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20 aprile 2011

Conto e racconto : le cifre sono venute prima delle lettere

Il segno scritto è l’impronta che l’oggetto fa sull’argilla che, asciugandosi ed indurendosi, la rende perenne (si può cioè tracciare il segno ma più difficilmente si può cancellare ed alterare)

Tale impronta è una sorta di proiezione geometrica su di uno spazio con un minor numero di dimensioni: forse per questo la riflessione di Platone sul carattere secondario della realtà sensibile rispetto a quello delle idee deriva da una riflessione sulla pratica di scrittura.

Ma tacche simbolico/numeriche sono già scrittura vera e propria?

Forse la differenziazione degli ordini numerici ( coni, sfere etc.) è già scrittura, senza però forte articolazione simbolica.

I numeri hanno anticipato la scrittura, o meglio la scrittura è stata prima scrittura di immagini e di numeri. Dunque le cifre sono venute prima delle lettere.

 

 

Il commercio comunque facilita molto lo sviluppo della scrittura e non a caso l’inventore egizio della scrittura, Thoth è assimilato al dio greco del commercio Ermes.

Il trasporto di simboli è più facile di quello delle cose.

Distinta commerciale (3000 a.C.) aveva su recto e su verso voci di merci corrispondenti scambiate ( lo schema forse su cui si innesteranno le future partite doppie e i vari ordo idearum ed ordo rerum di tipo spinoziano) oppure la molteplicità sparsa da un lato ed il totale dall’altro, come nei problemi matematici che si affrontano nelle scuole elementari.

Su prime tavolette elamite vicino al totale (SU-NIGIN) c’era un segno particolare che stava per la firma dell’estensore del documento o per il tipo di merce indicato.

 


2 marzo 2011

Illogica logica : simboli e non

Per Malatesta i simboli “3” e “tre” sono letti nello stesso modo anche se la grafia è diversa.

3” è un’espressione simbolica, “tre” una espressione non simbolica.

Tra le espressioni non simboliche vi sono espressioni isomorfe (“Annibale” e “Annibale”) che possono avere però significati diversi (riferirsi a due persone diverse) ed espressioni dismorfe (“Annibale” e “Il vincitore di Canne”) che possono però avere lo stesso significato (riferirsi alla stessa persona).

 

 

Perché “3” è un’espressione simbolica e “tre” non lo è ? In realtà partendo da una espressione che riproduce un  modello dell’oggetto designato (III), sia il numero indiano che la riproduzione in linguaggio naturale hanno le stesse caratteristiche e si distaccano allo stesso modo dall’oggetto.

A meno che il linguaggio simbolico non abbia tra le sue caratteristiche quello di un numero minimo di segni nel designare un oggetto ed un alto numero di combinazioni. Ciò si tradurrebbe in una differenza rilevante tra “3” e “tre”. Oppure più banalmente si riconduce “3” alla scienza matematica quando invece è un segno usato oggi nella quotidianità, grazie al prodigio dell’alfabetizzazione, un prodigio cui piace vivere pericolosamente.

 

 


1 marzo 2011

Illogica logica : linguaggi simbolici e metalinguaggio

Dice Malatesta che la necessità del linguaggio simbolico è data dalla difficoltà di tradurre asserti scientifici nel linguaggio comune. Il vantaggio dei linguaggi simbolici (scienze matematiche) sui linguaggi non simbolici (scienze umane) consiste nella semplicità, nella inequivocabilità, nel rigore, nella intelligibilità e nella universalità.

I linguaggi simbolici sono scritti. Nella scienza moderna non c’è oralità, anche se c’è verifica concreta.

Il metalinguaggio è il linguaggio con cui si traducono o si inseriscono nel linguaggio comune le oscurità dei linguaggi logico-scientifici. Una stanza di compensazione dei costi del simbolismo. Dice Malatesta che il linguaggio è composto da un dizionario (insieme di segni) + grammatica (regole per la combinazione di segni).

Una sintassi corretta è una condizione necessaria ma non sufficiente per formare proposizioni vere.

La mancanza di sintassi rende spesso priva di senso una proposizione.

Ma proposizioni vere e false possono avere la stessa struttura sintattica.

 

 

 

 

La differenza tra linguaggi simbolici e linguaggi non simbolici è l’artificialità dei primi. Tale artificialità permette l’elaborazione di poche regole precise e condivise (niente a che fare con le grammatiche) e la scarsa permeabilità ad usi e pratiche linguistiche diverse, a meno che queste non vengano esplicitamente tollerate e/o adottate.

Dunque tutte le proprietà positive di tali linguaggi sono dovute al fatto che comunità ristrette di persone con alta istruzione le condividono e ne rispettano rigorosamente le regole.

Sino a quando le comunità scientifiche non hanno statuito appositi codici linguistici e procedurali, anche per il linguaggio scientifico ci sono state le stesse incertezze relative al linguaggio comune (per quanto riguarda la matematica Pitagora, Platone, Archimede, Euclide e Tolomeo avevano contribuito a unificare il linguaggio grazie al loro esempio)

Il metalinguaggio che circonda i vari linguaggi specialistici è la filosofia la cui dinamica dovrebbe assicurare una sempre migliore traduzione dei problemi della conoscenza nel linguaggio comune.

Solo le proposizioni tra virgolette sono proposizioni del linguaggio oggetto, come pure i termini tra virgolette sono termini del linguaggio oggetto. Quando ci sono le virgolette si ha linguaggio oggetto (nelle virgolette) e metalinguaggio (fuori le virgolette). Senza le virgolette nell’enunciato non si ha né linguaggio oggetto né metalinguaggio, ma solo linguaggio.

Un dizionario infine è in realtà una collezione di equivalenze tra segni, o meglio tra nomi e descrizioni o tra nomi ed altri nomi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


24 gennaio 2011

Simboli : l'acqua

L’acqua è sorgente, Origine, generazione. Al tempo stesso è mezzo di purificazione, di distruzione, di ricreazione, dunque di rigenerazione, di fecondazione.

Essa è il medio stabile del cambiamento.

In India l’acqua è la materia prima, la prakriti su cui Brahman (l’uovo del cosmo) galleggia così come nella Genesi Dio aleggia sulle acque.

Per i Cinesi l’Acqua è wu-chi, cioè il senza-apice, il Caos, l’Abisso.

In Grecia, Talete considera l’acqua come archè, il principio di tutte le cose.

In Polinesia ed in Australia l’acqua è una potenza cosmica. Per le antiche leggende la vita è portata sulla terra dall’acqua e questo ricorda le attuali teorie circa il brodo primordiale da cui è scaturita la vita.

Per i Tantra l’acqua è prana, energia, linfa vegetale, liquido seminale, origine ma al tempo stesso veicolo di vita.

In molte mitologie il Dio che forma il mondo separa le Acque Superiori (pioggia,neve) dalle Acque Inferiori (mare, fiumi e laghi): le prime costituiscono potenzialità informi, mentre le seconde hanno una forma che è data loro dalla terra.

Con la pioggia l’acqua è dono del cielo ed apporta fecondità e fertilità. L’acqua è anche strumento di abluzione e purificazione: in molte tradizioni (Islam, Giappone, Taoismo, Cristianesimo, Induismo, Precolombiani) a Capodanno si effettua un rituale purificatorio di aspersione.

In Cina Wen-tzu considera l’acqua principio di purezza, mentre Lao-tzu considera l’acqua simbolo di saggezza e immagine del Tao in quanto fluente, libera e senza costrizioni e rigidità: essa è il simbolo del wu-wei, il non-agire, la passività che è al tempo stesso l’azione somma.

L’acqua è anche misura, temperanza: l’acqua nel vino scioglie quello che è eccessivamente concentrato, consentendo di bere senza ubriacarsi. La stessa Eucarestia vede Cristo allungare il vino nell’acqua (trasformando la scarsità in abbondanza), al contrario del Dio greco dell’ebbrezza, Dioniso che lo vuole puro, così come Noè aveva sbagliato bevendo il frutto della vite nella sua purezza e finendo per ubriacarsi e per essere deriso dal figlio Cam. Cristo trasformò anche l’acqua in vino, così come l’Alchimista trasforma un elemento nell’altro (l’Acqua in Fuoco).

In Cina l’acqua è yin si contrappone al fuoco che è yang, ma l’acqua è anche legata al fuoco nel senso che la pioggia è legata al fulmine e nell’Alchimia si cerca di mutare l’acqua in fuoco e il Mercurio alchemico è l’acqua di fuoco, così come lo è ogni sostanza alcolica.

Sempre in Cina l’acqua è indicata negli I-King con il trigramma K’AN (l’abissale) e richiama l’albero dell’acacia, il Nord, il freddo, il solstizio d’inverno, i reni ed il colore nero.

Per i Sumeri l’acqua è un elemento puro ed è designato da un monogramma vocale e cioè –A-, che non a caso vuol dire pure “padre”, “prole”, “discendenza”, “frutto”

Per gli antichi Egizi l’acqua si scrive con l’ideogramma MU (MW) che è la matrice di tutte le cose, collegato con il termine (MWT = madre). Così pure la lettera N è indicata con il simbolo delle onde del mare. Ed un altro termine egizio per acqua è infatti NT.

L’acqua è comunque un simbolo ambivalente, portatore al tempo stesso di vita e di morte.

Nella Bibbia le fonti d’acqua ed i pozzi sono luoghi di incontro e di ristoro nei lunghi viaggi nel deserto dove l’ospite deve offrire l’acqua a colui che è ospitato, così come Rachele offre acqua ad Isacco e Cristo lava i piedi ai suoi discepoli.

 

 

 

Jahvè è come la pioggia di primavera (Zeus), la rugiada che fa crescere i fiori (Zeus, Eos l’aurora), le fresche acque che sorgono dalle montagne (così come il mondo procede dall’Uno nel Neoplatonismo). Sempre nella Bibbia il giusto è come un albero sulle rive di un fiume (l’olivo di Atena). Chi costruisce cisterne per contenere l’acqua è infedele a Dio, giacchè non ha fiducia nel fatto che Dio provvede a tutti e perché presume che un qualsiasi contenitore finito possa contenere l’infinità del flusso delle acque ed infine perché l’acqua conservata è come acqua morta che non serve a nessuno: conservare acqua è per la Bibbia contraddire la natura propria di questo elemento, fluido, dinamico, vitale.

In molte leggende il cervo (Atteone) cerca l’acqua così come l’anima cerca Dio. L’acqua è simbolo di saggezza (fonte del sapere, pozzo di saggezza) e mentre il pozzo richiama il sapere consolidato, la sorgente ricorda la cultura che elabora il sapere.

Gesù è sorgente di vita, dal suo costato esce acqua e sangue (temperanza). Nella Trinità il Padre è la sorgente, il Figlio è il fiume e lo Spirito è l’acqua una volta bevuta. Per Gregorio di Nissa l’Acqua di Vita è profonda come il pozzo ed immobile come il fiume così come in Montale il mare è “vasto ed impetuoso ed insieme fisso” cioè una metafora dell’Assoluto, sorgente inesauribile di tutto ciò che è ed al tempo stesso ricettacolo di tutto ciò che si è già formato.

Per Tertulliano l’acqua è materia perfetta, feconda ma semplice e trasparente, che con il battesimo trasforma l’uomo vecchio in uomo nuovo.

Le fonti di acqua sono considerate luoghi sacri: così nell’antichità la sorgente Castalia a Delfi ispirava le profezie della Pizia, grazie ai vapori generati dal riscaldamento delle acque.

L’acqua è anche un filtro, una prova, un criterio di giudizio e di selezione: c’è chi affonda e chi galleggia (le streghe, il sughero); le acque sono uno strumento di punizione, una ordalia (giudizio di Dio) da cui ad es. Mosè si salva. Le acque calme sono simbolo di pace, le acque agitate simbolo di disordine. E le acque che rompono gli argini sono simbolo di inondazione e di morte: con la rottura degli argini le acque separate si riuniscono e si ricompongono, a spese della terra e di chi ci abita. Così è stato sul mar rosso quando l’esercito egizio è stato travolto dal richiudersi delle acque (ed anche qui Mosè si salva dalle acque) allo stesso modo il diluvio che distrugge il mondo allora conosciuto è l’effetto della riunificazione tra le Acque Superiori (la pioggia) e le Acque Inferiori (mare e fiumi).

Le Acque Superiori (le acque sopra le montagne) sono di genere maschile perché fecondano la terra, mentre le Acque Inferiori e sotterranee sono di genere femminile, rappresentano la terra gravida o la luna e sono infide ed insicure. Le acque amare dell’oceano che l’uomo deve attraversare rappresentano (anche in Dante) l’al di là della vita.

Per l’Islam l’acqua versata produce l’uomo mentre le opere dei miscredenti sono come il miraggio dell’acqua nel deserto per chi è assetato.

Per il mistico Jami il trono di Dio con il suo spirito si erge nell’acqua, mentre per il grande mistico persiano Rumi Dio è l’acqua dell’Oceano mentre le onde sono le creature finite, così come nel buddismo la Vacuità è il mare mentre le forme sono le onde.

La sacralità dell’acqua è tale che anche la abluzioni quotidiane sono un momento liturgico e dopo di esse viene effettuata una preghiera.

Secondo la leggenda Alessandro Magno viene accompagnato nel suo viaggio da un cuoco (brahmano?) che lo deve guidare alla ricerca della sorgente della vita.

Il sangue invece è simbolo solare e di esso si nutre il sole, soprattutto presso gli Aztechi che chiamano “acqua preziosa” (chalchiu-atl) la giada verde. Presso i Dogon l’acqua verde feconda la terra e dà origine a dei gemelli (come Romolo e Remo) metà uomo e metà serpente. Sempre per i Dogon l’acqua equivale alla luce e rappresenta il verbo generatore ed è detta “ spirale di rame”.

L’acqua è come la parola: l’acqua umida presiede alla creazione del mondo ed è come la parola che viene detta, mentre l’acqua secca è come la parola che viene taciuta.

Tale parola taciuta viene considerata anche “parola rubata” al dio Am da Yurugu lo sciacallo (Seth o Anubi) che rappresenta l’Inconscio del linguaggio a cui i Dogon chiedono divinazioni; Yurugu è il fuoco sotterraneo, forse il Sole eclissato dalla Luna o quanto meno il Sole nel suo viaggio notturno negli Inferi.

Il dio Am con l’acqua umida crea il mondo semplicemente creando un suo doppio, Nommo (il suo rapporto con questo doppio si può paragonare al rapporto tra il Nirguna Brahman e il Saguna Brahman ).

Per gli Aztechi sia l’acqua che il fuoco sono legati tra loro dalla loro capacità di dare la morte (annegamento, folgorazione, incenerimento, gotta, idropisia). Narciso, poeta adultero, annega guardando nell’acqua che è mezzo di profezie e visioni poetiche.

Per i Celti l’acqua lustrale è ottenuta immergendo in acqua un tizzone sacrificale. Essi mettono un bacile d’acqua fuori la casa di un defunto per consentire l’aspersione a chi esce da essa (realisticamente anche per evitare un’infezione vista la natura spesso epidemica delle malattie mortali dell’epoca).

Per i Germani le acque si ghiacciano in Ymir, il gigante da cui ha origine il mondo.

L’acqua stagnante è considerata di genere femminile. La Terra genera senza piacere il Ponto, un mare sterile. Di genere maschile invece è l’insieme delle acque dolci su cui galleggia la Terra (in sumero Apsu ). Se i Sumeri considerano il mare dall’acqua salata di genere femminile (Tiamat), per i Greci l’Oceano è maschile e la sua spuma è lo sperma che genera Afrodite.

Tiamat è considerata principio del caos e del male e non si sa se sia il Golfo Persico oppure il mare occidentale (Mediterraneo) visto che per i Sumeri anche Humbaba, il mostro della foresta di cedri, si trova ad occidente.

Per gli Egizi segno e simbolo della creazione è la striscia di fango lasciata dalle acque, mentre la ninfea (il loto?) delle acque primordiali è la culla del sole.

Per il poeta Novalis l’acqua è un principio femminile, sensuale, materno ed il sonno non è che un flusso ed un riflusso delle acque. Per la psicologia del profondo l’acqua è fecondatrice dell’anima: l’acqua ferma, fangosa indica perversione, l’acqua ghiaccia indica frigidità, mentre l’acqua straripante indica l’inconscio all’attacco, la pesca (Platone, Gesù, Melville, Hemingway) rappresenta il conscio che trae a sé l’inconscio. L’acqua profonda è l’inconscio mentre l’acqua superficiale è il conscio.

L’Acquario, undicesimo segno dello zodiaco, è rappresentato come un uomo vecchio con un anfora da cui esce un acqua eterea (aria): quest’uomo è una sorta di mosaico androgino (l’anfora sembra quasi un ventre femminile) e labirintico. Esso è Saturno (satur, saturo, pregno) che libero dagli istinti va verso lo spirito attraverso la sua maternità spirituale.

La dialettica tra acqua e vino spiega la doppia natura del Cristo, celeste (fuoco del vino) e umana (fluidità dell’acqua).

L’acqua è piena di entità misteriose (i pesci, Gesù) e rappresenta l’inconscio. Il sole che s’immerge nel mare rappresenta il viaggio verso il mondo dei morti. L’acqua sotterranea è il Caos originario, l’acqua dal cielo rappresenta la prosperità, i gorghi e i fiumi in piena rappresentano gli sconvolgimenti, i fiumi calmi rappresentano la vita quotidiana mentre stagni e pozzanghere rappresentano geni benefici o malefici. L’acqua versata o sprecata nell’abluzione o dall’acquasantiera va alle anime del purgatorio (quindi niente viene sprecato).

Presso gli Aztechi il paradiso dei guerrieri (simile al Valhalla) è chiamato Tlalocan (paradiso di Tlaloc, dio delle piogge) mentre l’Aldilà degli uomini normali è Mictlan (simile alla terra vichinga Midgard). La guerra invece è detta Atl-tlachinolli (acqua-fuoco) perché è prima di tutto lotta tra gli elementi. Per i Maya il mese dura 20 giorni e il giorno della pioggia, atl, è il nono giorno, spesso un giorno (detto anche Muluc) sfortunato perché apporta umidità e febbri.

Molti luoghi di culto sono vicini ad acque termali e gettare monete in acqua è una forma di offerta alle divinità ctonie (anche così il dio dei morti diventa Ploutos cioè ricco da cui Plutone ) nelle quali si può annoverare anche Ermes dio del commercio ma anche dei ladri e dei crocicchi e psicopompo (la frase “o la borsa o la vita” rispecchia questa ambiguità di Ermes, dio che apporta ricchezza ma che può anche togliere la vita).

Sono state trovate vasche da bagno e catini lustrali sia a Mohenjio-Daro, a Cnosso, a Tenochtitlan, per effettuare abluzioni purificatrici; il battesimo sia nel mediterraneo che nell’antico Messico scaccia il peccato originale e le colpe dei padri. Le divinità ctonie venivano celebrate con acqua sorgiva mentre quelle celesti con acqua fluviale. La pioggia così come la manna è simbolo di Grazia, rugiada celeste, rugiada di maggio (mercurio solforoso).

Le creature dell’acqua (Yin) sono creature dell’inconscio come le Apsara indiane (seguaci di Indra, così come le Muse e alcune ninfe sono seguaci di Apollo), tentatrici di asceti, che si nascondono negli stagni dove fiorisce il loto. L’eroe Puruvaras nel poema Kalidasa ama una ninfa acquatica. Le Ondine, le Melusine; le Sirene sono creature elementari, metà donna e metà pesce, pericolose in quanto vogliono l’anima della loro vittima, visto che loro ne sono prive.

 

 


18 dicembre 2007

Simboli : l'Abisso

 

Il termine Abisso vuol dire “voragine senza fondo” dal greco abiuthos (a-byuthos = senza-fondo).

Si intende in genere empiricamente un apertura sul terreno, ma anche in mare, di cui non si riesce a vedere il fondo ed in cui si può cadere o da cui può emergere qualsiasi cosa, sia essa buona o cattiva.

Dunque esso è origine (da cui si emerge) e fine (in cui si precipita), indeterminato (in quanto non è visibile il suo fondo), smisurato (in quanto non si riesce a misurare) indifferenziato (in quanto le cose che si originano da esso sono della natura più varia e diversificata, buone e cattive, belle e brutte).

Esso simboleggia l’origine, la fine, Dio, ma anche il Male in quanto informe e indeterminato ed  il Caos primigenio, l’Apeiron, origine infinita, indeterminata e onnicomprensiva (e dunque Totalità) di tutto ciò che esiste.




Presso i Sumeri probabilmente è l’Apsu, il Dio che è fonte di tutte le acque sotterranee ed è Tiamat, l’acqua oceanica e caotica da cui Marduk, l’ordinatore, uccidendola ricava il cosmo attraverso un procedimento di divisione.

Babilonia è la città che forse meglio di tutte rappresenta il caos e la sua domesticazione, giacchè è Bab-ilu (porta del Dio, quasi il buco da cui Dio appare) ed è anche Babele (confusione di lingue), ma in essa svetta lo ziqqurat E-temen-an-ki (la casa del recinto o del fondamento del Cielo e della Terra), il luogo in cui il Caos (origine ed unione indifferenziata del Cielo e della Terra) viene delimitato e catturato.

L’Abisso simboleggia la tenebra in cui è sospeso il mondo creato da Jahvè

L’Abisso simboleggia il Caos greco, che prima di essere confusione, è Xasma (apertura, bocca), ma anche l’Informe cui alludono i Vangeli apocrifi, l’informe della nascita e della fine, l’Archetipo materno, la smisuratezza eraclitea dell’anima e dunque l’immensità dell’Inconscio

Infine nella filosofia prima Meister Eckart e poi Jakob Bohme intuiscono l’ambivalenza di questo simbolo e parlano di Grund Ab-grund (Il Fondamento senza fondo) come simbolo di Dio, metafora che verrà sviluppata in tutta la sua potenza dal secondo Schelling contro il Panlogismo hegeliano.


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