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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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Quelli che la crisi l'avevano prevista

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Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

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15 marzo 2011

Conto e racconto : l'esercito dei morti e gli ordinali

Naturalmente esistono anche altri metodi per agganciare più fortemente la conta al tempo : uno è quello delle canzoni e delle filastrocche (pensiamo a quelle che da piccoli ci servivano per stabilire chi pagava pegno, chi andava “sotto” in un gioco e dunque sostituivano una conta vera e propria) la cui struttura interna permetteva la costituzione di una serie numerica autoreferenziale nel senso che in essa contano solo i rapporti interni tra i membri della serie stessa, membri che si interdefiniscono reciprocamente. Inoltre il contare tramite il corpo si collega anch’esso al rapporto tra conta, controllo, dominio e assassinio. Come si è detto, contare è conoscere, dominare, disporre di un essere umano : contare le dita dei piedi di un altro  ne presuppone la morte ( il “tirare i piedi” che è anche un modo per ricomporre un cadavere, è anche un modo per contarlo, per conoscerlo, per cui secondo una superstizione non si giace con i piedi verso la porta in quanto non si espongono i piedi verso chi entra. Il contare più in generale è permesso dal fatto che gli eventi finiscono, terminano temporalmente e sono spazialmente finiti ; li puoi cioè superarli contandoli e lasciandoli alle tue spalle (un po’ come si passano i soldati in rivista).

Infine la conta del corpo fa delle serie dei numeri e dei singoli numeri una struttura determinata  e figurale grazie alla quale si apre la strada dell’interpretazione geometrico-figurata che sarà elaborata dai Pitagorici e poi ripresa da tutta la Tradizione esoterica : il rapporto tra i numeri diventa un rapporto gerarchico e si gettano le basi del concetto di ordinale, i cui legami con i numeri cardinali saranno eventualmente meglio descritti nel corso della riflessione filosofica conclusiva di questa ricerca sulla storia della computazione e della notazione numerica.


6 agosto 2010

Cesare Pavese : una generazione (seconda parte)

Domattina i ragazzi ritornano in giro
e nessuno ricorda il clamore.
In prigione operai in silenzio
e qualcuno già è morto.
Nelle strade ricoprono
le macchie di sangue.
La città di lontano
si sveglia nel sole.
La gente esce fuori
e si guardano in faccia.
I ragazzi a quel tempo
giravano in strada
e guardavano in faccia le donne.
Le donne pure non dicevano nulla
e lasciavano fare.
I ragazzi pensavano al buio dei prati
dove qualche bambina veniva.
Era bello far piangere
le bambine nel buio :
eravamo i ragazzi.
La città ci piaceva di giorno.
La sera, tacere e guardare
le luci in distanza
e ascoltare i clamori.



Vanno ancora i ragazzi a giocare
nei prati dove giungono i corsi.
La notte è la stessa
ed a passarci si sente
l'odore dell'erba.
In prigione ci sono gli stessi.
E, come allora,
ci sono le donne
che fanno bambini
e non  dicono nulla.


22 settembre 2008

Cause naturali

Un bersagliere italiano appartenente alla compagnia attaccata due volte dai Talebani in questi giorni, muore per un malore nella notte tra Sabato e Domenica.


"Per i media italiani è morto perchè così ha voluto Allah....mmmh..."

Subito ci si affanna a dire che è morto per cause naturali. Come a dire che sarebbe morto pure se nei giorni precedenti fosse stato comodo a casa propria e avesse litigato con un condomino.
Diremmo di una vecchina appena scippata e morta in giornata per un infarto che sia morta per cause naturali ? Oppure se un atleta muore dopo una gara, diremmo che non è colpa di nessuno ? Ne dubito.
Ma allora, siamo o non siamo in un'epoca di merda ?


7 agosto 2008

Decidere sulla propria esistenza : sempre sul caso Englaro

Prendo ancora spunto dai post di Chiara Lalli e Giuseppe Regalzi sulla questione di Eluana Englaro. Chiara Lalli in una lettera inviata al Corriere della Sera dice :
"...
siamo disposti a riconoscere alle persone la possibilità e la libertà di decidere della propria esistenza?
Questa è la domanda cui bisogna rispondere. La mia risposta è sì, non solo è giusto ma doveroso.
Non possiamo avere la certezza assoluta e attuale perché Eluana non può esprimere il suo parere (ma tanto venivano scritte analoghe parole quando Piergiorgio Welby chiedeva di essere lasciato morire in pace), ma abbiamo ragione di credere che Eluana non avrebbe desiderato sopravvivere in questo modo. Il volere di una persona che non può più esprimerlo può essere ricostruito dalla sua vita e dalle testimonianze di chi le voleva bene
"



A mio parere una posizione di questo tipo genera alcuni punti problematici.
In primo luogo il volere di una persona può essere ricostruito dal contesto familiare ed amicale ? Non c'è il rischio di dare troppa importanza a prese di posizione occasionali e magari non sempre ben meditate e trasformarle in una dichiarazione solenne ? Non c'è il rischio che la posizione dei genitori si possa sovrapporre a quella della figlia ? E dunque il dolore attuale dei primi ai principi che si suppongono professati a suo tempo dalla seconda ?
In secondo luogo c'è un problema più strettamente attinente alla possibilità del testamento biologico :  posso disporre della mia vita (e non di un bene qualsiasi, della mia casa o del mio libro) in situazioni mediche su cui ho informazioni limitate e ad una distanza di tempo tale da poter far supporre che io possa o avrei potuto cambiare idea ? E se un secondo prima di un incidente stradale, della rottura di un aneurisma io avessi pensato di cambiare il mio testamento biologico ?


5 agosto 2008

Maledetta la cartina di tornasole

Dio mio,
lascia invecchiare solo me.
Posso sopportare
il lento gocciolare
nel mio rigagnolo.


Andie MacDowell, la prima donna invecchiata appositamente per fare soldi...

Mentre m'accorgo di morire
nei capelli bianchi
nei sorrisi incerti e sghembi
nelle rughe
degli amici più cari
e delle donne desiderate.


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4 agosto 2008

Finita la questione pubblica ? Una risposta a Giuseppe sul caso Englaro

Giuseppe Regalzi ha cortesemente risposto al mio post con la seguente puntualizzazione : "Quello che Chiara Lalli voleva dire (ed in effetti dice chiaramente) è che la questione dovrebbe tornare privata, dopo una battaglia dolorosa, lunga ed estenuante per affermare la volontà della ragazza,  dopo cioè che la questione pubblica si è chiusa con il raggiungimento della sentenza".
Anche qui però la dimensione del privato acquista un profilo ambiguo : cosa c'entra la privacy della famiglia con la discussione pubblica del caso ? La famiglia non riesce più a sostenere il dibattito per la pena e il dolore che esso comporta o perchè assume su di sè il diritto di una scelta ratificata dalla sentenza ? Ed in entrambi i casi perchè il dibattito pubblico non dovrebbe più esserci ? Esso è scandito dalle sentenze o ha legittimo luogo in un livello sociale di discussione che fa da terreno culturale dal quale l'attività giurisdizionale e giurisprudenziale traggono alimento ?



Uscire dalla discussione pubblica è in realtà quasi impossibile e così è bene che sia, perchè non si tratta di questioni ininfluenti, ma qui si parla della vita e della morte. E rivendicare una dimensione privata della vicenda è molto problematico, dal momento che tale dimensione è lesa proprio dalla questione della mancanza di coscienza attuale di Eluana Englaro.


4 agosto 2008

Le aporie del caso Englaro I : il familismo laico

La cultura laicista, che pretende cioè di ridurre tutto ciò che non rientra nel proprio orizzonte come "opinione religiosamente condizionata", presenta sul caso Englaro, diverse opinioni su cui varrebbe una disamina tesa a rivelarne i limiti ideologici e le aporie su cui si dovrebbe riflettere con minore sicumera.
E' il caso del sito "Bioetica" di Chiara Lalli e Giuseppe Regalzi, in cui si dice ad un certo punto "Su Eluana Englaro vorrei accogliere l’invito del padre Beppino: lasciare che torni una questione privata, dopo una battaglia dolorosa, lunga ed estenuante per affermare la volontà della ragazza"



Il problema è "privata di chi?". Alla fine in maniera inerziale si affida alla famiglia la potestà di rappresentare la volontà di chi è tutelato, quando la distinzione ad es. tra la volontà dei figli e quella genitoriale è proprio uno dei punti nodali della mentalità laica ed illuminista.
Ma cosa più importante è proprio il tentativo anacronistico di regredire a fatto privato quello che gli stessi coniugi Englaro hanno richiamato come questione pubblica, richiedendo una sentenza che consentisse la sospensione del trattamento sanitario per la loro figlia.


27 gennaio 2008

La memoria in un libro : "L'industria dell'Olocausto" di Norman Finkelstein

 Da: La penna che graffia: "Oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte. Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia. Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile. Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli. Ovviamente, il contributo di tutti è ben accetto, anche senza una segnalazione da parte di qualcuno."

Sarà contestabile ma il libro che scelgo è quello di Norman Finkelstein "L'industria dell'Olocausto", una denuncia dello sfruttamento della vicenda dell'Olocausto a fini economici e politici, anche da parte di alcune comunità ebraiche soprattutto americane.
Il libro è contestabile e contestabilissimo
Tuttavia apre un campo di indagini storiche e di riflessione politica.
Per quanto riguarda quest'ultima mi permetto di dire alcune cose :
1) Bisogna evitare l'errore di Elie Wiesel e di altri che considerano l'Olocausto degli Ebrei come un fatto insuperato e quasi insuperabile. Ci sono genocidi altrettanto cruenti e orridi che devono essere studiati ed approfonditi . La memoria deve essere estesa, non ridotta.
2) Bisogna evitare che attorno ai morti si costituisca una forma di sfruttamento. Colui che è considerato il rappresentante del morto è spesso il detentore del potere, un medium, un facente funzioni. Il fare nostra la memoria può evitare che solo alcuni la usino per le loro convenienze.
3) Bisogna evitare che la memoria ottunda i sensi e il senso del presente. E il presente ci evidenzia che proprio lo Stato che si arroga l'eredità delle vittime dell'Olocausto esercita una politica oppressiva e spesso omicida nei confronti della popolazione palestinese. Chiunque celebri la Giornata della Memoria dovrebbe denunciare questa tragica contraddizione. 


22 settembre 2007

Verso il 20 Ottobre :Caruso e gli incidenti sul lavoro

 

Karlkraus ha fatto alcune considerazioni sulla questione Caruso che hanno generato un acceso dibattito. Il suo ultimo intervento ha toccato diversi argomenti. Il primo di questi è che una delle ragioni per cui Caruso ha torto è che dal varo delle leggi Treu e Biagi, gli infortuni sul lavoro in Italia sono progressivamente diminuiti.

Prima di analizzate tale progressiva diminuzione, è necessaria una premessa di metodo : Caruso ha detto che gli infortuni sul lavoro sono o sarebbero aumentati ?

No, non ha detto questo né nelle prime dichiarazioni a lui attribuite, né in quelle successive.

Egli ha detto : “Quelle leggi sono state usate per armare le mani dei padroni e permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggiore intensità la forza-lavoro e incrementare i profitti a  a discapito della qualità e della sicurezzae poi Una delle principali cause degli incidenti sul lavoro è la progressiva riduzione dei diritti dei lavoratori confinati in un area che va dal lavoro sommerso sino alla precarietà. Un progressivo indebolimento, con l’introduzione dei contratti aticipi, è cominciato con quelle che, comunemente, fu definito il pacchetto Treu e si è concluso con quella che è stata, impropriamente, definita legge Biagi”

 italia prc biagi
Crociuzzo : "Io lo difendo, ma guarda che faccia..."

Dunque Caruso sostiene che una delle cause degli incidenti sul lavoro è la precarietà. Ciò non implica che il dato complessivo degli incidenti sul lavoro debba aumentare. Dunque il fatto che questo dato diminuisca non costituisce una confutazione della tesi di Caruso.

Spiegamoci meglio : ipotizziamo che un medico dica che una delle più frequenti cause di morte sia l’infarto. Ora dato che altre cause di morte possono essere ad es. il cancro e le malattie infettive può ben essere che queste ultime due vengano ben curate grazie al progresso medico e questo possa causare una diminuzione complessiva dei decessi. Ciò però non toglie che l’infarto sia una delle principali cause di morte e che debba essere studiato e combattuto per impedirne delle altre e che il trascurare la lotta all’infarto sia un fatto negativo.

 


28 luglio 2007

Bast con questo governo...

Prodi: "Chi era alla porta ?"
Crociuzzo: "Nessuno, solo un gatto...."


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