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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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Quelli che la crisi l'avevano prevista

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Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

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27 maggio 2009

Facciamo fallire il referendum sulle elezioni

 

Il 21 giugno saremo chiamati a votare, ancora una volta, su referendum elettorali. Certo, condividiamo il diffuso giudizio negativo sulle leggi vigenti per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Queste leggi espropriano le elettrici e gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti. Oggi non sono gli elettori e le elettrici a scegliere i parlamentari, questi sono nominati dai capi-partito.
L'attuale sistema elettorale andrebbe trasformato radicalmente, per assicurare alle Assemblee elettive il pluralismo delle forze politiche e la massima rappresentatività del popolo italiano.
A tutt'altro, invece, mirano i quesiti del referendum del 21 giugno, che non riguardano il sistema delle liste bloccate e dunque le confermano. Il vero risultato giuridico del referendum sarebbe quello di consegnare il paese al solo partito che avesse un voto in più di ciascun altro, attribuendogli più della maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento: con appena il 30 per cento o il 20 per cento dei voti avrebbe il 54per cento dei seggi alla Camera. Inoltre dal Senato sarebbero escluse tutte le liste che non raggiungessero l'8 per cento.
Con la vittoria dei sì, si avrebbero un premio di maggioranza e una soglia di sbarramento enormi, senza precedenti nella storia istituzionale italiana e in quella di ogni paese civile.
Con tre quesiti, che modificano ben 67 punti delle due leggi elettorali, oscuri nella formulazione ma chiari nella finalità di manipolare il sistema di voto, si vuole imporre il bipartitismo coatto, al di là dell'effettiva volontà dei cittadini.
Con la vittoria dei sì, si impedirebbe qualsiasi ulteriore riforma elettorale.
Con la vittoria dei sì, sarebbe confermato un sistema che trasforma una minoranza elettorale in stragrande maggioranza parlamentare (tale da poter agevolmente cambiare la Costituzione a suo piacimento), e che ingigantisce il potere del capo di tale arbitraria maggioranza.
Un siffatto sistema elettorale viola la Costituzione, e deve essere rifiutato: il referendum deve fallire, attraverso la non partecipazione al voto o il rifiuto della scheda, per impedire la cancellazione della democrazia parlamentare e per rendere possibile una riforma elettorale che restituisca la parola ai/alle cittadini/e.

Per adesioni scrivere all'indirizzo:
fs.russo@tiscali.it

*** Associazione No al referendum elettorale: Gianni Ferrara, Pietro Adami, Cesare, Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Claudio De Fiores, Tommaso Fulfaro, Domenico Gallo, Orazio Licandro, Enzo Marzo, Mario Montefusco, Francesco Pardi, Alba Paolini, Gianluigi Pegolo, Pino Quartana, Franco Russo, Giovanni Russo-Spena, Cesare Salvi, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani, Roberto La Macchia, Mattia Stella, Massimo Villone, Paola Massocci, Domenico Giuliva, Andrea Aiazzi, Bruno Mastellone, Sergio Pastore, Luigi Galloni


17 aprile 2009

Forza Lega !

Stavolta sostengo la Lega nel suo ostruzionismo, nella sua difesa del particulare che sa almeno di corretta percezione dei propri interessi. E hanno torto i radicaloidi referendari, portatori d'acqua spesso in malafede delle forze politiche egemoni. A partire dalla necessità di scegliere i propri rappresentanti (ma è questa la democrazia ?), presupponendo erroneamente di poterne valutare l'affidabilità, alla fine si stanno facendo gli interessi di una riforma bipartitica del sistema elettorale. Si dirà, ma se il popolo italiano decide con il referendum in questo senso ? 



Ma allora, se il 55% degli Italiani (ma fosse pure il 70-80%),stabilisce che il restante 45 o 20 avrà più problemi nel farsi rappresentare in Parlamento, siamo di fronte ad una democrazia, o ad una dittatura della maggioranza ?


13 febbraio 2009

Il Vetrusconi : un modellino di generazione dell'ibrido

Berlusconi : "Cambieremo la Costituzione ! E' un retaggio sovietico !"
Veltroni: "No !
E' il fondamento dell'antifascismo Appoggiamo il Presidente Napolitano !"
Berlusconi : "
Non ho mai rinnegato la Costituzione, ma non è un moloch, può essere modificata..."
Veltroni: "La Costituzione è ancora molto attuale...
possiamo cambiarla, ma non snaturarla..."
Berlusconi : "
La Cgil è un ferro vecchio..."
Veltroni: "
La Cgil accetti la sfida delle innovazioni..."



Veltrusconi : "Adesso andiamo a fregare i lavoratori...uah uah uah..."


28 gennaio 2009

Carlo Magi : europee, verso l'inciucio Pd/Pdl. Sbarramento al 4% e sistema misto

 

Alle elezioni europee si andrà con uno sbarramento del 4%. Non è un annuncio ufficiale, non è una decisione raggiunta ma è sicuramente qualcosa di più di una possibilità. Perché ieri un vertice fra Pd e Pdl ha avvicinato molto le parti su questa posizione, perché sono giorni che i due partiti maggiori "inciuciano" sui temi di stretta attualità (federalismo, giustizia e Commissione di vigilanza Rai), perché sotto sotto il sogno di bipolarismo perfetto non è stato del tutto esaurito dalle scorse elezioni politiche.


Che fai, pensi ? Non è da te....

Solo due settimane fa il dibattito sulla riforma elettorale era tornato d'attualità e i nodi da sciogliere erano i soliti noti: lo sbarramento e soprattutto le preferenze. Sul primo versante il Pd ha da sempre caldeggiato il 3%, il Pdl il 5%. In medio stat virtus e il 4% metterebbe d'accordo tutti, Lega e Udc comprese. Chi rimane col cerino in mano? I cosiddetti piccoli, ossia tutti i partiti, a destra e sinistra, che con lo sbarramento hanno già dovuto fare i conti nel parlamento italiano. E infatti ieri non hanno fatto mancare alcuna voce nel coro di protesta che si è alzato un secondo dopo il lancio dell' Ansa che ipotizzava il "grande accordo". Da Paolo Ferrero, segretario del Prc, che attaccava frontalmente il Pd («Per un tale atteggiamento da parte del Pd di Walter Veltroni non ci sarebbe altra spiegazione se non relativa all'intenzione di colpire a morte le sinistre») a Francesco Storace che parlava di «norma canaglia che attenta alla democrazia», il fronte del "no" allo sbarramento si è schierato compatto. Prc, Sd, Socialisti, Verdi, Pdci (che con il presidente Diliberto sono tornati a chiedere a Ferrero l'unità dei comunisti) in trincea, sperando magari di trovare sponda in quella parte del Pd (D'Alema e Rutelli) che invece è contraria a intervenire sulle regole del gioco a gioco quasi iniziato. Certo è che se il 4% fosse confermato si riaprirebbero tutte le opzioni possibili per quanto riguarda le alleanze elettorali. Una carta che le sinistre hanno intenzione di giocare è quella delle giunte locali. Essendo quello del 6 e 7 giugno un election day che unirà europee e amministrative, se venisse cambiata la legge elettorale si andrebbero a ridiscutere anche le partecipazioni nei Comuni e nelle Regioni dove il Pd governa con quella che una volta era l'Unione.
C'è poi la questione delle preferenze che invece divide soprattutto Pd e Pdl (oltre all'Udc). L'idea di Berlusconi, ricalcando il "porcellum" nazionale è quella di andare con liste bloccate, ossia esclusivamente con candidati indicati dai partiti. Un'idea che non convince An né tantomeno il Pd che invece vorrebbe un sistema di preferenza, così come l'Udc. La forma su cui si starebbe ragionando è quella usata per eleggere i delegati del congresso Pdl: possibilità di liste bloccate ma anche preferenze, che sarebbero valide solo se maggiori rispetto alle schede con i candidati proposti dai partiti. Insomma, una bella matassa da sbrogliare nel più breve tempo possibile.


23 ottobre 2008

Obama al capezzale della nonna

Obama : "Nonna, ma che denti grandi che hai...."


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19 settembre 2008

Passi avanti nella questione israelo-palestinese

 

è molto più bona di



p.s. il bombardamento dell'Iran adesso si può fare anche senza veli....


4 agosto 2008

Previsioni elettorali americane

 

La statistica, insieme all'uso delle armi e al baseball, è uno sport nazionale americano. L'idea che tutto possa essere ridotto a numeri e che quei numeri possano predire il futuro è molto radicata e applicata in molti campi, dallo sport al destino delle unioni matrimoniali. La corsa alla Casa Bianca non fa eccezione. In queste settimane sono usciti allo scoperto esperti di «storia statistica presidenziale» (ultimo, Alan Abramowitz sul Financial Times) con previsioni sul voto di novembre. Quasi tutti, con più o meno cautela, predicono la vittoria di Obama. Sulla stessa linea è Allan Lichtman, professore alla American University di Washington, con cui abbiamo avuto un colloquio telefonico. Allan Lichtmanè l'autore di libri considerati caposaldi della scienza che predice i risultati elettorali. In The Thirteen Keys To The Presidency (1990) e in The Keys To The White House (1996), Lichtman ha messo a punto un sistema, apparentemente quasi infallibile, per prevedere l'esito del voto
«Il metodo serve a predire l'andamento del voto popolare - esordisce Lichtman - , ma con l'eccezione, molto dubbia, del 2000, voto popolare e voto del collegio elettorale non sono mai stati divergenti in 120 anni. Il metodo si chiama «Le Chiavi per la Casa Bianca». Ed è basato sulla premessa, verificata storicamente, che le elezioni presidenziali non sono una battaglia tra partiti politici, non sono una battaglia tra candidati, non sono una lotto tra liberal e conservatori, ma rappresentano piuttosto un referendum sul partito che ha controllato la Casa Bianca nel quadriennio precedente. Se quel partito ha avuto una buona performance verrà riconfermato per altri quattro anni, altrimenti sarà il partito sfidante ad avere una opportunità di governare. Quello che accade durante la campagna elettorale in realtà ha poca influenza sul risultato finale. Questa teoria si concretizza in 13 indicatori-chiave, che possono predire il risultato del voto popolare, di solito ben prima che sia persino iniziata la campagna elettorale. Anche quest'anno ho fatto per tempo le mie previsioni che vedono una vittoria dei Democratici».
Le chiavi riguardano lo stato del partito del Presidente in carica, i suoi successi in politica interna ed estera, il successo di eventuali azioni militari, lo stato a breve e a medio-lungo termine dell'economia e infine il «carisma» del candidato del partito al potere e quello dello sfidante. Ma come funziona il metodo?
«Le 13 chiavi - spiega Lichtman - sono semplici domande con risposta sì/no che in misurano prevalentemente la forza, l'unità e i risultati ottenuti dal partito che controlla la Casa Bianca. C'è soltanto una chiave che ha a che fare con il Partito sfidante. Se il partito che controlla la Presidenza perde 6 o più chiavi, ovvero se le risposte ad almeno sei domande sono dei No, il partito del presidente in carica perderà le elezioni. Il partito al potere, i repubblicani, già da tempo hanno perso sette delle tredici chiavi, una più del necessario per predirne la sconfitta. Ed è molto probabile che stiano per perderne altre due. Nove a quattro è un risultato che prepara una chiara sconfitta del candidato repubblicano».
Obiettiamo a Lichtman che la storica candidatura di un afro-americano potrebbe far crollare tutte le sue teorie. «C'è ovviamente un solo elemento di cautela - risponde - appunto quello che per i democratici abbiamo un candidato che apre un terreno assolutamente nuovo, non c'è infatti mai stato un candidato afro-americano alla presidenza o alla vice-presidenza. Questo potrebbe alterare tutti i sistemi di previsione. Ma devo anche dire che le Chiavi hanno funzionato bene per così tanto tempo, applicandole retroattivamente si può vedere come avrebbero potuto predire correttamente il voto fino alle elezioni del 1860, che sono fiducioso che persino la storica candidatura di un afro-americano non cambierà il risultato finale. E' ovvio che il fattore-Obama è difficile persino da misurare, la gente su di lui e in generale sul fattore razziale non è affatto sincera nei sondaggi, non dice quello che pensa realmente».
Lasciamo un attimo da parte le famose «Chiavi», per cercare di capire come si sta sviluppando la corsa alla Casa Bianca in quegli Stati che passando da un candidato all'altro potrebbero decidere il vincitore, anche a prescindere dall'andamento del voto popolare. Per Lichtman questo andamento conferma le previsioni teoriche che si hanno applicando la «teoria delle Chiavi». «Per avere una smentita al sistema delle chiavi bisogna che il voto sia davvero in bilico, come è successo nel 2000 o nel 1888, in un'altra elezione dall'esito incertissimo. Quest'anno non sembra che la situazione si orienti verso un testa a testa ravvicinato. In realtà Obama ha molti vantaggi anche sul piano dei numeri del Collegio Elettorale, rispetto a Gore o a Kerry, perché sembra essere competitivo anche in Stati come Virginia, Iowa, Colorado, New Messico e Nevada. Non ha bisogno di vincere in Florida o in Ohio come i suoi predecessori democratici. Persino il Texas in alcuni sondaggi sembrerebbe in bilico».
Florida e Ohio fanno venire subito in mente la questione-brogli, di cui Lichtman si è occupato in un documentatissimo studio statistico sull'esclusione degli elettori di colore dal voto in Florida nel 2000. E' possibile che questo si ripeta? «Il rischio c'è, assolutamente. In Florida nel 2000 ci sono state irregolarità incredibili, che hanno toccato il voto espresso da decine di migliaia di elettori afro-americani e determinato il risultato finale dell'elezione. La cosa ancora più incredibile è che nessuno è andato veramente a fondo nell'indagare quelle irregolarità. Le condizioni che hanno consentito quelle irregolarità non sono state sanate. E sono assolutamente sconcertato dal comportamento troppo debole e timido del Partito democratico: avrebbero dovuto avere un approccio strategico e pensare al futuro, anche dopo aver ammesso la sconfitta in Florida. Invece ora siamo al punto di prima».

(Andrea Rocco)


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1 luglio 2008

La ola di Veltroni

Veltroni parlava di accordo sulle riforme istituzionali e opposizione sul programma di governo, ma in realtà voleva significare accordo sul programma di governo.
Ovviamente Berlusconi di questo accordo non ha assolutamente bisogno.



In alto a sinistra, sino al prossimo accordicchio....

La rabbia di Veltroni dunque produrrà una rottura insanabile : ci sarà accordo cioè solo sulle riforme istituzionali ma non sul programma di governo.
In attesa di tempi migliori.


30 giugno 2008

Veltroni costretto a combattere

Devo confessare di aver avuto un moto di soddisfazione quando ho visto il volto stanco e rassegnato di Veltroni dopo lo showdown di Berlusca alla Confesercenti.
Era il volto stanco di chi sarà costretto a cedere ancora di più pur di raggiungere i propri ridicoli obiettivi politici.
Veltroni rappresenta una classe politica marcita che vuole vendersi a tutti i costi al capitale internazionale. Per farlo deve passare però per il giogo capriccioso di Berlusconi che prima del capitale internazionale deve tutelare il proprio di capitale e  deve inoltre soddisfare tutte le varianti del populismo che ha portato con sè al governo.
Queste operazioni sono un costo eccessivo per Veltroni che deve fare buon viso a cattivissimo gioco. Berlusca non consente loro di salvare nemmeno quel poco di faccia che è rimasta.
L'annuncio di una grande manifestazione per l'autunno sa di necessaria dilazione, ma potrebbe trasformarsi nell'ennesimo fallimento di questo apprendista stregone della politica che sinora ha collezionato solo pomodori e pernacchie.


Che...cazzo ci fa Veltroni in politica ?

La stella polare di Veltroni è l'ipocrisia, ma il Berlusca non vuole nemmeno l'omaggio formale che il vizio fa alla virtù. Berlusca nel suo orgasmo da manipolatore delle coscienze vuole che il vizio sia virtù.
Ed a questa raffinatezza il critico cinematografico Veltroni non ci è ancora arrivato. Ci vuole un vero attore.
 


24 giugno 2008

Senilità politica precoce (Walter Gump)

 Basta un Parisi qualsiasi e già hai bisogno dell'accompagnamento di Rotondi e D'Alema




E pensare che
volevi correre da solo...

 


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