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14 gennaio 2008

Il complotto in cui sono coinvolte le massime cariche dello Stato

 

I “predatori”

dei rifiuti

Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia

Dinanzi all’evidente disastro e all’incapacità di uscire da una crisi ormai endemica del sistema di trattamento degli scarti solidi urbani e speciali, dobbiamo chiederci quale sia il piano predisposto per la gestione dei rifiuti in Campania. Ebbene, non si può non comprendere che, se si è ostinatamente e dolosamente impedita la raccolta differenziata e anche quei rifiuti che erano stati pazientemente separati dai cittadini sono stati poi ricompattati nuovamente e tal quali raccolti in “ecoballe”, la strategia sottesa a tutte le scelte compiute negli ultimi tredici anni è quella di bruciare milioni di tonnellate di rifiuti nel termovalorizzatore di Acerra e negli altri programmati. E tutto questo spiega incontrovertibilmente come mai siano ancora prodotti, proprio grazie alla mancata raccolta differenziata, milioni di tonnellate di rifiuti depositati nelle discariche e accatastati in immensi siti di stoccaggio, infestando l’intero territorio campano: creare un’immensa riserva destinata a far funzionare a pieno ritmo il sovradimensionato termovalorizzatore di Acerra, al fine di ricavare un gigantesco profitto in virtù del perverso finanziamento previsto dal Cip6, che assegna un contributo di 25/50 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati. Questa strategia si scopre oggi con tutta evidenza essere di natura delinquenziale, specie se si considera il fatto che un fertile terreno agricolo come quello di Acerra e le sue ricche falde freatiche siano stati inquinati irrimediabilmente per secoli e tutta una popolazione laboriosa sia stata condannata ad un picco sempre crescente di tumori e di infinite altre malattie, senza considerare in questa sede i danni subiti dagli allevatori per l’altissimo tasso di mortalità degli animali e le gravi malattie provenienti dal bestiame infetto, malattie contagiose per l’uomo. Infatti, se il termovalorizzatore di Acerra è tre volte più grande di quello di una grande capitale europea, quale Vienna, si comprende subito che l’intero sistema di smaltimento rifiuti configurato nella proposta Fisia-Italimpianti (gruppo Impregilo) – così come già evidenziato il 20 dicembre del 1999 dalla Commissione per la valutazione di compatibilità ambientale – è stato dimensionato per lo smaltimento dell’intero quantitativo di rifiuti solidi urbani. 





Questa impostazione, tra l’altro, era in contraddizione
con quanto prevedeva il Decreto Ronchi nel 1997 che, recependo le direttive europee, prevedeva, soltanto per ciò che non era riciclabile, piccoli inceneritori per permettere ad ogni provincia di provvedere ai propri rifiuti. Va detto che, in virtù dei recenti studi epidemiologici sull’impatto sulla salute umana degli inceneritori, anche di ultima generazione, il ciclo integrato dei rifiuti va chiuso con impianti che trattano la materia a freddo, evitando così di scaricare sull’ambiente e sull’uomo sostanze altamente tossiche, quali le diossine, i metalli pesanti e le polveri ultrafini. Ma per seguire il nostro ragionamento dobbiamo chiederci perché non si è proceduto alla costruzione di piccoli inceneritori nelle singole province? La risposta è semplice: era in discussione l’abrogazione del Cip6 e quindi del saccheggio del pubblico erario. Il provvedimento, lo sapevano bene gli speculatori, avrebbe salvato soltanto i termovalorizzatori in corso di costruzione. E il termovalorizzatore in corso di costruzione era quello dello sventurato comune di Acerra e dunque bisognava costruirlo il più grande possibile. Gli speculatori ben sapevano che gli sciagurati finanziamenti derivanti dal Cip6 non erano consentiti in nessun altro paese europeo e che sarebbero stati ben presto aboliti anche in Italia, come infatti è parzialmente avvenuto nonostante le remore dei poteri forti. Pertanto, è rimasto come fonte di un illecito profitto, basato sulla morte di tanta parte della popolazione campana, il solo termovalorizzatore di Acerra: questo mostro si sta costruendo in modo da bruciare rifiuti tal quali, evitando così di riaprire le “ecoballe” per ridurle a norma, con la conseguenza di un danno epocale per il terreno agricolo, per le falde freatiche e per gli esseri umani. Ma queste cose costituiscono l’ultima preoccupazione per i “predatori”, come li ha chiamati Eugenio Scalfari, i quali inseguono soltanto il profitto, “come un’allegra giornata di saccheggio” (vedi Benedetto Croce,
Storia del regno di Napoli, Bari, Laterza).


Nota di Pensatoio
T
engo a precisare che questo articolo come pure
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1746207.html
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1742291.html
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1741232.html
non sono farina del mio sacco, ma frutto del quasi diuturno lavoro dell ' Assise della Città di Napoli, meritevole associazione in cui tra altri meritevoli napoletani ci sono due persone a me care e cioè il grande, grandissimo Gerardo Marotta e il giovane e bravo Nicola Capone

 


12 gennaio 2008

A Bertolaso erano stati proposti dei siti alternativi...

 

Campania: un'emergenza rifiuti creata ad arte

Ecco i siti alternativi proposti dal prof. de' Medici fin dai primi mesi del 2007

Stralcio della relazione tenuta dal prof. de' Medici durante la conferenza stampa organizzata dall'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, sabato 12 maggio 2007 alle ore 11.00, presso la sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
8 gennaio 2008 - Comitato Allarme Rifiuti Tossici

(...) L'11 gennaio, esattamente alle ore 14.45, io insieme ad altri delegati dell'Assise di Palazzo Marigliano e del Comitato allarmi rifiuti tossici, tra cui l' Marotta e padre Zanotelli, fummo ricevuti in prefettura a Napoli e avemmo una lunga discussione con il dott. Bertolaso e con il vice la dott.ssa Di Gennaro. Avemmo una buona accoglienza anzi quasi una testimonianza di affetto. Ci fu chiesto di dare un contributo alla risoluzione dell'emergenza rifiuti. Qualche giorno dopo fui chiamato dalla dott.sa Di Gennaro e mi fu chiesto di collaborare. Per due mesi io ho collaborato, a titolo gratuito, con la struttura commissariale guidata da Bertolaso.
Ho, così, partecipato a tutte le riunioni: quelle in prefettura qui a Napoli, alla Protezione civile a Roma e su tutti i luoghi che erano in discussione in quel momento. Queste riunioni sono delle vere e proprie conferenze di servizio e quindi sono tutte riunioni registrate. Erano presenti in questi incontri i rappresentanti del ministero dell'Ambiente, cioè i capi di gabinetto e i vicecapi di gabinetto, c'erano i rappresentanti di Legambiente, c'erano i rappresentanti dell'Apat, l'agenzia nazionale che comprende anche il vecchio servizio geologico di Stato, c'era il WWF e inizialmente, in alcune riunioni, c'erano anche i delegati della provincia di Salerno.
Io fin dall'inizio posi due questioni alle quali fino ad oggi non sono riuscito ad ottenere risposta. La qual cosa mi indigna ulteriormente. La prima domanda che posi alla struttura Bertolaso e che pongo ancora oggi è questa: perché la struttura Bertolaso ha agito fin dall'inizio esclusivamente su cave dismesse?
Un commissario straordinario che ha ampi poteri non capisco perché non possa scegliersi dei siti più idonei dal punto di vista geologico, dal punto di vista ambientale, paesaggistico, turistico e da tutti i punti di vista.
Scusate ma perché solo su cave dismesse? Voi sapete benissimo che le cave in Campania sono quasi tutte in mano alla camorra e che sono state abbandonate in situazioni disastrose anziché essere messe a posto dagli stessi coltivatori delle cave. La legge parla chiaro: se io ho un piano di coltivazione sulla cava questo piano comprende l'inizio, lo sfruttamento e dopo la messa a posto definitiva. Non si può, dunque, intervenite in queste cave e spacciare il tutto come riqualificazione ambientale. La riqualificazione non la deve fare lo Stato o il governo regionale ma chi ha inguaiato la zona. E questo è il primo motivo.
Il secondo è che quasi tutte le cave sono in materiali calcarei e lapidei cioè geologicamente non si prestano minimamente all'utilizzazione di una discarica e soprattutto ad una discarica di immondizia per rifiuti. La maggior parte di queste cave (Eboli, Dugenta ecc.) sono tra l'altro in materiali non argillosi. Il che significa praticamente che bevono percolato e che quindi bisogna fare dei trattamenti speciali per sistemarle. Dugenta è addirittura in falda, cioè la falda idrica è affiorante perché con lo scavo si è arrivati in falda. Ci sono dei laghetti nei quali si dovrebbe poi mettere l'immondizia.
A queste domande non ho mai avuto risposte. Per evitare di incorrere in errori e farsi indicare dei siti più idonei perché non è stata chiamata l'Apat che era presente ai colloqui? Anche a questa domanda manca la risposta. Detto questo e fatte le schede sui diversi siti che presentavano di volta in volta e che noi andavamo a vedere io scartai tutti quanti questi siti tra cui c'era anche Serre - una vera e propria assurdità.
A proposito di Serre mi fu detto dal dott. Sauli, che era consulente della struttura, ed è a verbale se ci sono le registrazioni: "No professore ma noi praticamente la utilizziamo per un anno poi di volta in volta man mano che accumuliamo i rifiuti noi mettiamo calce su e non inquiniamo niente". "Chiedo scusa - replicai -lei mi può garantire per iscritto in questo momento che dopo l'uso temporaneo di Serre di Persano l'Oasi ritornerà quella di prima naturalisticamente parlando?". Mi risponde: "No. Questo non lo posso dire".
Allora io mi misi in macchina a spese mie, con i miei assistenti e andai a fare un giro nelle zone che già avevo indicato alla struttura Bertolaso e che esistono a verbale cioè a voce e registrate ci sono queste mie indicazioni provincia di Salerno, di Benevento, ma soprattutto in provincia di Avellino. Faccio riferimento alle aree attorno a Vallesaccarda, Vallata, Macedonia e Bisaccia. La relazione con questi siti la presentai a febbraio alla struttura Bertolaso. Mi dettero perfettamente ragione i vice coordinatori e i coordinatori del ministero dell'Ambiente, mi dettero ragione i dirigenti dell'Apat, mi dettero ragione tutte le altre componenti.
Però mi dice la dott.ssa Di Gennaro: "Professore noi adesso come facciamo? Perché amministrativamente noi abbiamo già tutto pronto su Serre di Persano, adesso dovremmo ricominciare punto e a capo". "Guardi dottoressa - risposi - non è così".
Alla discussione che ebbi con la dott.ssa Di Gennaro era presente ance il dott. Pizzi che è a capo della struttura geologica della Protezione civile."Non è così - dico - perché in queste ampie aree estese per chilometri e chilometri quadri sono presenti non solo situazioni ideali da tutti i punti di vista ma c'è anche la presenza di campi eolici con autostrade che attraversano tutte queste aree". Cioè dall'autostrada Napoli-Bari si dipartono una serie di autostrade interne perché i camion per portare le pale eoliche che sono altissime e grandi e hanno bisogno di strade ampie quasi quanto quelle delle autostrade. E nello stesso tempo è già tutto sistemato perché se questi campi sono utilizzati per l'energia eolica è chiaro che tutta la questione amministrativa è già risolta ci si mette d'accordo con questi e si utilizzano le aree che è possibile utilizzare. Poi c'è un'altra questione che non sono riuscito a capire. Fin dall'inizio si è parlato di un'urgenza micidiale cioè in 24 ore bisognava trovare i siti sono passati mesi e i siti ancora non ci sono. Soltanto ieri sui giornali esce fuori per esempio Sant'Arcangelo Trimonte di cui non si era mai parlato e che viene messo in provincia di Benevento mentre è in provincia di Avellino.
Io feci un discorso molto chiaro alla dott.ssa Di Gennaro alla presenza di testimoni e dissi: "Dott.ssa io le ho consegnato la relazione dei siti che secondo me sono i migliori e vi dico anche che non ci sono problemi però voi volete continuare per forza su Serre di Persano che io vi escludo non solo per motivi geologici che poi sono stati accertati in maniera straordinaria dal mio collega Ortolani ma per fatti anche vitali: voi non potete andare a fare una discarica in una zona che è prossima al fiume Sele e non potete farla a distanza di 500 metri da un'oasi naturale che va salvaguardata non solo all'interno ma per legge anche all'esterno. Allora io non capisco questa situazione perché ho l'impressione che manchi una ratio a questa situazione perché qual è la ratio che viene messa in campo? Se ci sono siti alternativi idonei ad ospitare discariche, in questa fase emergenziale, perché si insiste sulle aree protette? Ma a questa domanda pare non ci sia risposta...


9 gennaio 2008

Napolitano poteva allarmarsi sei mesi fa

 

Lettera al Presidente della Repubblica

Richiesta d'intervenire nella grave situazione di emergenza democratica, sanitaria ed ambientale che sta vivendo da ormai da più di un decennio la Regione Campania.
25 giugno 2007 - Comitato Allarme Rifiuti Tossici

Alla c.a. dell'Ill.mo signor Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano

L´angoscia del Presidente Napolitano Ill.mo Presidente,
ci rivolgiamo a Lei, primo magistrato d'Italia e supremo garante della Costituzione e dell'unità nazionale, chiedendoLe d'intervenire nella grave situazione di emergenza democratica, sanitaria ed ambientale che sta vivendo da ormai da più di un decennio la Regione Campania.
Di fatto in Campania viene continuamente violata ed oltraggiata la dignità della persona umana e del cittadino, attraverso la negazione delle norme basilari dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.
Circa il protrarsi della durata della struttura commissariale per l'emergenza rifiuti, la stessa Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse durante la seduta del 15 febbraio 2006 ammise che: «La delega di poteri straordinari per qualità, natura e durata, unitamente alla specificità dei poteri normativi attribuiti agli stessi Commissari straordinari [...] se da un lato hanno indotto l'autorità amministrativa a limitare "l'esercizio generale delle funzioni amministrative relative alla gestione dei rifiuti", dall'altro hanno rafforzato la grave circostanza che in talune Regioni - in tema di gestione del ciclo dei rifiuti - ciò che doveva essere emergenziale, circoscritto e «straordinario» (anche in ordine alla durata temporale), è diventato pressoché stabile ed "ordinario"». Il protrarsi dal 1994 della gestione commissariale ha esautorato e deresponsabilizzato gli organi competenti democraticamente eletti, negandone e limitandone il potere d'esercitare le loro funzioni in contrasto con i principi fondamentali di uno Stato di diritto.
Ancora, è negato ai cittadini campani il diritto alla salute, garantito dall'articolo 32 della Costituzione, in quanto le autorità competenti non hanno adeguatamente agito per bloccare il traffico di rifiuti speciali e pericolosi che, secondo il rapporto firmato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Istituto Superiore di Sanità e presentato il 16 aprile 2007 dal dr. Guido Bertolaso, nelle aree interessate dallo sversamento incontrollato di tali rifiuti e dalla presenza di numerose discariche, ha causato un aumento della mortalità per cancro sia negli uomini che nelle donne, ed un aumento dell'84% rispetto alla media nazionale delle malformazioni congenite nei bambini. Un dato del genere colpisce duramente l'avvenire della nostra Regione compromettendo le future generazioni, e causando di conseguenza un danno economico di cui ancora non si conosce la stima.
È ancora negato ai cittadini campani il diritto alla tutela del paesaggio, garantito dall'articolo 9 della Costituzione italiana: difatti le modalità con cui è stata affrontata l'ordinaria gestione dei rifiuti solidi urbani non solo hanno disatteso la normativa vigente in materia puntando unicamente sulla fase finale di smaltimento dei materiali e non sul recupero degli stessi finalizzato al riciclo (art. 1, comma 2 del d.l. n. 245 del 2005, l'art. 22 del decreto Ronchi ed in particolare con il comma 3, lett. f), ma hanno deturpato il paesaggio con il deposito sul suolo di chilometri quadrati di piramidi di ecoballe, accumulate da anni in siti "provvisori" adiacenti alle zone agricole da cui sia il mercato interno alla Regione che quello nazionale attingono prodotti ortofrutticoli. Il paesaggio campano è stato ulteriormente sfigurato dal proliferare di discariche legali mal gestite e mai bonificate, che hanno prodotto, oltre al deterioramento del territorio, l'inquinamento dei territori circostanti e delle falde idriche con la perdita di percolato, compromettendo in questo modo le attività agricole e l'allevamento di capi di bestiame, nonché gravi danni alla salute delle popolazioni. Nel decreto n.61 dell'11 maggio 2007 vengono individuati come siti da destinare a discarica, Serre, nell'Oasi Regionale istituita con decreto n. 4060/1976 dal presidente giunta regionale Campania, e Terzigno, ubicato all'interno del Parco nazionale del Vesuvio: l'ubicazione di discariche in aree protette è un'offesa al paesaggio e all'idea stessa di area protetta, nonché una minaccia alla salute delle comunità, così come riconosciuto per il caso di Serre nella Sentenza emessa dal Tribunale di Salerno il 30 aprile 2007.
Inoltre a causa della mancata raccolta differenziata in molti comuni campani, ad oggi inferiore all'8%, e alle mancate garanzie circa la qualità tecnica degli impianti proposti dalla società FIBE, aggiudicataria della gara d'appalto nel 1998 con una votazione sulla qualità dell'opera di 4,2 punti su 10, ci troviamo oggi in una situazione di collasso delle strutture deputate al trattamento dei rifiuti e al paradosso di 6 milioni di ecoballe presenti sul territorio campano che non potranno essere incenerite perché non a norma. Inoltre, la stessa localizzazione dell'impianto nel comune di Acerra, dichiarato "in stato di emergenza per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina" nel decreto del presidente del consiglio dei ministri del 23 giugno 2006, appare non rispettoso del diritto alla salute non solo dei cittadini acerrani, che verrebbero esposti ad ulteriori inquinanti prodotti dagli inceneritori quali furani e diossine, la cui cancerogenità per l'uomo è stata riconosciuta nel 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'International Agency Research Cancer, ma minacciando la salute dei cittadini campani tutti, in quanto dall'area in oggetto provengono numerosi prodotti ortofrutticoli distribuiti nei mercati di tutta la Campania. Circa l'utilizzo stesso delle tecnologie a caldo con recupero energetico il comitato civico, in linea con la normativa vigente che prescrive l'utilizzo delle tecnologie più innovative e rispettose dell'ambiente per completare il ciclo dei rifiuti trattandone solo la frazione residua di una raccolta differenziata altamente selettiva, oppone in alternativa le tecnologie a freddo come il MBT (Trattamento meccanico biologico) in quanto maggiormente rispettose dell'ambiente. Se difatti in Campania, come anche affermato dal decreto-legge dell'11/5/07 la situazione di emergenza in atto "è suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta al pericolo di epidemie e altri pregiudizi alla salute" a causa del grave inquinamento ambientale prodotto dallo sversamento illecito di rifiuti speciali e pericolosi per mano della Camorra, e della cattiva gestione del ciclo dei rifiuti ad opera della struttura commissariale, risulta chiaro che qualunque scelta in merito alle modalità di trattamento dei rifiuti in Campania dovrà in primo luogo tutelare in modo assoluto la salute della popolazione e dell'ambiente.
Oltre a ciò, l'azione della struttura commissariale in favore della raccolta differenziata e della creazione degli impianti di compostaggio della frazione umida dei rifiuti è risultata occasionale e poco incisiva, e di rado ha visto l'impiego di poteri speciali per accelerare la realizzazione di questi sistemi di raccolta e trattamento necessari a ridurre i volumi da indirizzare a smaltimento finale al fine di uscire definitivamente dall'emergenza. Una conferma di ciò si ha dalla lettura della relazione depositata dalla struttura commissariale alla Commissione Ambiente del Senato in data 31 maggio u.s. in merito alle azioni svolte per le determinazioni impiantistiche: su 21 pagine del documento, 16 riguardano discariche e inceneritori, mentre solo 5 parlano di provvedimenti in merito alla raccolta differenziata e impianti di compostaggio (a proposito dei quali il Commissariato definisce la sua azione solo in supporto a quella che potrebbero esercitare i Comuni, tanto che non vi è alcun ricorso ad ordinanze commissariali o governative in caso di diniego da parte dei sindaci). Di fatto il commissariato non ha mai utilizzato il potere di commissariamento dei comuni che non fanno la raccolta differenziata e di recente ha respinto una richiesta di finanziamento di un impianto di compostaggio in provincia di Salerno perché di tipologia non prevista dal bando (più avanzata); se non vi saranno misure urgenti, i fondi POR e i fondi europei per una decina di impianti di compostaggio andranno definitivamente persi il 31 dicembre.
Inoltre ai cittadini campani è stato negato il diritto alla partecipazione democratica, dato che l'adeguamento al Piano Regionale dei rifiuti è stato inopportunamente ed illegittimamente "calato dall'alto", approvato dal Commissario di governo con l'ordinanza del Consiglio dei Ministri del 10 marzo 2006. Infatti il Commissario di Governo, in sostituzione della Regione, nella fase di elaborazione dell'adeguamento al piano, avrebbe dovuto sentire, ai sensi dell'art. 22 del decreto Ronchi, le Province ed i Comuni, assicurando adeguata pubblicità e la massima partecipazione dei cittadini (principio che sembrerebbe violato anche nel precedente piano del 1997) ai sensi dell'art. 25 della l. n. 241 del 1990.
Di fronte ad una tale situazione di pervasiva illegalità noi ci appelliamo a Lei affinché, in quanto garante della Costituzione e dell'omogeneità della tutela dei diritti, ripristini in Campania la legalità ed il rispetto dei diritti costituzionali, riportando la politica sui binari della partecipazione democratica e del rispetto delle leggi comunitarie, chiedendo da un lato la stesura da parte degli organi democraticamente eletti di un nuovo Piano Regionale che raccolga le istanze partecipative ed i contributi dei comitati, delle associazioni e della comunità scientifica, e che sia la base per riportare la situazione rifiuti nell'alveo della legalità, e dall'altro spingendo le autorità competenti ad effettuare un serio e capillare controllo del territorio anche attraverso il sistema satellitare onde evitare ulteriori abusi e riconoscere con precisione le aree ove effettuare interventi di bonifica controllati e risolutivi.
Deferenti saluti,

Comitato Allarme Rifiuti Tossici


8 gennaio 2008

Appello al sindaco Iervolino dell'Assise della Città di Napoli

 

Appello alla Iervolino

7 gennaio 2008 - Assise della Città di Napoli, Comitati civici in difesa del territorio e dei beni comuni

Ill.mo Sindaco,

le Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia e i Comitati civici impegnati nella difesa del territorio e dei beni comuni hanno accolto l'appello da Lei lanciato sui quotidiani degli ultimi giorni in cui gridava il suo isolamento nel tentativo di salvare Contrada Pisani da una nuova discarica che perpetuererebbe il disastro ambientale che già mortifica l'area da decenni. Le chiediamo di concretizzare il suo impegno nella difesa della salute e dell'ordine pubblico emanando un'ordinanza emergenziale per: realizzare una raccolta dei rifiuti separando la parte secca dei rifiuti da quella umida, utilizzando gli impianti di compostaggio già esistenti e stipulando accordi con le altre regioni in grado di trattare la frazione organica; impegnarsi a realizzare in tempi brevissimi la raccolta differenziata porta a porta finalizzata al riciclo dei materiali; vietare fino al rientro nel regime ordinario la vendita e l'utilizzo di monouso sia ad uso privato, sia per i servizi di bar ristorazione.
In tal modo Ella non solo proteggerà la salute dei suoi cittadini, ma di molti altri cittadini campani nei cui territori finiscono i rifiuti provenienti da una Napoli che, contrariamente alla normativa europea, resta irresponsabilmente ad una percentuale di raccolta differenziata che si aggira intorno al 10%. Al di là delle diverse posizioni rispetto all'incenerimento dei rifiuti, che ci vede per fondate motivazioni scientifiche assolutamente contrari e su cui saremo pronti a confrontarci, nella pratica oggi l'emergenza può essere risolta in tempi brevi soltanto partendo dall'inizio del ciclo, dalla riduzione e dalla differenziazione dei rifiuti. A Napoli e in tutta la Campania è presente una società civile che da anni, con costanza e solitudine sta affrontando con lo studio e l'analisi il problema dei rifiuti, giungendo spesso a proposte che, se raccolte dalle istituzioni, porterebbero realmente la Campania fuori dall'emergenza. Le chiediamo quindi di unirsi a quest'opera di volenterosi cittadini, rivendicando il Suo ruolo istituzionale che anni di Commissariato straordinario hanno delegittimato.
Sicuri di essere uniti nella difesa del Bene Comune attendiamo un suo riscontro pubblico.

Primi firmatari:
Gerardo Marotta-Le Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia
Raffaele Raimondi-Presidente Emerito della Corte di Cassazione
Alex Zanotelli-missionario comboniano
Nunzia Lombardi-Assise della Città di Napoli


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