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23 agosto 2010

La morte di Tiberio Murgia, Ferribotte : un articolo del "Manifesto"

E'  morto, a 81 anni, Tiberio Murgia, popolare e amato caratterista del cinema italiano, l'unico attore non professionista apparso in ben ben 155 film. Sempre comunista fin da 16 anni, anche se di famiglia monarchica e fascistona, formato poi alle Frattocchie («ma mai ateo!»), sardo di Oristano, dove era nato il 5 febbraio 1929, resta per tutti il leggendario Ferribotte (variazione romanesca di «ferry boat», il traghetto delle migrazioni...), il siciliano dai baffi sottili, il corpo nervoso, il viso smunto dai tratti marcati, i capelli nerissimi e imbrillantinati. Era il focoso e geloso acchiappafemmine di I soliti ignoti, il personaggio che (scoperto casualmente da Monicelli in una trattoria di via della Croce dove era cameriere) fu trasformato da Murgia in una delle più terragne e imitate maschere della commedia all'italiana, a forza di battute che irridevano ai beceri proverbi della tradizione come il famoso: «Donna piccante pigghiala per amante, donna cuciniera pigghiala per mogliera».


Da molti anni dimenticato, Murgia era improvvisamente tornato alla ribalta, sia per l'uscita della sua straordinaria autobiografia, Il solito ignoto (edizione Insieme, Pescara, 2004), curato dal giornalista e filmaker Sergio Sciarra, sia per aver portato in tribunale il neofascista Storace & Co., che ne avevano sfacciatamente sfruttato l'immagine per una campagna anti-Veltroni. Nel libro Murgia racconta i suoi durissimi mesi da minatore in Belgio. Un'avventura galante proibita lo aveva degradato da segretario di sezione Pci e dalla sua isola, ma un'altra gli salvò la vita, perché la notte dell'esplosione in miniera era beatamente altrove. E poi i retroscena del capolavoro di Monicelli, i 50 anni di commedia all'italiana, vissuta dal pugnace emigrante sardo (da ben 7 generazioni, anche se nei dizionari del cinema basco ne fanno addirittura una loro bandiera) soffermandosi con una ricca aneddotica sui suoi celebri compagni di lavoro e di avventure. La gentilezza di Gassman e la spocchia di Renato Salvatori, Sordi, Mastroianni, Totò, Monica Vitti, Peter Sellers. La lettura e discussione dei giornali con «un vero signore», Ernesto Calindri. Le feste proibite della «dolce vita». Le scazzottate sul set, le liti furibonde di Maurizio Arena e Franco Fabrizi. L'antipatia di Nazzari, mito infranto. Le scorribande amorose di Capannelle, Leopoldo Trieste e Victor Mature. Il potente clan di Francio e Ciccio, non sempre amichevoli con quel «siciliano» intruso, gli straordinari duetti con Mina e Celentano. Avvincente e rocambolesca la sua vita, fatta di fame, lavoro duro, emigrazione, coltellate promesse e sferrate, amori, umiliazioni, coscienza di classe, lotta contro la disoccupazione e il fascismo mai scomparso. E calli da picconatore vero: «Ma che hai le spine nelle mani? mi disse Gassman quando si presentò. "No, sono i calli". Erano alti 3, 4 centimetri, calli da cantiere».
Poi il successo, il miracolo, dopo un lungo provino a Cinecittà e ben 9 siciliani veri sconfitti, nonostante le perplessità del produttore Cristaldi. Un caratteraccio dal cuore d'oro che sedusse De Sica e Nanni Loy, con più di una cinquantina di film (anche musicarelli, film balneari, parodie) solo negli anni '60, meno nei 70, regno delle commedie sexy (La soldatessa alla visita militare , La liceale, il diavolo, l'acquasanta) e un lento riflusso nel decennio successivo, indocile a facce e caratteri regionali. L'audace colpo dei soliti ignoti, La grande guerra (1959) e La ragazza con la pistola (1968), Costa Azzurra (1959), Le svedesi (1960) e Caccia alla volpe (1966) rimangono gli altri successi. Beppe Cino lo volle però in un cameo d'autore, per La diceria dell'untore, tratto dal romanzo di Gesualdo Bufalino. E Raiuno per Tutti pazzi per amore 2 (2010).
«Per una vita Tiberio mi ha ringraziato affettuosamente di avergli fatto cambiare vita - ricorda Monicelli - aveva una faccia altezzosa, sempre sospettosa su un corpo esile e nervoso, lo scelsi subito. Ha interpretato tanti film ma in fondo sempre lo stesso ruolo per il quale lo avevo scelto nei Soliti Ignoti. Un cosa curiosa, ma lui ne era contentissimo perché conobbe il successo. Siamo sempre rimasti in contatto, era carino, con me, generoso».
«Quando l'ho saputo mi sono venute le lacrime agli occhi. La morte di Tiberio Murgia è stata una notizia terribile - ha detto all'Ansa l'attrice Claudia Cardinale, che ha iniziato con lui la sua carriera d'attrice interpretando la sorella del celebre, gelosissimo Ferribotte.
«Quando l'ho conosciuto era il mio primo film, I soliti ignoti, non ero neanche di vent'anni - racconta la Cardinale - Lui aveva un viso incredibile con quelle sopracciglia sempre aggrottate, quegli occhi, era piccolo di statura. Sono vicina alla sua famiglia e lo porto nel cuore», ha concluso la Cardinale che non potrà partecipare ai funerali perché in partenza per New York sul set di un nuovo film con una giovane regista, Nadia Szold.

(Roberto Silvestri)


22 giugno 2008

Guariniello sulla sicurezza sul lavoro

 

Prevenzione, cultura della sicurezza: «Parole al vento», secondo il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, titolare dell'inchiesta lampo sui morti della ThyssenKrupp: «La cultura della sicurezza rischia di essere uno slogan, una formula retorica dietro cui nascondere una sostanziale evasione dagli obblighi di prevenzione». Dieci giorni fa Guariniello era proprio a Catania per illustrare ai magistrati del tribunale il nuovo codice varato dal governo di centro sinistra. «Sono passato dalla Calabria alla Sicilia cercando di portare il messaggio della legge. Il fatto è che la legge è un ottimo messaggio, ma se gli organi di vigilanza funzionano a stento e se i processi non si fanno, come mi hanno detto i magistrati catanesi, è un messaggio quasi pittoresco». «Ma lei lo sa qual'è la legge più importante in materia di sicurezza sul lavoro?

Qual è?
È una norma che abbiamo dal 1930 e che dice una cosa molto semplice: chiunque omette di adottare misure contro infortuni è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, se poi da quella omissione deriva un infortunio la reclusione passa dai tre ai dieci anni. E' una norma che punisce chi consapevolmente omette le misure anti infortunistiche e, dopo la prescrizione dell'ispettorato, non si mette in regola. Bene, questa è anche una delle norme più disapplicate del paese. Nell'ultimo anno, la Cassazione se ne è occupata due volte, con due sentenze: significa che questi processi non si fanno, che non si fanno accertamenti approfonditi, che le procure sono disorganizzate. Poi magari capita una tragedia come quella che è successa e c'è tutta un'energia ispettiva e giudiziaria che viene messa in campo: bisogna seguire i processi che riguardano la violazione delle norme di sicurezza, non solo dopo la tragedia.

Che rapporto c'è tra azione legislativa, giudiziaria e quella può competere alle parti sociali sul luogo di lavoro?
Il processo legislativo in Italia è sempre stato molto attivo, dagli anni '50 ad oggi. Abbiamo ottime leggi ma completamente disapplicate e credo sia un grande errore delle forze sociali e politiche quello di vedere nelle leggi il momento risolutivo della questione. La dimostrazione palese sta in quello che è avvenuto: si è fatta una nuova legge, ma non è che i luoghi di lavoro siano diventati più sicuri. Non si fanno accertamenti, le procure non sono organizzate, e anche dopo gli infortuni, i processi, quando si fanno, finiscono in prescrizione. La cultura della sicurezza, nel senso di impunità generalizzato, non si svilupperà mai. E anche le sanzioni, sono un deterrente se realmente applicate.

Pensa che anche sul versante del lavoro scarseggi la cultura della sicurezza?
Il lavoratore è la parte debole del rapporto di lavoro, è sempre stato così, e i singoli riescono a portare avanti istanze di sicurezza non in quanto singoli, ma se adeguatamente rappresentati. Le organizzazioni sindacali lo stanno facendo, ma la maggior parte degli infortuni avvengono nelle piccole aziende, dove la rappresentanza sindacale è più debole. La capacità e la forza di imporre sicurezza nasce anche dalla formazione, che non può esaurirsi nella distribuzione di opuscoli e nella firma del lavoratore a riprova dell'avvenuta consegna.

E le imprese, quali responsabilità hanno?
Cultura della sicurezza significa che tutti devono essere convinti della necessità. Ma la convinzione, realisticamente, nasce anche dal fatto che ci siano vincoli effettivi perchè la tentazione che può esserci di risparmiare è forte e risponde a una logica comprensibile. «Diffondere la cultura della sicurezza», è una di quelle frasi frequenti, quasi mitiche. Ma se vogliamo essere realistici e concreti la diffusione della cultura della sicurezza passa anche attraverso un'adeguata vigilanza degli organi preposti e un'efficiente azione dell'autorità giudiziaria. Tutto il resto mi sembrano parole al vento. Un paese in cui questo è carente, è un paese in cui la cultura della sicurezza vacilla.



(Sara Farolfi)


6 aprile 2008

Facevo bene a tifare Messala....

Charlton Heston, attore famoso per il film "Ben Hur", per aver fatto Mosè ed essere atterrato su "Il pianeta delle scimmie", è morto all'età di 84 anni.
Come i suoi eroi erano quasi sempre positivi, così lui di persona li smentiva tutti quanti. Probabilmente ha scoperto in sè "L'altra faccia del pianeta delle scimmie"
La sua migliore interpretazione però è stata nel film documentario di Michael Moore dove interpretava un ipocrita (per una recensione malvagia e bipartisan della scena si veda qui   )




E' morto, come aveva sempre desiderato :  è andato sparato direttamente all'altro mondo


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24 marzo 2008

Le simulazioni pericolose

Una delle scene comiche tipiche è la caduta accidentale. Lo sa bene Paolo Villaggio che di schianti a vario titolo correda molte sue pellicole, ma lo sa in genere in cinema comico che di cadute è ricco. Ancora più comica è la caduta fatta nel tentativo di imitare la caduta altrui. La perfezione dell'imitazione in questo caso non è richiesta nè desiderata e questo scatena l'effetto comico. E questo sia pure in maniera amara accade anche quando uno stunt-man che simulava la morte sul lavoro è morto per una caduta simulata male. L'effetto comico non lo dobbiamo censurare : esso è solo apparentemente una presa di distanza violenta dal malcapitato. In realtà è una presa di coscienza che anche la morte è solo la forma suprema della sproporzione tra i nostri desideri e la realtà e questa sproporzione è il nucleo centrale del comico, l'inaspettato, la parentesi che non si chiude mai, l'evidenza di quell'aforisma fatto proprio dalla New age che la vita è ciò che ci accade quando pensiamo ad altro (ed io di questo spiazzamento sono ormai un vero esperto).
Cosa ci dice l'incidente mortale capitato l'altro giorno ? Ci dice che la simulazione del lavoro è lavoro. E lo si vede come dopo l'incidente c'è chi parla delle condizioni di lavoro dello stunt-man, chi parla di fatalità, chi parla degli inevitabili rischi professionali. Lo si vede dalla difficoltà improvvisa di parlare di chi doveva solo descrivere e simulare e si è trovato invece dentro la realtà nella quale non voleva entrare se non fino ad un certo punto.



Condizioni che diamo per oggettive e date, sono invece sempre poste e rinnovate dalla volontà congiunta degli esseri umani.
Scoprire di poter cambiare una situazione è un'esperienza dolorosa. Perchè ci costringe a non inseguire i nostri desideri immediati, ad esaminare il groviglio di compromessi, di silenzi, di abitudini nevrotiche che spesso costituisce il cemento della nostra esistenza sociale. Quel groviglio che ci fa desiderare la morte (e ce la fa richiedere allo Stato) ogni qualvolta la possibilità di pensare ad altro ci è impedita dalla malattia, dalla sofferenza. 
Ci costringe a riprendere quella libertà che  per non pensare deleghiamo alle macchine, agli impianti, alla volontà del padrone (chiamiamolo così, perchè noi vogliamo che sia così).
Ecco la comicità dell'incidente sul lavoro : esso diventa una spia di come non ci sia terreno neutro, angolo di paradiso che sia escluso dalla necessità di guardare dove mettiamo i piedi.
Forse è questo il primo comandamento che bisogna rispettare per riprenderci le lotte e le conquiste dei lavoratori che ci hanno preceduto e che con il nostro passivo concorso stiamo perdendo una dopo l'altra.


26 agosto 2007

Moore and Moore al pronto soccorso...

Michael Moore : "Ah, che bello il sistema sanitario italiano..."



Infermiere: "Pasquà...una barrella a due piazze...."


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28 giugno 2007

Un presidente cinefilo

Crociuzzo: "Signor Water, do you have a dream ?"
Veltroni: "No, è semplicemente un trailer..."
Crociuzzo: " Un'ora e mezza ? "
Veltroni: "Diciamo allora una prima visione..."


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