.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Articoli
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







2 agosto 2010

Ma che fa la Fiat in Serbia ?

 La lettera di una sindacalista della Zastava
Cari amici, care amiche
di Rajka Veljovic*

vi scrivo a nome del Sindacato Samostalni della Zastava e dei tanti lavoratori i cui figli sono stati aiutati da voi dal 1999, quando i nostri reparti furono rasi al suolo dalla NATO e quando partirono i progetti di solidarieta.
Aderirono parecchie associazioni, sindacati, adottanti singoli, tra i quali molti da Torino.
Noi del Sindacato siamo stati punto di riferimento e garanti del progetto delle adozioni a distanza, le consegne degli aiuti sono state sempre state organizzate in modo diretto (dai rappresentanti italiani alle famiglie) in pubblico e con la massima trasparenza.
Siamo convinti che grazie alle modalita’ di gestione del progetto, siamo riusciti a mantenerlo in piedi .
Sono passati dieci anni, l’economia del nostro Paese non si e’ ripresa dopo i bombardamenti della NATO (ricordiamo anche l’embargo precedente), e i vostri rappresentanti che sono venuti a trovarci periodicamente lo hanno potuto verificare di persona.



Siamo ben coscienti che sono passati 10 anni, che nel mondo ci sono altri disastri, e che anche nel vostro Paese c’e’ la crisi (anche se non e’ neppure paragonabile con la situazione economica e politica del nostro Paese).
A parecchi ragazzi del vostro Progetto mancano uno o due anni per finire gli studi.
In nome della solidarieta’ tra lavoratori vi chiediamo di non lasciarli soli ora, e di voler continuare gli affidi a distanza.Questo e’ il periodo peggiore che attraversiamo dopo i bombardamenti; l’arrivo della Fiat a Kragujevac, ha voluto dire un aumento vertiginoso della disoccupazione, salari sempre piu’ bassi e nessuna speranza nel futuro per i lavoratori licenziati e per le loro famiglie.
In particolare dopo l’accordo tra il governo della Serbia e la Fiat, queste sono le conseguenze sulle REALI condizioni di vita e sul futuro dei lavoratori della Zastava.

Vi ringraziamo tanto per la solidarieta’ finora dimostrata e vi inviamo i nostri piu’ fraterni saluti

Kragujevac, 1° febbraio 2010.

* Ufficio relazioni estere e adozioni a distanza presso Sindacato Samostalni Zastava



In seguito riportiamo la traduzione dell’articolo pubblicato il 24.09.2009 sul quotidiano Politika, il più diffuso in Serbia:

Buon compleanno cara Fiat

Per la Zastava e la Serbia non ci sono molti motivi per la festa. Per la Fiat invece sì.

di Nenad Popovic*

«La settimana prossima sarà un anno dalla costituzione formale della Fiat Automobili Serbia, uno dei progetti piu pubblicizzati dal governo attuale, il progetto che doveva riavviare l’industria automobilistica in Serbia. Tale progetto era «il prediletto» e la speranza piu grande degli esperti economici dell'attuale governo.

La sua realizzazione era stata presentata come l'investimento straniero più grosso nel settore industriale, con un versamento iniziale da parte della Fiat pari a circa 700 milioni di euro. Avevano annunciato la produzione di 200.000 unità all’anno e un esportazione di oltre 1 miliardo di euro entro il 2011. Si prevedeva lavoro per almeno 10.000 disoccupati e Kragujevac era stata nominata la Detroit serba.

Ogni primo compleanno è sempre una bella occasione in cui in una atmosfera piacevole si incontrano le persone e si fanno auguri reciproci per il successo comune.

Temo che questo avrà caratteristiche un po' diverse. Non c’e nessun motivo per festeggiare perché non possiamo dimenticare che la Fiat entro il 31 marzo dell’anno corrente doveva versare 200 milioni del capitale iniziale, che l’anno prossimo doveva partire la produzione del modello nuovo e che 2.433 lavoratori già da sei mesi dovevano essere assunti dalla nuova azienda.

Che cosa c'è da festeggiare?

Festeggiamo il fatto che abbiamo lo stesso prodotto con un nome diverso, assemblato con i particolari importati? Oppure il fatto che tutta la produzione viene eseguita sugli impianti che la Zastava aveva pagato 14 milioni di euro tre anni fa, invece di lavorare sulle attrezzature che la Fiat aveva promesso di portare a Kragujevac?

Forse festeggiamo perché abbiamo rinunciato alla licenza per la produzione della «Zastava 10» per la quale avevamo pagato tre milioni di euro tre anni fa, fino al punto di rinunciare al 50 percento del guadagno sul modello attuale a favore della Fiat?

Forse festeggiamo perché i salari ai lavoratori ancora vengono pagati dal fondo statale, o perché rinunciando alla pratica che dura da un decennio, forse potremmo provocare un tracollo del budget, che per questo motivo potrebbe andare in deficit o qualcosa di simile?

Forse festeggiamo perché 20.000 fornitori della Zastava sono rimasti senza lavoro, mentre i fornitori della Fiat lavorano a piena capacità ?

Forse festeggiamo perché abbiamo un altra zona franca per cui, oltre tutti i favori fatti alla Fiat, la Serbia rinuncerà anche dalle tasse doganali e ai dazi relativi alle attività della Fiat?

Per la Zastava e la Serbia non ci sono troppi motivi per la festa.

Per la Fiat invece si. In base all'accordo redatto dagli esperti socioeconomici del governo attuale, il produttore italiano, pur non avendo investito nemmeno un euro della somma promessa, ha un guadagno significativo. La Fiat ha il profitto garantito di 10 percento per ogni vettura venduta e siccome sugli impianti esistenti a Kragujevac, vengono assemblate 2.000 vetture al mese, possiamo facilmente calcolare che la Fiat in un anno incasserà circa 17 milioni di euro. Tenendo presente che di tale entrata vengono retribuiti solo i salari per i 35 manager della Fiat residenti a Kragujevac, quasi l'intera entrata si può ritenere profitto. Tutte le spese di produzione sono sostenute dalla Zastava e dallo Stato, la Zastava paga mano d’opera e tasse alla città di Kragujevac, mentre lo Stato dal suo fondo paga i contributi per i lavoratori, più 10 milioni di euro all’anno per le sovvenzioni d’acquisto per la vettura Punto.

Nessuno in Serbia può essere contento per l’insuccesso del governo relativo a tale progetto. A me personalmente dispiace perché un’idea buona, che poteva trasformarsi in un progetto efficace (se l'accordo si fosse realizzato in modo professionale e responsabile), si è sciupata, e perché invece di essere utile per lo Stato e i cittadini serbi, è diventata l'equivalente dell'imbroglio più grosso di questo governo, dall’inizio del suo mandato.
* responsabile consiglio economico, del Partito democratico serbo


11 aprile 2010

Maurizio Galvani :Disoccupazione, Usa in allarme. Boom export armi italiane

Timothy Geithner si dichiara preoccupato per la disoccupazione negli Stati Uniti. In un intervista alla rete Nbc, il segretario al tesoro sostiene che «il tasso dei senzalavoro rimarrà alto per un periodo molto lungo a causa della recessione». Non stiamo ai livelli di pochi mesi fa, ma Geithner sottolinea preoccupato come «in marzo hanno perso il lavoro altre 190 mila persone e la disoccupazione rimane pari al 9,7%». Il ministro difende l'operato dealla Casa Bianca e attacca «l'egoismo» delle banche, «di coloro che sono stati pagati per far correre enormi rischi». Mentre Geithner era intervistato, l'agenzie battevano la notizia del Dipartimento al lavoro, secondo la quale, il numero di richieste per i sussidi di disoccupazione - nella settimana conclusa il 27 marzo - è sceso di 6.000 unità a 439 mila richieste. Sempre in tema di mercato del lavoro, l'agenzia specializzata Challenger, Gray&Christams - che fornisce dati sull'occupazione nel settore privato - rivelava che «i licenziamenti programmati dalle aziende Usa, il mese scorso, erano calati del 55% (da 150,411 unità a 67,611). Un buon risultato che deve fare i conti con il trend pubblicato oggi dal Bureau del lavoro e le statistiche contraddittorie relative all'economia.


Ad esempio, l'indice dell'attività manifatturiera (Ism) a marzo è salito a 59,6 punti contro i precedenti 56,5 punti . Contemporaneamente, i tassi sui mutui trentennali sono in rialzo per la terza settimana consecutiva dopo che la Fed ha smesso di dare aiuti alle famiglie. Attualmente il mutuo è pari al 5,08% ed è destinato a salire nel corso del tempo secondo quanto anticipato dalla agenzia parapubblica Freddie Mac. L'edilizia non è più volano della ripresa: in febbraio - scrive la Bloomberg - la spesa è scesa dell'1,3% a 846,2 miliardi di dollari; il minimo dal novembre 2002 ovvero da sette anni.
Le speranze di una ripresa riguardano tutto il mondo sviluppato. In Gran Bretagna e in Giappone gli ultimi dati evidenziano un'accelerazione improvvisa della crescita. A Londra - dove a maggio si vota per rinnovare la carica del premier - l'indice Pmi (legato alla manifattura) ha avuto il balzo più alto degli ultimi 15 anni. A Tokio, invece, si confida sulla ripresa legata ai buoni risultati raggiunti dall'azienda automobilistica Toyota, 50% in più di vendita di auto nell'ultimo mese. Però la ripresa si basa anche con il rilancio di settori che hanno poco a che fare con l'etica di un investimento. In Italia, ad esempio. «tira» moltissimo l'industria degli armamenti e la Relazione preparata dal governo è esplicita: nel 2009 è stata autorizzato l'export di armi pari a quasi 5 miliardi di euro. Un aumento del 61,3% rispetto al 2008. Già, nel 2008, si era registrata una crescita del 28,5% rispetto al 2007, di cui la metà sempre venduta a paesi extra europei come l'Arabia Saudita. Aveva ragione l'economista statunitense Galbraith a sostenere che solo questi settori rimangono fiorenti durante le crisi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. crisi Usa disoccupazione armi Italia

permalink | inviato da pensatoio il 11/4/2010 alle 9:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 aprile 2010

Anna Maria Merlo : Francia contro Germania, la crisi greca spacca la Ue

È scoppiata una crisi nella crisi che sta travolgendo la Grecia. Riguarda la coppia franco-tedesca. Potrebbe crearsi una crisi europea generale, proprio perché l'esplosione di divergenze tra le due principali economie del continente, non servirà certo a rassicurare i mercati, mentre l'euro è già sotto pressione.
È da tempo che l'economia francese si sta allontanando da quella tedesca. Da un lato deficit sempre maggiori, dall'altro una politica decennale di rigore, che ora sta dando i suoi frutti, in controtendenza con l'andamento delle altre economie dell'Euroland. La bilancia commerciale tedesca è in attivo di 135,8 miliardi di euro (dati 2009, è il secondo esportatore al mondo, dopo la Cina) e il peso di Berlino nel mercato interno della zona euro è salito dal 25 al 27%. Contemporaneamente, la Francia è calata dal 18,5 al 12,9% (l'Italia è crollata dal 17 al 10%) e accumula i deficit commerciali, oltre i 43 miliardi di euro nel 2009.


La ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, ha accusato senza mezzi termini la Germania di portare danno alla coesione della zona euro, puntando tutto sull'export, al prezzo di comprimere i salari all'interno e di mantenere bassa la domanda interna. In sostanza, Lagarde afferma che l'eccedente tedesco non è altro che il deficit degli altri, visto che il 44% delle esportazioni tedesche sono verso i paesi della Ue. La buona salute della Germania sarebbe costruita tutta sul debito dei paesi più deboli. Lagarde è persino arrivata a suggerire a Angela Merkel la politica economica: deve abbassare le tasse per rilanciare i consumi interni, ha affermato (in Germania l'Iva è stata aumentata di 3 punti nel 2007 per diminuire i deficit). La Germania ha preso molto male queste critiche. Il Consiglio Ue del 25 e 26 marzo si annuncia molto caldo e teso.
La Francia prende le distanze dalla Germania con il rischio di rompere il tandem alla guida dell'Europa, perché vuole fare pressioni su Berlino, per evitare quello che Parigi considera il baratro assoluto per se stessa: perdere la classifica AAA delle agenzie di rating. La Francia pensa a sè e alle difficoltà a cui potrebbe trovarsi di fronte, se la crisi si estende, dopo i casi di Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia.
Ieri la Germania, che prima era ostile, ha cominciato ad accettare l'idea che la Grecia si rivolga all'Fmi. «Nel caso in cui si arrivasse a quella situazione - ha detto il portavoce dell'esecutivo Merkel, Ulrich Wilhelm, riferendosi a un'eventuale incapacità di Atene di rimettere in sesto le proprie finanze pubbliche - il governo tedesco non esclude il ricorso all'Fmi». La svolta dipende dal fatto che l'idea di creare un Fondo monetario europeo, vista con favore a Berlino - che voleva anche un «castigo» con la sospensione del diritto di voto per i paesi presi in fallo che poteva arrivare fino all'esclusione - è stata respinta dalla Francia, che non vuole altri strumenti di controllo dei deficit che vadano oltre il già vincolante trattato di Maastricht (che pure è stato allentato nella primavera del 2005 su iniziativa franco-tedesca).
Berlino, che è il primo contributore al bilancio Ue, ritiene di fare già abbastanza e come la formica della favola di Lafontaine più volte citata in questi giorni in Francia, non ha intenzione di mettere mano al portafoglio per le cicale del Club Med, oggi la Grecia, ma domani forse Portogallo, Spagna e Italia. La Francia, per il momento, si è allineata sulla Germania nel rifiuto di emettere delle obbligazioni europee.
Entrambi i paesi temono di dover pagare tassi di interesse più alti (i tassi greci sono del 3% più alti di quelli dei bond tedeschi a 10 anni). La Germania rifiuta ogni «politicizzazione» nell'interpretazione dei parametri ed è restia alla proposta francese di governance più coordinata, rifiutando persino una riunione d'emergenza dell'Euroland.
Anche il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ieri si è sbilanciato a favore di un eventuale aiuto dell'Fmi: «Vorrei ricordarvi che la Grecia e tutti i paesi Ue sono anche membri dell'Fmi - ha detto a France 24 - Peraltro i paesi membri sono la maggior fonte di finanziamento dell'Fmi. Non è una questione di prestigio ma di vedere qual è il modo migliore per rispondere alla situazione».


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Francia Germania Grecia crisi Sarkozy Merkel

permalink | inviato da pensatoio il 8/4/2010 alle 9:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 aprile 2010

Sebastiano Canetta e Ernesto Milanesi : Veneto, anche l'evasione è fai-da-te

Torna a galla il peggior Veneto fai-da-te. Lo specchio pubblico riflette l'anima nera privata: un imprenditore di successo evasore totale; Guardia di finanza «infiltrata» come ai tempi di Tangentopoli; affari che vanno di pari passo con mazzette ed escort.
È il «sistema» che funzionava ad Arzignano, centro della provincia votato tradizionalmente alle concerie. Il procuratore della Repubblica Ivano Nelson Salvarani l'ha clamorosamente scoperto nell'indagine Dirty Leather. Tra gli atti (parzialmente secretati) emergono i dettagli di un apparato criminale capillare e trasversale; quanto normalmente accettato dai titolari di 150 aziende del distretto delle pelli. Salta fuori la complicità diffusa degli imprenditori della concia, che non si accontentano di evadere milioni di euro di Iva. E soprattutto l'inquietante connivenza di ispettori tributari utilizzati come estorsori. Il numero di indagati di questa nuova Tangentopoli vicentina è impressionante: 190 tra industriali, funzionari pubblici, finanzieri, iscritti nel registro degli indagati in meno di un anno.


Da queste parti è normale la contabilità «in nero» con la partita doppia a favore di chi dovrebbe effettuare i controlli. Si conciano le pelli, come si ammorbidiscono i controllori e si bilanciano le cifre. È così che si intraprende la moltiplicazione del proprio conto corrente, fino a diventare simboli da imitare. Basta girare mazzette alle fiamme gialle o ai dirigenti dell'Agenzia delle entrate. Serve la consulenza criminosa di un piccolo esercito di commercialisti e contabili (pubblici) assoldati per evadere il fisco. In cambio, ecco gli immancabili festini a base di escort, veline, modelle e ragazze immagine. Con le telecamere del «re delle pelli» di Arzignano pronte a riprendere ogni amplesso della «cricca» dei conciatori.
Un «sistema» che ha clonato illegalità, collusione, omertà e rapina dietro l'immagine virtuale del successo. Ora i protagonisti sfilano davanti agli inquirenti, che li hanno messi spalle al muro. Così quasi tutti ammettono, confermano, confessano. La Procura ha già «torchiato» i titolari della Marigraf di Chiampo, i dirigenti della Armando Pellizzari Srl e i manager del gruppo Mastrotto (azienda leader nel settore della concia: 2.100 dipendenti, 500 milioni di fatturato) che avrebbero ammesso 260 mila euro di tangenti.
Il 21 marzo la Guardia di finanza ha disposto la perquisizione degli uffici dell'Agenzia delle entrate Vicenza 2. E così, si è aperto anche il fascicolo di Roberto Soraci, 59 anni, responsabile della sede di via Mercato nuovo. I magistrati lo accusano di corruzione aggravata e continuata. Secondo quanto emerge dall'indagine in corso, Soraci sarebbe stato uno dei gestori del mercato delle tangenti «con il doppio incarico di quantificare l'entità del "pizzo" e saldare le indispensabili prestazioni degli ispettori deviati». Controlli addomesticati e abbondanti sconti sulle innumerevoli irregolarità fiscali delle aziende delle pelli. In cambio, avrebbe incassato tangenti per 200 mila euro.
Prima di lui, a febbraio, avevano confessato i colleghi Claudio De Monte e Filiberto Segantini, che da pensionato si stava godendo 150 mila euro guadagnati allo stesso modo. Il resto lo ha raccontato Marcello Sedda, commercialista di fiducia del gruppo Mastrotto che vantava rapporti «speciali» con i dirigenti dell'Agenzia delle entrate.
Luigi Giovine, 63 anni, ex comandante della tenenza della Finanza di Arzignano (arrestato per aver incassato 230 mila euro) è molto meno loquace. Forse perché grazie a lui i pm vicentini sono arrivati a incastrare Andrea Ghiotto, classe 1972, il «re delle pelli» di Arzignano e il presidentissimo del Grifo, società di calcio a 5 di serie A.
Gli ultimi sviluppi dell'indagine confermano il suo ruolo di «collettore» del sistema. Ma con il sequestro dei files contenuti nel suo computer potrebbero venire a galla responsabilità più pesanti. Prima di finire al carcere San Pio X nel dicembre scorso, Ghiotto alloggiava nella suite dell'hotel Principe ad Arzignano. L'aveva trasformata in uno studio di registrazione delle prestazioni sessuali «offerte» agli imprenditori, ora coperti dagli omissis nelle pagine dell'inchiesta Dirty Leather. I finanzieri hanno trovato un efficace sistema di telecamere nascoste che riprendeva gli incontri sessuali da diverse angolazioni.
«Erano filmati ad uso esclusivamente personale» giura Ghiotto. Ma il «re delle pelli» ha dovuto ammettere di aver ingaggiato decine di «ragazze» fin dall'estate 2008. «Mi sono costate più di 20 mila euro» ha precisato il 28 dicembre scorso ai magistrati. Adesso il database nel suo hard disk è stato affidato ai consulenti informatici. Il procuratore Salvarani spera di riuscire a identificare, uno per uno, gli «attori» delle orge riprese nella stanza del quartier generale di Ghiotto.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. stato fisco evasione veneto imprese

permalink | inviato da pensatoio il 6/4/2010 alle 16:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 aprile 2010

Loris Campetti : operai e voto

Il 69% degli operai francesi non è andato a votare, e c'è chi aggiunge: meno male, perché in molti avrebbero messo la croce sul Fronte nazionale di Le Pen. Il voto «proletario» e popolare delle banlieues aveva retto fino a qualche anno fa, quando ancora le cinture delle grandi città eleggevano sindaci comunisti. Il processo di disaffezione popolare verso la sinistra non è certo di oggi. E non è solo francese. In Italia è dagli anni Novanta che il voto operaio ha iniziato la trasmigrazione dalla sinistra alla Lega, elezione dopo elezione il fenomeno si è reso più evidente.
Sarà interessante il prossimo risultato elettorale in Piemonte: la «cittadella rossa» (ci si passi la semplificazione retrodatata), Torino, si estende fino alla prima cintura ma è sempre più accerchiata dalla Vandea dilagante in tutta la regione. Dilaga la Lega perché i suoi «valori» razzisti, rafforzati dagli egoismi classisti berlusconiani, fanno leva sulla paura e l'insicurezza sociale. Mors tua vita mea. A sinistra gli argini sul Po stanno cedendo, hanno cominciato a indebolirsi quando i lavoratori sono stati degradati a consumatori, al massimo a cittadini detentori di diritti civili ma non di quelli sociali. Le tute blu della Fiat e del suo indotto hanno perso di interesse agli occhi anche di quei partiti che sulla loro centralità avevano costruito le proprie fortune. Liberare Torino dalla Fiat, era il ritornello, riscoprire il terziario, persino il turismo - legato alla Sindone o al tartufo bianco di Alba poco importa.


Domani persino Bersani si è presenterà ai cancelli di Mirafiori, in quella fabbrica già simbolo del lavoro e dell'industria dove il Pci da solo aveva migliaia di iscritti mentre oggi, tra tutti i partiti di sinistra messi insieme di tessere se ne contano, a essere molto ottimisti, poche decine. Fra quegli eroici sopravvissuti, poi, molti finiranno nelle liste degli operai «esuberanti» di cui liberarsi. 2.500 solo a Mirafiori, secondo le indiscrezioni in parte verosimili di Repubblica, 5.000 in tutto il settore automobilistico. E parliamo soltanto dei dipendenti diretti, nell'indotto è in arrivo uno spaventoso tzunami. Che importa, c'è il Sacro Telo e - non se la prenda il nostro amico Carlin Petrini - ci sono il tartufo d'Alba e il cioccolato torinese. Ma per tre giorni, ne siamo certi, tutti metteranno al centro dei loro comizi l'occupazione che crolla (l'avranno scoperto dall'Istat, visto che non hanno più terminali nei posti di lavoro?). Almeno ci risparmino, da lunedì, la sorpresa e la preoccupazione per la fuga del voto operaio.
Marchionne non ha di questi problemi e naviga spedito verso il Nuovo mondo. È lì, in America, che sbarca la Fiat. Nella stiva Marchionne porta graziose Cinquecento, lussuose Lancia e sportive Alfa Romeo. Con l'acquisizione della Chrysler il Lingotto doveva portare tecnologia italiana negli Usa, ora si scopre che saremo noi a importarla - l'auto elettrica - dalla Chrysler, cioè dagli Usa. Il governo italiano prende atto, l'opposizione si dispiace. Ma l'oracolo ha detto che il mercato ripartirà alla grande e in Italia si costruirà il 50% di vetture in più, sia pure con 5.000 operai in meno. Se la profezia del futuro boom è miracolosa, non ci va l'indovino per spiegare la moltiplicazione della produttività. Il capitalismo ha scelto la sua strada per uscire dalla crisi: lavorare in pochi, lavorare come bestie.
Siccome alla politica interessano solo i risultati elettorali, sono inutili raccomandazioni e anatemi. Riparliamone dopo il voto.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. operai tute blu sinistra Lega Francia

permalink | inviato da pensatoio il 4/4/2010 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 aprile 2010

Roberta Fantozzi : la controriforma del lavoro

“Abbiamo solo cominciato, si può fare molto di più” – ha detto il Ministro Sacconi, ieri l’altro sostenendo la necessità di farla finita con l’“ossessivo” intervento del legislatore in materia di lavoro, per passare finalmente dalla “ cultura ostile all’impresa” al motto romano “famo a fidasse”. Testuale. Evidentemente, è in omaggio a questo motto che il governo ha omesso di disturbare la Fiat, rinunciando ad avere voce in capitolo sui piani della multinazionale. Ed è il medesimo motto che guida le azioni del governo quando smantella i diritti e il processo del lavoro. A che serve un giudice, quando si può risolvere tutto con una pacca sulla spalla? Sono faccende da chiudersi in famiglia, con arbitri privati che dispensano decisioni senza l’intralcio di leggi e tribunali. Faccende da archiviarsi senza sindacati, a meno che non siano collaborativi, parte della medesima famiglia, alla cui testa sta la paterna guida dell’imprenditore.


Il siparietto di Sacconi non è, con tutta evidenza, una battuta. E la sua dichiarazione che “si può fare molto di più” va presa sul serio. Perché quello che ha fatto il governo dal suo insediamento ad oggi non è un insieme casuale di scelte, ma sta dentro un disegno limpido, quello di operare una controriforma organica del modello sociale di questo Paese, eversiva della Costituzione repubblicana. Come ha scritto Paolo Ciofi, i disegni di Berlusconi non rappresentano un’alternativa di governo, ma un’alternativa di sistema, che si cerca di far passare, “aiutati” dal contesto della crisi. Il governo lascia che la crisi macini. Non fa niente sul terreno delle politiche industriali, né sul terreno di interventi anticiclici di sostegno al reddito, ai salari e alle pensioni. Nella giornata di ieri i nuovi dati pesantissimi sulla perdita di posti di lavoro testimoniano tutta la drammaticità della situazione: cala l’occupazione, cresce la disoccupazione, cresce il numero degli inattivi. Nella stessa giornata di ieri la vicenda delle indiscrezioni sul piano Fiat, con il taglio di cinquemila posti di lavoro diretti e l’emorragia conseguente nell’indotto, testimoniano lo scandalo non solo dell’irresponsabilità totale di un’impresa che, dopo aver ampiamente goduto di benefici pubblici, mette in dubbio la stessa esistenza nel nostro paese di un comparto strategico, ma tutta la sudditanza del governo che non ha mosso foglia. Parallelamente, a fronte dell’evidenza della fine della cassa integrazione ordinaria in molte realtà, si rifiutano provvedimenti di incremento della durata degli ammortizzatori sociali, dell’entità del sostegno al reddito, della generalizzazione delle tutele. Ma se su questo versante non si agisce, ci si dedica alacremente, viceversa, ad attaccare i diritti del lavoro. Il “collegato lavoro” è un tassello di un mosaico che si compone con l’accordo separato sulla contrattazione, con le politiche concrete portate avanti sul sistema di welfare, con il Libro Bianco. Si vuole svuotare l’intero sistema di garanzie a tutela dell’effettività dei diritti del lavoro, si vuole compiere un passo decisivo verso l’individualizzazione dei rapporti di lavoro, verso la polverizzazione e precarizzazione dei rapporti di lavoro, verso la distruzione del ruolo e dell’autonomia dei sindacati. L’estensione totalizzante della bilateralità è il cuore del nuovo modello sociale che si vuole costruire. Prevista dall’accordo separato, sancito nei rinnovi contrattuali dei chimici come dei meccanici e di altre categorie, gli enti bilaterali acquisiscono un ruolo ulteriore con il collegato lavoro: certificatori dei contratti e “arbitri” che decidono sulle controversie al posto del giudice. Mentre nei disegni del Libro Bianco ad essi vengono assegnate una pluralità di funzioni impressionante: dalla “gestione condivisa dei mercati locali del lavoro .. alla sicurezza, alla formazione, all’integrazione del reddito, al ricollocamento, alla previdenza complementare, all’assistenza sanitaria, agli oneri per la non-autosufficienza”. La privatizzazione di interi comparti del sistema di welfare, la volontà di sostituire ruoli e prerogative pubbliche con la gestione di organismi neo-corporativi è manifesta. Si attaccano congiuntamente il ruolo e l’autonomia della magistratura, il ruolo e l’autonomia del sindacato, la funzione pubblica e il carattere universalistico dei diritti sociali. Per affermare un modello in cui tutto è discrezionale e in cui la reductio ad unum, cioè alle ragioni dell’impresa, è garantito dalla cogestione tra imprese e sindacati. Al diritto, alla libertà dell’azione sindacale, al carattere progressivo del conflitto sociale si vuole sostituire il regno della “dipendenza” e forse del “favore”. Questo è il disegno. E la crisi, con la debolezza oggettiva di lavoratrici e lavoratori, il contesto in cui lo si vuole realizzare. Questo disegno deve essere fermato. Facendo un salto di qualità nella costruzione del conflitto. Avviando la campagna referendaria contro la precarietà e per abrogare le norme su cui si basa l’aberrazione del “collegato lavoro”. Sostenendo la campagna avviata dalla Fiom contro gli accordi separati e per la democrazia sindacale. Ed anche con il voto di domenica, per dare forza alle ragioni del lavoro e della democrazia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sacconi Fiom lavoro Berlusconi

permalink | inviato da pensatoio il 3/4/2010 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


2 aprile 2010

Brutte notizie per Sacconi: la Cgil aumenta gli iscritti (di Roberto Farneti )

«Siamo la più grande forza sociale del paese». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, non nasconde la propria soddisfazione nel sottolineare l’incremento delle adesioni al suo sindacato nel 2009. Una crescita significativa, non tanto per la quantità di tessere in più staccate rispetto al 2008 (11.312, pari allo 0,20%) quanto per come è avvenuta. In una fase di crisi economica, con le buste paga falcidiate dalla cassa integrazione, non era certo scontato che questo incremento potesse essere realizzato e che i maggiori consensi arrivassero dai lavoratori attivi (+22.241). Certamente, la maggior presenza nel mondo del lavoro degli immigrati ha giocato un ruolo non secondario, come dimostrano le 380mila tessere raccolte tra gli stranieri, pari al 14% sul totale degli attivi.
Da analizzare anche il “sorpasso” dei lavoratori del commercio su quelli dell’edilizia e sui metalmeccanici. Grazie ai 15.660 nuovi iscritti, la Filcams raggiunge quota 372mila e 268 che le consente di salire al secondo posto dietro la categoria dei lavoratori pubblici. Scende invece al quarto posto la Fiom, ma non per demeriti propri. Nel 2009 le tute blu guidate da Gianni Rinaldini sono comunque riuscite a interrompere una “striscia negativa”, mettendo a segno una crescita dell’1,29% sul 2008 (+4mila 618 unità). In un paese in cui il contratto precario è diventato la forma di accesso al mercato del lavoro più praticata, si segnala il dato positivo del Nidil (il sindacato dei lavoratori atipici) che registra una crescita netta del 15.55% (+5mila 602).


Con i suoi 5 milioni 746mila e 167 iscritti, la Cgil si conferma perciò il più grande sindacato italiano, con buona pace di coloro che vorrebbero vederla scomparire: la Confindustria, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Che l’unità sindacale sia, in questo momento, assai lontana, lo dimostra anche la polemica scatenata ieri da Liliana Ocmin, segretaria confederale Cisl, sui dati forniti da Corso d’Italia («la Cgil dà i numeri al lotto, non è possibile che in soli otto mesi abbiano fatto 80mila iscritti in più tra gli immigrati»). Un commento «sgarbato e presuntuoso», ribatte il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini, precisando che è «il dato del 2008» ad essere «sottostimato».
In tema di trasparenza, la Cgil non teme confronti. Anzi, per le iscrizioni al sindacato, dice Epifani, ci dovrebbe essere una certificazione. «Non lo chiediamo solo per gli altri - chiarisce - lo vogliamo anche per noi». Stesso discorso per quanto riguarda la democrazia sindacale e la rappresentatività. E’ normale che accordi che riguardano tutto il mondo del lavoro, come la riforma del modello contrattuale, siano stati elaborati e sottoscritti senza il consenso della Cgil? «Chi ci esclude lo fa contro la maggior parte dei lavoratori e dei pensionati», ha ricordato ieri Epifani.
Se questo può avvenire è perchè in Italia manca una legge che certifichi la rappresentatività dei sindacati e renda vincolante il voto dei lavoratori sugli accordi che li riguardano. E’ questo il contenuto della proposta che la Fiom intende fare arrivare in Parlamento e sulla quale ha iniziato ieri la raccolta di firme (ne bastano 50mila, ma l’obiettivo è di raccoglierne 100mila) davanti a decine di imprese metalmeccaniche in 18 regioni. I primi segnali sono più che incoraggianti. Alla Thales Alenia Space di Roma, in poco meno di due ore sono state raccolte 150 firme sotto lo sguardo compiaciuto di Gianni Rinaldini. «L’affermazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di votare sugli accordi contrattuali che li riguardano - ha sottolineato il leader della Fiom - rappresenta un’esigenza di democrazia che parla all’insieme della società e del Paese. E ciò tanto più in una fase in cui vengono messi in discussione diritti e tutele fondamentali dei lavoratori».


1 aprile 2010

Cosimo Rossi :intervista a Carlo Guglielmi. Fermiamo lo smantellamento del processo de lavoro

«L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un riferimento simbolico comprensibile e opportuno. Ma ciò che è sottoposto all'aggressione da parte di questa normativa, il cosiddetto collegato sul lavoro (ddl 1167/b) approvato dal senato, è tutto quanto il lavoro precario». Carlo Guglielmi, esponente dell'Associazione nazionale magistrati democratici, domani farà la relazione introduttiva all'appuntamento romano in occasione della giornata di incontri e convegni dedicati allo «smantellamento del processo del lavoro», che si svolgono in oltre una dozzina di città con la partecipazione di lavoratori, avvocati, magistrati, giuristi, sindacati, rappresentanti politici e istituzionali (per i dettagli sui singoli eventi: www.giuristidemocratici.it ). Approfittiamo quindi di Guglielmi per una valutazione di massima su una legge che, spiega, «incornicia la concezione economica del governo Berlusconi e stabilisce a chi far pagare la crisi».

Ancora Napolitano non ha promulgato la legge e gli sono stati rivolti numerosi appelli affinché non firmi. A parte questo, nel testo vi sono incongruenze evidenti col dettato costituzionale tali che la magistratura possa rimetterla alla Consulta?
Rilevo che sono già trascorse oltre due settimane da che il testo è alla firma del Quirinale, e che non è molto usuale. Se verrà rinviato alle camere, valuteremo di conseguenza. Ma non è un aspetto su cui possiamo intervenire: noi dobbiamo agire come fosse già legge.

E, in quanto legge, quali sono le sue caratteristiche più nefaste?
Intanto vorrei ricordare che ha viaggiato quasi due anni per quattro letture, uscendo dal parlamento assai peggiorata. Contiene un ulteriore smottamento degli enti bilaterali intesa a rendere il sindacato complice. C'è un attacco al pubblico impiego, non mitigato da concessioni alla lobby delle forze armate, che invece occorrerebbe estendere a tutti. C'è la possibilità di sostituire un anno di obbligo scolastico con l'avviamento professionale. Come giuristi, noi ci concentriamo sull'impatto della legge sul processo. E, sotto questo aspetto, non c'è un singolo articolo che non sia viziato da anticostituzionalità. Ritengo perciò altamente probabile che finisca all'attenzione della Consulta.

Quali sono gli aspetti più esplicitamente anticostituzionali?
Ad esempio l'arbitrato. Noi sosterremo ovviamente il contrario, ma la legge parrebbe sostenere che è possibile stipulare una clausola compromissoria del contratto, attraverso cui al momento dell'assunzione il lavoratore rinuncia per sempre a rivolgersi all'autorità giudiziaria per qualsiasi lesione dei suoi diritti. Dovrebbe invece rivolgersi a un collegio arbitrale che non decide in base al diritto ma all'equità, senza possibilità di appello. E' una palese violazione dell'articolo 24 della Costituzione, secondo cui "tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi".

Altri esempi?
Viene introdotto un termine secondo cui, dalla scadenza di qualsiasi contratto precario, decorrono 60 giorni per impugnarlo. Poiché sono contratti che di norma vengono reiterati, ciò sottopone il lavoratore a ricatto: costringendolo a scegliere se rivendicare un diritto oppure reiterare il contratto. Cosicché, chi ha un retroterra economico potrà impugnare il contratto senza reiterarlo, mentre chi non può dovrà subire la decorrenza e reiterare la precarietà. Ma c'è di più. Perché viene fissato che qualunque contratto precario pregresso potrà essere impugnato entro soli 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. E, siccome nessuno è al corrente, questo significa il più grande condono gratuito degli abusi del lavoro precario nella storia italiana. A ciò si aggiungono anche aspetti grotteschi, come affermare che nel valutare i licenziamenti il giudice dovrà tenere conto dell'interesse oggettivo dell'azienda.

Perché il bene della Fiat è il bene del paese, per citare l'adagio più classico. Che però è stato a lungo, e in parte è ancora, un dogma anche della sinistra, sia radicale che riformista…
Ricordiamoci che la prima norma che ha reso possibile l'arbitrato secondo equità nelle controversie di lavoro nasce nel centrosinistra di Prodi del 1998. Quanto poi alle responsabilità, dei molti che ora si stracciano le vesti, nel corso di quasi due anni di discussione della legge non si è sentita gran voce: in primo luogo le forze politiche parlamentari, ma non mi sento di esentare nessuno.

Tantomeno i sindacati...
Cisl e Uil si sono già accomodante dentro la nuova norma. Anche perché hanno un certo interesse, in quanto viene loro demandata la certificazione e la qualificazione del rapporto - ad esempio autonomo piuttosto che subordinato - attraverso gli enti bilaterali, costituiti da datori e sindacati. La Cgil si oppone. Ma mi risulta difficile affermare che abbia fatto una grande battaglia nel paese.

Il punto è questo. A parte i convegni, sembra impossibile realizzare iniziative di massa su questioni sociali e civili che, nonostante la segmentazione del lavoro e la produzione, sono pressoché generali. E anzi: più le organizzazioni sono tradizioni meno sono capaci di mobilitare...
Questa è la fotografica del bellissimo convegno su questa legge fatto al Cnel dalla Cgil, con una vasta e concorde platea di professori, sindacalisti e giuristi. Ben diverso era se, oltre al convegno, la Cgil avesse inserito da subito questo tema nella piattaforma dello sciopero del 12 marzo. E' vero, tuttavia, che le organizzazioni di massa tradizionali sono implose in loro stesse. In questo quadro, il nostro convegno di domani è il primo punto di confronto con i magistrati, che sono coloro che poi dovranno applicare questa norma e eventualmente rinviarla alla Consulta e alla Corte di giustizia. Se poi il convegno lo metti dentro una giornata di mobilitazione nazionale, allora diventa anche azione politica. Ma è evidente che, se penso ai 60 giorni per impugnare tutti i contratti precari pregressi, mi sento di fronte all'urgenza di forme di intervento nuove e immediate rispetto a soggetti e pratiche tradizionali.


31 marzo 2010

Sara Farolfi : gli occhi di Mediaset sulla rete Eutelia

Di Domenico Lo Jucco, il nuovo amministratore delegato della società fantasma Omega, si perdono le tracce all'inizio del nuovo millennio. Il suo curriculum però è di quelli che non mentono, e soprattutto che non possono passare inosservati. Lo Jucco - gavetta in Publitalia al fianco di Marcello Dell'Utri, tra i fondatori del partito azzurro, poi sottosegretario all'interno nel primo governo Berlusconi - è stato infatti tesoriere di Forza Italia, il cassiere di Silvio Berlusconi, uno dei suoi uomini più fidati. La sua nomina ai vertici della scatola vuota che ha acquisito l'ex ramo It di Eutelia (Agile) ancora non risulta dalle visure camerali della camera di commercio, ma è stata rivelata dai custodi giudiziari a cui il tribunale fallimentare ha affidato a inizio anno la gestione dell'ex Eutelia. Un uomo di fiducia di Berlusconi a capo di una società fittizia, la cui catena di controllo riporta in uno scantinato di Londra dove hanno sede i due fondi (Restform limited e Anglo Corporate Management) che controllano Libeccio. Per Libeccio (srl domiciliata all'aereoporto di Cagliari, come risulta dalle visure camerali) il pm di Milano Francesco Greco ha chiesto l'istanza di fallimento.


Che ci sia un'interesse di Mediaset per i 14 mila chilometri di fibra ottica di Eutelia non è un mistero. A scoprire qualcosa di più sono stati gli attivisti di Clash City Workers. La loro inchiesta (disponibile su YouTube) parte proprio dall'interesse strategico di Mediaset per la fibra ottica, e ci riporta negli scantinati londinesi della Restform Limited e Anglo Corporate Management. I due fondi, che operano in Italia dal 2002, hanno comprato e venduto in questi anni diverse società (quasi sempre fittizie con poche migliaia di euro di capitale sociale). Quando esplode il caso Eutelia sui media nazionale, a novembre scorso, i due fondi decidono di disfarsi delle partecipazioni detenute in una società, la Pf real Estate, l'unica delle partecipate che dichiara a bilancio una cifra credibile (due milioni di euro circa). A comprarla sono niente meno che tre ex manager di Fininvest e Mediaset: Giuseppe Renzo Ciocchetti, Andrea Locatelli e Marco Bogarelli. I tre «sono nel cda di Milan Channel, gestiscono il brand Milan e curano la vendita dei diritti Tv del campionato di calcio di serie A e B». Marco Bogarelli risulta anche essere socio in affari di Tarak Ben Ammar, il finanziere franco tunisino, ex consigliere di amministrazione di Mediaset, che siede attualmente nel cda di Telecom e Mediobanca. Liberata da Pf Real Estate, Omega è diventata effettivamente una scatola vuota, pronta per il fallimento (e pronta a farne pagare le conseguenze a circa 10 mila lavoratori).
Ma le cose forse non sono andate come previsto, e i suoi piani, con la nomina del nuovo amministratore delegato, sembrano cambiati. Non è questo il momento di fallire, e sono in molti a dare per certa la concessione del concordato preventivo da parte del tribunale fallimentare di Roma (presso cui i sindacati hanno chiesto lo stato d'insolvenza). Attraverso il concordato la società ritornerebbe in pista, a debiti praticamente azzerati e al riparo per un po' di tempo da ogni ulteriore richiesta di insolvenza. Sulla decisione del presidente del tribunale fallimentare di Roma, che ha dato tempo a Omega fino al 31 marzo per presentare tutta la documentazione, avrebbero pesato «le fortissime pressioni del governo», denunciano i lavoratori. Rinviare il fallimento di Omega andrebbe a vantaggio di chi oggi ha interesse per la rete in fibra di Eutelia. La società aretina è un'azienda praticamente decotta e sommersa dai debiti: se Omega fallisse ora (a neppure un anno dall'acquisizione di ramo d'azienda), sarebbe molto facile per un giudice ottenere se non il rientro del ramo d'azienda (Agile) all'interno di Eutelia, una consistente monetizzazione che potrebbe affossare definitivamente la societa della famiglia Landi. Gioca a favore di questa ipotesi il fatto che, nei giorni scorsi, sia stata la stessa Omega a pagare gli stipendi a una trentina di lavoratori Agile di Cosenza. «Se la società non fosse sicura di rientrare presto in pista non avrebbe sborsato circa 70 mila euro», sostengono i sindacati. Chi per ora ha pagato questa crisi sono i lavoratori, da mesi senza stipendio. Da mesi chiedono il mantenimento degli impegni presi dal sottosegretario Letta. Impegni mai rispettati, e forse la ragione inizia a trovare qualche spiegazione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Eutelia licenziamenti Berlusconi Mediaset

permalink | inviato da pensatoio il 31/3/2010 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 marzo 2010

Aldo Garzia : Olof Palme e il socialismo democratico

Gli Editori Riuniti University Press hanno inviato in libreria Olof Palme e il socialismo democratico, un'antologia di scritti e discorsi del leader svedese. Si tratta di un piccolo evento editoriale perché è la prima volta che quei testi sono tradotti in italiano. Del «modello svedese» si è discusso appassionatamente in alcuni cenacoli della sinistra italiana degli anni Settanta. Anche la personalità politica e di statista di Palme ha incuriosito a lungo, prima che una mano tuttora misteriosa premesse il grilletto nella notte del 28 febbraio 1986 uccidendolo all'uscita di un cinema mentre si apprestava a fare ritorno in metropolitana nella sua residenza accompagnato dalla moglie. Dopo quel delitto politico, l'oblio è tornato a dominare il dibattito italiano sulla socialdemocrazia svedese, che intanto declinava priva del suo leader di maggior prestigio. Destino d'oblio capitato pure a personaggi del calibro del tedesco Willy Brandt e dell'austriaco Bruno Kreisky che - come Palme - avevano cercato di far risorgere la socialdemocrazia europea negli anni più bui della «guerra fredda». Chi voleva documentarsi su quella fase, aveva a disposizione in italiano solo un libro del 1976 (Quale socialismo per l'Europa, edizioni Lerici), introdotto da Gaetano Arfè, che raccoglieva un carteggio tra Brandt, Palme e Kreisky che si interrogavano sul passaggio d'epoca di quegli anni. Avendo scritto l'unica biografia in italiano di Palme (Editori Riuniti, 2007), posso testimoniare l'assoluta assenza di fonti perfino sui suoi incontri con Enrico Berlinguer a Roma nel 1983 e nel 1984. Ora il lettore può farsi finalmente una opinione sulle idee-forza di uno straordinario protagonista della scena europea prima che cadesse il Muro di Berlino. E può orientarsi sui riferimenti politici contenuti nei testi tradotti grazie alla puntuale introduzione di Monica Quirico, curatrice e ideatrice del libro.

Gli interventi raccolti in volume sono per lo più discorsi tenuti in occasioni pubbliche, ma sufficientemente significativi del linguaggio e della politica di Palme. Emerge innanzitutto la sua fiducia nella democrazia politica ed economica come fucina di consenso e trasformazioni. Del resto, la storia del welfare svedese si basa sul ruolo attivo degli operai e dei sindacati in un sistema di cogestione delle imprese all'interno di una economia di mercato regolato. È quella stessa tradizione che porterà proprio Palme a indicare nel Piano Meidner, alla fine degli anni Settanta, il punto critico mai raggiunto da un'altra esperienza socialdemocratica di governo (ecco perché tornare a discuterne): la possibilità che i lavoratori diventassero proprietari delle imprese reinvestendone in forma concordata i profitti. A Palme, per indicare questa meta, piaceva usare una precisa metafora: «Il capitalismo assomiglia a una pecora che va tosata periodicamente ma non ammazzata».
In questi discorsi raccolti in volume emerge anche il protagonismo di Palme sulla scena internazionale, che è poi l'apporto qualitativamente nuovo da lui dato alla storia della socialdemocrazia svedese che passa dal tradizionale «neutralismo» a un «neutralismo attivo» capace di agire sulla scena mondiale. Dal no alla guerra in Vietnam (pagata con la rottura dei rapporti diplomatici tra Stoccolma e Washington) al sostegno dei movimenti di liberazione nel Terzo mondo e di quelli democratici in Europa (Spagna, Grecia, Portogallo), dal contrasto dell'espansionismo sovietico alla ferma posizione anti-riarmo in Europa dei primi anni Ottanta, fino alla scelta di agire contro il regime dell'apartheid in Sudafrica e di mediare nei conflitti su mandato dell'Onu (come nel caso della guerra Iran-Iraq iniziata nel 1980). Da qui l'ipotesi che Palme potesse diventare segretario generale del Palazzo di Vetro.
Dalla lettura dei discorsi del leader svedese, si rafforza la convinzione che egli abbia interpretato un originale modo di pensare il socialismo nei decenni Settanta e Ottanta, frutto certo della storia del movimento operaio svedese e della più ferma autonomia dall'Unione sovietica e dagli Stati uniti. Ciò ha reso credibili i suoi progetti di critica e correzione del capitalismo che avevano nell'estensione delle conquiste del welfare il principale obiettivo di politica interna. E proprio con l'azione di Palme la Svezia, paese di nove milioni di abitanti, ha conquistato un ruolo e un prestigio internazionali inversamente proporzionali al peso della sua popolazione.
Se c'è stata una «terza via» tra capitalismo e comunismo nei decenni passati, non può che essere quella della Svezia di Palme. Come annota Monica Quirico, proprio per gli audaci indirizzi della sua politica Palme era un leader molto amato e molto odiato in patria dove era diventato premier nel 1969 raccogliendo il testimone di Tage Erlander. Sconfitto nelle elezioni del 1976, era tornato a guidare il governo nel 1982 ed era ancora primo ministro quando fu ucciso nel 1986.
Valga per tutte questa citazione di Palme presente nel volume: «La politica è desiderare qualcosa. La politica socialdemocratica consiste nell'auspicare un cambiamento. È chiaro tuttavia che il desiderio deve avere un indirizzo, e il cambiamento una meta. Noi socialisti siamo abbastanza presuntuosi da auspicare il cambiamento perché sappiamo che questo può trasformare le utopie in realtà».


sfoglia     aprile       
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom