.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







2 giugno 2008

Marx e il feticismo delle merci

 

Questa noiosa e insipida contesa sulla funzione della natura nella formazione del valore di scambio dimostra, fra le altre cose, fino a che punto una parte degli economisti sia ingannata dal feticismo inerente al mondo delle merci ossia dalla parvenza oggettiva delle determinazioni sociali del lavoro. Poiché il valore di scambio è una determinata maniera sociale di esprimere il lavoro applicato alle cose, non può contenere più elementi naturali di quanti ne contenga per esempio il corso dei cambi.

Poiché la forma di merce è la forma più generale e meno sviluppata della produzione borghese - ragion per la quale essa si presenta così presto, benché non ancora nel medesimo modo dominante, quindi caratteristico, di oggi - il suo carattere di feticcio sembra ancor relativamente facile da penetrare. Ma in forme più concrete scompare perfino questa parvenza di semplicità. Di dove vengono le illusioni del sistema monetario? Questo sistema non ha visto nell'oro e nell'argento che, come denaro, essi rappresentano un rapporto sociale di produzione, ma li ha considerati nella forma di cose naturali con strane qualità sociali. E l'economia moderna, che sorride con molta distinzione guardando dall'alto in basso il sistema monetario - non diventa tangibile il suo feticismo, appena tratta del capitale?

Da quanto tempo è scomparsa l'illusione fisiocratica che la rendita fondiaria cresca dalla terra e non dalla società?

Ma, per non fare anticipazioni, basti qui ancora un esempio riferentesi alla stessa forma di valore. Se le merci potessero parlare, direbbero: il nostro valore d'uso può interessare gli uomini,

A noi, come cose, non compete. Ma quello che, come cose, ci compete, è il nostro valore. Questo lo dimostrano le nostre proprie relazioni come cose-merci. Noi ci riferiamo reciprocamente l'una all'altra soltanto come valori di scambio.

 Si ascolti ora come l'economista parla con l'anima stessa della merce: " Valore (valore di scambio) è qualità delle cose, ricchezza (valore d'uso) dell'uomo. Valore in questo senso implica necessariamente scambio; ricchezza, no " oppure " La ricchezza (valore d'uso) è un attributo dell'uomo, il valore è un attributo delle cose. Un uomo o una comunità è ricca; una perla o un diamante è di valore... Una perla o un diamante ha valore come perla o diamante" Finora nessun chimico ha ancora scoperto valore di scambio in perle o diamanti. Gli scopritori economici di questa sostanza chimica, i quali hanno pretese speciali di profondità critica, trovano però che il valore d'uso delle cose è indipendente dalle loro qualità di cose, mentre il loro valore compete ad esse come cose. Quel che li conferma in ciò, è la strana circostanza che il valore d'uso delle cose si realizza per l'uomo senza scambio, cioè nel rapporto immediato fra cosa e uomo; mentre il loro valore si realizza inversamente soltanto nello scambio, cioè in un processo sociale. Chi non ricorderà qui il buon Dogberry, che ammaestra il guardiano notturno Seacoal: " Essere un uomo di bell'aspetto è un dono delle circostanze, ma saper leggere e scrivere viene per natura"  L'autore delle, Observations e S. Bailey fanno colpa al Ricardo di avere trasformato il valore di scambio da semplicemente relativo in qualcosa di assoluto. Le cose stanno proprio a rovescio. Il Ricardo ha ridotto la relatività apparente posseduta dalle tali e tal'altre cose. p. es., diamante e perle, come valori di scambio, al vero rapporto nascosto dietro la parvenza, l'ha ridotta alla loro relatività come semplici espressioni di lavoro umano. I ricardiani rispondono brutalmente ma non definitivamente al Bailey. soltanto perché non han trovato nel Ricardo stesso nessun punto che schiudesse loro il nesso interno fra valore e forma di valore ossia valore di scambio.

 



Il ciliegio qui è natura o storia ?
 

Marx toglie ogni residuo naturalistico all’economia che è disciplina che studia i rapporti tra gli uomini e le cui leggi sono leggi storiche. E la Natura di Marx per quanto abbia dei vincoli è comunque già una Natura umanizzata. La storia di Marx è una storia dove struttura e sovrastruttura sono già in rapporto. Ed anche la crisi ecologica mette in evidenza come il vincolo naturale si possa declinare come conflitto di classe : la penuria di risorse come sfruttamento eccessivo delle stesse, come consumo disomogeneo tra aree geoeconomiche, come domanda da parte di popolazioni in pieno sviluppo economico.

 


26 maggio 2008

Marx e la comparazione del lavori secondo Ricardo

 

Ora, l'economia politica ha certo analizzato, sia pure incompletamente il valore e la grandezza di valore. Per quanto riguarda il valore in genere, l'economia politica classica non distingue mai espressamente e con chiara coscienza il lavoro come si presenta nel valore, dallo stesso lavoro, in quanto si presenta nel valore d'uso del proprio prodotto. Naturalmente, l'economia classica fa di fatto questa distinzione, poiché la prima volta considera il lavoro quantitativamente, la seconda qualitativamente. Ma non le viene in mente che la distinzione puramente quantitativa dei lavori presuppone la loro unità qualitativa, ossia eguaglianza, e quindi la loro riduzione a lavoro astrattamente umano. Per esempio, il Ricardo si dichiara d'accordo col Destutt de Tracy che dice: " Poiché è certo che le nostre facoltà fisiche e morali soltanto sono la nostra ricchezza originaria, che l'uso di queste facoltà, un lavoro qualunque è il nostro solo tesoro originario, ed è sempre questo uso che crea tutte quelle cose che noi chiamiamo beni... è certo che tutti quei beni rappresentano solo il lavoro che li ha creati, e se essi hanno un valore, o addirittura- due valori distinti, essi possono averli soltanto da quello del lavoro dal quale emanano "

Accenneremo soltanto che il Ricardo attribuisce al Destutt la propria interpretazione più profonda. Certo, il Destutt dice di fatto, da una parte che tutte le cose che formano la ricchezza " rappresentano il lavoro che le ha create ", ma dice anche, d'altra parte, che esse ricevono i loro " due diversi valori " (valore d'uso e valore di scambio) dal " valore del lavoro ": e così ricade nella superficialità dell'economia volgare, che presuppone il valore di una merce (qui il lavoro) per poi determinare mediante esso il valore delle altre merci. Il Ricardo lo legge in modo da far rappresentare lavoro (non valore del lavoro) tanto nel valore d'uso quanto nel valore di scambio. Ma anche il Ricardo distingue tanto poco il carattere duplice del lavoro che ha duplice rappresentazione, da doversi dar da fare laboriosamente con le banalità di un J. B. Say per tutto il capitolo Ricchezza e valore, loro qualità distintive. Per questa ragione alla fine si stupisce ancora che il Destutt vada d'accordo con lui sul lavoro come fonte di valore, e tuttavia, d'altra parte, col Say, sul concetto di valore.


img99/5102/lavorotj9.gif

 

Marx qui evidenzia di nuovo il fulcro della sua concezione, fulcro che si esemplifica in due principi: A) La comparazione quantitativa dei lavori presuppone l’unità qualitativa di essi nel lavoro astrattamente umano (qui Marx porta Aristotele nell’economia politica classica) B) Il lavoro non ha un valore essendo il criterio per la costituzione e la misura del valore ( Qui Marx è kantiano giacchè Hegel e certa metafisica si caratterizzano anche per l’applicazione del criterio a se stesso, dunque per il carattere riflessivo dei principi)

Ovviamente anche qui Marx non fa intravedere la parte arbitraria del suo ragionamento e cioè il fatto che la comparazione tra due merci (tra due valori) non rimanda ad una merce (o un  valore) astrattamente intesa , mentre ciò vale per la comparazione tra due lavori.

La relazione semiotica tra due enti viene da Marx manipolata retoricamente. Il punto è vedere se tale manipolazione sia interna ad una strategia cognitiva e pratica più complessiva.

 

 

 


28 aprile 2008

Marx e il valore come geroglifico del lavoro

 Gli uomini dunque riferiscono l'uno all'altro i prodotti del loro lavoro come valori, non certo per il fatto che queste cose contino per loro soltanto come puri involucri materiali di lavoro umano omogeneo. Viceversa. Gli uomini equiparano l'un con l'altro i loro differenti lavori come lavoro umano, equiparando l'uno con l'altro, come valori, nello scambio, i loro prodotti eterogenei. Non sanno di far ciò, ma lo fanno. Quindi, quando il Galiani dice: Il valore è un rapporto fra persone - " La ricchezza è una ragione fra due persone " - avrebbe dovuto aggiungere: rapporto celato nel guscio di un rapporto fra cose.Quindi il valore non porta scritto in fronte quel che è. Anzi, il valore trasforma ogni prodotto di lavoro in un geroglifico sociale. In seguito, gli uomini cercano di decifrare il senso del geroglifico, cercano di penetrare l'arcano del loro proprio prodotto sociale, poichè la determinazione degli oggetti d'uso come valori è loro prodotto sociale quanto il linguaggio.
La tarda scoperta scientifica che i prodotti di lavoro, in quanto son valori, sono soltanto espressioni materiali del lavoro umano speso nella loro produzione, fa epoca nella storia dello sviluppo dell'umanità, ma non disperde affatto la parvenza oggettiva dei carattere sociale del lavoro. Quel che è valido soltanto per questa particolare forma di produzione, la produzione delle merci, cioè che il carattere specificamente sociale dei lavori privati indipendenti l'uno dall'altro consiste nella loro eguaglianza come lavoro umano e assume la forma del carattere di valore dei prodotti di lavoro, appare cosa definitiva, tanto prima che dopo di quella scoperta, a coloro che rimangono impigliati nei rapporti della produzione di merci: cosa definitiva come il fatto che la scomposizione scientifica dell'aria nei suoi elementi ha lasciato sussistere nella fisica l'atmosfera come forma corporea.



La tesi di Marx è che il carattere sociale dei lavori umani indipendenti tra loro consiste nella loro eguaglianza come lavoro umano in astratto e assume la forma della comparabilità tra merci diverse.
Non ci sarebbe cioè tale comparabilità se non ci fosse la possibilità di astrarre tra i diversi lavori il lavoro umano generalmente inteso.
Questa tesi è al momento arbitraria : la comparabilità delle diverse merci può essere dovuta a tanti caratteri comuni delle merci stesse e non obbligatoriamente al fatto che sono frutto del lavoro umano e sono misurabili in tempo di lavoro.
Marx qui ancora pecca di ontologia del fondamento e come ogni buon presocratico azzarda la sua ipotesi : non è l’acqua, non l’aria, non il fuoco, ma il lavoro.
Qui Marx sembra non contestualizzare la stessa teoria del valore lavoro e questa appare essere ancora un’ideologia che dovrebbe fondare una pretesa e non un’ipotesi che descrive quello che sta succedendo.


11 aprile 2008

Il lavoro privato e lo scambio in Marx

 

Come l'analisi precedente ha già dimostrato, tale carattere feticistico del mondo delle merci sorge dal carattere sociale peculiare del lavoro che produce merci.

Gli oggetti d'uso diventano merci, in genere, soltanto perché sono prodotti di lavori privati, eseguiti indipendentemente l'uno dall'altro. Il complesso di tali lavori privati costituisce il lavoro sociale complessivo. Poiché i produttori entrano in contatto sociale soltanto mediante lo scambio dei prodotti del loro lavoro, anche i caratteri specificamente sociali dei loro lavori privati appaiono soltanto all'interno di tale scambio. Ossia, i lavori privati effettuano di fatto la loro qualità di articolazioni del lavoro complessivo sociale mediante le relazioni nelle quali lo scambio pone i prodotti del lavoro e, attraverso i prodotti stessi, i produttori. Quindi a questi ultimi le relazioni sociali dei loro lavori privati appaiono come quel che sono, cioè, non come rapporti immediatamente sociali fra persone nei loro stessi lavori, ma anzi, come rapporti materiali fra persone e rapporti sociali fra le cose.

Solo all'interno dello scambio reciproco i prodotti di lavoro ricevono un'oggettività di valore socialmente eguale, separata dalla loro oggettività d'uso, materialmente differente. Questa scissione del prodotto del lavoro in cosa utile e cosa di valore si effettua praticamente soltanto appena lo scambio ha acquistato estensione e importanza sufficienti affinchè cose utili vengano prodotte per lo scambio, vale a dire affinchè nella loro stessa produzione venga tenuto conto del carattere di valore delle cose. Da questo momento in poi i lavori privati dei produttori ricevono di fatto un duplice carattere sociale. Da un lato, come lavori utili determinati, debbono soddisfare un determinato bisogno sociale, e far buona prova di sè come articolazioni del lavoro complessivo, del sistema naturale spontaneo della divisione sociale del lavoro; dall'altro lato, essi soddisfano soltanto i molteplici bisogni dei loro produttori, in quanto ogni lavoro privato, utile e particolare è scambiabile con ogni altro genere utile di lavoro privato, e quindi gli è equiparato. L'eguaglianza di lavori toto coelo differenti può consistere soltanto in un far astrazione dalla loro reale diseguaglianza, nel ridurli al carattere comune che essi posseggono, di dispendio di forza-lavoro umana, di lavoro astrattamente umano. Il cervello dei produttori privati rispecchia a sua volta questo duplice carattere sociale dei loro lavori privati, nelle forme che appaiono nel commercio pratico, nello scambio dei prodotti, quindi rispecchia il carattere socialmente utile dei loro lavori privati, in questa forma: il prodotto del lavoro deve essere utile, e utile per altri, e rispecchia il carattere sociale dell'eguaglianza dei lavori di genere differente nella forma del carattere comune di valore di quelle cose materialmente differenti che sono i prodotti del lavoro.



 

Qui cominciano le considerazioni di Marx sul mercato e sulle società basate sullo scambio di merci.

Marx dice che i lavori di produzione e gli uomini che li svolgono non hanno relazioni sociali se non attraverso lo scambio delle merci che essi producono. Ovviamente non è che non hanno alcuna relazione, ma tale relazione si estrinseca quando può al di fuori del lavoro. Dunque si potrebbe ipotizzare che solo la riduzione dell’orario di lavoro può incoraggiare le relazioni sociali tra gli esseri umane che non siano mediate dalle cose che si producono.

Anche le cose che hanno valore d’uso si scindono all’interno di se stesse appunto tra  l’uso che se ne fa e l’utilità che arrecano e il loro valore di scambio. Naturalmente si può ben dire che il valore di scambio è una sorta di aggregato dei diversi valori d’uso che attengono ad un numero più o meno alto di persone (naturalmente in esso c’è anche il lavoro che è costato produrlo il che rende più complicata la questione). Tuttavia per chi produce, e magari è condizionato dalla vendibilità del prodotto, tale complessità di rapporto tra i bisogni e il lavoro che è stato necessario per produrre quella merce si sintetizza in qualcosa di estraneo all’uso immediato. Il valore di scambio nella sua complessità diventa un’astrazione, un’astrazione che si impone a sua volta come un tiranno, come qualcosa di autonomo dall’uso che si può fare di quella merce. Colui che produce quella merce può meravigliarsi e indignarsi del valore che quella merce ha per chi l’acquista. Chi produce quella merce non la produce perché ha bisogno, ma perché ne hanno bisogno gli altri e perché lui ha bisogno di altre cose. Questo valere una cosa per l’altra è un mistero ed è fonte di angoscia, di smarrimento. Lo scambio da mistero diventa dilemma e catena. Questo senza contare, dal lato di chi produce la merce,  la separazione tra capitale e lavoro, separazione che dà adito ad ulteriori dinamiche (si pensi agli operai che producono armi e vogliono difendere i loro posti di lavoro : come si possono sentire ? )

Il lavoro complessivo sociale stesso è un’astrazione e le esperienze del socialismo reale sono forse i tentativi falliti di dare ad esso concretezza. Il lavoro è lavoro ad un tempo utile per chi lo fa e per chi ne riceve i prodotti, ma tale compresenza da un lato risolve dei problemi e dall’altro crea una sorta di cortocircuito : i lavori sono tra loro differenti, ma nello scambio tale differenza deve essere misurata, per cui da un lato devono essere qualitativamente eguagliati nell’astrazione e dall’altro la differenza si deve rovesciare in ineguaglianza, la qualità in misura della quantità.

Tale miracolo affascina chi guarda tali rapporti sociali dall’esterno (il filosofo che vede come le cose si possono ricondurre ad Uno, lo scienziato che vede come le cose si possono misurare e si possa loro attribuire un numero, il politico che grazie all’uno ed al numero può cercare di regolare i processi sociali), ma chi produce all’interno del proprio privato, ha perso la possibilità di verificare direttamente la distanza tra lo sforzo ed il risultato, quella che nell’attività individuale si gestisce correggendo la mira, mettendo un po’ di più e un po' meno. Chi costruisce un vaso per sè può ben sapere se il risultato è confacente agli obiettivi proposti. Chi lo deve vendere lo saprà in maniera erratica molto dopo e non sa neanche il perchè è andata bene o male.  La misura sfugge all’attività di chi produce ed è imposta. Colui che produce è dunque subalterno ad altro o ad altri.

 

 

 

 

 


1 gennaio 2008

Simboli : l'Anno

Il termine Annus viene forse da un arcaico "amnus", dalla radice indeuropea "Am" o "An" che è nel sanscrito "Am-ati" (tempo), o nel celtico "Am" (tempo), e addirittura nel greco "Ennos" da cui il termine "Enos" (vecchio), anche se mi piacerebbe collegare "Ennos" ed "Enos", al cambiamento nella continuità, come sembra apparire in "Enautos", che per me vuole dire "un (altro), uno che si aggiunge che è lo stesso, quello di prima, la ripetizione dell' identico". Personalmente ricollego tale radice "An" o "En" alla radice sumera "En" che vuole dire anche "tempo" (o da "An" che vuol dire "cielo", ma anche "stella", dall'osservazione dei quali il tempo viene misurato).Tale radice si potrebbe collegare al termine "Annus" (cerchio, anello) che viene dal termine "Acnus" e dalla radice indoeuropea "Ac" che sta per "volta,momento, movimento ciclico che scandisce il tempo"). Tutte queste radici ("An", "Aka" "Am") in sumero vogliono dire misurare, cioè "percorrere un ambito con un'unità di misura, scandendo così il tempo". Per cui "Anno" può ben essere il movimento ciclico del cielo che scandisce il tempo, permettendone la misura.



La scansione dell'anno e del cielo è lo Zodiaco la cui rotazione è simboleggiata
dall'Uroboros, il serpente che si divora a partire dalla coda e al tempo stesso si rigenera uscendo dalla propria bocca a significare l'eterno e paradossale rinnovarsi del cosmo pur nella ciclicità del tempo. L'uroboros è metà bianco e metà nero, così come l'Anno ha una metà maschile ed attiva che va dall'equinozio d'autunno all'equinozio di primavera con al centro il solstizio d'inverno, la porta degli Dei, il Sol invictus, il momento in cui nasce Gesù ed una metà femminile e ricettiva, dall'equinozio di primavera all'equinozio di autunno, che ha al suo centro il solstizio d'estate, la Porta degli uomini, il momento della nascita del Giovanni Battista, alter-ego di Gesù stesso.
L'Anno è un modello ridotto del grande Ciclo cosmico con una fase ascendente ed evolutiva ed una fase discendente ed involutiva.
L'Anno bisestile è l'aggiunta che viene fatta per equilibrare il calendario e dunque la misura umana con il ciclo celeste delle stagioni ed è un momento rischioso perchè è la rottura di un equilibrio umano al fine di permettere l'integrazione con l'equilibrio cosmico. Esso può portare alla morte così come può portare all'Eternità, o meglio è la morte intesa come natalizio dell'Eternità. Esso è il rimedio, che può essere farmaco o veleno, ed è il serpente Uroboros stesso che è nascita e morte.  
Nei racconti mitologici irlandesi, un anno più un giorno è l'eternità : l'unità aggiunta è l'apertura che permette di uscire dal cerchio, di sfuggire al ciclo, per instaurarne uno più esteso.
Collegato all'anno è l'anniversario o il compleanno, che lungi dallo stabilire una mera rievocazione, costituisce una delle fasi salienti del ciclo dell'esistenza. In Giappone si distinguono tra gli altri
Il 40° anno : detto "shoro" è l'inizio della vecchiaia e della saggezza (per Confucio a 40 anni non ci si sbaglia più)
il 61° anno : detto "kanreki" è l'anno in cui si ritorna ad essere bambini 
il 70° anno : detto "koki" è l'anno a cui raramente si arriva ed è quindi un privilegio.
il 77° anno : detto "kiju" è l'anno della felice longevità
l' 88° anno : detto "beiju" è l'anno della ridente longevità, l'anno del riso dell'anziano.


p.s. Il ricorso a termini sumeri sembrerebbe improprio, perchè il sumero non dovrebbe essere un'idioma indoeuropeo, ma chi scrive ha qualche dubbio in proposito e vuole più liberamente giocare con le lingue e le parole


11 dicembre 2007

Marx e la misura : cosa succede su una bilancia ?

 

La prima peculiarità che colpisce nella considerazione della forma di equivalente è che il valore d’uso diventa forma fenomenica del suo contrario, del valore. La forma naturale della merce diventa forma di valore. Ma questo quid pro quo si verifica per una merce B soltanto all’intermo del rapporto di valore nel quale una qualsiasi altra merce A entra con essa e solo entro questa relazione. Poiché nessuna merce può riferirsi a se stessa come equivalente, né quindi può fare della sua propria pelle naturale l’espressione del suo proprio valore, essa si deve riferire ad altra merce come equivalente, ossia deve fare della pelle naturale di un’altra merce la propria forma di valore.

Ciò ci sarà reso evidente dall’esempio di una misura, conveniente ai corpi di merci come corpi di merci, cioè come valori d’uso : un pan di zucchero, poiché è un corpo, è pesante e quindi ha peso, ma non si può vedere o toccare il peso di nessun pan di zucchero. Prendiamo vari pezzi di ferro, il cui peso sia stato prima stabilito. La forma corporea del ferro, considerata di per sé, non è certo forma fenomenica della gravità più di quanto sia quella del pan di zucchero. Eppure, per esprimere il pan di zucchero come gravità, noi lo poniamo in un rapporto di peso con il ferro. In questo rapporto il ferro vale come un corpo che non rappresenta null’altro che gravità. Quindi quantità di ferro servono solo come misura di peso della zucchero e rappresentano nei confronti del corpo zuccherino pura forma fenomenica di gravità.

Il ferro rappresenta questa parte solo all’interno di questo rapporto nel quale lo zucchero, o qualunque altro corpo, del quale si deve trovare il peso, entra con esso. Se le due cose non avessero gravità, esse non potrebbero entrare in tale rapporto e quindi l’una non potrebbe servire come espressione della gravità dell’altra. Se le gettiamo entrambe sul piatto della bilancia, vediamo effettivamente che esse come gravità sono la stessa cosa e che quindi in una determinata proporzione sono dello stesso peso. Come il corpo ferro come misura di peso nei confronti del pan di zucchero rappresenta solo gravità, così nella nostra espressione di valore, il corpo abito nei confronti della tela rappresenta solo valore.

Ma qui l’analogia finisce : nell’espressione di peso del pan di zucchero il ferro rappresenta una proprietà naturale comune ad entrambi i corpi, la loro gravità, mentre l’abito nell’espressione di valore della tela rappresenta una proprietà sovrannaturale di entrambe le cose : il loro valore, qualcosa di puramente sociale. Mentre la forma relativa di valore di una merce (ad es. della tela) esprime il suo essere valore  come qualcosa del tutto differente dal suo corpo e dalle sue proprietà, ad es. come eguale ad abito, questa stessa espressione indica che in essa si cela un rapporto sociale. Per la forma di equivalente vale l’inverso. Essa consiste proprio nel fatto che un corpo di merce come l’abito, questa cosa così com’è, tale e quale, esprime valore, cioè possiede per natura forma di valore. Certo questo vale solo all’interno del rapporto di valore, nel quale la merce tela è riferita come equivalente alla merce abito. Queste determinazioni della riflessione sono in genere una cosa strana. Ad es. un dato uomo è re solo perché altri uomini si comportano come sudditi nei suoi confronti. Viceversa essi credono di essere sudditi perché egli è re.

Ma poiché le proprietà di una cosa non sorgono dal suo rapporto con altre cose, ma anzi si limitano ad agire in tale rapporto, anche l’abito sembra  possedere per natura la sua forma di equivalente, la sua proprietà di immediata scambiabilità, quanto la sua proprietà di essere pesante o tener caldo. Di qui viene il carattere enigmatico della forma di equivalente, carattere che non colpisce lo sguardo borghese prima che questa forma gli si presenti di fronte, bella e finita, nel denaro. Allora egli cerca di eliminare a forza di spiegazioni il carattere mistico dell’oro e dell’argento, surrogando loro merci meno abbaglianti e recitando compiaciuto il catalogo di tutto il volgo di merci che a suo tempo ha rappresentato la parte dell’equivalente di merci. E non ha la minima idea che già la più elementare espressione di valore (venti braccia di tela = un abito) ci dà da risolvere l’enigma della forma di equivalente.

 

 




Qui Marx però forse esagera quando presenta la forma di equivalente come il fatto che il valore d’uso si faccia fenomeno del valore di scambio, giacchè nella locuzione “un abito” , “un” non sta per un abito qualsiasi o un determinato abito, ma per “numero 1 abiti” ed è il numero 1 (che nasconde nella propria apparente compattezza il lavoro necessario per fare un abito) a svolgere questa funzione di supporto e di nascondimento. Naturalmente si tratta sempre di “1 abito” e non di “1 pagaia”, ma il valore d’uso qui c’entra poco : si tratta sempre di “1 x il lavoro necessario a produrre ‘1 abito’ ”. Forse Marx intende dire che il valore di scambio è qui cristallizzato nel prodotto, nella merce, ma  questa infatti rimane come merce, cioè come cristallizzazione del valore di scambio e non valore d’uso. Il legame tra valore d’uso e valore di scambio va qui ancora trovato.

Quanto al fatto che nessuna merce si possa comparare con se stessa ( e nessun oggetto possa essere misurato da se stesso), Marx evidenzia come lo scambio presupponga l’identità nella diversità e cioè la comparazione, il rapporto e dunque come il mondo delle merci si presti molto alla dialettica ed al rapporto tra segni (forse su questo Ferruccio Rossi Landi e Jean Baudrillard ci potranno dire altre cose). In questa comparazione c’è in nuce l’universale metamorfosi di tutte le cose in tutte le cose e forse il mercato è il luogo dove questa metamorfosi si attua, almeno dal punto di vista semiotico (statico e non dinamico)

Nell’esempio fatto da Marx sul rapporto di peso tra pan di zucchero e ferro, si evince benissimo che il ferro non è valore d’uso, ma unità di misura del peso (esso cioè è considerato solo in quanto pesante). Il corpo dell’oggetto, sia esso abito o ferro, non è valore d’uso, ma da esso si astrae solo il valore nel primo caso ed il peso (la gravità) nel secondo.

Al tempo stesso Marx distingue tra la gravità che corrisponde a proprietà naturali ed oggettive delle cose e dei loro rapporti e il valore che è una relazione dovuta solo ai rapporti sociali esistenti tra gli uomini. Egli però trascura da un lato il fatto che le proprietà dei corpi collegate alla gravità sono astratte dai corpi stessi e quindi rimandano all’attività conoscitiva degli uomini, mentre d’altro canto non sembra tener conto del fatto che dietro il valore di scambio c’è comunque (secondo la sua stessa teoria) il lavoro e cioè un’interazione materiale tra uomo e il suo ambiente. Perciò la differenza tra scienze naturali e sociali e tra gli oggetti di questa scienze è stata maggiormente sfumata nel corso del Ventesimo secolo e il marxismo nuovo deve riflettere su questa evoluzione.

Tuttavia Marx vede che nel rapporto di valore sembra difficile trovare una proprietà comune che riguardi le merci nel loro corpo, nella loro oggettualità data e dunque sembra interpretare tale rapporto come qualcosa di legato ad un rapporto diverso tra due altri fenomeni della società (cioè i lavori necessari per produrre l’una e l’altra cosa). Mentre cioè il rapporto tra pan di zucchero e ferro si spiega sulla base di un rapporto tra due proprietà astraibili direttamente da essi, il rapporto di valore tra tela e abito si spiega facendo riferimento al rapporto tra due processi che non sono immediatamente rintracciabili negli oggetti considerati, ma la cui relazione ha bisogno di un rapporto sociale per diventare effettiva. Il rapporto tra pan di zucchero e ferro è diretto mentre quello tra tela e abito passa per il rapporto tra uomini. Non è del tutto vero (come abbiamo già detto), ma almeno abbiamo inteso il passo di Marx.

Marx alla fine prende in giro il pensiero borghese che vede solo nella moneta e nell’oro il mistero, mentre il mistero è già in ogni tipo di scambio e di comparazione. Il mistero, aggiungeremmo noi, è nel segno.

 

 


3 dicembre 2007

Marx : il rapporto di equivalente nell’espressione di valore

 

Chiedo pazienza a chi ha la sventura di leggere questi scritti che vanno verso forme astratte di espressione. E invito se possibile a provare a leggere. Le domande che Marx si pone sono : cosa succede quando le cose sono considerate come merci ? In base a cosa le cose sono scambiate come merci ? Come esprimiamo in forma scritta lo scambio ? E cosa implica la riflessione sul complesso dei simboli che usiamo per esprimere il processo dello scambio ? Forse più avanti vedremo quali sono le forze, quali i bisogni e i desideri che stanno dietro lo scambio e dietro la scrittura che esprime lo scambio. Si tratta del mistero del bisogno, del desiderio, delle diverse prospettive e dei diversi contesti che stanno dietro ai rapporti tra esseri umani.



 

Una merce A (la tela), esprimendo il proprio valore nel valore d’uso di una merce B (l’abito) di genere differente, imprime a quest’ultima anche una peculiare forma di valore, quella dell’equivalente. La merce “tela” mette in luce il proprio essere valore per il fatto che l’abito, senza assumere una forma di valore differente dalla sua forma di corpo, le equivale. Dunque la tela esprime effettivamente il suo proprio essere valore per il fatto che l’abito è immediatamente scambiabile con essa. La forma di equivalente di una merce è di conseguenza la forma della sua immediata scambiabilità con altra merce.

Se un genere di merci (come abito) serve di equivalente ad altro genere di merci, come tela, e quindi gli abiti ricevono la proprietà caratteristica di trovarsi in forma immediatamente scambiabile con la tela, questo non vuol dire affatto che sia data in qualche modo la proporzione nella quale abiti e tela sono interscambiabili. Questa proporzione, poiché la grandezza di valore della tela è data, dipende dalla grandezza di valore degli abiti. Che l’abito sia espresso come equivalente e la tela come valore relativo o viceversa, la sua grandezza di valore rimane determinata prima o poi dal tempo di lavoro necessario per la sua produzione, quindi è determinata in maniera indipendente dalla sua forma di valore. Ma appena il genere di merce “abito” prende nell’espressione di valore il posto di equivalente, la sua grandezza di valore non riceve nessuna espressione come grandezza di valore. Ma figura anzi  nell’equazione di valore solo come quantità determinata di una cosa.

Ad es. quaranta braccia di tela valgono due abiti. Poiché il genere di merci “abito” qui rappresenta la parte dell’equivalente ed il valore d’uso “abito” conta come corpo di valore in confronto alla tela, basterà una determinata quantità di abiti per esprimere una determinata quantità di valore di tela. Due abiti  possono quindi esprimere la grandezza di valore di quaranta braccia di tela, ma non possono mai esprimere la loro propria grandezza di valore, la grandezza di valori di abiti.

La comprensione superficiale del dato di fatto che l’equivalente possiede nell’equazione di valore sempre e soltanto la forma di una quantità semplice di una cosa, di un valore d’uso ha fuorviato il Bailey facendogli vedere nell’espressione di valore un rapporto solo quantitativo. Al contrario la forma di equivalente di una merce non contiene nessuna determinazione quantitativa di valore.

 

 

 

Marx argomenta che la comparazione tra tela ed abito è basata sulla misura della grandezza di valore di tela ed abito indipendentemente l’una dall’altro (sulla base del lavoro in essi contenuto). Non c’è perciò una  merce che faccia da paradigma : il paradigma si trova ad un altro livello (è il lavoro). Quando una merce assume la forma di equivalente di un’altra merce è come la sua grandezza di valore rimanesse occultata, in quanto essa diventa unità di misura nell’equazione di valore. Ovviamente il rapporto è immediatamente rovesciabile, perché l’unità di misura è una merce e ciò dà l’impressione che tale occultamento non ci sia, perché nell’equazione di valore è espresso anche il valore relativo della merce che viene usata come unità di misura. In  40 braccia di tela = 2 abiti c’è il valore relativo di entrambe le merci, entrambe le merci hanno forma di equivalente ed entrambe sono valutate mediante l’equivalente. La funzione assunta da ciascuna merce nell’equazione dipende dall’intenzione di chi la interpreta. Marx questo aspetto non sembra valutarlo correttamente : egli dice che Bailey sbaglia, ma in realtà Bailey ha ragione nel vedere un rapporto quantitativo nell’espressione di valore, e la quantità espressa nell’equivalente è semplicemente il valore relativo di quest’ultimo rispetto all’altra merce. Il fatto che questo rapporto quantitativo non sia puro è dato dal fatto che si tratta di cose che misurano altre cose e che non v’è una merce che faccia univocamente da misura per tutte le altre e dunque non v’è una merce le cui proprietà e la cui grandezza di valore vengano in qualche maniera rimosse, affinchè essa sia unicamente ciò di cui tutte le altre merci sono funzione. Marx forse concentra la sua attenzione sull’interpretazione che di volta in volta si dà dell’espressione di valore, cioè del fatto che una merce diventa equivalente e misura dell’altra merce, per cui il suo valore relativo è solo la quantità dell’altra merce che va misurata mentre la sua grandezza di valore effettiva è vieppiù occultata nelle quantità comparate. Tuttavia qui il fatto che la grandezza di valore sia data dal lavoro è comunque un presupposto a sua volta non dimostrato, il rapporto tra merci potrebbe essere spiegato facendo riferimento ad altre variabili che non siano il lavoro. Forse sarà necessario vedere il rapporto tra merci nella sua dinamica (lo scambio, in questo caso il baratto) e nel suo contesto (il mercato) con il quale possiamo pensare ci sia una interazione più che una determinazione univoca da parte della relazione unitaria verso l’insieme delle relazioni di scambio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


sfoglia     maggio        luglio
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom