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1 aprile 2011

Homer sum : Darwin e la solidarietà per i più deboli

Tra i popoli primitivi erano essenziali, per la sopravvivenza del gruppo, le virtù che dispiegano effetti sociali. Infatti solo quei popoli che, attraverso la selezione naturale, svilupparono speciali inclinazioni all’aiuto reciproco, superarono le difficoltà dell’ambiente. I filosofi sociali delle classi di proprietari e di industriali della fine del 1800, propugnatori di una legge della giungla a spiegazione del progresso, trovarono un sostegno nella teoria darwiniana secondo la quale riescono a sopravvivere gli animali da preda e non quelli socievoli. Darwin, pur ammettendo che l’abitudine umana di proteggere i deboli e gli inetti tende a propagarne le caratteristiche negative a danno della specie del suo complesso, l’uomo non può soffocare la sua compassione per essi e, se noi dovessimo intenzionalmente trascurare i deboli, ciò produrrebbe soltanto un vantaggio effimero con un immenso male presente.

 

 

 In realtà, a parte le sue abilità, l’uomo è riuscito a sopravvivere all’intero di una natura spesso ostile, proprio per questa sua tendenza cooperativa, tendenza che spesso era tutt’altro che pacifica, dal momento che consisteva nell’unirsi per cacciare una preda, per razziare un accampamento. Non sempre cioè tendenze cooperative ed aggressività sono separate. Spesso la tendenza cooperativa è soltanto tra membri di un gruppo (tra i quali c’è, se non la pace, almeno una tregua) e serve per cementare il gruppo e per esercitare violenza su altri soggetti.

L’etica invece è proprio la tendenza a superare l’ambito chiuso di un gruppo ed a stabilire relazioni e comunanze con gruppi esterni al proprio.

Quanto alla tendenza a proteggere i deboli, è perché questi svolgevano comunque un ruolo essenziale all’interno della società : i vecchi potevano fornire informazioni e schemi di comportamento utili ai più giovani. Invece i bambini erano coloro che assicuravano la sopravvivenza del gruppo stesso nel lungo periodo. Inoltre la difesa dei deboli garantiva i più forti del fatto che sarebbero stati tutelati quando sarebbero diventati deboli anch’essi.

In una società dell’assistenza come la nostra, persone che fisicamente sono del tutto dipendenti dagli altri, quali Stephen Hawking, dal punto di vista culturale danno un contributo che viene comunemente ritenuto di grande utilità. Una società basata sull’abbandono dei deboli avrebbe perduto una risorsa fondamentale per il suo progresso. 

 

 

 


31 marzo 2011

Homer sum : Darwin e il senso morale dell'uomo

Darwin passa a trattare del senso morale dell’uomo, il quale, pur non mancando negli animali, serve a distinguerlo da essi. Il senso morale scaturisce dagli istinti sociali che sono comuni a molti animali e costituiscono probabilmente lo sviluppo dei vincoli affettivi che legano genitori e figli e sono necessari alla sopravvivenza di quegli animali che raggiungono molto tardi una condizione di autosufficienza. Gli istinti sociali possono essere visti all’opera in certe specie animali quando vengono appostate sentinelle per segnalare il pericolo alla comunità e gli individui agiscono di concerto per difenderla o per attaccare i nemici e la preda.

Secondo Darwin, qualsiasi animale dotato di istinti sociali non potrebbe fare a meno di sviluppare un senso morale, appena raggiungesse il livello intellettuale dell’uomo. Questo senso morale avrebbe assunto la forma dettata dai problemi di adattamento proposti dall’ambiente senza riflettere necessariamente il senso morale umano. Se gli uomini fossero allevati nelle identiche condizioni delle api di alveare, certamente le nostre femmine non sposate (come le api operaie) riterrebbero loro dovere sociale uccidere le proprie figlie. E nessuno si sentirebbe tenuto ad intervenire.

 

 

In realtà il senso morale è la proiezione di quei rapporti esistenti all’interno del nucleo familiare su di un’area sociale più estesa (ad es. la tribù, il villaggio, la città, la nazione, il mondo).

Per Darwin l’etica è un complesso di regole che consente ad una comunità di specie di adattarsi all’ambiente circostante. Tale interpretazione è rispettosa dell’etimologia della parola “etica, morale” che significa “uso, consuetudine”. Ma l’evoluzione dell’etica è quella di estendere progressivamente il proprio ambito di riferimento e dunque spesso consiste nel superamento delle abitudini consolidate, della sfida fatta da soggetti consapevoli agli istinti quando questi tendono a vincolarne i comportamenti, a mortificare l’immaginazione e la capacità dei soggetti di progettare il futuro.

 


30 marzo 2011

Homer sum : Darwin e la religione

Darwin dice che, se la religione include la credenza in poteri incorporei, allora gli animali hanno in comune con l’uomo questo attributo. Egli adduce esempi di animali sconvolti dal verificarsi di un certo evento quando era assente la causa ad essi familiare (ad es. il movimento di un parasole a causa della brezza) ed attribuisce la loro agitazione alla credenza che causa dell’evento sia un qualche agente vivente strano ed invisibile. La convinzione che gli oggetti naturali siano animati da agenti viventi ed invisibili fu detenuta da Darwin diffusa in tutte le razze meno civili. Egli era convinto che lo sviluppo naturale di questa credenza culminasse nella creazione di uno o più Dei con attributi che riflettevano le concezioni, i valori e le attitudini di quelle società. I complessi elementi della devozione religiosa, quali la pietà, la sottomissione ad un potere saltato, il senso di dipendenza, il timore e la venerazione, la gratitudine e la speranza nascono nell’esperienza umana dall’ambiente naturale e sociale. Nuovamente Darwin pone l’accento sulla relazione che lega l’uomo agli animali, scoprendo che gli stessi elementi della devozione si riscontrano ad es. nella relazione tra cane e padrone.

 

 

In realtà, poiché molti fenomeni naturali sembrano non avere un soggetto visibile che li compia, risvegliano nell’uomo (e forse nell’animale) la credenza che tale soggetto che causa questi fenomeni sia invisibile o non sia collocato sulla Terra. Si pensi ad es. alla pioggia ed a tutte le precipitazioni atmosferiche, oppure alle maree, alle inondazioni dei fiumi, al mutare delle stagioni, alla nascita ed alla crescita delle piante, al sorgere e al tramontare degli astri. Quindi non si tratta di fenomeni particolari o eccentrici, ma della grande maggioranza dei fenomeni naturali che accadono davanti agli occhi tutti i giorni. La religione è, almeno in una delle sue manifestazioni, il primo tentativo di spiegare questi fenomeni e di controllarne gli effetti.

Quanto alla similarità tra gli Dei ed altri esseri umani, è probabile che essa sia dovuta al fatto che, non potendo controllare alcune forze naturali con le loro capacità, gli esseri umani primitivi pensassero di poterle utilizzare a loro vantaggio, immaginando che i soggetti che le detengono siano simili ad altri esseri umani e quindi passibili di preghiera, adulazione, richiesta di scambio

 


9 marzo 2011

Primo Levi : Kant, il capitale e il lager

Con la assurda precisione a cui avremmo più tardi dovuto abituarci, i tedeschi fecero l’appello.

Alla fine “Wieviel Stuck ?”domandò il maresciallo. E il caporale salutò di scatto e rispose che i pezzi erano 650, e che tutto era in ordine. Allora ci caricarono sui torpedoni e ci portarono alla stazione di Carpi. Qui ci attendeva il treno e la scorta per il viaggio.

Qui ricevemmo i primi colpi. E la cosa fu così nuova ed insensata che non provammo dolore, né nel corpo, né nell’anima. Soltanto uno stupore profondo : come si può percuotere un uomo senza collera ? (Primo Levi)

 

Come si può percuotere un uomo senza collera ?

E’ molto semplice. Quegli uomini non stavano percuotendo un uomo. Potremmo dire che stavano percuotendo degli oggetti. E perciò insistere sulla reificazione delle persone, su di una sorta di materialismo che non riconosce le persone, sulla manipolabilità degli altri soggetti. Una strada già battuta. Io vorrei seguire invece un’altra strada, anch’essa già battuta, ma non sino in fondo, dalla Hannah Arendt che seguiva il processo Eichmann.

Quegli uomini non stavano percuotendo delle persone. Stavano eseguendo un ordine.

La loro non era un’azione, ma una meta-azione. Essi non seguono una regola, ma una meta-regola.

E qui bisogna risalire ad un principio fondamentale, che è stato portato a compimento da Kant, ma che è in nuce in tutta la grande filosofia occidentale : lo chiameremo il formalismo nell’etica.

Perché Socrate non accetta di scappare ? Perché deve rispettare la legge ateniese.

Perché rispettare la regola del seguire la regola è più importante di discutere quale questa regola sia. Kant con il dovere per il dovere porta a compimento questa tendenza. Il “Tu devi” è il principio (per molti versi condivisibile) per cui bisogna applicare la regola vigente (e presumibilmente condivisa), altrimenti non ci sarebbe la ragionevole speranza di applicare la regola che si ritiene giusta, una volta che questa sia elevata a regola vigente.

Pacta sunt servanda” è un’altra versione della stesso principio meta-etico e meta-giuridico.

Però questa priorità della meta-regola rispetto alle regole di contenuto ha un risvolto diabolico che ci porta a dubitare massimamente di essa. Tale risvolto è esemplificato dal brano di Primo Levi. Perciò la meta-regola può essere applicata solo quando si sono individuate le regole che attengono al contenuto. Non ci può essere un momento intermedio dove si dice “Abbiamo una morale sostanziale provvisoria che non è del tutto plausibile, ma che nel frattempo dobbiamo rispettare altrimenti finiremo nell’arbitrio, giacchè è necessario rispettare la meta-regola”. Questo momento è già l’arbitrio, nonostante il rispetto della meta-regola.

C’è poi una concretizzazione storica frequente di questo principio che avvalora il sospetto sulla sua natura fittizia e perciò ideologica. Con la morale provvisoria permanentemente adottata, le classi dominanti hanno sempre legittimato il loro imperio sulle classi dominate. La ribellione contro l’ordine costituito è stata sempre censurata, proprio perchè si realizza con la violazione delle meta-regole e perciò prepara un orizzonte di assoluta anarchia. Anche l’etica del lavoro (basata su di una variante del pacta sunt servanda) statuisce il principio che , quale che sia il lavoro, esso deve essere fatto. Fa niente che si tratta di costruire armi, fa niente che si vendano prodotti in barba alla volontà dell’acquirente, fa niente che si sfruttano i lavoratori, fa niente che si versano liquami tossici in luoghi di pubblico interesse. It’s my job.

Non c’è differenza sostanziale tra il dominio capitalistico sul lavoro, il formalismo etico e il lager. Il primo è una applicazione del secondo ed il terzo una semplice iperbole delle prime due. Ma la struttura fondamentale è isomorfa.

La reificazione dell’altro non è tanto conseguenza del razionalismo o del materialismo, ma del fatto che un ordine di un terzo (che ci domina) ci consente di non guardare al nostro prossimo. L’ordine è come un’ intercapedine tra l’uomo e l’altro uomo. Così come il capitale, dominandoci, ci rende concorrenti degli altri lavoratori e pur mettendoci insieme, ci rende più fortemente delle isole.

La logica burocratica è una variante di questo atteggiamento. La procedura è lo strumento con cui dichiariamo la nostra sottomissione all’istituzione nella quale siamo incastonati come una vite in un meccanismo. Il nostro interlocutore non è il cittadino o l’utente, ma sempre il nostro superiore gerarchico. L’ingresso di criteri aziendali nella pubblica amministrazione è solo un cambio di strumento, ma non una trasformazione dei fini dell’istituzione, la quale non si deve rivolgere al cittadini, ma deve vendere un prodotto, deve rispettare un budget, un budget del quale il nostro interlocutore umano è un appendice a volte fastidiosa, ma di cui non ci curiamo. E’ la sponda di una carambola, dove la buca è il raggiungimento del target.

E’ per questo che si può percuotere un uomo senza collera. I mafiosi dicono “Non ce l’abbiamo con te. Si tratta di affari”. Non scherzano.

 


13 febbraio 2011

Prostitute ma libere : una obiezione di Luisa Muraro alla manifestazione del 13 Febbraio

E’ stata interessantel’obiezione di Luisa Muraro all’adesione alla manifestazione delle donne che si terrà oggi. La Muraro dice che : “Per cominciare, sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro tanti soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato, io sostengo, hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione. Altrimenti, dalla politica si scade nel moralismo.
In secondo luogo, l'indignazione contro la miseria sessuale di uomini al potere, deve venire principalmente da uomini loro vicini, se hanno il senso della decenza, anzi doveva venire al primo scandalo e non è venuta, chissà perché. Ricorrere alle donne è un espediente di vecchio stampo, quando alle donne si assegnava un ruolo convenzionale, ora per la pace, ora per l'infanzia… Meglio questi ruoli, comunque, che quello che ci assegna questo appello, di truppe ausiliarie di una politica inefficace.

 

 

Vorrei parlare della prima obiezione e porre a me stesso e ai dieci lettori queste domande : la prostituzione può essere una libera scelta dell’individuo ? Si può disporre del proprio corpo e scambiare la propria espressione sessuale con denaro, favori, potere ? Il corpo è mio (parafrasando un famoso slogan) o sono io ? E ancora, è più comprensibile e/o giustificabile il mettere in vendita la propria soggettività o il proprio corpo ? Lo spirito o la materia ? Si può fare come gli pneumatici che tenendo solo allo spirito facevano fare al corpo quel che a loro pareva e piaceva ?

In conclusione questa citazione da Adriana Cavarero, che rispecchia in parte le mie perplessità : “Se una donna raggiunge posizioni di potere usando il corpo, si potrebbe dire che ella approfitta – a mio avviso giustamente – di questa componente. Si tratta tuttavia di un comportamento paradossale, perché sfrutta un elemento che pone la donna in posizione di inferiorità all’interno dell’ordine simbolico del potere, ossia dei valori che contano nella opinione comune

 

 

 


24 gennaio 2011

Simboli : l'acqua

L’acqua è sorgente, Origine, generazione. Al tempo stesso è mezzo di purificazione, di distruzione, di ricreazione, dunque di rigenerazione, di fecondazione.

Essa è il medio stabile del cambiamento.

In India l’acqua è la materia prima, la prakriti su cui Brahman (l’uovo del cosmo) galleggia così come nella Genesi Dio aleggia sulle acque.

Per i Cinesi l’Acqua è wu-chi, cioè il senza-apice, il Caos, l’Abisso.

In Grecia, Talete considera l’acqua come archè, il principio di tutte le cose.

In Polinesia ed in Australia l’acqua è una potenza cosmica. Per le antiche leggende la vita è portata sulla terra dall’acqua e questo ricorda le attuali teorie circa il brodo primordiale da cui è scaturita la vita.

Per i Tantra l’acqua è prana, energia, linfa vegetale, liquido seminale, origine ma al tempo stesso veicolo di vita.

In molte mitologie il Dio che forma il mondo separa le Acque Superiori (pioggia,neve) dalle Acque Inferiori (mare, fiumi e laghi): le prime costituiscono potenzialità informi, mentre le seconde hanno una forma che è data loro dalla terra.

Con la pioggia l’acqua è dono del cielo ed apporta fecondità e fertilità. L’acqua è anche strumento di abluzione e purificazione: in molte tradizioni (Islam, Giappone, Taoismo, Cristianesimo, Induismo, Precolombiani) a Capodanno si effettua un rituale purificatorio di aspersione.

In Cina Wen-tzu considera l’acqua principio di purezza, mentre Lao-tzu considera l’acqua simbolo di saggezza e immagine del Tao in quanto fluente, libera e senza costrizioni e rigidità: essa è il simbolo del wu-wei, il non-agire, la passività che è al tempo stesso l’azione somma.

L’acqua è anche misura, temperanza: l’acqua nel vino scioglie quello che è eccessivamente concentrato, consentendo di bere senza ubriacarsi. La stessa Eucarestia vede Cristo allungare il vino nell’acqua (trasformando la scarsità in abbondanza), al contrario del Dio greco dell’ebbrezza, Dioniso che lo vuole puro, così come Noè aveva sbagliato bevendo il frutto della vite nella sua purezza e finendo per ubriacarsi e per essere deriso dal figlio Cam. Cristo trasformò anche l’acqua in vino, così come l’Alchimista trasforma un elemento nell’altro (l’Acqua in Fuoco).

In Cina l’acqua è yin si contrappone al fuoco che è yang, ma l’acqua è anche legata al fuoco nel senso che la pioggia è legata al fulmine e nell’Alchimia si cerca di mutare l’acqua in fuoco e il Mercurio alchemico è l’acqua di fuoco, così come lo è ogni sostanza alcolica.

Sempre in Cina l’acqua è indicata negli I-King con il trigramma K’AN (l’abissale) e richiama l’albero dell’acacia, il Nord, il freddo, il solstizio d’inverno, i reni ed il colore nero.

Per i Sumeri l’acqua è un elemento puro ed è designato da un monogramma vocale e cioè –A-, che non a caso vuol dire pure “padre”, “prole”, “discendenza”, “frutto”

Per gli antichi Egizi l’acqua si scrive con l’ideogramma MU (MW) che è la matrice di tutte le cose, collegato con il termine (MWT = madre). Così pure la lettera N è indicata con il simbolo delle onde del mare. Ed un altro termine egizio per acqua è infatti NT.

L’acqua è comunque un simbolo ambivalente, portatore al tempo stesso di vita e di morte.

Nella Bibbia le fonti d’acqua ed i pozzi sono luoghi di incontro e di ristoro nei lunghi viaggi nel deserto dove l’ospite deve offrire l’acqua a colui che è ospitato, così come Rachele offre acqua ad Isacco e Cristo lava i piedi ai suoi discepoli.

 

 

 

Jahvè è come la pioggia di primavera (Zeus), la rugiada che fa crescere i fiori (Zeus, Eos l’aurora), le fresche acque che sorgono dalle montagne (così come il mondo procede dall’Uno nel Neoplatonismo). Sempre nella Bibbia il giusto è come un albero sulle rive di un fiume (l’olivo di Atena). Chi costruisce cisterne per contenere l’acqua è infedele a Dio, giacchè non ha fiducia nel fatto che Dio provvede a tutti e perché presume che un qualsiasi contenitore finito possa contenere l’infinità del flusso delle acque ed infine perché l’acqua conservata è come acqua morta che non serve a nessuno: conservare acqua è per la Bibbia contraddire la natura propria di questo elemento, fluido, dinamico, vitale.

In molte leggende il cervo (Atteone) cerca l’acqua così come l’anima cerca Dio. L’acqua è simbolo di saggezza (fonte del sapere, pozzo di saggezza) e mentre il pozzo richiama il sapere consolidato, la sorgente ricorda la cultura che elabora il sapere.

Gesù è sorgente di vita, dal suo costato esce acqua e sangue (temperanza). Nella Trinità il Padre è la sorgente, il Figlio è il fiume e lo Spirito è l’acqua una volta bevuta. Per Gregorio di Nissa l’Acqua di Vita è profonda come il pozzo ed immobile come il fiume così come in Montale il mare è “vasto ed impetuoso ed insieme fisso” cioè una metafora dell’Assoluto, sorgente inesauribile di tutto ciò che è ed al tempo stesso ricettacolo di tutto ciò che si è già formato.

Per Tertulliano l’acqua è materia perfetta, feconda ma semplice e trasparente, che con il battesimo trasforma l’uomo vecchio in uomo nuovo.

Le fonti di acqua sono considerate luoghi sacri: così nell’antichità la sorgente Castalia a Delfi ispirava le profezie della Pizia, grazie ai vapori generati dal riscaldamento delle acque.

L’acqua è anche un filtro, una prova, un criterio di giudizio e di selezione: c’è chi affonda e chi galleggia (le streghe, il sughero); le acque sono uno strumento di punizione, una ordalia (giudizio di Dio) da cui ad es. Mosè si salva. Le acque calme sono simbolo di pace, le acque agitate simbolo di disordine. E le acque che rompono gli argini sono simbolo di inondazione e di morte: con la rottura degli argini le acque separate si riuniscono e si ricompongono, a spese della terra e di chi ci abita. Così è stato sul mar rosso quando l’esercito egizio è stato travolto dal richiudersi delle acque (ed anche qui Mosè si salva dalle acque) allo stesso modo il diluvio che distrugge il mondo allora conosciuto è l’effetto della riunificazione tra le Acque Superiori (la pioggia) e le Acque Inferiori (mare e fiumi).

Le Acque Superiori (le acque sopra le montagne) sono di genere maschile perché fecondano la terra, mentre le Acque Inferiori e sotterranee sono di genere femminile, rappresentano la terra gravida o la luna e sono infide ed insicure. Le acque amare dell’oceano che l’uomo deve attraversare rappresentano (anche in Dante) l’al di là della vita.

Per l’Islam l’acqua versata produce l’uomo mentre le opere dei miscredenti sono come il miraggio dell’acqua nel deserto per chi è assetato.

Per il mistico Jami il trono di Dio con il suo spirito si erge nell’acqua, mentre per il grande mistico persiano Rumi Dio è l’acqua dell’Oceano mentre le onde sono le creature finite, così come nel buddismo la Vacuità è il mare mentre le forme sono le onde.

La sacralità dell’acqua è tale che anche la abluzioni quotidiane sono un momento liturgico e dopo di esse viene effettuata una preghiera.

Secondo la leggenda Alessandro Magno viene accompagnato nel suo viaggio da un cuoco (brahmano?) che lo deve guidare alla ricerca della sorgente della vita.

Il sangue invece è simbolo solare e di esso si nutre il sole, soprattutto presso gli Aztechi che chiamano “acqua preziosa” (chalchiu-atl) la giada verde. Presso i Dogon l’acqua verde feconda la terra e dà origine a dei gemelli (come Romolo e Remo) metà uomo e metà serpente. Sempre per i Dogon l’acqua equivale alla luce e rappresenta il verbo generatore ed è detta “ spirale di rame”.

L’acqua è come la parola: l’acqua umida presiede alla creazione del mondo ed è come la parola che viene detta, mentre l’acqua secca è come la parola che viene taciuta.

Tale parola taciuta viene considerata anche “parola rubata” al dio Am da Yurugu lo sciacallo (Seth o Anubi) che rappresenta l’Inconscio del linguaggio a cui i Dogon chiedono divinazioni; Yurugu è il fuoco sotterraneo, forse il Sole eclissato dalla Luna o quanto meno il Sole nel suo viaggio notturno negli Inferi.

Il dio Am con l’acqua umida crea il mondo semplicemente creando un suo doppio, Nommo (il suo rapporto con questo doppio si può paragonare al rapporto tra il Nirguna Brahman e il Saguna Brahman ).

Per gli Aztechi sia l’acqua che il fuoco sono legati tra loro dalla loro capacità di dare la morte (annegamento, folgorazione, incenerimento, gotta, idropisia). Narciso, poeta adultero, annega guardando nell’acqua che è mezzo di profezie e visioni poetiche.

Per i Celti l’acqua lustrale è ottenuta immergendo in acqua un tizzone sacrificale. Essi mettono un bacile d’acqua fuori la casa di un defunto per consentire l’aspersione a chi esce da essa (realisticamente anche per evitare un’infezione vista la natura spesso epidemica delle malattie mortali dell’epoca).

Per i Germani le acque si ghiacciano in Ymir, il gigante da cui ha origine il mondo.

L’acqua stagnante è considerata di genere femminile. La Terra genera senza piacere il Ponto, un mare sterile. Di genere maschile invece è l’insieme delle acque dolci su cui galleggia la Terra (in sumero Apsu ). Se i Sumeri considerano il mare dall’acqua salata di genere femminile (Tiamat), per i Greci l’Oceano è maschile e la sua spuma è lo sperma che genera Afrodite.

Tiamat è considerata principio del caos e del male e non si sa se sia il Golfo Persico oppure il mare occidentale (Mediterraneo) visto che per i Sumeri anche Humbaba, il mostro della foresta di cedri, si trova ad occidente.

Per gli Egizi segno e simbolo della creazione è la striscia di fango lasciata dalle acque, mentre la ninfea (il loto?) delle acque primordiali è la culla del sole.

Per il poeta Novalis l’acqua è un principio femminile, sensuale, materno ed il sonno non è che un flusso ed un riflusso delle acque. Per la psicologia del profondo l’acqua è fecondatrice dell’anima: l’acqua ferma, fangosa indica perversione, l’acqua ghiaccia indica frigidità, mentre l’acqua straripante indica l’inconscio all’attacco, la pesca (Platone, Gesù, Melville, Hemingway) rappresenta il conscio che trae a sé l’inconscio. L’acqua profonda è l’inconscio mentre l’acqua superficiale è il conscio.

L’Acquario, undicesimo segno dello zodiaco, è rappresentato come un uomo vecchio con un anfora da cui esce un acqua eterea (aria): quest’uomo è una sorta di mosaico androgino (l’anfora sembra quasi un ventre femminile) e labirintico. Esso è Saturno (satur, saturo, pregno) che libero dagli istinti va verso lo spirito attraverso la sua maternità spirituale.

La dialettica tra acqua e vino spiega la doppia natura del Cristo, celeste (fuoco del vino) e umana (fluidità dell’acqua).

L’acqua è piena di entità misteriose (i pesci, Gesù) e rappresenta l’inconscio. Il sole che s’immerge nel mare rappresenta il viaggio verso il mondo dei morti. L’acqua sotterranea è il Caos originario, l’acqua dal cielo rappresenta la prosperità, i gorghi e i fiumi in piena rappresentano gli sconvolgimenti, i fiumi calmi rappresentano la vita quotidiana mentre stagni e pozzanghere rappresentano geni benefici o malefici. L’acqua versata o sprecata nell’abluzione o dall’acquasantiera va alle anime del purgatorio (quindi niente viene sprecato).

Presso gli Aztechi il paradiso dei guerrieri (simile al Valhalla) è chiamato Tlalocan (paradiso di Tlaloc, dio delle piogge) mentre l’Aldilà degli uomini normali è Mictlan (simile alla terra vichinga Midgard). La guerra invece è detta Atl-tlachinolli (acqua-fuoco) perché è prima di tutto lotta tra gli elementi. Per i Maya il mese dura 20 giorni e il giorno della pioggia, atl, è il nono giorno, spesso un giorno (detto anche Muluc) sfortunato perché apporta umidità e febbri.

Molti luoghi di culto sono vicini ad acque termali e gettare monete in acqua è una forma di offerta alle divinità ctonie (anche così il dio dei morti diventa Ploutos cioè ricco da cui Plutone ) nelle quali si può annoverare anche Ermes dio del commercio ma anche dei ladri e dei crocicchi e psicopompo (la frase “o la borsa o la vita” rispecchia questa ambiguità di Ermes, dio che apporta ricchezza ma che può anche togliere la vita).

Sono state trovate vasche da bagno e catini lustrali sia a Mohenjio-Daro, a Cnosso, a Tenochtitlan, per effettuare abluzioni purificatrici; il battesimo sia nel mediterraneo che nell’antico Messico scaccia il peccato originale e le colpe dei padri. Le divinità ctonie venivano celebrate con acqua sorgiva mentre quelle celesti con acqua fluviale. La pioggia così come la manna è simbolo di Grazia, rugiada celeste, rugiada di maggio (mercurio solforoso).

Le creature dell’acqua (Yin) sono creature dell’inconscio come le Apsara indiane (seguaci di Indra, così come le Muse e alcune ninfe sono seguaci di Apollo), tentatrici di asceti, che si nascondono negli stagni dove fiorisce il loto. L’eroe Puruvaras nel poema Kalidasa ama una ninfa acquatica. Le Ondine, le Melusine; le Sirene sono creature elementari, metà donna e metà pesce, pericolose in quanto vogliono l’anima della loro vittima, visto che loro ne sono prive.

 

 


13 luglio 2008

Simboli : Abramo

Abramo ha un'etimologia controversa. Egli è ab-ram (il Padre è esaltato) o ab-raham (il padre delle moltitudini). In tutti e due i casi, ma soprattutto nel secondo possiamo dire che Abramo sia un simbolo stesso di Dio, in quanto Uno che è all'origine dei molti.
Anche quando esce fuori dalla sua dimora (patria) per generare la moltitudine (i popoli del libro), egli è come Dio che in quanto Uno deve uscire fuori di sè (alienarsi) per generare la molteplicità.
Il suo è il primo Esodo, in cui rinuncia a ciò che ha e a ciò che è per acquisire 77 volte tanto. Così come Dio che uscendo fuori di sè, genera un altro sè (il mondo) e dunque si moltiplica.
Nel suo uscire dalla propria dimora, Abramo è simbolo dell'avventura e del rischio, in un certo senso dell'investimento che dovrebbe generare maggiore profitto.
Abramo è disposto a sacrificare suo figlio per il patto con Dio che gli assicura la progenie di un popolo, così come Dio sacrifica suo Figlio per la salvezza del genere umano.
Nel sacrificio, Abramo è simbolo delle fede che sopravvive contro tutte le probabilità (Pascal), della fede in Dio che media tra la sua perdita e la sua ricompensa.
Alla fine ciò che è sacrificato è un surrogato, un sostituto : il sacrificio umano viene sostituito dal sacrificio di un animale. La sostituzione genera una sorta di duplicazione, perciò qui si biforca la storia di due sacrifici, quello del capro sgozzato (Isacco) e quello del capro cacciato nel deserto (Ismaele). E da qui si diparte la storia della gemellanza che tanto ha avuto ruolo nel mito  e nella storia di Gesù Cristo. 
 



Secondo leggende islamiche e tardo giudaiche, Abramo da un lato è generato da Jibril (l'Arcangelo Gabriele) e nascosto in una caverna (come Zeus, come Cristo, come Lazzaro che rinasce dalla caverna in cui è sepolto). D'altro canto Abramo è ucciso (o quasi ucciso) dal  Re cacciatore Nimrod, timoroso di lui (così come Ares uccide Adone e Caino uccide Abele).
Come Uno che genera i molti Abramo, soprattutto nel Medioevo (si pensi a Reims e Notre Dame), assume fattezze androgine (si pensi al seno di Abramo) e, come Gesù, tiene i fanciulli sul suo grembo, riconoscendo la propria discendenza (l'atto del padre di tenere sulle ginocchia il neonato coincide con l'atto di riconoscerlo)


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12 luglio 2008

Simboli : Abracadabra

Formula magica legata ad un amuleto a forma di triangolo rovesciato indicante la donna, la vagina, l'Inferno, Satana che dirige le energie verso il basso quasi fosse un parafulmine.
Il significato della locuzione, in parte simmetrica, una sorta di scioglilingua, si può forse riportare alla locuzione ebraica abreg ad habra che significherebbe "lancia la tua folgore sino alla morte".



In qualche maniera si tratta di una formula grazie alla quale qui sulla terra è possibile vincolare il potere proprio dei cieli. In essa la magia operata dagli uomini diventa un atto di ubris che vuole manipolare il potere divino per realizzare desideri umani. Il rovesciamento del triangolo è proprio l'atto con cui l'uomo si impossessa del potere celeste (la folgore) per i propri scopi (il fuoco?). Per cui la magia (la tecnica) del fuoco è in maniera non a caso "luciferina" la stessa operazione che fa Prometeo portando il fuoco di Zeus agli uomini. Nella formula "abracadabra" sempre che la traduzione sia esatta sono sintetizzati tutti questi archetipi


11 luglio 2008

Hegel e il dilettantismo : apologia di Gabriella Carlucci

  

Nel fatto che l’adesione al vero sia solo un intoppo risiede la possibilità di evitare la ricerca di essa, dal momento che ciascuno è certo, così come sta fermo e cammina, d’avere in suo potere la pietra filosofale. Poco male se il travagliato affaccendarsi della riflessione e della vuotaggine fosse una cosa in sé che si svolge in sé a suo modo. Ma con quell’affaccendamento, soprattutto la filosofia si è messa in più modi in avvilimento  ed in discredito.

Il peggiore degli avvilimenti è questo che , come fu detto, ciascuno, come sta fermo e cammina, è convinto di essere in grado di sentenziare una filosofia in genere.

Verso nessun’altra arte e scienza si dimostra quest’estremo disprezzo, di pensare che ciascuno la porti con sé.



 
Gabriella Carlucci posa nello stesso modo di
Eraclito pensoso nella "Scuola di Atene" di Raffaello Sanzio

 

Andate oltre il linguaggio un po’ involuto. Hegel qui condanna il dilettantismo trionfante che fa bella mostra di sé. Ed anche se  riserva tale condanna ai filosofi del suo tempo, il suo atteggiamento si può riverberare a tutti i livelli ed in tutti i contesti, anche ad esempio nelle polemiche tra blog.

Si pensi alla polemica politica, agli articoli di giornale, alla produzione artistica ed anche al campo scientifico, dove gli scienziati ormai faticano a farsi sentire anche su questioni su cui dovrebbero essere sicuramente competenti (si pensi alla polemica di Gabriella Carlucci su Luciano Maiani). Sicchè l’avvilimento hegeliano si è esteso a tutte le discipline.

Eppure almeno in parte non sono d’accordo con Hegel. Certo ci si può sforzare di studiare prima di parlare o scrivere. Ma si tratta di uno scrupolo interiore. In questo mi rifaccio a Feyerabend : non c’è sapere acquisito che ci consenta di prendere in giro il neofita. O, meglio, si può prendere in giro chi si vuole, ma con diritto di replica.

Più comprensibile è la rabbia. A certuni per quel che dicono li ammazzerei volentieri con il pensiero, come nel film “Scanners”, non per i loro strafalcioni, quanto per la loro cattiveria gratuita. Ad es. capisco Di Pietro quando si arrabbia ed incespica con il linguaggio quando sente parlare i berluscones ed i loro cloni di centrosinistra. Egli per quanto non tanto migliore di loro ha una sensibilità per l’impudenza che essi manifestano e ne è scioccato. Naturalmente il presupposto di questa rabbia è sempre la convinzione di essere nel giusto (per cui si dice “Ma come Berlusconi può dire quelle cose ?”). Ma a me preme dire che se a volte strepito non è per l’errore, ma per la mala fede che si può nascondere nell’espressione felice dell’errore. Per fortuna comunque non ho questo terribile dono telepatico, ma non dispero.

Chi voglia fare pulizia o censura nel mondo del pubblico dibattito a volte è fazioso e prezzolato, quanto il più affermato e strapagato sofista. Ma anche nel caso sia animato dalle migliori intenzioni, alla fine risulta essere né più, né meno che un emerito stronzo. Ed anche Hegel lo fu, con Schelling ad esempio e Schopenhauer lo fu con lui.


30 giugno 2008

Hegel : Natura e Spirito

 Si dovrebbe credere che non sia esistito ancora al mondo Stato o costituzione politica ma che ora sia da cominciare interamente daccapo e il mondo morale abbia atteso proprio una tale odierna concezione e investigazione e creazione.
Per la natura si ammette che la filosofia deve riconoscere quale essa è, che la pietra filosofale sta celata in qualche luogo, ma all'interno della natura stessa che è razionale in sè. Il sapere dovrebbe ricercare e comprendere questa ragione presente nella natura reale : la sua eterna armonia, in quanto però sua legge ed essenza immanente.
Al contrario, il mondo etico, lo Stato, la ragione che si realizza nell'autocoscienza non deve godere di questa fortuna. L'universo etico deve essere lasciato in balìa del caso e dell'arbitrio, deve essere abbandonato da Dio. Secondo quest'ateismo del mondo morale, il vero si trova fuori di tale mondo ed anzi esso costituisce problema.





Il problema è : quanto vi è di oggettivo nel mondo morale, giuridico, politico ?
Il fatto che le costituzioni cominciano ad essere create dal popolo (siamo a cavallo tra Settecento ed Ottocento) non ha nessuna importanza ?
La verità del mondo morale è un dato o viene costituita dalla intersoggettività che discute o confligge ?
E se c'è una parte di "dato" riguarda i valori (Weber direbbe la dimensione del "Wirtrational") o i mezzi (Weber direbbe dello "Zweckrational"). L'oggettività riguarda i primi articoli di una Costituzione o quelli che si ritengono i fondamenti delle discipline economiche ?


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