.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







18 ottobre 2010

La sintesi neoclassica : domanda di moneta ed inflazione

Il secondo argomento della teoria keynesiana che gli studiosi della sintesi neoclassica ritennero di dover sviluppare andando oltre le ipotesi della teoria generale fu la domanda di moneta. Keynes aveva sostenuto la instabilità della domanda di moneta nella componente speculativa. Un volume consistente di attività finanziaria in situazioni di instabilità dei mercati di borsa era destinato a suo parere a forme di investimento speculativo che attribuivano scarsa rilevanza al valore reale delle azioni. Ciò induceva altri operatori a comportamenti imitativi e ad ondate di acquisti e vendite che non avevano alcun legame prevedibile con le variazioni del saggio d’interesse. La politica monetaria in alcuni casi risultava inefficace perché i detentori di capitali in attesa di forme d’investimento redditizie preferivano detenere moneta in forma liquida. Gli studiosi della sintesi affrontarono invece il tema da un’altra angolazione. Essi giudicavano maggiormente rilevanti le valutazioni del presente piuttosto che le previsioni del futuro e ciò indusse a vedere nella domanda di moneta speculativa una scelta di portafoglio che i soggetti effettuavano valutando i guadagni e i rischi propri di ogni specie di titolo, compresa la moneta. La determinazione dell’ammontare della domanda di moneta speculativa in relazione alle variazioni del saggio d’interesse finì con il derivare da un problema di massimizzazione dell’utilità in relazione alla scelta tra moneta e titoli o tra titoli di diversa natura ed in considerazione dei rendimenti e dei rischi connessi a tale attività. La relazione definita instabile da Keynes tra domanda di moneta speculativa e saggio d’interesse, fu di nuovo ricondotta nell’ambito della stabilità.

 

 

Infine il terzo argomento che gli studiosi della sintesi approfondirono fu la spiegazione dell’inflazione. Per Keynes l’inflazione era il risultato di un eccesso di domanda sul mercato dei beni di consumo che non poteva essere annullato mediante un incremento della quantità offerta, data la piena utilizzazione dei fattori produttivi. In altri termini l’inflazione risultava essere la manifestazione dell’incapacità del sistema produttivo di assecondare incrementi della domanda. Se però si accoglieva la tesi di Keynes bisognava infatti trarre due conclusioni di non poco conto :

·         Che l’inflazione da eccesso di domanda poteva verificarsi solo dopo aver superato la barriera della piena occupazione

·         Che prima di aver raggiunto siffatta barriera ogni eccesso di domanda avrebbe indotto un incremento di occupazione e di produzione e non un incremento dei prezzi

Vennero gradualmente alla luce così due problemi connessi alla trattazione del problema dell’inflazione : il fatto che lo stesso Keynes sottolineasse la tendenza delle economie capitalistiche a permanere in condizioni di equilibrio di sottoccupazione collocava in secondo piano il problema teorico dell’inflazione. In secondo luogo risultava teoricamente non ammissibile la coesistenza di disoccupazione ed inflazione. Phillips sulla base dello studio di due serie statistiche (le variazioni percentuali dei salari nominali ed il tasso di disoccupazione) verificò empiricamente l’esistenza di una relazione fra le due variabili : ne risultò un fatto stilizzato (la relazione inversa tra tasso di disoccupazione e tasso di crescita dei salari nominali). In realtà la relazione individuata era già stata scoperta ed utilizzata da Marx per dare ragione del carattere ciclico dello sviluppo capitalistico ed appare intuitivamente chiara la somiglianza della tesi di Phillips con la teoria sull’esercito industriale di riserva che collegava le variazioni del salario e dell’accumulazione al numero dei disoccupati. Tuttavia era mancata una spiegazione convincente capace di legare le dinamiche del mercato di lavoro e l’andamento dei prezzi. Lipsey sostenne che il caso descritto da Phillips poteva essere ricondotto al funzionamento di un mercato del lavoro concorrenziale. La stretta correlazione tra le due variabili mostrava che il lavoro, come ogni altra merce, aveva un suo prezzo di equilibrio determinato dal volume delle quantità di lavoro offerte e domandate. La disoccupazione non era altro che il risultato di un offerta di lavoro eccedente le richieste di mercato (circostanza che determinava una minima forza contrattuale dei lavoratori) e la piena occupazione il risultato di una domanda di lavoro superiore all’offerta. Samuelson e Solow si avvalsero della relazione individuata da Phillips per sostenere la tesi secondo la quale se si voleva raggiungere la piena occupazione bisognava accettare un tasso di inflazione elevato. A loro avviso era sufficiente assumere che l’aumento generale dei prezzi fosse uguale all’aumento dei salari meno l’aumento della produttività del lavoro. Se questa ipotesi aggiuntiva risultava praticabile la curva di Phillips mostrava la relazione tra il tasso di crescita dei prezzi (non più solo dei salari) e il tasso di disoccupazione consentendo di individuare così per ciascun tasso di disoccupazione il corrispondente tasso di aumento dei prezzi. Si consentiva così alle autorità politiche una possibilità di scelta tra diverse combinazioni di inflazione e disoccupazione. Tuttavia ci furono anche severe critiche a questa correlazione : negli anni ’70 si mostrò in alcuni paesi una estesa disoccupazione in concomitanza con alti tassi di inflazione (stagflazione). E comunque la curva di Phillips rappresentò lo sviluppo teorico più significativo del keynesismo poiché consentì di superare il punto debole esistente nel modello della sintesi sui rapporti tra dinamica del mercato del lavoro e andamento dei prezzi. Alla barriera della piena occupazione come limite rigido oltre il quale un eccesso di domanda avrebbe innescato un processo inflazionistico venne sostituito un limite mobile che spiegava le ragioni per cui l’inflazione poteva sorgere anche in presenza di una disoccupazione frizionale.

Il modello IS-LM secondo Brancaccio trascurava le relazioni dirette tra domanda di merci e prezzi ed ammetteva pertanto la possibilità che il sistema economico, lasciato a se stesso, rimanesse incagliato in uno stato di disoccupazione permanente. La soluzione del problema venne fornita da Patinkin il quale diede sostegno teorico all’idea che una prolungata caduta dei salari e dei prezzi potesse determinare almeno in linea di principio l’aumento di domanda necessario ad assorbire i disoccupati. Le conclusioni di Patinkin permisero dunque di ricacciare la disoccupazione keynesiana nel novero dei fenomeni transitori ed al limite trascurabili

 

 

 

 

 


11 ottobre 2010

La sintesi neoclassica : il modello IS-LM

Il modello costruito fu chiamato IS-LM e molti videro in esso uno strumento utile, sia per individuare le condizioni necessarie per raggiungere l’equilibrio di piena occupazione, sia per scoprire le cause della disoccupazione o dell’inflazione. Tale modello teneva in esplicita considerazione le tre fondamentali propensioni descritte da Keynes (consumo, investimento, liquidità). Esso risulta pienamente compatibile tanto con il principio della domanda effettiva, che individuava in una caduta degli investimenti la responsabilità della crisi, quanto con l’idea che il reddito (e non i prezzi) svolgesse la funzione di meccanismo di riequilibrio. La riformulazione delle tesi keynesiane mediante ipotesi più generali di quelle di Keynes e proprie degli schemi di equilibrio economico generale, consentiva anche d’inserire nell’analisi macroeconomica sviluppi analitici che, pur non presenti nell’opera di Keynes avrebbero arricchito e rafforzato la teoria della domanda effettiva. Tali sviluppi riguardavano tre parti dell’anali keynesiana :

·         La funzione del consumo

·         La domanda di moneta

·         La relazione tra livello di occupazione e livello dei prezzi

 

Per quanto riguarda la funzione del consumo Keynes aveva ipotizzato una funzione del consumo molto semplificata e stabile nella quale le scelte di consumo e di risparmio dipendevano unicamente dal reddito corrente. Le analisi successive misero in discussione la stabilità di questa funzione e conseguentemente l’esistenza stessa di una relazione di proporzionalità da reddito corrente e consumo corrente. Duesemberry aveva osservato che in molti casi, al variare del reddito, i consumatori non adeguavano istantaneamente il consumo, ma rimanevano legati allo standard di vita precedente. Questa tesi fu approfondita e si giunse alla conclusione che i soggetti, pur in presenza di variazioni del reddito, non avrebbero modificato le proprie abitudini di consumo fino a quando non mutava il gruppo sociale di riferimento. Viceversa, allorché l’incremento del reddito era sensibile ed il modello di consumo da imitare diventava quello della fascia sociale superiore, il consumo sarebbe aumentato. Tendenzialmente sarebbe risultato che nel lungo periodo veniva confermata la tesi di Keynes della proporzionalità tra consumo e reddito mentre nel breve veniva evidenziata una sorta di vischiosità che rendeva poco sensibili le variazioni del consumo alle variazioni del reddito.

 

 

Pochi anni dopo la tesi della scarsa reattività del consumo di breve periodo fu ripresa da Modigliani e Brumberg nella teoria del ciclo vitale. Secondo costoro gli individui, nel decidere la quota di reddito da consumare in ciascun momento della propria vita lavorativa, più che al reddito corrente facevano riferimento ad altre variabili rilevanti in un orizzonte temporale più ampio (la lunghezza della vita attesa, il rimanente numero di anni di lavoro, la probabilità di ricevere un reddito non da lavoro). Ciò posto ciascun individuo, in forza del principio dell’utilità marginale decrescente ed in un ottica di massimizzazione dell’utilità intertemporale, avrebbe fissato come obiettivo una distribuzione uniforme del consumo nel corso della propria vita, con la conseguenza che negli anni produttivi, presumibilmente quelli centrali, avrebbe avuto una elevata propensione al risparmio in modo da accedere al livello stabilito di consumo negli anni della vecchiaia.

Molto simile alla precedente nella tesi proposta nonché nell’intenzione che rimase quella di individuare le debolezze della relazione reddito corrente – consumo corrente fu la teoria di Friedman sul reddito permanente. Questo studioso riprese la distinzione tra motivazioni di lungo periodo e di breve periodo delle scelte di consumo e confermò l’ipotesi della instabilità nella funzione del consumo del breve periodo. Inoltre la portata teorica del moltiplicatore risultò ridimensionata a ragione del fatto che nell’analisi di Friedman il consumo non era più posto in diretta relazione al reddito corrente (a sua volta estremamente sensibile alle variazioni delle componenti autonome della domanda aggregata), bensì alla stima che ciascun soggetto effettuava del proprio reddito permanente.

 


28 settembre 2010

La crisi degli anni Settanta apre alla rivoluzione tecnologica

Il vigore dell’accumulazione del capitale nel corso degli anni ’50 e ’60 conduce all’ascesa della potenza di imprese gigantesche multi nazionalizzate ed in forte competizione sul mercato mondiale (in rapporto con il declino relativo del predominio internazionale degli Usa). Ciò si traduce nel sensibile aumento del tasso di accumulazione, di concentrazione industriale e di internazionalizzazione del capitale, ma conduce anche (in concomitanza con i fattori già citati) ad una riduzione della sua redditività : è il ritorno del fenomeno di sovraccumulazione del capitale, annunciatore di crisi. Questo processo assume rapidamente l’aspetto di una transnazionalizzazione delle imprese interessate e delle economie industrializzate. Da una parte queste economie sono attraversate da flussi di merci, servizi, capitali, uomini ed informazioni con un’apertura senza precedenti sul mercato mondiale. D’altra parte la logica di funzionamento dell’accumulazione del capitale supera le basi nazionali e le strategie delle grandi imprese vengono concepite fin dall’inizio come strategie mondiali.

 

 

Ne risulta una parziale industrializzazione di una parte del terzo mondo, frutto dell’espansione e della concorrenza delle imprese transnazionali che trapiantano in certi paesi le loro attività più banalizzate. Di qui una tendenza ad una nuova divisione internazionale tra industrie di punta ed industrie mature, parallelamente ad una forte gerarchizzazione e ad una perdita di coerenza dei sistemi produttivi nazionali. Questi si trovano esposti ad una concorrenza esasperata e rinnovata nel suo contenuto, concorrenza che giunge fino a mettere in questione la rigidità dell’organizzazione fordista della produzione. La contraddizione essenziale deriva qui dal fatto che questo processo di transnazionalizzazione rimette in discussione e destabilizza i complessi modi di regolazione la cui efficacia dipendeva sino ad allora dalla loro coerenza entro delle economie nazionali, tanto per quel che concerne il ruolo degli oligopoli stabilizzati, che per quanto concerne le forme specifiche del fordismo e delle politiche di regolazione congiunturale. Queste ultime non hanno effetto che nella misura in cui gli stati possono controllare dei flussi nazionali significativi. Abbiamo qui il secondo grande fattore esplicativo dell’inversione della congiuntura lunga.

Mentre il modo di accumulazione, efficace nel periodo di espansione lungo si trova minato dall’interno dalla forza crescente dei salariati, il suo stesso successo viene così a porre in questione il potente modo di regolazione sul quale si regge. La convergenza di questi due processi conduce ad una vera implosione dell’ordine produttivo senza che tuttavia si assista al crollo delle economie interessate. E la crisi può giocare pienamente il suo ruolo di laboratorio sociale ed economico sulla base di un profondo spostamento dei rapporti di forza tra lavoro e capitale e di conflitti economici di grande portata sul mercato mondiale. L’insieme di ciò che costituiva l’equilibrio dinamico del periodo precedente è che conteneva l’innovazione nei limiti del socialmente tollerabile, si trova profondamente messo in discussione. L’innovazione fondamentale può avere libero corso in tutti i campi, quale che ne sia il costo sociale : la modernizzazione industriale e il correlativo aumento della disoccupazione lo testimoniano. La disoccupazione è il prezzo da pagare da parte dei lavoratori e della società per questo tipo di modernizzazione.

La depressione lunga ritrova così la sua funzione classica, la posta che essa mette in gioco per il capitale è la stessa : elaborare e mettere in atto nuove basi tecniche ed industriali, economiche e sociali. La depressione dovrebbe poter dare alla luce (come alla fine dell’800 e come negli anni ’30) forme nuove di rapporto salariato tali da assicurare risultato economico e ripristino del controllo sulle forze di lavoro. Nello stesso tempo e correlativamente, essa dovrebbe poter pervenire a dare forma alle rivoluzioni tecnologiche che premono dall’inizio degli anni ’70 ed hanno considerevoli poste in gioco.

 


27 settembre 2010

Rosier : la crisi nasce da nuove lotte sociali

L’ordine produttivo affermatosi nel corso del lungo periodo di espansione successivo alla seconda guerra mondiale si basa su di un modo di accumulazione che si regge su di un sistema di oligopoli stabilizzati a livello nazionale, costituiti da imprese e gruppi industriali e finanziari giganti incamminati sulla via della multi nazionalizzazione e praticanti il fordismo. Quanto alle industrie motrici del periodo (chimiche, elettroniche, aereonautiche, automobilistiche), campi di attività delle imprese suddette, esse sono scaturite a loro volta dagli sconvolgimenti della grande crisi e della seconda guerra mondiale che fu un fantastico laboratorio tecnologico. Su questa base tecnica le grandi imprese danno forma ad un determinato tipo di sviluppo fortemente caratterizzato in senso sociale tanto dal punto di vista delle modalità della produzione che da quelle del consumo e dell’utilizzazione dello spazio (concentrazione urbana, esodo rurale). La loro attività si iscrive in una divisione specifica del lavoro su scala mondiale tra il centro industrializzato dell’economia-mondo e la sua periferia sottosviluppata. Infine, l’insieme del sistema si presenta fortemente regolato tanto dalle strutture economiche quanto dalle politiche economiche che abbiamo descritto. Ma la sua operatività dipende da un determinato equilibrio tecnologico (intorno ad un determinato paradigma tecnico-economico nel senso di Freeman), da un determinato equilibrio economico (oligopoli stabilizzati nel senso di Baran e Sweezy, oppure fordismo nel senso di Aglietta) e soprattutto da un determinato equilibrio sociale (patto tra capitale e lavoro nel senso di Bowles, Gordon e Weisskopf). Tutti questi equilibri devono contenere ed imbrigliare le innovazioni e soprattutto quelle de stabilizzatrici nei limiti di ciò che è socialmente tollerabile. La crisi degli anni ’70 è interpretabile come una nuova depressione lunga che sopravviene dopo un periodo di espansione durato più di 25 anni. Ed è proprio il successo dell’accumulazione del capitale nel corso di questo periodo che produce l’emergere di nuove contraddizioni che finiscono per avere ragione dell’ordine produttivo esistente in quel momento (processo dialettico) : una sensibile riduzione della profittabilità del capitale ne è il segno annunciatore.

È il modo di accumulazione del capitale a trovarsi minato da un fascio convergente di fenomeni. L’ascesa a partire dal 1966-1969 di lotte sociali originali che prendono di mira le forme stesse del lavoro industriale (organizzazione fordista) apre una vera e propria crisi del lavoro. Ora quest’ultima, dopo una lunga tregua scaturita dal compromesso storico del New Deal mette di nuovo in piena luce quest’aspetto della contraddizione del rapporto di lavoro salariale. Nello stesso tempo essa viene a costituire, attraverso la flessione degli incrementi di produttività e gli aumenti salariali che comporta, uno dei fattori fondamentali che concorrono a deprimere la profittabilità del capitale. Gli effetti di questi fenomeni si trovano rafforzati dai limiti posti all’espansione delle attività capitalistiche da una parte dall’espansione delle attività non lucrative (salute, istruzione, edilizia popolare) e dunque anche dei lavoratori improduttivi e dall’altra parte l’espansione dei servizi nel consumo delle famiglie, laddove i servizi sono prodotti mediante procedimenti dotati di incrementi di produttività inferiori alla media. Ne risulta una forte espansione dei costi socializzati della crescita ed un deciso spostamento della domanda verso consumi collettivi il cui costo relativo tende ad aumentare.

 

 

Ben più di un esaurimento di un regime di accumulazione su basi sostanzialmente tecniche o di limiti incontrati dall’espansione delle attività produttive su basi economiche, si tratta dell’aumento di contraddizioni nuove su base sociale : la modificazione graduale del rapporto di forza a favore dei salariati nel corso degli anni ’60 destabilizza l’equilibrio sociale sul quale si regge l’ordine produttivo di allora. Questo fenomeno costituisce un primo grande fattore esplicativo dell’inversione della congiuntura lunga e presenta il vantaggio di integrare differenti elementi esplicativi correttamente enunciati da una serie di autori. Tali elementi ne costituiscono al tempo stesso una manifestazione ed un effetto : la crisi del lavoro ed il crollo del patto tra capitale del lavoro, una tendenza allo spostamento a vantaggio dei salariati del tasso di ripartizione tra profitto e salari e l’aumento dei costi collettivi socializzati della crescita. Questi due ultimi fenomeni sono il frutto della pressione efficace dei salariati. L’insieme concorre a spiegare il fenomeno direttamente osservabile, e cioè la pericolosa caduta della redditività del capitale.

 


24 settembre 2010

Rosier : le grandi crisi come mutazioni delle forme dell'ordine produttivo

Le forme che caratterizzano un ordine produttivo sono operanti nella misura in cui permettono lo svolgimento di un periodo lungo di accumulazione, ma lo studio della fase contemporanea mostra che il successo stesso di queste forme che tende a metterle progressivamente in discussione, suscitando l’apparizione di nuove contraddizioni. Sono queste ultime, quando una di esse raggiunge il parossismo, rendendo aleatorio il prelievo del surplus, a provocare l’inversione lunga della congiuntura.

 

 

Su questa base si possono interpretare le depressioni lunghe, o grandi crisi, come crisi di mutazione delle forme che, specificando un ordine produttivo, hanno consentito la fase di espansione. Affinchè il sistema possa perdurare, queste forme devono cambiare. La depressione lunga diventa di conseguenza fase di genesi di forme nuove. E si vede che ogni fase del movimento (espansione e depressione) produce dialetticamente la successiva. Tali forme nuove devono essere suscettibili di organizzarsi in un nuovo ordine produttivo coerente, capace di superare per una fase le nuove contraddizioni e di conseguenza di instaurare nuovi mezzi atti ad estrarre durevolmente un surplus economico sufficiente. Questa è la funzione svolta di fatto dalle depressioni lunghe, quale si ricava dall’analisi. Non vi è però nessuna necessità che questa ricerca vada a buon fine ed in particolare non ve ne è nessuna strutturale.

L’analisi dei ritmi lunghi rifiuta di conseguenza qualsiasi idea di meccanicismo. Ciò significa in particolare che la fuoriuscita da una depressione lunga non è necessariamente nel sistema. Essa potrebbe anche dare luogo ad un cambiamento di sistema, all’innesco di una transizione fuori dal capitalismo. Il ritmo lungo storicamente osservato diventa alternanza di operatività di certe forme, rimessa in discussione e produzione di forme nuove.

 


23 settembre 2010

Nuovi modi di regolazione internazionale dei flussi economici

Nel 1800 e fino alla crisi del 1929 (capitalismo concorrenziale) la regolazione in intenzionale dei flussi economici avveniva attraverso il gioco del tasso di profitto, il cui livello suscita spostamenti di capitali tra i settori) e quello delle crisi classiche. Ma queste ultime possono esercitare un luogo regolatore, tenuto conto del loro grande costo sociale, solo se gli Stati intervengono :

·         Per mantenere l’ordine contro le rivolte popolari provocate dalla disoccupazione e dalla miseria operaia che accompagnano queste crisi

·         Per prendersi carico di numerose infrastrutture collettive necessarie all’espansione industriale

·         Per estendere aprire e proteggere i mercati (politica coloniale, accordi commerciali, protezionismo)

Dalla grande crisi degli anni ’30 emerge un modo di regolazione molto più complesso,questa volta in larga misura intenzionale e che tenda ad eliminare le crisi nella loro forma classica così come le tensioni sociali troppo forti dato che il loro costo economico e sociale diventa insopportabile e costituisce un grosso fattore di rischio per il sistema stesso. Ancora una volta gioca una combinazione di effetti già menzionati :

a.       Al livello del modo di accumulazione del capitale. Si tratta della strutturazione dell’industria in oligopoli stabilizzati, forma regolatrice per natura. Si tratta anche del fordismo, una nuova forma di articolazione tra organizzazione del lavoro, salario e consumo. Si tratta ancora delle forme date al rapporto di lavoro salariato dalla divisione tecnica del lavoro della quale un certo numero di autori ha evidenziato il ruolo di controllo sociale.

b.      Al livello del tipo di crescita, un potente effetto di regolazione e di integrazione sociale è esercitato dall’articolazione tra modo di lavoro (universo della produttività) e modo di vita (universo del consumismo). In ciò che concerne infine il modo di organizzazione delle relazioni internazionali ed il sistema monetario internazionale, un effetto regolatore sarà esercitato dal sistema di Bretton Woods.

Ma a questi effetti della struttura stessa del sistema economico nelle sue forma particolari vengono ad aggiungersi ed a combinarsi gli effetti regolatori intenzionali degli interventi degli stati. La novità non è l’intervento in se stesso che è congenito al sistema, ma la sua ampiezza, il suo carattere sistematico, il fatto che si serva di strumenti di analisi perfezionati (contabilità nazionale, modelli macroeconomici) e questo specialmente in due campi e cioè quello delle nuove politiche economiche di ispirazione keynesiana concepite per regolare la congiuntura utilizzando le spese pubbliche in senso anticiclico, e poi quelle delle politiche sociali, oggetto delle quali è un accollamento alla collettività di una larga parte del costo della gestione globale delle forze di lavoro (sicurezza sociale, assegni familiari, indennità di disoccupazione, formazione professionale).

 


14 settembre 2010

La scuola della regolazione e gli economisti radicali sulla stagflazione

Come ogni periodo di crisi prolungata, quella degli anni’70 ha dato luogo ad interpretazioni che non sono più solo aggiornamenti di teorie stabilite, ma approcci che sfuggono all’inquadramento.

 

 

Si tratta ad es. :

a.      La scuola della regolazione. Si tratta di un gruppo di economisti francesi di ispirazione marxista e neoricardiana (Aglietta, Lipietz etc.) che si sono dedicati allo studio della crisi prendendo le mosse da un analisi storica comparata che sfocia in proposte di periodizzazione del capitalismo. A questo fine si è cercato di individuare e definire diversi regimi di accumulazione che, funzionando sulla base di forme istituzionali specifiche e di certi modelli di regolazione, si sarebbero storicamente succeduti dopo episodi più o meno lunghi di grande crisi. Un regime di accumulazione designa l’insieme di regolarità che assicurano un avanzamento generale e relativamente coerente dell’accumulazione del capitale. Queste regolarità concernono le regole che presiedono alla messa in atto della produzione della sua realizzazione attraverso la distribuzione ed il consumo (organizzazione della produzione, divisione del valore aggiunto, composizione della domanda sociale). Mentre la maggior parte dei regolazionisti distingue tra accumulazione estensiva fino alla seconda guerra mondiale e poi accumulazione intensiva, per R. Boyer vi sarebbero stati prima di giungere alla grande crisi degli anni ’70 tre successivi regimi di accumulazione. Il primo è l’accumulazione a dominante estensiva di fine 1800 inizio 1900, fondata sulla cooperazione semplice nel lavoro, modesti incrementi di produttività ed il ruolo trainante della formazione del capitale (i salariati vivono essenzialmente di beni prodotti fuori dalla sfera del capitalismo). Il secondo regime è l’accumulazione intensiva senza consumo di massa fondata sul taylorismo e forti incrementi di produttività con la diffusione del consumo di beni manufatti, ma preponderanza dell’investimento. Per questa corrente la formazione negli Usa di un tale regime ibrido (produzione di massa senza consumo di massa) si trova all’origine della grande crisi del 1929. Ma si può veramente parlare di regime di accumulazione quando regolarità e coerenza sono assenti ? Il terzo regime è l’accumulazione intensiva con consumo di massa fondata sul fordismo, con elevati incrementi di produttività, contrattazione dei redditi salariali, dinamica simultanea del consumo e dell’investimento, internazionalizzazione del capitale. Questa ricerca di periodizzazione di modi necessariamente mutevoli della produzione della sua realizzazione e di grande interesse. Storicamente infatti la produzione è stata orientata per l’essenziale verso l’estensione dei mezzi di produzione e poi caratterizzata da una crescita graduale della produzione dei beni di consumo di provenienza industriale. Tuttavia la questione degli incrementi di produttività dovrebbe essere più sfumata : dalle origini del capitalismo industriale, l’accumulazione del capitale è legata all’innovazione tecnica in vista dell’accrescimento della produttività del lavoro. L’innalzamento della produttività in particolare del 1900 include con la messa in atto del taylorismo e dell’organizzazione fordista del lavoro,  una forte tendenza all’intensificazione di quest’ultimo. Tra gli elementi indispensabili al funzionamento stesso di un regime di accumulazione, le forme istituzionali rappresentano gli aspetti di determinati rapporti sociali. Esse sono le forme monetarie, l’organizzazione del lavoro, le forme della concorrenza, i modi di partecipazione al regime internazionale ed infine le forme dell’intervento dello stato. Quanto al modo di regolazione, questo opererebbe proprio attraverso il gioco delle forme istituzionali allo scopo di riprodurre i rapporti sociali fondamentali, di sostenere e di dare il regime di accumulazione vigente e di assicurare la compatibilità dinamica dell’insieme delle decisioni decentrate. Il funzionamento dei regimi di accumulazione produce la crescita lunga quando le forme istituzionali corrispondenti pervengono a regolare, a canalizzare e guidare per grandi linee l’accumulazione, in modo tale che siano attenuati gli squilibri e le contraddizioni anteriori fino a che il loro stesso successo non faccia emergere nuovi limiti al perseguimento dell’accumulazione. Da qui le rotture di conflitti associati ad una crisi che designa allora più di un semplice ritorno congiunturale e la successione storica di regimi di accumulazione funzionanti per una fase ed all’opposto di grandi crisi. Per spiegare la crisi degli anni ’70 (così come quella del ’29 e la grande depressione di fine ‘800) i regolazionisti utilizzano la nozione di grande crisi. Una tale crisi nasce sia da un modo di regolazione diventato impotente di fronte a concatenazioni congiunturali sfavorevoli, con la conseguenza di destabilizzare il regime di accumulazione, sia dal fatto che le forme istituzionali che condizionano il regime di accumulazione hanno raggiunto i propri limiti, il che agisce di rimando sulla regolazione. Per la scuola regolazioni sta la crisi degli anni ’70 deriva dall’esaurimento del regime di accumulazione intensivo con consumo di massa, a sua volta collegato alla rimessa in discussione o all’esaurimento dell’efficacia delle forme istituzionali che sono alla base del regime di accumulazione e del sistema di regolazione monopolistica. Si tratta essenzialmente di una crisi del fordismo nelle sue diverse dimensioni (lavoro e produttività, standard di consumo, costi collettivi della crescita). Il lavoro di tipo fordista è in crisi per l’effetto di lotte operaie che contestano l’organizzazione del lavoro e conducono al successo di rivendicazioni sociali non compensate da un’accelerazione della produttività. Ma se l’esaurimento degli incrementi di produttività deriva dalla crisi del lavoro (causa sociale) esso è anche il risultato di uno squilibrio di catena e della produttività negativa derivante dalla rigidità dell’organizzazione fordista della produzione di fronte ad una variazione rapida della domanda che esige al contrario la flessibilità (causa tecnica). Quanto agli standard di consumo questi sperimentano anch’essi un esaurimento quanto meno relativo, derivante soprattutto dall’aumento della quota dei servizi (settore nel quale gli incrementi della produttività sono inferiori alla media) nel consumo delle famiglie con il corollario dello sviluppo del lavoro improduttivo e del suo costo. Appaiono anche dei limiti all’estensione delle regolamentazioni e della spesa pubblica che socializzano una frazione crescente dei costi collettivi associati al modo di vita industriale ed urbano ed alla gestione globale della forza-lavoro. Giocano parallelamente anche la destabilizzazione delle forme anteriori della concorrenza per effetto dell’invecchiamento delle industrie di base, della  maturazione della domanda dei prodotti durevoli e dello sviluppo di nuove industrie. C’è inoltre il progressivo deterioramento della gerarchia che stabilizzava le relazioni internazionali intorno al ruolo egemonico dell’economia americana e del dollaro, dal momento in cui quest’egemonia si indebolisce. Si trovano allora coniugate due crisi, una interna alle economie nazionali ed una internazionale. Si sarebbe dunque costituito all’interno della crisi degli anni ’70 un regime di accumulazione ibrida, un’accumulazione a dominante estensiva con consumo di massa, caratterizzata in modo particolare dall’esaurimento delle risorse anteriori di produttività, da una rimessa in discussione dell’istituzionalizzazione della distribuzione dei redditi, da una rottura della regolarità della domanda e da una ricomposizione delle relazioni economiche internazionali. Ma ancora una volta non vi è contraddizione nel designare come regie di accumulazione un tale stato dal momento che regolarità e coerenza vi fanno difetto ? Questa nuova corrente di analisi nata dalla crisi ha il merito non indifferente di proporre non un’alternativa teorica globale, ma un approccio nuovo che, con il suo collocarsi in prospettiva storica e tenendo conto di determinate dimensioni sociali, contribuisce felicemente a rompere con il gretto economicismo dominante (tanto tra i liberisti quanto tra i marxisti). I limiti di questo approccio sono di ordine diverso : la nozione centrale di regime di accumulazione non è ben distinta da quella del modo di regolazione. Inoltre la presenza di regimi ibridi evidenzia il limite interno al concetto di regime di accumulazione. Quanto al processo di esaurimento del regime fordista non si riesce a metterne in evidenza la dimensione tecnica. Inoltre lo squilibramento della catena concerne in realtà l’apparizione di punti di conflitto e dunque non è che un aspetto dell’insieme dei costi straordinari che derivano dalla resistenza operaia al lavoro alla catena, dunque della crisi del lavoro, fenomeno sociale. Quanto alla rigidità dell’organizzazione fordista essa in realtà il prodotto di una intensa recrudescenza di una concorrenza ormai transnazionalizzata che tende ad esasperare le differenziazioni di prodotto. Lo spazio di analisi dei regolazionisti sembra ancora troppo centrato sul quadro nazionale non prendendo veramente in considerazione la logica transnazionale che si sviluppa alla fine degli anni ’60 : stiamo parlando dell’economia-mondo occidentale. Quanto allo spazio teorico esso resta ancora troppo economico non permettendo di spiegare tutta la complessità della dinamica economica, in particolare del processo dell’innovazione.

b.      Gli economisti radicali. In un’opera del 1983 (Beyond the waste land) Bowles, Gordon e Weisskopf, la caratteristica essenziale del periodo favorevole del dopoguerra è quello che essi chiamano il sistema della grande impresa che per loro si basa su tre fondamenti ognuno dei quali raggruppa uno specifico insieme di relazioni di potere istituzionalizzate. Il primo fondamento è la pax americana che regola le relazioni di scambio tra il capitale americano ed i suoi fornitori o concorrenti esteri grazie ad una potente macchina politica, economica e militare che detta legge su di una vasta parte del mondo. Il secondo fondamento è un accordo tra capitale e lavoro che mette in atto un nuovo sistema di relazioni strutturato tra le grandi imprese e una larga frazione dei lavoratori americani disciplinati per mezzo di contratti collettivi negoziati con le grandi organizzazioni sindacali istituzionalizzate. Questo sistema prevede in particolare un aumento regolare dei salari come contropartita di un riconoscimento della legittimità delle prerogative delle direzioni in tutte le grandi scelte economiche che le imprese affrontano. Il terzo fondamento è un patto tra cittadini e capitale che regola il conflitto persistente tra le rivendicazioni popolari relative alle responsabilità sociali delle grandi imprese e la pura logica della profittabilità che anima queste ultime. Il patto conduce ad un allargamento del ruolo dello stato specialmente per sostenere e regolare l’attività economica e per limitare i costi sociali della crescita. L’erosione progressiva del sistema della grande impresa avrebbe portato l’economia americana alla crisi, attraverso il declino della redditività del capitale a partire dal 1965 ed in seguito al relativo declino economico degli Usa. Tale erosione è dovuta all’apparizione di conflitti in ognuna delle tre dimensioni fondanti, a causa del rifiuto crescente da parte degli altri popoli e di lavoratori e cittadini americani di piegarsi alla subordinazione che la struttura del sistema pretende. Da ciò deriva il declino della dominazione internazionale degli Usa, legato alla competitività americana nei confronti dei concorrenti, il crollo del patto tra capitale e lavoro, dovuto alla crescente disuguaglianza dei redditi e della disoccupazione, mentre nello stesso tempo il contenuto del lavoro era contestato da nuove generazioni di lavoratori. L’erosione del potere dei dirigenti d’azienda comincia a ridurre la loro capacità di comprimere i salari e di accrescere l’intensità di lavoro, da cui deriva un abbassamento della produttività del lavoro e della redditività del capitale. La rimessa in causa della logica del profitto è stata il prodotto di diversi movimento sociali (consumatori, ecologisti, pacifisti), le cui campagne sulla questione della salute, della sicurezza e dell’inquinamento hanno comportato l’aumento dei costi delle risorse naturali e dell’energia. Ad es. il movimento antinucleare è riuscito a costringere l’industria nucleare ad assumersi il costo della sua nocività trasformando poco a poco questa industria in un’attività poco profittevole. Così questi tre autori analizzano la crisi attraverso lo studio della coerenza generale delle istituzioni e dei rapporti sociali del capitalismo americano e della sua progressiva messa in discussione attraverso il suo stesso successo. Essi iscrivono la loro analisi della crisi degli anni ’70 nel quadro più vasto dei ritmi lunghi.

 


13 settembre 2010

Boccara e Gordon sulla crisi degli anni Settanta

L’inversione congiunturale degli anni ’70 che apre un lungo periodo di depressione ha ridato una grande attualità all’analisi in termini di onde lunghe.  I lavori e i dibattiti contemporanei sulle onde lunghe sono di natura molto diversa. Alcune ricerche induttive riprendono il lavoro intrapreso da Kondratiev di messa in evidenza dei cicli lunghi a partire da trattamenti statistici. All’opposto la maggior parte dei lavori a carattere deduttivo, che partono dall’ipotesi dell’esistenza dei movimenti lunghi, si preoccupano essenzialmente di cercarne una spiegazione e dunque di costruire uno schema esplicativo. Alcuni lavori hanno una forte impostazione schumpeteriana e mettono l’accetto sulle innovazioni tecniche (Mensch, Freeman). Altri si ricollegano maggiormente ai fattori sociali ed istituzionali (Mandel, Perez, Bowles, Gordon, Weisskopf).

 

 

C’è poi la scuola del capitalismo monopolistico di Stato che ha prodotto un’analisi molto controversa delle relazioni tra lo Stato ed il grande capitale, relazioni considerate come una vera e propria fusione. La sua analisi della crisi contemporanea si iscrive nel quadro dei ritmi lunghi soprattutto con Paul Boccara. A differenza degli economisti liberali che privilegiano in modo eccessivo i fattori esterni, questi ultimi autori ritengono che le cause della crisi siano soprattutto interne e rivolgono la loro attenzione essenzialmente alla crisi francese. Per questi autori la fonte della crisi va vista in un processo di sovra accumulazione del capitale (accumulazione eccessiva in rapporto alle capacità di profittabilità normale del capitale investito) e si osserva effettivamente in particolare negli Usa alla fine degli anni ’60 con una flessione della profittabilità del capitale mentre sale il tasso d’investimento. Vi è dunque una trasposizione dello schema teorico originariamente elaborato da Marx per spiegare i cicli classici nell’analisi del ciclo lungo. In questo caso però questa tendenza ad una sovraccumulazione relativamente durevole deriverebbe da una sostituzione del capitale al lavoro durante il periodo di espansione lunga. Di qui l’eccesso del capitale tecnico accumulato rispetto al profitto autorizzato. Questa situazione implicherebbe per Fontvieille delle trasformazioni strutturali consistenti nell’elaborazione di nuove tecniche atte a ridurre la spesa di capitale per unità prodotta e ad aumentare il tasso di salario per rilanciare infine la domanda e il tasso di profitto, con la mediazione dell’incremento della produttività del lavoro. Se il processo di sovraccumulazione del capitale può aiutare a capire l’inversione lunga della congiuntura (vi è allora coincidenza tra l’inversione del ciclo classico e quella del ciclo lungo) esso non spiega come possano verificarsi e perpetuarsi dei periodi così lunghi di sovra accumulazione (quando la depressione lunga contiene dei cicli classici) così come non spiega il ruolo e la portata delle fluttuazioni lunghe di cui i teorici del capitalismo monopolistico di stato non sembrano veramente percepire il carattere specifico e la complessità.

 

Gli economisti radicali Bowles, Gordon, Weisskopf iscrivono la loro analisi della crisi nel quadro più generale dei ritmi lunghi. Gordon in particolare ragiona in termini di tappe dell’accumulazione di capitale. Queste grandi tappe avrebbero il loro fondamento in basi istituzionali specifiche come il sistema della grande impresa dopo la seconda guerra mondiale. La loro efficacia permetterebbe per qualche tempo l’accumulazione del capitale e stimolerebbe l’espansione intorno a grandi infrastrutture economiche ed organizzative. Questo complesso istituzionale è molto vasto e include le strutture industriali, la concorrenza, la posizione del lavoro ed il ruolo dei sindacati non che la natura dei rapporti politici internazionali. Esso sarebbe efficace nel corso di una fase prolungata di espansione prima di vedersi rimesso in discussione dall’apparizione di contraddizioni date che comportano una prolungata inversione della congiuntura e l’apertura di una crisi universale. Quest’ultima espressione ha un duplice significato : la crisi ignora le frontiere nazionali ed i suoi effetti non sono confinati al campo economico in senso stretto, ma intuiscono su tutte le dimensioni della vita quotidiana. La crisi imporrebbe l’elaborazione di nuove basi istituzionali


sfoglia     settembre        novembre
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom