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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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Quelli che la crisi l'avevano prevista

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6 maggio 2011

Lo strano caso della Libia

Perché in Libia c’è stata un’insurrezione che avrebbe apparentemente provocato l’intervento di potenze straniere ?

La maggior parte degli opinionisti ritiene che sia stata una rivoluzione, sulla scia di quella tunisina e quella egiziana, volta al sovvertimento di un regime autoritario ed illiberale.

 

 

Il fatto strano è che in genere questi regimi vengono rovesciati in presenza di una situazione economica deteriorata, ma non è questo il caso della Libia che invece sembrava essere uno dei paesi più ricchi e progrediti dell’Africa settentrionale, se non di tutta l’Africa :

·         La Libia non ha un’alta densità di popolazione come l’Egitto, per cui l’insurrezione non si può attribuire a quelle situazioni di tensione sociale generate dalla sovrappopolazione.

·         La Libia aveva uno dei più alti Pil procapite (anche a parità di potere d’acquisto) del continente africano (14.800 dollari e cioè il 65° posto nel mondo)

·         La produzione industriale della Libia la collocava al 39° posto nel mondo (l’Egitto era al 43°).

·         La Libia si trova al 26° posto per ciò che riguarda la produzione dell’energia e si trova all’8° posto per ciò che riguarda le riserve di petrolio.

·         Dal decennio 1998-2008 la Libia ha una crescita media annua del Pil superiore al 2,9%.

·         L’indice di sviluppo umano della Libia è 84,7, superiore a quello di paesi come l’India, l’Indonesia, l’Iran, la Malesia, la Russia, la Romania, le Filippine, la Colombia, la Cina, la Turchia e di poco inferiore a quello del Cile, dell’Ungheria e della Lituania.

·         La Libia ha un saldo commerciale attivo paragonabile al 38,3% del Pil, grazie alle esportazioni di petrolio, mentre gli altri paesi dell’Africa settentrionale hanno un forte debito estero (tranne l’Algeria che in questi anni è progredita).

Tenendo conto di questi fattori diventa difficile pensare che il regime libico fosse così debole da giustificare una rivolta di queste proporzioni. Quindi è molto facile pensare che la rivolta sia stata supportata e finanziata da potenze straniere che hanno l’interesse a mettere le mani sul petrolio libico ed a giocare un ruolo neo-coloniale nell’Africa settentrionale.

 


9 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : la guerra di Pier

Deragliando pericolosamente, come Fini, dal programma di governo,il Presidente della Camera Pierferdinando Casini ha lanciato la questione morale e denunciato il ritorno della corruzione. A cosa si debba questo improvviso risveglio non è dato sapere, anche perché, per ritornare, la corruzione sarebbe dovuta sparire almeno per un po’.

 

 

Il grido di dolore di Pier ha suscitato consensi anche in Forza Italia, sempre nell’ambito di quella cura omeopatica già sperimentata nella lotta alla mafia.

Combattere le tangenti con i tangentisti, questa è la nuova frontiera.

Ad es. serve un esperto per scoprire le tangenti immaginarie di Telekom Serbia ? Ecco pronto Alfredo Vito, che di tangenti vere ne confessò 22.

 


8 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : antimafia omeopatica

E poi la squadra. Che squadra, ragazzi. Marcello Dell’Utri, imputato per mafia. Gaspare Giudice, imputato per mafia. L’avvocato Mormino, indagato per mafia. Gianfranco Miccichè, destinatario di 38 telefonate in due mesi da parte di Giuseppe Fecarotta, prestanome della famiglia Riina, deputato e vicepresidente dell’economia (Miccichè, non Fecarotta. Non ancora almeno. Senza dimenticare Pietro Lunardi che constatò “Con la mafia si deve convivere”. Per combatterla meglio, naturalmente.

 

Il 18 Agosto 1998 “La Padania”, organo di informazione della Lega e non dei magistrati titolava in prima pagina sui rapporti tra Berlusconi e la mafia. La Fininvest querelò Bossi, che alzò le spalle. Poi corse ad allearsi con liu. Forse per combattere la mafia dall’interno. Una specie di cura omeopatica.

(Marco Travaglio, 2003) 

 


6 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : nei secoli Fedele

Resta da informare Berlusconi delle vere ragioni che lo spinsero a scendere in campo. Aveva sempre raccontato che le inchieste sulla Fininvest iniziarono dopo, per perseguitarlo politicamente.

 

 

Invece Confalonieri ammette che cominciarono prima. Quasi ad insinuare, il malpensante, che non siano state l’effetto, ma la causa, della discesa in campo. Anzi, il movente.


5 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : operazione sottosopra

Partecipando alla festa Azzurra di Milano, sotto lo sguardo languido di James Bondi e degli altri intellettuali del gruppo, Silvio Berlusconi ha inaugurato la seconda fase della sua missione : l’Operazione Sottosopra. Il programma è semplice. Dopo aver rovesciato come calzini tutte le istituzioni, i valori, i reati, la logica, il buon senso e il significato delle parole, si tratta di compiere l’ultimo passo : convincere chi si ostina a ragionare normalmente che è matto.

Ad es. , se uno cerca candidati di specchiata moralità e gli si presentano un Dell’Utri (pregiudicato per false fatture) un Berruti (favoreggiamento) un Previti (evasione fiscale) è vivamente pregato di trovare loro un collegio sicuro. Se poi gli capita uno Sgarbi (pregiudicato per truffa aggravata ai danni dei Beni culturali) la cosa migliore è promuoverlo sottosegretario ai Beni Culturali

(Marco Travaglio, 2003)

 


3 aprile 2011

IL Travaglio dell'Italia : piove, governo Berlusconi !

Scartata l’ipotesi 1, politicamente scorretta, che Berlusconi porti sfiga, restano quattro plausibili spiegazioni del black out : è un trend internazionale, oppure è uno dei frutti del nuovo asse Roma-Washington, oppure è tutta colpa dei Francesi e degli Svizzeri, oppure ancora sono le conseguenze della politica dei governi precedenti. Insomma, è colpa degli altri.

Resta da capire di quali altri, visto che in questo disgraziato paese non c’è mai cesura tra ieri e oggi, confine tra noi e loro, soluzione di continuità tra questi ed altri.

 

 

 

Prendersela con i governi di compromesso storico ?Impossibile, Sanza, Gargani e soprattutto Pisanu protesterebbero.

Attaccare il governo Craxi ?Qualcuno potrebbe ricordare a Berlusconi chi è e cosa sarebbe senza i decreti di Craxi.

Sparare genericamente sul pentapartito ?E chi li tiene Pomicino, De Michelis, Ferrara ?

Prendersela con l’opposizione consociativa ?E chi li sente Ferrara, Bondi e Adornato ?

Cannoneggiare il governo Amato ? Lo si dovrebbe spiegare all’allora ministro della Sanità Costa.

Il governo Dini ? Frattini, allora alla Funzione pubblica, oggi agli Esteri, si risentirebbe.

Il governo D’Alema ?Protesterebbero Buttiglione e La Malfa.

Meglio restare nel vago allora. Meglio non fare nomi. Meglio il vecchio “Piove, governo ladro”

Senza precisare il governo. E nemmeno il ladro.

(Marco Travaglio 2003)

 


26 marzo 2011

Il Travaglio dell'Italia : La doppia conduzione di Ferrara

Nei paesi seri, l’ultima cosa che può fare un funzionario di partito è il commentatore televisivo. Soprattutto se si scopre che ha lavorato per un servizio segreto straniero in cambio di buste gialle piene di contanti consegnate dietro ad una siepe.

http://www.youclubvideo.com/video/132728/cee-lo-fuck-you-official-video

 

 

Ferrara è molto coraggioso e molto intelligente. Coraggioso ai limiti della temerarietà. Con grave sprezzo del pericolo continua a bastonare sui giornali di Berlusconi gli epurati da Berlusconi : un signore di 84 anni e due professionisti che avevano il torto di fare ascolti a lui sconosciuti. Ecco spiegata la sua idea della doppia conduzione, nell’ambito del gioco di squadra modello Mediaset : Silvio li tiene fermi e lui li mena.

(Marco Travaglio)

 

 


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1 febbraio 2011

Pensiamo all' elefante ! Il berlusconismo in noi 2

Facendo riferimento al post di dorsai (o babador) http://babador.splinder.com/
su comunicazione e consenso
premetto che ho idee abbastanza diverse da lui
Il libro di cui lui parla è scritto da un grande psicologo della conoscenza e cioè George Lakoff, forse allievo di Chomsky
http://it.wikipedia.org/wiki/George_Lakoff
(di cui ho due libri "Metafora e vita quotidiana"
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/884523360X/Metafora_e_vita_quotidiana.htm
e "Da dove viene la matematica"
http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8833915522 )
che però ha fatto il passo più lungo della gamba, volendo evidenziare le ricadute politiche della psicologia cognitiva con il libro di cui babador parla e cioè
"Non pensare all' elefante"
http://www.spaziodi.it/fatti/n0209/viewarticolo.asp?op=corpoarticolo&id=512
Perchè io considero la discussione a sinistra su questo libro inutile se non dannosa?
Perchè essa presuppone e alimenta il berlusconismo in noi.


Mi spiego:
1. Essa non solo presuppone che ci siano strutture fisse della mente umana, ma anche che tali strutture siano direttamente impegnate nel livello della comunicazione politica senza grandi possibilità di rielaborazione culturale
2. Essa è rassegnata al fatto che nella politica la comunicazione debba ridursi a slogan e propaganda, cioè ad un linguaggio che più che consentire la rielaborazione da parte del ricevente, debba produrre direttamente nel ricevente conseguenze rilevanti al momento del voto
3. Essa presuppone una stratificazione fissa dove ci siano un candidato, uno staff (in questo caso Kilombo) ed un bacino di utenza fatto da elettori passivi, di cui si cerca di prevedere gli atteggiamenti, senza considerarli dei veri e propri interlocutori, se non nel senso che essi producono sintomi di cui dobbiamo tenere conto in senso strumentale (e non in senso autenticamente comunicativo)
4. Insomma il contesto nel quale questa teoria si muove è un contesto dove il berlusconismo (inteso come esemplificazione di un sistema ideologico) è vincente a prescindere dalle sorti elettorali di Berlusconi, per cui anche se il Silvio perdesse, Graecia capta (e che cagata di Graecia !)....
5. per la sinistra questo è un problema: perchè non basta vincere le elezioni, anzi il problema non è più vincere le elezioni, se il tragitto dalla'opposizione al governo trasforma il soggetto vincente. Cioè l'utilizzo dei mezzi trasformando il soggetto può generare un cortocircuito che prepara la vittoria dell'avversario alle elezioni successive, con una risultante che comunque è sostanzialmente negativa.
6,. Per cui la riflessione di Lakoff è utile nella misura in cui la si decostruisce per usare il materiale di risulta per costruire una teoria di sinistra della comunicazione politica


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19 settembre 2010

Testimonianza (ecce Bombo)

L’assoluta mancanza di dialettica democratica in questo paese, stato di cose determinato dall’arretramento dei diritti dei lavoratori in questi trent’anni di egemonia dei padroni, da un lato sta causando l’isolamento del sindacato che almeno in certi suoi spezzoni mostra di resistere alla normalizzazione, e cioè la Cgil, dall’altro sta aprendo all’interno delle diverse coalizioni politiche, tra loro inconfrontabili, lotte intestine (si pensi al ritorno dell’imbecille, alias Water closed Veltroni, mai pago di generare disastri) volte alla scelta di chi deve gestire le briciole di un sistema che, in presenza di problemi della domanda aggregata mondiale, si avvita ancora di più nell’accumulazione di capitale e lascia a chi ha ancora la forza lavoro, la libertà di morire di fame.

 

 

L’unica strategia possibile è la resistenza irragionevole, irriducibile, radicale.

Nessun compromesso a perdere. Meglio una sconfitta netta, ma che disegni bene le linee in campo, la posta in gioco, la direzioen verso la quale bisogna andare. Se lasciamo fare ai manovratori, presto ci vorrà una terza guerra mondiale per distruggere il capitale ed il bisogno in eccesso che non riesce a farsi domanda.

In nome della pace mondiale, dobbiamo fare una guerra civile di resistenza all’interno dei nostri ghetti. Buona fortuna ragazzi. Tenetevi bene in salute. Ce ne sarà bisogno. Rifiutiamo il lavoro.

 


9 aprile 2010

Roberto Tesi : Crollano i consumi. Anche quelli alimentari

Ha ragione la Confcommercio: i consumi degli italiani stanno crollando. Negli ultimi tre anni la caduta è stata rovinosa (-5,6%) e il 2010 si apre nel peggiore dei modi: le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell'1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. L'Istat segnala che il dato congiunturale (la variazione su dicembre) è il peggiore da aprile 2007, mentre quello tendenziale (rispetto al gennaio 2009) è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò un -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. E, puntualizza l'Istat, il dato congiunturale è il peggiore dal dicembre 2008 quando la caduta fu dello -0,7%.

Secondo l'Istituto di statistica, la caduta delle vendite su dicembre (-0,5%) è il risultato di una flessione dell'1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono crollate del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio. Altro nota imporante che amplifica la caduta: dite sono registrate a prezzi correnti. Questo significa che incorporano anche l'inflazione. Tenendo conto di questo particolare non trascurabile (anche se la crescita dei prezzi su base annua è contenuta nell'1,3%) la caduta delle vendite e, quindi dei consumi, sarebbe maggiore.
In gennaio a soffrire di più della caduta delle vendite è stata la grande distribuzione. nell'alimentare, infatti, le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare la grande distribuzione le vendite sono scese del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell'alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l'informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l'abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%).
Un dato che colpisce (e conferma quanto sostiene la Confcommercio) è che l'indice delle vendite (destagionalizzate) in gennaio è pari a 100, esattamente come era nella media del 2005. D'altra parte, anche il Pil è sugli stessi livelli del 2005, così come le retribuzioni. Ma non è solo l'Italia in sofferenza: ieri sono stati diffusi i dati sulla spesa per consumi in febbraio in Francia e l'Insee (l'Istat francese) segnala una flessione congiunturale dell'1,2% che segue la caduta del 2,5& in gennaio. Ma una differenza c'è: su base annua le spese sono salite dell'1,6%. In Gran Bretagna, invece, dopo il crollo di gennaio (-3,0%) in febbraio le vendite al dettaglio sono salite del 2,1%, trainate (+11,2%) dal forte incremento nelle vendite di articoli per la casa. Insomma, il piatto piange. E come ha confermato ieri il presidente della Bce, Trichet, la ripresa c'è, ma la crisi non è finita e «non possono essere esclusi ritorni indietro».


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