.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







25 giugno 2009

Alessandro Figà Talamanca : gli errori della "Gelmini-Giavazzi" sui concorsi universitari

 Tra i molti problemi che dovrebbe affrontare il sistema universitario italiano, quello delle procedure dei “concorsi” di prima e seconda fascia, sembrerebbe, a priori, uno dei meno importanti. Questi concorsi, infatti, riguardano, in massima parte promozioni di docenti ultraquarantenni e ultracinquantenni che già insegnano all’università. Certamente le promozioni sono molto importanti per i diretti interessati, le loro famiglie, i loro amici ed i loro sostenitori accademici. Ma non sembra proprio che abbiano la stessa importanza per gli studenti o la società in generale. L’esito del concorso può modificare lo “status” e lo stipendio dei vincitori, ma non la loro funzione di docenti all’interno del sistema universitario. Inoltre, normalmente, tutti i candidati ragionevoli usufruiscono di diverse opportunità di competere per ottenere una promozione. L’esito di un concorso che a qualcuno appare “ingiusto” è spesso corretto in un concorso successivo. Per fare un esempio (apertamente reso pubblico dall’interessato in
www.renatobrunetta.it/documenti/new/2e.pdf) il  Ministro Renato Brunetta, non promosso ad ordinario in un concorso molto controverso degli anni novanta, ebbe modo di far valere i suoi meriti in un concorso successivo.
Eppure sono i “concorsi”, specialmente quelli di prima fascia, che infiammano l’animo degli interessati e dei loro sostenitori, e che danno luogo a discussioni, che assumono il carattere di vere e proprie guerre di religione.
Dobbiamo osservare, a questo punto, che sarebbe un gran brutto segno se tutti fossero d’accordo in un ambito così opinabile come è quello dei giudizi sul valore dei contributi scientifici. Vorrebbe dire che prevale un “pensiero unico” difficilmente compatibile con il vero progresso della scienza e della cultura. Un giudizio ragionevolmente sicuro sul valore di un contributo scientifico può essere dato, con poche eccezioni, a distanza di diversi decenni dal conseguimento del risultato. Non è un caso che i premi Nobel vengano spesso attribuiti a settuagenari per risultati conseguiti quando erano trentenni. I giudizi sul valore di contributi recenti sono invece più incerti e quindi più discutibili.
Una discussione accesa sugli esiti dei concorsi è quindi fisiologica, ed anche opportuna, se ristretta all’ambito degli esperti. E’ anche naturale che questi esiti possano essere previsti e criticati in anticipo da chi è interno al sistema. Infatti le valutazioni concorsuali riguardano “pubblicazioni” che sono appunto pubbliche, e le diverse opinioni in merito alla validità delle ricerche possono trovare maggiore o minore credito nella comunità scientifica destinata ad esprimere le commissioni. Per quanto strano possa sembrare a chi non riflette sulla natura di un concorso universitario, è ben possibile che l’esito di un concorso, o di una analoga valutazione per una promozione in ambito internazionale, sia noto con grande anticipo rispetto al suo svolgimento.
E’ invece un’anomalia, credo solo italiana, che un professore, deluso dal prevedibile esito di concorsi per la sua disciplina, si appelli al governo perché blocchi attraverso lo strumento del decreto legge (che la Costituzione riserva ai “casi straordinari di necessità ed urgenza”), oggi con la fiducia convertito in legge, i concorsi già banditi ed in procinto di essere svolti per tutte le discipline, anche quelle per le quali egli non può sapere nulla.  Ancora più strano è che il governo si affretti, nel giro di pochi giorni, ad accogliere l’appello e che il parlamento assecondi senza molte obiezioni questa stranezza. Perché di questo stiamo parlando: di un provvedimento che, sui concorsi universitari,  recepisce l’appello di Francesco Giavazzi, un simpatico economista di  Milano. Questa legge dovrebbe infatti passare alla storia come legge Gelmini-Giavazzi dai nomi del ministro proponente e del professore suggeritore.



Veniamo ora però al merito della legge, dopo questa necessaria introduzione. Cominciamo con un aspetto positivo. L’innovazione di prevedere solo professori di prima fascia nelle commissioni per i concorsi di ricercatore, è certamente positiva. E’ sperabile che, in tal modo, questi concorsi, che sono gli unici veri strumenti per il  reclutamento, acquistino un carattere nazionale e internazionale. Il commissario designato dalla facoltà dovrà confrontarsi con due colleghi dello stesso rango. Saranno quindi incoraggiate le domande provenienti da chi non appartiene alla stretta cerchia degli allievi del “membro interno” della commissione. Forse si scateneranno  “guerre di religione” (un buon segno, come ho già detto) anche per questi concorsi, che finora erano stati avvolti da un clima di omertà, in base al principio “cujus regio ejus religio”, applicato a piccoli feudi accademici. Certo, sarebbe stato meglio eliminare anche l’ipotesi di un “membro interno” delle commissioni, come è da anni richiesto da una associazione sindacale (ANDU) che raccoglie molti ricercatori universitari. Ma sicuramente è stato fatto un passo avanti.
Diverso è invece il giudizio sulle innovazioni introdotte per i concorsi di prima e seconda fascia. Non parlo del passaggio dal sistema elettivo (per i 4/5 delle commissioni) al sistema misto, di elezioni seguite da sorteggio. Questo passaggio potrebbe modificare le dinamiche interne delle comunità scientifiche dando  luogo a diverse aggregazioni, alleanze e competizioni. I risultati, almeno a medio termine, non sarebbero modificati di molto: dipenderebbero, come sempre, dal livello dei candidati e, poiché stiamo parlando, in massima parte, di candidati “interni”, dal livello raggiunto dalla comunità scientifica di riferimento. Del resto abbiamo già avuto per quasi venti anni commissioni scelte in base a questo sistema misto.
Il problema, invece, è che, sul piano tecnico, le disposizioni della legge Gelmini-Giavazzi non stanno in piedi. Per ogni concorso già bandito di prima e seconda fascia (considerati assieme) bisognerebbe eleggere 12 professori ordinari. Dall’insieme complessivo degli eletti verrebbero sorteggiate le commissioni. La Camera, nel ratificare il decreto, si è accorta che l’elezione di un così alto numero di professori poteva risultare impossibile per un piccolo settore, e ha saggiamente disposto che quando il numero dei professori ordinari è insufficiente, si proceda direttamente al sorteggio. Non ha però fatto il passo ulteriore di prevedere il sorteggio anche nel caso in cui il numero dei professori ordinari è sufficiente, ma non si raggiunge un numero sufficiente di eletti. Facciamo il caso di un settore scientifico disciplinare che conosco bene: quello dell’Analisi Matematica. In questo settore i professori ordinari e straordinari sono 280, godrebbero dell’elettorato passivo 231 professori (tolti cioè 30 straordinari e 19 membri interni). Con 15 concorsi di seconda fascia e 4 di prima, già banditi, bisogna eleggere 228 professori. Possono 280 elettori eleggerne 228? A priori nulla lo vieta. Ma la partecipazione al voto per le commissioni di concorso si è attestata nel passato al 60%.  E’ improbabile comunque che votino più di 200 professori. Si vota in genere per colleghi noti. Chi è noto ad una persona sarà noto anche a due o tre altre persone. In pratica i voti, quando espressi, si concentreranno su un centinaio di persone note. Eppure secondo la legge almeno 228 persone dovrebbero essere votate per essere sorteggiate. La stessa situazione si verifica, in misura più o meno grave in tutti i settori della matematica, e presumibilmente in molti altri settori. Chi è responsabile di questo pasticcio? Certamente non il professore ispiratore. Non solo egli aveva originariamente chiesto il puro sorteggio ma è così lontano dal rendersi conto del problema, che ha proposto che non siano eletti per il sorteggio professori che non sono più molto attivi nella ricerca.
Possiamo dire che è responsabile il Ministro? Anche lei aveva portato in Consiglio dei Ministri la proposta di puro sorteggio. E’ responsabile dunque il Ministro Brunetta che, a quel che si è saputo, avrebbe chiesto, in Consiglio dei Ministri, di introdurre la elezione prima del sorteggio? Ma Brunetta ha fatto una proposta politica che doveva essere messa a punto sul piano operativo dai tecnici. Allora è colpa dei tecnici? Quali tecnici? E come, se il decreto, approvato un venerdì, doveva essere pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale prima di lunedì, per bloccare, secondo gli ordini impartiti dal prof. Giavazzi, le elezioni delle commissioni?
Ritorniamo quindi alle considerazioni iniziali. Un simpatico professore, un po’ superficiale, ha tutto il diritto di pensare che la mancata promozione dei suoi allievi o dei candidati da lui sostenuti, configuri un “caso straordinario di necessità ed urgenza” ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, per il quale sia opportuno e costituzionalmente lecito, intervenire con un decreto-legge, ed ha certamente diritto di esprimere questo parere su un quotidiano. In un paese normale, però, il Governo dovrebbe agire con continuità secondo una politica chiara non soggetta ad improvvisazioni, sostenuta da analisi tecniche sulle effettive possibilità di applicare le disposizioni che si propongono.
Gli errori della legge Gelmini-Giavazzi in tema di concorsi saranno corretti in qualche modo. Ma la lezione dovrebbe essere appresa e meditata. Le risse concorsuali dei professori sono fisiologiche, ma non dovrebbero interferire nell’attività legislativa. Inoltre, visto che non esiste un sistema di concorsi a prova di errore, il Ministro dovrebbe vigilare perché siano sempre assicurate le possibilità di correggere gli inevitabili errori, attraverso successive opportunità offerte ai candidati perdenti. In altre parole, indipendentemente dal sistema di formazione delle commissioni, dovrebbe essere assicurato un flusso costante (anche se modesto) di concorsi per promuovere il personale docente. E’ quello che, miracolosamente, è avvenuto negli ultimi dieci anni, dopo anni di arbitrarie sospensioni dei concorsi. Speriamo che la legge Gelmini-Giavazzi non sia un segnale che si vuole interrompere questo flusso.


24 giugno 2009

Laura Chies : l'istruzione italiana invischiata nella trappola della conoscenza

 In questi ultimi mesi il dibattito sull’istruzione in Italia si articola su due grandi temi: la qualità dei risultati (scarsa) e la dimensione della spesa (eccessiva). Tale dibattito è stato stimolato dalla pubblicazione di rapporti che illustrano il mondo dell’istruzione con l’ausilio di numerosi indicatori e confronti internazionali. La pubblicazione di libri scandalistici, pamphlet informativi, articoli scientifici ha coinvolto molti economisti e sociologi, i quali hanno spiegato compitamente dimensione e caratteristiche del problema. L’intervento più sconcertante è stato però quello del Governo italiano che ha deciso a priori tagli alla spesa pubblica e al personale, giustificandoli poi, a qualche mese di distanza, con motivi riconducibili alla scarsa produttività didattica e scientifica delle nostre scuole e università. Il dato negativo sulla qualità dell’istruzione italiana è inserito in un quadro mondiale che vede le capacità di apprendimento dei giovani arretrare ovunque tra i paesi avanzati dell’OCSE, ma che colpisce in modo particolare l’Italia, che parte da posizioni di retroguardia. Il punto dolente è proprio questo. Perché l’Italia si trova quasi sempre in coda alle classifiche dei paesi avanzati, quando l’argomento è lo stato dell’istruzione e soprattutto della conoscenza? La risposta che si può suggerire è che il coordinamento istituzionale è assolutamente deficitario. Ognuno degli attori in gioco (il sistema politico, quello dell’istruzione, quello delle imprese e il sistema sociale) sembra agire sulla base di finalità indipendenti, se non addirittura contrapposte. Guardando all’istruzione dal punto di vista di un economista, la scelta dell’investimento in istruzione ha un unico obiettivo, quello di migliorare le prospettive di reddito e di favorire l’aumento del livello di sviluppo umano ed economico. Leggendo invece le analisi condotte dal Governo e quelle che derivano dalle indagini sulle preferenze delle imprese nelle assunzioni, il livello dell’istruzione degli individui non risulta essere un investimento altamente produttivo, ma solo un aggravio di costi. Il coordinamento tra mondo dell’istruzione e quello della produzione pubblica o privata che sia, appare molto labile. La scarsa valorizzazione del capitale umano nazionale è evidente nel settore privato, quando si analizza l’indagine Excelsior di Unioncamere sulle esigenze occupazionali delle imprese. Gli imprenditori, infatti, non ritengono l’istruzione una caratteristica importante sia ai fini della selezione del personale, che per gli scopi della produzione. Il 60% delle imprese considera il titolo di studio poco o per nulla importante al fine della scelta del candidato idoneo all’assunzione, mentre nelle previsioni delle piccole imprese (il 95% circa del totale delle imprese italiane) l’assunzione di un laureato è un evento che tocca solo il 5% del totale del turnover annuo. Se il settore privato non premia l’istruzione, quello pubblico e quello delle “libere professioni” usa la laurea come una sorta di barriera all’entrata, dato il valore legale della stessa, più che come utile strumento di segnalazione di capacità individuali. Le famiglie, infine, costituiscono il luogo più alto di coordinamento tra gli incentivi misurati in termini di salari relativi dell’istruzione, che provengono dal sistema della produzione, e incentivi privati all’incremento della capacità di apprendimento come strumento di emancipazione sociale. Entrambi i segnali risultano distorti in Italia e il risultato è un livello di spesa delle famiglie modesto, anche se sconta il fatto che la spesa per l’istruzione primaria e secondaria è per lo più spesa dello Stato e non delle famiglie, che in totale ammonta comunque a poco più dello 0.5% del PIL (vedi Tavola sottostante).

Il risultato è più soddisfacente se visto in termini quantitativi, infatti, il livello dell’istruzione aumenta tra gli italiani e i laureati costituiscono poco meno di un terzo degli occupati, ma è la popolazione in età lavorativa compresa tra i 25 e 64 anni ad essere ancora poco scolarizzata (solo il 13% è in possesso di una laurea, contro una media OCSE del 27% e UE del 24%) che male si attaglia ad un sistema di produzione di frontiera tecnologica proprio degli altri paesi avanzati [1], in cui l’istruzione specialistica è il fattore chiave. Un Paese come il nostro nel quale i costi del coordinamento istituzionale sono elevati e in cui i risultati della formazione sono modesti, non può che presentare un sistema di istruzione prevalente di tipo generico e non specialistico, proprio dei paesi avanzati. L’Italia non è in grado quindi di sfruttare quei vantaggi di produttività attribuibili ai lavoratori con profili di specializzazione elevati che compensano la scarsa produttività dei lavoratori manuali. Il problema reale è che questi lavoratori altamente specializzati sono troppo pochi e gli incentivi individuali troppo ridotti per promuovere un vero cambiamento del sistema. Il fatto più grave è che gli attori principali politici, economici e sociali non riescano ad avere una visione unica del problema rappresentato dal debole legame tra produttività e capitale umano e che offrano come soluzione la riduzione della spesa, sperando che in una situazione di scarsità di risorse passa emergere spontaneamente un equilibrio economico migliore. Il risultato del mancato coordinamento è preoccupante. Se nel 1997 potevamo affermare con soddisfazione di aver raggiunto e superato il livello di reddito pro capite medio dell’Europa a 27 Paesi di ben 19 punti, oggi le previsioni Eurostat ci pongono in netto svantaggio rispetto agli altri partner (vedi grafico) sia rispetto alla variazione del PIL pro capite (-17,8% tra il 1997 e il 2008), sia rispetto al valore di parità. Fatto 100 il valore di parità UE a 27 Paesi l’Italia segna oggi un misero 97,8.


15 febbraio 2009

Enrica Rigo : la scuola oggi attraverso le riflessioni di W.E.B. Du Bois

 

In un saggio del 1903 sul ruolo dell'educazione per il riscatto della «razza Negra» W.E.B. Du Bois scriveva: «Formeremo uomini solo se assumiamo a oggetto del lavoro nelle scuole la condizione stessa degli esseri umani - l'intelligenza, la sostanziale solidarietà, la conoscenza del mondo e le relazioni che gli uomini intrattengono con esso - è questo il curricolo di quell'Alta Formazione su cui si devono costruire le fondamenta di una vita reale» (The Talented Tenth, in The Negro Problem, New York 1903). La presa di posizione dell'intellettuale e leader afroamericano è accompagnata da un'instancabile polemica contro qualunque ruolo salvifico del lavoro, implicito nell'opposta visione impersonificata dall'altro leader nero a lui contemporaneo, Booker T. Washington, secondo la quale agli studenti dovrebbe essere insegnato «come guadagnarsi da vivere» (da Up to Slavery pubblicato originariamente da Washington nel 1901). Per nulla invecchiata, la riflessione di Du Bois è anzi profondamente in sintonia con l'Onda del movimento che dalla scuola all'università ha investito, tra Settembre e Dicembre, l'intero sistema formativo italiano criticando proprio quel nesso tra formazione e mondo del lavoro che più di un decennio di riforme ha tentato di far passare come desiderabile, oltre che come ineluttabile necessità.



Diritti transitori
Prendere come spunto di riflessione la polemica tra Du Bois e Washington consente di tematizzare entro uno schema coerente anche un'altra proposta che ha impegnato le cronache durante le ultime settimane, ovvero quella di istituire classi «ponte» per i bambini immigrati nelle scuole primarie, e di discuterla entro la questione più generale dell'accesso degli stranieri ai diritti di cittadinanza e, in particolare, all'istruzione. Nella mozione approvata in parlamento su proposta della Lega Nord - e ingannevolmente ammantata di ragionevolezza politica da una relazione introduttiva imbottita di dati - salta agli occhi la definizione della misura quale politica di «discriminazione transitoria positiva». Senza approfondire nel merito l'abuso con il quale viene utilizzata l'espressione discriminazione positiva (che pur con delle ambivalenze affonda le sue radici nella storia del movimento per i diritti civili americano e nella tradizione della Critical Race Theory) è proprio l'aggettivo «transitoria» che appare paradigmatico e inquietante. A essere considerata transitoria non è infatti la discriminazione, che se fosse introdotta perdurerebbe ovviamente a lungo, ma una condizione intrinseca alle migrazioni stesse per cui i migranti sono sempre visti come titolari di diritti pro tempore.
Nel caso specifico, l'introduzione di un canale di accesso parallelo e subalterno all'istruzione pubblica sarebbe addirittura giustificata da una duplice condizione transitoria: quella di essere immigrati e per giunta bambini. Questa transitorietà «destinata a protrarsi indefinitamente» - per utilizzare la bella espressione del sociologo algerino Abdelmalek Sayad - è carica di conseguenze sul piano politico, dal momento che ciò di cui si è espropriati quando si viene inchiodati alla contingenza presente è esattamente la possibilità di scegliere il proprio futuro, come non a caso denuncia anche uno degli slogan del movimento dei mesi scorsi.

Stanziali per legge
Questo approccio alle migrazioni acquisisce un significato ulteriore se si considerano alcune linee di tendenza che emergono dalle più recenti politiche europee e che puntano a realizzare un modello che la Commissione definisce come circular migration (una serie di articoli sull'argomento sono reperibili nel sito www.carim.org/circularmigration). Non si tratta più della «transitorietà» con la quale è stata gestita in molti paesi europei la manodopera immigrata nel dopoguerra, per cui i «lavoratori ospiti» erano incentivati a rientrare nei paesi di provenienza una volta soddisfatto il fabbisogno di forza lavoro; tanto meno siamo di fronte a una transitorietà che conduce virtuosamente verso la cittadinanza. Una delle specificità del sistema della Blue card che la Commissione europea vorrebbe introdurre per gestire a livello comunitario la manodopera immigrata «altamente qualificata», e che la differenzia, per esempio, dalla Green card statunitense, è esattamente quella di non dare accesso alla cittadinanza né, almeno in prima battuta, alla residenza permanente.
A ben guardare, è proprio in questo dispositivo, pensato per attrarre tecnici e ingegneri formati in paesi di economie emergenti come quella di Cina o India, che si possono scorgere caratteristiche specifiche e esiti politici di una formazione improntata a «rispondere in modo effettivo e puntuale alla domanda fluttuante di lavoratori immigrati altamente qualificati (ed a compensare le carenze di competenze attuali e future)» (si vedano la relazione alla proposta di direttiva comunitaria e i lavori della High Level Conference on Legal Immigration tenutasi a Lisbona nel settembre 2007). Il «premio» che i lavoratori altamente qualificati ottengono con la Blue card è costituito, infatti, da un alto grado di flessibilità e mobilità fisica nello spazio europeo, coniugata all'immobilità del proprio status giuridico - e quindi sociale - di fronte ai diritti di cittadinanza. In altre parole, l'artificiosa temporalità imposta dall'ordinamento giuridico alle migrazioni acquisisce, in questo contesto, il significato di gestione duratura del transito e della circolazione di manodopera attraverso un dispositivo che differenzia permanentemente l'accesso dei migranti ai diritti. Nessuno stupore, quindi, che tra gli obbrobri giuridici già sperimentati dal sistema possa essere concepita anche una «discriminazione transitoria positiva» di cui i bambini dei migranti porteranno addosso i segni in permanenza.
Prima di tornare alle splendide pagine di Du Bois sull'eccellenza che sola può salvare e far progredire le razze, è opportuno introdurre un ulteriore elemento di riflessione. Per ottenere la Blue card, oltre a una formazione altamente qualificata testimoniata da un diploma riconosciuto, sarà necessario presentare un contratto di lavoro con una retribuzione prevista di almeno tre volte superiore al salario minimo. Ma che cosa accadrebbe se un illuminato liberale, convinto assertore dell'autonomia contrattuale, decidesse di assumere come badante un'astrofisica laureatasi in un'università dell'Unione Sovietica o come giardiniere un raffinato linguista formatosi in qualche paese del Medio Oriente e di pagarli il triplo del salario minimo? Simili casi non sono certo previsti dalla direttiva che, prevedendo accessi separati alla mobilità, si illude di poter ignorare e liquidare come una massa indifferenziata di cittadini «illegali» i migranti vivono e lavorano qui ricevendo anche meno del salario minimo.

Adulatori della mediocrità
La domanda è certo posta in modo provocatorio, ma è contro l'incapacità di vedere l'eccellenza che Du Bois dirige il suo sarcasmo più feroce: ovvero, contro «I ciechi adulatori della Mediocrità che gridano allarmati: queste sono eccezioni, guardate qui morte, disastri e crimine - sono loro la regola compiaciuta!». Ed è sempre l'autore del classico manifesto nero The Souls of Black Folk (New York 1903) a ribattere che è stata proprio la stupidità di una nazione che ha sistematicamente umiliato i talenti ad avere fatto della mediocrità la regola. Una stupidità simile a quella per cui nelle università italiane il numero di stranieri iscritti è pari al 2,2 %, contro una media Ocse superiore al 7,5 % e che in paesi come Inghilterra e Germania raggiunge punte percentuali a due cifre. Un dato, questo, senza dubbio da imputare alle incredibili difficoltà delle procedure per ottenere un visto per studio o per convertire un permesso di soggiorno per studio in lavoro, ma specchio, altresì, dell'inadeguatezza di un'offerta formativa che pur blaterando di flussi di capitale si ostina a chiudere gli occhi di fronte a quelli umani. E ancora, la stessa stupidità che mentre è intenta a proporre accessi subalterni all'istruzione primaria non si accorge che le occupazioni e le mobilitazioni nelle scuole hanno coinvolto istituti dove l'incidenza dei bambini stranieri è altissima, e dove le loro famiglie sono impegnate, accanto alle altre, in difesa della scuola pubblica. Perché, scrive ancora Du Bois: «Non abbiamo diritto a stare in disparte in silenzio mentre si gettano i semi di un raccolto di disastro per i nostri bambini, neri e bianchi».


4 febbraio 2009

Salvo Intravaja : niente più fondi per i corsi di recupero, le scuole nel caos

 

Corsi di recupero nel caos e alle famiglie non resta che rivolgersi ai professori privati. A pochi giorni dall´avvio delle attività che dovrebbero consentire agli studenti delle superiori di recuperare le insufficienze rimediate nel primo quadrimestre, i presidi non sanno che pesci prendere. Mancano i soldi per pagare eventuali insegnanti esterni e le risorse per quelli interni sono insufficienti.
In provincia di Milano i capi d´istituto hanno chiesto lumi al dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale (l´ex provveditorato agli studi) sentendosi rispondere che «al momento non c´è nessuna certezza». Il consiglio che arriva dal provveditorato è di svolgere i corsi interrompendo le lezioni. «Una soluzione ragionevole e già adottata in molte scuole - dice Antonio Lupacchino, il dirigente dell´Ufficio scolastico milanese - è fare i corsi al mattino, sospendendo per una settimana l´attività didattica. In questo modo i presidi non hanno da pagare ore di straordinario agli insegnanti». Ma non sempre la soluzione è praticabile perché occorre garantire almeno duecento giorni di lezione.
In difficoltà un po´ tutti i dirigenti scolastici della penisola, da Milano a Palermo. «La legge sui corsi di recupero è rimasta - dichiara polemicamente Roberto Tripodi, presidente dell´Associazione delle scuole autonome della Sicilia - ma quest´anno non è stata finanziata». Le scuole, dopo gli scrutini del primo quadrimestre, hanno l´obbligo di organizzare corsi di recupero per tutti i ragazzi che hanno riportato insufficienze in una o più materie ma i fondi scarseggiano. «Per evitare ricorsi da parte delle famiglie - continua Tripodi - ci sono due alternative: utilizzare i finanziamenti Idei, cioè quelli degli Interventi didattici educativi ed integrativi, che sono insufficienti, o interrompere le normali attività didattiche. Ma in questo caso cosa fanno i ragazzi che non hanno materie da recuperare?». Per oggi, annuncia Francesco Scrima, leader della Cisl scuola, nel corso del tavolo tecnico che si svolgerà al ministero».
Qualche giorno fa, i segretari (i direttori dei servizi amministrativi) delle scuole piacentine hanno denunciato «la gravissima situazione finanziaria ed economica in cui versano gli istituti della provincia». In un ampio documento i segretari della provincia di Piacenza segnalano una serie di «problemi aperti urgenti», tra i quali proprio il finanziamento per il corrente anno scolastico dei corsi di recupero. «Il problema esiste e assume particolare rilevanza proprio in questi giorni» spiega Giorgio Rembado, presidente dell´Associazione nazionale presidi. I capi d´istituto, senza sapere quanto potranno spendere per pagare i docenti a 50 euro l´ora, devono trovare la soluzione a numerosi quesiti.
Quanti corsi di recupero sarà possibile attivare? Per quali materie e per quante ore? E ancora: con quali risorse si dovranno eventualmente pagare i docenti esterni, se i professori della stessa scuola non intendono svolgere i corsi di recupero pomeridiani? La norma prescrive corsi di almeno 15 ore, ma la realtà sarà probabilmente un´altra. E rivolgersi ai prof privati può costare alle famiglie dai 15 ai 50 euro l´ora.
Nel 2008, le scuole hanno sfruttato un finanziamento di 240 milioni. Quest´anno, anche conteggiando il budget erogato con il fondo d´istituto (800 euro a docente), mancano all´appello 58 milioni.


Che speranze abbiamo con queste quadrumani ?

La Uil scuola ha inviato una lettera al ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, per sapere su quali risorse è possibile contare «al fine di consentire un´attenta programmazione dei corsi di recupero», scrive il segretario, Massimo Di Menna. «Oltre agli alunni che riportano insufficienze - rilancia Piero Bernocchi dei Cobas - in realtà a essere in difficoltà sono proprio le scuole che, come al solito, devono gestire fondi che sono scarsi in relazione alle reali esigenze». Anche per questa ragione, il prossimo 12 febbraio la Flc Cgil organizzerà un sit-in davanti la sede del ministero.
I corsi di recupero furono lanciati nel 2007 dall´ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Nell´anno 2007/2008 dopo il primo quadrimestre furono due milioni gli studenti che riportarono insufficienze nella pagella del primo quadrimestre. Ma il totale delle materie insufficienti, con in testa matematica e inglese, toccò quota 8 milioni: in media quattro a testa.


28 ottobre 2008

Le tre piaghe dell'Università : tagli, mercato e baroni

 

Studenti, dottorandi e lavoratori dell'università hanno almeno tre ottime ragioni per protestare. Il governo taglia fondi nonostante l'Italia sia il paese Ocse che investe meno nell'università. Il sistema non funziona, non produce laureati. In più, è viziato dai privilegi e dal nepotismo dei baroni. E il mercato italiano non investe in ricerca, produce disoccupazione intellettuale e condanna gli studenti alla precarietà.
Contro il governo
La spesa totale per le università in Italia nel 2005 ammontava a 16.700 milioni di euro. Lo stato contribuisce per il 67%, le tasse degli studenti per l'11,7%, altri enti pubblici e privati per il 35%. Le famiglie investono nell'educazione universitaria 1.379 milioni di euro (+35% dal 2000 al 2005), 380 milioni nel caso delle università private (+40%). La spesa media di iscrizione è 730 euro per le statali e 3 mila per le private. La spesa universitaria in rapporto al Pil è pari allo 0,9%, rispetto a una media dei paesi Ocse dell'1,3. Si tratta della più bassa d'Europa. Mentre in Corea il rapporto è pari al 2,4%, in Canada al 2,8% e negli Usa al 2,9%. Anche rispetto alla spesa pubblica totale, l'Italia è ultima con solo l'1,6% destinato all'università (media Ue 2,8%). Per ogni studente italiano lo Stato investe 8.026 dollari, contro una media Ocse pari a 11.512. I tagli Tremonti-Gelmini non fanno che aggravare pesantamente la situazione.
Solo per il taglio dell'Ici, all'università arriveranno 467 milioni in meno. Nel giro di 5 anni il governo prevede una riduzione del fondo di finanziamento ordinario alle università pari all'1,5 miliardi su un totale di 7,4 miliardi (-10,3%). Si passerà da 63,5 milioni di tagli nel 2009 fino a tagli di 455 milioni nel 2013. Inoltre è bloccato il turn over delle assunzioni. Solo il 20% del risparmio dovuto ai pensionamenti potrà essere reinvestito in assunzioni: un'assunzione ogni 5 pensionamenti. Eppure in Italia i professori non sono tanti, 29 studenti per ogni docente, contro una media Ue di 16,4. La manovra del governo è una mazzata mortale per gli atenei italiani che rischiano il fallimento. Paradossalmente non basterebbe neppure aumentare le rette. Per legge le tasse non possono superare il 20% del fondo di finanziamento ordinario, e siccome il governo taglia proprio questo fondo, taglia anche il potenziale aumento delle tasse.



Contro i baroni
Se ne parla pochissimo: i professori universitari hanno un privilegio raro che li accomuna a parlamentari, magistrati e alti gradi dell'esercito (d'altronde in parlamento ci sono molti prof). Il loro stipendio non è regolato da un contratto nazionale di lavoro ma aumenta in modo automatico ogni due anni. Non importa se il datore di lavoro, ovvero lo stato, abbia più o meno disponibilità, o se l'università produca bene o male. Loro, comunque, hanno il diritto di guadagnare di più. Un docente dopo 15 anni di carriera guadagna una media di 29.287 euro all'anno contro una media Ocse di 37.832 e un media Ue di 38.217 (un prof tedesco arriva fino a 50.119 euro l'anno), ma mentre un lavoratore italiano «non accademico», oltre a guadagnare meno di un pari grado tedesco deve sottostare alla contrattazione, gli stipendi dei prof lievitano motu proprio. E' proprio questo meccanismo a far saltare il banco. Gli stipendi infatti costituiscono ben l'88% del fondo ordinario elargito dallo Stato. Con i tagli questa percentuale è destinata ad arrivare fino al 90%-100%. Un docente ordinario della Statale di Milano guadagna in media 3.654 euro al mese, un associato 2.660 euro al mese, un ricercatore 1.838 euro (ma parte da 1.00 euro). Gli scatti per i prof salgono dell'8% ogni due anni nei primi anni di carriera, del 6% dopo qualche anno, e del 2,5% a fine carriera. A questi va aggiunto un aumento annuo medio del 2,5-3%. Il governo non intende più farsene carico e li scarica sui bilanci degli atenei. Lo slogan più riuscito degli studenti in protesta è «La vostra crisi non la pagheremo noi»: di certo la crisi non la pagheranno i loro professori. Mentre le retribuzioni dei prof salgono per magia, i lavoratori non docenti solo da un mese possono usufruire del contratto firmato nel 2006 e il governo già gli riduce lo stipendio tagliando i compensi accessori del 10%.
Gelmini, inoltre, ha rinviato sine die la costituzione della «Agenzia nazionale della valutazione dell'università e della ricerca» progettata ma non realizzata dall'ex ministro Mussi. Significa che i prof potranno continuare a lavorare senza controllo, e senza alcun controllo saranno anche le modalità di reclutamento dei giovani in una situazione di concorsi spesso viziati da nepotismo. E i tagli colpiscono in modo indiscriminato senza tenere conto delle differenze tra atenei e senza nessuna valutazione della proliferazione spesso sconsiderata dei corsi. Un ordinario ha l'obbligo di dedicare 350 ore alla didattica all'anno, 250 ore se non è a tempo pieno, ma in questo caso può fare anche altri lavori come professionista. E' vero che poi esiste, o esisterebbe, il lavoro di ricerca (secondo un criterio fissato dalla Ue un prof lavora in tutto fino a 1512 ore l'anno) ma, in assenza di meccanismi di valutazione, tutto è lasciato alla buona volontà dei singoli.
Il risultato è che la produttività dell'università italiana è pessima. Nonostante 305 mila nuovi immatricolati, per un totale di 1 milione e 130 mila iscritti, l'Italia è l'ultima in Europa per numero di laureati con solo il 13% nella fascia di età tra 24 e 65 anni (media Ue 24%; Usa 38%, Giappone 41%). Rispetto all'Europa siamo sotto di 3,5 milioni di laureati. Il 20% degli immatricolati abbandona al primo anno. Il 50% non arriva alla laurea. Anche se da quando esiste la laurea breve le cose sono leggermente migliorate, i fuori corso nel 2006 erano ancora il 66% dei laureati. E l'università italiana attrae solo l'1,7% di alunni stranieri (contro l'11% della Gran Bretagna, il 9% della Germania e l'8% della Francia). I sistemi di reclutamento hanno formato una classe docente, vecchia e maschia. L'università italiana è l'ultima in Europa per il numero di donne docenti (solo il 32%) che scende fino al 17% nel caso dei professori ordinari. Mentre ben il 55% dei prof ha più di 50 anni e gli ordinari sopra i 60 anni sono il 45%. E' vero che i nostri laureati sono più bravi degli studenti stranieri e i nostri dottorandi fanno ottima figura all'estero. E anche per quanto la ricerca l'Italia vanta ottimi esempi. Ma il sistema nel suo complesso è in pessime condizioni. Il governo se ne fa scudo, non fa nulla per migliorarlo (la riforma annunciata dalla Gelmini finora è un mistero). Il gioco è semplice, accentuare tutti i possibili difetti dell'università pubblica per giustificare il taglio delle risorse e premiare le università private.
Studenti, ricercatori e personale tecnico sono circondati da un parte dai privilegi della casta e dall'altra dai tagli del governo.
Contro il mercato
Dietro i difetti degli accademici si nasconde un sistema economico che non obbliga l'università a migliorarsi perché non la ritiene utile. Il mercato italiano non richiede laureati. Il tasso di disoccupazione tra 25 e 64 anni è più alto della media Ue per i laureati mentre è più basso per i diplomati. L'Italia è l'unico paese europeo in cui i disoccupati laureati sono più dei loro pari-età diplomati. A un anno dalla laurea solo il 53% trova lavoro (per un guadagno medio di 1000 euro) e ben il 48% è precario, mentre a cinque anni dalla laurea trova lavoro l'85%, con un stipendio medio di soli 1.300 euro e ben il 17% è ancora precario. Rimane forte il meccanismo ereditario e classista delle professioni: il 44% degli architetti ha un figlio laureato in architettura, il 42% dei giuristi ha un figlio laureato in giurisprudenza, il 41% vale per i farmacisti, il 39% per medici e ingegneri. Non solo. Il sistema industriale, inoltre, non attrae fondi privati. Si tratta di un sistema di piccole e medie imprese che continua a preferire la produzione di prodotti a basso valore aggiunto che non richiedono sviluppo tecnologico. Si preferisce risparmiare sul costo del lavoro, piuttosto che investire in ricerca, istruzione e università. «Pensare che siano i privati a salvare le casse degli atenei, significa non vedere la realtà del nostro sistema produttivo - spiegano gli amministratori di un ateneo - i privati qui non li vedi neppure in fotografia». Significa che per cambiare l'università, non basta opporsi ai tagli di Tremonti e alla casta dei professori, ma addirittura bisogna cambiare il mercato.
Contro tutti
Tanti giovani che in questi giorni protestano hanno mille altre ragioni per non gradire il mondo che gli viene servito, dall'ambiente, alla guerra, dalla casa alla famiglia. Che se ne rendano conto o meno, per cambiare l'università bisogna cambiare questo mondo. Il '68 è servito? No, manca lo scontro generazionale. Il '68 è un fantasma che aleggia sulle teste degli studenti esponendoli alla sensazione del dejà vu e alla coazione a ripetere gesta di altri tempi. Rimane il feticcio di una generazione che fu ribelle e che ora o è saltata sul carro del vincitore o pretende che già a venti anni ci si debba sentire vecchi, sconfitti e rassegnati. Ma anche le crisi di coscienza del secolo scorso non le dovrebbero pagare gli studenti. 0'9% È la quota del Pil
che l'Italia spende per l'università: la più bassa dei paesi Ocse. E Tremonti vuole tagliare un altro miliardo e mezzo in cinque anni

(Giorgio Salvetti)


25 ottobre 2008

Salva l'Italia

Ne sono sicuro. Quello di Veltroni sarà oggi un grande successo.
Water avrà il suo bagno di folla.



Ecco, mo' ci ho pure er coperchio...


Ma, trattandosi di Water, più che di un bagno di folla, si tratterà di un grande sciacquone.
E l'acqua, nonostante eretici scienziati, non serba memoria.
Altrimenti come si sopporterebbe la prossima ondata di merda ?


8 settembre 2008

Maestro unico di Welfare vedovo

Quando si tratta di tagliare, le nostalgie monocratiche sono perfette.
Bisogna tagliare il personale scolastico ? Semplifichiamo le funzioni !
I bambini hanno bisogno di un punto di riferimento, così come gli Stati hanno bisogno di un governo compatto e i governi di un leader autorevole. Qualsiasi complessità va scongiurata. Qualsiasi articolazione va esclusa. Qualsiasi difformità di prospettive che necessiti dialogo e confronto va esecrata. Una Chiesa, Santa, Cattolica ed Apostolica. Unità, Unità Unità.
All'inizio della vita di Rifondazione ricordo Gianfranco Nappi, ora felicemente democratico, ma allora in cerca di un ascensore verso il Parlamento, che gridava nella bagarre di comitati politici cruenti : "Compagni, vi prego, cerchiamo di convergere verso un documento unitario...!!!"
Siamo ancora all'antico Egitto delle nostre emozioni, con la piramide, dove infiniti punti convergono verso un punto solo.
SkyTg 24, organo ufficiale del governo fascista mondiale intervista genitori entusiasti di tale soluzione, perchè è vero : dopo la mamma, tante figure confonderebbero il grande infante, che , come la "gente" e gli elettori della Sinistra in vendita,
non capirebbe.
E tuttavia questo discorso nasconde una contraddizione. Se c'è il Maestro Unico, tra questi due

"Prendi e leggi..."                                                                        "Tiè, mi guardo la tele..  

chi rimarrà in piedi ?


2 luglio 2008

Ciociole 18 (Il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

Grammatica politica

Addolorata: "Ma che ha detto Napolitano al Csm ?"
Crociuzzo: " Che l'incostituzionalità del rinvio dei processi va segnalata nelle proposizioni secondarie, ma mai nella principale..."

Grembiuli

Addolorata (al figlio) : "Non dimenticare il grembiule...."
Crociuzzo (sempre al figlio) : " E la squadra, il compasso...il cappuccio..."


Puzze

Addolorata: "Il caso di Emanuela Orlandi puzza sempre di più..."
Crociuzzo: "Puzza de' pedis..."


sfoglia     maggio        luglio
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom