.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







21 febbraio 2012

La recessione è un male necessario?

Gli economisti ortodossi, dopo aver dovuto ammettere che gli eretici avevano ragione nel dire che una politica economica restrittiva porterà alla recessione, non abbandonano la loro faccia di bronzo, forti del fatto di godere delle grazie dei padroni del vapore e di poter dire perciò tutto quello che vogliono. Ora la parola d’ordine è: la recessione è un male minore e necessario.

Ci prova Daniel Gros che afferma che i tagli fiscali negli Usa sono stati seguiti da deficit maggiori senza però verificare se oltre alla successione temporale ci sia un rapporto di causa ed effetto tra i due fenomeni. Inoltre Gros dimentica che la strategia dei tagli fiscali è solo una delle strade e cioè quella più connivente con le esigenze del Capitale e dunque la strategia più debole in quanto non è detto che le imprese investano i capitali che i tagli mettono loro a disposizione. Perché ci siano aspettative positive per gli investimenti ci vuole paradossalmente un segnale di tenuta se non di aumento della domanda interna per consumi, cosa possibile solo se non si attaccano i diritti ed i salari dei lavoratori.

 

 

Gros dice che un disavanzo inferiore deve portare nel tempo ad un debito più basso, sebbene questo peggiori nel breve periodo. Ciò sarebbe dovuto al fatto che la riduzione della spesa farebbe diminuire la domanda solo nel breve periodo, ma dopo poco l’economia ritornerebbe al livello precedente. Anche l’aumento parziale del premio di rischio a seguito del peggioramento dell’indebitamento nel breve periodo dovrebbe essere compensato dall’impatto a lungo termine della riduzione del deficit sul livello del reddito.

Come potete vedere siamo al mondo magico di De Martino : l’economia ritornerà al suo livello precedente come le maree, come l’alternarsi delle stagioni, come nei proverbi sapienziali. Quando e come non ci è dato sapere. Con il liberismo la scienza non è triste, ma inesistente, sostituita com’è dalla ricette della nonna e da un ignorabimus. Nel frattempo al lavoratore non resta che stare sotto ed impegnarsi nel blowjob.

 

 


10 ottobre 2011

Lettera alla Cgil : una strategia alternativa

Anche il tentativo di diminuire le importazioni attraverso una riduzione dei redditi avrà ben pochi effetti: l’aumento del valore delle importazioni è dovuto a fattori che sono scarsamente influenzabili da una riduzione dei redditi delle famiglie. Ciò in quanto nel primo decennio di questo secolo l’aumento delle importazioni è stato dovuto in massima parte all’aumento delle tariffe energetiche ed in parte all’aumento dei prezzi delle derrate alimentari: dal 2000 al 2008 i prezzi del petrolio e del grano sono quintuplicati (anche sulla causa di questi vertiginosi aumenti c’è l’ombra della speculazione sui derivati legati al petrolio ed alle risorse alimentari). Inoltre buona parte dell’aumento delle importazioni non è legata ai consumi delle famiglie ma agli investimenti delle imprese che fanno la parte del leone nell’aumento dell’importazione di risorse energetiche e nell’aumento delle importazioni di beni capitali: dal 1996 al 2008 i consumi familiari in Italia ed in Spagna sono diminuiti rispettivamente dal 62,8% del Pil al 58,4% e dal 63,2% del Pil al 57,3%. Congiuntamente gli investimenti sono passati rispettivamente dal 17% al 21% e dal 19,8% al 31,2%. Il risultato è stato che in Italia la bilancia commerciale è passata da un +2,9%  ad un sostanziale pareggio, mentre in Spagna è passata da un +0,1% ad un -6,8%.

 

 

Volendo presentare una strategia alternativa, si deve pensare sia ad un livello europeo di azione sia ad una strategia di politica economica nazionale. A livello europeo, come provvedimenti a breve, si può pensare all’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE sul mercato secondario. In un’ottica più di lungo periodo sono sul tappeto le proposte degli eurobonds (Prodi, Quadrio Curzio, Costabile) e quelle della BCE come prestatore di ultima istanza (De Grauwe e Cesaratto, il quale critica gli eurobonds in quanto in questo modo dovrebbe essere la Germania a garantire tutti, mentre la Bce stampando moneta potrebbe davvero svolgere questo ruolo di garanzia), oppure quella della monetizzazione del debito di alcuni paesi da parte della BCE (Leon, Alonso), con un aumento moderato dell’inflazione ed uno spostamento di ricchezza reale dai creditori ai debitori. Per Sergio Bruno gli eurobonds vanno usati per indurre l’Europa in una nuova fase di sviluppo, mentre per rispondere agli attacchi speculativi vale la tesi di De Grauwe e Cesaratto. Senza riforme in questa direzione la crisi europea non può che aggravarsi. Non è un caso che la Germania sia poco disposta ad una riforma del genere. Apparentemente la sua contrarietà sembra avere buone giustificazioni (il volere che i paesi del sud dell’Europa mettano prima in ordine i loro conti prima di attingere alle risorse collettive). In realtà, come abbiamo visto, parte della responsabilità dell’aggravamento della situazione è proprio della Germania che si accanisce a svolgere una politica neo-mercantilista (nascosta da uno stupido moralismo ideologico) all’interno di una realtà politica che dovrebbe favorire forme meno competitive di cooperazione economica. Perché i paesi del sud dell’Europa possano mettere i conti in ordine c’è bisogno di una crescita che consenta successivamente allo Stato di fare quegli investimenti nella ricerca e nel sistema formativo (oltre che nelle infrastrutture organizzative) che consentano un salto di qualità tecnologico in grado di metterli sullo stesso piano dei paesi del nord Europa (tutto questo senza dimenticare che tali riforme saranno possibili solo al termine di un duro conflitto sociale tra il mondo del lavoro e quello dell’evasione fiscale). Per permettere ciò occorrerebbe un altro patto europeo di stabilità e crescita dal momento che non esiste alcuna legge economica certa in grado di stabilire quale deficit sia eccessivo e quale sostenibile.

 

 


5 ottobre 2011

Lettera alla Cgil : il fallimento di una politica restrittiva

 Ovviamente, volendo seguire un’impostazione post-keynesiana (se non marxista) più congeniale ad un sindacato che tutela gli interessi dei lavoratori, non possiamo che notare che una politica restrittiva non può assolutamente migliorare la situazione del nostro debito pubblico, dal momento che tale politica restrittiva non può che rallentare la crescita del Pil e dunque il rapporto tra interessi del debito e tasso di crescita del Pil e di conseguenza il rapporto debito/Pil. Quand’anche la crescita del debito fosse inferiore a quella del Pil i tempi per un rientro che abbia una rilevanza razionalmente comprensibile sono nell’ordine di almeno vent’anni di sacrifici. Emiliano Brancaccio e Sergio Cesaratto hanno poi messo in evidenza che l’allargamento dello spread tra titoli italiani e titoli tedeschi non è collegato tanto al debito ed al deficit pubblico, quanto più al disavanzo con l’estero in quanto costituisce probabilmente una voce corposa del Pil ed anche della competitività comparata del nostro sistema produttivo con quello di altri paesi. Per Cesaratto e Stirati i casi di default sovrano riguardano prevalentemente paesi che hanno forti debiti con l’estero e che congiuntamente hanno rinunciato ad una piena sovranità monetaria.

Leon aggiunge che qualsiasi atto per ridurre il deficit che riduca a sua volta il patrimonio pubblico (ad es. la vendita di società a capitale pubblico) induce le agenzie di rating a valutare che è peggiorato il rapporto tra debito e patrimonio e a declassare il merito del debito pubblico. Sergio Bruno dice invece che le manovre fiscali restrittive pretendono di mettere ordine, agendo su grandezze economiche di flusso (imposte e spese pubbliche), in qualcosa che ha a che fare con variazioni di valore di stock di ricchezza, quando i valori degli stock sono un multiplo dei valori dei flussi.


3 ottobre 2011

Lettera alla Cgil : la strategia restrittiva contro il debito pubblico

I primi tentativi di aggredire il debito pubblico italiano sono stati espletati più o meno all’inizio ed alla metà degli anni ’90 (dal 1992 al 1997) e principalmente con i governi Amato, Ciampi e Prodi. La strategia utilizzata è quella di una politica economica restrittiva e deflazionista, ispirata dalla CEE (che è poi diventata UE). Il bastone con cui la CEE ha costretto l’Italia ad intraprendere queste politiche restrittive è stata la speculazione che ha sbattuto la lira fuori dallo SME per alcuni anni (come abbiamo visto secondo alcuni anche in questo caso la speculazione viene usata come bastone dalla Germania per imporre una politica restrittiva nei paesi fortemente indebitati). All’origine di questa impostazione c’è l’interesse della Germania a gerarchizzare economicamente i rapporti tra gli Stati che compongono la CEE prima e la UE poi, in modo da favorire la supremazia economica tedesca attraverso l’ideologia liberista del controllo dell’inflazione, della moderazione salariale rispetto alla produttività e dell’economia orientata alle esportazioni. La moderazione salariale permette al capitalismo tedesco di ottenere un enorme surplus che a sua volta finanzia la periferia europea: l’esempio principale è la bolla immobiliare spagnola che le banche tedesche hanno felicemente finanziato. Il surplus tedesco in pratica crea il debito dei paesi periferici. Questa impostazione ha teso progressivamente a squilibrare le bilance commerciali degli stati europei e ad aggravare i processi per cui l’integrazione commerciale che si verifica come risultato delle economie di scala conduce anche alla concentrazione regionale delle attività industriali ed all’impoverimento speculare di altre aree produttive (Krugman). Già allora, studiosi come Augusto Graziani, Lapo Berti e Andrea Fumagalli avevano analizzato queste dinamiche ed ammonito a non prendere una certa strada. E sono stati facili profeti.

 

 

Berti diceva che per quanto riguarda i vantaggi della moneta unica, un primo contraccolpo negativo, con il rafforzamento di tale moneta nei confronti del resto del mondo, sarebbe stata una perdita di competitività almeno per alcune delle economie che avrebbero fatto parte della comunità. Inoltre la perdita della sovranità monetaria avrebbe fatto emergere ulteriori costi, in particolare a fronte di shock esterni che avessero avuto effetti differenziati sulle diverse economie, ad es. un aumento del costo del petrolio oppure una catastrofe naturale o una crisi settoriale, costi che, non potendo più usare la leva del cambio, si sarebbero scaricati su livelli di impiego della forza lavoro e del capitale. La rinuncia ad usare la politica monetaria per modellare i propri disegni macro economici avrebbe insomma potuto comportare, per i paesi più deboli, costi anche notevoli in termini di riduzione del tasso di crescita. Per Fumagalli è con gli accordi di Maastricht che la questione del deficit pubblico diventa il problema dei problemi. A ciò si deve aggiungere l’effetto distorsivo causato dal deficit pubblico sulla ricomposizione o l’ampliamento della conflittualità tra i diversi tipi di capitale in un contesto sempre più internazionalizzato. Gli effetti redistributivi della spesa pubblica e degli interessi passivi sul debito, se in primo luogo aumentano la polarizzazione tra i redditi incrementandone il grado di concentrazione, in secondo luogo comportano costi sempre più elevati nel processo di finanziamento a breve degli investimenti. Le imprese industriali e dei servizi sono poste davanti ad un bivio: da un lato hanno ancora bisogno della spesa pubblica come sostegno diretto e indiretto all’attività produttiva (vedi il caso Fiat per gli stabilimenti di Melfi o per l’aumento della cassa integrazione). Dall’altro, la situazione debitoria dello Stato necessita di tassi d’interesse elevati in una prospettiva sempre più perversa, secondo la quale si emettono titoli non per finanziare spese ma per pagare gli stessi interessi. La pressione sui tassi d’interesse interni che ne risulta mantiene elevato il costo del denaro e aggrava i costi di produzione per le imprese. La funzione svolta dal settore pubblico nel sostituire liquidità onerosa (da parte delle aziende di credito) con liquidità a basso costo (rendite finanziarie e contributi vari) diventa sempre meno sostenibile di fronte a tassi di interesse reali sempre più elevati e con un tasso di inflazione minore. Se ciò nei primi anni ’80 aveva consentito di risolvere la conflittualità tra capitale industriale e capitale creditizio a vantaggio di entrambi, ora la situazione si presenta rovesciata ed aggravata (sino all’estate del ’92), dal perseguimento di una politica monetaria e valutaria restrittiva, finalizzata al controllo del cambio, che impediva ed impedisce una diminuzione degli stessi tassi d’interesse in modo rilevante. Ciò che negli anni ’80 rappresentava un circolo virtuoso per i redditi da profitto e da interesse (elevato deficit pubblico, immissione di liquidità nuova per le imprese, rendita finanziaria per le banche, collusione tra capitale industriale e finanziario-creditizio) si sta trasformando in un circolo vizioso negli anni ’90, in presenza di una recessione economica di non semplice soluzione. Oltre all’elevatezza del tasso d’interesse sui crediti, l’esistenza di una domanda interna e internazionale poco sostenuta, la deficienza strutturale del nostro apparato produttivo, il restringimento di margini di profitto sono tutti elementi che possono incrementare il rischio di conflitto tra capitale industriale e finanziario-creditizio. Le  politiche di privatizzazione hanno rappresentano la risposta più matura del ceto politico dominante. Esse si basano infatti esclusivamente sulla vendita a lotti delle imprese a partecipazione statale indipendentemente dalla redditività esistente e senza che vi sia implicita una qualche forma di programmazione strategica-industriale. Piuttosto esse hanno avuto lo scopo di modificare l’attuale redistribuzione del surplus tra capitale industriale e capitale finanziario, così da consentire il ricompattamento delle conflittualità intra-capitalistiche. Si aggiunga che lo stesso Paolo Baffi era molto perplesso sull’ingresso dell’Italia nello SME nel 1979. Per altri economisti (come Marco Passarella) la costituzione dell’euro è stata una svalutazione occulta operata dalla Germania nei confronti dei paesi periferici (probabilmente Francia e Germania hanno permesso l’ingresso dell’Italia nell’euro per neutralizzare un concorrente fastidioso grazie alla perenne possibilità di svalutare la propria moneta). Lo stesso Pasinetti ha risolutamente negato l’utilità dell’imposizione di parametri unici all’interno degli accordi di Maastricht: i parametri sin dagli anni ’90 avrebbero dovuto essere relativi al rapporto tra debito e tasso di crescita di ogni singolo Stato. Imporre la stessa camicia di forza ha invece confermato ed ingigantito gli squilibri esistenti. Infine, secondo Pivetti, con l’abolizione di tutte le restrizioni ai movimenti di capitali è venuta meno l’autonomia del paese tanto in ambito monetario che nell’ambito della politica fiscale (includendo in quest’ultima la libertà di scelta del sistema di tassazione). Nel caso concreto dell’Italia, ciò comporta che la fonte stessa della continua crescita del rapporto debito/Pil viene allargata piuttosto che ristretta: il tasso d’interesse è necessariamente maggiore e il tasso di crescita minore che in regime di controllo dei movimenti di capitale.

 

 


16 febbraio 2010

Maurizio Galvani : L'Ue non salva la Grecia

 

Pieno sostegno agli sforzi di Atene per uscire dalla crisi ma niente aiuti finanziari da parte della Ue. Ma senza far conoscere le modalità di intervento. Questa la decisione presa ieri a Bruxelles dai capi di stato e di governo riuniti in un vertice straordinario. In realtà la vera intesa sul da farsi è stata fissata in un minivertice ristretto a Germania, Francia, Bce, il primo ministro greco George Papandreou e al neo presidente della Ue, Herman Van Rompuy.
La cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno fin dall'inizio dettato l'agenda per il salvataggio del paese ellenico, che rischia il fallimento. Per ora l'azione europea si limita a una semplice azione di monitoraggio, giusto per capire se l'allievo sta adottando - e in che modo - le misure per ridurre il debito: almeno il 4% in meno entro il 2010. Il governo del leader socialista Papandreou ha comunque promesso che, a fine 2012, il debito pubblico sarà portato al 3% del Pil (si parte dall'attuale 12%). 



La Ue - insieme alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale - non sborserà nemmeno un euro, ma si limiterà a mettere sotto controllo mensile i piani di «auto-salvataggio» messi a punto dai greci. Il governo ellenico infatti «non ha chiesto alcun sostegno finanziario». Solo se le misure prese da Atene non dovessero rivelarsi sufficienti, i paesi dell'eurozona sono pronti ad aiutare la Grecia con «misure determinate e coordinate per preservare la stabilità finanziaria». Tutt'al più potrebbero essere imposte condizioni draconiane se dovesse essere chiesto un prestito (si parla di 50 miliardi di euro) al Fmi, guidato da Dominique Strauss-Kahn, che - come d'abitudine - pretenderebbe in cambio un taglio netto della spesa pubblica.
Atene ha già annunciato misure drastiche: come il congelamento degli stipendi sotto i duemila euro mensili nel settore pubblico, il blocco del turnover, il congelamento degli interventi pubblici e, soprattutto, un aumento generale dell'età pensionabile fino a 65 anni di età. Il solo annuncio di queste misure ha già provocato l'altro ieri durissimi scioperi in tutto il settore pubblico, ma la protesta si va allargando ormai a tutto il paese. Al confine con la Bulgaria prosegue da circa un mese la lotta degli agricoltori e - per il prossimo 24 febbraio - è stato proclamato lo sciopero generale nel settore privato.
Le caratteristiche del «salvataggio» da parte delle Ue sono dunque molto generiche - Sarkozy ha esplicitamente detto che non verranno precisate - e non hanno affatto eliminato le incertezze aleggianti sui mercati. L'attesa si è quindi spostata sulla riunione dell'Ecofin, martedì prossimo, che dovrebbe dare il via libera alle (non) decisioni adottate nel minivertice, mettendo a punto nei dettagli le modalità di verifica del rigore del governo greco nel tagliare la spesa pubblica.
La Grecia ha un'instabilità finanziaria che l'accomuna ad altri paesi Ue, come Spagna, Portogallo, Irlanda; e, secondo molti analisti, l'Italia. In tutta la zona euro è stata ampiamente superata la quota del 3% del deficit sul Pil - fissata a Maastricht - quale criterio per stare entro la comunità. Le difficoltà sui bilanci (e le incertezze sul «salvataggio») si perciò stanno scaricando sulla moneta Ue: l'euro ieri è sceso sotto l'1,36 sul dollaro, mentre i mercati registrano l'assalto della speculazione sui titoli di stato greci, che continuano a pagare un differenziale (spread) molto alto rispetto alle obbligazioni tedesche. Il governo di Bonn rimane comunque il più restio ad intervenire direttamente, per timore dell'accusa di «far pagare ai tedeschi i debiti dei greci». Ma anche la Francia ha i suoi motivi per metter invece mano al problema: sono proprio le banche francesi, infatti, a vantare l'esposizione più alta sui titoli ellenici.
Il contagio di un possibile default greco viene al momento combattuto con semplici dichiarazioni («un segnale politico molto forte», ha preferito dire Van Rompuy). E le borse del continente non l'hanno presa bene. Tranne Londra, hanno tutte chiuse in leggero calo, tenute a galla da una Wall Street euforica per un semplice rallentamento nelle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione.


4 marzo 2008

I conti italiani secondo Giuseppe Guarino

 I due principali candidati a Primo Ministro, in ordine alfabetico Berlusconi e Veltroni, non hanno ancora indicato a chi affideranno la responsabilità dell'economia. Prima della scelta è utile che rispondano a quattro domande, poche ma drammaticamente importanti.
1. Se sia esatto che i nostri conti sarebbero in ordine. Lo afferma il Ministro Padoa Schioppa. Lo avevano affermato i suoi predecessori. Non è vero. E' una pietosa bugia. Si deve avere riguardo alle disposizioni del Trattato di Maastricht, il cui art. 104, integralmente riconfermato dal Trattato di Lisbona, pone due vincoli: che l'indebitamento dell'anno non superi il 3% del Pil, sia oggi anzi tendenzialmente pari allo 0%; e che il debito pubblico non superi il 60% del Pil. Ove lo superi, che si stia riducendo in misura sufficiente, avvicinandosi al valore di riferimento con ritmo adeguato. La condizione relativa al debito è autonomamente decisiva. L'Italia non la rispetta.
Il debito pubblico prima della firma del Trattato era pari al 98%. Non si è ridotto, avvicinandosi al valore di riferimento. E' anzi aumentato. Alla fine del 2007, dopo 15 anni, è risultato pari al 105% e più. V'è timore che, con il previsto rallentamento della economia, riprenda a crescere.
2. Se la responsabilità della crescita del debito sia imputabile all'Italia. I ministri che si sono succeduti al Tesoro non ne sono responsabili. Avrebbero tuttavia potuto rilevare l'anomalia della crescita, ricercarne le cause, apportarvi tempestivi rimedi. La responsabilità della crescita è comunitaria. Nei primi 3/4 anni di applicazione del Trattato si è prodotto un fenomeno di carattere generale, non previsto, dovuto quasi certamente ad errata valutazione degli effetti dello sforzo che gli stati avrebbero dovuto compiere per realizzare le condizioni di ammissione all'euro. Il rapporto in quegli anni si è deteriorato di 20 punti in Francia, 15 in Germania, 25 in Grecia, 19 in Spagna, 11 in Austria, 24 in Italia. Il danno per l'Italia è stato maggiore poiché 24 punti aggravavano di quasi due terzi il divario iniziale (38 punti).
Una seconda causa va ricercata negli indirizzi costantemente seguiti dalla Commissione, che ha dato rilievo al solo parametro relativo all'indebitamento annuale, ignorando il debito. In Italia nel 1992 il risparmio delle famiglie superava di una volta e mezzo il debito pubblico. Lo Stato possedeva beni mobili e immobili, per un ammontare superiore al debito. Se ci fosse stato imposto, come doveroso, di riportare subito il debito al 60% del Pil, sarebbe stato possibile conseguire il risultato in modo immediato, mantenendo nello stesso tempo il controllo dei beni in mano nazionale. Di recente il Commissario Almunia ha attestato che i conti italiani sono in ordine. Ma ha anche invitato a ridurre il debito. Le due affermazioni sono in contrasto. Se avesse detto diversamente, avrebbe implicitamente ammesso la responsabilità della Commissione.
3. Se il non avere i conti in ordine abbia un rilievo solo nominale o produca effetti sostanziali. Il debito pubblico attestato in modo prolungato ad un livello superiore al 100% del Pil è causa di deterioramento graduale ma inesorabile dell'economia. La parte del debito pubblico superiore al 60% comporta attualmente per l'Italia un esborso per interessi di circa 30 miliardi di euro all'anno. Metà della somma va all'estero. Senza questa spesa vi sarebbero ogni anno 30 miliardi da destinare all'economia. Ogni anno si potrebbero assegnare (solo per fare un esempio) 5 miliardi in più per riduzione di imposte, 5 per aumento delle retribuzioni pubbliche, 5 per stimolare il sistema produttivo, 5 per lavori pubblici, 5 per istruzione, 5 per la sanità. Un vantaggio enorme, quasi da non crederci. Inversamente, fino a quando il peso degli interessi sulla parte del debito che supera il 60% non verrà azzerato, mancheranno risorse per qualsiasi cosa. Si litigherà per avere qualcosa di più. Ma resteranno tutti con un pugno di mosche. Qualunque cosa si prometta, si raccontano bubbole.
4. Se la ratifica del Trattato di Lisbona sarebbe fonte di nuovi pericoli, qualora il debito non venisse preventivamente ricondotto a norma. E' proprio così. Per la quota del debito eccedente il 60% l'Italia ha corrisposto in 15 anni a titolo di interessi un somma complessiva, in moneta rivalutata, di circa 900 miliardi di euro. Il debito iniziale era del 98%, il sistema produttivo era forte, il volume dei beni pubblici, mobili ed immobili, era enorme, il risparmio familiare diffuso ed elevato. Nonostante queste condizioni quasi ottimali e nonostante l'enorme salasso di 900 miliardi di euro, il rapporto debito/Pil anziché diminuire, è aumentato.Il sistema produttivo è fragile, vi è un diffuso indebitamento delle famiglie, nella vendita delle partecipazioni pubbliche si è toccato un limite oltre il quale la perdita del controllo metterebbe in pericolo il sistema Paese. La tendenza dei tassi di interesse è al rialzo e il rallentamento in corso dell'economia è da solo sufficiente a provocare un ulteriore sbilanciamento tra debito e Pil. In futuro l'Italia non sempre potrà contare sulla presenza di un suo rappresentante nella Commissione Ue ed il Trattato di Lisbona stabilisce ulteriormente che importanti decisioni siano prese a maggioranza. Con la ratifica del nuovo Trattato verrà definitivamente a mancare qualsiasi occasione per negoziare. Dobbiamo quindi arrenderci alla prospettiva di versare altre centinaia di miliardi di euro nei prossimi 15 anni, con graduale ulteriore impoverimento del Paese e con la previsione che alla fine il debito risulti più elevato? Nei 15 anni trascorsi la media di incremento del Pil (1.3% circa) è stata pari alla metà di quella dei 15 anni anteriori (2.6%) e ad un quarto di quella dei 35 anni dal 1945 al 1980 (5.2%). Eravamo i primi e siamo ora gli ultimi tra i grandi paesi dell'area euro. Cosa accadrà se il tasso di crescita dell'economia italiana dovesse ancora abbassarsi? Cosa accadrebbe se si raggiungesse un punto in cui non vi fossero ulteriori beni da alienare? La risposta al futuro ministro dell'economia.
Indicare problemi ed esporre dati e previsioni comporta responsabilità. Me le sono assunte. Toccherà ad altri rispondere o non rispondere.

(Giuseppe Guarino)


sfoglia     novembre        marzo
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom