.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







5 dicembre 2008

Danilo Zolo : Diritti universali, anzi...occidentali

 

La Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, viene considerata in Occidente come uno dei principali indicatori del progresso storico dell'umanità. È con questo significato che nei prossimi giorni verrà celebrata la sua ricorrenza sessantennale. Secondo numerosi autori, la Dichiarazione universale ha un grande merito sul piano etico, giuridico e politico: ha "fondato" i diritti umani e li ha resi "universali". La Dichiarazione del 1948 - si sostiene - ha mostrato che un sistema di valori può essere "fondato", e quindi universalmente riconosciuto, sulla base di un accordo internazionale sulla sua validità. Non è necessario alcun altro "fondamento".
Non ci sono dubbi che la Dichiarazione universale dell'Assemblea Generale ha profondamente trasformato la dottrina dei diritti umani. I diritti non sono più concepiti come un complesso di rivendicazioni sociali riconosciute e protette all'interno di un singolo Stato: essi coinvolgono e impegnano tutti gli Stati e tutti i popoli del pianeta. Sono parte del diritto internazionale generale.
Prima della fondazione delle Nazioni Unite i diritti erano concepiti come l'esito di lotte sociali e politiche all'interno di specifici ambiti storici e territoriali. Ed erano garantiti dalla permanente militanza dei cittadini coinvolti nelle rivendicazioni e nelle battaglie politiche secondo una concezione conflittualistica dei diritti, in larga parte ereditata dalle rivoluzioni borghesi, dal socialismo e dal sindacalismo.
Non a caso i diritti umani si sono affermati gradualmente e non all'unisono: la libertà religiosa è stata un effetto delle guerre di religione, le libertà civili sono state in larga parte una vittoria dei parlamenti borghesi contro i sovrani assoluti, le libertà politiche e i diritti sociali sono stati una conquista dei movimenti dei lavoratori salariati, dei contadini e dei disoccupati. E tutto questo è accaduto solo in Europa e negli Stati Uniti d'America, non altrove.
Tutto questo spiega perché la concezione dei diritti umani che è prevalsa nella Dichiarazione universale del 1948 è essenzialmente occidentale, ed è quindi impregnata dell'individualismo, del liberalismo e del formalismo giuridico occidentali. E questo spiega le successive dispute circa il fondamento e l'universalità dei diritti dell'uomo, e spiega anche le contestazioni subite della stessa Dichiarazione universale. 



Emblematica è stata la polemica, che ha avuto come epicentro Singapore, la Malesia e la Cina, e che ha dato luogo alla "Dichiarazione di Bangkok" del 1993. Gli Asian values sono stati opposti alla tendenza dell'Occidente ad imporre alla culture orientali i suoi valori etico-politici. Oggi le classi dirigenti di un numero crescente di paesi del Sud-Est asiatico sono impegnate a riscattare la propria identità politica e culturale all'insegna di valori come l'ordine, l'armonia sociale, il rispetto dell'autorità, la famiglia. In questa prospettiva l'Occidente viene concepito come il luogo dove i valori comunitari decadono sotto la spinta di un individualismo sfrenato che afferma diritti ma non riconosce doveri.
Nella visione individualistica e liberale dell'Occidente i diritti umani sono essenzialmente delle protesi normative a tutela della libertà personale, dei beni individuali e della privacy contro le interferenze degli altri soggetti e soprattutto delle autorità politiche. Questo concetto di libertà è del tutto estraneo alla cultura islamica, segnata com'è da un senso religioso di appartenenza alla comunità. L'individuo si identifica con essa non rivendicando diritti ma adempiendo doveri e cioè seguendo scrupolosamente regole collettive di comportamento politico-religioso.
Altrettanto si può dire per la tradizione confuciana cinese, sopravvissuta indenne alla violenta importazione dall'Europa del verbo marxista. Secondo l'etica confuciana la vita sociale è costituita da rapporti asimmetrici e gerarchici che si fondano su vincoli reciproci di mutua collaborazione e obbligazione, non su diritti e doveri paritari e contrapposti. Come è noto, la stessa nozione di "diritto" in senso soggettivo è estranea alla semantica della lingua cinese. Come ha ricordato Chung-Shu Lo, per rendere l'idea di "diritto" i primi traduttori di opere politiche occidentali dovettero coniare un nuovo lemma, chuan-li, che significa letteralmente "potere e interesse". Nella tradizione confuciano-menciana a dominare non è l'idea di diritto individuale ma lo è, al suo posto, quella di "relazione sociale fondamentale" (sovrano-suddito, genitori-figli, marito-moglie, primogenito-secondogenito, amico-amico).
Da questo punto di vista è molto significativa anche la polemica che è esplosa nel corso della seconda Conferenza delle Nazioni Unite sui diritti umani, che si è tenuta a Vienna nel giugno del 1993. In quella sede ufficiale si sono fronteggiate due concezioni dei diritti umani incompatibili fra loro. Da una parte c'era la tesi, sostenuta dai paesi occidentali, dell'universalità e indivisibilità dei diritti umani secondo la logica della Dichiarazione universale del 1948. Dall'altra c'era la posizione di gran parte dei paesi dell'America latina e dei paesi asiatici, con Cuba e la Cina in prima fila. Questi paesi ponevano al centro dei diritti umani i "diritti collettivi", in particolare lo sviluppo economico-sociale, e cioè la lotta contro la povertà e l'indebitamento dei paesi del Terzo mondo. Queste tesi polemiche erano già state alla base della "Banjul Charter on Human and People's Rights", approvata nel 1981 dall'Organizzazione dell'Unità Africana: in essa i diritti economico-sociali, concepiti come diritti collettivi dei popoli, avevano una netta prevalenza nei confronti dei diritti civili e politici proclamati dalla Dichiarazione universale.
È dunque chiaro che la dottrina dell'universalità dei diritti dell'uomo non può essere data per scontata, come non può essere data per scontata la sua efficacia, al di là delle proclamazioni che ne fanno gli esponenti della cultura politica occidentale, da Jünger Habermas a Michael Ignatieff, a Ulrich Beck, ad Antonio Cassese e a molti altri.
È difficile non percepire la gravità e l'urgenza dei problemi ai quali la dottrina dei diritti umani tenta di dare una risposta, e non condividerne l'ispirazione morale e le intenzioni. È sufficiente ricordare il fatto che oltre due miliardi di persone oggi soffrono per la violazione sistematica dei loro diritti. Le violazioni includono una lunga serie di atrocità e di violenze: fra gli altri il genocidio, la tortura, le esecuzioni sommarie, le sparizioni, gli omicidi politici, le violenze sui bambini, la schiavitù, le esecuzioni capitali di minorenni e di disabili, il trattamento disumano e degradante dei detenuti, ma anche e soprattutto la povertà assoluta, la fame, la guerra di aggressione. Allarmante è in particolare il dato che emerge dai documenti delle Nazioni Unite e che viene annualmente denunciato dai rapporti di Amnesty International: la violazione dei diritti è un fenomeno di proporzioni crescenti, che interessa un numero elevatissimo di Stati: oltre 150, inclusi tutti gli Stati occidentali.
E tuttavia resta molto alto il rischio che il progetto universalistico implicito nella dottrina e nella politica occidentale dei diritti umani operi di fatto - e sia percepito - come un aspetto di quel processo di "occidentalizzazione del mondo" che oggi investe le civiltà e le culture più deboli, privandole della loro identità e dignità. E questo sospetto grava in particolare sulle politiche internazionali di ingerenza militare "umanitaria" in nome della tutela e della diffusione dei diritti umani. In proposito le potenze occidentali hanno offerto prove devastanti e fallimentari: dalla Somalia ad Haiti, alla Bosnia Erzegovina, al Kosovo, all'Iraq, all'Afghanistan
.


28 maggio 2005

Amnesty e gli Usa

Nell'era di Bush assalto globale ai diritti umani
Il Rapporto 2005 di Amnesty international: torture, detenzioni arbitrarie e uccisioni di civili da parte di eserciti regolari, da Baghdad a Kabul. Grazie alla cosiddetta «guerra al terrorismo» a quattro anni dall'11 settembre il mondo non è più sicuro
Chiamiamola tortura L'utilizzo di termini come «abusi», «posizioni stressanti» rappresenta un cinico tentativo di ridefinire e condonare una pratica illegale

MICHELANGELO COCCO
ROMA
Aquasi quattro anni di distanza dagli attentati dell'11 settembre 2001 e in piena «guerra al terrorismo» scatenata dall'amministrazione Bush, la salute dei diritti umani nel mondo è peggiorata e la responsabilità è da attribuire in parte proprio al governo statunitense. Il «Rapporto annuale 2005» di Amnesty international, presentato ieri nelle principali capitali del globo, fotografa la situazione dei diritti dell'uomo ai quattro angoli del pianeta - si va dalla crisi nel Darfur alla repressione dei gay in Giamaica, passando per la pena di morte in Cina - e lancia un duro atto d'accusa: in nome della lotta al terrore i governi stanno facendo giganteschi passi indietro nella difesa dei diritti fondamentali. Le torture di Abu Ghraib, quelle di Guantanamo o di Bagram ma anche, ricorda il presidente della sezione italiana di Amnesty, Paolo Pobbiati, «le 70mila persone arrestate, senza processo, dagli Usa nell'ambito della guerra al terrorismo» rappresentano i sintomi di un fallimento: la promessa di rendere il mondo un posto più sicuro è stata completamente disattesa. Presentando a Roma l'edizione italiana del rapporto, dedicato a Enzo Baldoni (pacifista e giornalista italiano ucciso in Iraq nell'agosto 2004), Pobbiati ha spiegato come le torture siano state ribattezzate «abusi», pratiche condannate dal diritto internazionale ma per le quali sono stati puniti solo i responsabili «inchiodati più dall'evidenza delle fotografie che non dalla volontà di fare giustizia».

Osservazioni sugli «abusi»

L'assalto ai diritti passa anche attraverso la creazione di un vocabolario più «sexy», che rende dicibile l'orrore. E la parola tortura sparisce. Secondo Amnesty «il tentativo dell'amministrazione Usa di annacquare il divieto assoluto di tortura attraverso nuove politiche e il ricorso a un linguaggio quasi manageriale fatto di espressioni quali "manipolazione ambientale", "posizioni stressanti", "manipolazione sensoriale" ecc., è risultato uno dei più dannosi assalti ai valori globali».

Esponente di spicco della cultura illuminista lombarda, Pietro Verri (1728-1797) concludeva così il suo «Osservazioni sulla tortura», scrivendo che quest'ultima «non è un mezzo per ottenere la verità, né per tale lo considerano le leggi, né i dottori medesimi; è intrinsecamente ingiusta; le nazioni conosciute dell'antichità non la praticarono; i più venerabili scrittori sempre la detestarono; si è introdotta nei secoli della passata barbarie e finalmente oggigiorno varie nazioni l'hanno abolita e la vanno abolendo senza inconveniente alcuno». Verri era stato decisamente ottimista.

Desaparecidos in Mesopotamia

L'Iraq descritto nel rapporto di Amnesty ha la faccia di Mohammad Jassem Abdal Issawi, arrestato il 17 dicembre 2003 e trattenuto senza processo prima ad Abu Ghraib e poi a Camp Bucca e Um Qasr. La sua famiglia aveva assistito all'arresto, con i marines che lo prendevano a calci e pugni mentre lo portavano via. Soltanto sei mesi dopo la cattura i suoi cari hanno appreso dove era tenuto prigioniero. Meno bene è andata a Shaikh Adnan al Unaibi, arrestato ad Hilla nel maggio 2004 nel corso di una riunione organizzata dai fedeli di Muqtada al Sadr. «A fine anno - rivela Amnesty - nonostante gli sforzi da parte dell'Associazione babilonese per i diritti umani per localizzarlo, non era noto dove si trovasse». Tra le 670 pagine del documento c'è anche spazio per la guerra più nascosta dai media, il conflitto che ammazza migliaia di civili ma di cui non si parla pochissimo. A centinaia «sono stati uccisi durante attacchi sferrati dalle forze guidate dagli Stati uniti contro gli insorti di Falluja, Baghdad, Mosul, Samarra e altre città e villaggi».

L'Afghanistan senza burqa

La cacciata dei taleban, quelli che secondo la propaganda statunitense avevano imposto il burqa alle donne e fatto precipitare un intero paese nel medioevo, avrebbe portato la democrazia in Afghanistan. E invece, nel corso del 2004, «donne e ragazze hanno continuato a subire livelli di violenza sistematica e diffusa e discriminazioni sia in ambito pubblico sia privato. Un gruppo di soldati Usa è stato recentemente incriminato per il pestaggio a morte di due prigionieri nella Base di Bagram: sui corpi di Mullah Habibullah e Dilawarle le autopsie avevano riscontrato «ferite da forza bruta». Il paese, dopo l'invasione delle truppe Usa nel novembre 2001, più che rinato sembra sprofondato in un abisso di violazioni dei diritti umani, nel quale a quelle dei gruppi integralisti si sommano quelle dei militari nordamericani, con la popolazione stretta nel mezzo.

«Subito un dibattito alla Knesset»

Il «Rapporto 2005» ha spinto un deputato israeliano a invocare un dibattito urgente alla Knesset. Zahava Gal-On, del partito di sinistra Yahad, ha chiesto che il parlamento dello Stato ebraico discuta delle sconvolgenti cifre fornite da Amnesty: 700 palestinesi - tra cui 150 bambini - uccisi dall'esercito occupante con colpi di fucile, bombe e attacchi aerei sulle aree residenziali, nello stesso anno in cui «le organizzazioni terroristiche palestinesi hanno ucciso 109 israeliani». Il ministero degli esteri di Tel Aviv ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto il rapporto, che tuttavia gli «sembra parziale».



L'esempio dilaga

Lo scenario è simile in Asia centrale. In Uzbekistan il governo del presidente Karimov ha incarcerato centinaia di individui ritenuti musulmani e accusati di essere collegati al terrorismo mentre «le forze di sicurezza federali russe hanno continuato a godere a tutti gli effetti dell'impunità per le violazioni commesse in Cecenia». Amnesty non risparmia accuse al governo britannico di Tony Blair per avere, quest'ultimo, cercato di eludere le norme sui diritti umani con il pretesto che «non vincolavano le forze armate in Afghanistan e in Iraq».




28 maggio 2005

Dal Lago sugli immigrati

COMMENTO
Pisanu il vero colpevole
ALESSANDRO DAL LAGO
Le tempestive dichiarazioni della Lega sui pacchi bomba e la rivolta del Cpt di Via Corelli permettono di inquadrare subito il momento politico. I due fatti dimostrerebbero l'esistenza di un piano sovversivo. Come si possano collegare la protesta di alcuni internati stranieri e due attentati è difficile da comprendere, a meno che non si ricordi che è iniziata una dura campagna elettorale lunga un anno. Visto che abitiamo in una felice contrada in cui ogni svolta di governo è stata punteggiata da scoppi (a dire il vero, quasi sempre di origine oscura e non anarchica) c'è da aspettarsi, fino alle prossime politiche e magari anche dopo, di tutto. Ben più interessanti ci sembrano le dichiarazioni del ministro dell'interno su asilo e "respingimenti". In sostanza, secondo Pisanu il 92% delle domande di asilo sono false, mentre i respingimenti alle frontiere avvengono su base «individuale». Ci permettiamo di dissentire da un uomo a cui anche l'opposizione ha spesso guardato come un moderato, l'ultimo esponente di una vigorosa schiatta isolana di tutori dell'ordine pubblico (a cui appartiene anche il senatore Cossiga, che recentemente ha fatto capire che la morte di Giorgiana Masi potrebbe essere stata causata da "fuoco amico"). Dissentiamo per il semplice motivo che l'Italia ha una lunga e solida tradizione di chiusura a priori verso i richiedenti asilo. In un rapporto curato tempo fa da alcune ong risulta per esempio un totale atteggiamento di sfiducia preventiva, da parte della Commissione nazionale, nei confronti di persone che quasi sempre provengono da zone di crisi. In certi casi le motivazioni addotte per negare l'asilo si collocano tra Kafka e Comma 22. Se il richiedente, come è ovvio, è sprovvisto di documenti, si dirà che non ci sono prove della sua identità e quindi ragioni per la sua richiesta. Se li ha, si dirà che il fatto di averli prova la mancanza di una persecuzione o stato di necessità. E così via. Sappiamo di curdi di nazionalità turca, di iracheni e palestinesi a cui è stato negato l'asilo. Ci saranno delle ragioni se, in Europa, l'Italia è da sempre il paese che accoglie meno rifugiati.

Quanto ai respingimenti, noi trasecoliamo. Come può, onorevole Ministro, dimenticare che la Corte europea di giustizia ha avviato un procedimento contro l'Italia per le espulsioni di Lampedusa, in quanto collettive e non individuali? Che alcuni parlamentari (e non esponenti dei centri sociali) hanno dichiarato che quasi sempre i migranti vengono rispediti in Libia senza accertare la loro identità? Che numerose inchieste hanno rivelato che alcune decine di espulsi dall'Italia sono morti di sete e di stenti nel deserto libico? Che articoli della Bossi-Fini sono stati dichiarati incostituzionali? Che l'Italia è ogni anno denunciata da Amnesty per violazione dei diritti umani in materia di detenzioni illegali ed espulsioni? Come può essersi già dimenticato della Cap Anamur?

Sicuramente, Ella non dimentica. Ci fanno perciò specie le sue dichiarazioni su quel 92%, un modo per ricacciare indietro non solo quelle persone, ma anche la verità che le concerne. E ci fanno senso le dichiarazioni del leghista di turno che scopre che i poveri immigrati finiscono nel lavoro nero. Di fronte a discorsi di questo tipo ci si mette le mani nei capelli. La verità è che la destra su queste faccende sa solo fare la faccia feroce, mentre gran parte dell'opposizione mantiene un composto silenzio. In questo vuoto, non c'è nemmeno da sorprendersi che anarchici dall'origine poco controllata facciano sentire la loro voce.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Dal Lago Pisanu Lega Cossiga Kafka Europa Amnesty immigrati

permalink | inviato da il 28/5/2005 alle 20:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 maggio 2005

Questa è vera lotta per i diritti

PIANETA LAVORO
Eritrea, sindacalisti in galera
VITTORIO LONGHI
Stavano organizzando uno sciopero per denunciare l'indifferenza del governo alle condizioni di estrema povertà della popolazione e sono stati arrestati. Tewelde Ghebremedhin, Minase Andezion e Habtom Weldemicael sono i tre segretari del sindacato tessile e alimentare eritreo detenuti da oltre un mese senza accuse formali e in stretto isolamento, in una prigione di sicurezza di Asmara. La Cisl internazionale ha chiesto l'intervento dell'Organizzazione mondiale del lavoro per ottenere il rilascio dei tre sindacalisti e fermare l'ondata di repressione e violenza con cui il regime di Isaias Afwerki vorrebbe eliminare ogni forma di critica e opposizione al suo regime. «Gli arresti immotivati e le detenzioni prolungate costituiscono una violazione sia degli standard legali internazionali sia di quelli imposti dalle convenzioni dell'Onu sulla libertà di associazione sindacale, convenzioni che il governo eritreo si era impegnato a rispettare», sottolineano i segretari delle federazioni dei tessili, Neil Kearney, e degli alimentari, Ron Oswald. Secondo Amnesty international, questo genere di abusi non riguarda solo i rappresentanti dei lavoratori. Ci sarebbero migliaia di dissidenti, tra obiettori di coscienza ed esponenti di minoranze religiose, rinchiusi nelle prigioni eritree da anni e senza speranza di processo: «Le negazioni dei diritti umani stanno crescendo in modo preoccupante, ai detenuti non è concesso neanche richiedere un avvocato e l'uso della tortura è ormai diventato sistematico». La repressione viene giustificata dal governo con il pretesto dello stato di allarme, con il rischio di un nuovo conflitto militare con l'Etiopia per la questione irrisolta dei confini. Dopo l'indipendenza dell'Eritrea, ottenuta nel 1993, i due eserciti hanno continuato a contendersi zone confinanti dal valore puramente simbolico, come il piccolo villaggio Badme, tutt'ora presidiato dai caschi blu. La ripresa della guerra tra il 1998 e il 2000 ha provocato almeno 70 mila morti e 300 mila sfollati, aggravando l'impoverimento di entrambi i paesi e non raggiungendo, di fatto, una vera situazione di pace. La guerra ha anche reso inutilizzabili in Eritrea 12 mila ettari di terreno coltivabile, costringendo a fuggire gli abitanti delle regioni produttrici di grano, il Gash Barka e il Debub, oggi disseminate di mine inesplose.

Le condizioni di povertà e di sottosviluppo stanno diventando ormai croniche per gli eritrei, la denutrizione riguarda un milione e mezzo di persone, quasi metà della popolazione, e la siccità perenne non permette di avere risorse alimentari sufficienti, costringendo il paese a dipendere dagli aiuti delle agenzie internazionali. La protesta che stavano organizzando i sindacalisti attraverso lo sciopero era diretta proprio alla politica di Afwerki che, invece di investire nello sviluppo e nella spesa sociale, preferisce buttare soldi per il riarmo. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro degli esteri Ali Said Abdella ha sottoscritto un accordo con il governo russo per la fornitura di nuovi aerei e missili anticarro e la Russia, lo ricordiamo, è anche il maggiore fornitore della difesa etiope. Ma vendere armi non è il solo motivo di interesse «occidentale» per la regione. Nonostante la scarsità di risorse naturali, l'affaccio sul Mar Rosso dà all'Eritrea una posizione strategica, sia militare sia economica. Il responsabile del governo americano per i rapporti con l'Africa, Donald Yamamoto, ha già dichiarato, in caso di ripresa della guerra, che «la stabilità del Corno d'Africa è una priorità per gli Stati uniti nella lotta globale al terrorismo» e alcuni parlamentari repubblicani hanno cominciato a denunciare violazioni dei diritti umani da fermare immediatamente. Anche l'Italia, nel suo piccolo, avanza degli interessi. Ad aprile, il vice ministro alle attività produttive Urso, che già molto si è dato da fare per gli affari italiani in Iraq, ha lanciato il «Piano Africa» portando ad Asmara 30 nostre imprese pronte a speculare dietro nuovi, presunti progetti di cooperazione e di aiuto. 


 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Eritrea sindacalisti ILO CISL Amnesty

permalink | inviato da il 28/5/2005 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     novembre        gennaio
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom