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20 marzo 2011

Mazzetti : il presente come storia

Se si riconosce che la capacità di produrre le cose come merci e di praticare il rapporto di scambio non è affatto un dato originario, bensì è una conquista storica, ed in quanto tale è una conquista storica, ed in quanto tale rappresenta l’elaborazione di una forza produttiva sociale, è allora aperta anche la via per comprendere come e perché la conquista di una comunità più ampia possa a sua volta concretizzarsi nell’acquisizione di una nuova forza produttiva sociale ed in un nuovo sviluppo. Ed infatti, se non c’è alcun dubbio che attraverso l’elaborazione della capacità di procedere a forme sempre più sviluppate di scambio, gli uomini hanno imparato a produrre la loro vita in un modo che sarebbe risultato inimmaginabile per i loro antenati.

 

 

Se è certo che, senza questo specifico passaggio storico, concomitante all’affermarsi della borghesia come classe dominante, le capacità produttive dei singoli non avrebbero mai potuto essere staccate dagli specifici individui che ne erano portatori per essere poste come forze oggettive appropriabili da tutti. Tuttavia viene spontaneo domandarsi anche se la conquista della capacità di agire come proprietari privati rappresenti il definitivo passaggio ad una compiuta umanità degli esseri umani. E con tale domanda compare il bisogno di verificare se la liberazione dell’individuo dalle limitazioni che hanno contraddistinto la sua attività nel periodo in cui dominavano i rapporti di dipendenza personale si risolva nella liberazione da tutte le limitazioni. In altri termini prende corpo l’esigenza di valutare se il riconoscere che il presente è il risultato di una storia non implichi la conseguente spinta a trattare necessariamente il presente stesso come parte di tale storia.


13 marzo 2011

Mazzetti : il denaro è il padre dell'individuo

E’ vero che, per Marx, nel rapporto sviluppato di scambio, gli individui alienano se stessi, ma ciò va inteso in termini ben diversi rispetto al modo idealistico-romantico in cui i critici in questione lo interpretano. Si tratta infatti di una alienazione che, sul piano storico, è positiva e necessaria, senza la quale non sarebbe cioè neppure immaginabile la stessa produzione dell’umanità dell’uomo la quale non appare mai in Marx come un qualcosa di storicamente prodotto.

 

 

 

Il rapporto di denaro è dunque un rapporto produttivo, in quanto produce gli individui in quanto tali. Essa pone concretamente i singoli uno di fronte agli altri come entità separate e fa ergere di fronte a tutti la ricchezza prodotta come un qualcosa di meramente oggettivo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


12 marzo 2011

Mazzetti : necessità dell'astrazione mercantile

Nel rapporto di denaro gli individui si presentano come soggettivamente indifferenti l’un l’altro, sono spogliati di ogni reale contenuto di vita, sono diventati individui astratti

Ma, dice Marx, proprio per questo e solo per questo, essi sono messi in condizione di entrare come individui in collegamento tra loro. Prima di affermarsi su scala significativa del rapporto mercantile, non si può sostenere che gli individui sono realmente individui.

 

 

Essi non sono infatti in alcun modo riconducibili ciascuno ad una propria autonoma soggettività. Ognuno è ciò che è nella determinata collocazione sistemica che lo definisce parte, non scomponibile, del tutto. Le relazioni, pur presentandosi come relazioni personali, non appaiono come relazioni individuali, come rapporti tra soggetti distinti e separati gli uni dagli altri, che elaborano la propria socialità attraverso la mediazione di una reciproca indipendenza

 

 


25 febbraio 2011

Conto e racconto : il paradosso di Galton

Comunque questa incapacità di contare oltre i primi numeri e le implicazioni emotive e culturali a ciò legate, possono essere ben esemplificate da una storia che capitò a Galton che in una transazione con un Damera sudafricano si trovò di fronte a questa situazione :

doveva ricevere 2 pecore in cambio di 4 stecche ; il Damera però non riesce a comprendere questa equivalenza in quanto non riusciva a sintetizzare la nozione di “4”. Perciò la transazione così costruita lo metteva in subbuglio, in confusione ed andava avanti e indietro da una pecora all’altra e si rasserenò solo quando la somma  venne scomposta nelle due operazioni singole che la costituivano.

Questo episodio è importante per due ragioni che illustrano l’importanza e la complessità che caratterizzano un’operazione apparentemente elementare ed innocente qual è il contare.

In primo luogo c’è un elemento cognitivo : il Damera diffida della permanenza della medesima quantità al di là delle forme numeriche in cui essa era strutturata. In pratica per il Damera 2p=4s non equivale a 1p+1p=2s+2s o quanto meno egli dubita che sia così, per cui egli va avanti e indietro quasi a verificare la sussistenza effettiva delle due pecore data la nuova modalità di strutturazione dello scambio. Egli ha paura che in questa, che non è un’identità analitica ma una trasformazione rischiosa, qualcosa vada perduto.

Non c’è dunque una identità denotativa tra sensi diversi. A tal proposito forse val la pena fare una parentesi filosofica : forse la filosofia ha una genesi per lo più monistica ( si pensi a molti Presocratici ed al c.d. pensiero orientale ) proprio in quanto al fine di avere una sorta di paracadute emozionale a tutte le crisi ed i traumi dovuti ad acquisizioni cognitive ; va cioè a priori affermata un’unità ontologica al di là della capacità di   ricostituirla volta per volta.

L’altra angolazione con cui guardare a quest’episodio è pratico-politica : se il contare oltre il tre e il quattro risulta quasi impossibile e provoca disorientamenti mentali ed emotivi, qualsiasi tipo di transazione non risolvibile mediante gli scarsi strumenti cognitivi a disposizione, porta o alla necessità di una ritualizzazione lunga e minuziosa del rapporto commerciale o redistributivo, oppure ad un cadere nella indeterminazione e nell’angoscia per cui scambio e redistribuzione sono sostituiti dall’uso e della forza e della rapina, che non solo prevengono l’altrui uso della forza e l’altrui rapina, ma registrano l’impossibilità di trovare criteri per gestire la situazione e permettere lo scambio o il trasferimento di beni. Il numero è garante circa il controllo della realtà e circa il nostro rapporto economico con gli altri.


24 gennaio 2011

Mazzetti : gli individui astratti del mercato

Quanto più si espande il mondo dei rapporti mercantili, tanto meno il soggetto stesso è in grado di esprimere immediatamente una determinata manifestazione di sé nell’ambito del suo processo riproduttivo. Nel momento in cui si stabiliscono legami di scambio con estranei, gli individui comunitari si limitano a cedere alcuni dei loro prodotti in cambio di prodotti altrui. Gli oggetti stessi si presentano così spogliati di qualsiasi proprietà personale. Il rapporto personale che essi mediano cade al di fuori della relazione che essi instaurano. Ha luogo cioè uno svuotamento di soggettività nel senso che l’individuo non esprime più immediatamente, nel rapporto riproduttivo che pratica, la particolarità personale della quale è portavoce.

 

 

La particolarità stessa, l’individualità decade così a fatto privato, ad articolazione socialmente muta, che può eventualmente farsi valere in sfere diverse da quelle che ora, assumendo la forma del mero scambio di cose, appare come dimensione economica. Il mondo economico si contrappone così agli individui come realtà oggettiva. Esso è da essi separato e non costituisce più un prolungamento immediato del loro essere. Il soggetto trasforma il proprio ambiente in un mondo di cose e rapporti in cui la sua natura di essere comunitario recede sino a scomparire del tutto.

Nel rapporto di denaro gli individui si presentano come soggettivamente indifferenti l’un l’altro, sono spogliati di ogni reale contenuto di vita, sono diventati individui astratti

 


10 gennaio 2011

Mazzetti : dove l'indifferenza è impossibile

Nella riproduzione comunitaria, le cose, gli oggetti attraverso i quali la produzione della vita ha luogo hanno il significato di una proprietà non privata, ma addirittura personale. Essi non si presentano mai in un rapporto di indifferenza nei confronti della vita particolare che mediano. Essi danno sempre all’esistenza dei singoli un contenuto determinato e ricevono da quell’esistenza un significato determinato. Quando presso alcuni popoli si costituisce un nuovo nucleo familiare, si costruisce una abitazione. Questa si presenta come una attività che interviene sempre in modo da esprimere le particolari relazioni personali che formano l’oggetto di quella comunità.

 

Femme Peul - , Est

 

Ad es. presso i Peul è solo la donna che costruisce e può costruire la capanna e deve costruirla in un modo determinato. La capanna stessa ha sempre un uso determinato che costituisce l’espressione della signoria familiare della donna, tanto è vero che gli adulti non sposati non hanno quel tipo di casa (wuro) il cui nome esprime sia la cosa sia la relazione che soddisfa. E se la donna fugge o muore, l’uomo non continua ad usare quella casa, proprio perché la capanna non verrà da lui esperita mai come una cosa in sé e per sé, nella sua utilità oggettiva.

 

 

 

 

 


2 gennaio 2011

Mazzetti : la salutare indifferenza

Tutto inizia e tutto finisce con lo spazio. Ed i prodotti si presentano come fini in sé e per sé. Nel momento in cui si cedono dei mattoni in cambio di denaro o altri prodotti, non si andrà a vedere se essi serviranno per fare templi, case, ospedali, caserme, prigioni etc.

Quando dallo scambio accidentale di cose si procede alla generalizzazione del rapporto di scambio, quest’ultimo non si presenta più come una interconnessione accidentale, bensì come la forma stessa del normale processo di riproduzione degli individui che lo praticano e la forma strutturale della società.

 

Quegli individui, proprio perché non si riconoscono reciprocamente per le persone particolari che sono, continuano però ad interagire gli uni con gli altri come se si muovessero ancora in un vuoto : entrano cioè ancora in relazioni stabili, ma sostenendo nel contempo che il contenuto concreto della vita che prepara quella relazione non è l’oggetto del reciproco rapporto, perché le particolari persone con le quali interagiscono stabilmente rimangono per loro indifferenti.

 

 


1 gennaio 2011

Mazzetti : l'impossibilità di Adamo

Non è quindi vero, per definizione, che la crescita umana sia stata o possa essere un qualcosa di linearmente semplice, la sua comprensione possa essere acquisita prendendo le mosse da ipotetici Adami. Poiché l’uomo è per natura un essere sociale, nell’indagare sul suo sviluppo si impone continuamente il problema di se e come le stesse forme di socialità possono presentarsi quali componenti delle diverse capacità acquisite o quanto meno come condizioni della loro riproduzione e del loro sviluppo.

 

Fin tanto che si pone la libera volontà dei singoli alla base della socialità, si fantastica di un potere dell’uomo che dovrebbe preesistere all’uomo stesso. Si idealizza l’uomo e si ignora completamente la sua reale condizione. Più specificamente si commette l’errore di fissare la società come astrazione di fronte all’individuo, mentre nella realtà l’individuo è sempre l’essere sociale. Gli individui non preesistono al loro modo di vita, bensì sono sempre e necessariamente quel modo di vita determinato, nella cui riproduzione e nella cui modifica la loro individualità si esprime.

 

 


31 dicembre 2010

Mazzetti : la soggettività positiva

Se il punto di partenza delle vicende umane fosse stato una sorta di Robinson Crusoe, teso ad entrare strumentalmente in rapporto con altri esseri umani a fini economici o politici, è evidente  che tutte le capacità che, come specie, gli esseri umani hanno acquisito, si sarebbero linearmente accumulate per somma nel corso del processo di integrazione sociale. La storia non sarebbe l’atto di origine dell’uomo, bensì lo svolgersi di un processo caratterizzato sin dall’inizio dal potere di una piena soggettività. Il problema di come consentire agli individui di divenire individui completi con il quale Marx identifica il procedere verso il comunismo, risulterebbe così essere un falso problema. Se invece la separazione degli individui si presenta essa stessa come un momento dello sviluppo, che si realizza attraverso la negazione ed il superamento di preesistenti legami, nell’ambito dei quali erano state già prodotte non poche capacità, tutto diventa più problematico.

 

Occorre infatti verificare se il modo attraverso il quale gli individui autonomi sono diventati tali non lasci sussistere elementi contraddittori nella forma della loro stessa vita sociale, e se la soggettività da essi conquistata abbia conseguentemente raggiunto una forma matura e corrispondente a ciò che astrattamente si intende con il termine umanità.

Vale a dire che si deve decidere se la definizione dell’umanità dell’uomo debba limitata ad essere svolta in termini puramente negativi o in termini positivi, come misura del grado di costituzione di un mondo realmente opposto a quello puramente animale.

 

 


30 dicembre 2010

Mazzetti : lo scambio ed il gregario

La convinzione largamente diffusa non solo al livello del senso comune, ma anche tra gli studiosi ortodossi di scienze sociali, è cioè che la società sia un qualcosa di consapevolmente e liberamente posto da esseri originariamente indipendenti per realizzare i propri fini individuali. Per dirla con Dahrendorf, che condivide questo travisamento, che persone diverse abbiano dovuto creare istituzioni comuni per sopravvivere e far avanzare il proprio destino.

 

 

Si tratta di una idea assurda : l’uomo infatti non inizia il suo cammino isolatamente, ma piuttosto si isola attraverso il processo storico. Originariamente si presenta come un essere gregario. Lo scambio stesso è uno dei mezzi principali di questo isolamento. Esso infatti rende superfluo il gregarismo e lo dissolve.

 

 


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