.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







10 ottobre 2009

Antonio Sciotto : Brunetta, la sua "rivoluzione" è un mezzo flop

 

Pubblico impiego, la rivincita dei lavoratori (i cosiddetti - a destra - «fannulloni»). E' di ieri la notizia che dopo mesi di propaganda a tutta fanfara, il «ministro più amato dagli italiani» (da sua stessa definizione) si è dovuto rimangiare la «rivoluzione» (oggetto anche di un libro autoagiografico con tanto di foto gigante in quarta di copertina): addio decreto anti-fannulloni. Silenziosamente, il titolare della Funzione pubblica è stato costretto (dalle insistenze dei sindacati, anche delle «amiche» Cisl e Uil, e dalle incompatibilità di conti imposte dal collega Tremonti) a cancellarne il nucleo fondamentale, mentre tutti i suoi fan erano al mare: l'abrogazione risale infatti allo scorso 1 luglio, per mezzo di un apposito decreto, successivamente convertito in legge (102/2009). Sarà per questo che ha poi sfogato, solo qualche giorno fa, tanto livore contro la sinistra, definita di m..., e poi gentilmente invitata ad andare «a morì ammazzata»? Forse già se lo sentiva che la fine della sua revolution avrebbe dilagato a tutto web: ieri infatti la notizia è uscita su Repubblica.it, a cui ovviamente - a strettissimo giro di posta, come sempre fa - il ministro ha tentato di replicare con una nota ufficiale. 



Ma nulla: la marcia indietro è significativa, e in realtà - come ci spiega Carlo Podda, segretario della Fp Cgil - non si è prodotta solo attraverso un decreto, ma anche con alcune circolari, anch'esse fino a ieri restate abbastanza anonime. Innanzitutto sono state ricostituite le passate regole sulla reperibilità, riportandole in pari con quelle dei lavoratori privati: il ministro aveva introdotto una disparità ben poco gestibile, e si è reso conto che era necessario tornare indietro. Importante marcia indietro anche sulle visite fiscali: Brunetta aveva creato un sistema che avrebbero dovuto gestire Asl e Regioni, e non più i medici di famiglia, ma questo avrebbe comportato lo stanziamento di risorse da parte del governo, e Tremonti ha detto no.
Altro punto importante, decisivo in uno Stato civile, l'assurda legge per cui veniva imposta una trattenuta a chi andava a donare il sangue, alle donne che effettuavano il test preventivo rispetto ai tumori, o a chi era costretto ad assistere un familiare disabile: anche qui, cancellato tutto. «Il ministro su questo punto in realtà aveva già anticipato che sarebbe tornato indietro - dice Podda - e questo è successo dopo che era andato a visitare a casa, con un codazzo di telecamere e giornalisti, una dipendente che aveva gravi problemi nel conciliare esigenze familiari e lavoro». Podda aggiunge comunque che «molte di queste erano già conquiste acquisite negli contratti siglati unitariamente, come d'altra parte regioni come la Toscana stavano approntando leggi che neutralizzavano le misure decise dal ministro». Insomma, afferma il sindacalista Cgil, «Brunetta si è reso conto da tanti lati che la sua annunciata "rivoluzione" è stata un flop, e così ha fatto retromarcia: la cosa da sottolineare, piuttosto, è che tutto, dopo più di un anno di governo Berlusconi, è rimasto allo stesso punto, se non peggiorato. Complici anche i tagli imposti».
Così il sindacato, unitariamente, chiede adesso una vera «rivoluzione» nel pubblico, ma stavolta concertata. Podda, insieme ai colleghi Giovanni Faverin (Fp Cisl) e Giovanni Torluccio (Fpl Uil), chiede «l'apertura di un grande tavolo di confronto con governo nazionale, Regioni, Autonomie locali e imprese». Si chiede di ridiscutere in questo contesto pure i contratti: e dunque, visto che vengono chiamate al tavolo anche le imprese, sembra profilarsi non solo come la volontà di azzerare il protocollo Brunetta (separato) che recepì l'accordo sul modello contrattuale del 22 gennaio, ma anche un modo per aggirare le stesse divisioni sul 22 gennaio, partendo dal pubblico.


28 aprile 2009

La litania degli specialisti

E' incredibile come, alla vista di uno stronzo, molti volan come mosche.
E' successo a Gnègnè che nella querelle televisiva tra Brunetta e Bignardi, abbia subito bastonato la seconda, il cui peccato, a dir la verità, mi sembra (a vedere parte del filmato) lieve (sempre partendo dal presupposto che non si può pretendere molto da lei e dall'altro presupposto che io non la vedo quasi mai).  Mi sono premunito di vedere dalla Rassegna stampa della Camera dei Deputati gli articoli di giornale raccolti dal 1998 ad oggi che abbiano come riferimento Giacomo Brodolini. Gli articoli sono tre :
uno di Guglielmo Epifani, uno di Nerio Nesi, l'ultimo di Sergio Romano. Renato Brunetta, a vedere i 670 (!) articoli conservati, non ha dedicato alcuna pagina di giornale a Giacomo Brodolini.  Lo ha riesumato giusto per fare il saccente l'altro giorno.
Probabilmente, per il nostro ministro, Brodolini è un grande patriota, famoso per aver dato il nome ad una fondazione di cui Renato Brunetta è stato presidente. Sarebbe interessante vedere anche se Brunetta abbia bacchettato il suo compagnuccio Vittorio Feltri, che su Brodolini
pure sembra sia inciampato.
Il fatto è che molti forzuti del web pensano che la cultura si possa accompagnare all'arroganza ed alla maleducazione. E questo è un triste segno dei tempi. In quasi tutte le comparsate che ho visto del ministro Brunetta, egli non si differenzia punto dai vari Vito, Schifani, Sgarbi, Taormina nell'interrompere continuamente l'interlocutore, nell'offendere, nell'applicare meccanicamente le peggiori trovate retoriche per affermarsi nella tenzone televisiva. Con la Bignardi non ha fatto eccezione.


Citato da Gnègnè ? Voglio tornar in galera...

Gnègnè poi ha citato Gramsci. Il tema è interessante, ma a mio parere trova risposta nel fatto che chiunque, di fronte ad un tema che ha conseguenze rilevanti per la propria vita, prova su questo tema a farsi un'opinione con il tempo, le informazioni e le metodologie che ha a disposizione. E tende a comunicare ad altri l'opinione che si è fatta. I giornalisti non sono da meno. Di fronte a questa cultura fai-da-te non c'è da scandalizzarsi. Se la si reputa insufficiente si partecipa al dibattito pubblico e si cerca di raffinarla nel concreto, se si ritiene di esserne capaci. Non c'è scorciatoia metodologica o censura che possa avere effetti migliori.


25 dicembre 2008

Forza fannulloni ! Un intervista di Loris Campetti al segretario della Cgil Funzione pubblica

 

«Io dico che l'adesione allo sciopero generale del 12 è stata straordinaria. E' un segnale di fiducia e una speranza di rappresentanza affidata alla Cgil, da utilizzare per rovesciare il clima determinato dalla mancata risposta politica all'emergenza sociale provocata dalla crisi».
Così dice Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, che denuncia l'oscuramento mediatico dello sciopero. Iniziamo da qui l'intervista, alla vigilia del direttivo nazionale della Cgil che dovrà dare una sua valutazione sullo sciopero e decidere come dare una continuità alle iniziative di lotta.

A leggere i giornali e a guardare la tv, si direbbe che lo sciopero del 12 è stato ben misera cosa.
Prima, durante e dopo lo sciopero le maggiori testate giornalistiche e televisive hanno scelto la linea del silenzio, o al massimo hanno minimizzato l'evento.

Io dico che che nell'industria l'adesione è stata molto alta. Così come nei settori pubblici che seguo io, in particolare nella sanità, pur avendo i lavoratori appena effettuato uno sciopero di categoria e in alcuni casi, come a Brescia dove era stato proclamato uno sciopero provinciale, erano alla terza fermata in un mese. A ogni fermata, 100 euro andati in fumo. Eppure, abbiamo registrato adesioni del 60-70% in settori in cui gli scioperi anche unitari non sono mai stati plebiscitari. Eppure i lavoratori pubblici vivono una situazione difficile, segnalata anche in tante assemblee di preparazione dello sciopero. Non perché non condividano le ragioni della nostra protesta ma per il processo di vera e propria destrutturazione dell'organizzazione e degli stessi servizi pubblici. All'interno, questi processi si accompagnano al taglio delle buste paga per chi ha un contratto stabile e all'espulsione di decine di migliaia di precari. All'esterno, si assiste alla caduta della qualità e della quantità dei servizi pubblici ai cittadini.

Cosa vi chiedono i lavoratori?

Di non essere lasciati soli. Vogliono capire se facciamo sul serio o se invece finiremo per fermarci a mezza strada, mentre la crisi economica precipita provocando un'emergenza sociale.

E come si spiega la vostra scelta di indire uno sciopero e una manifestazione nazionale a Roma insieme ai metalmeccanici della Fiom, il 13 febbraio?

Non è una decisione di oggi, è maturata da tempo. Ha a che fare con la scelta di non lasciare soli i lavoratori che rappresentiamo di fronte al rischio di un'involuzione autoritaria. Come Fp-Cgil abbiamo fatto molte iniziative, presidi, scioperi territoriali. Abbiamo raccolto le firme contro l'accordo separato siglato da Cisl e Uil. Lo sciopero nazionale era stato convocato per il 12 dicembre e poi soltanto sospeso quando la Cgil ha giustamento deciso di farne un momento di lotta generale. Noi abbiamo delle specificità di categoria, abbiamo a che fare con una valanga di accordi separati. Lo sai che la Cisl da sola, senza neanche la Uil, ha firmato un accordo osceno con le case di cura cattoliche che scavalca il contratto nazionale? Abbiamo fatto un volantino listato a lutto per denunciare che è stato ucciso il contratto nazionale. Ci sono settori in cui Cisl e Uil raccolgono oltre il 50% dei consensi, come i ministeri e le agenzie fiscali, negli altri comparti in cui tenteranno di applicare accordi separati dovranno fare i conti con noi. Aggiungo che proprio mentre si rende indispensabile il rafforzamento della rete di protezione pubblica, questa rete si smaglia e si indebolisce. Noi parliamo di arresti domiciliari per il lavoratore malato, dopo gli ultimi provvedimenti del ministro Brunetta che impedisce alle persone in mutua persino di ritirare il certificato medico. E si vuole estendere tale scriteriato criterio anche ai lavoratori privati. Stanno facendo di tutto, governo e organizzazioni padronali, per mettere i lavoratori pubblici contro quelli privati. Ecco le ragioni per cui abbiamo deciso di scioperare insieme ai metalmeccanici.

Eppure, questa vostra scelta ha fatto discutere in confederazione...

Voglio ricordare che nel direttivo della Cgil del 23-24 giugno è stato votato all'unanimità un impegno a fermare il tentativo di isolare i dipendenti pubblici. Aggiungo che a chiunque ci avesse offerto un'alleanza avremmo risposto positivamente. La Fiom, generosamente, si è fatta avanti nonostante esistano problemi di rapporti tra lavoratori pubblici e lavoratori privati e nonostante il fatto che su alcune questioni le posizioni della Fp e della Fiom non siano coincidenti. C'è una cosa fondamentale che ci unisce: pensiamo che a lavoratori diversi debbano essere garantiti uguali diritti. Ti sembra poco?

Dunque, nessuna prova di forza in Cgil?
E nessuna pretesa di autosufficienza o di autonomia. Noi come categoria abbiamo fatto una scelta netta di mobilitazione, obbligatoria se vogliamo onorare il consenso che abbiamo raccolto tra i lavoratori, come conferma la crescita della Fp-Cgil anche nel tesseramento, pur non avendo oggettivamente strappato risultati significativi anche a causa delle scelte separate di Cisl e Uil. La Cgil, dal canto suo, deve definire ruolo e compiti in questa fase segnata dalla crisi e dalle risposte sbagliate del governo, per sostenere scelte di politica economica e sociale all'altezza, sapendo che ancora pende sulla testa dei lavoratori il tentativo di modificare in peggio il sistema contrattuale. Sarà il direttivo della Cgil a fare le scelte di sua competenza. Qualora fossero tali e talmente forti da comprendere tutte le categorie, in un momento di riunificazione delle lotte che non può non seguire una fase di articolazione, ne prenderemmo volentieri atto.

Al di là dell'imbarazzo del Pd nei confronti della Cgil, mi sembra che in generale l'opposizione non costituisca una sponda politica.

