulla e le banche pretesero il rientro dai prestiti dati con le cedole in garanzia. A gennaio viene convocata per firmare il nuovo contratto, assunta ma solo per tre mesi, poi c'è la cig, è troppo anziana per restare in servizio. Difficile inventarsi un futuro quando la depressione ti stringe la gola, scrive una lettera al personale. Mentre è in servizio la convocano di nuovo ma si rifiutano di dirle il perché. In fila, tra colleghi in lacrime e l'angoscia che sale, le ordinano di consegnare il contratto a un'impiegata pena l'espulsione dalla fila. Rifiuta, insistono, chiede di vedere il responsabile: sguardi ai limiti dell'insulto, il tagliagole di turno le comunica che non sono tenuti a dirle niente e di fare come le viene detto. Dopo due ore di coda, arriva nella stanza: una scrivania per Alitalia e una per Air One, sommersi e salvati, senza avvocati a consigliare, le consegnano il nuovo contratto dopo averlo confrontato con quello firmato in precedenza. Tutto qui.
Un segreto inutile da tenere solo per vederla scoppiare in lacrime, un piccolo sfoggio di potere per mostrare chi comanda, serve a chiarire che non si possono chiede cose come riposi fissi o l'applicazione della legge 104 del 2003, per l'esenzione dei genitori dal lavoro notturno e chissà quali altre tutele finite nel cestino. Per scoprirlo bisogna scaricare il contratto da internet, la Cai fornisce i link e alcune faq (frequently asked questions), stile ebay.


21 dicembre 2008

Roberto Farneti :Alitalia fa fuori donne in gravidanza, sindacalisti e portatori di handicap

 

Altro che «patrioti», come li chiama il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Per i cassintegrati e gli ex precari dell'Alitalia, Roberto Colaninno e soci non sono altro che dei "Cai...mani". Sciacalli che, non appena fiutato l'affare, si sono gettati sulla carcassa della ex compagnia di bandiera con l'unico scopo di divorarne gli ultimi brandelli di carne. In attesa di poter consegnare le chiavi della Nuova Alitalia allo "straniero", Air France o Lufthansa che sia.
Un'altra cosa che agli italiani non viene detta è che per compiere questa "patriottica" operazione, la Cai non ha esitato a gettare in mezzo alla strada la bellezza di diecimila persone, scelte senza nemmeno rispettare i criteri che di norma si seguono in questi casi. «Con una discriminazione pesantissima, Cai tiene fuori dall'azienda tutti i portatori di handicap, le donne in gravidanza, i part-time, quanti avevano una situazione familiare pesante. Non è stato tenuto conto dell'anzianità aziendale e vengono operate discriminazioni nei confronti di chi è sindacalizzato». A denunciarlo è Andrea Cavola, segretario nazionale Sdl, il primo a parlare all'assemblea indetta da SdL, Anpac e Up all'aeroporto di Fiumicino. Circa quattrocento lavoratori Alitalia si sono riuniti ieri mattina nel piazzale davanti al varco equipaggi insieme alle sigle del cosiddetto "Fronte del no" per gridare la loro rabbia e per discutere di come dare inizio a un percorso di lotta. Presenti all'iniziativa il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, il presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Stefano Pedica, l'assessora della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale Enrico Luciani.



Al termine dell'assemblea è anche partito un corteo che ha attraversato l'aerostazione partenze dei voli internazionali. In testa, un gruppo di hostess e steward con il viso coperto da una maschera bianca trasportano uno striscione con la scritta "CAIncellati". Una delle manifestanti in prima fila grida rivolta ai colleghi: «E' scandaloso: donne con figli minori e portatori di handicap che vengono trasferiti da Roma a Catania o a Milano. Dove è il ministro delle Pari Opportunita?».
La "mattanza" non ha risparmiato lo stesso Cavola, fatto fuori dall'azienda malgrado 31 anni di servizio e una figura professionale presente nella nuova Alitalia. «Il governo, le istituzioni nazionali e locali - urla il sindacalista rivolto ai colleghi che lo ascoltano sul piazzale - devono prendere atto che c'è un problema sociale grave: faremo ricorsi di natura legale contro queste discriminazioni e contro accordi che sono fuori dalla legge». Il dirigente di SdL ha quindi accusato, tra gli applausi dei presenti, Cgil, Cisl e Uil, di aver accondisceso ad «una operazione scellerata ed odiosa, nei confronti della quale a poco valgono i timidi tentativi di prendere ora qualche distanza».
Molto applauditi anche gli interventi di Ferrero e Di Pietro. «L'unico modo per farci sentire che il problema Alitalia non è chiuso - ragiona il segretario del Prc - è di farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento». La proposta di Ferrero è quella di «mettere in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte».
Anche per Di Pietro «la vicenda Alitalia non finisce qui». Occorre «un'azione di protesta forte ed unitaria, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta - aggiunge l'ex magistrato - che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro». Qualcuno gli ricorda «le colpe e le responsabilità di Veltroni». «Lo dite a me? - replica Di Pietro - lo sa bene».
Sul piazzale i lavoratori danno sfogo alla loro amarezza. Dopo 18 anni di onorato servizio come assistente di volo, Elena ha ricevuto il benservito: cassa integrazione per 4 anni più 3 di mobilità. «Ho 43 anni, quando questi 7 anni scadranno rischio di ritrovarmi disoccupata. Ho anche una laurea, ma alla mia età chi mi prende? E poi ho sempre fatto questo lavoro...». Il marito di Elena, pilota, rischia addirittura il licenziamento: è uno degli 11 lavoratori sospesi dal commissario Fantozzi a seguito dei disagi che si sono verificati durante il cosiddetto "sciopero bianco".
«Per te Alitalia finisce qui»: anche l'hostess Susy, 38 anni, ha ricevuto la famigerata lettera, malgrado 17 anni di anzianità aziendale. «Mio marito è un pilota, gli è stato detto: "O vai a Milano o perdi il posto". Abbiamo due figli, ci ritroviamo in una situazione drammatica. E c'è persino chi sta peggio».
Il dramma di Andrea è lo stesso di altri 800 assistenti di volo precari. Sulla testa indossa una fascia nera con su scritto "Precario con famiglia": «Da 8 anni - racconta - mi rinnovano il contratto ogni 5 mesi. L'ultimo è scaduto il 30 novembre. A 34 anni mi ritrovo con niente in mano, una moglie precaria part-time che prende 600 euro al mese e una figlia. Da gennaio in poi non so come farò a pagare il mutuo».
Si fa avanti un lavoratore. Il nome non lo dice ma ha 42 anni ed è un operaio della verniciatura: «Dopo vent'anni di servizio mi ha chiamato il capo e mi ha dato una bella letterina. Ho moglie e figlio a casa. Ci sono persone con 7, 8 anni di anzianità che invece non sono state toccate. Come si spiega?».


29 novembre 2008

Sulla presunta abolizione dell'articolo 2112

All'apparizione di questo articolo di Francesco Piccioni sul mio blog, c'è stata una sdegnata reazione di Etienne 64 (che è del mestiere) il quale ha obiettato che la deroga all'articolo 2112 del Codice Civile è già presente nel'articolo 47 comma 5 della legge 428, dove si dice che con l'accordo sindacale si deroga all'art 2112 c.c. allorchè si tratti di trasferimento di azienda in regime di amministrazione straordinaria. 




Ho cercato disperatamente lumi sulla questione leggendo articoli in rete e sono giunto alla seguente conclusione : 
qui si dice che l'emendamento in questione recita :
"
All’articolo 56 del decreto legislativo 8 luglio 1999 n. 270 [nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della L. 30 luglio 1998 n. 274] è aggiunto il seguente:
“3-bis. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 ["cessione dei complessi aziendali"] effettuate in attuazione dell’articolo 27 non costituiscono comunque trasferimento di azienda, di ramo o di parti dell’azienda ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile
”.
Dato ciò, se ne deduce che le aziende in regime di amministrazione straordinaria che recuperino l'equilibrio economico delle attivita' imprenditoriali tramite la cessione dei complessi aziendali, non operino perciò trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 c.c.
In questo caso esse sono sottratte anche alla legge 428 del 1990 (che regola comunque quelli che sono trasferimenti d'azienda),
quando questa prevede che la deroga si attua purchè vengano attivate le procedure di informazione e di consultazione e venga raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione.
Seppure nell'articolo di Piccioni ci siano errori e genericità, dunque la novità dell'emendamento del governo è comunque a mio parere gravida di conseguenze negative per i lavoratori.


25 settembre 2008

Politically correct

Operai licenziati in India uccidono il responsabile locale dell'azienda italiana Oerlikon Graziano.




Ferruccio De Bortoli,
Maria Laura Rodotà ed Alain Elkann stigmatizzano la loro assoluta mancanza di stile : "Negli Usa pvendono il lovo scatolone e si vimettono sul mevcato..." dicono all'unisono.
Il leader della Cisl Bonanni si dissocia da questa iniziativa della Cgil e teme per la tenuta unitaria dei sindacati confederali.
Spartacus Quirinus e Valerio Pieroni inviano una mail a tutti e duecento gli operai licenziati avvertendoli che da questo momento sono sospesi da Kilombo


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18 settembre 2008

I logici voli di Altero Matteoli

Matteoli : "Chi sciopera durante una trattativa dimostra una grande irresponsabilità"


Altero Matteoli, colto con la bocca aperta in un momento di stupor filosofico....

Non sapevamo che i Cub fossero al tavolo delle trattative....


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16 settembre 2008

Doors to Doors

Berlusconi psichedelico a "Porta a Porta"
Abbiamo imparato da lui, senza assunzione di acido lisergico, che aumentando le ore di lavoro aumenta la produttività e che gli stipendi rimangono gli stessi aumentando le ore di lavoro.
Nessuno ha obiettato. L'Italia è stanca. Ed
anche la Vezzali, santa e puttana come l'amata patria, si farebbe toccare, al fin della licenza, dal Cavaliere.



