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21 dicembre 2007

Storia delle Brigate Rosse : l'Università negativa

Il frutto piú emblematico e piú discusso di questa presa di coscienza è la proposta di una università negativa. In un manifesto a cura del Movimento per una Università Negativa (dell'autunno '67) tra l'altro si legge: 

                                                        Università e società

Oggi, di fatto, l'università strutturalmente si pone come una organizzazione la cui funzione è quella di soddisfare gli svariati bisogni tecnici della società. L'università fornisce gli strumenti aggiornati (tecnici) per mettere sempre piú a punto l'organizzazione del dominio di una classe sulle altre classi. L'apparato tecnologico, così potenziato, può finalmente sostituirsi al "Terrore" nel domare le forze sociali centrifughe e fornire alla classe sociale che ne dispone una superiorità immensa sul resto della società...

Università come strumento di dominio

L'università è uno strumento di classe. Essa, a livello ideologico, ha la funzione di produrre e trasmettere una ideologia particolare - quella della classe dominante - che presenta invece come conoscenza obiettiva e scientifica, e delle attitudini - comportamenti particolari - quelli della classe dominante - che presenta invece come necessari e universali.

Università e repressione

Alle volte, però, gli strumenti tecnici non sono sufficienti a mantenere lo status quo. È il caso in cui frange non integrate turbano la quiete manipolata dell'universo politico. Nell'università viene negato agli studenti il diritto di esprimersi sui problemi fondamentali (e non) della politica nazionale ed internazionale [...] REPRESSIONE E VIOLENZA sono il tessuto connettivo della nostra società. Ma noi formuliamo come ipotesi generale che vi sia ancora la possibilità concreta di un rovesciamento radicale del sistema a capitalismo maturo attraverso nuove forme di lotta di classe interna ed esterna (nazionale ed internazionale) e lanciamo l'idea di una UNIVERSITA NEGATIVA che riaffermi nelle università ufficiali ma in forma antagonistica ad esse la necessità di un pensiero teorico, critico e dialettico, che denunci ciò che gli imbonitori mercenari chiamano "ragione" e ponga quindi le premesse di un lavoro politico creativo, antagonista ed alternativo.

Contestazione politica

... Solo il rovesciamento dello stato permetterà una reale ristrutturazione del sistema d'insegnamento [...] Lo studente deve quindi, al di là del suo status, agire, in una prospettiva di lungo periodo, per la formazione (stimolazione) di un movimento "rivoluzionario" delle classi subalterne, che si esprima nella forma organizzativa piú adeguata al nuovo tipo di lotta che si deve condurre...
Noi abbiamo individuato l'Università Negativa come luogo di integrazione politica e analisi critica dell'uso degli strumenti scientifico-tecnici proposti dallo strato intellettuale della classe dominante nelle nostre università.
Ad un uso capitalistico della scienza bisogna opporre un uso socialista delle tecniche e dei metodi piú avanzati.

Forme di contestazione ideologica

... La contestazione ideologica si esplica in forme diverse:
a) Controlezioni e occupazioni bianche. Le controlezioni si tengono di regola, alla stessa ora delle lezioni ufficiali, su argomenti di insegnamento universitario, e tendono a sottrarre a queste, quando lo si ritenga opportuno, la totalità dell'uditorio...
b) Controcorsi: forme piú organiche di contestazione, con finalità meno immediate e spettacolari, che consistono in una piú profonda e consapevole socializzazione politica di studenti già precedentemente sensibilizzati.

Contestazione sindacale

... Vorremmo infine aggiungere [...] che il nostro interesse per il movimento studentesco non implica evidentemente una sopravvalutazione dello stesso.
Il corpo studentesco non può, a nostro avviso, in alcun modo essere considerato alla stregua di una "classe," i cui interessi siano oggettivamente e potenzialmente antagonistici alla attuale formazione economico-sociale...
Consideriamo quindi l'università sí un centro di lotta, ma non il solo, né il principale, comunque non sottovalutabile poiché in essa prende corpo l'operazione livellatrice programmata dal capitale... Un modo per opporsi a questa operazione è il tentativo, portato avanti con gli strumenti da noi individuati, di "sottrarre" al flusso tecnocratico potenziale forze antagonistiche (ANTIPROFESSIONISTI) per affiancarlo non episodicamente alle altre forze antagonistiche della nostra società.
Per questo avanziamo il progetto di una UNIVERSITA NEGATIVA, che esprima in forma nuova nelle università italiane quella tendenza rivoluzionaria che sola potrà condurre la nostra società dalla "preistoria" alla STORIA


