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16 febbraio 2010

Maurizio Galvani : L'Ue non salva la Grecia

 

Pieno sostegno agli sforzi di Atene per uscire dalla crisi ma niente aiuti finanziari da parte della Ue. Ma senza far conoscere le modalità di intervento. Questa la decisione presa ieri a Bruxelles dai capi di stato e di governo riuniti in un vertice straordinario. In realtà la vera intesa sul da farsi è stata fissata in un minivertice ristretto a Germania, Francia, Bce, il primo ministro greco George Papandreou e al neo presidente della Ue, Herman Van Rompuy.
La cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno fin dall'inizio dettato l'agenda per il salvataggio del paese ellenico, che rischia il fallimento. Per ora l'azione europea si limita a una semplice azione di monitoraggio, giusto per capire se l'allievo sta adottando - e in che modo - le misure per ridurre il debito: almeno il 4% in meno entro il 2010. Il governo del leader socialista Papandreou ha comunque promesso che, a fine 2012, il debito pubblico sarà portato al 3% del Pil (si parte dall'attuale 12%). 



La Ue - insieme alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale - non sborserà nemmeno un euro, ma si limiterà a mettere sotto controllo mensile i piani di «auto-salvataggio» messi a punto dai greci. Il governo ellenico infatti «non ha chiesto alcun sostegno finanziario». Solo se le misure prese da Atene non dovessero rivelarsi sufficienti, i paesi dell'eurozona sono pronti ad aiutare la Grecia con «misure determinate e coordinate per preservare la stabilità finanziaria». Tutt'al più potrebbero essere imposte condizioni draconiane se dovesse essere chiesto un prestito (si parla di 50 miliardi di euro) al Fmi, guidato da Dominique Strauss-Kahn, che - come d'abitudine - pretenderebbe in cambio un taglio netto della spesa pubblica.
Atene ha già annunciato misure drastiche: come il congelamento degli stipendi sotto i duemila euro mensili nel settore pubblico, il blocco del turnover, il congelamento degli interventi pubblici e, soprattutto, un aumento generale dell'età pensionabile fino a 65 anni di età. Il solo annuncio di queste misure ha già provocato l'altro ieri durissimi scioperi in tutto il settore pubblico, ma la protesta si va allargando ormai a tutto il paese. Al confine con la Bulgaria prosegue da circa un mese la lotta degli agricoltori e - per il prossimo 24 febbraio - è stato proclamato lo sciopero generale nel settore privato.
Le caratteristiche del «salvataggio» da parte delle Ue sono dunque molto generiche - Sarkozy ha esplicitamente detto che non verranno precisate - e non hanno affatto eliminato le incertezze aleggianti sui mercati. L'attesa si è quindi spostata sulla riunione dell'Ecofin, martedì prossimo, che dovrebbe dare il via libera alle (non) decisioni adottate nel minivertice, mettendo a punto nei dettagli le modalità di verifica del rigore del governo greco nel tagliare la spesa pubblica.
La Grecia ha un'instabilità finanziaria che l'accomuna ad altri paesi Ue, come Spagna, Portogallo, Irlanda; e, secondo molti analisti, l'Italia. In tutta la zona euro è stata ampiamente superata la quota del 3% del deficit sul Pil - fissata a Maastricht - quale criterio per stare entro la comunità. Le difficoltà sui bilanci (e le incertezze sul «salvataggio») si perciò stanno scaricando sulla moneta Ue: l'euro ieri è sceso sotto l'1,36 sul dollaro, mentre i mercati registrano l'assalto della speculazione sui titoli di stato greci, che continuano a pagare un differenziale (spread) molto alto rispetto alle obbligazioni tedesche. Il governo di Bonn rimane comunque il più restio ad intervenire direttamente, per timore dell'accusa di «far pagare ai tedeschi i debiti dei greci». Ma anche la Francia ha i suoi motivi per metter invece mano al problema: sono proprio le banche francesi, infatti, a vantare l'esposizione più alta sui titoli ellenici.
Il contagio di un possibile default greco viene al momento combattuto con semplici dichiarazioni («un segnale politico molto forte», ha preferito dire Van Rompuy). E le borse del continente non l'hanno presa bene. Tranne Londra, hanno tutte chiuse in leggero calo, tenute a galla da una Wall Street euforica per un semplice rallentamento nelle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione.


1 giugno 2008

Un rifiuto al governo, dunque un no al governo

L'Unione Europea di ammonisce che nel decreto sui rifiuti ci sono troppe deroghe.
Alcuni pubblici ministeri contestano l'esistenza di una Superprocura che rallenterebbe la loro possibilità di intervento a tutela della salute pubblica.
Con la scusa dell'immondizia per strada si inseriscono rifiuti tossici in discarica senza uno specifico trattamento.
Intanto un sottosegretario delegittimato da indagini della magistratura, riceve la fiducia di maggioranza ed opposizione.



Ecco cosa può voler dire consentire a chi ha avuto rapporti con la mafia di accedere ad alte cariche dello Stato. Vuol dire che lo Stato tende a perdere contatto con le leggi ed i diritti.
 Vuol dire che in nome dell'emergenza si dà la stura ad ogni arbitrio.
Per questo siamo ad un regime, un regime ormai pericoloso, proprio perchè riceve l'assenso di tutti, guardiano della Costituzione compreso.
Del resto si vocifera che Napolitano sia un Savoia.
Abituato cioè a cedere ai regimi.


4 marzo 2008

I conti italiani secondo Giuseppe Guarino

 I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente importanti.
1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine. Lo afferma il Ministro Padoa Schioppa. Lo avevano affermato i suoi predecessori. Non è vero. E' una pietosa bugia. Si deve avere riguardo alle disposizioni del Trattato di Maastricht, il cui art. 104, integralmente riconfermato dal Trattato di Lisbona, pone due vincoli: che l'indebitamento dell'anno non superi il 3% del Pil, sia oggi anzi tendenzialmente pari allo 0%; e che il debito pubblico non superi il 60% del Pil. Ove lo superi, che si stia riducendo in misura sufficiente, avvicinandosi al valore di riferimento con ritmo adeguato. La condizione relativa al debito è autonomamente decisiva. L'Italia non la rispetta.
Il debito pubblico prima della firma del Trattato era pari al 98%. Non si è ridotto, avvicinandosi al valore di riferimento. E' anzi aumentato. Alla fine del 2007, dopo 15 anni, è risultato pari al 105% e più. V'è timore che, con il previsto rallentamento della economia, riprenda a crescere.
2. Se la responsabilità della crescita del debito sia imputabile all'Italia. I ministri che si sono succeduti al Tesoro non ne sono responsabili. Avrebbero tuttavia potuto rilevare l'anomalia della crescita, ricercarne le cause, apportarvi tempestivi rimedi. La responsabilità della crescita è comunitaria. Nei primi 3/4 anni di applicazione del Trattato si è prodotto un fenomeno di carattere generale, non previsto, dovuto quasi certamente ad errata valutazione degli effetti dello sforzo che gli stati avrebbero dovuto compiere per realizzare le condizioni di ammissione all'euro. Il rapporto in quegli anni si è deteriorato di 20 punti in Francia, 15 in Germania, 25 in Grecia, 19 in Spagna, 11 in Austria, 24 in Italia. Il danno per l'Italia è stato maggiore poiché 24 punti aggravavano di quasi due terzi il divario iniziale (38 punti).
Una seconda causa va ricercata negli indirizzi costantemente seguiti dalla Commissione, che ha dato rilievo al solo parametro relativo all'indebitamento annuale, ignorando il debito. In Italia nel 1992 il risparmio delle famiglie superava di una volta e mezzo il debito pubblico. Lo Stato possedeva beni mobili e immobili, per un ammontare superiore al debito. Se ci fosse stato imposto, come doveroso, di riportare subito il debito al 60% del Pil, sarebbe stato possibile conseguire il risultato in modo immediato, mantenendo nello stesso tempo il controllo dei beni in mano nazionale. Di recente il Commissario Almunia ha attestato che i conti italiani sono in ordine. Ma ha anche invitato a ridurre il debito. Le due affermazioni sono in contrasto. Se avesse detto diversamente, avrebbe implicitamente ammesso la responsabilità della Commissione.
3. Se il non avere i conti in ordine abbia un rilievo solo nominale o produca effetti sostanziali. Il debito pubblico attestato in modo prolungato ad un livello superiore al 100% del Pil è causa di deterioramento graduale ma inesorabile dell'economia. La parte del debito pubblico superiore al 60% comporta attualmente per l'Italia un esborso per interessi di circa 30 miliardi di euro all'anno. Metà della somma va all'estero. Senza questa spesa vi sarebbero ogni anno 30 miliardi da destinare all'economia. Ogni anno si potrebbero assegnare (solo per fare un esempio) 5 miliardi in più per riduzione di imposte, 5 per aumento delle retribuzioni pubbliche, 5 per stimolare il sistema produttivo, 5 per lavori pubblici, 5 per istruzione, 5 per la sanità. Un vantaggio enorme, quasi da non crederci. Inversamente, fino a quando il peso degli interessi sulla parte del debito che supera il 60% non verrà azzerato, mancheranno risorse per qualsiasi cosa. Si litigherà per avere qualcosa di più. Ma resteranno tutti con un pugno di mosche. Qualunque cosa si prometta, si raccontano bubbole.
4. Se la ratifica del Trattato di Lisbona sarebbe fonte di nuovi pericoli, qualora il debito non venisse preventivamente ricondotto a norma. E' proprio così. Per la quota del debito eccedente il 60% l'Italia ha corrisposto in 15 anni a titolo di interessi un somma complessiva, in moneta rivalutata, di circa 900 miliardi di euro. Il debito iniziale era del 98%, il sistema produttivo era forte, il volume dei beni pubblici, mobili ed immobili, era enorme, il risparmio familiare diffuso ed elevato. Nonostante queste condizioni quasi ottimali e nonostante l'enorme salasso di 900 miliardi di euro, il rapporto debito/Pil anziché diminuire, è aumentato.Il sistema produttivo è fragile, vi è un diffuso indebitamento delle famiglie, nella vendita delle partecipazioni pubbliche si è toccato un limite oltre il quale la perdita del controllo metterebbe in pericolo il sistema Paese. La tendenza dei tassi di interesse è al rialzo e il rallentamento in corso dell'economia è da solo sufficiente a provocare un ulteriore sbilanciamento tra debito e Pil. In futuro l'Italia non sempre potrà contare sulla presenza di un suo rappresentante nella Commissione Ue ed il Trattato di Lisbona stabilisce ulteriormente che importanti decisioni siano prese a maggioranza. Con la ratifica del nuovo Trattato verrà definitivamente a mancare qualsiasi occasione per negoziare. Dobbiamo quindi arrenderci alla prospettiva di versare altre centinaia di miliardi di euro nei prossimi 15 anni, con graduale ulteriore impoverimento del Paese e con la previsione che alla fine il debito risulti più elevato? Nei 15 anni trascorsi la media di incremento del Pil (1.3% circa) è stata pari alla metà di quella dei 15 anni anteriori (2.6%) e ad un quarto di quella dei 35 anni dal 1945 al 1980 (5.2%). Eravamo i primi e siamo ora gli ultimi tra i grandi paesi dell'area euro. Cosa accadrà se il tasso di crescita dell'economia italiana dovesse ancora abbassarsi? Cosa accadrebbe se si raggiungesse un punto in cui non vi fossero ulteriori beni da alienare? La risposta al futuro ministro dell'economia.
Indicare problemi ed esporre dati e previsioni comporta responsabilità. Me le sono assunte. Toccherà ad altri rispondere o non rispondere.

(Giuseppe Guarino)


16 febbraio 2008

L'amianto di Gianturco

 «Nessuna traccia di amianto presso l'ex Manifattura Tabacchi di Gianturco, procediamo con i lavori per lo stoccaggio delle ecoballe». A dare la notizia domenica scorsa il commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro. Per conoscere i fatti ci sono volute sei ore, ieri, al Comitato salute ambiente di Napoli Est. Sei ore di occupazione dell'Arpac a Napoli per ottenere finalmente i documenti. Risultato: l'Agenzia non dispone di un suo laboratorio per l'analisi di diossina e amianto, perciò nessun parere è stato dato in merito, se i rilievi sono stati fatti allora sono stati spediti a società private di Brescia, che potrebbero impiegare mesi a dare un responso.
Pareri, tuttavia, l'Arpac li ha dati, in merito all'invio delle balle a Gianturco, e tutti negativi. Non è possibile utilizzare i capannoni per stoccare i rifiuti ma solo il piazzale, dove comunque non si possono sversare rifiuti solidi urbani ma solo la frazione secca e inerte. Frazione secca che in regione non esiste, dal momento che tutti, dai magistrati ai tecnici del commissariato ai rifiuti fino ai cittadini, sanno che le eco-balle sono solo cubi di immondizia «talquale» in confezione speciale, da stoccare nell'ex Manifattura in attesa di venire inertizzati. E anche ammesso che si rintracciasse la frazione secca, i carotaggi dei tecnici dell'Agenzia per la messa in sicurezza del piazzale aumentano i dubbi sull'utilizzo del luogo, visto che insiste su una falda acquifera superficiale.
Il piano straordinario procede a furia di diktat e verifiche spesso solo annunciate, la ricetta resta la stessa: trovare un buco qualsiasi dove nascondere i rifiuti, alle conseguenze ci penserà il prossimo commissario o amministratore di turno. I cittadini però hanno deciso di interrompere il gioco: lunedì scorso il comitato ha presentato un esposto alla magistratura, documenti e planimetrie annesse, da cui risulta ad esempio che in uno dei fabbricati, al piano terra, ci sono balle contenenti amianto, come certifica il nastro che chiude l'involucro, materiale abbandonato senza manutenzione, con numerosi fori di discrete dimensioni. Due capannoni lungo il percorso ferroviario, poi, sono costruiti con materiale coibentato con amianto, lana di vetro e derivati, anche queste strutture fatiscenti. Fino ad arrivare alla quarta strutture in stato d'abbandono che esibisce sulle porte un avviso che mette in guardia contro la presenza di materiale contaminato dall'amianto stoccato al suo interno.


(Adriana Pollice)


10 febbraio 2008

Monnezza : Nimby ? Pare di no...

 Sono stati realizzati impianti che dovevano essere Cdr e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già ora inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti prodotti fuori legge dagli impianti definiti ex Cdr dallo stesso Commissario di governo. E' evidente che gli attori succedutisi nel ruolo di Commissario di governo hanno dimostrato una palese incapacità. E' palese che, di fatto, la struttura commissariale si è rivelata un'efficace sanguisuga di risorse finanziarie pubbliche provocando un dannoso e grave inquinamento ambientale nelle aree urbane e nelle aree circostanti le discariche eseguite spesso in siti non idonei con inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (come a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele). Tutto ciò ha determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche e agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione italiana.
Troppe volte rappresentanti di varie istituzioni hanno elargito promesse che non sono state mantenute. Tanto per fare un esempio, è dovuto intervenire personalmente il Presidente della Repubblica per garantire che alcune discariche sarebbero state definitivamente chiuse (Parapoti e Difesa Grande). Ora viene elusa la promessa presidenziale prevedendone la riapertura (Difesa Grande sicuramente, Parapoti come riserva).

(Franco Ortolani)


15 gennaio 2008

Il re Tentenna

Memore che una leggenda metropolitana lo considera figlio di Umberto II, Giorgio Napolitano si è adeguato alla fama di uno dei suoi presunti antenati, Carlo Alberto, che per la sua indecisione era chiamato Re Tentenna, dal momento che dopo aver definito tragica la situazione a Maggio, e dopo essersi dichiarato allarmato all'inizio dell'anno, ora però dice che sulla questione rifiuti sia stata data un'attenzione oltre misura.



Perchè mai questo sventolar di banderuola, poco simigliante all'eroica bandiera tricolore ?
Napolitano forse fa riferimento all'eccessiva attenzione dell'Unione Europea alla questione. Pare proprio di sì. Il fatto è che l'Unione Europea non si fa fregare, come gli ascoltatori di Porta a Porta, dai partigiani dell'inceneritore, tra cui c'è anche buona parte della Nuova Sinistra riformata.
Che L'Unione Europea voglia che le cose si facciano bene lo si desume da qui, da qui, da qui e da qui
Ma poichè la Repubblica Italiana si regge sul paraculi e sui delinquenti, Re Giorgio che dei primi è Lord Protettore e i secondi non li vuole nemmeno sentire nominare (durante l'emergenza di questi giorni egli parlava dal governo legittimo in esilio a Capri), giustamente, da guardiano della Costituzione, si lamenta di questo baccano, baccano pericoloso soprattutto per la soluzione già preparata dalle forze politiche in sintonia bipartisan : finta raccolta differenziata, balle compattate di tutto l'arco costituzionale (senza alcuna differenziazione) e la Campania si fumerà anche l'impossibbile, con il megainceneritore di Acerra ed altri due a piacere.


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