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17 gennaio 2017

La critica di Joseph Halevi al regime siriano

https%//www.academia.edu/30962810/Joseph_Halevi_e_la_questione_siriana --------------------------------------- Quando si assume una posizione determinata nell’ambito della sinistra radicale su problemi relativi alla politica estera senza rifugiarsi su posizioni massimaliste assolutamente sterili anche solo per contribuire all’analisi delle situazioni studiate, si viene sottoposti ad un fuoco di critiche che rispecchiano quell’assoluta inanità politica e culturale che legittima lo stato pietoso che la sinistra ha in questo momento nel nostro paese. Purtroppo anche Joseph Halevi si è unito al pianto greco relativo all’assedio e al bombardamento di Aleppo che si è verificato in questi mesi. L’economista, apprezzato per il suo contributo al dibattito sia su questioni economiche sia su quelle politiche mediorientali ha “deciso” (questo è il termine utilizzato) di interrompere tutti i rapporti con persone o organizzazioni “di sinistra” che non trattano la situazione di Aleppo “per quella che è”. E che è, per Joseph Halevi? “un’operazione di massacro della popolazione civile da parte del regime baathista” e aggiunge che il regime non è nuovo a questo exploit e cita Tell Zaatar e aggiunge “sì proprio sui palestinesi si sono scatenati per primi” oltre che il bombardamento di Hama nel 1982. E dice “Non c’è bisogno di riprodurre virtualmente il defunto schema sovietico secondo cui i regimi nazionalisti arabi sono automaticamente da parte della ragione perché alleati dell’URSS e quindi sotto attacco imperialista ecc., ecc. Su questa base si è passati con estrema leggerezza sopra il massacro di curdi e comunisti in Iraq durante gli anni Sessanta che hanno fatto decine di migliaia di morti e su ulteriori azioni contro i curdi negli anni Ottanta. Il tutto giustificato con l’antimperialismo e via dicendo.” Infine cita come ottimo ed esecrabile esempio di irresponsabilità un articolo di Contropiano e conclude citando come articolo ragionevole quello di Jean Pierre Filiou (professore universitario e consulente del governo Hollande) “Vi sarà un prima e un dopo”. Partiamo da quest’ultimo articolo dove si attribuiscono intenti coloniali alla Russia sottacendo completamente quelli della Francia e di altri paesi europei. Quale ragionevolezza si può pretendere da un atteggiamento del genere, smaccatamente filo-occidentale? Dire che si tratta di un’operazione di massacro della popolazione civile da parte del regime baathista è quanto meno semplicistico. Ormai i soggetti in campo sono molti e diversi e Assad non ha il pieno controllo del suo stesso esercito figurarsi delle forze degli alleati russi e iraniani. Quanto alla popolazione civile si tratta in buona percentuale di popolazione quanto meno armata. Dire che il regime Baath non è nuovo a questi exploit significa mettere sullo stesso piano eventi diversi prodotti da soggetti diversi verso soggetti diversi. A Tell El Zaatar si trattò di una operazione delle forze cristiane libanesi con la copertura siriana (si trattava però di un contingente quasi tutto siriano della Lega Araba che ha avallato il comportamento assunto) contro i palestinesi. Tuttavia, al contrario del massacro di Sabra e Chatila (Shatila), il giornalista Robert Fisk (citato da Halevi a proposito di Hama) ha accusato anche Arafat di aver favorito il massacro ordinando ai palestinesi di sparare verso le milizie che in un primo momento erano venute avanti volendo accettare la resa. Ad Hama invece il bombardamento e il massacro furono successivi ad una insurrezione organizzata dai Fratelli Musulmani che uccisero almeno 300 persone prima che si desse inizio all’intervento. Adesso la Siria è in una guerra civile dove ci sono molti soggetti in conflitto, una guerra civile fomentata dagli Stati imperialisti occidentali. Esecrare semplicemente il regime baathista vuol dire non analizzare bene il contesto. Il punto fondamentale è che per molte analisi le rivoluzioni della Primavera araba non sono state un fatto positivo e ammiccare ad esse come ha fatto buona parte della Sinistra che vorrebbe essere internazionalista è stato un errore politico e storico di notevole importanza. Lo stesso errore che fu fatto da molti di noi che salutarono le rivoluzioni dell’89 con le velleità dei vari forum democratici a Berlino o a Praga. La Sinistra (non i comunisti) sta ancora piangendo per quell’insulso compiacimento. Altro punto essenziale da sottolineare è che una posizione terza sui conflitti in corso d’opera è necessaria quando è possibile dare seguito pratico e politico a questo orientamento, non quando si è meri osservatori dei conflitti. Noi non giudichiamo il regime baathista in sé (se lo facessimo potremmo tutti essere d’accordo ma del tutto fuori da una analisi concreta) ma, come fa anche Nassim Nicholas Taleb, in relazione alle alternative plausibili che sono in campo. E soprattutto in relazione alla propaganda di guerra fatta nei paesi appartenenti al polo imperialista europeo, propaganda di guerra che intendiamo smontare, perché questa è la responsabilità politica che ci assumiamo mentre consideriamo irresponsabile proprio l’atteggiamento di chi, sulla base di un neutralismo pacifista che ha esaurito ormai tutte le possibilità di aggregazione in questa fase storica, tende solo a perpetuare la passività politica che condanna alla marginalità tutti quelli che litigano su chi abbia l’anima più bella. La Siria è un regime autoritario che soffoca nel sangue l’opposizione e le minoranze politiche. E tuttavia le alternative costituiscono un intreccio instabile e altrettanto sanguinoso di ingerenze imperialistiche, interventi dell’esercito e ascesa politica dell’Islam radicale con in aggiunta la perdita della laicità dello Stato, del rispetto per tutte le confessioni religiose e del tentativo (spesso frustrato, clientelare e in arretramento) dell’intervento dello Stato nell’economia e nella società (ad es. nel campo dell’istruzione). Queste sono le alternative in campo. Si tratta di scegliere. Se poi alcuni compagni vogliono in questi paesi lo sviluppo capitalistico neoliberistico con l’annesso pluripartitismo scodinzolante questa può essere anche una opzione da discutere teoricamente, ma BISOGNA DIRLO, non ce la si può cavare con l’internazionalismo a perdere. ----------------------------------------- http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/12/14/aleppo-doppio-standard-occidente-087029 (l’articolo di Contropiano) http://www.rproject.it/?p=6193 (l’articolo di Joseph Halevi) http://www.rproject.it/?p=6189 (l’articolo di Jean Pierre Filiou) https://medium.com/opacity/the-syrian-war-condensed-a-more-rigorous-way-to-look-at-the-conflict-f841404c3b1d#.nvhwngnlz (l’articolo di Nassim Taleb)


6 maggio 2011

Lo strano caso della Libia

Perché in Libia c’è stata un’insurrezione che avrebbe apparentemente provocato l’intervento di potenze straniere ?

La maggior parte degli opinionisti ritiene che sia stata una rivoluzione, sulla scia di quella tunisina e quella egiziana, volta al sovvertimento di un regime autoritario ed illiberale.

 

 

Il fatto strano è che in genere questi regimi vengono rovesciati in presenza di una situazione economica deteriorata, ma non è questo il caso della Libia che invece sembrava essere uno dei paesi più ricchi e progrediti dell’Africa settentrionale, se non di tutta l’Africa :

·         La Libia non ha un’alta densità di popolazione come l’Egitto, per cui l’insurrezione non si può attribuire a quelle situazioni di tensione sociale generate dalla sovrappopolazione.

·         La Libia aveva uno dei più alti Pil procapite (anche a parità di potere d’acquisto) del continente africano (14.800 dollari e cioè il 65° posto nel mondo)

·         La produzione industriale della Libia la collocava al 39° posto nel mondo (l’Egitto era al 43°).

·         La Libia si trova al 26° posto per ciò che riguarda la produzione dell’energia e si trova all’8° posto per ciò che riguarda le riserve di petrolio.

·         Dal decennio 1998-2008 la Libia ha una crescita media annua del Pil superiore al 2,9%.

·         L’indice di sviluppo umano della Libia è 84,7, superiore a quello di paesi come l’India, l’Indonesia, l’Iran, la Malesia, la Russia, la Romania, le Filippine, la Colombia, la Cina, la Turchia e di poco inferiore a quello del Cile, dell’Ungheria e della Lituania.

·         La Libia ha un saldo commerciale attivo paragonabile al 38,3% del Pil, grazie alle esportazioni di petrolio, mentre gli altri paesi dell’Africa settentrionale hanno un forte debito estero (tranne l’Algeria che in questi anni è progredita).

Tenendo conto di questi fattori diventa difficile pensare che il regime libico fosse così debole da giustificare una rivolta di queste proporzioni. Quindi è molto facile pensare che la rivolta sia stata supportata e finanziata da potenze straniere che hanno l’interesse a mettere le mani sul petrolio libico ed a giocare un ruolo neo-coloniale nell’Africa settentrionale.

 


16 aprile 2011

Ricordo di un amico mai avuto : omaggio a Vittorio Arrigoni

Mi piace pensare che Vittorio Arrigoni fosse disperato. Molti mi correggeranno, dicendo che era invece un uomo coerente e sicuro e sereno nelle sue scelte. Ovviamente su questa sua disperazione ho un dato, ma non voglio discutere una tesi. Voglio scrivere quello che immagino nel lenire questo dolore indiretto, per una persona mai vista e con cui mai ho parlato. Ma di cui ho sentito parlare.

Ripeto, mi piace pensare che fosse disperato. Non voglio che sia un testimone marmoreo di qualcosa che non muore. Voglio che sia un testimone febbrile di qualcosa che sta morendo.

La morte di un giovane suscita sconforto. Perché con il giovane muore la speranza. Ma questo giovane già combatteva per tenere viva la speranza. Dell’agonia della speranza egli, sia pur giovane, era un vecchio guerriero.

 

 

Vittorio, a vederlo da un video, aveva la erre moscia. Per ragioni politiche non la sopporto. Mi ricorda supponenze fallimentari che tengono ancora impegnati molti sinceri compagni.

Di lui si diranno tante cose, sarà brandito per la sua “ingenuità”, ma, oso dire, non era ingenuità, non poteva egli essere più prudente, più equilibrato. Proprio per questa sua disperazione.

Mi piace immaginarlo da ragazzo. Un ragazzo che vedeva film e se li beveva. Un ragazzo che credeva a quanto gli si diceva a scuola. Sulla giustizia, la libertà, la bellezza e l’eguaglianza. E che poi scopre che la realtà è come lo specchio del parco dei divertimenti. Nel labirinto la bellezza si conserva, ma alterata, irriconoscibile. Ci sembra di vederla qua, là, ma rimaniamo tra gli specchi.

Vittorio è morto in cerca d’aria. Gliela ha negata il suo assassino. Ma la sua anima era già in cerca d’aria, chiusa com’era tra gli specchi della realtà. E si dibatteva come una farfalla sullo specchio. Febbrile era il suo impegno. Un frenetico battito d’ali. Un amore martoriato, che lui riaffermava, continuamente, con il suo impegno, con la sua tenacia.

Quante volte la realtà dei nostri tempi ci stringe e ci schiaccia sul vetro. Noi dal vetro, guardiamo la bellezza, la giustizia, la libertà. Sono a portata di mano, ma solo dei nostri occhi. Quel che tocchiamo è la durezza del vetro verso il quale veniamo schiacciati.

Vittorio questo lo sapeva, ne sono sicuro. Era andato a Gaza, uno degli angoli più luridi di quel vetro, dove uno Stato, che rappresenta la propria paura in tutti i suoi comportamenti, sta riproducendo in scala le vessazioni subite nel corso della propria storia, una storia che non ha insegnato niente a nessuno. Ha insegnato a sopravvivere per un poco, giusto il tempo di fare del male.

Era andato a Gaza, sicuro che nell’angolo lurido avrebbe trovato la fine del vetro e sarebbe spuntato là dove i colori parlano di giustizia e libertà. Lo si vede sorridente nelle foto con uomini, donne e bambini della Palestina, i quali riaffermano la loro voglia di vivere ad ogni bombardamento, ad ogni colpo di falce. Non commento l’ideologia di chi l’ha ucciso, né discuto delle ipotesi di complotto. Chi gli ha tolto l’aria e lo ha schiacciato sotto lo spigolo del vetro era un sicario. E quando si è sicari non importa chi ti manda. Questa ombra livida, dall’aspetto d’uomo, è da sempre impagliata nella mancanza di coscienza. Colpevole o no, questo soggetto assente, questo Corano o questa Torah senza pagine,  farebbe bene a togliersi la vita residua ed a sperare in  un altro giro di ruota.

Chissà se Vittorio, morendo, sia volato felice al di là del vetro. Chissà se la mancanza d’aria sia la strettoia della clessidra che ti porta in un altro tempo, meno sincopato. Probabilmente il suo corpo e la sua anima, liberi da un’ ingrata convivenza, si sono dispersi, l’una nella luce del sole, l’altro, più lentamente, nei rigagnoli dell’angolo di natura che ospiterà le sue spoglie.

Rimaniamo noi, con il suo grido d’allarme. Disperato. Restiamo umani. Detto come di chi vede scivolare l’intera umanità verso l’abisso e vuole avvertire gli amici. Attenti a non cadere, qui si scivola. Restiamo umani.

 


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10 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : scherzavano !

Poteva mancare una nota di Renato Schifani ?No, non poteva. Ed ecco infatti Fronte del Riporto tuonare contro una nuova Tangentopoli che metterebbe a rischio l’intero sistema democratico.

A questo punto, un brivido di terrore ha attraversato la penisola. Decine di parlamentari ed amministratori condannati o inquisiti hanno pensato che fosse finita e sarebbero stati cacciati.

Poi una notizia, proveniente non da Corleone, ma dal Trentino, ha rassicurato tutti sulle vere intenzioni di Casini e Schifani. Avevano scherzato.

 

La notizia è questa : nell’ambito della rinnovata battaglia contro la corruzione, Forza Italia candida come capolista alla provincia di Trento l’ex presidente Mario Malossini, 56 anni di età ed uno di reclusione, inflittogli con sentenza definitiva per ricettazione delle tangenti dell’Autobrennero.

 


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9 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : la guerra di Pier

Deragliando pericolosamente, come Fini, dal programma di governo,il Presidente della Camera Pierferdinando Casini ha lanciato la questione morale e denunciato il ritorno della corruzione. A cosa si debba questo improvviso risveglio non è dato sapere, anche perché, per ritornare, la corruzione sarebbe dovuta sparire almeno per un po’.

 

 

Il grido di dolore di Pier ha suscitato consensi anche in Forza Italia, sempre nell’ambito di quella cura omeopatica già sperimentata nella lotta alla mafia.

Combattere le tangenti con i tangentisti, questa è la nuova frontiera.

Ad es. serve un esperto per scoprire le tangenti immaginarie di Telekom Serbia ? Ecco pronto Alfredo Vito, che di tangenti vere ne confessò 22.

 


8 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : antimafia omeopatica

E poi la squadra. Che squadra, ragazzi. Marcello Dell’Utri, imputato per mafia. Gaspare Giudice, imputato per mafia. L’avvocato Mormino, indagato per mafia. Gianfranco Miccichè, destinatario di 38 telefonate in due mesi da parte di Giuseppe Fecarotta, prestanome della famiglia Riina, deputato e vicepresidente dell’economia (Miccichè, non Fecarotta. Non ancora almeno. Senza dimenticare Pietro Lunardi che constatò “Con la mafia si deve convivere”. Per combatterla meglio, naturalmente.

 

Il 18 Agosto 1998 “La Padania”, organo di informazione della Lega e non dei magistrati titolava in prima pagina sui rapporti tra Berlusconi e la mafia. La Fininvest querelò Bossi, che alzò le spalle. Poi corse ad allearsi con liu. Forse per combattere la mafia dall’interno. Una specie di cura omeopatica.

(Marco Travaglio, 2003) 

 


7 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : la metamorfosi di Ferrara

Giuliano Ferrara non si piace più. Alla quinta reincarnazione (sessantottino, comunista, craxiano, spia della Cia e berlusconiano) comincia a farsi un po’ senso. E prende le distanze da se stesso nella maniera più infantile : rimuovendo.

 

Il massimo è quando dice : “Sono tornato per la prima ed unica volta in Unione Sovietica nell’anno 1990, ormai quarantottenne, dopo aver svolto irregolari ma proficui studi a Roma”.

Sicuramente non studiava aritmetica, visto che non riesce neppure a calcolare la sua età. Come lui stesso ha scritto, Platinette è nato a Roma il 7 Gennaio 1952. Dunque, se la matematica non è un’opinione nel 1990 aveva 38 anni e non 48. Ora racconterà magari di essere glabro, filiforme e magari persino coerente. Ma non sono bugie. Semplicemente, dopo le atroci minacce di Tabucchi e Colombo, si sta mimetizzando.

 

 


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6 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : nei secoli Fedele

Resta da informare Berlusconi delle vere ragioni che lo spinsero a scendere in campo. Aveva sempre raccontato che le inchieste sulla Fininvest iniziarono dopo, per perseguitarlo politicamente.

 

 

Invece Confalonieri ammette che cominciarono prima. Quasi ad insinuare, il malpensante, che non siano state l’effetto, ma la causa, della discesa in campo. Anzi, il movente.


5 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : operazione sottosopra

Partecipando alla festa Azzurra di Milano, sotto lo sguardo languido di James Bondi e degli altri intellettuali del gruppo, Silvio Berlusconi ha inaugurato la seconda fase della sua missione : l’Operazione Sottosopra. Il programma è semplice. Dopo aver rovesciato come calzini tutte le istituzioni, i valori, i reati, la logica, il buon senso e il significato delle parole, si tratta di compiere l’ultimo passo : convincere chi si ostina a ragionare normalmente che è matto.

Ad es. , se uno cerca candidati di specchiata moralità e gli si presentano un Dell’Utri (pregiudicato per false fatture) un Berruti (favoreggiamento) un Previti (evasione fiscale) è vivamente pregato di trovare loro un collegio sicuro. Se poi gli capita uno Sgarbi (pregiudicato per truffa aggravata ai danni dei Beni culturali) la cosa migliore è promuoverlo sottosegretario ai Beni Culturali

(Marco Travaglio, 2003)

 


4 aprile 2011

Il Travaglio dell'Italia : attentato !

Comica finale. Ieri mattina, dopo averlo preannunciato tre giorni fa per motivi di sicurezza, Giuliano Ferrara avvertiva sul Foglio che la sua vita è in pericolo : “Se un disgraziato comunista combattente mi dovesse un giorno ammazzare … è su mandato di Antonio Tabucchi e Furio Colombo”.

 

 

 

Dopo aver epurato tutti gli oppositori dalle tv e killerato Prodi, Fassino, Dini con balle sesquipedali, questi non sanno più come uscirne. Così improvvisano diversivi, tipo l’autoattentato preventivo. Prove ? Nessuna. A parte un pacco anonimo di supplì, cannoli, arancini e sfogliatelle consegnato ieri alla redazione del Foglio. Cominciano sempre così questi comunisti combattenti : attaccano al colesterolo.


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