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5 aprile 2009

Fabio Sebastiani : il dramma crisi. Epifani si rivolge al governo

<<Silvio Berlusconi». E' l'unico nome che il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani pronuncia dal palco quasi a metà del suo discorso. E la piazza, anzi l'immensa distesa di giovani, donne, pensionati, lavoratori e migranti, quanti non se ne erano mai visti in una iniziativa del sindacato, risponde immediatamente con una sonora bordata di fischi. Il segretario della Cgil fatica a riprendere la parola. E se avesse citato Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, rispettivamente segretari generale della Uil e della Cisl, cosa sarebbe successo?
A parte questa "irriverenza" i tre milioni di ribelli, guerriglieri e fannulloni del Circo Massimo (2 milioni e settecento mila secondo gli organizzatori e solo 200mila secondo la questura) si comportano da veri e propri gentlemen.
Osservano composti il lungo minuto di silenzio in onore dei morti sul lavoro e degli sventurati che giacciono in fondo al "mare mostrum" Mediterraneo. Cantano e ballano "Bella ciao", accompagnati dal vivo dai Modena City Ramblers. Si commuovono, infine, alle note del film "Il postino" suonate da Louis Bacalov e alla lettura della lettera del figlio di un ex-tuta blu dell'Ilva da parte di Pierfrancesco Favino alias Giuseppe Di Vittorio.
Rispetto al 2002 non c'è poi così tanta differenza. Quella storia, fatta di attacco ai diritti e di una Cgil in solitario deve ancora concludersi, in fondo. Di diverso da allora c'è la crisi economica. E non è poco. Nonostante le difficoltà scandite dalla cassa integrazione e dai licenziamenti a Roma sono arrivati tanti lavoratrici e lavoratori, soprattutto dal Sud.
Ed è proprio battendo il tasto della crisi economica che Epifani imposta il suo discorso. Chiede, al Governo un tavolo urgente sulla crisi, e a Cisl e Uil il referendum unitario sull'accordo separato. Due richieste non nuove, che dal grande catino del Circo Massimo assumono però tutto un altro significato.
La crisi economica «non la si può affrontare con battute e con misure non all'altezza», dice il leader della Cgil. Ed è per questo che occorre aprire «un tavolo vero di confronto» tra governo e parti sociali. «Se sono vere le parole del nostro presidente del Consiglio, prima di partire per Londra, di non voler lasciare indietro nessuno, chiediamo formalmente - scandisce Epifani dal palco - di aprire subito un tavolo vero di confronto perchè si possa ascoltare realmente e concretamente le cose da fare per fronteggiare questa crisi». E questa richiesta, puntualizza il numero uno della Cgil, «non è una sfida ma un invito a verificare se è possibile avere un tavolo vero di confronto». «Non siamo in grado - prosegue Epifani - di fare previsioni attendibili ma se la ricchezza del paese crollerà nel 2009 del 4%, questa caduta non la si può affrontare con battute e misure non all'altezza dei problemi. Dietro questi numeri astratti, infatti, ci sono i problemi, le prospettive e la vita di milioni e di milioni di persone».