La politica, non da oggi, fatica a farsi carico dei problemi concreti dei lavoratori. La disaffezione nei confronti della politica non è che la logica conseguenza. Se crolla la percentuale dei votanti, è un segnale soprattutto rivolto alla sinistra. Manca una risposta alla crisi economica e alle sue conseguenze sociali, sia da parte dell'opposizione parlamentatre che della sinistra extraparlamentare. Da tempo sosteniamo che si perde troppo tempo a discutere di alleanze e se ne utilizza troppo poco a definire i contenuti di un programma di sinistra. Un sindacato che si vuole confederale ha bisogno di una sponda politica. Oggi non c'è, e questo ci apre un problema serio. E lo apre ai lavoratori che percepiscono e ricambiano la distanza della politica.


11 novembre 2008

L'assenteismo nel dibattito operaio degli anni Settanta

Un documento d'epoca :

Di fronte all'uso antioperaio della crisi, la classe ha mostrato inizialmente una forte rigidità dei

suoi comportamenti sia per ciò che riguarda la mobilità del lavoro che rispetto all'assenteismo. E' chiaro che nell'aggravarsi della crisi, nella complessità e nella violenza dell'attacco al potere operaio in fabbrica, anche la pratica dell'assenteismo ha subito delle modificazioni ed assunto un'importanza diversa. Valutare questo comportamento operaio dentro la crisi vuol dire, da una parte individuare nel piano capitalista il tentativo di ridefinire un nuovo rapporto fra occupazione e produttività, e dall'altra svolgere una critica delle insufficienze nell'organizzazione operaia all'interno della lotta contro l'aumento della produttività.
La prima parte della strategia antioperaia del capitale, iniziata con la CIG alla Fiat nel '73, aveva essenzialmente due direttive: ridurre la massa complessiva degli occupati e aumentare la produttività per operaio, in modo da assicurare un tasso medio di espansione produttiva e un minor costo di produzione per unità. L'attacco capitalista si poneva direttamente sul terreno della produzione, per combattere tutti quei comportamenti operai che nelle lotte precedenti avevano incrinato l'organizzazione capitalistica del lavoro: il. controllo del capitale sulla forza-lavoro in fabbrica.
E' quindi in un periodo preciso - dal 1973 a tutto il '75 - che il problema dell'assenteismo diventa centrale nel dibattito e nell'azione delle frange operaie più incisive. In questo periodo si saldano due aspetti dell' assenteismo: quello della risposta individuale alla ripetitività e alla parcellizzazione del lavoro di fabbrica e quello politico della lotta contro un diverso rapporto fra produttività e occupazione.
Da dato sociologico - la disaffezione al lavoro derivante dalla ristrutturazione tayloristica del ciclo, che ha segnato tutta la composizione di classe degli anni '60 - l'assenteismo diventa un dato politico preciso all'interno dello sconto di classe. I limiti della strategia capitalista si sono mostrati in questa fase con chiarezza nell'impossibilità di riportare immediatamente la produttività in fabbrica.
Nel settore metalmeccanico il tasso di gravità dell'assenteismo netto si mantiene stabiIe su una media dell'11,52%, per tutto il '75, una media leggermente superiore a quella del 1972; nei settori chimici su una media (10%) superiore al 1972, mentre nel settore tessile raggiunge nel primo trimestre 1975 il 14,76%.

Nella prima fase della crisi, il capitalismo italiano sperimenta l'impossibilità di riportare ordine in fabbrica. Si sperimenta cioè, da parte capitalista, l'impossibilità di attaccare direttamente una pratica operaia sostenuta da una forza autonoma di fabbrica che traeva le sue origini dalle lotte passate e che aveva imposto un potere operaio su tutta una serie di questioni riguardanti l'organizzazione del lavoro.
La disaggregazione di questa forza richiede l'allargamento della crisi fuori della fabbrica, coinvolgendo cioè l'intera società, i rapporti salariali, la struttura dei prezzi. La seconda fase della crisi, quella che stiamo vivendo, si apre con il tentativo padronale di formare un esercito industriale di riserva attraverso la disoccupazione e la sottoccupazione. Contemporaneamente la pressione dell'inflazione sui salari ha determinato una tendenza a ripiegare su forme di risoluzione individuale ed a usare spesso l'assenteismo in funzione di doppio lavoro. La crisi si sviluppa dalla fabbrica alla società per ritornare alla fabbrica attraverso una ridefinizione dei rapporti di potere fra classe e capitale. Questo allargamento, che trova impreparate anche quelle avanguardie interne più incisive, comincia alla lunga a logorare anche il terreno del potere in fabbrica.
L'intensificarsi della crisi ha mostrato anche i limiti dell'assenteismo come, azione autonoma di classe. I dati disponibili per il '76-'77, testimoniano una caduta netta del tasso d'assenteismo e una ripresa della produttività. Nella violenza della crisi, le due componenti dell'assenteismo, quella individuale (di massa) e quella organizzata, si sono scisse. Quasi sempre l'assenteismo è un fatto individuale di ogni singolo operaio una scelta personale di autodifesa e di autoregolazione, ma chiaramente il suo tasso in questi anni era maggiore in quei reparti e in quelle fabbriche dove era più alto il potere operaio. Scelta soggettiva dunque, ma sostenuta da una più incisiva capacità di decisione organizzativa; se questo, vien meno cresce anche la paura di praticarla. Nei reparti ove è forte una coscienza anticapitalista è stato possibile fare un uso organizzato dell'assenteismo (1). Gli operai si accordavano per distribuirsi i turni di assenza e di presenza quando addirittura non li imponevano ai capi. In questi casi. grazie a un forte potere operaio che minacciava azioni peggiori (fermate, danneggiamenti ecc.), l'assenteismo non poteva essere attaccato come fatto individuale perché era azione cosciente e collettiva, espressione di potere sull'organizzazione produttiva e l'opera di disgregazione della classe era più difficile da raggiungere.
Ciò, che si può immediatamente ricavare da un'analisi sommaria dell'assenteismo è essenzialmente la sua dipendenza strutturale da un determinato grado di potere operaio effettivo nella fabbrica, specialmente a livello di reparto. Il pericolo, insito nella contraddittorietà di questa forma di lotta si è visto quando dell'assenteismo si è tentato di fare un cavallo di battaglia per un'ideologia tesa a una centralizzazione intorno al programma del rifiuto del lavoro. Ciò che occorre contestare è la pratica di prendere una forma di lotta specifica e soprattutto complessa, astrarla dai tessuti reali di organizzazione che esprime e ribaltarla poi come pratica politica generale, come obiettivo.
In altri termini non si può organizzare l'assenteismo, come alcuni hanno preteso, propagandandolo come forma di lotta autonoma per eccellenza, ma si deve invece comprendere che questo comportamento operaio che esprime effettivamente elementi nuovi nella struttura specie ideologica della classe, può essere una pratica di lotta con una rilevanza politica nella misura in cui è parte di un tessuto di organizzazione interna reale.
Caduta l'ipotesi fantasiosa di organizzare un astratto attacco al lavoro prescindendo dalla complessità dei comportamenti di classe, si corre il pericolo di restare intrappolati nei suoi derivati, la teoria della figura politica che pratica una forma di lotta specifica, la frazione operaia o il settore di classe. In concreto si tratterebbe di individuare chi oggi pratica l'assenteismo, e si indicano giovani contro vecchi, sinistra operaia contro destra operaia: questi fornirebbero il soggetto politico della nuova orga­nizzazione di classe.
Ma la realtà dell'assenteismo è molto più complessa. Si può notare che chi pratica l'assenteismo non è tanto l'operaio giovane rispetto all' anziano, in quanto ciò che più condiziona sono le mansioni del lavoro (e quindi la fasce salariali), le condizioni di lavoro, la nocività. Generalmente l'operaio giovane preferisce restare a casa più spesso per periodi più brevi, mentre l'anziano nel corso dell'anno si mette in malattia per periodi lunghi. Chi svolge mansioni individuali (es. manutenzione, attrezzeria, ecc.) è meno assenteista di chi lavora alla catena. Così chi lavora nei reparti più nocivi lo è di più di chi lavora in un ambiente meno nocivo. D'altra parte chi fa i lavori più schifosi è anche il peggio pagato, perciò per lui assenteismo significa anche ridefinire il suo salario rispetto alla fatica. E' anche risaputo che l'assenteismo nasconde il doppio lavoro: sia che venga recuperato nelle fabbriche dell'indotto (cioè che fanno parte del ciclo produttivo che ruota attorno alla grande industria) e in questo caso è favorito dai capi stessi che a volte sono titolari delle fabbrichette; sia che si riversi nel lavoro marginale e nel lavoro nero, e in questo non vi è nulla di eversivo, al contrario passa il recupero del capitale.
L'assenteismo è stato attaccato già quando il suo livello stava scendendo. Diventa chiaro che tutto il moralismo dell'etica del lavoro sfoderata dal sindacato e dal P.C.I. contro un comportamento medio operaio, non ha nulla di metafisico, ma era una precisa azione politica tendente a contrattare il controllo sugli operai con una maggiore corresponsabilità nel potere (cogestione).
Andavano disarticolati i metodi organizzativi e le forme di lotta, espressione della coscienza operaia contro l'organizzazione del lavoro di fabbrica, cioè tutto ciò che poteva aggregare la classe con comportamenti consapevoli ed attivi, mentre l'assenteismo non ha questo carattere, caso mai lo riflette. Quasi sempre l'assenteismo è un fatto individuale di ogni singolo operaio, una scelta soggettiva di autodifesa e di autoregolazione, e in questi anni il suo tasso è stato tanto più alto quanto più potere operaio esisteva nei reparti. Scelta soggettiva dunque, ma sostenuta da una più incisiva capacità di decisione organizzativa; se questa viene meno, cresce anche la paura e viene meno la sicurezza di praticarla. Salto individuale che, il capitale recepisce come comportamento di massa e come costo, come fenomeno da controllare, ma non da estirpare, perché non è azione collettiva cosciente.
Contro l'assenteismo il sindacato riportava il discorso della produttività, quando poi nei fatti non solo contratta l'assenza rispetto alla cassa integrazione, (che significa lasciare al padrone le decisioni di quando e come usare gli operai) ma accetta il discorso della professionalità e mobilità che significa divisione di classe e smembramento organizzativo. 



Accanto alla trasformazione dei processi lavorativi e della organizzazione del lavoro, l'iniziativa del capitale procede - parallelamente - a ridefinire le sue strutture statali quali la Magistratura del lavoro e il sistema mutualistico. Da tempo il regolare scorrere delle funzioni dello Stato, necessario alla continuità del potere, procede tra continui intoppi. Pretori e giudici del lavoro sono Presi da una parte tra la morsa dei padroni e dei sindacalisti, gli uni preoccupati di riaffermare il loro potere decisionale ed esecutivo nella fabbrica, i secondi tesi a propagandare e ad imporre l'ideologia della moralità del lavoro; e dall'altra parte dalla pressione operaia che richiede l'applicazione delle norme dello statuto dei lavoratori, quando non si trasforma in azione diretta contro i giudici, come ultimamente si è verificato. Così si assiste ad ogni sorta di sentenze, le piú contraddittorie tra loro. In questa incertezza padroni e Stato sono costretti a muoversi contro i pretori che hanno velleità democratiche o che applicano alla lettera la legge, ora in un piano apertamente repressivo - trasferimenti da pretura a pretura o di funzione - ora, ed è questa la fase, tendendo a creare un consenso giuridico, vale a dire cominciare a far passare i casi più macroscopici ed indifendibili, per far seguire nella scia tutti gli altri.
Anche il sindacato con il quale gli uffici del personale giustificano i licenziamenti per assenteismo, avalla la motivazione che la continua mancanza al lavoro arreca danno all'attività produttiva. In questo modo la motivazione oggettiva, economica riceve la sua sostanza politica e ha come effetto di ridurre gli spazi di utilizzo della legalità. A queste operazioni politicamente pulite, il sindacato affianca iniziative di puro stile intimidatorio, indicendo riunioni alla Camera del Lavoro tra pretori e membri degli esecutivi di fabbrica che spiegano ai primi quanto sia dannoso far rientrare gli assenteisti. Anche i medici dal certificato facile vengono torchiati; hanno cominciato al sud. Il 9 maggio a Reggio Calabria il pretore ha incriminato Per truffa e falso ideologico un operaio e il suo medico in relazione a presunta malattia; dopo ciò nella provincia di Reggio la percentuale di assenze per malattia è diminuita del 45 per cento. Ora arrivano al nord. Rompere la collusione di interessi tra il medico e il suo cliente non sarà facile: ma anche qui lo Stato riscopre la necessità del problema; per conservare il potere, è necessario ampliare il controllo, e lo Stato lo sta facendo.


11 novembre 2008

C. Reeve : assenteismo, sabotaggio e lotte operaie

Il "rifiuto del lavoro", l'assenteismo, il sabotaggio, sono tendenze nuove in seno al movimento operaio? L'assenza di una ideologia del lavoro presso i giovani lavoratori è, in sé, portatrice di una contestazione radicale del sistema? Queste forme di rifiuto oltrepassano le forme tradizionali di lotta, mettono in questione il funzionamento stesso del sistema? Esistono oggi dappertutto delle piccole tendenze gauchistes che rispondono affermativamente a queste questioni ed erigono il "rifiuto del lavoro" a principio del nuovo movimento rivoluzionario. 



la Rivoluzione e Il ministro  o meglio o' tuorten' e' pan' e a' ionta


 

Innanzitutto il sabotaggio della produzione è un nuovo aspetto della lotta di classe oppure è una delle  forme di resistenza da sempre adottate dai lavoratori di fronte alla violenza del lavoro salariato, e risale alle origini della grande industria? In un libro straordinario, che descrive i momenti più radicali della violenza di classe nella storia del capitalismo americano (Dynamite: The story of the class violence in America, 1958, Vintage Book, New Vork), Louis Adamic, un ex-membro degli IndustriaI Workers of the World (IWW), racconta come il sabotaggio fosse diventato all'inizio del secolo una delle forme di azione privilegiate degli operai rivoluzionari americani. Era quella, per i movimenti sindacalisti­rivoluzionari americani ed europei, la risposta di classe cosciente alla barbarie capitalista. E' noto il testo famoso di Pouget, segretario aggiunto della C.G.T., siridacalista rivoluzionario, sulla questione: Le sabotage. Presentare il sabotaggio come una novità del movimento operaio rivela dunque una scarsa conoscenza della sua storia.

           E' tuttavia vero che con l'integrazione del sindacato nel capitalismo ciò che era un principio dell'azione sindacale non si manifesta più che nelle azioni selvagge. Il sabotaggio ha cambiato dì forma e di significato, appaiono altre forme di rifiuto. Con le trasformazioni del capitalismo, con la fine del capitalismo liberale e lo sviluppo della forma moderna dell'intervento statale, il movimento sindacale assume una nuova funzione, quella di gestire i vantaggi sociali resi possibili da questo nuovo sviluppo. La violenza del lavoro salariato aumenta parallelamente alla integrazione dei lavoratori attraverso i meccanismi della sicurezza sociale e delle diverse forme di aiuti pubblici. Tutto ciò allo scopo di rendere meno conflittuale il processo di riproduzione della forza-lavoro. Ma questi sistemi di assistenza sociale - il cosiddetto "salario sociale" - consentono anche ai lavoratori nuove possibilità di resistenza al lavoro. L'assenteismo, l'utilizzazione del sussidio di disoccupazione, appaiono allora ad un numero crescente di lavoratori come delle nuove possibilità di resistenza da utilizzare. Il sistema lo permette sintanto che l'accumulazione capitalistica procede senza scosse, poiché questa forma di resistenza è per lui il male minore. La lotta anticapitalista non appare forse superflua finché si può "approfittare" così dei sussidi e dei contributi della sicurezza sociale?

Sempre a questo proposito ci sembra molto discutibile l'affermare che è nell'assenteismo e nelle altre forme di rifiuto del lavoro che si può trovare la fonte principale della attuale crisi di produttività del capitalismo. La diminuita redditività del capitale, l'assenza di investimenti in nuovo capitale produttivo, il basso tasso di utilizzazione delle capacità produttive esistenti sono altrettante fonti di crisi della produttività. Lo sciopero allo stabilimento General Motors di Lordstown di cui si parla nell'opuscolo è, a questo riguardo, significativo. Messo alle strette da un calo della redditività, il settore automobilistico - in cui il taylorismo ha spinto al massimo la divisione del lavoro - cerca ancora, con un grosso investimento in nuovo capitale-macchine, di accrescere questa divisione dei compiti manuali, questa violenza del lavoro. E' questo bisogno capitalistico di accrescere. una produttività un tempo sufficiente che precede e provoca la rivolta degli operai. E' il fallimento di un tale tentativo che mostra i limiti del taylorismo e pone come questione fondamentale alla sopravvivenza del sistema la sua capacità a riorganizzare completamente il lavoro industriale su nuove basi.

Inversamente si può considerare che la permanenza della crisi attuale di redditività del capitalismo non mancherà di mettere in questione quel famoso "salario sociale", che, come ogni spesa pubblica, dipende dal buon funzionamento del capitale produttivo. L'annuncio di una riorganizzazione del sistema di sicurezza sociale, un maggior controllo sui disoccupati, ne sono i segni premonitori! Una volta ridotte le possibilità di utilizzazione dì questi "vantaggi sociali", si vedrà crollare il mito dell'assenteismo come forma di lotta radicale, così come già oggi la parola d'ordine "rifiuto del lavoro" crolla di fronte al dilagare della disoccupazione. Come sempre non resterà allora ai lavoratori che la lotta aperta contro il sistema del lavoro salariato oppure sottomettersi e piombare nella barbarie che esso genera.

Ma ora ritorniamo all'assenteismo e al sabotaggio in quanto forme di lotta. Nelle società in cui sono divenuti, da qualche tempo, un fenomeno di massa, come nel caso dell'Italia nell'industria automobilistica, alcuni militanti rivoluzionari cominciano, dopo un periodo di euforia, a trarre qualche conclusione critica da questi atteggiamenti. E' così che, analizzando l'assenteismo di massa, si può constatare che: «Anche se è una importante forma di azione operaia, produce un livello organizzativo contraddittorio. Gli operai per assentarsi debbono costruire strutture informali d'organizzazione, ma assentatisi si trovano isolati sul territorio ed in pratica vivono una situazione individualizzata. Ad esempio è normale che l'assenteismo sia legato al doppio lavoro (vedi l'Alfa) o che porti all'isolamento rispetto al reparto degli operai che lo praticano in modo spontaneo - dando spazio alla repressione padronale ... Questa forma d'azione non va infatti confusa col rifiuto del lavoro salariato, rifiuto che non può che esprimersi da dentro la fabbrica, in modo collettivo e da parte di tutto il proletariato.» (da COLLEGAMENTI, bollettino dei CCRAP, n.7, giugno 1975).

Ecco qui posta in modo chiaro la questione essenziale sollevata da queste forme di rifiuto: il loro rapporto con l'azione collettiva e cosciente dei lavoratori. Certo l'ideologia produttivista, l'esaltazione del lavoro è in crisi, crisi inseparabile dallo sviluppo della divisione del lavoro. Certo questa attitudine può avere una portata rivoluzionaria se si esprime in legame con delle azioni collettive ed autonome dei lavoratori. Ma è anche vero che sovente questo rifiuto esprime una attitudine individualistica di "scansafatiche", anch'essa prodotto della crescente divisione dei lavoratori operata dai moderni metodi di organizzazione del lavoro e non ha una cosciente portata radicale. Al limite, ciò che conta è la volontà e la determinazione di battersi contro il capitalismo e, a questo riguardo, I'attitudine verso il lavoro non è a priori determinante.

Se per l'operaio rivoluzionario dell'inizio del secolo il sabotaggio si accompagnava sovente ad una fierezza di corpo, oggi l'assenza di una ideologia produttivistica s'accompagna sovente ad una ripresa di individualismo operaio. Già verso la fine degli anni '20 i sopravvissuti: del movimento sindacalista rivoluzionario americano sottolineavano il contenuto individualistico delle nuove forme di sabotaggio, la perdita di ciò che essi chiamavano "la visione sociale del sabotaggio". L. Adamic nota a questo proposito che il sabotaggio diviene allora l'espressione di un "radicalismo individuale", "di forme di vendetta che la classe operaia americana utilizza ciecamente, incoscientemente, disperatamente", e non più "una forza controllata da coloro che la praticano e le cui conseguenze non gli sfuggono".

Più che una nuova forma di lotta, il sabotaggio e altri rifiuti del lavoro non sono infatti che il risultato, la manifestazione di una debolezza dei lavoratori, la manifestazione della loro incapacità ad affrontare in maniera cosciente, indipendente e collettiva il capitalismo. Il rifiuto del lavoro, prodotto lui stesso della trasformazione dei vecchi processi produttivi e della mentalità operaia ad opera del capitalismo, non ha in se una qualunque prospettiva rivoluzionaria. Questa prospettiva può farla apparire solo lo scontro aperto, collettivo e cosciente contro il capitalismo.

A partire dal suo contenuto individualistico questa rivolta contro il lavoro rimane una conseguenza inevitabile della violenza del sistema salariato, un prodotto dell'oppressione e della divisione dei lavoratori in seno al capitalismo. In rapporto a ciò i principi dell'azione rivoluzionaria rimangono immutabili. Solo l'azione collettiva, organizzata, cosciente e autonoma dei produttori porta in sé l'abolizione del lavoro salariato. Solo essa è creatrice di solidarietà, spirito d'iniziativa e immaginazione, volontà e decisione, qualità spirituali indispensabili per farla finita con questo vecchio mondo.

Quando si constata, come fa J. Zerzan, che i lavoratori hanno oggi la tendenza nelle lotte a voler assumere il controllo delle forze produttive, allora riesce difficile rifarsi all'idea secondo cui il rifiuto del lavoro ed il sabotaggio sono le forme decisive della moderna lotta rivoluziona­ria! In effetti è solamente dalla lotta collettiva che possono nascere queste nuove tendenze alla riappropriazione da parte dei lavoratori del controllo sull'apparato produttivo. Ciononostante, le lotte in cui queste tendenze si manifestano, in maniera più o meno confusa, non sembrano provocare presso gli adoratoti del rifiuto del lavoro un qualunque interesse, o tuttalpiù esse danno origine ad un paternalistico disprezzo (vedi lo sciopero della LIP).

La confusione che si fa nello slogan rifiuto del lavoro fra il lavoro, attività umana indispensabile al funzionamento di qualsiasi società, ed il lavoro salariato, non fa inoltre che eludere il vero punto nodale della trasformazione rivoluzionaria della società. Il rifiuto del lavoro non ha niente di originale come slogan ... esso è da sempre quello delIa borghesia e dei suoi lacchè! Come non sorridere quando J, Zerzan ci apprende che "il disprezzo dei lavoro è quasi unanime dal saldatore al redattore di giornale, passando per i vecchi impiegati! " A quando, la solidarietà operaia verso i padroni sovraffaticati?

Presso i lavoratori rivoluzionari l'orrore quotidiano del lavoro salariato non fa che rafforzare la convinzione che la trasformazione radicale della società consiste essenzialmente nella riorganizzazione della produzione e nell'immissione nel lavoro produttivo di tutta questa immensa massa di gente che oggi vive del nostro sfruttamento: borghesi, burocrati, poliziotti dì tutte le specie, militari ed altri parassiti. Poiché, al contrario di ciò che accade nella società capitalistica, sarà sulla base della partecipazione o meno al lavoro sociale necessario che si potranno regolare i principi, di produzione e distribuzione deIla nuova società. E solamente allora si realizzerà questo vecchio desiderio del movimento operaio, il cui senso è ben chiaro: abolizione del lavoro salariato, e ... diritto all'ozio!

Articolo sicuramente interessante, ma che stabilisce un rapporto non necessario tra assenteismo e salario sociale, come pure presuppone erroneamente che il rifiuto del lavoro perda consistenza di fronte al dilagare della disoccupazione, mentre è invece il dilagare della disoccupazione che rende necessario il salario sociale, salario sociale che può dare una maggiore libertà di scelta di fronte ad un lavoro a salari sempre più bassi sottoposti come sono alla pressione esterna dell'esercito industriale di riserva.


2 agosto 2008

Le ali tagliate

 

Lo disegnano ancora tutto vestito da mago, ma di prodigi non ne fa più. Al massimo qualche gioco delle tre carte giudiziarie. Di miracoli mai neppure l'ombra. Il «salvataggio dell'Alitalia» targato Berlusconi - tanto pomposamente annunciato a partire dall'ultima campagna elettorale - rischia perciò di diventare il format di una lunga serie di interventi disastrosi in campo industriale.
Se saranno confermate le linee fondamentali del «piano» descritto ieri da Repubblica (e dal nostro giornale già un paio di mesi fa), con sostanziale bolla ministeriale di Scajola, avremo una compagnia di bandiera piccolissima, alcune migliaia di lavoratori licenziati o esternalizzati, una possibile legge-truffa ad hoc e un buco nei conti pubblici un po' più ampio del previsto.
La legge Marzano (sul commissariamento delle imprese in crisi, già applicata nel caso Parmalat) prevede infatti uno stop temporaneo nell'attività aziendale e la cessione ai creditori di ogni euro ricavato dalla vendita di parte degli asset. Lo stop se lo può permettere una fabbrica, non un compagnia aerea. Una modifica della legge che permetta di cedere il «ramo buono» dell'azienda, per poi recuperare alcune delle attività migliori mentre alla ditta «vecchia» restano tutti i debiti, si configura come una truffa verso i creditori. A meno che questi non vengano poi risarciti dal ministero dell'economia (possessore del 49,9% del pacchetto azionario), aprendo un nuovo contenzioso con la Ue, pronta a ravvisarvi una nuova forma di «aiuti di stato».
L'indispensabile rinnovamento della flotta con velivoli meno assetati di cherosene verrebbe realizzato incorporando quella di AirOne (opzioni future comprese). Ma per far volare 150 aerei in tutto, secondo le regole internazionali, si può alleggerire l'attuale personale di volo di oltre 4.000 unità. Quello di terra verrebbe di fatto azzerato, con una quota consistente «esternalizzata» nella statale Fintecna, che comincerebbe così a correre a sua volta verso il collasso.
Come e peggio dell'osteggiatissimo piano proposto da Air France. Con un doppio vantaggio, però: l'annichilimento del sindacato (tutti: professionali, confederali, di base) e la sostituzione dei contratti di lavoro attualmente in essere con altri certamente più «evanescenti».
Non sembra perciò un caso che la famosa «cordata italiana» che va prendendo forma somigli così tanto a un idealtipo dell'imprenditoria italiana e delle sue tare: un obolo o poco più per entrare richiesto ai «capitani per niente coraggiosi», mentre la parte del leone - si fa per dire - spetta alla banca di Corrado Passera. Con i primi pronti a rivendere - guadagnandoci - non appena effettuato il «risanamento» e la seconda più che preparata a «redistribuire il rischio» con qualche cartolarizzazione in stile credit default swap.
Un ceto imprenditoriale siffatto e il maghetto di Arcore si corrispondono quasi alla perfezione.


(Francesco Piccioni)


7 luglio 2008

La cazzata della meritocrazia

 

Checché ne dicano quelli che fiutano sempre attacchi alla scienza e alla razionalità, la Dialettica dell'illuminismo di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer è un grande libro.
Qui mi interessa ricordare che allo stesso blocco metaforico della luce appartiene, come l'illuminismo, il «contesto di accecamento» a cui ricorreva Adorno per indicare le situazioni in cui nessuno vede, per esempio nessuno vede gli orrori che si consumano, è il caso di dire, sotto gli occhi di tutti.
È qualcosa di diverso dall'ideologia, dalla falsa coscienza, dall'omertà o dalla complicità volontaria: è una cecità consona ad una situazione totale, nella quale un dissenziente assume le fattezze di una colpevole bizzarria o di una mostruosa anomalia.
All'accecamento vien fatto di pensare da quando è entrato nelle chiacchiere politiche quotidiane lo zelo meritocratico, con il corredo francamente ridicolo di ministri che minacciano di sguinzagliare le loro truppe a caccia di fannulloni e di mangiapane a tradimento, affinché dopo il repulisti emergano i veramente meritevoli. Già, meritevole: il lemma non è sfuggito al «Breve lessico dell'ideologia italiana» di Marco D'Eramo (in M. Bascetta - M. D'Eramo, Moderato sarà lei, manifestolibri).
Un lemma inquietante
L'aggettivo impazza senza incontrare resistenze, e i guai si moltiplicherebbero se scendesse in campo il «demerito». Non è inquietante, intanto, che si dica spesso che uno la tale disgrazia se l'è «meritata»? Ma non è il caso di infierire. Non si pretende che i politici, prima di appellarsi alla ricetta meritocratica, si ricordino del fatto che il più elementare dei legami sociali, l'amore, è per sua natura irrimediabilmente immeritato e immeritabile, e che di qui nasce la sua prossimità all'infelicità e finanche alla tragedia: per la semplice ragione che appartiene alla sfera del dono e della grazia, non a quella del merito. Né si chiede loro di districarsi nei labirinti teologici che fanno del «merito» un concetto complicatissimo e uno dei grandi misteri di ogni teoria della giustizia distributiva.
Ma qualcosa di politicamente ravvicinato si può dire. I furbacchioni che non perdono occasione per invocare la scure meritocratica sono convinti di promuovere la differenziazione, l'individualismo, la guerra senza quartiere contro le ammucchiate securitarie e parassitarie, l'abbattimento dell'egualitarismo piatto e monocromatico. Insomma, si sentono corifei della modernità contro le stagnanti paludi del passato.
Santa ingenuità: la gerarchizzazione meritocratica non farebbe altro che resuscitare fantasmi premoderni, rituali di piaggeria e di autogestione nell'entourage del re (a suo tempo descritti da Norbert Elias), corsa all'accaparramento della benevolenza del capo (magari a cottimo), ruffianeria schiavile, prostituzione quotidiana della dignità. Un tripudio della corte e del corteggiamento, altro che modernità.
Come vuole la moda di oggi, il cannibalismo ci sarebbe, ma tra gruppi, consorterie, parrocchie, corporazioni. Anche per muovere all'arrembaggio bisogna coprirsi le spalle. Sarebbe, come nel puritanesimo meritocratico americano, una festa dei poteri lobbistici. Quis iudicabit nell'attribuzione dei meriti, se non l'arbitrio e l'arroganza del feudatario di turno, stante anche l'auspicata scomparsa dell'orridamente garantista contratto collettivo?
Non sarà che i meritevoli coincidono con gli obbedienti? I paradossi e gli autogol, poi, non si contano. Lo zelo è alleato della gelosia, di cui è anzi la radice etimologica, per cui l'invenzione di meriti socialmente superflui diventerà - è facile pronosticare - un mestiere gettonatissimo. È del tutto evidente che in molti settori lavorativi la capacità di coordinamento delle forze e un efficace agire cooperativo valgono più di mille competizioni, che potrebbero anzi alterare in peggio equilibri che abbiano dato buona prova di sé.
Il vertice dell'autodistruttività si registra, tanto per cambiare, nel sistema di istruzione. Poiché la logica del pubblico è ormai impopolare, viene messa in conto la ricerca di finanziamenti esterni che, anche quando non sono direttamente privati, sono comunque estranei alla dotazione dei fondi ordinari. Ma il supporto finanziario aggiuntivo scatta solo a fronte di una graduatoria di merito, il cui punteggio è dato in buona misura dalla quantità di soggetti smaltiti (diplomati o laureati).
Affinché la febbre agonistica possa dispiegarsi nelle zone alte, tra istituti scolastici o tra sedi universitarie, bisogna allentare la tensione nelle zone basse ed evitare ogni severità selettiva: scacciata dal piano terra, la meritocrazia emigra ai piani alti delle strutture educative, i cui feticci istituzionali, impegnati come sono nella questua, non vedono più nemmeno all'orizzonte le vere esigenze formative.
I danni culturali
Fin qui i danni materiali, quelli simbolico-culturali sfuggono anche ad un censimento sommario. È un dato antropologicamente insormontabile la tendenza degli esseri umani a razionalizzare come meriti acquisiti il bottino di guerra o i colpi di fortuna: un palazzinaro non si autointerpreta come un grassatore di strada, ma come un abile imprenditore, un broker senza scrupoli vede nello specchio un geniale navigatore nei mari del capitale finanziario. La logica dei diritti interviene non come figlia della contrattazione sociale, ma come sanzione dell'esistente, e si può esser certi che questo è il marchio di autenticità di tutto ciò che si può pensare come premoderno.
Alcuni insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori mi suggeriscono questa domanda: sarà proprio vero che la carriera senza sussulti (anche retributivi) dell'insegnante è stata finora l'effetto della sopravvivenza di una muffa antica? E se invece fosse l'immagine di nicchia di un futuro razionale, una volta che fossero venuti meno l'accecamento e le relative ubriacature?

(Bruno Accarino)


4 luglio 2008

La cosa più importante

La cosa più importante è la violazione della privacy e lo strapotere dei giudici.
No, la cosa più importante è il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati.



(Veltroni sibila : "Io penzo che bisogna penzare ai salari, agli stipendi e alle penzioni degli italiani")
Intanto Alitalia e Telecom fanno sapere che migliaia di lavoratori torneranno a casa dai loro cari.
Se la maggior parte degli italiani non arriva alla fine del mese, sarebbe interessante sapere questi reduci (finita la buonuscita) a quale giorno del mese arriveranno.
Qualche precario e qualche operaio saranno contenti : si tratta di fannulloni, esosi e consumisti.
Ma ti voglio vedere, rimbecillito dalla società dei consumi, con qualche figlio a carico, vivere senza uno stipendio. E voglio vedere precari e operai senza gli stipendi fissi di questa pletora di esosi e consumisti fannulloni.
I tagliatori di teste vogliono attaccare il nucleo duro della sciocca domanda interna.
Come abbattere luridi muri maestri durante una ristrutturazione. I solai non faranno miglior fine.
E neanche noi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sciopero alitalia licenziamenti fannulloni

permalink | inviato da pensatoio il 4/7/2008 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 settembre 2007

Studere, studere.....

Sulla Stampa di ieri Luca Ricolfi dice più o meno questo :

1)      Se prima tu dicevi che bisognava sanzionare prostitute, clandestini, lavavetri eri per la sinistra un leghista ed un razzista, ora non più.

2)      Se prima tu dicevi che a scuola si va solo per studiare, che ci vorrebbe più severità, che bisogna rivalutare la grammatica e lo studio a memoria eri per la sinistra un reazionario e un retrogrado, ora non più.

3)      Se prima tu dicevi che bisogna abbattere la pressione fiscale, eri per la sinistra un berlusconiano ed un evasore, ora non più.

4)      Se prima tu dicevi che ti piaceva Grillo, eri per la sinistra un qualunquista ed uno sfascista, ora non più.

5)      Quanto meno il punto (1) e (2) di questo elenco più l’idea per cui i fannulloni vanno licenziati sono solo puro buon senso, a cui la sinistra sta faticosamente arrivando




 

Luca Ricolfi a scuola ha studiato soltanto : bene, bravo, sette più.

Ha imparato, da buon studioso di statistica e di analisi dei dati, che, mettendo la parola “Grillo” in un articolo, questa fa da salvacondotto ad un numero qualunque di cazzate (che magari con Grillo non c’entrano niente), in modo tale da costruire un articolo e guadagnarsi la pagnotta anche per questa giornata, nella qualifica di scrivano del sistema delle imprese.

Se la scuola insegna questo, manderei un ragazzo, che mi chieda cosa fare dopo le scuole medie inferiori, da un camorrista che gli insegni a sparare : sarebbe più educativo  dal punto di vista civico.


22 giugno 2007

Montezemolo traduce Tiraboschi in...volgare

Luca Cordero di Montezemolo, dopo aver letto il mio precedente post, ha subito pensato di chiarire cosa vanamente cercasse di dire il suo portavoce, Michele Tiraboschi.
Ma sebbene il suo lessico sia più alla mia portata, la connessione logica tra le sue affermazioni risulta incomprensibile lo stesso.
Montezemolo dice infatti che i sindacati che pretendono di abolire lo scalone pensionistico e la Legge Biagi vogliono in realtà difendere i fannulloni.
Domandandomi che rapporto ci sia tra lo scalone ed i fannulloni (forse i fannulloni non vogliono salire lo scalone ?) mi sono un attimo assopito. E sognando, ho incontrato proprio lui, Luca Cordero di Montezemolo. 
img253/6408/montezemolonz0.jpg
E' vestito come un pilota della Ferrari e siamo sulla pista mi pare di Fiorano (o Fiorani, o Fioroni non ricordo bene...)  A questo punto gli chiedo che rapporto ci sia tra scalone e fannulloni. Lui mi risponde che se riesco a far approvare un altro decreto sulla rottamazione forse me lo spiegherà. Nel mentre rimango a bocca aperta lui mi dice che torna ai box : la sua macchina ha rotto il motore.
Ora che sono di nuovo sveglio, mi accorgo che il sogno ha complicato ancora di più il quadro : che rapporto c'è tra scalone, fannulloni e rottamazione ? I fannulloni, dopo essere caduti dallo scalone, sono stati rottamati ? E, domanda finale, Luca Cordero di Montezemolo, dopo che ha rotto (il motore), tornerà ai box ?


sfoglia     settembre        novembre
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom