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7 luglio 2008

Il Cavaliere storna

E' vero : il gossip sui pompini di Berlusconi è proprio l'ultima spiaggia dell'opposizione presunta tale. Ma il fatto che i consiglieri dello stesso premier hanno forse dovuto far fatica per trattanerlo dal fare un comizio mediatico la dice tutta sul fatto che tale attacco volgare tocca un nervo scoperto del fenomeno della politica degli ultimi 13 anni.




Egli condivide i principi in base ai quali viene attaccato : la sua propaganda è fatta di volgarità, di luoghi comuni, di movimenti viscerali e dunque egli si sente in difficoltà. Dinanzi alle vecchine che lo adorano, alla zie suore, egli forse non riesce a giustificare la rottura di quella patina di perbenismo (lo sbracamento di chi in altri tempi diceva " Si contenga ! ") che lo rendeva rassicurante. Magari sarà pieno di energia, di carica umana, ma sentirlo mentre si lascia andare sarebbe stato troppo. La sua energia va espressa sempre in maniera composta, radiosa, sorridente. Un gemito di troppo avrebbe prodotto vistose macchie solari.
Ora però sembra tutto rientrato e il premier snocciola i risultati dei primi mesi di governo. La cavalla nominata ministro da Caligola non osa sonare nitrito. Parafrasando il poeta, meglio stornare l'attenzione.


30 giugno 2008

Berlusconi e il Quirinale

 

Qualcosa è cambiato. Le parole sono quasi le stesse ma non è esattamente lo stesso Silvio Berlusconi quello che ieri, a Bruxelles, è ripartito nel suo assalto alle toghe rosse. È più forte. Ha una maggioranza più larga e più condiscendente. E un'unica opposizione parlamentare che fino a l'altro ieri lo considerava uno statista. E adesso annuncia una manifestazione. A ottobre. Poi c'è l'abitudine. Berlusconi che attacca i giudici è il cane che morde l'uomo, una non notizia. Ma un primo ministro che dal Consiglio d'Europa sostiene che chi lo accusa vuole sovvertire la democrazia italiana è un uomo che mangia un canile. Si nota. Il proclama di ieri a Bruxelles - con le urla, i pugni sul tavolo, la faccia feroce - annuncia l'intenzione di una soluzione finale con i giudici. E' isterico ma molto chiaro: «Nel '94 ho visto sovvertito il voto popolare da una minoranza rivoluzionaria di giudici, ho patito 15 anni di persecuzioni per non farlo più accadere».Non è vero, naturalmente. Nel '94 non sono stati i giudici ma Umberto Bossi a scalzarlo da palazzo Chigi. E quando nel 2001 c'è tornato Berlusconi non si è limitato a «patire» ma ha infilato una serie di leggi per scansare i suoi guai: nullità delle rogatorie internazionali, riforma del falso in bilancio, legittimo sospetto e «lodo Schifani» per garantirsi l'immunità totale. Spesso erano le questioni sollevate nell'aula del processo dagli avvocati del cavaliere che venivano trasformate in leggi della Repubblica. Come adesso, che l'emendamento blocca processi è stato scritto direttamente dal suo difensore. Molti giuristi e costituzionalisti e anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura hanno detto che si tratta di una norma incostituzionale. Il primo giudizio sulla costituzionalità di una legge, anche di una legge di conversione di un decreto com'è in questo caso, è affidato al presidente della Repubblica. Che quindi non dovrebbe firmarla. Per Berlusconi sarebbe un guaio: sta appunto cercando di bloccare rapidamente il processo Mills dove rischia una condanna a sei anni per corruzione in atti giudiziari. Ieri ha detto che gli interessa il principio generale e che non intende avvalersene, che si farà giudicare. Ma lunedì aveva detto il contrario, che la legge è fatta anche per proteggerlo da un ingiusto processo, ed è meglio credere alla versione originale. Anche perché nel frattempo ha ricusato la giudice di Milano giusto per prendere tempo. Vista lamaggioranza parlamentare che le elezioni hanno consegnato al cavaliere la firma nelle mani di Napolitano è l'ultimo possibile rimedio a una legge che, oltretutto, aumenterebbe il caos nei tribunali ed è pessima per lemisure che contiene sulla sicurezza. E' un'arma letale per gli interessi del primo ministro e forse per questo il presidente della Repubblica è dato per molto prudente. Dal Quirinale filtra una specie di rassegnazione per le sguaiataggini del cavaliere. Giorgio Napolitano ha certo in gran cuore la tenuta del «dialogo » tra maggioranza e opposizione e non farebbe nulla per alimentare lo scontro. Apprezzabile proposito politico, ma se non limita la funzione di garante della Costituzione. Dietro l'angolo c'è poi il nuovo «lodo», l'immunità per il premier e le alte cariche dello stato per tutti i reati, anche quelli compiuti prima e lontano dal pubblico ufficio. E' questa la soluzione finale: l'assicurazione che nessun giudice potrà più disturbare. Una legge evidentemente incostituzionale di fronte al principio dell'uguaglianza. Ma una legge che riguarderebbe anche il capo dello Stato. Almeno questa, almeno per questo, presidente, non la firmi.

(Andrea Fabozzi)


20 giugno 2008

l'ANM e le intercettazioni

 

«Il caso intercettazioni è nato per un paio di inchieste che hanno fatto molto rumore sui giornali. Un caos inutile, visto che alcune si sono concluse senza neppure un rinvio a giudizio, ma limitare gli ascolti ad alcuni reati, significherebbe rischiare l'impunità per gli altri». Non è morbido coi colleghi, il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, pm a Roma come il presidente Palamara. Di certo però, del tema del momento si intende. Più della sua militanza in Md, a renderlo famoso in questi anni sono state le sue inchieste, soprattutto l'ultima : la scalata ad Rcs di Ricucci.
Anche il presidente della repubblica dice che in effetti sulle intercettazioni bisogna intervenire con una legge...
L'Anm ha indicato un problema di assetto normativo, sul sistema delle intercettazioni telefoniche. E' indubbiamente necessario che il segreto non venga meno prima che sia stata fatta una analisi delle conversazioni ascoltate e che siano state scelte quelle rilevanti ai fini del processo. Quello che succede nel regime attuale è che fatti relativi alla vita dell'indagato possono essere diffusi e conosciuti. E' un sistema sbagliato, perché rischia di pregiudicare il diritto alla riservatezza personale anche in casi in cui non c'è alcuna necessità di forzarlo. Ma basterebbe istituire un archivio che, prima, tuteli tutte le conversazioni fino a che giudice e parti non abbiano valutato quali siano rilevanti e, poi, custodisca per un certo tempo quelle considerate segrete e il problema sarebbe probabilmente risolto.
Però in Italia qualche abuso c'è stato. Uno ha coinvolto anche un suo indagato, Stefano Ricucci. Nelle intercettazioni che lo riguardavano, ordinate da Milano, saltò fuori un sms personale. Si disse che era un disguido...
Non cito fatti specifici.
Allora parliamo dell'udienza di scrematura. Per i parlamentari si è fatta. Si ricorda D'Alema, Fassino e Latorre su Unipol? In quel caso i giornalisti riuscirono ad avere tutto ugualmente...
Perché in quel caso erano tutte depositate a disposizione delle parti e non erano considerate segrete. Servirebbe invece un provvedimento che tuteli il segreto e magari sì, punisca i giornali che contravvengono colpendoli con sanzioni economiche che in alcuni casi spaventa gli editori più del carcere per i giornalisti.
Berlusconi vuole limitare i reati per cui sono consentite le intercettazioni.
L'attuale criterio, che permette di ascoltare le conversazioni di indagati solo se il crimine di cui sono accusati è punito almeno fino a cinque anni di reclusione, funziona bene, tantoppiù che si dice che lo strumento va usato solo in presenza di gravi indizi e quando sia indispensabile. Se poi decidiamo che non vogliamo più rintracciare i rapinatori, i pedofili, gli estortori allora è un altro paio di maniche. Non so se è consigliabile.
E gli abusi?
Non mi pare che ci siano tutte queste violazioni. Le intercettazioni che non hanno i presupposti non vanno autorizzate, tutto qui.
Si ricorda qualche sua inchiesta in cui le intercettazioni siano state davvero indispensabili?
In molti casi, soprattutto, non si sarebbe compresa la traccia da seguire. Perché gli indagati a telefono parlano e magari dicono dove hanno messo le carte decisive per una tal inchiesta. Poi la prova sono le carte, non la conversazione.
Ma prima come si faceva?
Prima, tutti noi parlavamo molto meno a telefono e gli indagati usavano altri strumenti di comunicazione. Vogliamo tornare all'età della pietra solo nelle indagini?
Dunque lei pensa che le cose vadano bene così?
Penso che ci siano state alcune inchieste, che hanno avuto molto clamore mediatico e pochi risultati processuali, rispetto alle quali il paese ha pensato che la magistratura abusasse degli ascolti. E' necessario un intervento a tutela del segreto, non un freno alle indagini
E il peccatore non ce lo dice? Chi è che esagera con gli ascolti?
Non faccio esempi, credo che i casi siano ben presenti a tutti. Una cosa la voglio dire, su quel sms tra Anna Falchi e Ricucci... qualche giornalista mi spiegherà prima o poi cosa c'entri il messaggio tra due persone prossime alle nozze col diritto dovere di informare?
In molti hanno già chiarito che i dati sui costi diffusi da Alfano erano sbagliati...
Sono più o meno 200 milioni all'anno per tutto il paese. Costano molto perché le spese di appalto sono alte e perché i gestori impongono tariffe che non hanno paragoni in Europa. Eppure, la procura di Roma ha dimezzato il budget a parità di intercettazioni, passando da 1 milione 109 mila a 498 mila euro. E ogni anno l'85% degli ascolti riguarda il traffico di droga.

Sara Menafra


25 maggio 2008

Travaglio : un tentativo di approfondimento

Molte discussioni si sono fatte sulla polemica tra D'Avanzo e Travaglio e penso sia il caso di dire ancora qualcosa :
1) D'Avanzo si sofferma sul metodo dichiarato di Travaglio e cioè quello di attenersi ai fatti. Questa è una strada a mio dire non molto utile, perchè è facile porre il problema che da un punto di vista teoretico è difficile parlare di fatti (anche per uno scienziato lo è), quanto si deve parlare più di interpretazioni. Da questo punto di vista la tesi di Travaglio se interpretata come una metodologia è teoreticamente debole. Tuttavia se il livello teoretico permette una conclusione problematica, ambigua (se non del tutto contradditoria) o scettica, non così lo permette un livello più pratico di discussione che in qualche modo ci deve orientare alla prassi etico-politica. A tale livello l'obiezione sui fatti non ha molto senso e il metodo di Travaglio si rivela in realtà una sorta di monito a prendere in considerazione i dati da cui il giornalista parte (le notizie di agenzia, i resoconti dei processi etc.) e a partire da essi, cosa che secondo Travaglio non viene fatta non per mancanza di metodo, ma per subalternità della maggior parte dei giornalisti al potere dei partiti. Il dato in tal caso da cui parte Travaglio è che alcune notizie (lui li chiama "fatti") non vengano assolutamente prese in considerazione nell'affrontare un evento. Ad es. quando Schifani è stato eletto Presidente del Senato, più di un giornalista avrebbe dovuto usare la notizia per cui Schifani molti anni fa è stato in società con alcuni individui penalmente condannati in reati collegati alla mafia e sottoporla alla valutazione del lettore, magari accompagnandola con un'ipotesi circa il modo di collegare le due notizie (l'ascesa alla Presidenza del Senato e la vecchia società con i mafiosi), ipotesi che può essere garantista, giustizialista, dubbiosa etc etc. Non avendolo fatto nessuno ed avendo scritto un libro sui rapporti dei parlamentari con la giustizia, Travaglio ha usato la vetrina di un talk show televisivo.

2) Il tentativo che fa D'Avanzo per criticare il metodo di Travaglio, contrariamente a quello fatto da Antonello Piroso (che fa l'esempio di Di Pietro) sarebbe inquietante, se non fosse stato fatto da uno stimato giornalista, perchè nel fare l'esempio, D'Avanzo sembra gettare effettivamente il sospetto, come quando si fa un avvertimento trasversale. L'ammiccamento non è un caso di scuola, ma sembra essere anche un warning a Travaglio. E tuttavia non costituisce un argomento : D'Avanzo dice che qualsiasi agenzia del risentimento potrebbe fare con Travaglio quello che Travaglio ha fatto con Schifani. Questo però non è un argomento contro il "metodo" Travaglio, tant'è che Travaglio contesta il merito dell'accusa a lui fatta, apparentemente sbagliando bersaglio (perchè il discorso era sul metodo), ma in realtà perchè quel metodo Travaglio lo accetterebbe anche per sè, tanto è vero che risponde nel merito. Travaglio ha ragione : il suo metodo lo si può applicare anche a lui stesso, come a Di Pietro (che a mio parere non è affatto pulito come si pensa anche se è molto meno pericoloso di Berlusca e compagni, ma di questo parlerò in altra occasione)  E secondo me Travaglio ne può uscire anche male, ma questo nemmeno può essere un argomento contro il suo metodo che è quello di collegare dati secondo un'ipotesi. Per me Travaglio potrebbe stare anche in galera, l'importante sono i dati che mi offre e le ipotesi che fa. Travaglio parla di "fatti" e "verità" ed in questo ha torto, ma che lui parta da "dati" e che le sue ipotesi siano da prendere in considerazione mi sembra condivisibile.

3) Che la possibilità evidenziata da D'Avanzo non mette in crisi il cosiddetto "metodo Travaglio" è dato anche dal fatto che un altro a cui è effettivamente successa una cosa del genere è stato Paolo Sylos Labini, il quale accetta le conclusioni di Travaglio (e forse anche il metodo) ma confessa candidamente nella Introduzione a "Gli intoccabili" (di Travaglio e Lodato) che fu denunciato ed incriminato da parte di un giudice legato a Giacomo Mancini e privato del passaporto per dieci anni. Ma egli replica serenamente che erano tutte calunnie e che fu assolto con formula piena e con questo non rifiuta di fare l'introduzione al libro di Travaglio, forse perchè egli condivide (al di là di un metodo che forse non c'è nè deve esserci) il merito di ciò che Travaglio e Lodato dicono, le ipotesi che Travaglio e i suoi colleghi fanno circa ciò che è effettivamente avvenuto.

4) D'Avanzo dice che Travaglio prende un fatto controverso con la complicità della potenza della Tv e lo getta in faccia (per motivi strettamente commerciali) agli spettatori manipolandoli cinicamente, lasciando dietro una secrezione velenosa che lascia credere agli spettatori stessi che la seconda carica dello Stato sia un mafioso e alimentando la collera della gente ne distorce la giustissima rabbia contro la malapolitica. Non entro nel merito sulla spiegazione che D'Avanzo dà del comportamento di Travaglio (anche su questo D'Avanzo prende nettamente posizione usando nei fatti il "paradigma Travaglio"). In realtà Travaglio fa quello che deve fare un giornalista impegnato e cioè presentare dei dati, di cui gli altri giornali nella presente occasione non hanno parlato, elaborandoli in un'ipotesi di cui egli è fortemente convinto (come lo sono del resto io). Quella che D'Avanzo chiama manipolazione è semplicemente l'interpretazione inevitabile dei dati che ne fa Travaglio e che lui ha tutto il diritto di fare in pubblico fatta salva la possibilità di chi è oggetto di queste accuse di querelare chi le ha fatte, nel caso risultino offensive della sua reputazione (e nel caso siano palesemente ingiustificate). Dire però che si tratti di distorsione della rabbia è errato : se la rabbia è giustissima è proprio per i  dati inquietanti che Travaglio ha raccolto e di cui quello di Schifani è uno dei tanti , dati che risulta piuttosto difficile assemblare in un'ipotesi alternativa a quella di Travaglio, per quanto sia giusto che in sede penale il dubbio sia pro reo. Dire che la rabbia è giustissima, ma contestare la possibilità di presentare i dati che sostanziano questa rabbia è un'operazione piuttosto strana. Inoltre Travaglio nell'intervista a Fazio non ha detto letteralmente che Schifani sia un mafioso, ma ha semplicemente fatto capire che per lui basta che si parta dal fatto (il dato documentato) che Schifani sia stato in società con persone poi condannate per mafia per concludere che la Presidenza del Senato abbia avuto una triste parabola storica.

5) Ed è forse questo il punto : l'Italia per quanto sia compresa nel G8, è un paese con anomalie gravi e specifiche : quattro regioni devastate dalla criminalità organizzata (e  le altre comunque coinvolte), eventi tragici e spesso violenti del passato (stragi, omicidi, scandali politico-finanziari) che non hanno visto l'emergere di alcuna verità giudizialmente accertata, una percezione della corruzione molto diversa (nel senso di "maggiore") da quella di altri paesi con cui condividiamo più o meno lo stesso Pil procapite ed altri indicatori economico-sociali. E tutto questo senza avere (come invece hanno altri paesi) consuetudini che consentano di escludere dall'accesso a cariche istituzionali persone a causa di reati non particolarmente gravi o persone dalla reputazione piuttosto controversa (come possono essere un Berlusconi, un Dell'Utri, un Andreotti, uno Schifani). In una situazione del genere il lavoro di giornalisti come Travaglio è meritorio proprio perchè evidenzia indirettamente come nel campo dell'accesso a cariche istituzionali (per le conseguenze pericolose che comporterebbe la verità di certe ipotesi) il limite non può essere ristretto alle verità giudizialmente accertate. E' giusto che Schifani possa evitare una condanna penale in base ai dati presentati da Travaglio, ma è politicamente è altrettanto opportuno che Schifani non avesse avuto accesso alla carica che attualmente ricopre
E del resto chi scrive, a sentire i racconti della propria madre (molto imprecisa) il cui cugino sarebbe stato un "uomo di conseguenza"  che avrebbe passato 25 anni di galera per omicidio (circa cinquant'anni fa), pure ricadrebbe sotto la scure delle agenzie del risentimento.
Mannaggia, una carriera politica rovinata dai girotondini.
 


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17 maggio 2008

La trave-aglio

Dappertutto ormai ci si diverte a vedere la pagliuzza nell'occhio di Travaglio.
Intanto Berlusconi è Presidente del Consiglio, Veltroni incatenato mangia "
li cocci de le noci" e Schifani è la terza carica dello Stato. Il tutto con il beneplacito del popolo sovrano.

IO NON CI STO! button

Perchè non vediamo la trave che sta nel nostro occhio ?
Semplice : non è nel nostro occhio.


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16 maggio 2008

La rappresaglia di D'Avanzo

 Una possibile traduzione della lettera di D'Avanzo a Travaglio :
"Caro Marco, attenzione : per ogni giornalista che denuncia un politico, ci sono decine di giornalisti che denunceranno quel giornalista. 



Anzi, di questi ultimi ce ne è d'Avanzo"


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