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2 maggio 2011

L'anarchismo ? Meglio quello metodologico...

Edoardo Acotto (un tipo per il resto simpatico e sensibile), nel corso di una discussione sull’importanza filosofica delle scienze cognitive e del rapprto tra filosofia e scienze,ha sottoposto ad alcune critiche il testo di una mia conferenza sulla filosofia della mente.

Egli afferma che a lui non risulta che Wittgenstein abbia “dissolto” il mentale, ma semplicemente ne ha posto la non oggettivabilità fuori da determinati giochi linguistici (che per lui non comprendevano le neuroscienze). A questa osservazione rispondo che la questione filologica può essere affrontata con più tranquillità. Vale la pena notare però che alcuni filosofi, appartenenti alla stessa comunità costituita in parte proprio da Wittgenstein (si pensi a G. Ryle e N. Malcolm, il quale parla di tecnica di W. per dissolvere i fenomeni mentali ), hanno, sulla scia delle riflessioni del pensatore austriaco, effettuato proprio una operazione di dissoluzione del mentale in una serie di convenzioni linguistiche. Quando Acotto dice che il mentale per Wittgenstein non è oggettivabile al di fuori di determinati giochi linguistici cosa intende ? Quale importanza hanno per Wittgenstein i giochi linguistici in cui il mentale è oggettivabile all’interno di una intrapresa conoscitiva ?

Quanto alla struttura autoreferenziale della coscienza, nel testo della conferenza si dice semplicemente che la struttura autoreferenziale non è propria solo della coscienza, ma di tutta un’altra serie di oggetti che sono propri della filosofia e della religione (Dio, il logos, il concetto, l’essere), per cui si può dire che, se anche la mente ha una struttura autoreferenziale, questa struttura non è lo specifico della mente.

Non si capisce poi perché si debbano considerare (come sembra fare Acotto) le immagini mentali solo in relazione all’attività cerebrale e non si possa invece analizzarle per come esse si danno, fenomenologicamente. Questo darsi non è qualcosa di impegnativo per valutare la natura di tali immagini e della mente che dovrebbe essere l’insieme che le contiene. Il problema è : si danno delle immagini mentali ? Dalla risposta a questa domanda si può vedere se è possibile il confronto filosofico tra una posizione dualista ed una posizione monista. Se qualcuno nega il darsi delle immagini mentali, c’è semplicemente l’impossibilità di confronto con chi invece asserisce che a lui sono date delle immagini mentali. Spesso si fa confusione tra il considerare le immagini mentali come causate da stati cerebrali, il considerare le immagini mentali come versioni epifenomeniche di stati cerebrali ed il considerare infine le immagini mentali come assolutamente non esistenti. La terza tesi sembra quella che Acotto attribuisce ad una teoria dell’identità, ma questa tesi non può essere confrontata con quella dualista perché ognuna di esse ha almeno una premessa che è contraddittoria con la premessa accettata dall’altra tesi.

Se ammettiamo che siano date immagini mentali, si può poi discutere della loro relazione con gli stati cerebrali o con altri eventi del mondo fisico. Quello che è secondo me assurdo è proprio l’eliminativismo, a meno che non sia possibile che ci siano alcuni esseri umani a cui non siano date immagini mentali e la conseguenza in questo caso sarebbe solo che non ci sarebbe una teoria unitaria con cui spiegare alcuni eventi che riguardano la vita umana.

Si può anche non presupporre l’esistenza di due livelli separati, ma si deve presupporre (sempre che non si neghi che siano date immagini mentali) l’esistenza di fenomeni tra loro diversi (le immagini mentali e gli stati cerebrali) e ci si può chiedere quale sia il tipo di rapporto esistente tra di essi.

Il fatto che si dica “il cervello computa” (un lapsus interessante quello di Acotto) a mio parere non è un semplice ed innocente espediente comunicativo. Si tratta invece di una sorta di linguaggio (come il gramelot di Dario Fo) che permette al riduzionismo di risultare più plausibile, in quanto i termini che evidenziano il carattere psichico di alcuni oggetti o di alcuni eventi (o atti) vengono trasferiti  dalla mente a quegli oggetti o processi fisici inseriti in una operazione che vorrebbe però del tutto togliere la dimensione psichica dal vocabolario delle scienze (si pensi a Churchland). Dunque il gramelot suddetto serve a buttare la polvere sotto il tappetino, o meglio a presentare il babau fisicalista come se fosse doppiato da Cristina D’Avena. Il cervello è tutto, ma è panpsichista a seguito di un contratto pubblicitario.

Quanto alla mia presunta tecnofobia, si tratta di una svista del lettore (che ci ha ricamato poi una sua personalissima pippa sul “che ne sai tu di un campo di grano…”). Infatti ho detto che non l’IA, ma la sfida all’IA, la discussione sull’IA diventano un pretesto per ristabilire le gerarchie tra gli uomini. La macchina da cui fuggiamo è la rappresentazione demoniaca che ci siamo fatti della tecnologia.

Quanto alla visibilità del dominio, Acotto parla per sé e crede di poter parlare per tutti. Così l’esperimento scientifico non dimostra niente (e siamo anche d’accordo), ma l’anarchia (felicemente priva di dialettica) consente uno sguardo immediato e limpido sulla realtà sociale ed assegna anche le responsabilità a destra e manca. Cosa si veda non si sa, ma non è importante : gli stati cerebrali sono lì. Speriamo ci sia pure il Quarto.

 

 

Quanto alle questioni dei rapporti tra scienza e filosofia, i filosofi attendono gli scienziati alla dogana del linguaggio storicamente comune, e questo perché gli scienziati, quando riportano in quel linguaggio tutta la loro scienza, ritornano ad essere vittime di tutti gli idola con cui dicono di aver combattuto nel corso della ricerca. Non è tutta colpa loro. Anche se gli stronzi, visto che leggono male quello che scrivono i loro interlocutori e fanno filosofia peggio dei filosofi di cui parlano male, forse sono loro.

Penultima cosa : perché non ho citato il giovane Dennett. Sono in difetto e dovrei approfondire ma uno che dice in nota alla fine di un paragrafo sulle immagini mentali “non avendo trovato niente che abbia i tratti di immagini vere e proprie, neppure al livello personale, possiamo allora concludere che ‘immagine mentale’, in quanto espressione referenziale, è priva di valore sotto qualsiasi circostanza”, beh, credo che sia uno di quei casi di individui con cui sia inutile confrontare le rispettive esperienze.

Questo non vuol dire che si rifiuti il dialogo con gli scienziati. L’importante è che nessuno venga all’appuntamento con la boria del creditore. Anche perché qui siamo tutti cattivi pagatori.

Ultima cosa : sono marxista, ma non penso ci possa essere una visione marxista del mondo. Il marxismo cerca di costituire un orizzonte in cui l’atteggiamento teoretico venga accantonato e dove il sapere rientri nelle pratiche (Marx direbbe “nella prassi”) attinenti all’intersoggettività, all’emancipazione, di cui uno dei soggetti è la cosiddetta comunità scientifica. Da buon platonico credo che l’attività teoretica vada mantenuta, ma come livello personale di elaborazione, come momento eccentrico rispetto al legame sociale, come fuga creativa in attesa di una nuova modulazione del legame sociale stesso. Dunque non sono metafisicamente un materialista, né penso che la scienza possa risolvere problemi filosofici, anche se il filosofo può trarre spunto da essa per rielaborare la sua personale visione delle cose, di cui non può esservi trattato scientifico, bensì solo  una comunicazione che si rivolga a tutti, ma singolarmente. La scienza invece può risolvere problemi pratici e può organizzare meglio il lavoro sociale. Questo non vuol dire che non ci possa essere confronto tra filosofi né tra filosofi e scienziati. Il primo però va fatto senza principi precostituiti (e con libertà ermeneutica) ed il secondo sarà un confronto tra la scienza ed il linguaggio comune, a cui la prima si deve sempre inchinare, anche se ha licenza di rinnovarlo, non senza passare per un duro combattimento.

 


25 agosto 2010

Alla memoria di Sacco e Vanzetti

«Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra; io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano» [...] (dal discorso di Vanzetti del 19 aprile 1927, a Dedham, Massachusetts).

«Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili.». (da una lettera di Nicola Sacco a suo figlio Dante)


1 marzo 2010

Pavlos Nerantzis : la Grecia si è fermata

 

«La crisi sarà pagata da quelli che l' hanno provocata. Da quelli che se ne approfittano alle nostre spalle». Con questo slogan decine di migliaia di lavoratori, dipendenti pubblici e privati, precari, la «generazione 700 euro», pensionati, persone di ogni età, hanno manifestato ieri per le vie principali di Atene, Salonicco e altre città contro le misure restrittive del governo Papandreou che prevedono il congelamento dei salari pubblici, il blocco delle assunzioni, l'aumento dell'età pensionabile a 63 anni e delle tasse su benzina, tabacco e alcol per far uscire il paese dalla gigantesca crisi finanziaria. Non sono mancati nemmeno gli scontri ai margini della manifestazione di fronte al parlamento nella piazza della costituzione, quando gruppi di giovani anarchici con slogan di «guerra contro lo stato e le banche» hanno rotto vetrine di banche e negozi, attaccando le forze speciali di polizia, che hanno risposto con lacrimogeni e manganellate.