Alla Vezzali dedicheremo questa canzone dei Doors che si chiama appunto "Touch me" :

Yeah! Come on, come on, come on, come on
Now touch me, baby
Can't you see that I am not afraid?
What was that promise that you made?
Why won't you tell me what she said?
What was that promise that you made?

Now, I'm gonna love you
Till the heavens stop the rain
I'm gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I

Come on, come on, come on, come on
Now touch me, baby
Can't you see that I am not afraid?
What was that promise that you made?
Why won't you tell me what she said?
What was that promise that you made?

I'm gonna love you
Till the heavens stop the rain
I'm gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I
I'm gonna love you
Till the heavens stop the rain
I'm gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I

Stronger than dirt


2 agosto 2008

Le ali tagliate

 

Lo disegnano ancora tutto vestito da mago, ma di prodigi non ne fa più. Al massimo qualche gioco delle tre carte giudiziarie. Di miracoli mai neppure l'ombra. Il «salvataggio dell'Alitalia» targato Berlusconi - tanto pomposamente annunciato a partire dall'ultima campagna elettorale - rischia perciò di diventare il format di una lunga serie di interventi disastrosi in campo industriale.
Se saranno confermate le linee fondamentali del «piano» descritto ieri da Repubblica (e dal nostro giornale già un paio di mesi fa), con sostanziale bolla ministeriale di Scajola, avremo una compagnia di bandiera piccolissima, alcune migliaia di lavoratori licenziati o esternalizzati, una possibile legge-truffa ad hoc e un buco nei conti pubblici un po' più ampio del previsto.
La legge Marzano (sul commissariamento delle imprese in crisi, già applicata nel caso Parmalat) prevede infatti uno stop temporaneo nell'attività aziendale e la cessione ai creditori di ogni euro ricavato dalla vendita di parte degli asset. Lo stop se lo può permettere una fabbrica, non un compagnia aerea. Una modifica della legge che permetta di cedere il «ramo buono» dell'azienda, per poi recuperare alcune delle attività migliori mentre alla ditta «vecchia» restano tutti i debiti, si configura come una truffa verso i creditori. A meno che questi non vengano poi risarciti dal ministero dell'economia (possessore del 49,9% del pacchetto azionario), aprendo un nuovo contenzioso con la Ue, pronta a ravvisarvi una nuova forma di «aiuti di stato».
L'indispensabile rinnovamento della flotta con velivoli meno assetati di cherosene verrebbe realizzato incorporando quella di AirOne (opzioni future comprese). Ma per far volare 150 aerei in tutto, secondo le regole internazionali, si può alleggerire l'attuale personale di volo di oltre 4.000 unità. Quello di terra verrebbe di fatto azzerato, con una quota consistente «esternalizzata» nella statale Fintecna, che comincerebbe così a correre a sua volta verso il collasso.
Come e peggio dell'osteggiatissimo piano proposto da Air France. Con un doppio vantaggio, però: l'annichilimento del sindacato (tutti: professionali, confederali, di base) e la sostituzione dei contratti di lavoro attualmente in essere con altri certamente più «evanescenti».
Non sembra perciò un caso che la famosa «cordata italiana» che va prendendo forma somigli così tanto a un idealtipo dell'imprenditoria italiana e delle sue tare: un obolo o poco più per entrare richiesto ai «capitani per niente coraggiosi», mentre la parte del leone - si fa per dire - spetta alla banca di Corrado Passera. Con i primi pronti a rivendere - guadagnandoci - non appena effettuato il «risanamento» e la seconda più che preparata a «redistribuire il rischio» con qualche cartolarizzazione in stile credit default swap.
Un ceto imprenditoriale siffatto e il maghetto di Arcore si corrispondono quasi alla perfezione.


(Francesco Piccioni)


4 luglio 2008

La cosa più importante

La cosa più importante è la violazione della privacy e lo strapotere dei giudici.
No, la cosa più importante è il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati.



(Veltroni sibila : "Io penzo che bisogna penzare ai salari, agli stipendi e alle penzioni degli italiani")
Intanto Alitalia e Telecom fanno sapere che migliaia di lavoratori torneranno a casa dai loro cari.
Se la maggior parte degli italiani non arriva alla fine del mese, sarebbe interessante sapere questi reduci (finita la buonuscita) a quale giorno del mese arriveranno.
Qualche precario e qualche operaio saranno contenti : si tratta di fannulloni, esosi e consumisti.
Ma ti voglio vedere, rimbecillito dalla società dei consumi, con qualche figlio a carico, vivere senza uno stipendio. E voglio vedere precari e operai senza gli stipendi fissi di questa pletora di esosi e consumisti fannulloni.
I tagliatori di teste vogliono attaccare il nucleo duro della sciocca domanda interna.
Come abbattere luridi muri maestri durante una ristrutturazione. I solai non faranno miglior fine.
E neanche noi.


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