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25 febbraio 2009

Pietro Ancona : Veltroni e il fallimento della democrazia plebiscitaria

Da il Pane e le Rose 

Una riflessione può farsi a partire dalle dimissioni di Veltroni ma che riguarda la cosidetta "modernizzazione"della democrazia così come l'abbiamo conosciuta e praticata nel corso di tutti gli anni a partire dalla Costituzione. Credo che tirate le somme, per quanto le regole della democrazia prima delle recenti riforme fossero a volte macchinose e rallentassero il processo decisionale, tutt'ora sono preferibili a quelle innestate dal populismo e dal plebiscitarismo attuale. 



Prendiamo ad esempio le primarie e l'elezione di Veltroni con conseguente formazione di un organismo di circa tremila persone (nessuno sa chi siano e probabilmente non si conoscono tra di loro e molti sono sconosciuti al Partito). Alle primarie per l'elezione di Veltroni hanno partecipato (si dice) tremilioni e mezzo e persone. Se la democrazia è numero non c'è dubbio che l'investitura di tremilioni e mezzo di persone sia più suggestiva della elezione di uno dei vecchi Comitati Centrali del PCI e del Consiglio Nazionale della DC. C'è da osservare che tremilioni e mezzo di persone hanno votato in un'ottica truccata dalla assenza di reali contendenti se consideriamo che la Rosy Bindi partecipava per sua stessa ammissione per una propria scelta personale di identificazione nel nuovo gruppo dirigente del PD. La nomina dei tremila è stata una conta nel territorio, il prodotto dei rapporti di forza tra i seguaci di alcuni leader nazionali, personaggi della provincia che si sono piazzati al seguito o addirittura in rappresentanza di un potente oligarca. Ci sono eletti fedeli o fedelissimi di Veltroni, altri di Fassino, altri di D'Alema, Rutelli e cosi via. La politica non c'entra quasi niente! C'entra la benevolenza del leader nazionale verso il suo protetto che diventa per via di questa investitura un "potente", un capo bastone, una persona di quelle che contano specialmente quando si debbono scegliere i candidati che poi sono gli "eletti" per elezioni politiche prive del voto di preferenza, quando si debbono scegliere tutti gli uomini per le cariche nella amministrazione locale rigidamente lottizzata non solo tra i partiti ma anche dalle fazioni dei partiti.

Le dimissioni di Veltroni hanno messo a nudo l'inganno della neodemocrazia praticata a sinistra (cosa assai grave) in un Paese in cui il Presidente del Consiglio ha creato un suo Partito-azienda ove naturalmente non c'è mai stato nè mai ci sarà un congresso dal momento che non si saprebbe come fare, in cui c'è in corso una crisi della sinistra comunista, dei socialisti, dei verdi. Quale sarà il procedimento che porterà alla elezione del nuovo segretario e degli organismi dirigenti? Non sappiamo neppure se i tremila delle primarie siano ancora tutti nel PD e naturalmente le decisioni saranno prese dai capibastone nazionali delle varie fazioni dell'ex DS e dell'ex Margherita.

La neodemocrazia leaderistica ha prodotto danni enormi anche nella pubblica amministrazione. Viene arrestato il Presidente della regione Abruzzo e l'intero Consiglio Regionale viene sciolto e si indicano nuove elezione per eleggere il nuovo Presidente e tutto il Consiglio.. Lo steso dicasi per la Sardegna. Si tratta di una norma che paralizza il ruolo delle assemblee generali elettive che vengono legate alla sorte del Presidente. Perchè un Consiglio regionale si deve dimettere se muore, si dimette, succede qualcosa al Presidente della regione? Si annulla la distinzione tra potere di controllo, potere legislativo e potere esecutivo. La carica di consigliere regionale o comunale diventa in qualche modo una emanazione del Presidente della regione o del Sindaco. Un capovolgimento della democrazia in cui il controllato (presidente) diventa controllore e dante causa.

Erano molto ma molto più serie le norme che presiedevano alla formazione degli organismi dei partiti e delle pubbliche amministrazioni prima della ubriacatura generale di modernismo, di innovazione, di plebescitarismo. Un iscritto al PCI o al PSI che votava in Sezione valeva molto di più, era assai più importante, di un anonimo partecipante ad una primaria fasulla di tre o quattro milioni di persone. Il suo voto contava e si discuteva a fondo sulle qualità della persona da eleggere sia per il Comitato Direttivo della Sezione, sia per altre cariche. Il Partito era una cosa seria specialmente nel suo Comitato Centrale che era capace di discutere per giorni e giorni scelte politiche che oggi vengono assunte velocemente ma anche spesso con leggerezza. Tutto è cominciato dallo scioglimento del Comitato Centrale del PSI e della sua sostituzione con quello che Rino Formica definì una "corte di ballerini e nani". La qualità del dibattito e della democrazia italiana sono peggiorati. Le riforme della pubblica amministrazione hanno diffuso il virus dello oligarchismo nel vasto corpo dello Stato. Si è invertito il rapporto tra elettori ed eletto. L'Oligarca è diventato talmente potente da essere addirittura temuto da coloro che gli stanno vicini.

La riforma politica e la riforma amministrativa hanno degradato la qualità della democrazia italiana. Molte norme introdotte dalla riforma Bassanini si sono rivelate veri e propri cavalli di troia ed hanno fatto degenerare una pubblica amministrazione magari vecchiotta ma certamente assai più accettabile di quella odierna fatta di distanze siderali tra managers e comuni funzionari. I due processi di volatilizzazione dei partiti a vantaggio degli oligarchi e di riforma delle leggi elettorali e della struttura delle amministrazioni hanno fatto degenerare la democrazia italiana che è diventata quasi virtuale ed ha invertito il rapporto tra base e vertice. La base intesa come comunità di elettori o di cittadini non conta più niente. Tutto si consuma nelle stanze frequentate dagli oligarchi che sono privi di qualsiasi controllo, si stabiliscono gli stipendi che più aggradano,
insomma fanno quello che vogliono.

Non propongo il ritorno al Partito "pesante" ma credo che si debba trovare modo di restituire alle comunità di base il potere di scelta. Primarie di migliaia o milioni di persone sono il contrario della democrazia. Si svolgono in silenzio precedute da comizi dei candidati. La democrazia è discussione delle situazioni, scelta,
valorizzazione del bene comune. Insomma, è il contrario del punto in cui siamo giunti dopo venti anni di riforme demolitrici di un sistema vecchio ma rispettoso della libertà e del diritto di partecipazione dei cittadini.

La democrazia è la capillare partecipazione di quanti vogliono partecipare al processo decisionale, elettivo,
politico.

Pietro Ancona


20 febbraio 2009

Paolo Ferrero : fallimento di una politica, non di un uomo

 

Il risultato delle elezioni sarde ha reso evidente il fallimento del progetto politico del Pd. Non l'errore di un leader, ma la crisi organica di un progetto politico che copre un arco temporale lungo. E' la strategia nata dal progetto occhettiano di scioglimento del PCI e caratterizzata da un progressivo spostamento al centro che si mostra fallimentare. Con questo fallimento occorre fare i conti in modo non propagandistico. Anche perché il risultato sardo colpisce pesantemente un'esperienza di governo che nel bene e nel male non rappresenta certo uno dei frutti peggiori del Pd. Anzi. Il centrosinistra ha fallito non per imperizia di qualche dirigente ma proprio perché il suo progetto politico non è in grado di prefigurare una via di uscita dalla crisi. Così, anche le cose buone fatte da Soru - penso alla legge sulla tutela del territorio - si sono ritorte contro un centrosinistra che non è riuscito a dare uno sbocco positivo al drammatico problema della disoccupazione. Anche la speculazione edilizia può essere vista come un'ancora di salvezza in una condizione in cui manca il lavoro.
La sconfitta sarda ci pone quindi il problema di fondo. Il centrosinistra è nato e cresciuto in simbiosi con la globalizzazione capitalistica. Di quella globalizzazione ha assunto le culture e i valori: dal liberismo temperato alla centralità dell'impresa. Di fronte alla crescente insicurezza sociale prodotta dal quel modello di sviluppo, insicurezza diventata vero e proprio terrore dentro la crisi economica, il centrosinistra non è stato in grado di dare alcuna risposta credibile. Al contrario la destra ha usato l'insicurezza sociale come un'arma per fomentare la guerra tra i poveri e costruire su queste basi il suo consenso. La destra, di fronte alla crisi ha detto: la coperta è corta, è bene che restino fuori i piedi degli altri, immigrati in primo luogo; se si deve sacrificare un po' di libertà e democrazia, pazienza. Su questo ha vinto la destra.
Di fronte alla crisi la destra propone uno sbocco barbarico. il Pd non ha proposto nulla. Nel suo ultimo piano contro la crisi non è nemmeno stato in grado di porre la questione della redistribuzione del reddito, che è con ogni evidenza il problema più grande che abbiamo dinnanzi.



In questa situazione è bene, a sinistra, evitare illusioni che vedo pericolosamente affacciarsi.
Da questa crisi non si esce con un cambio di leadership. Non è un problema di nomi, né è sufficiente, come al gioco dell'oca, tornare indietro di qualche casella, magari riscoprendo i Ds al posto del Pd. Il problema è che tutto il gruppo dirigente che ha operato per sciogliere il Pci si è identificato con la gestione della globalizzazione liberista ed è andato in crisi proprio nella crisi della globalizzazione.
Un anno e mezzo fa è saltato Prodi, oggi Veltroni, domani chi? Questa crisi strategica non si risolve con i giochi di sponda con le correnti interne al Pd o con qualche belletto. Questa crisi non si risolve nemmeno con una rinnovata intesa tra Pd e sinistra. Il fallimento dei due governi Prodi, così come la giunta di Soru è li a dimostrarlo. Quello che manca oggi non sono le relazioni tra le due sinistre o un nuovo centrosinistra. Quello che manca è la credibilità di una sinistra di alternativa che sappia elaborare e declinare credibilmente una proposta di uscita dalla crisi. Una proposta alternativa alle ricette liberiste e "riformiste". Per questo Rifondazione Comunista lavora alla costruzione di una sinistra di alternativa, anticapitalista e comunista, non subalterna alla crisi del Pd, capace di costruire con la Cgil, il sindacalismo di base, la moltitudine di comitati locali, l'opposizione sociale nel Paese. E formulare proposte che diventino parole d'ordine di massa: redistribuzione del reddito, ammortizzatori sociali per tutti, intervento pubblico nell'economia, rilancio del welfare. Si tratta di promuovere un movimento generale, consapevole che dalla crisi non si esce con i sacrifici, ma con la radicale messa in discussione degli attuali assetti di reddito e di potere.
Nessuna scorciatoia, quindi. Il gruppo dirigente del Pd non ha sbagliato linea, ma la strategia di fondo, da vent'anni a questa parte. Costruire un progetto e una sinistra alternativi a questa fallimentare strategia è il compito che noi di Rifondazione abbiamo dinnanzi, sul piano sociale, su quello culturale come su quello elettorale. Lavorarci da subito è tanto più necessario per costruire un punto di riferimento che alla crisi del Pd opponga una risposta in avanti, in Italia come in Europa.


17 febbraio 2009

Grazie Silvio

Non so se sia vero, credo che ritorni sui suoi passi.
Ma se è vero, grazie Silvio.
Avresti potuto tenerlo in vita e fare qualche inciucio a senso unico con lui. Avresti potuto ammazzare questo paese con il consenso di tutti i benpensanti, Ed invece vuoi tutto : questo paese lo vuoi distruggere non con una lenta eutanasia, ma in maniera drammatica ed esplosiva. Nel frattempo però hai fatto sì che nell'opposizione ci fosse una scansione, un equivoco fosse chiarito, un mito della comunicazione svanisse dinanzi ai suoi fedeli. E' bastato solo un anno e qualche mese. Grazie, Silvio per il tuo istinto da fighter, per la tua voglia di K.O. Ora dobbiamo cercare solo di non fare peggio di questo ridicolo e pernicioso personaggio.



Ah, scusa Water...ma VAFFANCULO, tu e chi ti ha tenuto in piedi e ti ha dato fiducia, chi ti ha permesso di sgretolare la Sinistra con il voto utile, chi ha pensato che eri il nuovo.
 


13 febbraio 2009

Il Vetrusconi : un modellino di generazione dell'ibrido

Berlusconi : "Cambieremo la Costituzione ! E' un retaggio sovietico !"
Veltroni: "No !
E' il fondamento dell'antifascismo Appoggiamo il Presidente Napolitano !"
Berlusconi : "
Non ho mai rinnegato la Costituzione, ma non è un moloch, può essere modificata..."
Veltroni: "La Costituzione è ancora molto attuale...
possiamo cambiarla, ma non snaturarla..."
Berlusconi : "
La Cgil è un ferro vecchio..."
Veltroni: "
La Cgil accetti la sfida delle innovazioni..."



Veltrusconi : "Adesso andiamo a fregare i lavoratori...uah uah uah..."


28 gennaio 2009

Carlo Magi : europee, verso l'inciucio Pd/Pdl. Sbarramento al 4% e sistema misto

 

Alle elezioni europee si andrà con uno sbarramento del 4%. Non è un annuncio ufficiale, non è una decisione raggiunta ma è sicuramente qualcosa di più di una possibilità. Perché ieri un vertice fra Pd e Pdl ha avvicinato molto le parti su questa posizione, perché sono giorni che i due partiti maggiori "inciuciano" sui temi di stretta attualità (federalismo, giustizia e Commissione di vigilanza Rai), perché sotto sotto il sogno di bipolarismo perfetto non è stato del tutto esaurito dalle scorse elezioni politiche.


Che fai, pensi ? Non è da te....

Solo due settimane fa il dibattito sulla riforma elettorale era tornato d'attualità e i nodi da sciogliere erano i soliti noti: lo sbarramento e soprattutto le preferenze. Sul primo versante il Pd ha da sempre caldeggiato il 3%, il Pdl il 5%. In medio stat virtus e il 4% metterebbe d'accordo tutti, Lega e Udc comprese. Chi rimane col cerino in mano? I cosiddetti piccoli, ossia tutti i partiti, a destra e sinistra, che con lo sbarramento hanno già dovuto fare i conti nel parlamento italiano. E infatti ieri non hanno fatto mancare alcuna voce nel coro di protesta che si è alzato un secondo dopo il lancio dell' Ansa che ipotizzava il "grande accordo". Da Paolo Ferrero, segretario del Prc, che attaccava frontalmente il Pd («Per un tale atteggiamento da parte del Pd di Walter Veltroni non ci sarebbe altra spiegazione se non relativa all'intenzione di colpire a morte le sinistre») a Francesco Storace che parlava di «norma canaglia che attenta alla democrazia», il fronte del "no" allo sbarramento si è schierato compatto. Prc, Sd, Socialisti, Verdi, Pdci (che con il presidente Diliberto sono tornati a chiedere a Ferrero l'unità dei comunisti) in trincea, sperando magari di trovare sponda in quella parte del Pd (D'Alema e Rutelli) che invece è contraria a intervenire sulle regole del gioco a gioco quasi iniziato. Certo è che se il 4% fosse confermato si riaprirebbero tutte le opzioni possibili per quanto riguarda le alleanze elettorali. Una carta che le sinistre hanno intenzione di giocare è quella delle giunte locali. Essendo quello del 6 e 7 giugno un election day che unirà europee e amministrative, se venisse cambiata la legge elettorale si andrebbero a ridiscutere anche le partecipazioni nei Comuni e nelle Regioni dove il Pd governa con quella che una volta era l'Unione.
C'è poi la questione delle preferenze che invece divide soprattutto Pd e Pdl (oltre all'Udc). L'idea di Berlusconi, ricalcando il "porcellum" nazionale è quella di andare con liste bloccate, ossia esclusivamente con candidati indicati dai partiti. Un'idea che non convince An né tantomeno il Pd che invece vorrebbe un sistema di preferenza, così come l'Udc. La forma su cui si starebbe ragionando è quella usata per eleggere i delegati del congresso Pdl: possibilità di liste bloccate ma anche preferenze, che sarebbero valide solo se maggiori rispetto alle schede con i candidati proposti dai partiti. Insomma, una bella matassa da sbrogliare nel più breve tempo possibile.


19 dicembre 2008

Strani sospetti

 E' vero che la Campania politicamente è un colabrodo. E' vero che se la magistratura andasse a casaccio troverebbe merda in tutte le sue prospezioni. E' vero che le istituzioni locali, a seguito dei loro aumentati poteri sono ora più corrotte che pria.



Ma perchè i magistrati hanno mirato ad amministrazioni locali, meridionali, diessine tranne che per quel riguarda il Comune di Firenze, amministrato guarda caso dal Presidente dell'Anci (il quale più di una volta ha manifestato perplessità
sul federalismo fiscale, sull'abolizione dell'Ici sulla prima casa e sulle politiche del governo riguardo alle istituzioni locali) ?
Non è che si tratta di un repulisti giusto per preparare il terreno al federalismo fiscale ?



16 dicembre 2008

Per il Pd è Orso (non Toro)... Marsicano

 Le elezioni abruzzesi hanno suonato le campane a morto per Water Veltroni e la sua politica loft e rilanciato un Di Pietro che ha la sua mezz'ora di popolarità come politico.
Ovviamente il Pd non farà tesoro della lezione : il D'Alema arrembante, del tutto indifferente delle sorti elettorali del breve e del medio periodo (e più attento alle proprie sorti) vorrà rompere pure con l'Italia dei valori e procedere verso un accordo di vassallaggio (lui spera a tempo) con Berlusconi. Ovviamente questa strategia non avrà mai risultati neppure nel lungo periodo, a meno che l'obiettivo non sia quello di rendere l'affluenza elettorale di ieri una costante della politica italiana e la marginalità di interi gruppi sociali assolutamente definitiva (ma riteniamo che nemmeno questo sarà possibile).
Il Pd dovrebbe invece fare proprie le istanze dei girotondini anche per rendere superfluo Di Pietro e toglierselo dai coglioni, ma tali istanze sono controproducenti in una fase in cui la politica deve abbassarsi le braghe davanti al Capitale.



L'Italia dei Valori avrà vita breve : sia se la sua azione avrà successo sia che non lo abbia, non raggiungerà mai quel consenso elettorale che le servirà per scansare le forche caudine di un sistema elettorale bipartitico ed antidemocratico. Inoltre essa non ha una ideologia solida, è monotematica, infarcita di ex-democristiani e notabili anch'essi vendibili al miglior prezzo. Solo una trasfusione di grillini le darebbe qualche altro anno di vita.
Ovviamente chiunque abbia a cuore le sorti dei più deboli deve rivolgersi alla Sinistra radicale. La cui differenziazione ha prodotto risultati non confortanti ma nemmeno pessimi come quelli delle politiche : la sola Rifondazione è andata al 3%, la Sinistra al 2,25%, il Pdci all'1,3 e le liste a sinistra di Rifondazione un 1%. Complessivamente il 7,50.
Ovviamente l'isteria dei vendoliani (che non si sa per chi abbiano lavorato, molto probabilmente per la lista "La Sinistra") che suonano la campana a morto non ha valore : è vero che non c'era più il voto utile, ma c'era comunque un effetto di trascinamento di Di Pietro e del suo protagonismo mediatico (si pensi a Santoro, Travaglio, Grillo etc etc), qualcuno non ha sopportato l'apparentamento con il Pd,  i risultati precedenti non sono stati poi tanto diversi (Rifondazione + Pdci  avevano un 7,80) ed infine le lotte interne al partito stanno logorando un po' tutti.
Se finalmente i vendoliani vanno a cagare e formano un partito della Sinistra, può essere che Rifondazione riesca a recuperare quell'1% che sta alla sua Sinistra e le cose progressivamente si aggiustano.
Chi scrive pensa che lo zoccolo duro del 6% sia recuperabile se si rimane comunisti e non si confonda l'aspirazione libertaria con il garantismo del potenti
Bisogna poi trovare modalità di rappresentazione elettorale capace di coniugare unità d'azione senza sacrificio di identità.


2 dicembre 2008

Piovevano pietre...

Mo' piovono stronzi.
Silviuccio Berlusconi stavolta ha toppato, perchè ha pestato i piedi ad uno che è la sua versione mega, cioè Murdoch, che già con gli spot e le conferenze stampe gli sta facendo un culo internazionale.
Ma questo non mi rende contento : io ho l'abbonamento con Sky, ma non vi nascondo che per me Murdoch è peggio di Silvio ed i suoi telegiornali (con intervistatrici del calibro di  Maria Latella e Paola Saluzzi ) grondano qualunquismo e becera destra. Per me di fronte a questa tassa, il cliente è libero di pagare o di disdire l'abbonamento (e voglio vedere quanto costa disdirlo.., nel nome di Murdoch santo subito !)



Si tratta di una guerra tra squali. Con un pover'uomo a fare il tifo. Di chi si tratta ? Del nostro vilissimo Water Veltroni, uno che appoggia lo sciacallo grande contro lo sciacallo piccolo. Uno che somiglia ai Greci che si alleavano durante le guerre civili con il Re di Persia o con Filippo il Macedone.
Mangia patè di volpe, Il Water...
Peccato che se lo cagherà addosso, come ha sempre fatto.
 


25 ottobre 2008

Salva l'Italia

Ne sono sicuro. Quello di Veltroni sarà oggi un grande successo.
Water avrà il suo bagno di folla.



Ecco, mo' ci ho pure er coperchio...


Ma, trattandosi di Water, più che di un bagno di folla, si tratterà di un grande sciacquone.
E l'acqua, nonostante eretici scienziati, non serba memoria.
Altrimenti come si sopporterebbe la prossima ondata di merda ?


15 ottobre 2008

Storia di un imbecille : la televisione del Pd

Ri(c)otta : " Youdem ?"



Water Veltroni: "Idem. Diciamo insomma sempre le stesse cazzate..."


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permalink | inviato da pensatoio il 15/10/2008 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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