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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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6 febbraio 2009

Hai mai provato Urrà ?

A questo mio post , Etienne64 ha commentato :
"Certo che puoi "dire "Ah, mamma..la solita porcheria neoclassica...".
Il punto è però: sai cos'é la sintesi neoclassica? Ti sei letto Keynes e qualche altro ameno trattato di economia?
Io no e me ne sto zitto di solito.
Se tu, invece, hai questa competenza, magnifico, perché non replichi SUL PUNTO, invece di discettare delle implicazioni politiche della faccenda?
Di certo tu non ti domandi di fronte ad un rubinetto rotto se la perdita è di destra o di sinistra.
Non capisco perché, invece, una teoria economica possa essere valutata non come teoria economica ma come fatto politico.
Semplicemente, temo, si vuole giudicare senza fare la fatica di studiare l'argomento che si vuole giudicare
"




Hai mai letto Keynes ? Hai mai provato Urrà ?
Io credo che per provare a rispondere alle domande di Etienne senza andare pesantemente sul personale (non nel senso di offenderci, ma nel senso di precisare quali siano le proprie letture, le proprie nevrosi, le proprie fisime nel come e quando studiare un autore) sia necessario porsi queste domande :
1) L'economia è una scienza tale per cui non è il caso di porsi il problema se una teoria sia di destra o di sinistra ? L'economista può guardare ai problemi della sua disciplina così come l'idraulico guarda un rubinetto rotto ?
2) Qual è il PUNTO nel post della Professoressa Laclaire ? 
3) Si può dibattere sul post della Professoressa Laclaire senza aver letto direttamente Keynes ?


Proviamo a rispondere :
1) Ancora molti dubbi si nutrono sul carattere scientifico dell'economia : Hausman in questo testo afferma : "Con un po' di esagerazione si potrebbe concludere che l'economia contemporanea possiede tutti i segni distintivi di una scienza matura, tranne il successo empirico", oltre a rilevare un forte legame tra economia ed etica e  ad evidenziare la enorme complessità dell'oggetto stesso dell'economia (tali considerazioni valgono in generale per tutte le cosiddette "scienze sociali"). Augusto Graziani invece afferma : "La storia delle idee economiche non è un succedersi di errori e di correzioni, in una linea di progresso costante, sulla base di una sostanziale concordia di assunti; è invece una storia di conflitti assai più profondi, radicati nelle ideologie ed ancor più nei conflitti sociali". In pratica la complessità dell'oggetto ed il fatto che in esso vi sono gli stessi osservatori (con i loro bisogni e le loro passioni) e la conseguente pluralità di teorie (se non di paradigmi) in conflitto tra loro rende l'economia una disciplina che ancora non è una scienza come possono esserlo la fisica, la chimica, la biologia.
2) Il punto nel post della Professoressa Laclaire è quello certamente in cui lei discute nel merito delle tesi di Brancaccio. Ed io su questo non ho voluto discutere nel mio primo post, perchè "me ne sto zitto di solito". Però la professoressa Laclaire ci ha anche impegnati in una sorta di prologo terminologico (per lei importante e infatti dice " Questo pasticcio di nomi ed etichette, completamente inutile perché bastava come ho detto parlare di 'modello dominante', è un grave problema perché, forse per criticare nel modello dominante una affermazione che questo modello dominante NON fa, cioè forse nel preoccuparsi troppo di dare un nome 'inviso' al modello dominante chiamandolo neoclassico e finendo per attribuirgli le affermazioni associate a quel nome, invece di quelle associate a quel che FA, il critico commette quello che a me pare un grave errore di base") ed io ho discusso di tale prologo.
3) Precisiamo il quesito in questo modo : "Si può dibattere su questo prologo senza aver letto direttamente Keynes?" La mia risposta è sì. Per un motivo generale e per un motivo specifico. Il motivo generale è che almeno nella blogosfera il dibattito deve essere regolato dalla capacità di produrre enunciati veri (o almeno condivisibili) anche per puro caso o fortuna e non dalla verifica della bibliografia a propria disposizione. Gli errori o gli strafalcioni vanno non tanto prevenuti dalla censura o dall'intimazione a leggere link in lingue straniere, ma da una spiegazione chiara e sintetica (che può essere buona per tutti gli usi anche per chi la spiegazione si è affaticato a darla; magari la correzione di errori macroscopici o presunti tali potrebbe essere collezionata in un link di una specie di FAQ, se ci si annoia di tornare sempre sulle stesse questioni) del motivo per cui la posizione dell'interlocutore sarebbe sbagliata. In pratica il dibattito della blogosfera non deve essere condizionato dalla presenza di competenze riconosciute (come può accadere in ambito accademico), ma dalla capacità di autocorrezione interna al dibattito stesso. Questo perchè anche un incompetente (quale che sia il suo livello di incompetenza) in linea di principio può avere un'intuizione giusta che può giovare al dibattito. Se in ambito accademico la possibilità di avere un'intuizione di questo genere è troppo bassa rispetto al costo di un accesso libero al dibattito, questo non accade nella blogosfera, dove ognuno è libero di dire, rispondere, leggere quel che si vuole e dove ognuno ha un minimo di disponibilità a spiegare qualcosa ad ognuno (proprio per il carattere quasi sempre gratuito e ricreativo dell'attività sul Web e sui blog). La crescita culturale sui blog può essere l'effetto inintenzionale di questo dialogo libero più che il frutto di un gioco programmaticamente sin troppo regolato. Tutto questo anche per prevenire quel bullismo intellettuale da cui siamo continuamente angustiati e in cui, chi più , chi meno, siamo inevitabilmente coinvolti.
Nello specifico quello che è stato fatto commentando la parte meno tecnica e più storiografica del post di Laclaire è stato di comparare le convinzioni ivi espresse con una piccola parte della letteratura (di seconda, terza quarta mano, che importa ?) sul rapporto tra sintesi neoclassica e teoria neoclassica (o marginalista). La lettura diretta di Keynes era necessaria per chiarire questo rapporto ? La lettura diretta di Keynes ci avrebbe consentito di vedere il modello e poter dire cosa il modello fa ? Essa è più diretta ed immediata di un capitolo di manuale che parli della teoria keynesiana ? Quest'ultimo ci può dire di Keynes soltanto di meno di quanto ci possa dire Keynes stesso ? La prosa di Keynes ci permette in maniera diretta di individuare il modello a cui si riferisce ?
Non lo so. Non so cosa succederà nella mia mente quando leggerò il Trattato. Non so come lo interpreterò. Se dirò che la sintesi neoclassica ha devitalizzato e se i post-keynesiani hanno forzato.
Ritengo comunque che un buon e sintetico compendio della questione (nel mio caso...) ci consenta un primo orientamento. Rimanendo aperti ad ulteriori osservazioni e ben disposti anche a leggere Keynes (ma meglio ancora a studiarlo) e ad analizzare meglio le argomentazioni sia di Brancaccio che della Laclaire. Ma senza inibirci nel fare delle considerazioni in base alle informazioni di cui già siamo in possesso, considerazioni che possono essere valutate nel merito ex-post e non censurate nel metodo ex-ante.
E tutto ciò non per fare la ruota o per fare i tuttologi, ma per il principio in base al quale chiunque può fare un'osservazione interessante all'interno di un pubblico dibattito e nessuno se ne può attribuire il merito. Con la speranza di uscirne più ricchi di prima.



2 febbraio 2009

Professori e dottori

La professoressa Laclaire (aka Lord Fener), come tutti i professori, tende a chiamare "professori" in senso spregiativo (come individui tesi a fare la ruota dicendo cazzate) molti di quelli con cui polemizza.
Ad es.
dopo averci intrattenuto  sul fatto che la teoria del manuale di Blanchard non era neoclassica, alle prime obiezioni (orecchiate a quanto pare da qualche uccellino o dal suo maggiordomo) ha subito rovesciato la frittata, dicendo che i nomi non sono importanti, ma è importante quello che l'autore fa tramite il modello usato, dimenticando che poi quello che fa lo devi comparare con quelli che altri hanno fatto e dunque il problema del nome esce dalla porta e rientra dalla finestra. Infatti Lord Fener attenta com'è a quello che il modello fa, dice "No, questa curiosità non viene MAI alla ziniztra, il che è precisamente uno dei tratti di cultura della ziniztra. Un "lifestyle". Se l'avesse, questa curiosità, si accorgerebbe che il modello 'di Blanchard' non è 'di Blanchard', ma semplicemente la descrizione, in un libro di testo di Blanchard per studenti del primo anno (freshmen), del modello di Keynes".
 


Cosa ha fatto Lord Fener con questa affermazione ? Vedendo (a suo dire) quel che fa il modello, ha abbracciato le tesi della sintesi neoclassica, per cui Keynes si traduce in un certo modo. Mo' io non dico che la sintesi neoclassica non abbia ragione, nè vedo cosa il modello fa (su questo Fener ha ragione), ma mi limito ad analizzare quello che Fener dice e a compararlo con quelli che altri dicono, e sottolineo che forse quand'anche vedessi il modello, non necessariamente dovrò affermare, folgorato sulla via di Damasco, "Mamma guarda ! Quello è Keynes !" ma potrei dire "Ah, mamma..la solita porcheria neoclassica...".
Non la pensa come me un buon uomo (che a volte ricorda Bouvard e Pecuchet soprattutto nel "boh" finale...sarà il maggiordomo?), il quale, scendendo dalla montagna del sapone dice (a proposito di altre implicazioni della teoria) : " Ed io veramente non capisco (nel senso che veramente non lo capisco, e non so se la spiegazione di K. è convincente) come sia possibile che premi Nobel e professori in università prestigiose come i Cochrane e i Fama ecc. (non un Brancaccio qualsiasi, insomma) non capiscano cose che anche un profano come me riesce a capire senza difficoltà. Boh? "
Caro amico, la vita è proprio un bel mistero e il cervello altrui è una sfoglia di cipolla e, se non fosse per il fatto che Karl Kraus (quello vero) detestasse la psicoanalisi, sarebbe il caso che tutti questi signori andassero un po' sul divano. 
Chissà, forse contrapponendo, alla deztra americana e alla ziniztra italiana, un grande zentro le cose miglioreranno d'incanto...
Nel frattempo io prego : "Signore, fa' che io veda...(il modello).."


28 gennaio 2009

Perchè una sintesi è neoclassica ?

Sul blog di Gnègnè c'è un' interessante recensione da parte del Dark Lord del blog e cioè la studiosa di economia e urbanistica Francesca Laclaire. Tale recensione si occupa della dispensa universitaria di cui è autore Emiliano Brancaccio e cioè l'Anti-Blanchard. Proverò a fare delle osservazioni sulla prima parte della recensione, che tratta in particolare delle categorie usate da Brancaccio per classificare il pensiero di Blanchard . Laclaire dice :
1) Qui conviene fare un po' d'ordine, più che altro mentale (cioè al solo scopo di capire meglio il modello conflittualistico di Brancaccio e quel che dirò fra un momento). Per prima cosa per 'neoclassica' si dovrebbe intendere la
sintesi neoclassica dell'economia Keynesiana e dei modelli di equilibrio (in particolare micro-economici) che è in opposizione all'economia classica. Perché mai si 'dovrebbe' intendere la sintesi neoclassica? Perchè la 'teoria neoclassica' punto e basta NON contiene e neanche sospetta l'idea di macro-economia o di curve AD-AS, di cui parleremo fra un attimo. Una interpretazione 'neoclassica'-punto-e-basta del modello AD-AS, e non si sa perché il 'modello dominante' sarebbe questa interpretazione, è un po' come l'interpretazione classica della meccanica quantistica, che non verrebbe mai in mente alla fisica 'dominante'.
2) 
Inoltre se si critica il 'modello dominante', allora questo è proprio la sintesi neoclassica. Propongo dunque che nel seguito, laddove si dice 'neoclassico' nel saggio di Brancaccio (e non mi spiego perché non dica semplicemente 'dominante', tranne che nel subtitolo) e in questo post, si intenda 'sintesi neoclassica'. Se questo è accettato, allora nella crisi degli anni Trenta gli economisti neoclassici non esistevano neanche, l'idea che bastasse ridurre i salari per ricondurre alla piena occupazione era l'ipotesi classica, smontata da Keynes nel primo capitolo della General Theory, e non è affatto nella sintesi neoclassica, la quale sintesi neoclassica, in accordo con Keynes,  afferma al contrario che il sistema macroeconomico può benissimo essere in un equilibrio stabile corrispondente alla sottoutilizzazione di risorse e soprattutto di occupazione.
3) Le prime due affermazioni, dunque “una riduzione dei salari riconduce alla piena occupazione” e “non occorre una politica espansiva per uscire da quel tipo di crisi” NON appartengono alla sintesi neoclassica. Questo pasticcio di nomi ed etichette, completamente inutile perché bastava come ho detto parlare di 'modello dominante', è un grave problema perché, forse per criticare nel modello dominante una affermazione che questo modello dominante NON fa, cioè forse nel preoccuparsi troppo di dare un nome 'inviso' al modello dominante chiamandolo neoclassico e finendo per attribuirgli le affermazioni associate a quel nome, invece di quelle associate a quel che FA, il critico commette quello che a me pare un grave errore di base (e non credo che sia casuale perché si ripete più avanti, come vedremo).



Le mie osservazioni sono le seguenti :
1) Cos'è la teoria classica a cui sarebbe in contrapposizione la sintesi neoclassica ? Laclaire non lo precisa. Io seguo questa distinzione: chiameremo classici gli economisti come Smith e Ricardo, mentre sono neoclassici economisti come Jevons, Walras e Marshall. La sintesi neoclassica ha come bersaglio polemico Smith e Ricardo? Sembrerebbe di no. Ha come bersaglio polemico Marshall ? Questo è forse oggetto di discussione.
Esiste una teoria neoclassica e basta ? Sarebbe forse meglio chiamarla marginalista, dal momento che da quello che posso desumere dalla scarno materiale a mia disposizione, quello neoclassico non è più una teoria, ma un vero e proprio paradigma. Del resto lo stesso link usato da Laclaire recita : " Today it is usually used to refer to
mainstream economics, although it has also been used as an umbrella term encompassing a number of mainly defunct schools of thought,[6] notably excluding institutional economics, various historical schools of economics, and Marxian economics, in addition to various other heterodox approaches to economics." Dunque sembra essere lecito usare il termine "paradigma neoclassico" come un termine con un contenuto semantico piuttosto ampio (ed è quello che fa Brancaccio). Dunque il fatto che la teoria marginalista non c'entri molto con la macroeconomia non implica che il paradigma neoclassico non sia collegato con quest'ultima, nè che non esistessero economisti neoclassici negli anni Trenta etc etc.
2) Vedere la sintesi neoclassica come una critica del modello dominante (si intende in questo caso la teoria marginalista ?) è, non un'opera di ordine mentale, ma un tentativo di interpretazione molto orientato. A quello che mi risulta, la sintesi neoclassica è stata considerata dai cosiddetti post-keynesiani come un travisamento delle idee di Keynes e del resto gli autori di quella sintesi  non ritenevano necessario l'abbandono delle ipotesi e della visione neoclassica per accogliere il pensiero di Keynes e negavano che il keynesismo fosse fondato su di un paradigma alternativo a quello marshalliano. Dunque la sintesi neoclassica se si accettasse ciò che è stato ora detto sarebbe una critica parziale e del tutto interna al paradigma neoclassico stesso.
3) Dire che l'idea che bastasse ridurre i salari per ottenere la piena occupazione non appartiene alla sintesi neoclassica è anch'esso un tentativo orientato di interpretazione, dal momento che se è vero che Blanchard ad es. ammette che sia opportuna una politica monetaria espansiva, tuttavia, dice Brancaccio : "Il modello AS-AD di Blanchard consente in primo luogo di dimostrare la tipica tesi liberista secondo cui il sistema capitalistico, fondato sul libero operare delle sole forze del mercato, è nella sostanza autosufficiente. Il modello mostra cioè che se anche dovesse verificarsi una crisi economica, l’economia di mercato potrebbe uscirne in modo spontaneo, senza cioè ricorrere necessariamente a una politica di espansione della moneta o della spesa pubblica. Il sistema è in grado infatti di tornare autonomamente al suo equilibrio “naturale”, dal quale la crisi lo aveva temporaneamente allontanato." anche se comunque "E’ bene tuttavia chiarire che Blanchard non condivide una interpretazione così estrema del modello AS-AD. Egli infatti non si spinge al punto di dichiarare che in caso di crisi le autorità politica dovrebbero restare a guardare. Il meccanismo spontaneo insito nel suo modello si basa infatti comunque sulla disponibilità dei lavoratori a ridurre i salari monetari, un fenomeno che dipende da vari fattori di ordine sindacale e politico e che non può certo darsi per scontato. Inoltre, Blanchard ha ben presente che il percorso di rientro verso l’equilibrio naturale tramite i soli meccanismi spontanei della riduzione dei salari e dei prezzi potrebbe rivelarsi molto lungo e tortuoso (magari a causa del fatto che i sindacati potrebbero fare resistenza contro la riduzione dei salari monetari). Egli non ha dimenticato la lezione della grande crisi del 1929, durante la quale proprio la tardiva risposta delle autorità e la pretesa di affidarsi ai soli meccanismi del mercato diedero luogo a una gravissima e prolungata depressione economica.  Ecco perché Blanchard considera l’aggiustamento spontaneo un mero caso di scuola. Nella pratica, se ci si trova in una situazione di crisi descritta dal punto A, egli invita comunque le autorità ad intervenire, in modo da accelerare la convergenza all’equilibrio naturale. In particolare, la sua proposta è che la banca centrale effettui una politica monetaria espansiva". Brancaccio dunque non è affatto inconsapevole della peculiarità della sintesi neoclassica, solo che questa peculiarità non è sufficiente per dire che essa non rientri nel paradigma neoclassico. Il fatto che sia possibile esemplificare un caso di scuola puramente liberista la dice lunga, a mio parere, sulla reale appartenenza degli esponenti della sintesi neoclassica. E del resto qui a pag. 345 viene detto "La disoccupazione tornò così ad essere, nel modello della sintesi neoclassica, un evento eccezionale causato dalla rigidità dei salari o dalla scarsa sensibilità degli investimenti al saggio di interesse... La tesi neoclassica sulla tendenza spontanea dell'equilibrio dei mercati concorrenziali finì con l'essere confermata anche adottando il metodo macroeconomico di Keynes" e qui a pag. 353, parlando di Leijohnfvud si dice : "Nell'approccio della sintesi neoclassica egli ritenne che non si era giunti ad una sintesi come mediazione di due teorie che avevano origini comuni, ma ad un utilizzo arbitrario del linguaggio keynesiano adattato ad una struttura teorica che rimaneva, fin dalle radici, neoclassica". 
Concludendo si potrebbe dire che le teorie del paradigma neoclassico precedenti alla sintesi neoclassica ritenevano necessario e sufficiente abbassare i salari per ottenere la piena occupazione, mentre secondo la sintesi neoclassica per l'equilibrio di piena occupazione è necessario in molti casi abbassare i salari, ma potrebbe essere non sufficiente. Proprio del paradigma neoclassico è dunque la necessità di abbassare i salari per ottenere la piena occupazione, anche se nel caso della sintesi neoclassica c'è obtorto collo una maggiore tolleranza delle lotte dei lavoratori che intendano mantenere una certa rigidità salariale ed un maggiore uso della leva monetaria e/o fiscale : probabilmente pannicelli caldi per la crisi in atto.


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