Lo sciopero generale di 24 ore proclamato dalla Confederazione generale dei lavoratori (Gsee), il potente sindacato del settore privato e dall' Adedy, la Confederazione dei dipendenti pubblici e il sindacato comunista Pame ha quasi paralizzato tutto il paese nel momento in cui una task force della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale si incontrava ad Atene con alti ufficiali dei ministeri delle finanze e del lavoro per esaminare se le misure annunciate siano sufficienti. La Commissione ha smentito l' esistenza di un piano di aiuti ad Atene per 20 miliardi di euro, ma ha deciso ieri di deferire la Grecia davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo per non aver recuperato una serie di esenzioni fiscali illegali concesse tra il 2003 e il 2004.
Durante lo sciopero, sono rimasti fermi aerei, treni, autobus in parte; chiuse banche, scuole, uffici pubblici, ospedali, una parte dei negozi, mentre l' adesione dei giornalisti ha provocato un black out dell'informazione. In piazza si sono visti due diversi comizi. Di chi, pur sostenendo Papandreou, si rende conto della gravità della crisi e delle rensponsabilità di ciascuno per l'evasione fiscale, il clientelismo, la corruzione, ma protesta per salvaguardare il proprio stipendio; e, dall'altro lato, chi è convinto che le misure restrittive sono «barbare» e costituiscono un attacco contro la classe operaia.
La polemica con i tedeschi e la Merkel
«Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del paese è terribile, ma le misure adottate non sono corette», ha detto il presidente del Gsee, Jannis Panagopoulos, chiedendo «un'equa distribuzione degli oneri in modo che lavoratori e pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro».
Ma i greci oltre all'incertezza per il proprio avvenire e all'inquietudine per l'annuncio di nuove misure entro il mese prossimo, sono irritati contro Bruxelles e soprattutto contro Berlino. Già da parecchie settimane, politici e media di Atene fanno notare l'atteggiamento ostile della presidente tedesca Ankela Merkel, considerata «il principale ostacolo» per un atteggiamento di solidarietà dei «26» nei confronti della Grecia. Inoltre, rilevano articoli e commenti negativi di una parte dei media tedeschi nei confronti del governo ellenico e dei greci, definiti «truffatori». «Non abbiamo chiesto ai tedeschi un aiuto economico, anzi per il momento stiamo pagando a loro una enorme quantità di soldi per gli armamenti acquistati, ma da parte loro non c'è nè rispetto, nè solidarietà per i problemi che stiamo passando», dice l'editore Kostas Kremmydas, attivista della sinistra radicale Syriza. A incrementare la tensione è stato il settimanale tedesco Focus che in copertina, accanto al titolo «Mascalzoni nell'euro-famiglia», riportava una Venere di Milo nell'atto di alzare il dito medio, segno inequivocabile dell'insulto.
I risarcimenti per gli eccidi nazisti
Prima la Coalizione della Sinistra Syriza e poi il partito dell'estrema destra Laos hanno chiesto al governo di esigere da Berlino le «compensazioni di guerra», cioè un risarcimento per i danni e gli eccidi che ha subito il popolo greco dai nazisti che sterminarono interi paesi durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di «debiti legalmente riconosciuti» nei confronti della Grecia, valutabili in decine di miliardi di euro, che la Germania si rifiuta di pagare, nonostante la sinistra greca parecchie volte nel passato abbia già sollevato la questione. Ora, con l'interrogazione presentata al parlamento da Syriza e Laos, il premier greco deve per forza prendere posizione. Intanto il presidente del parlamento, Filippos Petsalnikos, ha scritto una lettera all'ambasciatore tedesco per denunciare la copertura «offensiva» della crisi da parte della stampa tedesca, segnalando «le inesatezze e le false informazioni» sulla Grecia.
Pure il vice-premier greco, Teodoros Pagalos, ha puntato il dito contro «le responsabilità storiche» della Germania, dicendo che i tedeschi durante l'occupazione nazista «si sono portati via il nostro oro depositato nella Banca di Grecia, hanno preso i nostri soldi e non ce li hanno mai restituiti». In un'intervista rilasciata alla Bbc, Pagalos ha affermato inoltre che tutti i paesi della Ue per aggiustare i conti pubblici spostano alcune somme all'anno successivo e «la Grecia lo ha fatto in misura minore dell' Italia, ad esempio». Intanto, l'organizzazione armata «Volontà del Popolo», uno dei gruppi terroristici apparsi dopo il 2004, in un documento pubblicato ieri dal settimanale To Pontiki (Il Topo) ha rivendicato il recente attacco dinamitardo contro l'ufficio politico del ministro della Protezione del Cittadino e avverte che colpirá «le elites politiche ed economiche, responsabili delle ineguaglianze e delle ingiustizie».


8 giugno 2009

Manuela Cartosio : il segreto di Piazza Fontana svelato ?

 

Due borse, due taxi, due ferrovieri anarchici (uno verace, l'altro fasullo) e due bombe: una, poco più di un petardo, messa da Pietro Valpreda al quale era stato fatto credere che sarebbe scoppiata a banca chiusa; l'altra, più potente, piazzata da mani fasciste per fare una strage da addebitare agli anarchici. E' all'insegna del doppio Il segreto di Piazza Fontana il libro di Paolo Cucchiarelli che ieri ha avuto l'onore di una presentazione nella rotonda della Banca dell'agricoltura, teatro della strage del 12 dicembre 1969. Una strage rosso-nera, secondo il giornalista che sostiene d'aver iniziato la sua inchiesta senza una «tesi precostituita». All'approdo finale (sostenuto in passato da alcuni esponenti missini, tra cui l'avvocato Lisi, difensore di Franco Freda) ci è arrivato assemblando materiale «scartato» dalle varie inchieste su Piazza Fontana. «Io sono di sinistra», proclama Cucchiarelli, «e dalla mia inchiesta gli anarchici risultano parte lesa, caddero in una trappola ordita contro di loro». Ma Pietro Valpreda, che nel libro torna a essere «il ballerino anarchico» testa calda dalla dubbie frequentazioni, esce a pezzi dall'inchiesta giornalistica: un bugiardo patentato e uno stragista inconsapevole.
Il libro è un malloppo di 700 pagine che nessuno dei convenuti ieri alla Banca dell'agricoltura (tranne l'autore e l'avvocato Sinicato, difensore dei familiari delle vittime di piazza Fontana) aveva già letto. La sintesi distribuita dalla casa editrice Ponte alle Grazie (quella dei falsi scoop su Togliatti allegro sterminatore di alpini italiani in Russia) evidenzia che Cucchiarelli è incorso quanto meno in un peccato d'ingordigia. L'intreccio della pista nera e della pista rossa è la palla da biliardo con cui il giornalista fa carambola, risolvendo in un sol colpo un sacco di misteri seguiti al 12 dicembre: dalla morte di Pinelli a quella dell'editore Feltrinelli, dal delitto Calabresi al memoriale Moro.
Solo due cenni. Pinelli diede un falso alibi per il pomeriggio del 12 dicembre. Non andò al bar a giocare a carte, girò per Milano per evitare che scoppiassero un paio di bombette messe dagli anarchici in una caserma e in un grande magazzino. Due bombe che i poliziotti la sera del 15 dicembre usarono per mettere alle strette Pinelli. Ne seguì una colluttazione e il ferroviere anarchico cadde «di spalle» dalla finestra del quarto piano della Questura. Luigi Calabresi sicuramente è stato assassinato da Lotta continua ma in quel delitto c'è pure lo zampino dei servizi segreti vogliosi di disfarsi del commissario che stava per rivelare che la strage di Piazza Fontana era opera in minima parte degli anarchici e in massima parte dei neofascisti.
Oltre alla moltiplicazione degli attentati programmati per il 12 dicembre, gli altri elementi «trascurati» dalla magistratura sarebbero una miccia e una borsa marrone. Di entrambe parlarono i giornali nei giorni concitati del dopo strage. Cucchiarelli riesuma anche un manifesto del maggio francese, taroccato dall'Aginterpress (centrale di depistaggio internazionale), attaccato dietro l'angolo della Banca dell'agricoltura. Secondo il giornalista-pistarolo il manifesto, pur non menzinando la strage, doveva sembrare una rivendicazione della bomba da parte degli anarchici.



«Bisogna accostarsi a questo libro con animo libero», ammonisce Giovanni Pellegrino (ex presidente della commissione stragi), «mettendo nel conto che ciò che si troverà potrebbe dispiacere. Chi pensa che Valpreda era innocentissimo e intende restare abbarbicato alle sue certezze non lo legga».
L'avvocato Federico Sinicato afferma che chiunque metta mano «nel verminaio di Piazza Fontana» fa opera meritoria. La «porta aperta» da Cucchiarelli illumina particolari importanti sugli esplosivi usati a Piazza Fontana. Se aprendo questa porta «si scalfiscono delle icone», pazienza.
Per l'autore l'elogio più ambito arriva per ultimo. Glielo fa il giudice Guido Salvini. «Ora che la via giudiziaria è preclusa, indagini giornalistiche come questa possono offrire varchi di conoscenza». Da sfruttare in sede di ricostruzione storica. O in quella «commissione per la riconciliazione» che tanto sta a cuore a Salvini.


2 aprile 2009

Grecia : sciopero generale. Tensione e rabbia

 

Oggi si aspetta la partecipazione di migliaia e migliaia di lavoratori allo sciopero generale proclamato dalla Confederazione generale dei lavoratori (Gsee) e dalla Confederazione del settore pubblico (Adedy). Nel mirino ovviamente c'è la politica economica del governo che colpisce sempre piú larghe fasce sociali impoverite dalla crisi. Indicativo è ciò che ha detto lo stesso presidente della repubblica, Karolos Papoulias, durante il suo incontro «solidale» con la leadership dei sindacati al palazzo presidenziale. La crisi, ha sottolineato Papoulias, ex ministro socialista, «non deve essere pagata dai lavoratori, perché almeno loro sono innocenti. La crisi deve essere pagata da quelli che l'hanno provocata, e che insistono a non voler perdere niente di ciò che hanno guadagnato in passato e di quello che pensano di guadagnare nel futuro». La situazione in Grecia è ormai insopportabile non solo per larghi strati sociali in conflitto con il padronato, ma anche per lo stesso governo conservatore di Costas Karamanlis, che si presenta sempre piu fragile ed incapace di affrontare la crisi economica, giá grave ancor prima del crollo del sistema finanziario mondiale.



«È una miscela esplosiva, tra la crisi finanziaria mondiale e la politica economica del governo che ha provocato enormi problemi fiscali» ha detto il presidente della Gsee, Jannis Panagopoulos. Problemi che non trovano soluzione e che fanno aumentare la rabbia sociale. Una rabbia che si esprime giorno per giorno nei discorsi tra la gente, una crisi che si vede nei negozi e nei mercati, nel calo pauroso dei consumi e delle vendite anche dei beni di prima necessitá, nelle imprese che chiudono, nelle statistiche. La Grecia, tra i «27», ha un debito pari al 93% del PIL, inferiore, cioé, solo a quello italiano e il primato comunitario di lavoratori che vivono con salari sulla soglia di povertá: il 14%, mentre la media nell'Ue è all'8%. È peggiore la situazione tra i giovani laureati, la cosidetta generazione da 700 euro, dove il tasso di dissocupazione arriva il 45%. Famiglie intere che avevano comprato una casa o una macchina grazie ad un prestito dalle banche, che ancora fino pochi anni fa «offrivano» il denaro in pochi giorni, ora rischiano di perdere tutto. Nelle cronache dei quotidiani e dei canali televisivi si vedono sempre piú persone disperate, arrabbiate. Con la nuova rabbia dei giovani studenti che non si è mai placata dal dicembre scorso. Insieme alle proteste dure degli anarchici. Questa settimana piú di 700 allevatori di bestiame da tutto il paese sono arrivati ad Atene per chiedere ció che lo stesso ministro dell´ agricoltura, Sotiris Chatzigakis, aveva promesso un mese fa, cioé 100 milioni di euro. Ma ora il ministro non ha «niente da dare». È in corso un presidio a oltranza di fronte al ministero dell´economia di centinaia di operai del Gruppo Tessile Unito, che ha deciso di chiudere tutte le fabbriche, dal nord al sud del paese. «Ben sette volte abbiamo viaggiato fino qui per ottenere un incontro con il ministro, che ci aveva promesso un aiuto, ma non siamo riusciti a vedere nessuno» dice un operaio 59enne, licenziato insieme ad altri 1200 suoi compagni di lavoro. Gli unici a guadagnare sono le banche, sostenute dal governo con 28 miliardi di euro per la crisi finanziaria. Ma i banchieri non sembrano disposti a far girare questo denaro, aiutando le imprese. Oggi ci saranno due cortei, uno dei sindacati e uno dei comunisti ortodossi del Kke, che preferiscono manifestare separatamente. Ma questo conta poco di fronte ad una crisi che trova il premier stanco e poco disposto a dialogare. Non a caso ha preferito rimanere ad Atene, nonostante l´ invito di Gordon Brown al summit dei G20 a Londra.


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