(dal libro "Soccorso Rosso")


13 dicembre 2007

Storia delle Brigate Rosse : l'Università di Trento

Per conoscere la genesi delle Brigate Rosse è indispensabile rivolgere alla facoltà di sociologia di Trento, dove crebbero politicamente e si imposero come quadri dirigenti Margherita Cagol e Renato Curcio, una particolare attenzione.
L'ISSS (Istituto superiore di studi sociali) sorge a Trento nel 1962 per iniziativa diretta del gruppo dirigente democristiano della provincia. Finito il periodo di ricostruzione, l'Italia sta attraversando il boom economico che "segna il passaggio da una fase capitalistica a una di capitalismo maturo, in cui la struttura del potere industriale non si limita piú ad esercitare il suo dominio totalitario soltanto sulle fabbriche, ma tenta sempre píú decisamente di estendersi verso il controllo rigido ed autoritario di tutti i meccanismi del sistema.” Sorge pertanto per il capitale la necessità di un maggior controllo sulla classe operaia e sugli altri strati sociali, nel quadro della cosiddetta "razionalizzazione neocapitalistica."
In questo quadro non sono piú sufficienti i tecnici tradizionali, ma occorrono tecnici di tipo nuovo, "ingegneri sociali" (sociologi, antropologi, psicologi, ecc.) che, allo stesso modo in cui l'ingegnere tradizionale conosce e utilizza in senso produttivo ogni parte della macchina, sfruttino ogni parte dell'uomo, carne e nervi. La sede di Trento, scelta perché considerata "zona tranquilla," costituisce oltretutto un terreno di incontro favorevole tra autorità politiche ed accademiche. Tuttavia, allo scopo di incrementare il numero degli iscritti, vengono ammessi per la prima volta in una facoltà diversa da quelle di economia e commercio e di agraria anche gli studenti provenienti da istituti tecnici; errore imperdonabile che il sistema pagherà molto caro, perché questi ultimi presto porteranno tutto il peso della loro origine di classe.


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(Una chicca : Curcio è stato arrestato; Rostagno è stato ucciso in un agguato di mafia; ma chi
dei tre ha fatto proprio una fine di merda ? )




Anche a Trento, come in tutte le università italiane, c'era una volta il parlamentino degli studenti: l'ORUT, il quale tuttavia non organizzava alcuna lotta vincente, nemmeno sul piano rivendicativo-sindacale. Alla fine del 1965, viene presentato un DDL che declassa la laurea in sociologia in laurea in scienze politiche ad indirizzo sociologico. Il 24 gennaio 1966, l'assemblea generale (istanza quasi inedita per quei tempi) decide, per protesta, l'occupazione della facoltà che termina il 10 febbraio 1966.
La lotta conclusasi con una vittoria sull'obiettivo corporativo della laurea, è rilevante perché rende manifesto lo svuotamento dei parlamentini, dà agli studenti la coscienza della propria forza, valorizza una forma di lotta quasi nuova, l'occupazione, praticata fino ad allora solo in alcune facoltà di architettura. Tuttavia, "una volta conquistata la laurea in sociologia, non sono affatto risolti tutti i problemi riguardanti la struttura di potere dentro l'istituto, l'impostazione scientifico-culturale dei corsi, l'organizzazione accademica e la finalizzazione professionale della facoltà.”[2] La situazione è matura per la seconda occupazione, sempre su obiettivi corporativi (si chiede che alla stesura dello statuto della facoltà partecipino pariteticamente gli studenti), che si conclude con una vittoria.
Finalmente, durante la prima metà del '67, si registra un salto qualitativo: non piú obiettivi corporativi. La lotta viene centrata sulla tematica dell'antimperialismo. Gli studenti escono dal ghetto dell'università e per una settimana, dal 12 al 18 marzo, l'intera città è investita da una serie di iniziative di solidarietà con il Vietnam. Nell'università viene proclamato uno sciopero politico di due giorni. Durante un'affollata assemblea, tenutasi il primo giorno di sciopero, il direttore dell'istituto chiama per la prima volta ingenti forze di polizia. Uno ad uno gli studenti sono trascinati, fotografati, schedati e denunciati, col risultato di provocare un salto enorme di coscienza politica: si fa strada in molti la convinzione che il vero nemico non è l'autorità accademica ma il potere in tutte le sue articolazioni statuali. L'anno accademico successivo, il '67-68 non può di fatto neppure aprirsi: l'assemblea generale proclama uno sciopero "attivo" che ha il merito di spazzare via completamente l'ORUT. Durante questa fase il MS matura un radicale salto qualitativo, che lo conduce, sul piano dell'analisi sociale, a superare il momento sindacale, per recuperarlo ed inglobarlo in un disegno politico di piú ampia dimensione

(Dal libro "Soccorso Rosso")


29 settembre 2007

Soccorso Rosso (la storia delle Brigate rosse): sindacati gialli e quaderni rossi

 

Nel frattempo i disordini a Roma del 1962 danno una forte spallata ai sindacati gialli :

La repressione padronale in fabbrica continua divenendo galoppante. La debolezza del sindacato tocca livelli impressionanti: nella FIAT, i due sindacati "gialli" UIL e SIDA arrivano ad ottenere da soli il 63% dei voti all'elezione per le commissioni interne. La notte tra il 6 ed il 7 luglio 1962, nel corso delle trattative per il rinnovo del contratto, UIL e SIDA firmano col padrone un accordo separato, ed invitano i loro aderenti a non partecipare allo sciopero proclamato da CGIL e CISL per il giorno successivo. Inaspettata giunge la risposta operaia: lo sciopero si rivela un grosso successo. Vi partecipa, secondo il quotidiano "Il Giorno," il 92% dei lavoratori. È cosí sancita dopo tanti anni l'esplicita sconfessione dei sindacati padronali o capitolardi: si stracciano centinaia di tessere UIL e, spontaneamente, gli operai danno l'assedio alla sede di questo sindacato. Scoppia una violenta manifestazione con lancio di pietre e scontri con la polizia. Il bilancio è pesante: una trentina di fermi, molti contusi.

Una testimonianza diretta la fornisce, ancora una volta, Sante Notarnicola: "Nell'estate del '62, per la prima volta la base rivoluzionaria scavalca apertamente il partito [...] La battaglia durò tre giorni e 'l'Unità' ci chiamò teppisti allineandosi con i borghesi. Fu il crollo per molti compagni delle ultime illusioni di ravvedimento rivoluzionario del PCI. Mi ricordo di Pajetta, era con noi, non sapeva cosa fare; il grande dirigente non era piú davanti a una folla entusiasta, ma in mezzo a gente esaltata che gli stava mangiando il piedistallo eretto in tanti anni sul suo passato di combattente. Quando gli arrivò una pietrata, allora si risvegliò mettendosi a sbraitare contro i padroni e gli sbirri, spingendoci all'attacco. Il suo passato riemergeva dall'inconscio. Poi, a mente fredda, il giorno dopo, su 'l'Unità' ci chiamò fascisti."

La CGIL si allinea con il PCI e denuncia "la presenza di provocatori che operano sul piano del teppismo del tutto estraneo e anzi respinto dalla gran massa dei lavoratori in sciopero."

Viene addirittura fatta circolare la voce, rivelatasi falsa, di "individui scesi nelle strade vicine da lussuose auto targate Cuneo, Torino, Ferrara." "E furono poi questi 200 o 300 ragazzi a buttarsi verso le 22,30 all'assalto della polizia con la cieca furia dei kamikaze."

Ma le bugie del "Giorno" e dei sindacati hanno le gambe corte. Al processo si verifica che "due terzi degli imputati sono meridionali, giovani ma non giovanissimi, non mancano gli operai iscritti ai sindacati, alcuni dei quali avevano addirittura la tessera della UIL, l'organizzazione contestata."
Nove anni dopo, finalmente, il sindacato fa l'autocritica. Giorgio Benvenuto, segretario nazionale della stessa organizzazione allora contestata, cogliendo il significato unitario della manifestazione, definirà il luglio 1962 "una data significativa che costituisce una svolta nella storia sindacale del nostro paese. È infatti il principio della fine degli accordi separati, e la fine della discriminazione tra sindacati 'democratici' e sindacati 'social-comunisti.' "




Un anno dopo, nel 1963, sono gli edili che a Roma danno luogo, in piazza SS. Apostoli, ad una manifestazione violenta e spontanea: il centro-sinistra, se da un lato crea un terreno piú favorevole per le lotte operaie, dall'altro radicalizza sempre piú le frange estremiste e di opposizione alla linea ufficiale dei partiti di sinistra”

La Rivista “Quaderni Rossi” nata in quegli anni intuisce la crisi che attanaglia i sindacati e cerca di trovare vie alternative :

appaiono, probabilmente per la prima volta, geniali intuizioni come quella in cui di fronte al disegno di ammodernamento neocapitalistico si configura la necessità degli scioperi selvaggi (1963):
E' chiaro che la lotta operaia costituisce il pericolo piú grosso per i capitalisti. Ma è chiaro che essi non si illudono di poterla eliminare; per questo non tentano di reprimerla totalmente, adottando dovunque metodi fascisti, né si illudono di raggiungere una concordia generale. Il loro obiettivo diviene allora quello di far svolgere la lotta operaia in certe forme ed entro certi limiti. Non si elimineranno gli scioperi purché si svolgano - per cosí dire - "a date fisse" e quindi siano prevedibili, e soprattutto, purché, insomma, la classe operaia non metta in discussione chi deve decidere, purché essa collabori a uno sviluppo deciso dai capitalisti."
Appaiono alcune prime considerazioni che saranno la base per una successiva definizione dell'autonomia operaia. Riferendosi ad uno sciopero ad oltranza attuato da parte degli edili di 25 fabbriche nonostante il parere contrario delle organizzazioni sindacali, Vittorio Foa osserva:
’La differenza tra la richiesta sindacale e l'offerta operaia si riduce a 9.000 lire l'anno. Non è per questa somma che gli operai hanno deciso, in dissenso coi loro rappresentanti, la forma estrema della lotta; è per qualcosa d'altro che può sembrare confuso ed opaco, ma che invece è limpido e chiaro: è per essere finalmente qualcuno, e non oggetto passivo della disponibilità padronale, è per sentirsi come classe, per conquistare un potere, sia pure generico, di fronte al padrone ed al sistema del padrone’.


22 settembre 2007

Antecedenti delle Brigate Rosse ? La Volante Rossa

 

Nel frattempo si consuma l’avventura della “Volante Rossa” :

Nel febbraio 1949 sale alla ribalta della cronaca la Volante Rossa, una formazione che già da due anni operava nel milanese, ed in particolare a Sesto San Giovanni. Le azioni sono essenzialmente di "giustizia popolare" e tendono a colpire fascisti e dirigenti d'azienda: le pene inflitte vanno dal pestaggio alla gogna, fino all'uccisione. Una "sentenza di morte" viene pronunciata ed eseguita a Milano a carico del fascista Felice Ghisalberti, ritenuto responsabile dell'uccisione di Eugenio Curiel e assolto da un tribunale.

La Volante Rossa non firma le proprie azioni. Tale sigla sarà infatti scoperta molto tardi, nel gennaio 1949, quando in seguito ad una perquisizione personale viene trovata nelle tasche di un membro dell'organizzazione un foglietto con l'inno della "Volante Rossa."
L'unica loro firma, a quanto si sa, era stata lasciata, in modo beffardo e singolare, in occasione della gogna inflitta all'ingegner Tofanello, dirigente d'industria, abbandonato in mutande in piazza del Duomo a Milano, cui vennero restituiti gli indumenti ed i valori accompagnati dal biglietto. "È stata data una lezione. Un gruppo di bravi ragazzi." È accertata l'appartenenza al PCI della totalità o quasi dei militanti della Volante Rossa. Il loro luogo di ritrovo piú frequente è la Casa del popolo di Lambrate.

Il capo "Alvaro" si chiamava in realtà Giulio Paggio, ed era stato al tempo della Resistenza giovanissimo comandante di formazioni garibaldine nell'Ossola, nel Gallaratese ed anche a Milano.

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Il PCI tiene un atteggiamento che, nel corso di un mese, va via via mutando. All'inizio grida alla montatura. Saverio Tutino sull"'Unità" definisce tutto quanto "una indegna campagna della stampa anticomunista istigata dalla polizia per gettare fango sui partigiani e sulla Resistenza."
Piú tardi, quando i fatti cominciano a mostrare la loro evidenza, il PCI corregge il tiro e distingue quelli che per antica milizia comunista e popolarità sono inattaccabili, dai restanti componenti della formazione armata.

I primi vengono comunque scaricati ed abbandonati al loro destino: "Il partigiano Giulio Paggio, detto Alvaro, risulta essere effettivamente iscritto al partito ma non ha mai avuto incarichi dirigenti [...] la federazione del PCI non intende dare un giudizio sulla posizione giuridica del partigiano Giulio Paggio, essendo questo di esclusiva competenza della magistratura."
I secondi vengono attaccati con le piú infamanti insinuazioni. Cosí scrive sull"'Unità" Saverio Tutino riferendosi ad un partigiano che aveva già conosciuto l'amara esperienza del confino: "Fu a Ventotene come confinato politico nel periodo fascista. Chi gli fu vicino tra i veri antifascisti lo ricorda come sospettato di appartenere all'OVRA e unito ai confinati per spionaggio e attività di provocazione."


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16 settembre 2007

"Soccorso rosso" : la storia delle prime Brigate Rosse (seconda puntata)

Antecedenti ? 


Anche per i fatti di Schio il Pci accusa dei presunti bordighisti
 

A Schio, una zona del vicentino nella quale era stata particolarmente cruenta la lotta ed alto il prezzo pagato dai partigiani, i fascisti continuano ad avere, dopo il 25 aprile, la vita facile: "I tribunali del luogo e di Vicenza, le autorità di polizia sono [...] straordinariamente indulgenti verso i fascisti [...]. Ne avevano già scarcerati 300 e promettevano ai rimanenti che presto sarebbe giunto il loro turno.”

È a questo punto che alcuni partigiani ritengono sia il momento di praticare in prima persona la "giustizia popolare."

La notte del 6 luglio 1945 alcuni compagni penetrano nel carcere di Schio. Dopo aver separato i prigionieri comuni dai politici e istruito un sommario processo ai detenuti fascisti, giustiziano a raffiche di mitra quelli ritenuti piú colpevoli. Il risultato: 53 morti e 20 feriti. Anche se l'azione viene salutata con un certo sollievo da molti partigiani, "l'Unità" la bolla come "un gesto di pochi irresponsabili, trascinati da un impeto di bestiale furore.”


Lo stesso giornale non esita a denunciare e a screditare agli occhi dei lettori, come presunto responsabile, un partigiano che in passato aveva conosciuto la milizia clandestina, il carcere, l'esilio e la Resistenza: "Da qualche settimana ci dicono i nostri compagni, alcuni rappresentanti di un sedicente partito internazionalista [...] stanno svolgendo tra le masse operaie e tra i partigiani una attiva propaganda di tipo trotskista-bordighista [...] Sembra che il principale propagandista sia un certo Salvatori. Salvatori fino al 1929 fu membro del nostro partito. Arrestato ebbe un contegno pavido che gli valse il disprezzo dei nostri compagni. Durante gli anni di carcere fu tenuto a distanza. Scontata la pena conservò un sordo rancore contro il nostro partito, e fece parte in Francia di gruppi trotskisti [...] Rientrato a Schio, Salvatori è penetrato in alcuni ambienti partigiani [...] ha sfruttato il loro stato d'animo per istigarli alla violenza."

 

E’ addirittura il Partito socialista di Pertini (un riflesso condizionato contro i comunisti? Un atteggiamento che Craxi all'inizio avrà anche verso le Brigate Rosse ?) a difendere i tre partigiani accusati dell’eccidio di Schio:


Ben diverso è l'atteggiamento del Partito socialista, che prende la difesa dei tre partigiani condannati a morte per l'eccidio: "'Fate giustizia dei tedeschi e dei fascisti' diceva radio Londra 'e presto verrà la vostra liberazione.' I partigiani non sanno troppo di leggi, di codici e di doppi giochi [...] Tre uomini attendono che il loro destino si compia. L'anno scorso, di questi giorni, erano sulle montagne a fare le fucilate contro i tedeschi. Ora le fucilate le aspettano dagli inglesi. Ma questa volta non ci sono piú le meravigliose bugie di radio Londra."

La popolazione del luogo si schiera in massa, con scioperi e manifestazioni, a favore dei tre partigiani, tanto da preoccupare gli stessi giornali inglesi: "A Schio si dice senza troppe reticenze che se i condannati verranno fucilati, l'imminente inverno da quelle parti sarà alquanto brutto."


15 settembre 2007

"Soccorso rosso" : la storia delle prime Brigate Rosse (prima puntata)

 
Il testo “Soccorso rosso” della Feltrinelli, è uno dei primi studi organici delle Brigate Rosse, che considera le Brigate Rosse  un fenomeno non isolato  che trae origine dal convincimento di studenti, operai di essere stati traditi dai propri gruppi dirigenti. Si tratta di un fenomeno che può essere definito come estremismo o massimalismo.

Ma citiamo direttamente dal testo alcuni brani interessanti su quelli che il libro considera i precedenti di un certo modo di fare lotta di classe :


Il Pci accusa i massimalisti di bordighismo

A Torino nel 1944 si pubblica "Stella Rossa" che si dichiara "organo del PCI di cui rappresenta la corrente critica dal punto di vista della classe" e che scrive: "Non basta [...] ricostruire lo stato borghese antifascista, ma occorre invece costituire la repubblica sovietica italiana." Con estrema durezza replica Pietro Secchia che, nell'articolo Sinistrismo maschera della Gestapo!, accusa senza mezzi termini i compagni di "Stella Rossa" di essere bordighisti al servizio della polizia fascista. Tuttavia, a dispetto delle incaute considerazioni di Secchia, l'intero movimento rientrerà a febbraio del 1945 nel PCI, dove sarà bene accetto, portando, se non altro, un notevole contributo di uomini: "Stella Rossa" contava nel 1944 a Torino 2.000 aderenti mentre il PCI ne contava 5.000”




Anche in Sicilia avvengono episodi rilevanti, ma il Pci è spietato :

L'altro episodio rilevante accade a Ragusa nel 1945, quando la popolazione scende in piazza per lottare contro il re, gli angloamericani, e il servizio militare obbligatorio. In quest'occasione, alla guida della lotta si pone la locale federazione del PCI, che in tal modo contravviene alle indicazioni del partito trasmesse da Li Causi.

Per quattro giorni, dal 4 al 7 gennaio del 1945, la battaglia armata infuria. Vengono occupati quasi tutti gli edifici pubblici. La rivolta, estesa alle vicine Naro, Agrigento, Monterosso, Vittoria, Comiso e Giarratana, provoca 18 morti tra soldati e carabinieri e 19 tra i manifestanti.
Il 9 gennaio 1945 "l'Unità" sconfessa gli stessi militanti della locale federazione del PCI: "Rigurgiti della reazione fascista. I latifondisti siciliani contro il popolo e contro l'Italia


3 agosto 2007

Il comunicato n.1 (Novembre 1970) della Brigata Rossa

 

Il primo volantino di quella che si definisce Brigata Rossa parte dall’assunto che il problema per la lotta operaia è dato dalla repressione ed elenca denunce, arresti, cariche della polizia e licenziamenti come momenti della repressione ad opera dei padroni. Il volantino denuncia che i dirigenti della Pirelli e la polizia hanno chiesto l’asfaltamento di Viale Sarca per poter più agevolmente intervenire sugli operai.

Il volantino sostiene poi che anche il servizio d’ordine interno alla Pirelli esercita la sua opera di repressione ed elenca tutti i responsabili del servizio d’ordine per nome e cognome e numero di telefono.

I termini utilizzati sono padroni, servi, aguzzini,spione, boia ,porco.

Il linguaggio è da reclusorio, da ambiente chiuso e carcerario nel quale ci si sente oppressi e prigionieri.

L’inizio dichiarato delle Brigate Rosse si alimenta della violenza implicita sul luogo di lavoro e lo declina personalizzando la lotta, dandole una valenza fortemente legata alla rappresentazione, alle persone in carne ed ossa. All’occhio del padrone che controlla l’operaio si contrappone un altro occhio che giudica i traditori, i crumiri, i servi del potere. La lotta di classe si concretizza nell’avvertimento malavitoso di una banda che contende lo spazio ad un’altra banda.


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