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23 giugno 2008

Adam Smith e l'origine della moneta

Adam Smith dice che nella fase di transizione dall'economia di autoconsumo all'economia commerciale basata sugli scambi, i singoli soggetti economici conservavano piccole quantità di beni rifugio (diversi a seconda delle latitudini : sale, bestiame, conchiglie, cuoio, zucchero, tabacco) da smerciare nel caso il proprio sovrapprodotto non fosse richiesto e dunque non fosse scambiabile. Questi beni rifugio sarebbero stati gli antesignani della moneta.



Tuttavia quelli che sono elencati come beni rifugio sembrano essere beni o facilmente reperibili (le conchiglie) o legati comunque all'attività di autoconsumo (il bestiame), diversi da quelli particolarmente pregiati (i metalli ad es.) che compariranno in un secondo momento.
E' necessario per accettare questa ipotesi studiare la storia della produzione e del consumo di tali prodotti (es. una storia del sale o dell'allevamento) per capire se le difficoltà di  approvvigionamento fossero tali da rendere tali beni difficilmente rifiutabili al momento dello scambio.


13 giugno 2008

Marx : considerazioni di un giovane nella scelta del proprio avvenire

La natura medesima assegna all'animale la sfera d'azione entro cui operare, senza tendere più lontano, senza neppure presagirne un altra.
Anche all'uomo la divinità diede una meta più generale, quella cioè di nobilitare l'umanità e se stesso, ma rimise a lui la scelta dei modi con i quali raggiungerla...
Questa scelta è un grande privilegio di fronte agli altri esseri del creato, ma è insieme un impresa che può distruggere l'intera sua vita, rendere vani tutti i suoi piani e far di lui un infelice.
E' dunque primo dovere di un giovane agli esordi considerare con serietà questa scelta.
Ciascuno ha dinanzi a sè una meta che a lui appare grande, e che in verità è tale, se così la designa la convinzione più profonda, la più intima voce del cuore.
Se ci accade di non essere chiamati a quella attività nella quale saremmo davvero in grado di eccellere, nella lunga serie degli anni nella quale forse l'eserciteremo, essa sarà incapace di impedire la nostra stanchezza, lascerà sommergere il nostro zelo e raffreddare il nostro entusiasmo, vedremo ben presto inappagati i nostri desideri, non  realizzate le nostre idee e mormoreremo contro la divinità e bestemmieremo gli uomini.



Qui Marx, nel romanticismo tipico di un giovane studente, già però evidenzia come il Beruf su cui Weber costruirà parte delle sue analisi, non è qualcosa che possa realizzarsi nel contesto di produzione capitalistico, in un contesto in cui la domanda di lavoro è determinata non dai bisogni concreti, ma da ciò che il capitale ritiene sia vendibile sul mercato, cosa che solo in maniera indiretta, obliqua e simbolica ha a che fare con i primi.
La vita di Marx sarà un tentativo di rispondere seriamente a questo dilemma : la sua vita di organizzatore e di teorico, di politico als Beruf, di spostato (che vive grazie ai debiti ed alle elargizioni di Engels) che disegna nuove dimensioni di attività umana, ma lo fa nella ricerca di un modello di società che consenta effettivamente di effettuare quella scelta di cui parla in questo suo componimento giovanile.


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9 giugno 2008

Smith : divisione del lavoro ed estensione del mercato

 

Poiché è la capacità di scambiare che determina la divisione del lavoro, la misura di questa divisione è sempre limitata dall’entità di questa capacità o meglio dall’estensione del mercato. Quando il mercato è assai ristretto, nessuno può essere invogliata a dedicarsi interamente ad un’occupazione stante l’ impossibilità di scambiare tuta l’eccedenza del prodotto del proprio lavoro rispetto al proprio consumo contro parti del prodotto del lavoro altrui di cui abbisogna.

Nelle case solitarie e nei villaggi piccolissimi sparsi in zone così deserte come le montagne della Scozia, ogni agricoltore deve essere il macellaio, il fornaio ed il birraio della propria famiglia. In luoghi siffatti difficilmente si potrà trovare un fabbro, un falegname o un muratore a meno di 20 miglia da un altro dello stesso mestiere.



 

Smith anche qui confonde l’incremento della specializzazione del lavoro, reso possibile dalla presenza di un mercato dove si possa scambiare (ma in realtà questo mercato è semplicemente la compresenza di più esseri umani che possono scambiare delle cose tra loro e non tanto l’istituzione che noi conosciamo) con la nascita stessa delle specializzazione del lavoro, sorta da una pluralità di soggetti associati e dalla necessità di coordinamento di attività svolte insieme (es. la raccolta e la caccia). Non è dunque la capacità di scambiare che determina la divisione del lavoro, ma la capacità di scambiare può condizionare la misura di tale divisione.

 


9 maggio 2008

Marx e la razionalizzazione del rapporto di produzione

Per una società di produttori di merci, il cui rapporto di produzione generalmente sociale consiste nell'essere in rapporto coi propri prodotti in quanto sono merci, e dunque valori, e nel riferire i propri lavori privati l'uno all'altro in questa forma oggettiva come eguale lavoro umano, il cristianesimo col suo culto dell'uomo astratto, e in ispecie nel suo svolgimento borghese, nel protestantesimo, deismo, ecc., è la forma di religione piu corrispondente. Nei modi di produzione della vecchia Asia e dell'antichità classica, ecc., la trasformazione del prodotto in merce, e quindi l'esistenza dell'uomo come produttore di merci, rappresenta una parte subordinata, che pure diventa tanto píú importante, quanto più le comunita s'addentrano nello stadio del loro tramonto. Popolí commerciali veri e proprì esistono., solo negli intermondi del mondo antico, come gli dèi di Epicuro, o come gli ebrei nei pori della società polacca.

Quegli antichi organismi sociali di produzione sono straordinariamente più semplici e più trasparenti dell'organismo borghese, ma poggiano o sulla immaturità dell'uomo individuale, che ancora non s'è distaccato dal cordone ombelicale del legame naturale di specie con altri uomini, oppure su rapporti immediati di padronanza e di servitù. Sono il portato di un basso grado di svolgimento delle forze produttive del lavoro, e di rapporti fra gli uomini chiusi entro il processo materiale di generazione della vita, e quindì fra loro stessi, e fra loro e la natura: rapporti che sono ancora impacciati, in corrispondenza a quel basso grado di svolgimento. Tale impaccio reale si rispecchia idealmente nelle antiche religioni naturali ed etniche. Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione, si toglie il suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga si richiede un fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali di esistenza che a loro volta sono il prodotto naturale originario della storia di uno svolgimento lungo e tormentoso.




 

Marx precisa che organismi sociali più semplici e più antichi di quello capitalistico sono appunto più semplici perché sono ancora invischiati nei rapporti naturali di specie. E dunque non hanno nulla a che fare con quella produzione forte ed accelerata che sarà possibile solo con il modo capitalistico di produzione. La completa razionalizzazione dei rapporti di produzione sarà possibile solo con il superamento del capitalismo, ma tale superamento è appunto condizionato da condizioni materiali di esistenza che il capitalismo renderà possibili. Tale funzione progressiva del capitalismo è ancora in divenire ? O si è del tutto esaurita ?

 

 

 

 

 

 


7 maggio 2008

Marx ed un abbozzo di modello socialista

 Immaginiamoci in fine, per cambiare, un'associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni e spendano coscientemente le loro molte forze-lavoro individuali come una sola forza-lavoro sociale. Qui si ripetono tutte le determinazioni del lavoro di Robinson, però socialmente invece che individualmente. Tutti i prodotti di Robinson erano sua produzione esclusivamente personale, e quindi oggetti d'uso, immediatamente per lui. La produzione complessiva dell'associazione è una produzione sociale. Una parte, serve a sua volta da mezzo di produzione, Rimane sociale. Ma un'altra parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell'associazione. Quindi deve essere distribuita fra di essi. Il genere di tale distribuzione varierà col variare del genere particolare dello stesso organismo sociale di produzione e del corrispondente livello storico di sviluppo dei produttori. Solo per mantenere il parallelo con la produzione delle merci presupponiamo che la partecipazione di ogni produttore ai mezzi di sussistenza sia determinata dal suo tempo di lavoro. Quindi il tempo di lavoro rappresenterebbe una doppia parte. La sua distribuzione. compiuta socialmente secondo un piano, regola l'esatta proporzione delle differenti funzioni lavorative con i differenti bisogni. D'altra parte, il tempo di lavoro serve allo stesso tempo come misura della partecipazione individuale del produttore al lavoro in comune, e quindi anche alla parte della produzione comune consumabile individualmente. Le relazioni sociali degli uomini coi loro lavori e con i prodotti del loro lavoro rimangono qui semplici e trasparenti tanto nella produzione quanto nella distribuzione.




Marx qui esemplifica un modello socialista e non comunista, in quanto il criterio di distribuzione è il tempo di lavoro e non il bisogno.

Come si può vedere una struttura del genere per Marx è trasparente, mentre quella mediata dal mercato non lo è. Il mercato per Marx  è uno strumento di informazione fuorviante. Un principio di opacità. Ciò non vuol dire che un marxista debba essere contro il mercato a priori, ma deve conoscerne i limiti e non pensare che sia uno strumento efficace di allocazione delle risorse.

 

 

 

 

 


5 maggio 2008

Marx , la proprietà comune e l’economia familiare

 

Non abbiamo bisogno, ai fini della considerazione di un lavoro comune, cioè immediatamente socializzato, di risalire alla sua forma naturale spontanea, che incontriamo sulla soglia della storia di ogni popolo civile.  E' un pregiudizio ridicolo, che s'è diffuso negli ultimi tempi, che la forma della proprietà comune naturale e spontanea sia una forma specificamente slava, anzi addirittura esclusivamente russa. La forma della proprietà comune è la forma originaria, che possiamo dimostrare esistente fra i romani, i germani, i celti, e della quale anzi si trova ancor sempre, se pure in parte allo stato di rovina, un intero campionario con saggi di vario tipo, presso gli indiani. Uno studio più preciso delle forme di proprietà comune asiatiche, e specialmente di quelle indiane, dimostrerebbe come dalle differenti forme della proprietà comune naturale e spontanea risultino forme differenti della sua dissoluzione.

Così, P. es., i differenti tipi originali di proprietà privata romana e germanica si possono dedurre da forme differenti della proprietà comune indiana Un esempio più vicino è costituito dall'industria rusticamente patriarcale d'una famiglia di contadini, che produce grano, bestiame, filati, tela, pezzi di vestiario, ecc. Per quanto riguarda la famiglia, queste cose differenti si presentano come prodotti differenti del suo lavoro familiare; invece per quanto riguarda le cose stesse, esse non si presentano reciprocamente l'una all'altra come merci. I differenti lavori che generano quei prodotti, aratura, allevamento, filatura, tessitura, sartoria, nella loro forma naturale sono funzioni sociali,poiché sono funzioni della famiglia che ha, proprio come la produzione di merci, la sua propria divisione del lavoro, naturale ed originaria. Le differenze di sesso e di età, e le condizioni naturali di lavoro varianti col variare della stagione, regolano la distribuzione di quelle funzioni entro la famiglia e il tempo di lavoro dei singoli membri. Però qui il dispendio delle forze-lavoro individuali misurato con la durata temporale si presenta per la sua natura stessa come determinazione sociale dei lavori stessi, poiché le forze-lavoro individuali operano per la loro stessa natura soltanto come organi dalla forza-lavoro comune della famiglia.



 

Marx nota come nell’economia familiare la misura del valore come tempo di lavoro è immediatamente rilevabile, giacchè la durata del lavoro è inserita nell’organizzazione familiare del lavoro come fattore di razionalizzazione. Eppure questa durata è comunque mediata con i bisogni che ogni segmento di lavoro va a soddisfare, per cui un lavoro che porta troppo tempo comunque viene continuamente valutato alla luce dei benefici che offre. Marx invece il ruolo del bisogno soddisfatto sembra non valorizzarlo abbastanza, nascosto com’è nell’immediatezza del valore d’uso. E tuttavia il fatto che i bisogni nello scambio di merci sono come occultati, comparati in maniera astratta, questo è un patrimonio consolidato della critica dell’economia politica. Il mercato racchiude in sé hegelianamente l’immane potenza del negativo, nel suo aspetto progressivo dal punto di vista della quantità, nel suo aspetto deteriore dal punto di vista della mancata identificazione dei bisogni, che vengono in qualche modo comparati come feticci, e dunque misurati, reificati, manipolati.

 

 

 

 


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1 aprile 2008

La divisione del lavoro secondo Adam smith (parte seconda)

La divisione del lavoro è determinata dalla stessa disposizione a trafficare per la quale con il baratto, l'accordo e l'acquisto otteniamo dagli altri la maggior parte dei servizi reciproci di cui abbiamo bisogno. In una tribù di cacciatori o di pastori qualcuno fa archi e frecce con maggiore rapidità e destrezza di tutti gli altri e frequentemente li scambia con i suoi compagni per bestiame o cacciagione. Egli trova che in questa maniera può ottenere più bestiame e cacciagione che se andasse egli stesso a cacciare. In considerazione del suo interesse la fabbricazione di archi e frecce diventa la sua attività principale ed egli diventa una specie di armaiolo....
E così la certezza di poter scambiare tutta la quantità del prodotto del proprio lavoro che eccede il personale consumo per parti del prodotto del lavoro di altri di cui si può avere bisogno, incoraggia tutti ad apllicarsi ad un occupazione particolare e coltivare e perfezionare il proprio talento o ingegno per quella particolare specie di attività. La differenza dei talenti naturali dei diversi uomini è in realtà molto minore di quanto si supponga e l'ingegno differente non è tanto la causa quanto l'effetto della divisione del lavoro...
(Con la divisione del lavoro) la differenza dei talenti si rende allora percepibile e aumenta gradualmente fini al punto che la vanità del filosofo preferisce ignorare qualsiasi somiglianza....
Negli animali gli effetti dei differenti talenti, mancando la capacità a barattare o a scambiare, non possono essere riuniti a contribuire minimamente a a migliorare il benessere e la comodità della specie. Ogni animale è ancora costretto a sostenersi e a difendersi da solo e non trae nessun vantaggio dai talenti altrui. Tra gli uomini invece gli ingegni più dissimili sono vicendevolmente utili e i differenti prodotti dei loro rispettivi talenti, per la generale disposizione a scambiare formano un fondo comune, dove ognuno può all'occorrenza acquistare parte del prodotto dei talenti altrui.




Questa concezione è fondamentalmente erronea e in parte incoerente, come ha argomentato anche Marx, anche se in essa ci sono osservazioni interessanti.
In primo luogo Smith ha ragione nel dire che la differenza di talenti è più frutto degli eventi che non di predisposizioni innate. Proprio per questo però la divisione del lavoro non può essere il frutto della tendenza a scambiare, dal momento che nessuno scambierebbe se non sapesse già produrre più di quanto spetta a se stesso. E tale capacità o è frutto di un abilità innata o è frutto di una divisione del lavoro già in atto che non è legata allo scambio. C'è quindi una sorta di contraddizione tra lo scarso ruolo che Smith dà alle abilità innate ed il modo in cui spiega la divisione del lavoro.
Invece bisogna partire da una serie di piccole differenze individuali ed una serie di esperienze maturate nei momenti liberi da incombenze immediate in cui si risolvono problemi più complessi ed in cui le abilità si vengono a perfezionare. Si può pensare che questi momenti liberi si venissero a creare soprattutto nella società basate sulla raccolta dei frutti della terra e sulla caccia. In tali piccoli gruppi queste minime differenze vengono valorizzate e si realizza una divisione del lavoro basate su di esse o sulla decisione di un capo. Tale divisione del lavoro innesta un circuito grazie al quale le singole abilità vengono ulteriormente raffinate. Un eventuale plusprodotto o una più rapida esecuzione di compiti vengono però immediatamente rese funzionali al gruppo. Lo scambio di cui parla Smith non ha niente a che vedere con il commercio, ma è semplicemente una delle modalità delle relazioni affettive e sociali esistenti in qualsiasi gruppo, per cui uno aiuta l'altro o uno dà una cosa ad un altro.
Solo quando in una società più complessa e dove c'è un'accumulazione maggiore di risorse, ci sarà anche la possibilità di gestire il proprio plusprodotto e dunque di scambiarlo in maniera sistematica. Tale possibilità accentuerà la divisione del lavoro e la produttività.
A conferma della erroneità delle tesi di Smith si può dire che nella società animali c'è spesso una divisione del lavoro (divisione del lavoro basata principalmente sulla differenza tra i sessi, come pure nelle società primitive) sia pure in mancanza dello scambio di cui parla Smith (si pensi al ruolo delle leonesse nella caccia).
Smith inoltre vede nello scambio para-mercantile l'unico modo di mettere in comune le diverse abilità, in quanto trascura il ruolo del linguaggio, almeno in questo caso, e dunque il ruolo della scienza e anche della filosofia.
Problema di una società comunista sarà quello di conciliare l'attenuazione o la cancellazione di una rigida divisione  del lavoro con le esigenze di una società moderna, potenziando il ruolo del linguaggio come mediatore tra le diverse esperienze e competenze.


29 gennaio 2008

Smith e la divisione del lavoro (1)

Adam Smith vede nella tendenza allo scambio dei prodotti l'origine della divisione del lavoro. Marx evidenzia che Smith scambia la causa con l'effetto, perchè è invece la divisione del lavoro che porta poi allo scambio sistematico dei prodotti e al commercio, mentre essa ha origine nell'organizzazione di ogni attività svolta collettivamente da più persone (es. il procurarsi il cibo, il trattarlo, il sorvegliare le scorte) etc.
Tuttavia le società basate sul commercio radicalizzano la divisione del lavoro, la perfezionano.

Citiamo Smith :
Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo e parliamo dei loro vantaggi e mai delle nostre necessità.
Nessuno all'infuori del mendicante sceglie di dipendere dalla benevolenza dei suoi concittadini. E nemmeno il mendicante dipende interamente da essa. E' vero che la carità della gente di cuore gli fornisce l'intero fondo della sua sussistenza. Ma sebbene in questo modo venga in definitiva provvisto di tutto il necessario, questo non avviene, nè può avvenire man mano che se ne sente bisogno. La maggior parte dei suoi bisogni sono soddisfatti alla stessa maniera di quelli degli altri, con  accordo, baratto e acquisto. Con il denaro che uno gli dà egli acquista da mangiare. I vecchi abiti che gli regala un altro li scambia con altri vecchi abiti che gli vanno meglio.



Neanche il mendicante è libero dalla relazione mercantile. E il possesso del denaro non esime dallo scambio. Quello che Smith trascura è l'apparente assenza del lavoro. Il mendicante non fa un lavoro utile che consenta la sua remunerazione con il denaro. Non fa lavoro utile, ma lavora. Sta all'addiaccio, sorride a comando, ed è costretto a mimare la sofferenza che lo colpisce solo in certi momenti della giornata. Proprio per questo bisogna ricollegare i bisogni elementari al diritto attraverso un reddito di cittadinanza. Il lavoro deve essere lo strumento attraverso cui l'individuo ottiene ciò che va al di là del necessario. Il lavoro deve essere il mezzo a cui si può accedere non per placare i propri bisogni, ma per realizzare i propri desideri. Solo questo processo sul lato della soggettività può avvicinare l'astratta utopia liberista della libertà di lavoro, che altrimenti suonerebbe come ipocrisia o come devianza, iperbole.
Anche in assenza di mendicanza però, lo scambio così descritto da Smith si configura come straniamento. Forse esso fornisce strumenti per razionalizzare la nostra capacità empatica, la nostra tendenza a guardare il mondo dal punto di vista degli altri. Ma tali facoltà sono messe in moto in maniera distorta, subordinate come sono al raggiungimento di uno scopo che è esterno alla relazione stessa. Il fuoco dell'intersoggettività è intravisto come di sguincio, mentre ci si dirige verso l'oggetto del desiderio. Tale straniamento ha un costo : la rabbia e la frustrazione di non poter esprimere liberamente i propri bisogni e i propri desideri. Una rabbia che trova compensazione nel guadagno proveniente dalla scambio. Guadagno che è una sorta di riscarcimento, un denaro del pianto (Geldschmerz).
E del resto tutta questa mimica dell'altrui desiderio è il rovescio della paura che il proprio lavoro sia stato inutile (perchè magari non incontra il desiderio altrui). Come in un piano inclinato, al lavoro che non tende a soddisfare un proprio desiderio si somma la mimica che porta a solleticare il desiderio altrui. Un doppio straniamento. Una doppia falsità che vorrebbe compensarsi.
Invano.


25 giugno 2007

Marx, il valore d'uso e il valore di scambio

Una cosa può essere un valore d'uso senza essere valore. Ad es. quando la sua utilità per l'uomo non è ottenuta mediante il lavoro (aria, terra vergine).
Una cosa può essere utile e può essere prodotto di lavoro umano senza essere merce : chi soddisfa con la propria produzione il proprio bisogno, crea valore d'uso ma non merce. Per produrre merce deve produrre valore d'uso per altri, valore d'uso sociale. Tuttavia anche in questo caso, ad es. il contadino medievale produceva il grano d'obbligo per il signore feudale, ma nè il grano d'obbligo, nè la decima per il prete diventavano merci per il fatto di essere prodotti per altri : la trasmissione del prodotto deve avvenire tramite scambio.
Nessuna cosa può essere valore senza essere oggetto d'uso. Se esso è inutile, anche il lavoro contenuto in essa è inutile.

Come può essere una cosa valore d'uso senza essere valore ? Perchè Marx lo chiama "valore" d'uso se gli nega l'inclusione in ciò che è valore ?
Si può dire che il valore di scambio è un valore d'uso prodotto dal lavoro, soddisfacente bisogni altrui e trasmesso tramite lo scambio ?


24 aprile 2007

Marx e la merce

Per Marx la merce è un oggetto esterno che viene considerato tale (cioè merce) nella misura in cui esso soddisfa dei bisogni umani e la cui natura è a tal proposito irrilevante.
Ogni cosa utile è un complesso di molte qualità (Locke e Berkeley) e può essere utile da diversi lati (
Leibniz). E' opera della storia la progressiva scoperta di questi diversi lati e quindi dei molteplici modi di usare le cose. (Hegel e lo storicismo).




Ad es. la proprietà della calamita di attrarre il ferro divenne utile solo quando, per suo mezzo, fu scoperta la polarità magnetica.
Come pure è opera della storia la selezione delle unità di misura della quantità delle merci e delle cose.
Le differenze delle misure delle merci sorgono in parte dalla differente natura degli oggetti da misurare, in parte da
convenzioni sociali.


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