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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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13 febbraio 2011

Prostitute ma libere : una obiezione di Luisa Muraro alla manifestazione del 13 Febbraio

E’ stata interessantel’obiezione di Luisa Muraro all’adesione alla manifestazione delle donne che si terrà oggi. La Muraro dice che : “Per cominciare, sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro tanti soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato, io sostengo, hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione. Altrimenti, dalla politica si scade nel moralismo.
In secondo luogo, l'indignazione contro la miseria sessuale di uomini al potere, deve venire principalmente da uomini loro vicini, se hanno il senso della decenza, anzi doveva venire al primo scandalo e non è venuta, chissà perché. Ricorrere alle donne è un espediente di vecchio stampo, quando alle donne si assegnava un ruolo convenzionale, ora per la pace, ora per l'infanzia… Meglio questi ruoli, comunque, che quello che ci assegna questo appello, di truppe ausiliarie di una politica inefficace.

 

 

Vorrei parlare della prima obiezione e porre a me stesso e ai dieci lettori queste domande : la prostituzione può essere una libera scelta dell’individuo ? Si può disporre del proprio corpo e scambiare la propria espressione sessuale con denaro, favori, potere ? Il corpo è mio (parafrasando un famoso slogan) o sono io ? E ancora, è più comprensibile e/o giustificabile il mettere in vendita la propria soggettività o il proprio corpo ? Lo spirito o la materia ? Si può fare come gli pneumatici che tenendo solo allo spirito facevano fare al corpo quel che a loro pareva e piaceva ?

In conclusione questa citazione da Adriana Cavarero, che rispecchia in parte le mie perplessità : “Se una donna raggiunge posizioni di potere usando il corpo, si potrebbe dire che ella approfitta – a mio avviso giustamente – di questa componente. Si tratta tuttavia di un comportamento paradossale, perché sfrutta un elemento che pone la donna in posizione di inferiorità all’interno dell’ordine simbolico del potere, ossia dei valori che contano nella opinione comune

 

 

 


17 maggio 2009

Il comunicato dello Slai Cobas sui tafferugli di ieri a Torino

 Nessuna aggressione a Rinaldini!

Provocatori tra i confederali innescano il parapiglia


OCCORRE UNA LOTTA UNITARIA DEI LAVORATORI CONTRO LA FIAT E I LICENZIAMENTI PROGRAMMMATI DA MARCHIONNE!

    
    Senza nemmeno contattarci per confrontare la nostra versione dei fatti, si è costruita ad arte 
la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini.

    Lo Slai Cobas è sceso in piazza contro la Fiat e per una lotta unitaria dei lavoratori contro la ristrutturazione e i licenziamenti programmati da Marchionne.

    Al termine del corteo contro la Fiat si chiedeva a gran voce, con l’approvazione degli operai presenti in piazza, che potessero parlare anche lo Slai Cobas e i lavoratori delle fabbriche Fiat colpite dalla ristruttu-razione e dalla minaccia di chiusura, in primo luogo gli operai di Pomigliano deportati da oltre un anno allostabilimento confino di Nola (anche grazie a un accordo siglato dai confederali).
    
    Stabilimento confino di Nola che ripete l’esperienza vergognosa dei reparti confino fatti dalla Fiat di Valletta negli anni ’50 a Mirafiori, dove venivano rinchiusi tutti gli operai non disposti a subire passivamente lo sfruttamento padronale.

    Quando con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto par-lare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola, qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivide-va questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne se-guiva Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas.

    Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo. Abbiamo dovuto così parlare, dopo che i dirigenti confederali hanno abbandonato il palco, con il nostro impianto voce e abbiamo parlato ai lavoratori che nella quasi totalità sono rimasti in piazza.

    Nessuna aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto è stata una scelta de-liberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concerta-tivi, a perdere e calati dall’alto.    

    Lo Slai Cobas ribadisce la necessità di una lotta ampia e unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne. 

    Una lotta che deve articolarsi sul netto rifiuto della chiusura di qualsiasi stabilimento, sulla redistri-buzione del lavoro tra le fabbriche Fiat, sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sul salario ga-rantito ai disoccupati, sul blocco degli straordinari negli stabilimenti. Misure che potrebbero essere realizzate utilizzando i profitti fatti dai padroni in questi anni.

SLAI Cobas  
Coordinamento nazionale 


5 aprile 2009

Fabio Sebastiani : il dramma crisi. Epifani si rivolge al governo

<<Silvio Berlusconi». E' l'unico nome che il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani pronuncia dal palco quasi a metà del suo discorso. E la piazza, anzi l'immensa distesa di giovani, donne, pensionati, lavoratori e migranti, quanti non se ne erano mai visti in una iniziativa del sindacato, risponde immediatamente con una sonora bordata di fischi. Il segretario della Cgil fatica a riprendere la parola. E se avesse citato Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, rispettivamente segretari generale della Uil e della Cisl, cosa sarebbe successo?
A parte questa "irriverenza" i tre milioni di ribelli, guerriglieri e fannulloni del Circo Massimo (2 milioni e settecento mila secondo gli organizzatori e solo 200mila secondo la questura) si comportano da veri e propri gentlemen.
Osservano composti il lungo minuto di silenzio in onore dei morti sul lavoro e degli sventurati che giacciono in fondo al "mare mostrum" Mediterraneo. Cantano e ballano "Bella ciao", accompagnati dal vivo dai Modena City Ramblers. Si commuovono, infine, alle note del film "Il postino" suonate da Louis Bacalov e alla lettura della lettera del figlio di un ex-tuta blu dell'Ilva da parte di Pierfrancesco Favino alias Giuseppe Di Vittorio.
Rispetto al 2002 non c'è poi così tanta differenza. Quella storia, fatta di attacco ai diritti e di una Cgil in solitario deve ancora concludersi, in fondo. Di diverso da allora c'è la crisi economica. E non è poco. Nonostante le difficoltà scandite dalla cassa integrazione e dai licenziamenti a Roma sono arrivati tanti lavoratrici e lavoratori, soprattutto dal Sud.
Ed è proprio battendo il tasto della crisi economica che Epifani imposta il suo discorso. Chiede, al Governo un tavolo urgente sulla crisi, e a Cisl e Uil il referendum unitario sull'accordo separato. Due richieste non nuove, che dal grande catino del Circo Massimo assumono però tutto un altro significato.
La crisi economica «non la si può affrontare con battute e con misure non all'altezza», dice il leader della Cgil. Ed è per questo che occorre aprire «un tavolo vero di confronto» tra governo e parti sociali. «Se sono vere le parole del nostro presidente del Consiglio, prima di partire per Londra, di non voler lasciare indietro nessuno, chiediamo formalmente - scandisce Epifani dal palco - di aprire subito un tavolo vero di confronto perchè si possa ascoltare realmente e concretamente le cose da fare per fronteggiare questa crisi». E questa richiesta, puntualizza il numero uno della Cgil, «non è una sfida ma un invito a verificare se è possibile avere un tavolo vero di confronto». «Non siamo in grado - prosegue Epifani - di fare previsioni attendibili ma se la ricchezza del paese crollerà nel 2009 del 4%, questa caduta non la si può affrontare con battute e misure non all'altezza dei problemi. Dietro questi numeri astratti, infatti, ci sono i problemi, le prospettive e la vita di milioni e di milioni di persone».



Per il resto, il leader della Cgil si limita a rimbrottare senza enfasi la Confindustria per aver firmato l'accordo separato e ad invitare gli altri due sindacati a sostenere la prova del consenso davanti ai lavoratori. «E' una bella contraddizione - sottolinea - aver accettato di tenere la consultazione alla Piaggio e averla negata alla Fincantieri». «Non si può giocare con la democrazia», ha concluso Epifani. Nel rilanciare i quattro punti della piattaforma Cgil (giustizia fiscale, tutele verso i pensionati, ammortizzatori sociali ed estensione della cassa integrazione ordinaria, politiche industriali) Epifani affaccia l'idea di un tetto agli stipendi dei manager. Citando l'esempio degli altri paesi industrializzati, il leader della Cgil spiega che il tema «non è da sottovalutare». «Non è giusto - afferma - che i manager guadagnino duemila volte più di un giovane apprendista o precario. Anche da noi, con i compensi dei cento manager più importanti si possono pagare i salari di diecimila lavoratori». Epifani conclude il suo intervento con una dedica un po' speciale. «Vorrei dedicare queste nostre giornate di mobilitazione a chi - dice - come la ragazza che ci ha scritto, non può nemmeno dire di aver perso un lavoro stabile perché non lo ha mai avuto». La prossima battaglia importante sarà sui precari? Lo sapremo presto. A giugno cominceranno ad uscire dalla pubblica amministrazione diverse migliaia di lavoratori precari.
Prima del segretario della Cgil hanno parlato diversi lavoratori e lavoratrici colpite dalla crisi. Hanno chiesto semplicemente alcune misure di sostegno al Governo. «Caro Berlusconi si faccia un decreto per i lavoratori dopo tanti decreti ad personam. Porti la cassa integrazione all'80% dello stipendio e allunghi la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane». È stato questo l'appello di un operaio cassintegrato dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, Mario Di Costanzo. Molto bello l'intervento di una giovane insegnante precaria di Cremona, Rossella Zelioli, che ha sottolineato il bisogno di «difendere la scuola pubblica», in linea con quanto più volte ripetuto dalla studentessa fiorentina Marta Lavacchini, intervenuta a sua volta dal palco. Al Circo Massimo è stata forte anche la presenza degli immigrati, che hanno applaudito il discorso di Joseph Walker. Il migrante ha chiesto «di superare i legami che la Bossi-Fini prevede tra permesso di soggiorno e rapporti di lavoro». «Chiediamo servizi e non bonus», ha ammonito infine la pensionata settantenne Enza Talciani di Roma.
Nel corteo anche tanti studenti. Secondo l'Unione degli Universitari almeno diverse migliaia e un po' da tutte le parti d'Italia . «Questa grande partecipazione - afferma l'Udu - sottolinea come gli studenti universitari chiedano a questo governo politiche differenti per uscire dalla crisi, che partano da un rinnovato senso di solidarietà fra lavoratori e studenti, fra giovani e anziani». Gli studenti hanno distribuito in piazza un kit con le loro proposte per sostenere l'università e il sistema formativo, «perchè un Paese che non investe in formazione è un Paese sempre in crisi». L'Onda, invece, ha "distribuito" scarpe contro il ministero della Pubblica istruzione. Diverse centinaia hanno partecipato al corteo dalla Cgil concedendosi un originale "fuori programma" in viale Trastevere, dove sono accorse le forze dell'ordine per impedire che gli studenti raggiungessero il portone del ministero.


5 aprile 2009

Antonio Sciotto : «Tavolo con il governo. Contratti, voto unitario»

 

All'inizio del suo intervento davanti all'enorme platea del Circo Massimo, Guglielmo Epifani non può che ricordare la giornata del 23 marzo del 2002, quella dei 3 milioni in piazza in difesa dell'articolo 18, che «scrissero una pagina storica, che nessuno ha scordato». E anche se dietro il palco c'è Sergio Cofferati, non si può fare a meno di notare che siamo in un'altra Italia, che sembra lontana anni luce, eppure l'antico circo romano riesce a essere ancora una volta pieno: oggi parlano gli operai in cassa integrazione, i precari sull'orlo del licenziamento, i medici che non vogliono denunciare gli immigrati, gli stessi - ormai tantissimi - stranieri che danno un contributo indispensabile alla nostra economia. E anche i pensionati, gli studenti dell'Onda. La parte di società colpita dalla crisi: e la Cgil chiede al governo un «confronto vero».
Epifani prende spunto dal G20 di Londra, dove Berlusconi ha chiesto - proprio lui - «attenzione all'umano e al sociale»: «Se quelle parole erano sincere, accetti finalmente di incontrarci». E poi si rivolge a Cisl e Uil: «Contro l'accordo separato hanno votato 3,4 milioni di persone, e quando lavoratori e pensionati si esprimono è una cosa che non si deve mai irridere. Ma noi siamo disposti a mettere tutto da parte se accettate di indire un referendum unitario. E accetteremo l'esito come vincolante». 




Questo il cuore del messaggio Cgil lanciato ieri, ma il segretario ha rievocato prima di tutto i passaggi che hanno portato al Circo Massimo: si parte dal 30 ottobre, la grande manifestazione sulla scuola, in quel caso unitaria, anche se quello stesso giorno ci fu con Cisl e Uil la rottura sul contratto; poi il 5 novembre, quando la Cgil presenta le sue 6 richieste al governo contro la crisi ormai galoppante; si passa al 12 dicembre, lo sciopero generale, articolato però per territori. Poi Epifani passa direttamente al 5 marzo, la manifestazione dei pensionati. Salta il riferimento allo sciopero congiunto del 13 febbraio di Fp e Fiom, vissuto con grandi contrasti all'interno della confederazione, ma poi fatto proprio da tutta la Cgil: un'omissione che ha fatto salire i malumori dalle due categorie.
Tornando al discorso sul governo, Epifani ha spiegato che «c'è un abisso tra quello che avrebbe potuto fare contro la crisi e quello che ha fatto finora». «A parte quello che è stato dato alle banche, ha stanziato solo 4 miliardi di euro: cifra così bassa che non ha paragoni rispetto a quanto hanno fatto all'estero». «Intanto il tempo passa, la cassa ordinaria si avvia per molti alla conclusione, senza che venga prolungata e resa più cospicua, come noi chiediamo. Tanti precari perdono il posto, ma per loro non è chiaro cosa sia disponibile, e comunque è poco e per troppo pochi. Perché non si attua una moratoria dei licenziamenti? Non si è sospesa la Bossi-Fini, e tanti immigrati con il lavoro perdono anche il permesso di soggiorno. Sulle donne si dicono tante parole in libertà, tacendo che nel 2009 rimarranno senza posto 340 mila lavoratrici in più. Ai pensionati si dà una social card che non funziona, invece di aumentare i loro redditi. Quanto ai dipendenti, e agli stessi pensionati, sono quelli che oggi pagano di più la crisi, e che nel 2008 hanno pagato 8 miliardi di euro in più al fisco mentre si allentava il contrasto all'evasione fiscale: perché non si parte dalla restituzione del fiscal drag?».
Domande rivolte al governo, insieme ad altre critiche: contro la manomissione del Testo unico sulla sicurezza del lavoro, contro le tante violazioni ai diritti degli immigrati ispirate dalla Lega, dai medici che denunciano alle ronde, contro l'indebolimento del diritto di sciopero. Da qui la richiesta di un tavolo al governo: «Per parlare di 4 temi: la politica industriale del paese, dalla crisi Fiat a quella della chimica; gli ammortizzatori sociali e lo stop alla cacciata dei precari; il reddito dei pensionati; la giustizia fiscale e la lotta all'evasione».
Ma c'è anche un messaggio alla Confindustria, a Cisl e Uil: «Il tavolo dovrebbe andare bene anche a voi». E ai due sindacati: «Queste battaglie le avremmo potute fare insieme, non ci può essere divisione». Ma poi il segretario Cgil passa al nodo dell'accordo separato sui contratti, e qui dice a Confindustria che «ha fatto un errore gravissimo a firmare senza la Cgil, perché poi si rischia di creare una confusione che danneggia anche le imprese». E a Cisl e Uil ricorda i 3,6 milioni di votanti al referendum, con i 3,4 che hanno detto no, e dunque propone una votazione unitaria: «Il nodo della democrazia e della rappresentanza è centrale, lì possiamo tentare un'intesa unitaria. Ma sapendo che per noi non ha senso votare una volta sì e una no: o c'è democrazia sempre, o non c'è mai». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni risponde piccato che «il paese ha bisogno di piazze sindacali e non elettorali» e che «la Cgil sui contratti ha una linea antagonista ormai fuori dalla storia».
Dal palco hanno parlato, precedendo Epifani, alcuni delegati. Ha iniziato un operaio della Fiat di Pomigliano, che ha spiegato come ormai nello stabilimento campano si siano fatte 23 settimane di cassa, «e altre ci aspettano: ma il governo non fa altro che caricare i lavoratori quando protestano». Una giovane precaria della scuola ha parlato dell'ansia che prova ogni anno il 30 giugno, quando finisce il contratto, e poi si è riferita al prossimo primo settembre: «Forse io e altre migliaia di precari non avremo più il posto». Un lavoratore immigrato chiede agli italiani di stare vicini agli stranieri del paese, nelle battaglie «contro le leggi inique e il clima di xenofobia che il governo sta imponendo». Una pensionata ricorda l'umiliazione della social card, un medico di Palermo rivendica con orgoglio il suo rifiuto - e quello di tutta la Cgil - a denunciare gli immigrati bisognosi di cure.


22 maggio 2005

Così si batte il fondamentalismo

Così si batte il fondamentalismo


Pakistan: donne e uomini insieme
In una maratona, sfidando cosi' gli islamici
(ANSA) - LAHORE, 21 MAG - Circa 300 tra uomini e donne, sfidando il divieto di correre insieme, hanno dato vita a una maratona a Lahore, nel Pakistan orientale.La corsa ha piu' un carattere politico che atletico. Nonostante una settimana fa la polizia avesse manganellato e arrestato decine di partecipanti a una manifestazione analoga non appena varcata la linea di partenza, oggi gli agenti antisommossa provvisti di gas lacrimogeni sono stati dispiegati per proteggere la maratona dai fontamentalisti islamici.


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