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9 marzo 2011

Primo Levi : Kant, il capitale e il lager

Con la assurda precisione a cui avremmo più tardi dovuto abituarci, i tedeschi fecero l’appello.

Alla fine “Wieviel Stuck ?”domandò il maresciallo. E il caporale salutò di scatto e rispose che i pezzi erano 650, e che tutto era in ordine. Allora ci caricarono sui torpedoni e ci portarono alla stazione di Carpi. Qui ci attendeva il treno e la scorta per il viaggio.

Qui ricevemmo i primi colpi. E la cosa fu così nuova ed insensata che non provammo dolore, né nel corpo, né nell’anima. Soltanto uno stupore profondo : come si può percuotere un uomo senza collera ? (Primo Levi)

 

Come si può percuotere un uomo senza collera ?

E’ molto semplice. Quegli uomini non stavano percuotendo un uomo. Potremmo dire che stavano percuotendo degli oggetti. E perciò insistere sulla reificazione delle persone, su di una sorta di materialismo che non riconosce le persone, sulla manipolabilità degli altri soggetti. Una strada già battuta. Io vorrei seguire invece un’altra strada, anch’essa già battuta, ma non sino in fondo, dalla Hannah Arendt che seguiva il processo Eichmann.

Quegli uomini non stavano percuotendo delle persone. Stavano eseguendo un ordine.

La loro non era un’azione, ma una meta-azione. Essi non seguono una regola, ma una meta-regola.

E qui bisogna risalire ad un principio fondamentale, che è stato portato a compimento da Kant, ma che è in nuce in tutta la grande filosofia occidentale : lo chiameremo il formalismo nell’etica.

Perché Socrate non accetta di scappare ? Perché deve rispettare la legge ateniese.

Perché rispettare la regola del seguire la regola è più importante di discutere quale questa regola sia. Kant con il dovere per il dovere porta a compimento questa tendenza. Il “Tu devi” è il principio (per molti versi condivisibile) per cui bisogna applicare la regola vigente (e presumibilmente condivisa), altrimenti non ci sarebbe la ragionevole speranza di applicare la regola che si ritiene giusta, una volta che questa sia elevata a regola vigente.

Pacta sunt servanda” è un’altra versione della stesso principio meta-etico e meta-giuridico.

Però questa priorità della meta-regola rispetto alle regole di contenuto ha un risvolto diabolico che ci porta a dubitare massimamente di essa. Tale risvolto è esemplificato dal brano di Primo Levi. Perciò la meta-regola può essere applicata solo quando si sono individuate le regole che attengono al contenuto. Non ci può essere un momento intermedio dove si dice “Abbiamo una morale sostanziale provvisoria che non è del tutto plausibile, ma che nel frattempo dobbiamo rispettare altrimenti finiremo nell’arbitrio, giacchè è necessario rispettare la meta-regola”. Questo momento è già l’arbitrio, nonostante il rispetto della meta-regola.

C’è poi una concretizzazione storica frequente di questo principio che avvalora il sospetto sulla sua natura fittizia e perciò ideologica. Con la morale provvisoria permanentemente adottata, le classi dominanti hanno sempre legittimato il loro imperio sulle classi dominate. La ribellione contro l’ordine costituito è stata sempre censurata, proprio perchè si realizza con la violazione delle meta-regole e perciò prepara un orizzonte di assoluta anarchia. Anche l’etica del lavoro (basata su di una variante del pacta sunt servanda) statuisce il principio che , quale che sia il lavoro, esso deve essere fatto. Fa niente che si tratta di costruire armi, fa niente che si vendano prodotti in barba alla volontà dell’acquirente, fa niente che si sfruttano i lavoratori, fa niente che si versano liquami tossici in luoghi di pubblico interesse. It’s my job.

Non c’è differenza sostanziale tra il dominio capitalistico sul lavoro, il formalismo etico e il lager. Il primo è una applicazione del secondo ed il terzo una semplice iperbole delle prime due. Ma la struttura fondamentale è isomorfa.

La reificazione dell’altro non è tanto conseguenza del razionalismo o del materialismo, ma del fatto che un ordine di un terzo (che ci domina) ci consente di non guardare al nostro prossimo. L’ordine è come un’ intercapedine tra l’uomo e l’altro uomo. Così come il capitale, dominandoci, ci rende concorrenti degli altri lavoratori e pur mettendoci insieme, ci rende più fortemente delle isole.

La logica burocratica è una variante di questo atteggiamento. La procedura è lo strumento con cui dichiariamo la nostra sottomissione all’istituzione nella quale siamo incastonati come una vite in un meccanismo. Il nostro interlocutore non è il cittadino o l’utente, ma sempre il nostro superiore gerarchico. L’ingresso di criteri aziendali nella pubblica amministrazione è solo un cambio di strumento, ma non una trasformazione dei fini dell’istituzione, la quale non si deve rivolgere al cittadini, ma deve vendere un prodotto, deve rispettare un budget, un budget del quale il nostro interlocutore umano è un appendice a volte fastidiosa, ma di cui non ci curiamo. E’ la sponda di una carambola, dove la buca è il raggiungimento del target.

E’ per questo che si può percuotere un uomo senza collera. I mafiosi dicono “Non ce l’abbiamo con te. Si tratta di affari”. Non scherzano.

 


21 giugno 2008

Primo Levi : l'alba come dissoluzione

L'alba ci colse come un tradimento; come se il nuovo sole si associasse agli uomini nella deliberazione di distruggerci. I diversi sentimenti che si agitavano in noi, di consapevole accettazione, di ribellione senza sbocchi, di religioso abbandono, di paura, di disperazione, confluivano ormai, dopo la notte insonne, in una collettiva incontrollata follia. 




Il tempo di meditare, il tempo di stabilire erano conchiusi, ed ogni moto di ragione si sciolse nel tumulto senza vincoli, su cui, dolorosi come colpi di spada, emergevano in un lampo i ricordi buoni delle nostre case.
Molte cose furono allora fra noi dette e fatte; ma di queste è bene che non resti memoria.

(Primo Levi)


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19 giugno 2008

Primo Levi : la quotidianità eternata

Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero il bagaglio, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto ? Se dovessero uccidervi domani con il vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare ?

(Primo Levi)




Oggi il Parlamento Europeo ha votato una delibera che prevede la detenzione nei centri di permanenza temporanea e l'allontamento coercitivo anche per i minori clandestinamente immigrati.
E questo perchè ci si sente insicuri. E quando si starà certemente male che faremo ? I bambini li squarteremo e ce li mangeremo ?
Oh sì, ci ricorderemo di questo giorno. Quando i nostri concittadini che hanno caldeggiato tutto questo saranno umiliati, come furono umiliati gli italiani alla fine della seconda guerra mondiale.


30 maggio 2008

Primo Levi : estetica ed etica

Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza comeogni passione ed ogni collera siano ormai spente, e come l'atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da poter accompagnarsi a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere. Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine e, ove lo si desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sè l'odio o l'arbitrio, ma la necessità e la giustizia e, insieme con la punizione,il perdono.
Ma a noi questo non fu concesso, perchè eravamo troppi, ed il tempo era poco, e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venir perdonati ? Il commissario italiano dispose dunque che tutti i servizi continuassero a funzionare sino all'annunzio definitivo ; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvèes di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero lezione a sera, come ogni giorno.
Ma ai bambini quella sera non fu assegnato compito.



L'ultima frase di questo brano è l'estetico che è forse semplicemente l'etica che non sbraca, che ha pudore di rivelarsi. E questo suo pudore è la bellezza.


26 gennaio 2008

Primo Levi : un doloroso retaggio

Nella baracca  A abitava il vecchio Gattegno, con la moglie e i molti figli e i nipoti e i generi e le nuore operose. Tutti gli uomini erano falegnami; venivano da Tripoli, attraverso molti e lunghi viaggi e sempre avevano portati con sè gli strumenti del mestiere, e la batteria da cucina, e le fisarmoniche e il vilolino petr suonare e ballare dopo la giornata di lavoro, perchè erano gente lieta e pia. Le loro donne furono le prime tra tutte a sbrigare i preparativi per il viaggio, silenziose e rapide, affinchè avanzasse tempo per il lutto; e quando tutto fu pronto, le focacce cotte, i fagotti legati, allora si scalzarono, si sciolsero i capelli, e disposero la suolo le candele funebri, e le accesero secondo il costume dei padri, e sedettero a terra a cerchio per la lamentazione, e tutta notte pregarono e piansero. Noi sostammo numerosi davanti alla loro porta e ci discese nell'anima, nuovo per noi, il dolore antico del popolo che non ha terra, il dolore senza speranza dell'esodo ogni secolo rinnovato.

(Primo Levi)


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24 gennaio 2008

Stili di congedo

Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini e fecero i bagagli, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli e i cuscini e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto ? Se dovessero uccidervi domani con il vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare ?

(Primo Levi)




Si dice spesso che bisogna vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo. Ma come vivremmo il nostro ultimo giorno ? Sperando che non sia l'ultimo.


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23 gennaio 2008

Mettere pace alla coscienza

Alcuni pochi si erano consegnati spontaneamente, o perchè ridotti alla disperazione dalla vita randagia, o perchè privi di mezzi, o per non separarsi da un congiunto catturato, o anche, assurdamente, per "mettersi in ordine con la legge".

(Primo Levi)

Anche Claudio Miccoli, cugino di un  mio caro e simpatico amico, andò verso la morte, sprangato dai fascisti a Piazza Sannazzaro, perchè voleva chiarire l'equivoco

Quante volte la nostra ansia di chiarire, la nostra ansia di mettere pace alla nostra coscienza, ci fa danno perchè costringe altri a scoprire la loro, di coscienza. Di questo essi non ci perdoneranno mai.

 


17 gennaio 2008

Da Primo Levi : l'impreparazione e la buona volontà

Mancavano i contatti, le armi, i quattrini e l'esperienza per procurarseli; mancavano gli uomini capaci, ed eravamo invece sommersi da un diluvio di gente squalificata, in buona ed in mala fede, che arrivava lassù dalla pianura in cerca di un'organizzazione inesistente, di quadri, di armi, o anche solo di protezione, di un nascondiglio, di un fuoco, di un paio di scarpe.



(Primo Levi)


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28 dicembre 2007

Securitate (dedicato a Veltroni e Amato)

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che "ogni straniero è nemico". per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. 



Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza : finchè la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

(Primo Levi)


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14 dicembre 2007

Se questo è un uomo : il volto

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace

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che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o un no.


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