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10 giugno 2011

Conto e racconto : notazione ellenistica o notazione ebraica ?

Ebrei hanno influenzato Greci o viceversa?

Sarà il caso di precisare prima che l’antenato comune è sicuramente la scrittura ieratica egizia.

311-310 a.C. papiro greco di Elefantina.

286-246 a.C. monete di Tolomeo II Filadelfo

78 a.C. monete della dinastia asmonea in Israele.

Nel contempo alcuni hanno notato che numerosi brani dell’Antico Testamento indicano che i loro estensori erano versati nell’arte di cifrare le parole per mezzo dei valori numerici delle lettere ebraiche. A questo punto o l’utilizzo dei numeri con le lettere più antico risale all’ VIII-VI secolo a.C. o i testi biblici sono meno antichi di quanto si pensasse.

Comunque è indubitabile la comune ascendenza egizia.

 

La numerazione alfabetica greco-ebraica ebbe nel Mediterraneo orientale il ruolo che la numerazione latina ebbe nel Mediterraneo Occidentale.

Tale numerazione ha comportato un valore numerico per ogni parola o gruppo di parole.

Poi ha incoraggiato quella pratica poetica, mistica e religiosa che viene chiamata isopsefìa presso gli Gnostici greci e ghematrìa presso i Cabalisti ebraici.

Anche se il collegamento tra scrittura e notazione numerica è molto più antico:

bullet Presso i Sumeri molti dei erano collegati ad un numero (Anu al 60, Enlil al 50, Ea al 40, Sin al 30, Samas al 20, Ishtar al 15)
bullet Sargon il re assiro riteneva che 16.283 fosse il numero del suo nome (epigrafe del VII sec. a.C. a Khorsabad)
bullet Il compilatore di una tavoletta babilonese si firmava 21-35-35-26-44.
bullet In greco  Svetonio evidenzia l’equivalenza tra il nome Nerone e la frase “egli uccise la propria madre”
bullet 300 (Tau = Croce) + 18 (ΙΗ = prime lettere di Iesus) + 31 (anni di Cristo) + 16 (anno del regno di Tiberio coincidente con la Crocifissione) = 365 = Fine del mondo.
bullet 17 in cifre romane (XVII) anagrammato diventa VIXI (ho vissuto, vissi) e cioè “sono morto”
bullet 666 = Lateinos – Diocles Augustus – Qsar Neron – Luther(nuc) – Vicarius Filii Dei
bullet Un principe medievale con il nome che assommava a 284 cercava sposa il cui nome assommasse a 220 in quanto 284 e 220 sono numeri amichevoli cioè numeri i cui divisori sommati riproducono l’altro numero (divisori di 220 sommati 1+2+4+5+10+11+20+44+55+110= 284  mentre divisori di 284 sommati 1+2+4+ 71+142= 220)

 

Nel I sec. d.C. il poeta Leonida di Alessandria versifica distici ed epigrammi isopsefi (nel distico la somma dei valori del primo verso doveva essere uguale alla somma dei valori del secondo verso).

Tale parallelismo lettera/numero si ripercuote anche nelle somiglianze in diverse lingue tra termini quali “conta, contare” e termini come “racconto, raccontare”

Italiano               Contare            Raccontare

Tedesco            Zahlen              Erzahlen

Francese            Conter             Conter

Ebraico            Saphor             Saper

Cinese              Shu                  Xushu

 

 

Presso gli Arabi invece erano diffusi i cronogrammi per fare commemorazioni.

Es. Anno del distacco di Ahmed ibn Ali ibn Abdallah, eroe del Nord-Ovest marocchino dal potere alawita = 1335. 1335 diventa 94+331+90+761+59 e cioè “Maometto salva il mondo dalla miscredenza”.

 

Si sviluppa in tal modo la numerologia, metodo di interpretazione /previsione/speculazione magica.

Esempi:

 

Gli alfabeti cifrati furono anche conseguenza di questa pratica.

 

La numerazione alfabetica risolse in parte il problema delle cifre.

Ad es. 768 si poteva scrivere in 3 cifre piuttosto che in 21

 rimanendo fermi però ad un principio additivo che limitava le possibilità della numerazione scritta.

 


3 marzo 2011

Conto e racconto : I calcoli dell'Apostolo Pietro

A tal proposito vale la pena ricordare lo stretto rapporto simbolico tra sasso e numero :

il cumulo di pietre, il gaelico cairn è un ideale simbolo di molteplicità.

Calcolare deriva dal latino calculus e cioè pietruzza.

Sulle tombe si metteva un cumulo di pietre sia per segnalare il luogo di sepoltura ma anche in un certo senso per quantificare i meriti e l’importanza del defunto (si veda la bellissima scena finale del film “Schindler ’s list”)

L’assimilazione tra sassi e uomini e soprattutto uomini che vengono contati nell’atto di nascere o di morire si può dedurre dal mito di Deucalione e Pirra, dall’assonanza etimologica tra il greco LAOS e il greco LAAS che significano rispettivamente popolo e pietra, infine dall’investitura di Simone/Pietro fatta da Gesù.


8 febbraio 2011

Ad Odifreddi non tornano i conti (avrebbe bisogno della pascalina)

Piergiorgio Odifreddi nel numero di gennaio de “Le Scienze” edizione italiana ha pubblicato un breve articolo su Blaise Pascal ed il suo contributo alla geometria.

Qui Odifreddi ha un po’ ciurlato nel manico, dal momento che si è auto investito del compito di contraddire la chiesa cattolica e la religione su qualsiasi questione. La missione è, in larga parte, apprezzabile ma è possibile esagerare e perdere il rapporto con la verità e l’equilibrio necessario per raggiungerla. In quest’articolo Odifreddi finisce per toppare. Egli dice che a 31 anni Pascal era completamente perso per la scienza ed asserisce che il 23 novembre 1654 Pascal sia impazzito a seguito di un grave incidente in carrozza in cui aveva letteralmente battuto la testa, soffrendo in seguito di forti emicranie e rivelando all’autopsia evidenti lesioni cerebrali. Odifreddi conclude che la religione ed il misticismo erano solo effetti o concause della sua trasformazione, trasformazione folle testimoniata dal memoriale ritrovato cucito in una tasca di Pascal dopo la sua morte in cui è scritto : “Fuoco. Dio di Abramo,Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti. Certezza. Certezza. Sentimento. Gioia. Pace. Dio di Gesù Cristo. Deum meum et deum vestrum. Il tuo Dio sarà il mio Dio. Oblio del mondo e di tutto, fuorchè di Dio. Lo si trova soltanto per le vie insegnate dal Vangelo. Grandezza dell’anima umana (e così via)”. Odifreddi giudica questo scritto assolutamente senza senso, tale da confermare l’ipotesi della pazzia.

 

 

Bella storia, vero ? Peccato che non sia del tutto vera. Infatti Pascal nel 1658 scrive una Storia della “roulette”, anche chiamata “trocoide” o “cicloide”, con la quale si riferisce come si è arrivati per gradi alla conoscenza della natura di tale linea, datata 10 ottobre 1658 (cfr. Oeuvres, pp. 117-142), pubblicata in occasione di un concorso bandito dallo stesso Pascal nel giugno 1658. Inoltre, sempre nel 1658 scrive un Trattato sui seni di un quadrante di cerchio (1658) dove giunse a un passo dalla scoperta del calcolo infinitesimale discutendo l’integrazione della funzione seno (cfr. Oeuvres, pp. 155-158).

Pascal come John Nash, impazzito e poi parzialmente recuperato alla sanità mentale ? O vuoi vedere che, in questi ultimi lampi di genio, c’entra il soffio del buon Dio ?

Abramo, Isacco, Giacobbe, volete smetterla di suggerire le soluzioni al povero Pascal ?

 

 

 

 

 


24 gennaio 2011

Simboli : l'acqua

L’acqua è sorgente, Origine, generazione. Al tempo stesso è mezzo di purificazione, di distruzione, di ricreazione, dunque di rigenerazione, di fecondazione.

Essa è il medio stabile del cambiamento.

In India l’acqua è la materia prima, la prakriti su cui Brahman (l’uovo del cosmo) galleggia così come nella Genesi Dio aleggia sulle acque.

Per i Cinesi l’Acqua è wu-chi, cioè il senza-apice, il Caos, l’Abisso.

In Grecia, Talete considera l’acqua come archè, il principio di tutte le cose.

In Polinesia ed in Australia l’acqua è una potenza cosmica. Per le antiche leggende la vita è portata sulla terra dall’acqua e questo ricorda le attuali teorie circa il brodo primordiale da cui è scaturita la vita.

Per i Tantra l’acqua è prana, energia, linfa vegetale, liquido seminale, origine ma al tempo stesso veicolo di vita.

In molte mitologie il Dio che forma il mondo separa le Acque Superiori (pioggia,neve) dalle Acque Inferiori (mare, fiumi e laghi): le prime costituiscono potenzialità informi, mentre le seconde hanno una forma che è data loro dalla terra.

Con la pioggia l’acqua è dono del cielo ed apporta fecondità e fertilità. L’acqua è anche strumento di abluzione e purificazione: in molte tradizioni (Islam, Giappone, Taoismo, Cristianesimo, Induismo, Precolombiani) a Capodanno si effettua un rituale purificatorio di aspersione.

In Cina Wen-tzu considera l’acqua principio di purezza, mentre Lao-tzu considera l’acqua simbolo di saggezza e immagine del Tao in quanto fluente, libera e senza costrizioni e rigidità: essa è il simbolo del wu-wei, il non-agire, la passività che è al tempo stesso l’azione somma.

L’acqua è anche misura, temperanza: l’acqua nel vino scioglie quello che è eccessivamente concentrato, consentendo di bere senza ubriacarsi. La stessa Eucarestia vede Cristo allungare il vino nell’acqua (trasformando la scarsità in abbondanza), al contrario del Dio greco dell’ebbrezza, Dioniso che lo vuole puro, così come Noè aveva sbagliato bevendo il frutto della vite nella sua purezza e finendo per ubriacarsi e per essere deriso dal figlio Cam. Cristo trasformò anche l’acqua in vino, così come l’Alchimista trasforma un elemento nell’altro (l’Acqua in Fuoco).

In Cina l’acqua è yin si contrappone al fuoco che è yang, ma l’acqua è anche legata al fuoco nel senso che la pioggia è legata al fulmine e nell’Alchimia si cerca di mutare l’acqua in fuoco e il Mercurio alchemico è l’acqua di fuoco, così come lo è ogni sostanza alcolica.

Sempre in Cina l’acqua è indicata negli I-King con il trigramma K’AN (l’abissale) e richiama l’albero dell’acacia, il Nord, il freddo, il solstizio d’inverno, i reni ed il colore nero.

Per i Sumeri l’acqua è un elemento puro ed è designato da un monogramma vocale e cioè –A-, che non a caso vuol dire pure “padre”, “prole”, “discendenza”, “frutto”

Per gli antichi Egizi l’acqua si scrive con l’ideogramma MU (MW) che è la matrice di tutte le cose, collegato con il termine (MWT = madre). Così pure la lettera N è indicata con il simbolo delle onde del mare. Ed un altro termine egizio per acqua è infatti NT.

L’acqua è comunque un simbolo ambivalente, portatore al tempo stesso di vita e di morte.

Nella Bibbia le fonti d’acqua ed i pozzi sono luoghi di incontro e di ristoro nei lunghi viaggi nel deserto dove l’ospite deve offrire l’acqua a colui che è ospitato, così come Rachele offre acqua ad Isacco e Cristo lava i piedi ai suoi discepoli.

 

 

 

Jahvè è come la pioggia di primavera (Zeus), la rugiada che fa crescere i fiori (Zeus, Eos l’aurora), le fresche acque che sorgono dalle montagne (così come il mondo procede dall’Uno nel Neoplatonismo). Sempre nella Bibbia il giusto è come un albero sulle rive di un fiume (l’olivo di Atena). Chi costruisce cisterne per contenere l’acqua è infedele a Dio, giacchè non ha fiducia nel fatto che Dio provvede a tutti e perché presume che un qualsiasi contenitore finito possa contenere l’infinità del flusso delle acque ed infine perché l’acqua conservata è come acqua morta che non serve a nessuno: conservare acqua è per la Bibbia contraddire la natura propria di questo elemento, fluido, dinamico, vitale.

In molte leggende il cervo (Atteone) cerca l’acqua così come l’anima cerca Dio. L’acqua è simbolo di saggezza (fonte del sapere, pozzo di saggezza) e mentre il pozzo richiama il sapere consolidato, la sorgente ricorda la cultura che elabora il sapere.

Gesù è sorgente di vita, dal suo costato esce acqua e sangue (temperanza). Nella Trinità il Padre è la sorgente, il Figlio è il fiume e lo Spirito è l’acqua una volta bevuta. Per Gregorio di Nissa l’Acqua di Vita è profonda come il pozzo ed immobile come il fiume così come in Montale il mare è “vasto ed impetuoso ed insieme fisso” cioè una metafora dell’Assoluto, sorgente inesauribile di tutto ciò che è ed al tempo stesso ricettacolo di tutto ciò che si è già formato.

Per Tertulliano l’acqua è materia perfetta, feconda ma semplice e trasparente, che con il battesimo trasforma l’uomo vecchio in uomo nuovo.

Le fonti di acqua sono considerate luoghi sacri: così nell’antichità la sorgente Castalia a Delfi ispirava le profezie della Pizia, grazie ai vapori generati dal riscaldamento delle acque.

L’acqua è anche un filtro, una prova, un criterio di giudizio e di selezione: c’è chi affonda e chi galleggia (le streghe, il sughero); le acque sono uno strumento di punizione, una ordalia (giudizio di Dio) da cui ad es. Mosè si salva. Le acque calme sono simbolo di pace, le acque agitate simbolo di disordine. E le acque che rompono gli argini sono simbolo di inondazione e di morte: con la rottura degli argini le acque separate si riuniscono e si ricompongono, a spese della terra e di chi ci abita. Così è stato sul mar rosso quando l’esercito egizio è stato travolto dal richiudersi delle acque (ed anche qui Mosè si salva dalle acque) allo stesso modo il diluvio che distrugge il mondo allora conosciuto è l’effetto della riunificazione tra le Acque Superiori (la pioggia) e le Acque Inferiori (mare e fiumi).

Le Acque Superiori (le acque sopra le montagne) sono di genere maschile perché fecondano la terra, mentre le Acque Inferiori e sotterranee sono di genere femminile, rappresentano la terra gravida o la luna e sono infide ed insicure. Le acque amare dell’oceano che l’uomo deve attraversare rappresentano (anche in Dante) l’al di là della vita.

Per l’Islam l’acqua versata produce l’uomo mentre le opere dei miscredenti sono come il miraggio dell’acqua nel deserto per chi è assetato.

Per il mistico Jami il trono di Dio con il suo spirito si erge nell’acqua, mentre per il grande mistico persiano Rumi Dio è l’acqua dell’Oceano mentre le onde sono le creature finite, così come nel buddismo la Vacuità è il mare mentre le forme sono le onde.

La sacralità dell’acqua è tale che anche la abluzioni quotidiane sono un momento liturgico e dopo di esse viene effettuata una preghiera.

Secondo la leggenda Alessandro Magno viene accompagnato nel suo viaggio da un cuoco (brahmano?) che lo deve guidare alla ricerca della sorgente della vita.

Il sangue invece è simbolo solare e di esso si nutre il sole, soprattutto presso gli Aztechi che chiamano “acqua preziosa” (chalchiu-atl) la giada verde. Presso i Dogon l’acqua verde feconda la terra e dà origine a dei gemelli (come Romolo e Remo) metà uomo e metà serpente. Sempre per i Dogon l’acqua equivale alla luce e rappresenta il verbo generatore ed è detta “ spirale di rame”.

L’acqua è come la parola: l’acqua umida presiede alla creazione del mondo ed è come la parola che viene detta, mentre l’acqua secca è come la parola che viene taciuta.

Tale parola taciuta viene considerata anche “parola rubata” al dio Am da Yurugu lo sciacallo (Seth o Anubi) che rappresenta l’Inconscio del linguaggio a cui i Dogon chiedono divinazioni; Yurugu è il fuoco sotterraneo, forse il Sole eclissato dalla Luna o quanto meno il Sole nel suo viaggio notturno negli Inferi.

Il dio Am con l’acqua umida crea il mondo semplicemente creando un suo doppio, Nommo (il suo rapporto con questo doppio si può paragonare al rapporto tra il Nirguna Brahman e il Saguna Brahman ).

Per gli Aztechi sia l’acqua che il fuoco sono legati tra loro dalla loro capacità di dare la morte (annegamento, folgorazione, incenerimento, gotta, idropisia). Narciso, poeta adultero, annega guardando nell’acqua che è mezzo di profezie e visioni poetiche.

Per i Celti l’acqua lustrale è ottenuta immergendo in acqua un tizzone sacrificale. Essi mettono un bacile d’acqua fuori la casa di un defunto per consentire l’aspersione a chi esce da essa (realisticamente anche per evitare un’infezione vista la natura spesso epidemica delle malattie mortali dell’epoca).

Per i Germani le acque si ghiacciano in Ymir, il gigante da cui ha origine il mondo.

L’acqua stagnante è considerata di genere femminile. La Terra genera senza piacere il Ponto, un mare sterile. Di genere maschile invece è l’insieme delle acque dolci su cui galleggia la Terra (in sumero Apsu ). Se i Sumeri considerano il mare dall’acqua salata di genere femminile (Tiamat), per i Greci l’Oceano è maschile e la sua spuma è lo sperma che genera Afrodite.

Tiamat è considerata principio del caos e del male e non si sa se sia il Golfo Persico oppure il mare occidentale (Mediterraneo) visto che per i Sumeri anche Humbaba, il mostro della foresta di cedri, si trova ad occidente.

Per gli Egizi segno e simbolo della creazione è la striscia di fango lasciata dalle acque, mentre la ninfea (il loto?) delle acque primordiali è la culla del sole.

Per il poeta Novalis l’acqua è un principio femminile, sensuale, materno ed il sonno non è che un flusso ed un riflusso delle acque. Per la psicologia del profondo l’acqua è fecondatrice dell’anima: l’acqua ferma, fangosa indica perversione, l’acqua ghiaccia indica frigidità, mentre l’acqua straripante indica l’inconscio all’attacco, la pesca (Platone, Gesù, Melville, Hemingway) rappresenta il conscio che trae a sé l’inconscio. L’acqua profonda è l’inconscio mentre l’acqua superficiale è il conscio.

L’Acquario, undicesimo segno dello zodiaco, è rappresentato come un uomo vecchio con un anfora da cui esce un acqua eterea (aria): quest’uomo è una sorta di mosaico androgino (l’anfora sembra quasi un ventre femminile) e labirintico. Esso è Saturno (satur, saturo, pregno) che libero dagli istinti va verso lo spirito attraverso la sua maternità spirituale.

La dialettica tra acqua e vino spiega la doppia natura del Cristo, celeste (fuoco del vino) e umana (fluidità dell’acqua).

L’acqua è piena di entità misteriose (i pesci, Gesù) e rappresenta l’inconscio. Il sole che s’immerge nel mare rappresenta il viaggio verso il mondo dei morti. L’acqua sotterranea è il Caos originario, l’acqua dal cielo rappresenta la prosperità, i gorghi e i fiumi in piena rappresentano gli sconvolgimenti, i fiumi calmi rappresentano la vita quotidiana mentre stagni e pozzanghere rappresentano geni benefici o malefici. L’acqua versata o sprecata nell’abluzione o dall’acquasantiera va alle anime del purgatorio (quindi niente viene sprecato).

Presso gli Aztechi il paradiso dei guerrieri (simile al Valhalla) è chiamato Tlalocan (paradiso di Tlaloc, dio delle piogge) mentre l’Aldilà degli uomini normali è Mictlan (simile alla terra vichinga Midgard). La guerra invece è detta Atl-tlachinolli (acqua-fuoco) perché è prima di tutto lotta tra gli elementi. Per i Maya il mese dura 20 giorni e il giorno della pioggia, atl, è il nono giorno, spesso un giorno (detto anche Muluc) sfortunato perché apporta umidità e febbri.

Molti luoghi di culto sono vicini ad acque termali e gettare monete in acqua è una forma di offerta alle divinità ctonie (anche così il dio dei morti diventa Ploutos cioè ricco da cui Plutone ) nelle quali si può annoverare anche Ermes dio del commercio ma anche dei ladri e dei crocicchi e psicopompo (la frase “o la borsa o la vita” rispecchia questa ambiguità di Ermes, dio che apporta ricchezza ma che può anche togliere la vita).

Sono state trovate vasche da bagno e catini lustrali sia a Mohenjio-Daro, a Cnosso, a Tenochtitlan, per effettuare abluzioni purificatrici; il battesimo sia nel mediterraneo che nell’antico Messico scaccia il peccato originale e le colpe dei padri. Le divinità ctonie venivano celebrate con acqua sorgiva mentre quelle celesti con acqua fluviale. La pioggia così come la manna è simbolo di Grazia, rugiada celeste, rugiada di maggio (mercurio solforoso).

Le creature dell’acqua (Yin) sono creature dell’inconscio come le Apsara indiane (seguaci di Indra, così come le Muse e alcune ninfe sono seguaci di Apollo), tentatrici di asceti, che si nascondono negli stagni dove fiorisce il loto. L’eroe Puruvaras nel poema Kalidasa ama una ninfa acquatica. Le Ondine, le Melusine; le Sirene sono creature elementari, metà donna e metà pesce, pericolose in quanto vogliono l’anima della loro vittima, visto che loro ne sono prive.

 

 


8 settembre 2008

Maestro unico di Welfare vedovo

Quando si tratta di tagliare, le nostalgie monocratiche sono perfette.
Bisogna tagliare il personale scolastico ? Semplifichiamo le funzioni !
I bambini hanno bisogno di un punto di riferimento, così come gli Stati hanno bisogno di un governo compatto e i governi di un leader autorevole. Qualsiasi complessità va scongiurata. Qualsiasi articolazione va esclusa. Qualsiasi difformità di prospettive che necessiti dialogo e confronto va esecrata. Una Chiesa, Santa, Cattolica ed Apostolica. Unità, Unità Unità.
All'inizio della vita di Rifondazione ricordo Gianfranco Nappi, ora felicemente democratico, ma allora in cerca di un ascensore verso il Parlamento, che gridava nella bagarre di comitati politici cruenti : "Compagni, vi prego, cerchiamo di convergere verso un documento unitario...!!!"
Siamo ancora all'antico Egitto delle nostre emozioni, con la piramide, dove infiniti punti convergono verso un punto solo.
SkyTg 24, organo ufficiale del governo fascista mondiale intervista genitori entusiasti di tale soluzione, perchè è vero : dopo la mamma, tante figure confonderebbero il grande infante, che , come la "gente" e gli elettori della Sinistra in vendita,
non capirebbe.
E tuttavia questo discorso nasconde una contraddizione. Se c'è il Maestro Unico, tra questi due

"Prendi e leggi..."                                                                        "Tiè, mi guardo la tele..  

chi rimarrà in piedi ?


13 luglio 2008

Simboli : Abramo

Abramo ha un'etimologia controversa. Egli è ab-ram (il Padre è esaltato) o ab-raham (il padre delle moltitudini). In tutti e due i casi, ma soprattutto nel secondo possiamo dire che Abramo sia un simbolo stesso di Dio, in quanto Uno che è all'origine dei molti.
Anche quando esce fuori dalla sua dimora (patria) per generare la moltitudine (i popoli del libro), egli è come Dio che in quanto Uno deve uscire fuori di sè (alienarsi) per generare la molteplicità.
Il suo è il primo Esodo, in cui rinuncia a ciò che ha e a ciò che è per acquisire 77 volte tanto. Così come Dio che uscendo fuori di sè, genera un altro sè (il mondo) e dunque si moltiplica.
Nel suo uscire dalla propria dimora, Abramo è simbolo dell'avventura e del rischio, in un certo senso dell'investimento che dovrebbe generare maggiore profitto.
Abramo è disposto a sacrificare suo figlio per il patto con Dio che gli assicura la progenie di un popolo, così come Dio sacrifica suo Figlio per la salvezza del genere umano.
Nel sacrificio, Abramo è simbolo delle fede che sopravvive contro tutte le probabilità (Pascal), della fede in Dio che media tra la sua perdita e la sua ricompensa.
Alla fine ciò che è sacrificato è un surrogato, un sostituto : il sacrificio umano viene sostituito dal sacrificio di un animale. La sostituzione genera una sorta di duplicazione, perciò qui si biforca la storia di due sacrifici, quello del capro sgozzato (Isacco) e quello del capro cacciato nel deserto (Ismaele). E da qui si diparte la storia della gemellanza che tanto ha avuto ruolo nel mito  e nella storia di Gesù Cristo. 
 



Secondo leggende islamiche e tardo giudaiche, Abramo da un lato è generato da Jibril (l'Arcangelo Gabriele) e nascosto in una caverna (come Zeus, come Cristo, come Lazzaro che rinasce dalla caverna in cui è sepolto). D'altro canto Abramo è ucciso (o quasi ucciso) dal  Re cacciatore Nimrod, timoroso di lui (così come Ares uccide Adone e Caino uccide Abele).
Come Uno che genera i molti Abramo, soprattutto nel Medioevo (si pensi a Reims e Notre Dame), assume fattezze androgine (si pensi al seno di Abramo) e, come Gesù, tiene i fanciulli sul suo grembo, riconoscendo la propria discendenza (l'atto del padre di tenere sulle ginocchia il neonato coincide con l'atto di riconoscerlo)


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24 marzo 2008

Gesù, Gesù....il turismo

Che sia Pasquetta e Vespa abbia bisogno della madre di tutte le Cogne e cioè la sacra Sindone e passi....



Che
la BBC faccia documentari che mettano in questione qualsiasi cosa e passi anche questo...
Ma
che la Stampa riprenda con interesse l'argomento, mi sa che lo faccia solo per il miracolo che conoscono tutti gli economisti : più turisti a Torino, più spese, più incassi, più redditi, più spese, più risparmio, più investimenti....
Agnelli di Dio....che pompate gli indotti del mondo, abbiate pietà di noi.


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1 gennaio 2008

Simboli : l'Anno

Il termine Annus viene forse da un arcaico "amnus", dalla radice indeuropea "Am" o "An" che è nel sanscrito "Am-ati" (tempo), o nel celtico "Am" (tempo), e addirittura nel greco "Ennos" da cui il termine "Enos" (vecchio), anche se mi piacerebbe collegare "Ennos" ed "Enos", al cambiamento nella continuità, come sembra apparire in "Enautos", che per me vuole dire "un (altro), uno che si aggiunge che è lo stesso, quello di prima, la ripetizione dell' identico". Personalmente ricollego tale radice "An" o "En" alla radice sumera "En" che vuole dire anche "tempo" (o da "An" che vuol dire "cielo", ma anche "stella", dall'osservazione dei quali il tempo viene misurato).Tale radice si potrebbe collegare al termine "Annus" (cerchio, anello) che viene dal termine "Acnus" e dalla radice indoeuropea "Ac" che sta per "volta,momento, movimento ciclico che scandisce il tempo"). Tutte queste radici ("An", "Aka" "Am") in sumero vogliono dire misurare, cioè "percorrere un ambito con un'unità di misura, scandendo così il tempo". Per cui "Anno" può ben essere il movimento ciclico del cielo che scandisce il tempo, permettendone la misura.



La scansione dell'anno e del cielo è lo Zodiaco la cui rotazione è simboleggiata
dall'Uroboros, il serpente che si divora a partire dalla coda e al tempo stesso si rigenera uscendo dalla propria bocca a significare l'eterno e paradossale rinnovarsi del cosmo pur nella ciclicità del tempo. L'uroboros è metà bianco e metà nero, così come l'Anno ha una metà maschile ed attiva che va dall'equinozio d'autunno all'equinozio di primavera con al centro il solstizio d'inverno, la porta degli Dei, il Sol invictus, il momento in cui nasce Gesù ed una metà femminile e ricettiva, dall'equinozio di primavera all'equinozio di autunno, che ha al suo centro il solstizio d'estate, la Porta degli uomini, il momento della nascita del Giovanni Battista, alter-ego di Gesù stesso.
L'Anno è un modello ridotto del grande Ciclo cosmico con una fase ascendente ed evolutiva ed una fase discendente ed involutiva.
L'Anno bisestile è l'aggiunta che viene fatta per equilibrare il calendario e dunque la misura umana con il ciclo celeste delle stagioni ed è un momento rischioso perchè è la rottura di un equilibrio umano al fine di permettere l'integrazione con l'equilibrio cosmico. Esso può portare alla morte così come può portare all'Eternità, o meglio è la morte intesa come natalizio dell'Eternità. Esso è il rimedio, che può essere farmaco o veleno, ed è il serpente Uroboros stesso che è nascita e morte.  
Nei racconti mitologici irlandesi, un anno più un giorno è l'eternità : l'unità aggiunta è l'apertura che permette di uscire dal cerchio, di sfuggire al ciclo, per instaurarne uno più esteso.
Collegato all'anno è l'anniversario o il compleanno, che lungi dallo stabilire una mera rievocazione, costituisce una delle fasi salienti del ciclo dell'esistenza. In Giappone si distinguono tra gli altri
Il 40° anno : detto "shoro" è l'inizio della vecchiaia e della saggezza (per Confucio a 40 anni non ci si sbaglia più)
il 61° anno : detto "kanreki" è l'anno in cui si ritorna ad essere bambini 
il 70° anno : detto "koki" è l'anno a cui raramente si arriva ed è quindi un privilegio.
il 77° anno : detto "kiju" è l'anno della felice longevità
l' 88° anno : detto "beiju" è l'anno della ridente longevità, l'anno del riso dell'anziano.


p.s. Il ricorso a termini sumeri sembrerebbe improprio, perchè il sumero non dovrebbe essere un'idioma indoeuropeo, ma chi scrive ha qualche dubbio in proposito e vuole più liberamente giocare con le lingue e le parole


26 dicembre 2007

La morale della favola (post dedicato ai bambini ma rivolto agli adulti)

Dietro la storia di Babbo Natale e della Befana c'è la storia oscura di un'immane tragedia, una tragedia che si consuma ogni giorno e si consumerà per altri decenni ancora : la morte a migliaia dei bambini e dei neonati. Perchè mai Novembre è il mese dei morti e perchè mai Babbo Natale e la Befana non arrivano d'estate ? Ve lo siete mai chiesti ?
Perchè d'inverno si muore : col freddo, col fuoco, col fumo, coi vapori, con la violenza familiare, con la disperazione. Ed a morire per primi sono i più deboli, i bambini, i vecchi e le donne. Ma di più i bambini, quelli appena nati.
All'inizio del secolo ventesimo nella Londra imperiale, mio nonno paterno che si trovava in una situazione discreta, generò otto figli (l'ultimo dei quali, nato nel 1909, è mio padre). Di questi uno neonato morì bruciato dalle fiamme del camino, una bella bimba dagli occhi chiari (ho le sue foto) morì di crup soffocata dal pus perchè l'infermiera in casa non riuscì a rimetterle il tubo che le era stato inserito per farlo defluire, un terzo morì di febbre spagnola a 14 anni. Si moriva, si moriva d'inverno. E' una lunga storia di morte quotidiana, che non è un'evento, ma il rumore attorno all'evento.
Chi è Wotan che caccia nelle notti d'inverno e che scende per i camini se non un dio della morte ?
Perchè le fanciulle mettevano le calze con una qualche carota per il suo cavallo, se non per impetrare mercè ? Perchè la sua ombra passasse altissima sulle loro case, senza prendersi uno di loro.. e al posto della morte portasse una volta tanto qualche dolce, qualche balocco...



E vi siete dimenticati della notte di Betlemme ? Che vuol dire Betlemme ? E chi è davvero  Erode ? Perchè i Magi proteggono il bambino da lui ?
Betlemme deriva dal cananeo Beth-lahamu (la casa di Lahamu).
Lahamu è un' antica divinità acquatica e funebre sumerico e poi semitica, chiamata "Il peloso" (non vi ricorda "Nicola Peloso"?) che secondo le leggende entrava nelle case attraverso le aperture per l'acqua o per il fumo..
Il nome fu cambiato in
Beth-lehem (casa del pane). Perchè ? Perchè Gesù nascendo aveva sconfitto il demone e Gesù era il pane appena sfornato dal grembo di Maria (l'analogia tra pane e neonato mi è stata prestata dalla lettura di Vance Packard). Gesù era l'uno-su-mille-ce-la-fa.
E la nascita di Gesù al solstizio d'Inverno è quello che a Napoli si dice "quann' se vota a' cap' d'o cavall'" (il giro di boa), il momento in cui le giornate si cominciano ad allungare, in cui ci sarà più calore, in cui ci saranno più speranze di sopravvivenza. Gesù bambino è il vindice di tanti bambini minacciati dalla morte, il primo di una schiera infinita, una schiera che deve sfilare nelle nostre menti e nei nostri cuori ogni qual volta diamo un regalo.


Non voglio rovinare la figura di Babbo Natale. Essa è il prodotto di come l'uomo riesce con la poesia e l'immaginazione a fare della realtà qualcosa di aperto al possibile ed al magico, quanto più gli eventi ci fanno rimanere schiacciati alla realtà dura e cruda.
Ma è ora che grazie all'ambiguità dei simboli noi ci abituiamo per il bene e per il male a guardare sempre l'altra faccia della medaglia. A ricordare i tanti bambini che sono morti senza nome. A fremere per i bambini che morranno senza nome. Ed a fare ognuno di noi, individualmente e collettivamente, qualcosa almeno per alleviare questa tempesta che dura da quando è nato l'essere umano.


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24 dicembre 2007

Babbo Natale

Nella figura di Babbo Natale si sono incrociati tanti miti e tante figure simboliche.
In primo luogo, al solstizio d'inverno c'era presso molte popolazioni l'abitudine di festeggiare il momento in cui il Sole avrebbe di nuovo cominciato a rendere le giornate più lunghe, più calde e più atte a favorire la coltivazione agricola. In queste feste era frequente lo scambio di doni.
Nell'antica Roma c'erano più o meno nello stesso periodo i
Saturnali, dove oltre al sovvertimento rituale dell'ordine sociale (mutuato dal nostro Carnevale), c'era uno scambio di doni simbolici.
Già presso i Cristiani dei primi secoli a Roma c'era lo scambio delle
"stranae" o "strenae" (da cui strenna).



In secondo luogo, allo scambio di doni, si sovrappone il portatore dei doni. Nel Vangelo di Matteo
alcuni Magi provenienti da Oriente portano doni al neonato. Uno dei Magi,Melchiorre è rappresentato a partire dal  IX secolo come un vecchio dalla barba e dai capelli lunghi bianchi. Un'altra figura simile è quella di Wotan, dio canuto e barbuto della mitologia germanica che una volta all'anno fa una grande battuta di caccia ed al suo passaggio i bambini devono appendere i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Wotan avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Con questi archetipi, si passa dalla scambio di doni ai doni per i Bambini, che sono figure del Sovrano Bambino e cioè Gesù omaggiato dai Magi.



L'incontro tra le figure dei Magi d'Oriente e Wotan si ha con un personaggio storicamente esistito : San Nicola di Myra, più noto come
San Nicola di Bari, nato e vissuto in Asia Minore, il quale si servì della sua eredità per aiutare i poveri. Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva degnamente maritarle, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo, che così poté onestamente sposare le figlie. Anche San Nicola viene nell'iconografia viene descritto con una lunga venerabile barba da Padre della Chiesa. Il culto di San Nicola, oltre che sull'Adriatico dopo la conquista di Myra da parte dei musulmani nell' 809 e la traslazione delle sue spoglie in Occidente nel 1087, diventa molto diffuso in Russia. Non si sa se i Vichinghi abbiano conosciuto San Nicola in Russia come Vareghi o come Normanni a Bari, di cui erano diventati i padroni qualche anno prima della sua traslazione. Comunque è probabile che quest'incontro abbia determinato la fusione tra le due figure dei Magi e di Wotan. San Nicola sussume attraverso la leggenda delle tre fanciulle e dei tre sacchi d'oro, la figura dei Tre Re Magi, oltre alla figura della Trinità di cui si dice fosse stato sostenitore contro Ario (ed infatti viene simboleggiato da un bastone e da tre palle d'oro).  Wotan invece viene dalle leggende trasformato in un demone che terrorizzava il popolo insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria durante la notte, aggredendo e uccidendo i bambini in modo orribile (una deformazione del mito originario germanico). Un sant'uomo (per alcuni lo stesso San Nicola) si pone alla ricerca del demone e lo cattura imprigionandolo con dei ferri magici o benedetti. Obbligato ad obbedire agli ordini del santo, il demone viene costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando dei doni ai bambini. In altre versioni della stessa leggenda il mostro ammazzabambini assume il nome del santo (Pelznickel ovvero Nicola Peloso) e va a trovare i bambini nel sonno (un antesignano di Freddie Krueger), in altre ancora San Nicola viene accompagnato da Zwarte Piet (Pietro il Nero), un moro che a volte simboleggia il mostro stesso (i musulmani) che picchia i bambini, ed a volte simboleggia forse Baldassarre o l'apostolo Pietro che con un bastone picchia il mostro. Come la leggenda di Wotan, così la leggenda di San Nicola viene cambiata, facendola somigliare di più a quella di Wotan : infatti la leggenda così trasformata viene ricordata anche nel Purgatorio di Dante (XX, 31-33), e si aggiunge in essa che la terza notte trovando chiuse tutte le finestre Nicola fu costretto ad arrampicarsi sul tetto per calare le monete giù dal comignolo. L'oro, cadendo, si infilò nelle calze delle fanciulle appese ad asciugare vicino al camino e, da allora in molti paesi sarebbe rimasta la tradizione di appendere calze la notte di Natale per ritrovarle la mattina dopo colme di doni.



Alcuni secoli dopo, "San Nicolaus" diventa negli Stati Uniti (attraverso la mediazione dell'olandese Sinter Klaas o Sint Nicolaas)  "Santa Claus" e perde gli attributi vescovili che sino ad allora aveva conservato. Il suo aspetto attuale viene progressivamente ricostruito da poesie ( Una visita di San Nicola, ora più nota con il titolo The Night Before Christmas del 1823 e forse parodiata da un
famoso film), cartoline, vignette. Fino al 1863 Babbo Natale è un vecchio con la barba bianca, snello, con un lungo abito verde scuro. L’immagine soffice e tonda che tutti conosciamo di Babbo Natale, nasce nel 1860, quando il Presidente americano Abraham Lincoln, come arma di guerra psicologica nei confronti della Germania, chiese al caricaturista americano Thomas Nast di ridicolizzare l’immagine del Santa Claus tedesco (o meglio di Pelznickel) : Nast lo ingrassò, enfatizzò le curve con una cinta nera in vita e decise che Babbo Natale era certamente nato al Polo Nord, e che doveva avere le guance rosse. Per via della rigida disciplina tedesca, Babbo Natale scriveva una lista dei buoni e dei cattivi. La slitta, che riesce a portare un sacco così grande da contenere regali per i bambini di tutto il mondo, non è altro che una caricatura della mitica Station Wagon.


Poi Babbo Natale è stato manipolato dalla Coca Cola. Ma questa è storia d'oggi.

p.s. Ringrazio i link da cui ho tratto spunto e che ho scopiazzato a destra e manca.

p.p.s
. Buon Natale !!!        


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