.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







13 marzo 2010

Tonino Bucci . Destra e Sinistra

Come un ritornello ossessivo sentiamo ripetere da anni che destra e sinistra non esistono più. Un tempo la formula “non sono né di destra né di sinistra” era segno equivocabile di appartenenza alla cultura della destra. In essa si è storicamente riconosciuta un’ampia zona grigia della nostra società. L’Italia dei piccoli ceti medi sfilacciati e del sottoproletariato urbano, l’Italia della piccola borghesia si è sempre riconosciuta nella ritrosia al prendere partito. L’antipolitica, il qualunquismo, l’opportunismo, lo scambio mafioso e il tengo famiglia rappresentano il peggio del carattere nazionale italico. Il “né a destra né a sinistra” è stato il collante ideologico di strati sociali perennemente sospesi tra rassegnazione e protesta, tra ribellismo e delega passiva all’autorità.
Oggi però l’invito ad andare oltre gli steccati - e a buttar via l’antifascismo - è diventato una litania della postmodernità, non più esclusiva - per intendersi - di aree marginali della destra e di gruppi neofascisti e neonazisti. Dalla nuova destra ai tecnocrati del mercato è ormai tutta la classe dirigente a dire che la politica deve regolarsi non sulla coppia destra-sinistra ma su altri criteri, sul pragmatismo, sull’efficienza, sulla capacità di amministrare l’esistente. È il mercato e le sue esigenze di funzionamento, la contrattazione con i poteri forti, le regole del marketing e della costruzione di consenso che dettano tempi e contenuti dell’azione politica. Se la distinzione tra destra e sinistra ha perso smalto è colpa anche del sistema politico della Seconda repubblica, di un bipolarismo coatto tra due schieramenti in competizione tra loro per la conquista del centro (più o meno come funziona nell’audience televisiva).
Eppure «in Occidente lo spazio politico continua a polarizzarsi intorno alla destra e alla sinistra... Proprio la crisi economica globale sta dimostrando che è in atto un tentativo della politica di ritrovare la propria centralità attraverso una nuova capacità di regolare l’economia... Insomma, destra e sinistra sono categorie della politica moderna, ma in qualche modo continuano ad avere senso anche in una politica largamente postmoderna come quella dell’età globale».


Il minimo che si possa dire di queste tesi è che sono controcorrente. L’autore è Carlo Galli - docente di storia delle dottrine politiche all’università di Bologna - di cui è appena uscito per Laterza il nuovo saggio Perché ancora destra e sinistra? (pp. 94, euro 9). Il rischio qui è di ritrovarsi tra le mani due contenitori abbastanza vaghi. “Sinistra” e “destra”, senza ulteriori specificazioni, vogliono dire ben misera cosa o, al contrario, possono voler dire l’universo mondo. Sarebbe compito arduo, ad esempio, spiegare cosa hanno in comune personaggi come Hitler e Scruton, Burke e Maurras, Marinetti e Lorenz, Evola e Schmitt, Jünger e Gentile, Céline e Sironi, Churchill e monsignor Lefebvre, Rattazzi e Degrelle e si potrebbe procedere a lungo nell’elenco. Esiste la destra dei controrivoluzionari cattolici alla Maistre che volevano ripristinare la dipendenza della politica da un qualche fondamento non negoziabile (la tradizione, la religione, la nazione), una destra anticapitalistica che guarda indietro a una società feudale rigidamente gerarchica, una destra che vuole abolire il discorso politico moderno e la democrazia rappresentativa. Ma c’è anche una destra che sceglie di starci, nella modernità, una destra conservatrice che si schiera dalla parte del mercato e difende i rapporti di dominio esistenti. E, ancora, esiste una destra bonapartista e populista, capace di ricorrere a forme plebiscitarie di governo, che non esita a mettere da parte gli istituti liberali del parlamento e della democrazia. La destra può assumere un volto anarcoide quanto autoritario, statalista quanto liberista, nazionalista quanto ripiegato sulle piccole patrie regionali.
Lo stesso potrebbe dirsi della sinistra: dai liberali figli dell’illuminismo ai democratici radicali e ai giacobini, dai repubblicani e dai mazziniani ai socialisti, dagli anarchici ai comunisti. Anche qui ritroviamo tratti eterogenei: libertarismo e autoritarismo, individualismo e collettivismo, pauperismo e produttivismo, industrialismo ed ecologismo, relativismo e universalismo e chissà quant’altro ancora. Ha ragione Carlo Galli. Di schemi formali se ne possono costruire quanti se ne vogliono. Ma per quanti sforzi si facciano «questo schematismo va parecchio complicato. Le tradizioni politiche di destra e sinistra non sono infatti, nella realtà storica, univoche, ma anzi contraddittorie». Bisogna quindi concludere che alla fine della giostra destra e sinistra sono due contenitori vuoti che si riempiono di volta in volta casualmente? Nient’affatto. Ma la soluzione, si fa per dire, si ottiene con la classica mossa del cavallo. La tesi di Galli è che di quelle due categorie, checché se ne dica, continuiamo a fare uso e continueremo ad averne bisogno almeno finché staremo nel mainstream del discorso politico moderno. Destra e sinistra nascono con la cesura della modernità. Prima di Hobbes, Locke, Pufendorf, Rousseau, Kant - insomma, i classici del pensiero politico - valeva l’idea che vi fosse un ordine naturale inscritto nel cosmo e in grado di orientare la politica verso la giustizia. Dopo di loro cambia tutto, cambia lo «sguardo sul mondo»: «esiste un’esperienza primaria del disordine, della scarsità, dell’aggressione, ma in essa si manifesta anche, contemporaneamente, un’esigenza di liberazione del soggetto singolo dalle sue angosce e deficienze». Il discorso della modernità promuove «l’artificio» nella politica, consiste nella consapevolezza che non vi è alcun ordine naturale cui aggrapparsi e che il destino dell’umanità si gioca tutto intero nello scarto tra il «disordine come dato» e «l’ordine come esigenza». Destra e sinistra non nascono per caso, ma sono due visioni obbligate dalla stessa natura doppia del moderno: da un lato, la paura del disordine, dall’altro, il razionalismo politico, il progetto razionale di una società artificiale. Intorno alla prima si coagula il discorso della destra. L’intransigentismo con cui questa si richiama a fondamenti assoluti della politica (la religione, la razza, la tradizione, i valori ma anche il mercato) si accompagna in realtà sempre alla paura che l’ordine di quei fondamenti venga minacciato da qualche pericoloso agente. Siamo sempre sul terreno della modernità: «l’esperienza primaria è che la natura non è antropomorfa, ma è instabile». L’ordine, quindi, va realizzato, «ma non tanto con l’artificio razionale quanto con la lotta incessante contro chi lo minaccia». Il che, però, non significa che la destra sia sinonimo di immobilismo e conservazione e che la sua lettura del mondo debba per forza coincidere con la difesa di una tradizione dai suoi nemici. La destra può abbracciare altre soluzioni, può adottare in pieno l’instabilità cronica del capitalismo e fare propria la legge dell’imprevedibilità dell’iniziativa economica privata, fino a legittimare, attraverso una visione darwinista del mercato, una società in cui i vincitori dominano sui vinti. Ma la destra può infine «ricorrere a quel radicale modello di instabilità che è il Nichilismo, con cui afferma la inconsistenza del reale, esibendosi in un duro e tragico decisionismo extra-legale ma anche in una futuristica creatività immaginativa».
Erede del razionalismo e dell’illuminismo - l’altro polo del moderno - si è invece sempre proclamata la sinistra in tutte le sue varianti. In quest’altra declinazione della modernità l’attenzione va alla funzione normativa assegnata alla natura umana in un mondo di per sé contingente e pieno di disuguaglianze. Con l’avvertenza che l’essere umano non ha una natura rigida, fissa e immutabile, ma consiste piuttosto in una dignità che deve realizzarsi. Dai liberali di sinistra al giovane Marx si fa avanti un’altra lettura del moderno: «è giustizia non l’ordine dell’essere ma il progetto delle soggettività di emanciparsi, attraverso la politica, da impedimenti e condizionamenti». Alla politica tocca il compito di realizzare concretamente l’umanità, altrimenti destinata a rimanere in uno stato seminale e virtuale. Di destra e sinistra continueremo insomma a parlare, almeno finché non potremmo sottrarci a queste due visioni del moderno in lotta tra loro. Una destra portatrice di un’antropologia negativa in cui il soggetto e la sua uguale dignità non è centrale. Una sinistra dotata di un’immagine positiva dell’umanità, almeno come possibilità. E forse proprio per questo è destinata ad apparire meno realista, con quel suo azzardo a non credere che il mondo contingente e senza razionalità in cui viviamo debba precludere la liberazione dell’umanità.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sinistra destra Bobbio Marx eguaglianza libertà

permalink | inviato da pensatoio il 13/3/2010 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 ottobre 2009

Maurizio Matteuzzi : il risultato delle elezioni portoghesi

 Tutto secondo le previsioni o quasi. Ma il bello, ossia il difficile, comincia adesso.
Le elezioni politiche di domenica in Portogallo hanno confermato le previsioni della vigilia dando la vittoria al Partito socialista e al suo leader, il liberl-liberista José Socrates. Se il risultato è stato molto significativo dal punto di vista politico - perché la conferma è venuta dopo la crisi globale che (anche) in Portogallo ha picchiato duro e dopo la secca sconfitta del Ps nelle europee del giugno scorso -, il prezzo è stato pesante. Il Ps, sceso dal 45% delle ultime politiche del 2005 al 36.6% di domenica, ha perso mezzo milione di voti e la maggioranza assoluta passando da 120 a 96 deputati (su 230) nella prossima Assemblea della repubblica. Per cui ora, per i prossimi 4 anni, dovrà trovare alleati per mantenere la «stabilità» politica necessaria per uscire dalla crisi e ritornare alla crescita economica.
Confermata anche la disfatta del Psd e della sua leader Manuela Ferreira Leite, la «dama di ferro» esponente dell'ala più dura. Anche se i social-democratici - che in Portogallo sono destra allo stato puro - possono consolarsi con un modestissimo aumento di voti e seggi sul 2005 (29.1 contro 28.7%, 78 contro 72) sono rimasti lontanissimi da «ribaltone» e dalla alternativa di destra che speravano.



Confermata infine l'ascesa della sinistra radicale, anche se con qualche chiaroscuro. Il Bloque de Esquerda del popolare «Robin Hood» ex-trotzkista Francisco Louçã ha registrato un vistoso aumento di voti (dal 6.3 al 9.8%) e il raddoppio dei seggi (da 8 a 16), ha superato per la prima volta il vecchio Partito comunista e ha centrato il suo principale obiettivo - quello di impedire al Ps dell'«arrogante» Socrates la conferma della maggioranza assoluta -, ma non è riuscito nell'obiettivo di divenire la terza forza parlamentare e neanche di rendere i suoi seggi decisivi, sommati a quelli socialisti, per la maggioranza assoluta. Il Pcp di Jeronimo de Sousa a sua volta (in coalizione con i verdi) può vantare anch'esso un leggero progresso - che ne testimonia la vitalità non solo residuale - in percentuale e seggi (dal 7.5 al 7.8% e da 14 a 15), ma ha subito l'onta del sorpasso da parte degli «estremisti» del Be (e quindi dell'inversione dei rapporti di forza politici) e della retrocessione da terza a quinta (e ultima) rappresentanza parlamentare.
La vera sorpresa di domenica è stata la destra-destra del Cds-Pp, Centro democratico-sociale-Partito popolare di Paulo Portas, passato dal 7.2 al 10.5% e da 12 a 21 deputati, e balzato al ruolo di terza forza parlamentare: la disfatta del Psd gli ha tolto l'appellativo ironico di «partito del taxi» (nel senso che i suoi deputati stavano tutti in un taxi) e gli ha dato un ruolo che potrebbe rivelarsi decisivo per gli equilibri del prossimo governo Socrates. Stando ai numeri, la somma dei seggi socialisti e popolari danno la maggioranza assoluta.
Anche la somma aritmetica dei voti del Ps, del Bloque e del Pcp darebbero alle sinistre una comoda maggioranza assoluta in parlamento - il 54% -, ma un governo di sinistra appare molto improbabile se non da escludere a priori visti la differenza dei programmi e le posizioni reciprocamente belligeranti assunte in campagna elettorale. Le sinistre radicali bollano - non senza ragione - Socrates e le sue riforme come «liberisti».
In definitiva hanno vinto tutti. Numericamente hanno vinto la destra e la sinistra radicale, e perfino il Pds. Politicamente ha vinto il Ps nonostante abbia lasciato per strada mezzo milione di voti e più di venti seggi. L'unico sconfitto (anche grazie al sistema proporzionale vigente) è stato il bipolarismo del «voto utile» a cui si erano appellati sia Socrates sia Ferreira Leite. Ha vinto anche l'astensione, arrivata al 39% (nel 2005 fu del 35%), sintomo di una disincanto che per altri versi ha portato parte dell'elettorato del Psd a votare per il Cds-Pp e parte dell'elettorato socialista a votare per il Blocco di sinistra.
Ieri in Portogallo ci si interrogava sul prossimo governo: Socrates tenterà una coalizione o andrà - come Zapatero in Spagna - a un governo di minoranza cercando voti di volta in volta a destra o sinistra? E se tenterà la coalizione, andrà a sinistra (dopo la rivoluzione dei garofani del '74 non c'è mai stato un governo di coalizione di sinistra) o a destra? Col Cds o addirittura una «grande coalizione» con il Pds, come fu fra l'83 e l'85 sotto la guida di Mario Soares? Ma, con una sinistra «estrema» a quasi il 18% in parlamento e radici nel tessuto sociale, per il Ps portoghese sarebbe quasi un suicidio come è stato per la Spd tedesca.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Portogallo Socrates comunisti destra sinistra

permalink | inviato da pensatoio il 6/10/2009 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 luglio 2009

Sergio Cesaratto : l'Italia s'è destra

 Massimo D’Alema sottolinea spesso che l’Italia è un paese strutturalmente di destra, e in effetti la sinistra non è mai andata al di sopra del 35% dei voti, e spesso, come in questa fase, ne è ben al di sotto. Ma quali ne sono le ragioni? La presenza della Chiesa Cattolica e del Vaticano è una motivazione sovente richiamata. Ma forse tale influenza, certamente ingombrante, è un risultato non la causa, e i motivi sono più strutturali, nella composizione sociale del paese. La base elettorale della DC era assai complessa, in una certa misura interclassista, e basata sulla spaccatura del lavoro dipendente fra tute blu, comuniste, e pubblico impiego, bianco. Il PCI annoverava fra le sue fila anche molti artigiani, che si sentivano allora vicini agli operai, mentre sono ora lontani dalla sinistra. Oggi le cose sono infatti cambiate. Le indagini dei politologi ci spiegano che il lavoro dipendente tende ancora a votare a sinistra, ma non tutto, lo fa soprattutto quello del settore pubblico, che ha perduto molti dei privilegi accordatigli dalla DC, quello più istruito e con reddito medio-alto. I politologi affermano con grande certezza che la base elettorale di Berlusconi consiste principalmente di casalinghe (queste caratterizzate da bassi livelli di istruzione) e di lavoro autonomo, ma oscillanti fra i due schieramenti sono anche il lavoro dipendente esecutivo e meno istruito, e i disoccupati[1]. In un mutamento genetico che è lo specchio del cambiamento dei valori dominanti, i giovani istruiti hanno teso a votare a destra nelle ultime elezioni . Lasciando da parte quest’ultimo gruppo, la questione è che lo zoccolo duro di Berlusconi, casalinghe e lavoro autonomo ha nel paese una ampiezza sconosciuta a nord delle Alpi.



La tabella mostra come sia il tasso di attività che quello di occupazione erano nel 2007 assai più bassi in Italia (62,5% e 58,9%, rispettivamente) che nell’Europa a 15 (71,8% e 66,8%), Spagna inclusa. Se si considera poi la solo componente femminile (50,6% e 46,8% in Italia contro 64,6% e 59,5% nell’UE), si capisce come attraverso Mike Bongiorno Berlusconi possa facilmente plasmare la mentalità di milioni di casalinghe poco istruite. Ma indipendentemente dalla televisione, è la stessa condizione di casalinga con il suo portato di isolamento che non favorisce la consapevolezza dei problemi e la maturazione politica. Per molti versi la medesima cosa si può dire per i maschi disoccupati, inoccupati o occupati in lavori precari. La medesima tabella mostra come rispetto a una media europea del 15,8% di lavoratori autonomi, nel nostro paese la quota sale al 26,4%. Senza volerlo demonizzare, il lavoro autonomo è costituzionalmente portato a un atteggiamento più individualista e meno solidale, ciò che si manifesta palesemente con l’elevata evasione fiscale fra esso annidata, tranne usufruire in maniera opportunistica dei servizi pubblici. In sintesi, in Italia lavorano in pochi, e la quota di quelli che lavorano consiste in maniera anomala di lavoratori autonomi. Una radice della debolezza della sinistra è certamente in questo.

Se questa è la fotografia, quali strategie si prefigurano per la sinistra, quali alleanze? Il tema delle coalizioni è tradizionale nella sinistra, da Gramsci all’esperienza socialdemocratica svedese basata sul sodalizio del partito operaio con quello dei contadini. In un articolo, già opportunamente discusso su E&P da Nicolò Bellanca, Cristiano Antonelli[2] ripercorre le politiche delle alleanze proposte o attuate dalla sinistra nel passato, e propone per il futuro che le nuove professionalità relative alla cosiddetta società dell’informazione diventino nuovo punto di riferimento (p.23), non attardandosi a difendere, da un lato le produzioni “fordiste” (p.14), e dall’altro le rendite che si annidano nel pubblico impiego (p.20). Le nuove professioni sembrano invero una base sociale un po’ ristretta per l’ambiziosa sinistra di orientamento “liberalsocialista” basata su una “coalizione per la crescita” propugnata da Antonelli; così come la sua apologia del passaggio a una società dei servizi - che in Italia sembra fatta di call center più che di terziario avanzato - in luogo della tradizionale manifattura (pp.13-17) appare contraddittoria con l’esaltazione della capacità di esportazione della piccola-media industria manifatturiera italiana, seconda in Europa, ci ricorda l’autore, solo a quella tedesca (p.18)[3]. Tuttavia, il richiamo di Antonelli alla necessità di pensare a coalizioni progressiste è importante, pur nella poco incoraggiante struttura socio-produttiva italiana sintetizzata nella prima parte di questo articolo. D’altronde un proposta politica di sinistra che sia concreta (ammesso che la sinistra sia interessata a questo, cosa che v’è da dubitare), deve puntare a difendere degli interessi e non altri. In questo senso si tratta di capire meglio la struttura del lavoro autonomo, distinguendo fra parassitismo (i topi nel formaggio di Sylos) e professionalità rilevanti per la competitività del paese; comprendendo come si possa recuperare il consenso nel mondo dell’artigianato e della piccola impresa, e così via. Il grande timore di questo mondo è riassumibile in una sola parola: tasse. Si può dire qualcosa di sinistra che consenta tuttavia un recupero di consenso in questa direzione? E alla casalinga di Voghera la sinistra può dire qualcosa di interessante (e farsi capire)? E come venire incontro alle paure del lavoratori indipendenti che sfuggono all’egemonia della sinistra - per esempio nei riguardi dell’immigrazione in maniera equilibrata? l dibattito è aperto: politologi e studiosi del sistema fiscale si facciano avanti[4].


16 giugno 2009

Nicolò Bellanca : la destra e le coalizioni

 Massimo D’Alema sottolinea spesso che l’Italia è un paese strutturalmente di destra, e in effetti la sinistra non è mai andata al di sopra del 35% dei voti, e spesso, come in questa fase, ne è ben al di sotto. Ma quali ne sono le ragioni? La presenza della Chiesa Cattolica e del Vaticano è una motivazione sovente richiamata. Ma forse tale influenza, certamente ingombrante, è un risultato non la causa, e i motivi sono più strutturali, nella composizione sociale del paese. La base elettorale della DC era assai complessa, in una certa misura interclassista, e basata sulla spaccatura del lavoro dipendente fra tute blu, comuniste, e pubblico impiego, bianco. Il PCI annoverava fra le sue fila anche molti artigiani, che si sentivano allora vicini agli operai, mentre sono ora lontani dalla sinistra. Oggi le cose sono infatti cambiate. Le indagini dei politologi ci spiegano che il lavoro dipendente tende ancora a votare a sinistra, ma non tutto, lo fa soprattutto quello del settore pubblico, che ha perduto molti dei privilegi accordatigli dalla DC, quello più istruito e con reddito medio-alto. I politologi affermano con grande certezza che la base elettorale di Berlusconi consiste principalmente di casalinghe (queste caratterizzate da bassi livelli di istruzione) e di lavoro autonomo, ma oscillanti fra i due schieramenti sono anche il lavoro dipendente esecutivo e meno istruito, e i disoccupati[1]. In un mutamento genetico che è lo specchio del cambiamento dei valori dominanti, i giovani istruiti hanno teso a votare a destra nelle ultime elezioni . Lasciando da parte quest’ultimo gruppo, la questione è che lo zoccolo duro di Berlusconi, casalinghe e lavoro autonomo ha nel paese una ampiezza sconosciuta a nord delle Alpi.



La tabella mostra come sia il tasso di attività che quello di occupazione erano nel 2007 assai più bassi in Italia (62,5% e 58,9%, rispettivamente) che nell’Europa a 15 (71,8% e 66,8%), Spagna inclusa. Se si considera poi la solo componente femminile (50,6% e 46,8% in Italia contro 64,6% e 59,5% nell’UE), si capisce come attraverso Mike Bongiorno Berlusconi possa facilmente plasmare la mentalità di milioni di casalinghe poco istruite. Ma indipendentemente dalla televisione, è la stessa condizione di casalinga con il suo portato di isolamento che non favorisce la consapevolezza dei problemi e la maturazione politica. Per molti versi la medesima cosa si può dire per i maschi disoccupati, inoccupati o occupati in lavori precari. La medesima tabella mostra come rispetto a una media europea del 15,8% di lavoratori autonomi, nel nostro paese la quota sale al 26,4%. Senza volerlo demonizzare, il lavoro autonomo è costituzionalmente portato a un atteggiamento più individualista e meno solidale, ciò che si manifesta palesemente con l’elevata evasione fiscale fra esso annidata, tranne usufruire in maniera opportunistica dei servizi pubblici. In sintesi, in Italia lavorano in pochi, e la quota di quelli che lavorano consiste in maniera anomala di lavoratori autonomi. Una radice della debolezza della sinistra è certamente in questo.

Se questa è la fotografia, quali strategie si prefigurano per la sinistra, quali alleanze? Il tema delle coalizioni è tradizionale nella sinistra, da Gramsci all’esperienza socialdemocratica svedese basata sul sodalizio del partito operaio con quello dei contadini. In un articolo, già opportunamente discusso su E&P da Nicolò Bellanca, Cristiano Antonelli[2] ripercorre le politiche delle alleanze proposte o attuate dalla sinistra nel passato, e propone per il futuro che le nuove professionalità relative alla cosiddetta società dell’informazione diventino nuovo punto di riferimento (p.23), non attardandosi a difendere, da un lato le produzioni “fordiste” (p.14), e dall’altro le rendite che si annidano nel pubblico impiego (p.20). Le nuove professioni sembrano invero una base sociale un po’ ristretta per l’ambiziosa sinistra di orientamento “liberalsocialista” basata su una “coalizione per la crescita” propugnata da Antonelli; così come la sua apologia del passaggio a una società dei servizi - che in Italia sembra fatta di call center più che di terziario avanzato - in luogo della tradizionale manifattura (pp.13-17) appare contraddittoria con l’esaltazione della capacità di esportazione della piccola-media industria manifatturiera italiana, seconda in Europa, ci ricorda l’autore, solo a quella tedesca (p.18)[3]. Tuttavia, il richiamo di Antonelli alla necessità di pensare a coalizioni progressiste è importante, pur nella poco incoraggiante struttura socio-produttiva italiana sintetizzata nella prima parte di questo articolo. D’altronde un proposta politica di sinistra che sia concreta (ammesso che la sinistra sia interessata a questo, cosa che v’è da dubitare), deve puntare a difendere degli interessi e non altri. In questo senso si tratta di capire meglio la struttura del lavoro autonomo, distinguendo fra parassitismo (i topi nel formaggio di Sylos) e professionalità rilevanti per la competitività del paese; comprendendo come si possa recuperare il consenso nel mondo dell’artigianato e della piccola impresa, e così via. Il grande timore di questo mondo è riassumibile in una sola parola: tasse. Si può dire qualcosa di sinistra che consenta tuttavia un recupero di consenso in questa direzione? E alla casalinga di Voghera la sinistra può dire qualcosa di interessante (e farsi capire)? E come venire incontro alle paure del lavoratori indipendenti che sfuggono all’egemonia della sinistra - per esempio nei riguardi dell’immigrazione in maniera equilibrata? l dibattito è aperto: politologi e studiosi del sistema fiscale si facciano avanti[4].


11 ottobre 2008

Se ne vanno sempre i migliori

 

Uomini di buona volontà cercano la matrice anche nelle lamiere dell'auto. Impegnato nelle ricerche anche Terminator II


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. destra nazisti terminator haider. austria

permalink | inviato da pensatoio il 11/10/2008 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


21 giugno 2008

Anche il giovane Marx aveva di questi dubbi...

Chi può essere sicuro, chi può scoprire quale parte è la sinistra e quale la destra ?
E tu mortale, dimmi da dove viene il vento oppure se Dio ha un naso e ti dirò cosa è destra e cosa è sinistra. Null'altro che concetti relativi : come mescolare follia e pazzia con la saggezza.
Ogni nostra aspirazione è vana, ogni nostalgia è illusione, finchè avremo accertato cos'è destra e cos'è sinistra, dato che a sinistra metterà i capri e a destra gli agnelli



(K. Marx, Einige Kapitel aus Skorpion und Felix, Humoristischer Roman)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Marx destra sinistra Gaber

permalink | inviato da pensatoio il 21/6/2008 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 ottobre 2007

Ciociole 6 (Il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

California in fiamme

Addolorata: "Visto tutti gli incendi in California ?"
Crociuzzo: "Terminator deve aver esagerato col bazooka..."

Svizzera a destra

Addolorata: "In Svizzera ha vinto la destra xenofoba..."
Crociuzzo: "Ora stanno s-cantonando..."




Il fair play di Alonso

Addolorata: "Alonso ha detto che il titolo è andato ad una brava persona..."
Crociuzzo: "Poi, pensando alla faccia di Hamilton, ha sghignazzato come il cane Muttley..."


Questo ed altro su Minimimedia


sfoglia     febbraio        aprile
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom