.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







1 luglio 2008

La ola di Veltroni

Veltroni parlava di accordo sulle riforme istituzionali e opposizione sul programma di governo, ma in realtà voleva significare accordo sul programma di governo.
Ovviamente Berlusconi di questo accordo non ha assolutamente bisogno.



In alto a sinistra, sino al prossimo accordicchio....

La rabbia di Veltroni dunque produrrà una rottura insanabile : ci sarà accordo cioè solo sulle riforme istituzionali ma non sul programma di governo.
In attesa di tempi migliori.


30 giugno 2008

Veltroni costretto a combattere

Devo confessare di aver avuto un moto di soddisfazione quando ho visto il volto stanco e rassegnato di Veltroni dopo lo showdown di Berlusca alla Confesercenti.
Era il volto stanco di chi sarà costretto a cedere ancora di più pur di raggiungere i propri ridicoli obiettivi politici.
Veltroni rappresenta una classe politica marcita che vuole vendersi a tutti i costi al capitale internazionale. Per farlo deve passare però per il giogo capriccioso di Berlusconi che prima del capitale internazionale deve tutelare il proprio di capitale e  deve inoltre soddisfare tutte le varianti del populismo che ha portato con sè al governo.
Queste operazioni sono un costo eccessivo per Veltroni che deve fare buon viso a cattivissimo gioco. Berlusca non consente loro di salvare nemmeno quel poco di faccia che è rimasta.
L'annuncio di una grande manifestazione per l'autunno sa di necessaria dilazione, ma potrebbe trasformarsi nell'ennesimo fallimento di questo apprendista stregone della politica che sinora ha collezionato solo pomodori e pernacchie.


Che...cazzo ci fa Veltroni in politica ?

La stella polare di Veltroni è l'ipocrisia, ma il Berlusca non vuole nemmeno l'omaggio formale che il vizio fa alla virtù. Berlusca nel suo orgasmo da manipolatore delle coscienze vuole che il vizio sia virtù.
Ed a questa raffinatezza il critico cinematografico Veltroni non ci è ancora arrivato. Ci vuole un vero attore.
 


24 giugno 2008

Senilità politica precoce (Walter Gump)

 Basta un Parisi qualsiasi e già hai bisogno dell'accompagnamento di Rotondi e D'Alema




E pensare che
volevi correre da solo...

 


14 maggio 2008

Il falso riformismo del Partito democratico : le matrici

 Nella sua luce storica, il termine riformista, calato nella dimensione di politica economica, si manifesta nelle grandi trasformazioni del modello liberale propugnata dagli assertori del welfare state, in particolare quella visione keynesiana che venne travolta, a seguito della crisi petrolifera di fine anni Settanta dalla «rivoluzione» reaganiana e tatcheriana, che doveva contribuire significativamente di li a pochi anni, al crollo dell'esperienza del socialismo realizzato. È proprio nel quadro delle trasformazioni del contesto politico-culturale globale che vide i natali l'attuale ideologia del riformismo, una teorica non più sorretta da un disegno primario di giustizia sociale ma al contrario volta principalmente alla ricostruzione di un sistema capitalistico il più possible efficiente.



Il bisogno di confessare i propri peccati....

In quest'ambito, l'ordinamento giuridico, lungi dal proporsi come strumento di limitazione degli impulsi acquisitivi individuali, si propone di favorirne il libero dispiegarsi, sull'assunto che essi, incanalati soltanto da un processo privatistico a mano invisibile, avrebbero finito per favorire, seppure indirettamente, anche i soggetti più deboli tramite una «ricaduta verso il basso» (il cosiddetto trickle down effect) dei benefici di una sostenuta crescita economica. Il progetto reaganiano e tatcheriano non sposò alcun aspetto del modello contro cui si rivoltava ma, visto in prospettiva globale, effettivamente ne travolse, con violenza «rivoluzionaria», ogni contenuto politico e di civiltà. Sono infatti proprio i presupposti della costituzione economica di un modello misto (pubblico e privato) che il riformismo del welfare state aveva prodotto e costituzionalizzato a partire dall'esperienza della Repubblica di Weimar e poi, in Italia, nella Costituzione italiana del 1948 col grande compromesso fra Togliatti, Dossetti ed Einaudi, a crollare insieme al Muro di Berlino, riportando indietro di quasi due secoli il significato di riformismo.
Dal punto di vista contenutistico, nel nuovo ordine globale in cui la crescita economica viene considerate prioritaria indipendentemente da ogni preoccupazione distributiva, il riformista si propone solo di mitigare gli aspetti più estremi e disumani del modello dominante, in un'accezione del termine non diversa da quella che ci può far vedere come riformisti sovrani «illuminati» quali Maria Teresa d' Austria, Leopoldo di Toscana, Federico II di Prussia, Carlo III di Napoli o Caterina II di Russia. Una visione profondamente incardinata nella disuguaglianza sostanziale dei diritti di proprietà e che anzi fa di un modello autoritario, classista, etnocentrico, ma tuttavia preoccupato del proprio «volto umano» (emblematico è a questo proposito iul piano per l'Africa di Toni Blair o la Fondazione di Bill e Melinda Gates) la sua cifra caratterizzante.
Questo riformismo della «terza via», che con i lavori di Anthony Giddens cerca di espugnare il fronte intellettuale e politico che almeno in Europa separava la Destra e la Sinistra, trova in Tony Blair e Bill Clinton, i due eroi eponimi capaci dei naturalizzare e rendere bipartisan le ricette del neoliberismo confezionate nel decennio precedente dai loro predecessori nell'interesse degli attori forti dei mercati finanziari globali (Istituzioni Finanziarie Internazionali, Banche, Compagnie di Assicurazione, Edge Funds). Due eroi che non restano isolati in Occidente. In Germania Schroeder, con l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale, emargina Oskar Lafontaine. In Italia sono Massimo D'Alema (primo ministro post-comunista ansioso di partecipare alle guerre globali) e poi Romano Prodi a sdoganare il riformismo neoliberale come pensiero «di sinistra» aprendo la via alla grande convergenza bipartisan.
La creazione di un ideologia riformista, come strumento che aliena la distribuzione a favore della produzione e dell'accumulo concentrato di ricchezza, sposa questo modello di sviluppo interamente «mercatista» (fondato sull' oligopolio reale accompagnato dalla retorica della competizione) che a casa nostra si è continuato a celebrare nel Partito Democratico, proprio mentre la destra sociale neocorporativa lo scaricava giusto in tempo attraverso l'impressionante piroetta di Giulio Tremonti, già campione di privatizzazioni e finanza creativa (La paura e la speranza, Mondadori 2008 è stato un bestseller in campagna elettorale vendendo antimercatisno, sicuritarismo e xenofobia).
Anche a sinistra, non soltanto le periodiche drammatiche convulsioni nei contesti di produzione (crisi dei mercati asiatici del '97, crisi subprime e recessione attuale) ma anche, soprattutto, il progressivo allargamento del baratro fra ricchi e poveri che strutturalmente condanna l'Africa e gli altri paesi periferici subalterni alla sete e alla fame dovrebbero suggerire un ripensamento onesto dei termini della questione «riformista». L'economista austriaco Joseph Shumpeter una volta scrisse che così come sono i freni che consentono ad un veicolo di poter avanzare spedito, senza incidenti, altrettanto avviene per un modello economico capitalistico. Quest'idea fu ripresa da Michel Albert nel suo famoso saggio sui due capitalismi, ed è stata sviluppata nella letteratura giuridica ed economica più avveduta (ancorchè minoritaria) ma ha ottenuto scarsa eco nella discussione sulla politica economica italiana. Al contrario, il riformismo a casa nostra si misura con il metro delle «lenzuolate» di bersaniana memoria, e fa proprio della crociata contro i «lacci e lacciuoli» (espressione che risale ad un maestro della grande destra come Guido Carli) la sua bandiera. Le riforme volte alla liberalizzazione denigrano così sistematicamente il controllo giuridico pubblico (i lacciuoli appunto) nel rivolgersi contro taxisti, farmacisti e notai nell'ambito dei lavoratori autonomi (particolarmente attivi qui i professori Giavazzi e Alesina) e in quello dei dipendenti prendono di mira, in nome della flessiblità le garanzie ottenute dai lavoratori attraverso le lotte sindacali degli anni Sessanta e Settanta (il nome che va citato qui è quello di Pietro Ichino).


(Ugo Mattei)


1 aprile 2008

La legge di Negroni

Come se non bastasse Silvio Berlusconi, Water Veltroni ha aggiunto alla campagna elettorale una sua dose personale di stupidità, di mala fede, di superficialità.
Abbiamo già visto come tale profluvio di merda si sia già spalmato nella scelta di uno dei temi della campagna elettorale e cioè i sondaggi.
Vediamo ora un altro esempio :
Veltroni annuncia che semplificherà la macchina amministrativa cancellando cinquemila leggi sostanzialmente inutili e riducendo tutti i provvedimenti in 100 testi unici. La conseguenza, dice Water, sarà una riduzione dei costi per le imprese di quasi 10 mld di euro l'anno ed un effetto sulla crescita di 0,50 % l'anno.
A parte i calcoli roboanti e sostanzialmente vuoti, Water dal basso del suo scolo politico mostra di considerare le leggi unicamente degli ostacoli alle imprese, mentre dovrebbero essere degli strumenti di regolazione. Water non ci dice quali siano le leggi da abolire, nè perchè siano inutili. Questo non ha importanza. Importanti sono le cifre roboanti che tali tagli consentirebbero di esibire.
A lui non frega niente della realizzazione di questo velleitario progetto. Tanto sta in campagna elettorale. Semmai si dovesse mettere mano a questa scemenza, si leggerebbero articoli di giornalisti che deprecherebbero la scomparsa di questa e quella legge, veti di qualcuno e convenienze ambigue di qualche altro e sostanzialmente delle nemmeno raffinate prese per i fondelli di lavoratori ed utenti.


Water, stai sbagliando dito....

Naturalmente i poteri forti (che desiderano solo il loro arbitrio) hanno subito plaudito a questa demagogica e demenziale iniziativa, anche se qualcuno (ad es.
il pur semplicistico Sartori) ha appunto obiettato in altra occasione a tale proposta che si devono scegliere le leggi da togliere.
La semplificazione si fa a partire dalle concrete dimensioni sociali che sono interessate dall'applicazione della legge e là si vede se una legge sia utile o meno. Solo allora si semplifica il quadro, ma non direttamente per il Pil quanto per rendere quella concreta situazione migliore di prima. Solo dopo ci si congratula per il fatto che tra le altre cose la scomparsa di una legge ha provocato anche un risparmio da parte dello Stato o di un privato.
Cancellare delle leggi solo per provocare tale risparmio non è azione degna di un governante, ma di un imbecille o di un delinquente.
Scimunito come Nando Meniconi dall'America, Veltroni pensa che le leggi siano tutte leggi dello
sceriffo della Negroni, leggi da tagliare ed affettare come i salami omonimi.


15 marzo 2008

Veltroni e Obama

 Di questi giorni viene spontaneo confrontare le nostre elezioni politiche alle primarie statunitensi: nella stampa il paragone serpeggia, quando non è richiamato più che esplicitamente.
C'è chi, nel campo di Walter Veltroni, anela a identificare il proprio leader con Barack Obama, grazie anche al celebre verbo ausiliare autonomizzatosi negli slogan politici: I can, o We can, a seconda delle versioni (negli Stati uniti d'America We can è il nome dell'associazione dei senza tetto che si guadagna da vivere raccogliendo lattine vuote, cioè cans. Sarebbe originale, segno di vera novità, un Partito democratico il cui slogan fosse «Io lattina»).
In un incontro pubblico Sandro Portelli e io siamo stati accusati di denigrare Barack Obama e il suo afflato bipartisan solo «per odio a Veltroni»: ma vogliamo scherzare? Con tutte le molle con cui va preso il senatore dell'Illinois, il cui inno al «cambiamento» è di una vaghezza per lo meno sospetta, non c'è però paragone (per nostra sfortuna) con il Walter nazionale: dove le vedete le frotte di studenti liceali, le coorti di universitari che si offrono volontari a Veltroni per andare a fare campagna porta a porta a Ceppaloni, scavalcare immondizie nell'hinterland napoletano o sfidare i leghisti in Valtellina? Vedete forse giovani signore in trance svenire a ogni comizio dell'ex sindaco di Roma (visto che la domanda «C'è un medico in sala?» è diventata un appuntamento fisso nei meeting di Obama)? Se c'è una cosa che separa le primarie Usa dalle nostre elezioni è proprio l'entusiasmo, il coinvolgimento.
IE questo ci porta al secondo genere di confronto elargitoci con spocchiosa saccenza dai nostalgici del «caso italiano». Forse i giovani non se lo ricordano, o non l'hanno mai saputo. Ma c'è stato un periodo in cui l'Italia (e in particolare la sinistra italiana) dava lezioni di politica al mondo perché avevamo il partito comunista più autonomo da Mosca e perché la nostra era la classe operaia più combattiva e più forte d'Europa. A posteriori ci siamo accorti che il nostro Pci era tanto autonomo dall'Urss che, appena caduto il muro di Berlino, ha sentito l'impellente bisogno di cambiare nome, statuto e ragione sociale, e che in realtà avevamo preso per forza di classe del proletariato italiano quella che era debolezza e inconsistenza della nostra borghesia (se mai i nostri ricchi sono assurti a quel che Marx chiamava una «classe»).
Se agli occhi dell'Europa oggi l'Italia costituisce un caso, è grazie a Silvio Berlusconi - che il sagace popolo italiano, davvero unico al mondo, sta per riportare al potere per la terza volta -, all'emergenza spazzatura in una regione governata dalla sinistra da quindici anni, e alla supina acquiescienza della nostra «borghesia laica» nei confronti del Vaticano, che ci riporta ai bei tempi dello stato pontificio. Che importa? Ci è rimasto il vizio d'impartire lezioni politiche urbi et orbi. E poi è irresistibile la tentazione di catechizzare il paese più potente del mondo: la sindrome di noi nuovi raffinati elleni precettori di voi nuovi rudi romani (della serie «Io Jane, tu Tarzan; io Venere, tu Marte»).
Per questi nostri luminari è scontato che gli statunitensi siano analfabeti politici di fronte a noi che discendiamo da Gramsci e Machiavelli, che il loro processo di selezione politica sia solo show business, lustrini e spot, mentre il nostro sarebbe un vero confronto di idee tra politiche alternative.
Noi sì che siamo coscienti della struttura di classe del nostro paese. Basta prendere i sondaggi che ci affliggono e affliggeranno fino al 13 aprile, e confrontarli con i sondaggi statunitensi. Fin dall'inizio negli Usa ci viene spiegato a colpi di percentuali che il blocco sociale che vota Hillary Clinton è costituito in maggioranza da donne, da persone anziane (sopra i 50) da famiglie che guadagnano meno di 40.000 dollari l'anno, da persone senza titoli di studio superiore, dalla minoranza ispanica. E ci dicono invece che Obama è votato soprattutto dai giovani, dai laureati, dai redditi medioalti, dai neri, dai maschi bianchi: una coalizione di razza e di quelli che vengono definiti i «Starbucks democrats», dal nome della catena di caffè pregiato, luogo di studio per studenti e di pausa per colletti bianchi.
La nozione che dietro ogni candidatura ci sia un blocco sociale che lo sostiene (e che il candidato debba fare gli interessi di questo blocco) è talmente scontata che ogni giorno i giornali si chiedono se la tale coalizione sociale si sta sfaldando, oppure se tiene, se si rinforza, se uno dei due opera sfondamenti nel campo dell'altro. Questo nella politicamente analfabeta America.
Vediamo nella scafatissima Italia: qualcuno ci ha forse mai rivelato in un sondaggio il profilo sociale di chi vota per Veltroni o per Berlusconi? Sappiamo se le donne votano più a destra o a sinistra? Sappiamo come votano i redditi medio-alti e quelli medio-bassi? E le fasce d'età come si comportano? In che modo il voto dipende dal livello d'istruzione? Mistero. L'immagine del voto che ci viene rinviata dallo specchio dei sondaggi è quella di un paese indistinto, di un magma informe, la cui unica variabile riconosciuta è territoriale (regioni rosse, nord-est,...). Un flou artistico, non proprio disinteressato, circonda il profilo sociale dei due campi, centrodestra e centrosinistra. Questo flou consente di fare gli interessi del «paese», di parlare in nome dell'«azienda Italia» e non delle basi sociali cui ogni campo dovrebbe rispondere. Mica siamo come quei semplicioni di americani per cui ogni eletto dovrebbe «passare alla consegna» (deliver) e favorire gli interessi di chi lo ha votato (la «consegna», che io sappia, è un metodo riconosciuto ufficialmente solo per la mafia in Sicilia).
Come disse indignato quel leader della sinistra italiana che voleva condannare gli «eccessi di laicismo»: «Mica siamo nella Spagna di Zapatero qui!»

(Marco D'Eramo)


15 marzo 2008

Paradosso del voto utile : più voti Veltroni più vince Berlusconi

 

Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale «porcata» votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul «voto utile». Soprattutto perché con un'operazione di verità ribalta l'analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl, Sinistra arcobaleno e Udc.
Com'è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l'ago della bilancia.
Sul Messaggero di ieri Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che «il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni» ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni «bianche» e «rosse» una maggioranza chiara (di destra) è infatti quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l'8%. Prendiamo per semplicità la simulazione più «bipartitica» di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni «rosse» che in quelle «bianco-azzurre» proprio le terze forze Sa e Udc hanno l'effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no.
La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una «grande coalizione» per le riforme del tutto inedita nella storia repubblicana.
Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla camera. Segno che una parte dell'elettorato ha voluto garantire la vittoria a Prodi con un voto «utile» sentendosi invece più libero a palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l'esatto contrario. Ma se così avvenisse l'unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l'unico voto utile contro Berlusconi è il suo.

(Matteo Bartocci)


10 marzo 2008

Elezioni e sondaggi : il cittadino omogeneizzato

Veltroni ha immediatamente assecondato la stupidità politica di Berlusconi, agitando i sondaggi come ha fatto nelle scorse campagne elettorali il suo compagno di merende.
Una strategia del genere, assolutamente impolitica (nel senso di involutiva nel processo di emancipazione politica) può anche essere efficace per far vincere qualcuno, ma a patto di togliere a quel qualcuno identità politica effettiva.
Infatti cosa si fa agitando i sondaggi ? Si dice agli elettori di essere una forza montante, di essere il probabile vincitore, di essere uno che, comunque vada, avrà successo.
E dunque si asseconda nell'elettore la voglia di votare per colui che avrà successo, quasi che le elezioni siano una scommessa e non una scelta consapevole, quasi che le idee personali dell'elettore non siano importanti per la scelta stessa, ma siano subordinate alla vittoria. Non importa quali siano i programmi che voto, l'importante è vincere, non importa chi vince. L'identità politica, i bisogni, le istanze dell'elettore sono subordinate allo stare sul cavallo vincente.
Ovviamente ad essere incoraggiato è il leaderismo (il leader che ho votato ed è vincente sa cosa è buono per me, sa perchè il suo programma porterà vantaggi per me anche se questo sembra improbabile), il clientelismo (il vantaggio per me non è il programma, ma i favori personali che io posso lucrare evidenziando che ho votato per il vincitore) il gregarismo (io voto per colui per cui votano gli altri), l'assenza di elaborazione personale (quel che io penso non ha che una minima importanza).



Insomma Berlusconi e Veltroni stanno, con la scusa della semplificazione del quadro politico, incoraggiando le peggiori qualità dell'elettorato e stanno neutralizzando i possibili effetti benefici di queli rari momenti di partecipazione politica dei cittadini che dovrebbero essere le campagne elettorali. Questi momenti dovrebbero essere dedicati alla discussione, all'approfondimento dei contenuti programmatici ed invece il gioco diventa quello di indovinare in tempo reale quale sia il vantaggio con la conseguenza che la cornice che diventa sempre più importante del quadro. Un effetto nefasto della società dello shopping (impropriamente chiamata società dei consumi) sulla vita politica


sfoglia     giugno        agosto
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom