.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







3 maggio 2011

L'allarme di Robert Reich

Robert Reich suona ancora l’allarme crisi. Non è escluso che abbia ragione, ma lo è anche nel breve periodo ? Sembrerebbe di no.

Qual è la ricetta Obama ? Salvare le banche, dismettere i servizi pubblici e aprire così mercato alle imprese private. La falsa sinistra mette i consumatori nella mano invisibile del mercato e sappiamo la mano dove scenderà.  La crisi così nel breve periodo è scongiurata. Ma per quanto ?

 

 

Vediamo la cosa più nel dettaglio. Dal 2006 al 2009:

·         Il Pil procapite è aumentato da 41640 dollari a 46350, anche se si tratta di una sorta di media del pollo. Da una inflazione al 3,2% si è passati alla deflazione (-0,2%)

·         Gli investimenti sono aumentati dal 16,6% del Pil al 18% del Pil. Sono aumentate le esportazioni (dal 10,5%  del Pil al 12% del Pil), mentre le importazioni sono aumentate di meno (dal 16,2% del Pil al 17% del Pil), quindi il debito commerciale con l’estero è diminuito in percentuale dal 5,7% del Pil al 5%). Investimenti e esportazioni sono aumentate, ma non a spese dei consumi delle famiglie (che sono aumentate dal 70,2% del Pil al 71%), bensì a spese dei consumi collettivi (dal 19,1% del Pil al 16% del Pil). Ancora negli ultimi mesi le spese per consumi sono in aumento (l’ultimo dato di Febbraio dà un +0,7% rispetto all’anno precedente, anche se l’incremento del reddito è +0,3%). Dunque le cose non sono così semplici, come le presenta Reich. Altro è se la crisi riparte dalla banche : in questo caso la spiegazione è la stessa e cioè il sottoconsumo, ma la dinamica è più articolata, tenendo presente che il sottoconsumo in quanto fattore di crisi non si misura rispetto al consumo precedente, ma rispetto alla produzione . Ma di questi dati in Reich non v’è traccia, in quanto egli parla solo dell’indice di fiducia dei consumatori.

·         Il saldo di bilancio è migliorato da un -14,1% ad un +4,8%. Gli Stati Uniti con Obama stanno tentando di ridurre il proprio deficit commerciale, a spese della Cina. Questa strategia è compatibile con l’interpretazione della crisi da parte dell’ortodossia dominante. Tuttavia il fatto che Obama non ha scoraggiato i consumi privati è indice di un certo rispetto per la tesi che vede nella caduta della domanda aggregata la causa principale della crisi. Ovviamente però la riduzione dei consumi collettivi pure avrà un effetto negativo sulla strategia di Obama che probabilmente spera di dirottare la produzione in eccesso verso le esportazioni. Al tempo stesso egli sta procedendo nella privatizzazione di una serie di servizi sociali, per cui è anche probabile che l’aumento di consumi privati possa risultare di qui a poi una compensazione (regressiva dal punto di vista sociale) di una diminuzione dei consumi collettivi. La spesa sanitaria è aumentata dal 15,4% del 2006 al 15,7% del 2009, ma è probabile che si tratta appunto di un aumento della spesa privata per la salute, vista la diminuzione dei consumi collettivi. La spesa per l’istruzione è diminuita dal 5,9% al 5,7%. Il numero dei medici ogni 1000 abitanti è diminuito da 2,9 del 2008 a 2,7 del 2009, mentre i posti letto per 1000 abitanti si sono ridotti da 3,3 a 3,1. Fatto abbastanza preoccupante è che, mentre la rete idrica nel 2006 raggiungeva il 100% della popolazione, ora raggiunge solo il 99%. Questo vuol dire che qualche milione di persone ha difficoltà nell’accesso alla rete idrica.

Dunque l’allarme di Reich è generico e basato su indicatori non sempre significativi. Tuttavia possiamo dire che le strategie per la risoluzione della crisi non stanno affrontando il nodo della questione, che è la distribuzione del reddito. I provvedimenti presi da Obama privilegiano gli investimenti e le esportazioni. Collegati al braccio di ferro con la Cina sulla svalutazione della moneta cinese e collegati all’intervento congiunto in Libia fanno pensare che i tentativi di risolvere la crisi porranno i presupposti per una crisi più grave che coinvolgerà anche l’assetto geopolitico mondiale.

 

 


27 febbraio 2010

Roberto Tesi : collassa l'export italiano

 In cifra assoluta il 2009 non è stato un anno pessimo per il commercio estero italiano, visto che il deficit complessivo è sceso dagli 11,478 miliardi del 2008 a 4.109 miliardi. Ma a leggere dentro la riduzione del disavanzo si scopre che gran parte del merito è della rapida discesa dei prezzi dei prodotti energetici che hanno largamente contribuito alla caduta dei valori delle importazioni crollate del 22%. E il crollo dell'import è stata accompagnato da una caduta altrettanto pesante dell'export sceso del 20,7% rispetto al 2008. La peggiore caduta - secondo i dati Istat - dal 1970. Commenta Guglielmo Epifani: «la spiegazione è che l'Italia, che non ha avuto problemi col proprio sistema bancario e finanziario, poi paga la crisi molto in quanto è il secondo Paese esportatore dell'Ue, assieme alla Germania». E aggiunge: questo implicherebbe una politica industriale che affronti il nodo della crisi che riguarda le imprese manifatturiere e una parte dei servizi: c'è bisogno che il Governo abbia un obiettivo di politica industriale perché non funziona lasciar andare le cose così con una crisi come questa».



Certo, nell'ultimo mese dell'anno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, si nota un leggero miglioramento del trend: le esportazioni sono diminuite dell'1,9% e le importazioni del 3%. Su base tendenziale il saldo commerciale è risultato così negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello pari a 415 milioni di euro dello stesso mese del 2008. Insomma, saremmo di fronte a una «ripresa» a confronto con le percentuali annue. Ma c'è poco da gioire: il miglioramento è per larga parte una illusione statistica: a dicembre del 2008 l'interscambio con l'estero aveva già imboccato la strada del declino. In ogni caso, un leggero miglioramento c'è: rispetto a novembre, i dati destagionalizzati relativi all'interscambio complessivo presentano a dicembre 2009 un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4% e dall'1,6%. E una conferma arriva dai dati dell'ultimo trimestre: a confronto con il trimestre precedente, i dati destagionalizzati mostrano una flessione dello 0,2% per le esportazioni e una crescita del 2,4% per le importazioni.
Per quanto riguarda l'area Ue nel 2009 rispetto al 2008, le esportazioni sono diminuite del 22,5% e le importazioni del 17,8%. Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 1,791 miliardi, in forte peggioramento dai 9,942 miliardi di attivo del 2008. A dicembre 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, i flussi commerciali da e verso l'area Ue hanno registrato aumenti pari all'1,4% per le esportazioni e al 9,1% per le importazioni. Il saldo di dicembre è negativo per 1,396 miliardi, con un peggioramento rispetto a quello di 350 milioni dello stesso mese del 2008. Nel confronto con novembre, a dicembre 2009 si registra, in termini destagionalizzati, un incremento del 3,3% delle esportazioni e del 3% delle importazioni. Negli ultimi 3 mesi, rispetto ai 3 mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una crescita dello 0,3% per i flussi in uscita e del 3% per quelli in entrata.
Dall'analisi per area geografica a dicembre le esportazioni nell'Ue sono negative verso tutti i principali partner ad eccezione di Francia, Spagna e Gran Bretagna (rispettivamente +8,6%, +3% e +2,4%). Le importazioni sono invece cresciute da tutti i principali partner commerciali, tranne l'Austria; in particolare si sono registrati incrementi dalla Polonia (+ 30,3%) come effetto del maggior import di autovetture e dalla Spagna (+16,8%). Per attività economica a dicembre esportazioni in forte crescita per i mezzi di trasporto (+ 25,1%) con gli autoveicoli in aumento del 10,6%. Anche nei flussi di importazioni i mezzi di trasporto segnano una crescita consistente(+30,8%) con un +47% per le auto. Per i minerali energetici, nel 2009 le importazione di petrolio greggio rappresentano l'8,2% del totale dei flussi in entrata (10,6% nel 2008), mentre l'importazione di gas naturale pesano per il 5,9% (6% nel 2008). Il saldo commerciale al netto di greggio e gas è positivo per 36,7 miliardi di euro dai 49,9 miliardi del 2008


27 febbraio 2010

Guglielmo Forges Davanzati : la crisi del Mezzogiorno e gli errori del governo

 Allo scoppio della crisi economica, erano in molti a ritenere che i suoi effetti si sarebbero fatti sentire con maggiore intensità nelle aree più ricche del Paese, e che avrebbe colpito in misura modesta il Mezzogiorno. Si badi che questa convinzione non è del tutto scomparsa e che essa continua a sostenere la politica anti-meridionalista di questo Governo. E tuttavia, mentre ancora un anno fa vi era motivo di credere che – essendo meno esposte alla concorrenza internazionale – le imprese meridionali avrebbero sopportato meglio la caduta della domanda mondiale, oggi i dati disponibili segnalano un allarme che sarebbe opportuno non far passare in secondo piano. Secondo le ultime rilevazioni di Confcommercio, soltanto il 23,1% delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno ha investito nel periodo 2008-2009. Il 54,9% delle imprese dichiara che non effettuerà investimenti nel periodo 2009-2010. Solo l’8,5% investirà “certamente”, mentre il 18,2% dichiara che è “probabile” che verranno effettuati nuovi investimenti.

E’ interessante rilevare che la tendenza ad effettuare investimenti nel periodo 2009-2010 prevale nelle imprese di piccole e medie dimensioni, mentre è meno accentuata nelle microimprese. Il fenomeno può essere spiegato con almeno due considerazioni:
1) per quanto attiene ai mercati di sbocco, va innanzitutto rilevato che le piccole imprese meridionali vendono prevalentemente nelle aree nelle quali sono localizzate, e che la domanda che fronteggiano è bassa e in calo[1]. Ciò dipende fondamentalmente da due fattori. In primo luogo, i consumi complessivi dei cittadini meridionali tendono a ridursi soprattutto a ragione del fatto che i flussi migratori riducono la popolazione residente e, di conseguenza, riducono le spese delle famiglie meridionali rivolte alle produzioni locali. Il rapporto SVIMEZ 2009 segnala, a riguardo, che tra il 1997 e il 2008 sono emigrati dal Mezzogiorno circa 700 mila individui, prevalentemente giovani e con alta scolarizzazione, prefigurando la tendenza allo spopolamento negli anni 2030. In secondo luogo, i consumi tendono a essere sempre meno alimentati dalla spesa pubblica, dal momento che, come rilevato dalla SVIMEZ, la spesa pubblica pro-capite è decrescente nel Mezzogiorno ed è maggiormente rivolta al Nord (10.400 euro circa al Sud contro i 12.300 euro al Nord)[2]. A ciò si possono aggiungere due ulteriori considerazioni. Innanzitutto, appare rilevante la composizione merceologica della produzione nel Mezzogiorno, concentrata in settori maggiormente esposti alla crisi. In più, vi è ampia evidenza teorica ed empirica in merito al fatto che la produttività del lavoro cresce al crescere delle dimensioni aziendali. Ciò accade soprattutto a ragione del fatto che le imprese di più grandi dimensioni riescono più facilmente ad accrescere la divisione del lavoro al loro interno, generando maggiore specializzazione dei propri dipendenti. Non a caso, come registrato nell’ultimo rapporto SVIMEZ, il divario di produttività fra le imprese meridionali e quelle settentrionali supera i 22 punti percentuali. In tali condizioni, risulta pressoché impossibile reagire al calo della domanda mediante strategie finalizzate a riconversioni produttive che agevolino le innovazioni di processo e di prodotto. Da ciò segue che, riducendosi la domanda interna, le imprese – soprattutto quelle che vendono in loco - sono indotte a posticipare gli investimenti;
2) sul versante dei costi, le imprese meridionali scontano più alte passività finanziarie e/o minore accesso al credito bancario, a ragione del razionamento del credito a sua volta imputabile alle piccole dimensioni aziendali. Minori disponibilità finanziarie, oppure più alti tassi di interesse passivi, comportano un più bassa produzione (e una minore occupazione) e più bassi margini di profitto. In tali condizioni, non è sorprendente rilevare l’elevatissimo numero di fallimenti e di crisi aziendali nel Sud, con conseguente spirale viziosa che fa riferimento all’incremento della disoccupazione alla conseguente riduzione dei salari e della domanda.

A fronte di queste evidenze, il Governo sta agendo nella direzione esattamente opposta a ciò che occorrerebbe fare, varando – anche con la Legge Finanziaria 2010 – provvedimenti di contenimento della spesa pubblica che, alla luce di quanto precedentemente rilevato, molto verosimilmente  penalizzeranno ulteriormente le regioni meridionali, e le fasce più povere dei lavoratori di quelle aree[3]. E’ opportuno chiedersi quali sono le motivazioni che sorreggono questa impostazione. In linea generale, vale quanto rilevato da Graziani[4]: “E’ una regola storica che la politica meridionalistica attraversi fasi alterne a seconda della situazione che domina nel resto del Paese. Quando l’industria del Nord attraversa fasi di espansione, si fanno piani di sviluppo produttivo anche al Sud; quando il Centro-Nord vive le sue fasi di ristrutturazione e di assestamento, per il Mezzogiorno non rimane che una politica di sostegno assistenziale”. E la storia dei rapporti Nord-Sud è stata in larga misura una storia di dipendenze. Con alterne vicende, il Mezzogiorno è stato concepito come mercato di sbocco, come serbatoio di consensi, come fonte di approvvigionamento di prodotti intermedi e di fattori produttivi. Nella fase attuale, sembra che le imprese settentrionali siano soprattutto interessate ad accrescere l’offerta di lavoro in loco, attingendo alle emigrazioni dal resto d’Italia. Dovrebbe risultare chiaro che le emigrazioni impoveriscono il Mezzogiorno, sia a ragione del fatto che lo privano di potenzialità produttive, sia perché riducono la domanda interna, sia perché – nella gran parte dei casi – gli emigrati (per lo più giovani e altamente istruiti) non sono in grado, come accadeva in passato, di ottenere redditi tali da generare rimesse di segno positivo per le famiglie di origine. Accade semmai il contrario, sia per effetto dei bassi redditi reali (e della precarietà dell’impiego), sia per effetto dell’alta propensione al consumo dei giovani meridionali emigrati[5]. Ed è altrettanto ovvio che le emigrazioni, accrescendo l’offerta di lavoro al Nord, contribuiscono alla riduzione dei salari in quelle aree, in un contesto nel quale – anche grazie alle politiche fiscali restrittive del Governo – il Sud non può costituire un mercato di sbocco significativo per le produzioni settentrionali. Né vale la tesi liberista secondo la quale una elevata mobilità del fattore lavoro, rendendolo relativamente scarso nelle regioni più povere, determinerebbe in queste aree un aumento dei salari. Questa tesi potrebbe valere solo a condizione di assumere che la forza-lavoro sia omogenea. Nei fatti, le nuove emigrazioni riguardano individui scolarizzati che competono con lavoratori meno istruiti solo se non emigrano e si collocano, nel Mezzogiorno, in condizioni di sottoccupazione intellettuale[6].

La spirale perversa impoverimento-emigrazioni-impoverimento dovrebbe essere contrastata con ben altri indirizzi di politica economica rispetto a quelli in atto. In primo luogo, se uno (se non il) problema del Mezzogiorno è il ‘nanismo’ imprenditoriale, e la conseguente incapacità delle nostre imprese di attuare innovazioni, occorrerebbe promuoverne il ‘salto tecnologico’, mediante dispositivi normativi che incentivino le aggregazioni fra imprese. In secondo luogo, e con effetti di breve periodo, sarebbe auspicabile una politica di fiscalità di vantaggio, non a favore delle imprese ma delle famiglie meridionali. La ratio di questa proposta risiede in una duplice constatazione. In primo luogo, le politiche di detassazione delle imprese che investono nel Mezzogiorno – attuate negli ultimi anni – non hanno prodotto risultati significativi per quanto attiene all’attrazione di investimenti. Sia sufficiente richiamare il fatto che, stando all’ultimo rapporto SVIMEZ, il tasso di crescita degli investimenti ‘esterni’ all’area si è ridotto, rispetto al precedente biennio, e comunque prima del propagarsi della crisi, dal 2.4% allo 0.5%. In secondo luogo, occorrerebbe prendere atto del fatto che la propensione al consumo cresce al ridursi del reddito disponibile, ovvero che le famiglie con più basso reddito sono quelle che, in termini percentuali, destinano una quota più alta a consumi. Una politica di ridistribuzione del reddito a vantaggio del Mezzogiorno, e delle famiglie più povere lì residenti, garantirebbe una aumento dei salari nell’area, con il conseguente aumento dei consumi, del livello di produzione e  di occupazione[7]. Se la domanda aumenta, e la domanda di lavoro viene rivolta a lavoratori altamente qualificati, vi è ragionevolmente da attendersi un ribaltamento del meccanismo perverso che, mediante le emigrazioni, rende il tasso di crescita dell’economia meridionale minore di quello del Nord da circa sette anni, e con ulteriore accelerazione in regime di crisi.


 

[1] Ciò accade anche per le imprese meridionali che lavorano su subfornitura delle imprese settentrionali, dal momento che – riducendosi gli investimenti in quell’area – si riducono gli ordinativi e, dunque, i profitti al Sud.
[2] Si osservi che la minore spesa pubblica nel Mezzogiorno non può essere neppure motivata con un minor gettito tributario in quelle aree, dal momento il rapporto fra gettito e PIL è significativamente più elevato per le grandi Regioni del Sud (Campania, Puglia, Sicilia) rispetto a grandi Regioni del Centro-Nord (Veneto e Toscana). A ciò va aggiunta la peggiore qualità dei servizi pubblici nel Sud. Sul tema si rinvia a G. Mazzola, Il federalismo fiscale e lo squilibrio Nord-Sud, in “StrumentiRes”, I, n.4, novembre 2009.
[3] Sebbene non esistano o non siano stati divulgati dati ufficiali e attendibili sull’argomento, vi è motivo di credere che la linea prudenziale scelta dal Governo sia (anche) finalizzata ad accumulare risparmi per finanziare il federalismo fiscale. Per una spiegazione della linea restrittiva in regime di crisi, si rinvia al mio Il Governo, la crisi e i costi sociali del rigore finanziario su questa rivista, e alla bibliografia lì citata.
[4] A. Graziani, I conti senza l’oste, Boringhieri, Torino 1997, pp.155 ss..
[5] A riguardo occorre osservare che la visione mainstream fa ancora propria, in larga misura, l’ipotesi del ciclo vitale, stando alla quale gli individui massimizzano la somma delle utilità derivanti dal consumo nel corso della loro vita, dato il vincolo delle risorse disponibili durante la vita. Da ciò discende che il consumatore tenderà a risparmiare da giovane per poter poi aumentare i propri consumi da anziano. E tuttavia, da diversi anni – e soprattutto in ambito sociologico e nel campo dell’economia cognitiva – è stato messo in evidenza che la propensione al consumo è largamente influenzata da ulteriori e molteplici fattori, fra i quali i dispositivi di autocontrollo, generalmente meno rilevanti per le fasce di età più giovani, giungendo alla conclusione opposta (è verosimile che i giovani abbiano una propensione al consumo maggiore degli anziani). Sul tema, si rinvia, fra gli altri, a D.Kanheman and R.Thaler, Economic analysis and the pshyicology of utility: Applications to compensation polic, “American Economic Review”, May, 1991, pp.341-346.. ?
[6] Per sottoccupazione intellettuale si intende una condizione stando alla quale lavoratori altamente istruiti svolgono mansioni per le quali non è richiesto il titolo di studio in loro possesso. Sul tema, sia consentito rinviare a G.Forges Davanzati, Moneta, istituzioni, distribuzione del reddito, Pensa, Lecce 2005, cap.II e alla bibliografia lì citata.
[7] Un’azione di questo genere andrebbe accompagnata – ed è questo un punto ormai ineludibile – a una maggiore e migliore fornitura di beni e servizi pubblici da parte dello Stato. Non si tratta di una questione di sola giustizia distributiva (argomento pure rilevantissimo, dal momento che anche su questo fronte l’Italia è già divisa in due), ma soprattutto di una questione di efficienza del sistema. Una maggiore e migliore fornitura di beni e servizi pubblici, accrescendo i salari indiretti delle famiglie meridionali, consentirebbe loro di disporre di maggior potere d’acquisto, con conseguenti effetti moltiplicativi sulla domanda interna e, dunque, sull’occupazione. Sul tema si rinvia al contributo di R.Patalano e R.Realfonzo, Salari meridionali in gabbia, su questa rivista.

 


23 luglio 2008

La globalizzazione secondo Riccardo Bellofiore : i limiti del keynesismo

 

Quel keynesismo che si è disfatto nel corso degli anni Settanta è, in ogni caso, morto, e nessuno potrà resuscitarlo. Vi sono ragioni che inducono alla cautela anche rispetto alla prospettiva, certo dignitosa, di voler recuperare il 'vero' Keynes non soltanto contro il neoliberismo, ma anche contro il vecchio keynesismo 'bastardo'. Queste ragioni sono, schematicamente, le seguenti tre. Per prima cosa, nel Keynes più noto, quello della Teoria generale, è presente una condizione distributiva precisa, secondo la quale il salario reale deve ridursi al crescere della produzione e dell'occupazione; una condizione che presuppone, da parte del movimento dei lavoratori, la rinuncia a mettere in discussione non soltanto la distribuzione del reddito, ma anche la natura e la dinamica della produttività di cui l'andamento del salario dovrebbe mantenersi una variabile dipendente. Seconda perplessità: ancora nel Keynes dell'opera maggiore l'impulso di domanda richiesto per innalzare l'attività produttiva rimane generico, ed esterno alla sfera capitalistica. Induce, infine, alla prudenza la circostanza che lo stesso termine 'piena occupazione' nei 'trenta gloriosi anni' si riferisse in realtà soltanto ai maschi nelle fasce d'età centrali. Questi tre caratteri di una economia 'keynesiana', a ben vedere, sono esattamente i punti su cui si è esercitata la critica, teorica e pratica, di sinistra: con le lotte del movimento dei lavoratori; con la coscienza suscitata dal movimento verde sulla questione della natura; con la rivoluzione femminista.
Resto convinto che la problematica che si pose tra gli anni Sessanta e Settanta, dentro i conflitti sociali, non fu più di tipo distributivo, o di parità ed emancipazione, ma esprimeva una istanza, in senso proprio, di liberazione: una critica materialistica - fondata su movimenti reali - della centralità della produzione, che si prolungava in un interrogativo sulla possibilità di un diverso lavoro, di una diversa tecnologia, di un diverso modo di stare insieme. Un interrogativo estraneo all'orizzonte culturale e politico di Keynes. In questo sta davvero, se si vuole, uno spartiacque storico.


(Riccardo Bellofiore) 


15 luglio 2008

La globalizzazione secondo Riccardo Bellofiore : tra crisi da domanda e crisi finanziaria

 

Nell'Europa continentale, negli anni Ottanta, si è venuto imponendo, a partire dalla Germania, un modello di crescita trainata esclusivamente dalle esportazioni. Se una strategia del genere ha luogo in un contesto di politiche restrittive e di generale ristagno della domanda si è, se va bene, in grado di crescere a spese dei concorrenti, ma si finisce comunque per rimanere, prima o poi, intrappolati in una situazione di deflazione generalizzata. Gli investimenti privati sono, infatti, rimasti a livelli insoddisfacenti negli ultimi due decenni, e a ciò ha senz'altro contribuito la crescita degli interessi, nominali e reali, seguita alla 'svolta' monetarista dei primi anni Ottanta avviata dalla signora Thatcher e da Reagan. La spesa pubblica, dal canto suo, è stata compressa in quest'ultimo decennio per adeguarsi ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht, prima, e dal 'Patto di solidarietà e sviluppo' siglato ad Amsterdam e Dublino, poi. Benché la situazione dei singoli paesi sia non poco variegata, non pare contestabile che in Europa una strategia di risposta alla disoccupazione di massa debba passare per politiche macroeconomiche di espansione della domanda aggregata.

Il rischio di deflazione da bassa domanda è, comunque, più generale, ed investe anche il continente asiatico. Negli anni Novanta, la crescita lenta e l'accumularsi di squilibri non sono degenerati in crisi generale da sovrapproduzione e in instabilità aperta grazie alla crescita goduta dagli Stati Uniti e all'approfondirsi del disavanzo commerciale di quel paese, l'uno e l'altro favoriti dal ruolo di valuta di riserva mondiale ancora svolto dal dollaro e dalla posizione di Wall Street come centro del capitale finanziario. D'altra parte, il ridimensionamento del peso degli USA nell'economia mondiale impedisce al paese leader di essere in grado di trascinare all'espansione il resto del mondo. L'istituzione dell'euro - nella misura in cui quest'ultima fosse davvero in grado di costituirsi come moneta di riserva alternativa al dollaro - accentua il rischio di fluttuazioni rilevanti e improvvise dei rapporti di cambio, e rafforza il timore di una fuga dal dollaro qualora le contraddizioni della crescita americana si rivelassero prima o poi, come è probabile, insostenibili. L'economia mondiale, in breve, naviga rischiando, da un lato, gli scogli di una crisi da bassa domanda, e, dall'altro lato, quelli della crisi finanziaria.



 

 

Bellofiore non poteva prevedere ovviamente otto anni fa la congiuntura oggi in atto, ma l’alternativa tra crisi da bassa domanda e crisi finanziaria sembra ben individuata e così pure il ruolo dei rapporti di cambio (con l’aumento del petrolio collegato con il basso valore del dollaro)

Mi chiedo cosa succederebbe se i paesi esportatori di petrolio decidessero di essere pagati in euro (a breve potrebbe comunque loro non convenire) e se sia possibile in questa fase fare politiche di sostegno alla domanda attraverso l’intervento pubblico ed attraverso interventi in infrastrutture tese al risparmio energetico.

 

 

 

 


29 giugno 2008

La globalizzazione secondo Riccardo Bellofiore : la crescita basata sulle esportazioni

Nell'Europa continentale, negli anni Ottanta, si è venuto imponendo, a partire dalla Germania, un modello di crescita trainata esclusivamente dalle esportazioni. Se una strategia del genere ha luogo in un contesto di politiche restrittive e di generale ristagno della domanda si è, se va bene, in grado di crescere a spese dei concorrenti, ma si finisce comunque per rimanere, prima o poi, intrappolati in una situazione di deflazione generalizzata. Gli investimenti privati sono, infatti, rimasti a livelli insoddisfacenti negli ultimi due decenni, e a ciò ha senz'altro contribuito la crescita degli interessi, nominali e reali, seguita alla 'svolta' monetarista dei primi anni Ottanta avviata dalla signora Thatcher e da Reagan. La spesa pubblica, dal canto suo, è stata compressa in quest'ultimo decennio per adeguarsi ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht, prima, e dal 'Patto di solidarietà e sviluppo' siglato ad Amsterdam e Dublino, poi. Benché la situazione dei singoli paesi sia non poco variegata, non pare contestabile che in Europa una strategia di risposta alla disoccupazione di massa debba passare per politiche macroeconomiche di espansione della domanda aggregata.

(Riccardo Bellofiore)


sfoglia     aprile        giugno
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom