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10 giugno 2011

Conto e racconto : notazione ellenistica o notazione ebraica ?

Ebrei hanno influenzato Greci o viceversa?

Sarà il caso di precisare prima che l’antenato comune è sicuramente la scrittura ieratica egizia.

311-310 a.C. papiro greco di Elefantina.

286-246 a.C. monete di Tolomeo II Filadelfo

78 a.C. monete della dinastia asmonea in Israele.

Nel contempo alcuni hanno notato che numerosi brani dell’Antico Testamento indicano che i loro estensori erano versati nell’arte di cifrare le parole per mezzo dei valori numerici delle lettere ebraiche. A questo punto o l’utilizzo dei numeri con le lettere più antico risale all’ VIII-VI secolo a.C. o i testi biblici sono meno antichi di quanto si pensasse.

Comunque è indubitabile la comune ascendenza egizia.

 

La numerazione alfabetica greco-ebraica ebbe nel Mediterraneo orientale il ruolo che la numerazione latina ebbe nel Mediterraneo Occidentale.

Tale numerazione ha comportato un valore numerico per ogni parola o gruppo di parole.

Poi ha incoraggiato quella pratica poetica, mistica e religiosa che viene chiamata isopsefìa presso gli Gnostici greci e ghematrìa presso i Cabalisti ebraici.

Anche se il collegamento tra scrittura e notazione numerica è molto più antico:

bullet Presso i Sumeri molti dei erano collegati ad un numero (Anu al 60, Enlil al 50, Ea al 40, Sin al 30, Samas al 20, Ishtar al 15)
bullet Sargon il re assiro riteneva che 16.283 fosse il numero del suo nome (epigrafe del VII sec. a.C. a Khorsabad)
bullet Il compilatore di una tavoletta babilonese si firmava 21-35-35-26-44.
bullet In greco  Svetonio evidenzia l’equivalenza tra il nome Nerone e la frase “egli uccise la propria madre”
bullet 300 (Tau = Croce) + 18 (ΙΗ = prime lettere di Iesus) + 31 (anni di Cristo) + 16 (anno del regno di Tiberio coincidente con la Crocifissione) = 365 = Fine del mondo.
bullet 17 in cifre romane (XVII) anagrammato diventa VIXI (ho vissuto, vissi) e cioè “sono morto”
bullet 666 = Lateinos – Diocles Augustus – Qsar Neron – Luther(nuc) – Vicarius Filii Dei
bullet Un principe medievale con il nome che assommava a 284 cercava sposa il cui nome assommasse a 220 in quanto 284 e 220 sono numeri amichevoli cioè numeri i cui divisori sommati riproducono l’altro numero (divisori di 220 sommati 1+2+4+5+10+11+20+44+55+110= 284  mentre divisori di 284 sommati 1+2+4+ 71+142= 220)

 

Nel I sec. d.C. il poeta Leonida di Alessandria versifica distici ed epigrammi isopsefi (nel distico la somma dei valori del primo verso doveva essere uguale alla somma dei valori del secondo verso).

Tale parallelismo lettera/numero si ripercuote anche nelle somiglianze in diverse lingue tra termini quali “conta, contare” e termini come “racconto, raccontare”

Italiano               Contare            Raccontare

Tedesco            Zahlen              Erzahlen

Francese            Conter             Conter

Ebraico            Saphor             Saper

Cinese              Shu                  Xushu

 

 

Presso gli Arabi invece erano diffusi i cronogrammi per fare commemorazioni.

Es. Anno del distacco di Ahmed ibn Ali ibn Abdallah, eroe del Nord-Ovest marocchino dal potere alawita = 1335. 1335 diventa 94+331+90+761+59 e cioè “Maometto salva il mondo dalla miscredenza”.

 

Si sviluppa in tal modo la numerologia, metodo di interpretazione /previsione/speculazione magica.

Esempi:

 

Gli alfabeti cifrati furono anche conseguenza di questa pratica.

 

La numerazione alfabetica risolse in parte il problema delle cifre.

Ad es. 768 si poteva scrivere in 3 cifre piuttosto che in 21

 rimanendo fermi però ad un principio additivo che limitava le possibilità della numerazione scritta.

 


9 giugno 2011

Conto e racconto : la notazione numerica alfabetica dei Greci

 Greci invece nel IV-V sec. a.C. presero le 24 lettere dell’alfabeto a cui aggiunsero Digamma, San e Koppa (origine fenicia) e dunque costituirono 27 segni (3x9)

9 per le unità

9 per le decine

9 per le centinaia

Questo sistema sostituì progressivamente quello acrofonico erodiano di cui abbiamo già parlato precedentemente.

Es. 645= ΧΜΕ (600+40+5)

Il principio è sempre additivo e non posizionale.

Infatti mentre in 645 il simbolo 6 sarebbe lo stesso anche se cambiasse di posto con il 4 (465)

Nella notazione greca da Χ si trasformerebbe in Ξ (ΤΞΕ) perché non sarebbe più 600 ma 60, differenza che nel sistema posizionale non ha conseguenze grafiche.

Per distinguere le lettere dalle cifre, queste ultime sono rappresentate con un tratto orizzontale soprastante.

Da 1000 a 9000 sono usate le lettere significanti da 1 a 9 aggiungendo un apostrofo a sinistra (Boyer interpreta generosamente questo metodo come un inizio di posizionalità)

Questa consuetudine fu anch’essa  mutuata probabilmente dallo ieratico egizio.

E’ bene ricordare che l’influenza della matematica egizia su quella greca riguardò oltre la notazione numerica anche l’elaborazione di progressioni geometriche con frazioni unitarie sempre più piccole che forse ispirarono i famosi paradossi di Zenone.

 


8 giugno 2011

Conto e racconto : la notazione numerica ebraica

Anche gli scribi israelitici ed i matematici greci si dotarono di notazioni numeriche equivalenti allo ieratico egizio, ma utilizzarono le lettere (in ordine consecutivo) dei rispettivi alfabeti.

 

L’alfabeto fu l’ultimo perfezionamento della scrittura adattabile ad ogni inflessione di ogni lingua articolata e dava la possibilità di scrivere tutte le parole con un piccolo numero di segni fonetici (lettere).

Esso fu opera dei Fenici, commercianti spinti da un bisogno comprensibile di concisione.

Il commercio diede diffusione al loro sistema:

sulle coste mediterranee (Greco, Latino, Etrusco)

a sud ( Moabiti, Ebrei, Nabatei )

a est ( Aramei, Siria, Persia, India)

 

Ci fu dunque  un tentativo di sovrapporre ordine alfabetico ed ordine numerico.

Ebrei usarono numerazione alfabetica

Per le date del calendario

Per i paragrafi dell’Antico Testamento

Per le pagine delle opere scritte

 

                      

Ebraico

352= beth+nun+sin (2+50+300)

C’era un tabù sui numeri 15 e 16

Infatti essi non erano raffigurati tramite yod+he (10+5) e yod+waw (10+6)

Questo perché yod+he+waw+he (JHWH) era il nome di Dio, che era pregno di energia e quindi tabù.

Per 15 e 16 si utilizzavano

Waw+teth (6+9)  e   zain+teth (7+9)

Questo fu uno dei primi esempi di operazione casuale non costituita sulle basi numeriche solite.

Per distinguere i numeri dalle lettere, si metteva sulla lettera che significava il numero un piccolo puntino o un apostrofo, oppure una linea su gruppi di lettere o un doppio apostrofo a sinistra della lettera (virgolette?)

Inoltre per i numeri da 400 in poi si combinava Tav (400) con centinaia già note.

Oppure

Si utilizzava, come faceva la Kabbalah, Kaf (20) Mem (40) Nun (50) Pe (80) Sade (90) con al termine un particolare modificato.

Per le migliaia si mettevano su ogni lettera due punti (x1000) fino a 999.999.

 


18 luglio 2009

Lettera a Giorgio Napolitano

 

Caro Presidente Napolitano, sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell'Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d'Italia. Sull'atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell'anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere «di razza ebraica». Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto «pacchetto sicurezza» approvato dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. È un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali più deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravità, superano persino le mostruosità previste dalle leggi razziali del 1938. 



Si pensi, ad esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, farà sì che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li darà successivamente in adozione. Per buona sorte, le garanzie previste dai costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del «diverso», come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.

Bruno Segre


28 maggio 2009

Guido Caldiron : quando la crisi diventa razzismo

 

«I veri responsabili della crisi? Gli ebrei». «Sono la corruzione e l'ingordigia dell'ebreo che hanno messo in ginocchio Wall Street e l'economia americana». «Sono tremila anni che gli ebrei si comportano così, dimostrando di non avere altro Dio fuorché il danaro». «La Sec, la commissione di controllo della Borsa, è imbottita di ebrei complici dei loro amici ebrei farabutti per derubare la nazione». Quando e dove sono state scritte o pronunciate queste frasi: dopo il "Martedì nero" del 29 ottobre 1929 quando "crollò" la borsa valori di New York, a Weimar all'inizio degli anni Trenta, nell'Italia fascista dell'autarchia e delle Leggi razziali? Niente di tutto ciò: questa esplosione di antisemitismo è di oggi, monitorata e raccolta negli Stati Uniti dalle associazioni che si occupano dei fenomeni razzisti e delle azioni dei gruppi della destra radicale. Associazioni che negli ultimi mesi hanno lanciato chiaramente l'allarme: alla crisi finanziaria e alle sue drammatiche conseguenze sociali c'è chi sta rispondendo rispolverando l'intero armamentario del razzismo così come era stato declinato fin dall'inizio del Novecento sia in Europa che negli stessi Stati Uniti.
«Ancora una volta di fronte a un momento di crisi si torna a guardare agli ebrei come ai responsabili dei guai che affliggono la società - spiega a Liberazione Marek Halter, tra le voci più note dell'ebraismo europeo, fondatore nel 1984 a Parigi di "Sos Racisme" - questo accade un po' in tutto il mondo, non solo in Europa e negli Stati Uniti. E' un razzismo che talvolta si maschera di "critica al sistema capitalistico" ma che, come è evidente, nasconde ben altro. E' una storia che conosciamo bene e che sappiamo già dove ha condotto in passato. Di recente mi è capitato perfino che durante un colloquio universitario internazionale un collega si sia rivolto a me dicendomi: "Non ti sembra che gli ebrei si siano approfittati troppo del sistema liberista e si siano arricchiti?". Gli ho risposto che mi sembrava un discorso già sentito, prima che si aprissero le porte di Auschwitz...».
In effetti, già «in Francia, agli inizi del Novecento - ha spiegato Riccardo Calimani in Storia del pregiudizio contro gli ebrei (Mondadori, 2007) -, il movimento antisemita riuscì a coniugare con efficacia il nazionalismo crescente con le esigenze di modernizzazione e di riforma sociale e politica diffuse nei primi decenni del secolo. Questa forma francese di nazionalsocialismo, proiettata verso l'unità nazionale, rifiutava il conflitto di classe, sosteneva, almeno teoricamente, l'integrazione dei diversi gruppi sociali e avversava sia il capitalismo liberale che il socialismo rivoluzionario. Esso apprezzava le idee di gerarchia e di controllo sociale, ma era ostile agli strumenti dell'economia capitalistica, come le banche e la borsa, considerate un'emanazione ebraica, simboli da abbattere. Agli occhi dei seguaci di Drumont gli ebrei erano tutti o dei Rothschild o dei Marx, o capitalisti o rivoluzionari, che puntavano con il loro desiderio sconfinato di potere alla conquista del mondo: erano dei nemici da distruggere. Che il denaro fosse lo zelante Dio di Israele non lo pensavano solo i nazionalsocialisti, ma anche gli utopisti socialisti, da Charles Fourier a Pierrre-Joseph Proudhon».
Così, nell'America del 2009 il razzismo torna a candidarsi a interpretare un malessere sociale diffuso, proponendo dei nemici e dei colpevoli, definiti in base alla cultura o alla religione di appartenenza. L'antisemitismo ritorna inoltre d'attualità dopo anni in cui la polemica contro gli immigrati clandestini ha dominato la scena anche oltre Atlantico. Larry Keller, direttore editoriale del Southern Powerty Low Center di Atlanta, il centro studi antirazzista fondato da Martin Luther King negli anni Sessanta, si è domandato nell'editoriale dell'ultimo numero di Intelligence report (Spring 2009), il quadrimestrale dell'associazione, se «non si finirà per dare la colpa della crisi alle minoranze?». Keller è partito dal clima che si respira nel paese da mesi e si è poi concentrato sull'accusa, rivolta agli organismi bancari federali dall'ultradestra, vale a dire l'aver concesso "troppi prestiti" agli immigrati, in base alla cosiddetta Legge di inserimento comunitario, votata dal Congresso alla fine degli anni Settanta, che incentivava i prestiti e la concessione di mutui alle fasce più basse della popolazione e in particolare agli "ultimi arrivati". Tra i motivi della crisi attuale della finanza americana, i razzisti indicano infatti anche "il peso sostenuto" per aiutare l'integrazione sociale degli immigrati, soprattutto latinos.
Nel suo ultimo rapporto "The Year in Hate" (Un anno d'odio), il Splc ha poi censito in 926 gli "hate group", come vengono definiti negli Stati Uniti i movimenti e i gruppi razzisti o apertamente neonazisti. L'aumento, nell'arco di pochi anni, è stato deciso: nel 2000 simili gruppi si erano fermati a quota 602. Su questa escalation, che si accompagna ad atti di violenza e al moltiplicarsi della propaganda xenofoba, specie in rete, sta pesando ulteriormente il diasagio sociale e le paure causate dalla crisi economica. L'America torna così a respirare il clima che negli anni Ottanta aveva fatto registrare all'estrema destra alcuni successi specie negli Stati rurali del Midwest scossi da una terribile crisi economica: la situazione che era stata all'origine del fenomeno delle Milizie, gruppi paramilitari organizzati su base statale e in chiave anti-establishment. Una situazione descritta da Joel Dyer in Raccolti di rabbia. La minaccia neonazista nell'America rurale (Fazi, 2002), che siegava come «mentre le piccole e medie aziende agricole, non più competitive in un sistema di produzione dominato da un pugno di società globali continuano a salire, la rabbia che un tempo provocava tra gli agricoltori un gran numero di suicidi e di violenze familiari trova espressione nelle azioni estreme del movimento che combatte il governo federale». La stessa realtà poi descritta nel 1988 da Constantin Costa Gavras nel film Betrayed (Tradita), interpretato da Tom Berenger e Debra Winger, storia di una agente del Fbi infiltrata nei gruppi dell'estrema destra del Midwest. Dopo la tragedia di Oklahoma City, l'attentato portato a termine da due estremisti vicini all'area delle Milizie che causò oltre 168 vittime il 19 aprile del 1995, l'estrema destra era tornata a essere più che marginale nel panorama politico e sociale americano. Oggi, qualcosa sembra però essere cambiato. E la principale novità è rappresentata dalla crisi.
Il primo segnale di questo nuovo clima era arrivato già ad ottobre con un ampio rapporto redatto dall'Anti Defamation League, la più importante tra le organizzazioni antirazziste sorte nell'ambito dell'ebraismo americano, anche se orientata su posizioni conservatrici. L'Adl aveva pubblicato un rapporto dal titolo "Financial Crisis Sparks Wave of Internet Anti-Semitism" in cui erano elencate una serie di sortite apertamente razziste comparse su siti sia politici che economici: «Internet - segnalavano i responsabili dell'organizzazione che ha il suo quartier generale a New York - si sta riempiendo di segnali di odio che accompagnano ogni nuovo capitolo della crisi economica». Nel suo meeting annuale, che si è svolto a Los Angeles il 21 novembre del 2008 e è stato introdotto dal sindaco democratico della città, Antonio Villaraigosa, figlio di immigrati ispanici, l'organizzazione ha poi ulteriormente definito il pericolo parlando di un "combinato" tra l'elezione del primo afroamericano alla guida del paese, Barak Obama, e il pieno dispiegarsi della più grande crisi economica dai tempi di quella del '29. Per i razzisti americani, organizzati in centinaia e centinaia tra gruppi di attiviti, siti internet e pubblicazioni a circolazione locale ma anche inseriti nel mainstream dell'informazione, gli ebrei tornavano a essere responsabili di tutto: dell'elezione di Obama, "pilotato dalle lobby", come della crisi dei mutui subprimes.
Il riferimento non era casuale e non avrebbe tardato a trovare nuova conferma all'indomani dell'arresto, avvenuto l'11 dicembre del 2008, di Bernie Madoff, ex capo del Nasdaq responsabile di un crack di 50 miliardi di dollari, già tesoriere della Yeshiva University di New York e presidente della Business School di questa università, che è considerata la più prestigiosa istituzione accademica religiosa ebraica d'America. Si calcola, tanto per farsi un'idea delle proporzioni della vicenda, che la dimensione della truffa messa in piedi da Madoff sia almeno tre volte più grande dell'ammanco causato dal crack Parmalat. Proprio Madoff e gli altri protagonisti della finanza ebraica americana sono diventati così i principali bersagli del ritorno di massa dell'antisemitismo nello spazio pubblico statunitense. «Ci deve essere una caverna blindata nel deserto del Negev dove Madoff ha nascosto tutti i soldi rubati all'America per finanziare Israele», è stato scritto su uno dei siti monitorati dall'Adl.
Negli ultimi mesi centinaia «di questi messaggi antisemiti hanno riguardato Lehman Brothers e altri istituti toccati dalla crisi dei subprime e sono stati inviati sui forum dedicati alla finanza», ha spiegato Abraham H. Foxman, direttore dell'Adl. «I messaggi attaccano i giudei in generale - sottolinea Foxman -, alcuni li accusano di controllare il governo e la finanza, di far parte di un ordine mondiale e d'essere di conseguenza responsabili della crisi economica. La storia ci ha insegnato che ogniqualvolta si registra una grossa crisi dell'economia mondiale, c'è una forte ondata di antisemitismo e intolleranza, ed è quello che vediamo in questo momento. I vecchi cliché sugli ebrei e il denaro sono sempre presenti. Come accaduto dopo l'11 settembre, davanti all'incertezza nell'economia e degli avvenimenti mondiali, gli ebrei diventano capro espiatorio». Così su internet sono apparse vere e proprie "liste di ebrei": i nomi di personalità legate all'economia e alla politica americana. Veniamo così informati che sono ebrei il presidente della Fed, Bernanke, come lo era il suo predecessore Greenspan o che una delle principali banche d'affari, la Goldman Sachs, ha nella sua dirigenza molti "cognomi chiaramente israeliti". Insomma, abbastanza, secondo gli antisemiti, per tornare a definire le coordinate del più grande complotto di tutti i tempi: quello che ha per obiettivo il controllo ebraico sull'intero pianeta e che fu pienamente descritto nei Protocolli dei savi anziani di Sion , il falso costruito dalla polizia politica zarista nella Russia dei primi del Novecento.
Lo storico tedesco Wolfgang Benz ha appena riproposto un'analisi dettagliata di quel testo fondativo di buona parte dell'antisemitismo moderno. Nel suo I protocolli dei Savi di Sion. La leggenda del complotto mondiale ebraico , Mimesis (pp. 162, euro 16,00), Benz riflette sia sui successi attuali del documento, «in internet si trovano circa 50mila riferimenti ai Protocolli » che sul loro significato ideologico. «La fantasia secondo la quale forze e potenze dell'oscurità agirebbero dietro le quinte della storia del mondo - spiega il docente dell'Università di Berlino - permette di superare sentimenti di impotenza causati dalle sempre più complesse relazioni globali tra politica ed economia che per i singoli individui diventano sempre più incomprensibili». Così, l'idea che un gruppo di "potenti ebrei" abbia progettato un piano per controllare e sottomere ai propri voleri l'intero pianeta, è stata utilizzata a più riprese da chi aveva fatto del razzismo la sua principale merce politica. «Può essere storicamente interessante sapere che Adolf Hitler, Alfred Rosenberg e Julius Streicher hanno utilizzato i Protocolli come materiale per costruire l'ideologia antisemita nazionalsocialista. Che poi l'americano Henry Ford, il re dell'automobile, durante gli anni Venti del XX secolo abbia utilizzato i Protocolli negli Stati Uniti per imbastire una fanatica propaganda contro "l'ebreo internazionale"», racconta Benz che aggiunge: «Il fatto che verso la metà degli anni Ottanta in Giappone siano state vendute milioni di copie di un libro che predica il mito della cospirazione mondiale ebraica in un paese dove in pratica non ci sono ebrei, e che la chiesa ortodossa russa così come i fondamentalisti islamici si appellino a questa apparente prova della perfidia e della brama di potere degli ebrei, ci insegna che, al di là di qualsiasi analisi filologica, l'uso ideologico dei Protocolli dei Savi di Sion , continua a essere politicamente significativo».
In realtà in molti si sono chiesti se la crisi economica internazionale potrà far riemergere le tentazioni razziste che l'Occidente ha già conosciuto a cavallo del crollo di Wall Street negli anni Venti. Con un rischio in più, quello che i vecchi stereotipi e pregiudizi trovino oggi un terreno fertile nel clima internazionale, nell'evocazione di uno "scontro di civiltà" che tende a rappresentare "le identità" come altrettanti muri. Come ha spiegato Wlodek Goldkorn in La scelta di abramo. Identità ebraiche e postmodernità (Bollati Boringhieri, 2006): «Ammoniva Hannah Arendt che, quando la civiltà entra in crisi, il passato non è in grado di gettare alcuna luce sul futuro. Oggi, siamo in una crisi di civiltà. E gli ebrei, come modello di integrazione riuscita in Occidente, beninteso, dopo la catastrofe nazista (...) sono di nuovo a rischio. Nel recentissimo passato (gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso) la catastrofe della modernità si è rivelata una catastrofe per gli ebrei, togliendo loro i diritti conquistati o concessi dalla modernità. Questa volta forse non arriveremo alla catastrofe (...), ma lo scontro delle civiltà, la guerra postmoderna, sta già togliendo agli ebrei, e a tutti gli esseri umani, uno dei diritti fondamentali assicurati dalla modernità nella sua versione illuminista: il diritto di sciegliersi l'identità». Ma se si pensa a una riedizione del passato, non si è probabilemente in grado di cogliere la sfida rappresentata dal mix inedito costruito in questi ultimi anni. Come ha sottolineato Gabriel Schoenfeld, ne Il ritorno dell'antisemitismo (Lindau, 2005), : «Il razionalismo universale settecentesco percepiva il giudaismo in quanto nemico della sua fede nella ragione; esso sosteneva che la religione della Bibbia ebraica, l'albero da cui nacque il ramo del cristianesimo, era responsabile dell'arbitrario predominio clericale e della supina accettazione europea di una credenza irrazionale. Gli apostoli della tolleranza illuministica non erano affatto tolleranti quando si trattava degli ebrei in carne e ossa: "Nazione di usurai", diceva Kant; vessillifera di una "cecità superstiziosa", secondo il barone d'Holbach. Avendo prodotto diverse sottospecie (la socialista, la populista, la liberale), questo tipo di antisemitismo oggi sta soppiantando la versione destrorsa e si appresta a diventare dominante in Occidente».


27 gennaio 2009

Giada Valdannini : Zigeunerlager, il campo dei rom

 La furia nazista non risparmiò neppure loro. Sono oltre 500mila i rom uccisi nei campi di sterminio. Ancor prima che Auschwitz venisse liberato, l'eccidio dei figli del vento era già compiuto. La notte del 31 luglio 1944 si conclude lo sterminio della comunità romanì e all'alba del nuovo giorno, non un solo rom viene trovato vivo nello Zigeunerlager, l'area deputata al loro massacro.
Un genocidio pianificato, su cui il silenzio della storiografia pesa come un macigno. Per vari decenni è calato il sipario sulla carneficina dei rom, un autentico Olocausto dimenticato. In pochi hanno riconosciuto loro la tragedia razziale, mentre per taluni si è trattato di una forma di "prevenzione", anche motivata. Sta di fatto che, a oltre 60 anni di distanza, questa pesante rimozione continua a indignare il mondo romanò. E mentre qualcuno sostiene che dietro al mancato riconoscimento si nasconda il problema del risarcimento delle vittime, altri addossano ai sopravvissuti l'incapacità di testimoniare. Contro tutto ciò si sta battendo la Romani Union, l'organismo non territoriale che rappresenta i rom all'Onu. 



La persecuzione di epoca nazista non fu la prima a colpire i rom. Durante l'arco della loro migrazione, dalla natia India al cuore d'Europa, sono molti gli Stati "ospitanti" che mettono a ferro e fuoco le carovane, mentre la Chiesa di Roma li avvia al patibolo con l'accusa di stregoneria. Nonostante ciò, la strage nazista resta senza dubbio di immani proporzioni, ricordando da vicino la Shoah ebraica. I rom, come gli ebrei, vengono uccisi perché considerati una "razza inferiore", indegna di esistere. Ma in più, il Terzo Reich li vuole morti perché «geneticamente furfanti e inclini al nomadismo». Così avviene che in paesi come la Norvegia sopravvive appena qualche famiglia.
Tutto inizia nei primi anni del potere hitleriano, ma già prima dell'avvento del nazismo una legislazione sui rom tenta di controllare e identificare "quest'ibrido zigano". All'epoca della Germania guglielmina e nella Repubblica di Weimar i rom sono costretti al lavoro e privati della libertà di movimento. Già in questi anni, sono numerosi i medici e gli scienziati che si mettono al servizio del Reich per arginare la "piaga zingara". Ma è nel '34 che cominciano gli esperimenti sui rom, quando il ministero degli Interni tedesco inizia a finanziare i centri di igiene razziale e ricerca genetica. E' a quel punto che si affacciano sulla scena le figure inquietanti di Robert Ritter e Josef Mengele, due medici legati a doppio filo allo sterminio dei rom. Di lì a poco viene creato l'Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara e la strada verso Auschwitz è spianata. Nel frattempo tutte le romnià (donne rom) vengono sterilizzate con iniezioni intrauterine di sostanze formaldeidi. Qualche anno dopo, a Buchenwald, gli uomini saranno utilizzati per esperimenti sul freddo e sul tifo, inoculando loro la malattia per poi studiare le reazioni fino alla morte. Procedura che ricalca la concezione dello psichiatra Ritter secondo cui: «La questione zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi ibridi zigani, asociali e fannulloni (…) sarà radunato in campi di concentramento e costretto al lavoro, e quando l'ulteriore aumento di queste popolazioni sarà impedito». Gli studi di Mengele vertono invece sui gemelli e sui nani. L'ordine impartito al suo assistente, il dottor Nyiszli, è quello di «togliere tutti gli organi di possibile interesse scientifico. (…) Quelli interessanti per l'Istituto di antropologia di Berlino- Dahlem, fissati in alcol e spediti». Cosa che i direttori dell'Istituto apprezzano particolarmente ringraziando «vivacemente il dottor Mengele per il materiale raro e prezioso».
Sebbene i rom non siano esplicitamente menzionati nelle leggi razziali di Norimberga, sono compresi tra i "sangue misto e degenerato" e condotti al massacro. E' con l'intervento di Himmler che la situazione precipita. Il braccio destro di Hitler farà redigere la prima vera legge contro la loro comunità dal titolo: "Lotta alla piaga zingara" e nel 1936 viene spiccato il primo mandato di cattura contro il popolo senza terra. A centinaia sono stipati sui treni della morte, direzione Dachau, Malthausen, Buchenwald e Belzec. Ma ormai, la creazione dello Zigeunerlager è vicina. Entra in funzione nel 1938 e non cessa la sua attività prima di aver sterminato migliaia di rom. Comprende 32 baracche, due blocchi cucina e quattordici edifici in muratura. Una volta entrati, i rom vengono marchiati, rasati a zero, fotografati e lasciati a morire di fame, malattie e freddo. Non prima di esser stati contrassegnati col triangolo nero degli "asociali", affiancato dalla lettera Z di "Zigeuner" (zingaro).
Nel 1943, le cose cambiano. Himmler stesso visita il "campo zigano" e una volta "girato in lungo e in largo, (…) viste le baracche sovraffollate, i malati colpiti da epidemie", dà "l'ordine di annientarli". Un medico ebreo, prigioniero di Auschwitz, racconta: «L'ora dell'annientamento è suonata anche per loro. La procedura è la stessa applicata per il campo ceco. Prima di tutto divieto di uscire dalle baracche. Poi le Ss e i cani poliziotto che li costringono a allinearsi. (…) Li convincono che li stanno portando in un altro campo. Il blocco degli zingari si fa muto. Si ode solo il fruscio dei fili spinati e porte e finestre lasciate aperte che sbattono di continuo ». L'ultimo rintocco, prima della morte, è scoccato anche per loro. E a oltre mezzo secolo dal processo di Norimberga, risuonano ancora le parole di Mengele al suo assistente: «Lo sterminio, amico mio, continua sempre, sempre!».


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