.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







9 novembre 2011

Lettera alla Cgil : lo standard retributivo europeo (una interessante proposta di Emiliano Brancaccio)

Un'altra possibile riforma che andrebbe fatta secondo sia Brancaccio che Bruno Bosco è quella di arrivare, attraverso un accordo con la nuova amministrazione USA e con le maggiori piazze finanziarie mondiali ad un’Imposta Europea sulle Transazioni Finanziarie, realizzata all’interno dei singoli mercati nazionali indipendentemente dalla divisa in cui avvengono le transazioni. Questa riprenderebbe l’idea fondamentale di tassare, in misura da valutare con prudenza ma senza timori reverenziali, il controvalore degli scambi finanziari in modo da incidere prevalentemente sui contratti e sugli strumenti finanziari di più accentuato contenuto speculativo. Tale misura avrebbe la finalità di contribuire alla stabilizzazione dei mercati e di raccogliere sul territorio europeo un significativo gettito da finalizzare all’aumento del budget dell’Unione.

 

 

Tuttavia la vera e propria riforma a livello europeo è quella proposta da Emiliano Brancaccio di uno standard retributivo europeo, per il quale le retribuzioni salariali si devono collegare alla produttività del lavoro di un paese in modo che i paesi più produttivi abbiano salari più alti e si aprano maggiormente alle importazioni, favorendo il riequilibrio e le bilance commerciali dei paesi europei più deboli (oltre che alla produttività del lavoro i salari vanno poi collegati proprio alla bilancia commerciale, causando un ulteriore effetto correttivo ed equilibratore). Anche qui la Germania è un fattore frenante e non tiene conto delle possibili catastrofiche conseguenze di un suo rifiuto, avendo essa sempre basato la sua politica economica sulla relativa moderazione salariale interna (rispetto cioè alla sua produttività: nel 1996 i consumi delle famiglie rappresentavano il 57,3% del Pil mentre nel 2009 erano il 56%) e sull’economia orientata alle esportazioni.  A questo proposito Emiliano Brancaccio evidenzia come tra il 2000 ed il 2010 le retribuzioni nominali sono cresciute in Germania dell’11,5% contro il 32,4% dell’Italia, le retribuzioni reali sono cresciute in Germania dello 0,5% mentre in Italia del 4,4% ed infine il costo nominale del lavoro per unità prodotta è cresciuto del 6% in Germania e del 32,3% in Italia. 

Una riforma come lo standard retributivo europeo per avere qualche speranza di attuazione presuppone però una iniziativa sindacale coordinata appunto a livello europeo. La Cgil più che puntare all’unità del sindacato italiano deve promuovere un coordinamento con altre sigle sindacali di altre nazioni europee: l’obiettivo deve essere uno sciopero che abbia una dimensione sovranazionale. Poiché l’orizzonte temporale è breve bisogna concentrare le energie in questa direzione e mettere gli altri sindacati europei di fronte alla necessità di una scelta che sinora hanno sempre evitato. Sarebbe il caso ad es. che durante le iniziative della Cgil ci sia sempre uno striscione, grande abbastanza da essere visto anche dall’alto, che reciti “Merkel, aumenta i salari tedeschi!”.

 

 


28 febbraio 2010

Claudio Mezzamanica : la produzione è senza capitali

 

Gli oltre 2 milioni di disoccupati, il crollo della produzione industriale e delle esportazioni(-20%) dopo la caduta (-5%) dell'anno precedente. E l'allarme di fine gennaio di Moody's (le banche italiane sono ancora in sofferenza e non attrezzate ad affrontare il 2010) avrebbero dovuto scatenare una discussione allarmata sullo stato del pase. Invece niente. Il solo Draghi va lanciando allarmi sempre più accorati, ma è trattato da insetto fastidioso e, dunque, censurato. Epifani viene giudicato, invece, strutturalmente catastrofista e le sue preoccupazioni sulla occupazione non sono prese in considerazione. Assediato da vicende di puttane, ingiurie alla magistratura, fatti di corruzione grandi e piccoli, il paese è distratto dal suo andare a rotoli. Possiamo parlare di tutto tranne che dell'andamento economico,del dramma del lavoro.
Eppure i tempi si stanno facendo più duri. Lo testimoniano le persone in seconda fila. Nei giorni scorsi il presidente della Unione Industriali di Varese, nella sua relazione agli associati esprimeva la preoccupazione per la divaricazione di interessi tra mondo bancario e mondo industriale. «L'anno appena passato- ha spiegato - ha dimostrato che mondo finanziario e industria sono due mondi completamente distaccati». Un fatto gravissimo che sottointende un percorso difficile di uscita dalla crisi. Una dichiarazione che nessuno ha ritenuto di riprendere. Eppure Graglia ha ragione.



Il più grosso investimento industriale in corso in Italia, infatti non è sostenuto dalle banche italiane bensi dalla Banca Europea per gli investimenti. Suoi sono i cinquecento milioni con cui Alenia farà investimenti in Campania e in Puglia negli stabilimenti che possiede. Senza questo contributo della Comunità Alenia sarebbe al palo. Ma cosa dire di quella media industria del mobile del trevigiano che sta aprendo una fabbrica in Cina con un finanziamento al 100% di banche cinesi? Si badi bene, per vendere mobili in Cina non per esportarli in Europa perché quel mercato è maturo per assorbire quei prodotti ed i costi di spedizione vanificherebbero altri tentativi. Come spiega l'amministratore delegato, con una nuova fabbrica in Cina qui in Italia si ampliano i servizi, si assumono tecnici e designer e si richiedono al territorio nuovi servizi, come i voli per la Cina. E cambia il tipo di occupazione.
Il calo della produzione, quello dell'utilizzo degli impianti e del fatturato implica anche un calo se non la scomparsa degli utili. Come è possibile autofinanziare gli investimenti in questo quadro? Perché se il credito non arriva dal mercato finanziario l'azienda deve trovare al suo interno le risorse. Ma se gli utili non ci sono? Sulla mancanza di utili è ancora piu' preoccupante un rapporto di Unioncamere Lombardia. Nell'anno appena concluso nella regione una azienda su due ha fatto investimenti ma nel complesso sono calati del 2,8%. E il 57% delle aziende dichiara di avere un andamento molto negativo.
Del resto il calo del 38% degli investimenti industriali immobiliari nel 2009 rivela la mancanza di prospettiva del settore. Tale dato è altresi, temperato dall'intervento speculativo dei fondi immobiliari che hanno triplicato il loro fatturato negli ultimi tre anni. Questi fondi attivatisi all'inizio di questo decennio sono sostenuti abbondantemente dalle banche ed operano sul mercato immobiliare, massicciamente anche in quello industriale. Alla fine del 2008 possedevano immobili per 34 miliardi, debiti per quindici, quando solo cinque anni prima possedevano immobili per 3,5 miliardi e debiti per 500 milioni. All'inizio i debiti erano il 15% del valore posseduto ora sono il 50%. Nel 2003 in Italia esistevano 17 fondi immobiliari oggi sono più di 250. Pieni di debiti.
Anche questo fenomeno aiuta a capire dove sono finiti i soldi in questi anni: sono diminuiti quelli a disposizione della produzione, per la ricerca, la formazione e il marketing e si sono concentrati sull'immobiliare. 15 miliardi è la spesa del sistema Italia, in un anno per la ricerca. Spesa pubblica compresa. Come dire nulla.


16 giugno 2009

Emiliano Brancaccio : Draghi ci metta una pietra sopra

 

«La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza». Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi chiude le sue Considerazioni annuali con una implicita stoccata a Berlusconi e alla sua allegra brigata di ottimisti, ancora convinti che da questa crisi si possa uscire a botta di sorrisi e di pacche sulle spalle. I dati riportati da Bankitalia del resto parlano chiaro: la recessione non ha ancora pienamente dispiegato i suoi effetti distruttivi, ed è già pesantissima. In Italia il crollo del reddito previsto per il 2009 ha ormai raggiunto i cinque punti percentuali e Draghi ammette che ben presto la disoccupazione «potrebbe salire oltre il 10 percento». Un dato inquietante, considerato che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non hanno diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento e che quasi un milione di dipendenti risulta coperto da una indennità inferiore ai 500 euro mensili. La relazione degli uffici tecnici di Palazzo Koch oltretutto mette in luce che il tracollo non è uguale per tutti: la precipitazione dei consumi alimentari segnala in modo evidente «il brusco impatto della crisi sulle famiglie a basso reddito». Il che la dice lunga sulla credibilità di quei giornalisti e commentatori che volutamente adoperano un linguaggio indistinto, e parlano genericamente di "famiglie italiane colpite dalla recessione". Bisognerebbe più spesso puntare l'indice contro questo linguaggio, ogni giorno sempre più fuorviante e in malafede.
Riguardo al futuro, a denti forse un po' stretti, Draghi si trova obbligato a frenare gli entusiasmi di chi già intravedeva una luce in fondo al tunnel: «I recenti segnali di un affievolimento della fase più acuta della recessione provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d'opinione, più che dalle statistiche finora disponibili sull'economia reale». E si sa bene quanto i sondaggi e le stesse quotazioni dei mercati possano distorcere la realtà, specialmente in una fase turbolenta come quella attuale. Per questi motivi, sembra difficile considerare l'annunciata ripresa nel 2010 alla stregua di una solida previsione fondata su elementi concreti. Piuttosto, bisognerebbe valutarla per quello che è: poco più di un flebile auspicio.



Dalle Considerazioni annuali del governatore della Banca d'Italia scaturisce dunque una cruda esposizione dei fatti, che costringe a prendere atto della durissima realtà di questa crisi.
Tuttavia la fredda analisi dei dati non sembra accompagnata da riflessioni altrettanto convincenti nel momento in cui Draghi passa ad esaminare le cause della recessione e le misure per fronteggiarla.
Sulle cause, il governatore si attarda sulla interpretazione finora dominante della crisi, considerata come il banale riflesso di una carenza di regolamentazione presso i principali centri della finanza mondiale. Sui rimedi, Draghi sostiene senza indugio le massicce iniezioni di denaro pubblico a sostegno dei capitali privati, ed anzi invita le autorità ad andare oltre, per esempio diffondendo garanzie pubbliche sui prestiti a rischio o autorizzando la sospensione dell'obbligo di versare all'Inps le quote di Tfr. Quando poi si tratta di pagare il conto per arginare la conseguente espansione del debito pubblico, il governatore concede un breve acuto sulla lotta all'evasione ma poi torna a fischiettare gli antichi motivetti liberisti: innalzamento dell'età pensionabile, riduzione della spesa pubblica corrente, riduzione di fatto dei trasferimenti al Sud, liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Eppure, se riconoscesse che al fondo delle cose questa può ben definirsi la crisi di un mondo di bassi salari (diretti e indiretti), il governatore dovrebbe conseguentemente ammettere che le sue ricette accentuano le disuguaglianze sociali, e quindi rischiano di aggravare anziché attenuare la caduta in corso del reddito e dell'occupazione.
L'ostinazione di Draghi ha un che di affascinante e di grottesco, al tempo stesso. Egli non sembra ancora disposto a riconoscere il fallimento delle soluzioni liberiste propugnate in questi anni, ed anzi pare in alcuni momenti cimentarsi in vere e proprie arrampicate sugli specchi pur di difenderle. Ad esempio il governatore lancia l'allarme sul crollo dei rendimenti dei fondi pensione aperti e negoziali, che sta sollevando forti dubbi sulla loro effettiva sostenibilità. Subito dopo, però, il capo di palazzo Koch sostiene l'esigenza di preservare il pilastro previdenziale fondato sulla capitalizzazione ed invoca la diffusione di nuovi prodotti finanziari che riducano la rischiosità degli investimenti man mano che ci si avvicini al pensionamento. Una nuova finanza creativa che venga in soccorso alla vecchia? Forse il governatore farebbe meglio a rassegnarsi e a metterci una pietra sopra.


17 luglio 2008

Draghi, Trichet e i salari italiani

I giornali di sabato hanno riportato una strabiliante affermazione di Mario Draghi prendendola come oro colato. Invece avrebbe dovuto suscitare delle vivaci reazioni. Difendendo la decisione delle Bce di aumentare i tassi di interesse, Draghi ha sostenuto che la manovra costituisce una protezione dei salari. Infatti l'inflazione erode i salari monetari, per combatterla non si può che aumentare i tassi, proteggendo in tal modo il potere d'acquisto dei lavoratori. Il ragionamento presuppone che l'effetto dell'aumento dei tassi d'interesse sull'economia reale sia minimo e rapidamente riassorbibile. L'impatto del maggior costo del denaro si manifesterebbe principalmente sulla riduzione delle aspettative inflazionistiche, facendo quindi agire gli operatori di conseguenza sul piano dei prezzi.
Questa è pura fantasia. Se l'aumento dei tassi risultasse efficace la riduzione dell'inflazione avverrebbe attraverso la produzione, l'occupazione e la deflazione salariale, comportando un'ulteriore perdita del potere d'acquisto dei salari. A parità di condizioni, un costo del denaro più alto rallenta sia la domanda di investimenti, effettuati tramite il credito, sia la domanda di crediti da parte delle famiglie. La domanda globale ne soffre. La stagnazione della domanda può frenare sostanzialmente la spinta dei prezzi ma solo se questa proviene dall'interno dell'economia. Se invece la fonte è nelle materie prime e nelle derrate alimentari, i costi unitari di tutti i produttori continueranno a lievitare. Nella migliore delle ipotesi gli imprenditori, di fronte alla crisi delle vendite, diventeranno più cauti nel trasferire sui prezzi finali tutto l'aumento dei costi delle materie prime. Pertanto essi accetterano una compressione dei margini di profitto. Tuttavia quest'ultimo aspetto, segnatamente alla stagnazione della domanda, riduce gli investimenti colpendo l'occupazione. Impauriti, sindacati e lavoratori staranno al gioco lasciando i salari monetari stagnare mentre i prezzi continuerranno comunque a crescere per via del trasferimento, ancorchè parziale, dei prezzi delle materie prime sul prodotto finale. Nei confronti dell'inflazione l'aumento dei tassi appare incompleto mentre colpisce sia i salari reali che i margini di profitto delle imprese. Nelle condizioni attuali per essere efficace la Bce dovrebbe generare una recessione europea tale da schiacciare la domanda mondiale di materie prime i cui prezzi sono molto sensibili alla condizioni della domanda e dell'offerta. Fortunamente nessuno pensa ad una soluzione così radicale. La manovra sui tassi, se si farà sentire, creerà ulteriori vincoli alla già atona economia dell'eurozona senza toccare le radici dell'inflazione. L'idea di affrontarla colpendo i settori e gli elementi che non l'hanno causata è logicamente assurdo e fa parte solo della pressione anche psicologica che, in mancanza di politiche, si vuole scaricare sui salariati, aggravando così la situazione.

(Joseph Halevi)


9 giugno 2008

L'appiattimento di Bankitalia

  Il tavolino della politica economica ha la terza gamba: dopo il governo e la Confindustria, a dare stabilità ieri è arrivata Bankitalia. La quarta gamba (quella sindacale) è, invece, ancora un po' zoppa, visto che la Cgil - al contrario di Cisl e Uil - non è ancora perfettamente allineata. L'appiattimento è generale: lo dimostra il consenso per la relazione di Draghi. Non poteva essere altrimenti. Il governatore ha tessuto lodi per tutti. Per i progetti di Brunetta e Tremonti; per gli sforzi del precedente governo; per il federalismo fiscale della Lega; per la bravura delle imprese italiane che si sono confrontate con la globalizzazione; per le banche italiane molto «accorte», salvo una tiratina d'orecchie sulla trasparenza. E la crisi finanziaria? Draghi ha un alibi: lui già nel 2006 aveva richiamato «l'attenzione sugli squilibri che si erano determinati» a causa dell'innovazione finanziaria.Chi invece non si era accorto di nulla (o aveva fatto finta di non vedere) erano state le istituzioni globali e le banche centrali che, per evitare una crisi «sistemica», sono dovute intervenire iniettando enormi masse di liquidità.
Nelle «Considerazioni» di Draghi c'è molta logica, soprattutto quando affronta le distorsioni del sistema economico italiano in crisi di crescita (e di produttività) da un decennio. Il governatore non è omertoso, ma sfuma le responsabilità. Quasi che la crisi attuale sia colpa di un «destino cinico e baro». E visto che il modello di riferimento è la globalizzazione tutto deve essere piegato alla necessità di competere. Cioè del capitale.
Draghi fa un lungo elenco di quanto non va: al contrario di quanto predicava il suo primo maestro - Federico Caffè - al centro non ci sono mai le persone, ma le compatibilità. L'uso di alcune parole e concetti ne è la prova. Si parla genericamente di caduto dei consumi; di salari che crescono meno dell'inflazione; di pressione fiscale troppo alta per chi paga le tasse. Cosa significa tutto questo? Semplice: l'inflazione sta accelerando la disuguaglianze (parola mai usata da Draghi) distributive e i soggetti forti (anche con l'evasione fiscale) mangiano quote di reddito dei soggetti deboli. Che gli effetti dell'inflazione non si distribuiscono in maniera proporzionale, nel volume della «Relazione» è scritto, ma Draghi non l'ha detto: l'uguglianza non è obiettivo dei governatori.
Un tempo in via Nazionale si sosteneva (il primo fu Carli) che le liberalizzazioni erano necessarie per evitare le interferenze della politica. Oggi privatizzazioni e liberalizzazioni vengono rilanciate come panacea per ridurre le posizioni di rendita e dare più competitività a un sistema economico sempre più duale dove larga parte dei settori produttivi non innova e tira a campare pagando bassi salari. La questione salariale è la vera emergenza, e dividere i lavoratori sminuendo i contratti nazionali non può che portare a nuovi squilibri all'interno della stessa classe. E innalzare - lo chiede Draghi - l'età di pensionamento, rilanciando i fondi pensione (con quali risorse, visti i bassi salari?) non serve di certo a far crescere la produttività, ma ad aumentare il malessere.

(Galapagos)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. italia economia precarietà draghi salari

permalink | inviato da pensatoio il 9/6/2008 alle 1:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 giugno 2008

I Draghi logorrei

"I protagonisti della ripresa devono essere coloro che hanno in mano il futuro: i giovani, oggi mortificati da un'istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito. Il consenso sulle cose da fare è vasto, ma si infrange nell'urto con gli interessi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento». Con queste parole il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha terminato ieri le sue Considerazioni finali. Per il governatore l'ostacolo principale allo sviluppo del paese verte dunque essenzialmente sul conflitto tra le generazioni, tra giovani lavoratori precari e vecchi lavoratori garantiti. E' questa una interpretazione non nuova, che tuttavia non può lasciarci indifferenti. Bisogna riconoscere infatti che quella tra le generazioni è una frattura reale, che del resto è solo una delle molteplici crepe che sono andate formandosi nella composita struttura della classe lavoratrice: si pensi ai conflitti più o meno latenti tra lavoratori del settore pubblico e lavoratori del settore privato, tra para-subordinati e dipendenti, tra settentrionali e meridionali, tra immigrati e nativi, tra donne e uomini. In buona parte, la crisi del movimento dei lavoratori e delle organizzazioni politiche e sindacali che facevano capo ad esso può esser fatta risalire proprio alla tendenza funesta a subire - e talvolta persino ad assecondare - anziché contrastare le voragini contrattuali e normative che hanno progressivamente diviso e isolato i singoli individui sociali, e che hanno drammaticamente compromesso l'antica ambizione dell'unità di classe.
Per avere un'idea degli effetti politici di questa disgregazione basterebbe guardare a un grafico che nelle sue considerazioni Draghi si guarda bene dal citare, ma che invece è riportato in bella mostra nella stessa Relazione annuale dell'Ufficio studi di Bankitalia: si tratta dell'andamento della quota di reddito nazionale complessivamente destinata al lavoro, crollata di quasi dieci punti percentuali nell'arco di un trentennio.
Dietro quella caduta c'è evidentemente una crisi che investe trasversalmente tutte le categorie di lavoratori, e che pone in luce la questione della totale evanescenza del conflitto di classe.
Dati alla mano, la divaricazione tra i profitti e i redditi da lavoro sovrasta sia lo scontro generazionale che tutte le altre "guerre tra lavoratori" sulle quali il governatore e molti altri da tempo preferiscono battere. Ma Draghi su questa evidenza sceglie di glissare. Naturalmente, sarebbe ingenuo attendersi dai vertici di Bankitalia una lettura "di classe" del quadro economico nazionale. 





Tuttavia, dovrebbe almeno esser lecito augurarsi una certa prudenza nella esposizione dei fatti. A tale riguardo si rileva ancora una volta uno scarto tra le considerazioni politiche del governatore e la Relazione tecnica elaborata dall'Ufficio studi di Palazzo Koch.
Draghi si lancia infatti in una serie di dichiarazioni sotto molti aspetti ardimentose. Egli afferma che la riduzione del tasso di disoccupazione in Italia rientrerebbe tra «gli effetti positivi delle innovazioni legislative e negoziali introdotte dalla seconda metà degli anni Novanta e di una dinamica salariale moderata», ed aggiunge che «non possiamo accontentarci di questi risultati finché il tasso di occupazione non raggiungerà i livelli europei e finché la flessibilità non riguarderà l'intero mercato del lavoro, piuttosto che essere concentrata su singoli segmenti».
Il verbo del governatore, insomma, è che occorre diffondere la flessibilità in ogni dove, tra i vecchi come tra i giovani, tra i pubblici come tra i privati. Ma da dove il governatore trae simili conclusioni? Da quale analisi scientifica egli deriva il convincimento che la precarizzazione del lavoro e la compressione delle retribuzioni siano in grado di assicurare un abbattimento dei tassi di disoccupazione e un incremento dei tassi di occupazione?
La Relazione al riguardo è muta, e le ricerche passate dell'Ufficio studi hanno sempre lasciato trasparire un notevole scetticismo nei confronti dei presunti benefici della flessibilità.
Pertanto, finché non si avrà qualche elemento in più per valutare la pesante presa di posizione del governatore, non potremo che attenerci alle attuali evidenze della letteratura scientifica: e cioè che non sussiste alcun legame significativo tra maggiore precarietà e minore disoccupazione, e che invece i miglioramenti registrati in Italia negli ultimi anni possono essere fatti risalire alla mera regolarizzazione degli immigrati e allo scoraggiamento di molte donne, specie al Sud, che a causa della crisi di quell'area - come riconosce la stessa Relazione - rinunciano del tutto a cercare un lavoro e quindi non vengono più nemmeno conteggiate tra i disoccupati.
Riguardo invece agli effetti della precarietà sui salari, Draghi ammette un'evidenza largamente documentata in ambito scientifico. Egli infatti riconosce che «i consumi continuano a risentire dell'instabilità dei rapporti di impiego, diffusa specialmente tra i giovani e nelle fasce marginali del mercato del lavoro». Insomma, i precari guadagnano paghe da fame, e quindi non spendono. Questa dichiarazione non deve tuttavia far pensare a una retromarcia politica del governatore.
Draghi infatti aggiunge subito che per sostenere i consumi dei precari basterebbe ampliare la rete di ammortizzatori sociali di pari passo con la diffusione dei contratti flessibili. In sostanza, si tratta dell'ormai onnipresente paradigma della flexicurity: un po' di reddito in cambio di contratti temporanei e di licenziamenti sempre più facili. Una soluzione à la page che trova questo punto alleati i nipotini di Toni Negri persino con il banchiere centrale, in una intesa effettivamente alquanto sospetta.
Il governatore non appare molto convincente nemmeno riguardo all'implicito via libera nei confronti della recente detassazione degli straordinari e dei premi aziendali, che viene interpretata come uno strumento in grado di accrescere la produttività del lavoro. Laddove invece, ancora una volta, nella Relazione dell'Ufficio studi si legge che l'effetto sulla produttività di questi provvedimenti resta dubbio, dal momento che "i premi aziendali mostrano spesso una scarsa differenziazione all'interno dell'impresa e sembrano poco correlati ai risultati". In effetti, è proprio intorno al dramma della bassa produttività del lavoro in Italia che Draghi sembra malcelare una vera e propria impasse. Egli cita ampiamente il problema, ma non sembra in effetti disporre di soluzioni credibili.
L'insistenza sulla necessità di investire in istruzione e formazione suscita in verità molti dubbi, se si considera che dalla stessa Relazione emerge chiaro che la bassa produttività si deve principalmente alla grave frammentazione del capitalismo italiano, costituito essenzialmente da piccole e piccolissime imprese, incapaci di investire, di potenziarsi, di proiettarsi all'estero. Su questo nodo cruciale Draghi sembra assumere un atteggiamento passivo, oseremmo dire più da vecchio esponente di Goldman Sachs che da capo di Via Nazionale: egli infatti anche quest'anno si limita a valutare positivamente il dato della elevata mortalità delle imprese italiane, interpretandolo come un primo accenno di centralizzazione e di riorganizzazione spontanea dei capitali.
Il governatore tuttavia dovrebbe sapere che se il paese verrà lasciato in balia dei processi spontanei di centralizzazione, se mancherà una ferrea guida pubblica di quei processi, i rischi potrebbero essere elevatissimi, specie nel caso di una prolungata crisi internazionale.
E' lo stesso Draghi del resto a sottolineare la potenza creativa e distruttrice dell'attuale finanza mondiale. Egli arriva a denunciare la creazione di un vero e proprio «sistema bancario ombra», che sfugge alle regolamentazioni, ai controlli, agli stessi registri contabili.
Quel sistema ha mostrato il suo volto oscuro con la recente crisi dei mutui subprime, ma a detta dello stesso governatore potrebbe in futuro scatenare un effetto a catena di proporzioni ben più grandi. L'Italia ultraliberista invocata da Draghi potrebbe reggere l'impatto? Gli stessi dati di Bankitalia offrono molti motivi per dubitare.

(Emiliano Brancaccio)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Draghi economia Italia precarietà salari

permalink | inviato da pensatoio il 4/6/2008 alle 12:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     ottobre        febbraio
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom