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6 maggio 2011

Giovanni Mazzetti : la malafede del nuovo Welfare

La tesi che qui cercherò di sviluppare è che quando sono iniziate le difficoltà del welfare, le precedenti conquiste hanno dimostrato di non essersi affatto consolidate, fino al punto di rappresentare almeno l’embrione di una nuova cultura. Alla prima fase di sgretolamento delle nuove istituzioni è poi subentrata una vera e propria rotta, che ci costringe a ricominciare dal punto di partenza, ciò che investe direttamente le forme della lotta di classe.

 

Per chiarire quanto sto cercando di dire prenderò spunto da un articolo di Galli Della Loggia sul Corriere della Sera del 17 gennaio 2010. Scrive Della Loggia, “la vulgata secondo la quale la democrazia è tale perché riconosce eguale valore ai diritti politici e ai diritti sociali – che però sarebbero in sostanza quelli del ‘lavoro’ – è sbagliata. Questa equiparazione si presta a molte obiezioni: la più importante è che mentre per essere riconosciuti ed esercitati i diritti politici (eguaglianza di fronte alla legge, elettorato attivo e passivo, diritto alla libertà personale, di parola, diritto di sciopero, ecc. ecc.) non necessitano di alcun contesto esterno particolarmente favorevole, viceversa il godimento dei diritti cosiddetti sociali e del lavoro in specie è perlopiù possibile solo se vi è un contesto economico esterno favorevole … Non poggiano, né possono mai poggiare su alcuna base solida definitiva”. Ora, a parte la stupidaggine di sostenere che, per essere goduti, i diritti politici non avrebbero bisogno di condizioni che permettano di esercitarli, sta di fatto che nella società è senz’altro diffusa la convinzione che i diritti sociali dipendano dalla “disponibilità di risorse”, e in periodi di “vacche magre” possano e debbano essere drasticamente ridimensionati: il “nuovo Welfare” di cui molti vagheggiano in evidente malafede.


5 maggio 2011

Giovanni Mazzetti : il punto di partenza

  A partire dalla metà degli anni Settanta è iniziato un processo di logoramento di un potere dei lavoratori che, nei due decenni precedenti, era scaturito dalle lotte di classe (che si concretizzava nel pieno impiego, in salari elevati e in condizioni di lavoro ragionevoli).

La conclusione di quel processo è oggi davanti ai nostri occhi, col sopravvenire di una quasi totale impotenza dei lavoratori. Parafrasando il Marx del Diciotto Brumaio, si può dire che “pare quasi che la società sia tornata indietro oltre il suo punto di partenza; e infatti perché la rivoluzione moderna seriamente riesca, essa deve innanzi tutto creare il punto di partenza; e prepararne la situazione, le condizioni e i rapporti” (Karl Marx, Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte). In termini semplici, affinché le conquiste sociali si consolidino è necessario che esse diano corpo ad una cultura, che le sostanzia come manifestazione irrinunciabile di una nuova condizione umana e le ponga a fondamento di una nuova formazione sociale.


31 marzo 2011

Mazzetti : l'ottimismo dei giovani come must

L’idea che la modalità prevalente della socialità, lungi dall’essere sperimentata da tutti come una forza, possa costituire per molti una catena, viene allontanata da Popper con esecrazione. Si giunge addirittura a sostenere che l’eventuale apparire nei giovani di un senso di estraniazione non rappresenterebbe l’esperienza corrispondente al loro modo di vita, quanto la conseguenza di una manipolazione praticata nei loro confronti in mala fede.

 

Ma la convinzione che tutto il futuro possa essere indefinitamente contenuto all’interno delle forme produttive date e che sarebbe stato cioè costruito un mondo nel quale questo divenire potrebbe ricorrentemente compiersi in forma non contraddittoria, perché la società avrebbe finalmente trovato la forma adeguata di apertura, è una illusione, l’illusione tipica della classe media.

Quest’ultima, sin dal tempo di Marx,si affanna a sostenere che le forme di volta in volta date della vita sociale siano le ultime.

 

 


20 marzo 2011

Mazzetti : il presente come storia

Se si riconosce che la capacità di produrre le cose come merci e di praticare il rapporto di scambio non è affatto un dato originario, bensì è una conquista storica, ed in quanto tale è una conquista storica, ed in quanto tale rappresenta l’elaborazione di una forza produttiva sociale, è allora aperta anche la via per comprendere come e perché la conquista di una comunità più ampia possa a sua volta concretizzarsi nell’acquisizione di una nuova forza produttiva sociale ed in un nuovo sviluppo. Ed infatti, se non c’è alcun dubbio che attraverso l’elaborazione della capacità di procedere a forme sempre più sviluppate di scambio, gli uomini hanno imparato a produrre la loro vita in un modo che sarebbe risultato inimmaginabile per i loro antenati.

 

 

Se è certo che, senza questo specifico passaggio storico, concomitante all’affermarsi della borghesia come classe dominante, le capacità produttive dei singoli non avrebbero mai potuto essere staccate dagli specifici individui che ne erano portatori per essere poste come forze oggettive appropriabili da tutti. Tuttavia viene spontaneo domandarsi anche se la conquista della capacità di agire come proprietari privati rappresenti il definitivo passaggio ad una compiuta umanità degli esseri umani. E con tale domanda compare il bisogno di verificare se la liberazione dell’individuo dalle limitazioni che hanno contraddistinto la sua attività nel periodo in cui dominavano i rapporti di dipendenza personale si risolva nella liberazione da tutte le limitazioni. In altri termini prende corpo l’esigenza di valutare se il riconoscere che il presente è il risultato di una storia non implichi la conseguente spinta a trattare necessariamente il presente stesso come parte di tale storia.


20 marzo 2011

Mazzetti : borghesia rivoluzionaria

La borghesia ha avuto un ruolo sommamente rivoluzionario nella produzione delle capacità umane, individuabile nella spinta che questa classe ha impresso alla diffusione del rapporto di denaro. Avendo spogliato della loro aureola tutte le attività che in passato erano venerate con pio timore, avendo strappato ai rapporti comunitari il velo sentimentale, riconducendoli a puri rapporti di denaro, avendo lacerato tutti i vincoli preesistenti che legavano l’uomo alla sua gerarchia naturale, essa ha abbattuto i limiti all’interno dei quali le precedenti forze produttive erano state prodotte.

 

Avendo colto l’aspetto negativo del godimento corrispondente alle limitate manifestazioni personali proprie della produzione comunitaria, ed avendo sostenuto che quel godimento non era più necessario nella produzione o meglio rappresentava un ostacolo all’appropriazione di ricchezze ben maggiori che dovevano ormai assumere la forma del denaro, la borghesia ha cessato di far concrescere le forze produttive nella dimensione particolare degli individui ed ha così contribuito a farle diventare un patrimonio che, per la sua forma, si presenta come appropriabile da tutti.

I singoli, piegandosi al rapporto di denaro,hanno imparato a conquistare una distanza dalla loro stessa attività, hanno appreso come non identificarsi completamente con essa, ed hanno smesso di trattarla come loro privilegio, giungendo a porla come un qualcosa di oggettivo che, grazie a questo continuo processo di omologazione, diventa potenzialmente inerente all’intera specie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


13 marzo 2011

Mazzetti : il denaro è il padre dell'individuo

E’ vero che, per Marx, nel rapporto sviluppato di scambio, gli individui alienano se stessi, ma ciò va inteso in termini ben diversi rispetto al modo idealistico-romantico in cui i critici in questione lo interpretano. Si tratta infatti di una alienazione che, sul piano storico, è positiva e necessaria, senza la quale non sarebbe cioè neppure immaginabile la stessa produzione dell’umanità dell’uomo la quale non appare mai in Marx come un qualcosa di storicamente prodotto.

 

 

 

Il rapporto di denaro è dunque un rapporto produttivo, in quanto produce gli individui in quanto tali. Essa pone concretamente i singoli uno di fronte agli altri come entità separate e fa ergere di fronte a tutti la ricchezza prodotta come un qualcosa di meramente oggettivo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


12 marzo 2011

Mazzetti : necessità dell'astrazione mercantile

Nel rapporto di denaro gli individui si presentano come soggettivamente indifferenti l’un l’altro, sono spogliati di ogni reale contenuto di vita, sono diventati individui astratti

Ma, dice Marx, proprio per questo e solo per questo, essi sono messi in condizione di entrare come individui in collegamento tra loro. Prima di affermarsi su scala significativa del rapporto mercantile, non si può sostenere che gli individui sono realmente individui.

 

 

Essi non sono infatti in alcun modo riconducibili ciascuno ad una propria autonoma soggettività. Ognuno è ciò che è nella determinata collocazione sistemica che lo definisce parte, non scomponibile, del tutto. Le relazioni, pur presentandosi come relazioni personali, non appaiono come relazioni individuali, come rapporti tra soggetti distinti e separati gli uni dagli altri, che elaborano la propria socialità attraverso la mediazione di una reciproca indipendenza

 

 


24 gennaio 2011

Mazzetti : gli individui astratti del mercato

Quanto più si espande il mondo dei rapporti mercantili, tanto meno il soggetto stesso è in grado di esprimere immediatamente una determinata manifestazione di sé nell’ambito del suo processo riproduttivo. Nel momento in cui si stabiliscono legami di scambio con estranei, gli individui comunitari si limitano a cedere alcuni dei loro prodotti in cambio di prodotti altrui. Gli oggetti stessi si presentano così spogliati di qualsiasi proprietà personale. Il rapporto personale che essi mediano cade al di fuori della relazione che essi instaurano. Ha luogo cioè uno svuotamento di soggettività nel senso che l’individuo non esprime più immediatamente, nel rapporto riproduttivo che pratica, la particolarità personale della quale è portavoce.

 

 

La particolarità stessa, l’individualità decade così a fatto privato, ad articolazione socialmente muta, che può eventualmente farsi valere in sfere diverse da quelle che ora, assumendo la forma del mero scambio di cose, appare come dimensione economica. Il mondo economico si contrappone così agli individui come realtà oggettiva. Esso è da essi separato e non costituisce più un prolungamento immediato del loro essere. Il soggetto trasforma il proprio ambiente in un mondo di cose e rapporti in cui la sua natura di essere comunitario recede sino a scomparire del tutto.

Nel rapporto di denaro gli individui si presentano come soggettivamente indifferenti l’un l’altro, sono spogliati di ogni reale contenuto di vita, sono diventati individui astratti

 


10 gennaio 2011

Mazzetti : dove l'indifferenza è impossibile

Nella riproduzione comunitaria, le cose, gli oggetti attraverso i quali la produzione della vita ha luogo hanno il significato di una proprietà non privata, ma addirittura personale. Essi non si presentano mai in un rapporto di indifferenza nei confronti della vita particolare che mediano. Essi danno sempre all’esistenza dei singoli un contenuto determinato e ricevono da quell’esistenza un significato determinato. Quando presso alcuni popoli si costituisce un nuovo nucleo familiare, si costruisce una abitazione. Questa si presenta come una attività che interviene sempre in modo da esprimere le particolari relazioni personali che formano l’oggetto di quella comunità.

 

Femme Peul - , Est

 

Ad es. presso i Peul è solo la donna che costruisce e può costruire la capanna e deve costruirla in un modo determinato. La capanna stessa ha sempre un uso determinato che costituisce l’espressione della signoria familiare della donna, tanto è vero che gli adulti non sposati non hanno quel tipo di casa (wuro) il cui nome esprime sia la cosa sia la relazione che soddisfa. E se la donna fugge o muore, l’uomo non continua ad usare quella casa, proprio perché la capanna non verrà da lui esperita mai come una cosa in sé e per sé, nella sua utilità oggettiva.

 

 

 

 

 


2 gennaio 2011

Mazzetti : la salutare indifferenza

Tutto inizia e tutto finisce con lo spazio. Ed i prodotti si presentano come fini in sé e per sé. Nel momento in cui si cedono dei mattoni in cambio di denaro o altri prodotti, non si andrà a vedere se essi serviranno per fare templi, case, ospedali, caserme, prigioni etc.

Quando dallo scambio accidentale di cose si procede alla generalizzazione del rapporto di scambio, quest’ultimo non si presenta più come una interconnessione accidentale, bensì come la forma stessa del normale processo di riproduzione degli individui che lo praticano e la forma strutturale della società.

 

Quegli individui, proprio perché non si riconoscono reciprocamente per le persone particolari che sono, continuano però ad interagire gli uni con gli altri come se si muovessero ancora in un vuoto : entrano cioè ancora in relazioni stabili, ma sostenendo nel contempo che il contenuto concreto della vita che prepara quella relazione non è l’oggetto del reciproco rapporto, perché le particolari persone con le quali interagiscono stabilmente rimangono per loro indifferenti.

 

 


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