Per il resto, il leader della Cgil si limita a rimbrottare senza enfasi la Confindustria per aver firmato l'accordo separato e ad invitare gli altri due sindacati a sostenere la prova del consenso davanti ai lavoratori. «E' una bella contraddizione - sottolinea - aver accettato di tenere la consultazione alla Piaggio e averla negata alla Fincantieri». «Non si può giocare con la democrazia», ha concluso Epifani. Nel rilanciare i quattro punti della piattaforma Cgil (giustizia fiscale, tutele verso i pensionati, ammortizzatori sociali ed estensione della cassa integrazione ordinaria, politiche industriali) Epifani affaccia l'idea di un tetto agli stipendi dei manager. Citando l'esempio degli altri paesi industrializzati, il leader della Cgil spiega che il tema «non è da sottovalutare». «Non è giusto - afferma - che i manager guadagnino duemila volte più di un giovane apprendista o precario. Anche da noi, con i compensi dei cento manager più importanti si possono pagare i salari di diecimila lavoratori». Epifani conclude il suo intervento con una dedica un po' speciale. «Vorrei dedicare queste nostre giornate di mobilitazione a chi - dice - come la ragazza che ci ha scritto, non può nemmeno dire di aver perso un lavoro stabile perché non lo ha mai avuto». La prossima battaglia importante sarà sui precari? Lo sapremo presto. A giugno cominceranno ad uscire dalla pubblica amministrazione diverse migliaia di lavoratori precari.
Prima del segretario della Cgil hanno parlato diversi lavoratori e lavoratrici colpite dalla crisi. Hanno chiesto semplicemente alcune misure di sostegno al Governo. «Caro Berlusconi si faccia un decreto per i lavoratori dopo tanti decreti ad personam. Porti la cassa integrazione all'80% dello stipendio e allunghi la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane». È stato questo l'appello di un operaio cassintegrato dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, Mario Di Costanzo. Molto bello l'intervento di una giovane insegnante precaria di Cremona, Rossella Zelioli, che ha sottolineato il bisogno di «difendere la scuola pubblica», in linea con quanto più volte ripetuto dalla studentessa fiorentina Marta Lavacchini, intervenuta a sua volta dal palco. Al Circo Massimo è stata forte anche la presenza degli immigrati, che hanno applaudito il discorso di Joseph Walker. Il migrante ha chiesto «di superare i legami che la Bossi-Fini prevede tra permesso di soggiorno e rapporti di lavoro». «Chiediamo servizi e non bonus», ha ammonito infine la pensionata settantenne Enza Talciani di Roma.
Nel corteo anche tanti studenti. Secondo l'Unione degli Universitari almeno diverse migliaia e un po' da tutte le parti d'Italia . «Questa grande partecipazione - afferma l'Udu - sottolinea come gli studenti universitari chiedano a questo governo politiche differenti per uscire dalla crisi, che partano da un rinnovato senso di solidarietà fra lavoratori e studenti, fra giovani e anziani». Gli studenti hanno distribuito in piazza un kit con le loro proposte per sostenere l'università e il sistema formativo, «perchè un Paese che non investe in formazione è un Paese sempre in crisi». L'Onda, invece, ha "distribuito" scarpe contro il ministero della Pubblica istruzione. Diverse centinaia hanno partecipato al corteo dalla Cgil concedendosi un originale "fuori programma" in viale Trastevere, dove sono accorse le forze dell'ordine per impedire che gli studenti raggiungessero il portone del ministero.


5 aprile 2009

Antonio Sciotto : «Tavolo con il governo. Contratti, voto unitario»

 

All'inizio del suo intervento davanti all'enorme platea del Circo Massimo, Guglielmo Epifani non può che ricordare la giornata del 23 marzo del 2002, quella dei 3 milioni in piazza in difesa dell'articolo 18, che «scrissero una pagina storica, che nessuno ha scordato». E anche se dietro il palco c'è Sergio Cofferati, non si può fare a meno di notare che siamo in un'altra Italia, che sembra lontana anni luce, eppure l'antico circo romano riesce a essere ancora una volta pieno: oggi parlano gli operai in cassa integrazione, i precari sull'orlo del licenziamento, i medici che non vogliono denunciare gli immigrati, gli stessi - ormai tantissimi - stranieri che danno un contributo indispensabile alla nostra economia. E anche i pensionati, gli studenti dell'Onda. La parte di società colpita dalla crisi: e la Cgil chiede al governo un «confronto vero».
Epifani prende spunto dal G20 di Londra, dove Berlusconi ha chiesto - proprio lui - «attenzione all'umano e al sociale»: «Se quelle parole erano sincere, accetti finalmente di incontrarci». E poi si rivolge a Cisl e Uil: «Contro l'accordo separato hanno votato 3,4 milioni di persone, e quando lavoratori e pensionati si esprimono è una cosa che non si deve mai irridere. Ma noi siamo disposti a mettere tutto da parte se accettate di indire un referendum unitario. E accetteremo l'esito come vincolante». 




Questo il cuore del messaggio Cgil lanciato ieri, ma il segretario ha rievocato prima di tutto i passaggi che hanno portato al Circo Massimo: si parte dal 30 ottobre, la grande manifestazione sulla scuola, in quel caso unitaria, anche se quello stesso giorno ci fu con Cisl e Uil la rottura sul contratto; poi il 5 novembre, quando la Cgil presenta le sue 6 richieste al governo contro la crisi ormai galoppante; si passa al 12 dicembre, lo sciopero generale, articolato però per territori. Poi Epifani passa direttamente al 5 marzo, la manifestazione dei pensionati. Salta il riferimento allo sciopero congiunto del 13 febbraio di Fp e Fiom, vissuto con grandi contrasti all'interno della confederazione, ma poi fatto proprio da tutta la Cgil: un'omissione che ha fatto salire i malumori dalle due categorie.
Tornando al discorso sul governo, Epifani ha spiegato che «c'è un abisso tra quello che avrebbe potuto fare contro la crisi e quello che ha fatto finora». «A parte quello che è stato dato alle banche, ha stanziato solo 4 miliardi di euro: cifra così bassa che non ha paragoni rispetto a quanto hanno fatto all'estero». «Intanto il tempo passa, la cassa ordinaria si avvia per molti alla conclusione, senza che venga prolungata e resa più cospicua, come noi chiediamo. Tanti precari perdono il posto, ma per loro non è chiaro cosa sia disponibile, e comunque è poco e per troppo pochi. Perché non si attua una moratoria dei licenziamenti? Non si è sospesa la Bossi-Fini, e tanti immigrati con il lavoro perdono anche il permesso di soggiorno. Sulle donne si dicono tante parole in libertà, tacendo che nel 2009 rimarranno senza posto 340 mila lavoratrici in più. Ai pensionati si dà una social card che non funziona, invece di aumentare i loro redditi. Quanto ai dipendenti, e agli stessi pensionati, sono quelli che oggi pagano di più la crisi, e che nel 2008 hanno pagato 8 miliardi di euro in più al fisco mentre si allentava il contrasto all'evasione fiscale: perché non si parte dalla restituzione del fiscal drag?».
Domande rivolte al governo, insieme ad altre critiche: contro la manomissione del Testo unico sulla sicurezza del lavoro, contro le tante violazioni ai diritti degli immigrati ispirate dalla Lega, dai medici che denunciano alle ronde, contro l'indebolimento del diritto di sciopero. Da qui la richiesta di un tavolo al governo: «Per parlare di 4 temi: la politica industriale del paese, dalla crisi Fiat a quella della chimica; gli ammortizzatori sociali e lo stop alla cacciata dei precari; il reddito dei pensionati; la giustizia fiscale e la lotta all'evasione».
Ma c'è anche un messaggio alla Confindustria, a Cisl e Uil: «Il tavolo dovrebbe andare bene anche a voi». E ai due sindacati: «Queste battaglie le avremmo potute fare insieme, non ci può essere divisione». Ma poi il segretario Cgil passa al nodo dell'accordo separato sui contratti, e qui dice a Confindustria che «ha fatto un errore gravissimo a firmare senza la Cgil, perché poi si rischia di creare una confusione che danneggia anche le imprese». E a Cisl e Uil ricorda i 3,6 milioni di votanti al referendum, con i 3,4 che hanno detto no, e dunque propone una votazione unitaria: «Il nodo della democrazia e della rappresentanza è centrale, lì possiamo tentare un'intesa unitaria. Ma sapendo che per noi non ha senso votare una volta sì e una no: o c'è democrazia sempre, o non c'è mai». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni risponde piccato che «il paese ha bisogno di piazze sindacali e non elettorali» e che «la Cgil sui contratti ha una linea antagonista ormai fuori dalla storia».
Dal palco hanno parlato, precedendo Epifani, alcuni delegati. Ha iniziato un operaio della Fiat di Pomigliano, che ha spiegato come ormai nello stabilimento campano si siano fatte 23 settimane di cassa, «e altre ci aspettano: ma il governo non fa altro che caricare i lavoratori quando protestano». Una giovane precaria della scuola ha parlato dell'ansia che prova ogni anno il 30 giugno, quando finisce il contratto, e poi si è riferita al prossimo primo settembre: «Forse io e altre migliaia di precari non avremo più il posto». Un lavoratore immigrato chiede agli italiani di stare vicini agli stranieri del paese, nelle battaglie «contro le leggi inique e il clima di xenofobia che il governo sta imponendo». Una pensionata ricorda l'umiliazione della social card, un medico di Palermo rivendica con orgoglio il suo rifiuto - e quello di tutta la Cgil - a denunciare gli immigrati bisognosi di cure.


26 agosto 2008

Abbandonato da Dio e dagli uomini

Gianni Alemanno ha detto che i turisti olandesi sono stati imprudenti a pernottare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini. 



Non c'è posto che un fassista non abbia esplorato e riportato sotto l'ala protettrice della Patria...

Ecco, io penso che questa sia una frase sensata da parte di un amico della coppia o da qualunque buon uomo non abbia una carica istituzionale che preveda il controllo del territorio, quello conservato da Dio e pure quello abbandonato. Perchè forse Dio può abbandonare qualche pezzo del comune di Roma, ma la sovranità e l'attività amministrativa e di polizia non sono collant : non prevedono buchi o smagliature se non in casi eccezionali, soprattutto se sulla questione sicurezza proprio Gianni Alemanno ha ridotto i coglioni di tutti gli elettori romani in striscioline sottilissime, evidenziandone la duttilità.
Proprio per questo mi immagino il ritorno dei malcapitati turisti in Olanda, dove un amico dirà loro "Siete stati proprio imprudenti a sostare in quel posto abbandonato da Dio e dagli uomini..e con quel sindaco poi...chi pensate possa proteggere quel pover'uomo ? ".
Ecco, detta così sta proprio bene.


3 luglio 2008

Cesare Pavese : legna verde

Ora è solo.
L'odore inaudito di terra
gli par sorto dal suo stesso corpo
e ricordi remoti (lui conosce la terra)
costringerlo al suolo, a quel suolo reale
Non serve pensare che la zappa
i villani la picchiano in terra
come sopra un nemico
e che si odiano a morte come tanti nemici.
Hanno pure una gioia i villani :
quel pezzo di terra divelto.
Cosa importano gli altri ?
Domani nel sole
le colline saranno distese, ciascuno la sua.





Pavese qui descrive in maniera visionaria
la matrice di ogni leghismo :
il rapporto vischioso e aggressivo
con la terra, con se stessi, tra di loro
L'egoismo del signorotto medievale
che ordina lo spazio secondo le linee della proprietà.
La città ridotta a fortilizio.
L'odio per Roma nasce da qui :
non può esistere una città che racchiuda sette colli.
Non può esistere la res publica.


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23 febbraio 2008

Il piano regolatore di Roma

 Dal 1991 ad oggi circa 300.000 abitanti sono andati a vivere fuori dalla cintura metropolitana di Roma mentre i luoghi di lavoro si concentrano nel centro storico, nei quartieri della prima periferia e all'Eur. Ogni giorno 800 mila persone sono costrette a un estenuante pendolarismo. Inoltre, al posto di chi è andato via vivono a Roma oltre 400 mila stranieri, in balia del «mercato» e costretti a finanziare un imponente fenomeno di affitti sommersi: non si trova un posto letto a meno di 400 euro al mese. Una stanza vale oltre 600 euro. E intanto le case popolari non si costruiscono più. Tutto ciò è accettabile dalla sinistra?
Passiamo alle «perle» del piano regolatore. Il piano, ci viene detto, «tutela 88 mila ettari di territorio di Roma, due terzi dei 129 mila ettari complessivi». Bello, no? Ma non è vero. E' lo stesso comune di Roma ad aver certificato che già nel 2004 il cemento e l'asfalto coprivano 46 mila ettari. Dunque già prima che il piano fosse approvato la tutela riguardava meno dei due terzi del territorio. Il piano poi prevede la costruzione di 70 milioni di metri cubi di cemento. Una stima prudente dice che verranno consumati almeno 15mila ettari di agro. La metà del territorio di Roma sarà dunque coperta di cemento e si continua senza pudore a dire che i due terzi sono tutelati. Ancora. Per giustificare il diluvio di cemento (70 milioni di metri cubi per una città che non cresce da vent'anni) si dice che il vecchio piano prevedeva ben 120 milioni di metri cubi e che pertanto ne sono stati tagliati 50. Non è vero. Il calcolo è stato effettuato sommando tutte le cubature lì previste, quelle private e quelle pubbliche. In un piano «pubblicistico» come quello del 1965 erano previsti ben 9.000 ettari di servizi pubblici: 180 milioni di metri cubi. Et voilà i 120 milioni di residuo: scuole e ospedali sono stati considerati come abitazioni private!


(Paolo Berdini)


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16 febbraio 2008

Roma kaputt mundi

 Lunedì verrà approvato il nuovo piano regolatore, si fisseranno cioè le regole delle trasformazioni della città che devono valere per tutti. Il giorno dopo, come se nulla fosse, sarà approvato un altro pacchetto di deroghe. Dal 2003 - anno in cui il nuovo piano fu adottato dal consiglio comunale - sono stati approvati almeno trenta grandi progetti in variante.
Una delle nuove deroghe, in particolare, rappresenta il de profundis delle promesse contenute nel nuovo piano regolatore. Nel comprensorio della Bufalotta - a nord di Roma - doveva essere realizzata una delle centralità urbane, la spina dorsale della nuova città. Attività pregiate, uffici e terziario in periferia, così era scritto. Martedì si imporrà al consiglio comunale, nonostante il voto contrario del municipio competente, di cambiare le regole: al posto degli uffici nuove case. E se cadono le centralità cade conseguentemente tutto il piano regolatore. Non resterà altro che periferia che si aggiunge a periferia.
Come nel caso di Tor di Quinto. Lì il nuovo piano regolatore prevedeva attività produttive. Con un accordo di programma si è permesso di costruire uno scandaloso complesso di case a pochi metri dalla via Flaminia. E pensare che a poche centinaia di metri da questa nuova speculazione, nel mese di novembre fu barbaramente assassinata una giovane donna, Giovanna Reggiani, che percorreva una strada senza illuminazione pubblica. Ma invece di migliorare la città esistente si è scelto deliberatamente di continuare un'espansione senza fine. Roma è una città senza regole, dove ha trionfato la proprietà fondiaria e la peggior speculazione immobiliare.
Sempre con il grimaldello dell'accordo di programma, in soli 7 anni sono stati realizzati in periferia 28 grandi centri commerciali e ipermercati. Mettono a disposizione della città oltre centomila posti auto che alimentano ulteriormente un traffico già caotico. Causeranno la chiusura definitiva di centinaia di vecchie botteghe artigianali e di negozi, perché non in grado di sostenere la concorrenza della grande distribuzione internazionale.

(Paolo Berdini)


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25 novembre 2007

Ciociole 12 (Il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

Sex Tax

Addolorata : "Anche le prostitute devono pagare le tasse..."
Crociuzzo: "L'accertamento fiscale sarà col guanto o senza ? "

Incastrato

Addolorata: "Aggressore di una donna rimane incastrato..."
Crociuzzo: "La donna ora lo vuole portare all'altare ? "


Borse, vite e copricapi

Addolorata: "Coppola è stabile in ospedale..."
Crociuzzo: "Baschetto e cilindro invece sono in lieve discesa..."


L'archeologia secondo Rutelli

Addolorata: "Ritrovata la grotta di Romolo e Remo..."
Crociuzzo: "Hanno scoperto anche il rogito firmato dai due gemelli ? "




QUESTO ED ALTRO SU MINIMIMEDIA



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2 novembre 2007

Volemose male : siete rumeni !

 La nascita del Partito Democratico e l'ascesa di un gran ruffiano, del grande distillatore degli escrementi della politica italiana al suo vertice peggiorerà il clima già pestilenziale che si respira in questo paese. Il suo conflitto di interessi tra l'attività di sindaco e quella di leader di un partito al governo ha già avuto i suoi marci frutti : poichè come sindaco aveva difficoltà a gestire la presenza forte di rumeni nella sua città (problema che egli a Giugno ha tentato di risolvere in maniera più dignitosa) egli ha approfittato in maniera spregiudicata della violenza perpetrata da un rumeno (o da un rom proveniente dalla Romania ma ormai non conta più nulla...) per mostrare ai suoi concittadini di essere l'uomo forte del governo debole e per cancellare in un colpo solo qualsiasi velleità di riformare la Bossi-Fini e qualsiasi remora della Sinistra di fronte all'ondata xenofoba che sta interessando il nostro paese. I fascisti sono di nuovo a Roma, grazie a Water Veltroni che si lamenta con la sua solita lagna buonista del fatto che la Romania non deve approfittare dell'ingresso nell'Unione Europea per aprire i boccaporti e mandare migliaia di persone in un altro paese europeo.

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L'uomo che ci vuole convincere che la Destra è la Sinistra dimentica in tale frangente che l'Italia si sta mangiando, assieme ad altri paesi, l'intera Romania (dove l'80% della banche commerciali è controllato da azionisti esteri e dove la privatizzazione galoppante si sta risolvendo in una alienazione delle industrie romene al capitale estero) e con risultati per niente sicuri per quanto riguarda lo sviluppo sociale della Romania dove i poveri sono almeno il 25% della popolazione.
Senza contare che in Romania noi delinquenti incapaci ci permettiamo anche di voler esportare i rifiuti che non riusciamo a trattare. Sintomatico il fatto che Il 16 marzo 2005, una delegazione di imprenditori, tutti rigorosamente privati, sono partiti in “missione econonica” in Romania. Undici le aziende, tutte campane, partecipanti. Ma il problema di fondo è che delle 11 imprese campane andate in Romania quel giorno, e che poi hanno iniziato a fare affari con Bucarest, oltre la metà sono state e sono tuttora coinvolte in inchieste giudiziarie in tema di ecomafie e quindi oggetto di ostative prefettizie ai sensi della legislazione antimafia italiana. Legislazione, quella antimafia, che invece in Romania non esiste. Preoccupa particolarmente il fatto che vi abbia partecipato, proprio per il settore ecologia-ambiente, qualcuno reputato dalla magistratura e dalla DDA contiguo ad uno dei più feroci clan di camorra del napoletano.
Ora, se noi in Romania esportiamo monnezza, perchè la Romania non deve aprire i boccaporti , caro il mio Veltrone, lenone della Sinistra italiana ?


1 novembre 2007

Il nuovo della politica è senza paletta

Walter Veltroni sarebbe il nuovo della politica. Peccato che sin dall'inizio di questa sua ambigua parabola, egli abbia adottato stili di comportamento ad un tempo antiquati e poco decorosi.
Decenza richiedeva che, diventato segretario del Partito Democratico, egli abbandonasse la carica di sindaco, non foss'altro perchè una persona seria dovrebbe pensare di dedicarsi con grande concentrazione ad uno solo degli incarichi, dato l'impegno che ognuno di essi comporta e data la necessità di non mostrarsi abbarbicato alle poltrone.



Invece, nell'orgasmo proprio di chi viene consumato dalla detenzione del potere, Veltroni non ha nemmeno lontanamente pensato a dimettersi, anche perchè, dice lui, la Cdl pure ha fatto così. E, visto che la merda c'è, perchè non assumerne il colore ?
Non c'è che dire, un bel messaggio a chi è scoraggiato dalla politica.
Cominciamo male e , vedrete, continueremo peggio.


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21 ottobre 2007

Per la Cgil è il tempo delle castagne....(uso del logo a cura della vicesegreteria ombra)

Cantone : "In settimana si parlerà delle bandiere della Cgil alla manifestazione..."



Sinistra Cgil: "Per fortuna la manifestazione ci ha addolcito un periodo amaro...così ci farete solo due marroni glacés..."


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