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29 gennaio 2008

Due traduzioni di Trakl : scegliete

Scegliete quale traduzione di questa poesia di Trakl vi piace di più (per chi sa il tedesco può anche valutare quale sia più fedele)

Seele des lebens (Anima della vita)

Verfall, der weich das laub umdustert
Es wohnt im Wald sein weites Schweigen.
Bald scheint ein Dorf sich geisterhaft zu neigen.
Der Schwester Mund in schwarzen Zweigen flustert.

Der Einsame wird bald entgleiten,
Vielleicht ein Hirt auf dunklen Pfaden
Ein Tier tritt leise aus den Baumarkaden,
Indes die Lider sich vor Gottheit weiten

Der blaue Fluss rinnt schon hinunter,
Gewolke sich am Abend zeigen;
Die Seele auch in engelhaftem Schweigen.
Vergangliche Gebilde gehen unter.

Prima traduzione

Sfacelo che morbido le fronde offusca
Nel bosco si annida il suo silenzio vasto
Un villaggio appare tendersi
rapido come spirito. 
Voce sorella fluisce tra rami neri

Sparirà presto  e solo
forse un pastore per sentieri oscuri
Incede un animale da verdi arcate
mentre si aprono le palpebre al Divino.

Azzurro il fiume scende dolce al piano
nuvole s'affacciano di sera;
E l'anima anche in un silenzio angelico
mentre cadono immagini fuggenti



Seconda traduzione

Sfacelo che morbido le fronde offusca
nel bosco si annida il suo vasto silenzio
Un paese sembra a volte chinarsi, spettrale.
La bocca della sorella bisbiglia tra i rami neri.

Dileguerà ben presto il solitario
Forse un pastore per sentieri oscuri.
Esce piano da verdi arcate un animale
mentre si aprono le palpebre al Divino.

Il fiume azzurro scende dolce al piano
Nuvole si affacciano di sera ;
anche l'anima in un silenzio angelico.
Immagini fugaci vanno a fondo.




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29 gennaio 2008

Cercasi disperatamente Water

Montezemolo fa un appello disperato perchè ci sia un governo tecnico o di scopo che faccia le riforme indispensabili per sbloccare un paese bloccato. La concordia con Veltroni e con i sindacati non è un caso. Tutti e tre i soggetti vogliono lo smantellamento del Welfare e l'emarginazione della Sinistra in questo paese. I sindacati si vogliono trasformare in corporazioni e gestire risorse legate ai fondi pensione, alle casse assistenza aziendali, ai circoli ricreativi. In cambio danno le conquiste avvenute in decenni di lotte fatte nell'attesa del Sol dell'avvenire.


Crisi al buio


Per Montezemolo la riforma elettorale è occasione troppo ghiotta per permettere al Partito democratico di sganciarsi dalla sinistra e di fare la Destra moderata. Il sistema delle Due destre consentirà al sistema delle imprese di egemonizzare il sistema politico e subordinarne le scelte alla competizione internazionale basata sulla riduzione dei costi sociali. Non si capirebbe perchè Montezemolo corra verso l'accordo con i sindacati sui salari, dove in cambio di un piatto di lenticchie si darà una nuova spallata al sistema di protezione sociale italiano e al sistema contrattuale, nel nome di una produttività che vuol dire solo segmentare ancor più i lavoratori al loro interno e costringerli semplicemente a lavorare di più e più intensamente
In tutto questo la Sinistra arcobaleno fa buon viso a cattivo gioco e fa la parte di chi non ha capito niente. In realtà si prepara a tenere il carro lungo la discesa e ad occupare brava brava qualche nicchietta.
Insomma, cercasi disperatamente Water. La voglia di cagare è proprio tanta, in questo paese.


29 gennaio 2008

Globalizzazione sì, Globalizzazione no : globalizzazione e glocalizzazione

Nel nostro ragionamento c'è un rischio, quello di mettere la sordina alle novità dell'internazionalizzazione di questa fine secolo, nella preoccupazione di sottolinearne la continuità con precedenti fasi dello sviluppo capitalistico. Se la globalizzazione non è una realtà già in atto, nè è l'inevitabile sbocco delle tendenze attuali, ciò non toglie che essa sia nondimeno un obiettivo strategico per alcune imprese.
Qui è possibile distinguere tra globalizzazione e glocalizzazione : la globalizzazione consiste in una divisione planetaria del lavoro interna alla medesima impresa, che mira a sfruttare i vantaggi relativi di aree particolari (ad es. il basso costo del lavoro o un ambiente distrettuale particolarmente innovativo). Una strategia del genere è naturalmente portata a favorire una liberalizzazione dei flussi commerciali.
La glocalizzazione invece ha lo scopo di produrre una concentrazione geografica del lavoro di diverse imprese all'interno dei tre grandi blocchi commerciali; l'avvicinamento della produzione al mercato di riferimento tende a far declinare gradualmente il volume degli scambi internazionali.
La strategia della globalizzazione costituisce una ripresa della forma fordista del controllo diretto ed accentua la tendenza alla integrazione verticale, mentre la glocalizzazione rimanda piuttosto alla forma toyotista del controllo, basata sula disintegrazione verticale della produzione a favore di produttori di componenti.

(Riccardo Bellofiore)


29 gennaio 2008

Smith e la divisione del lavoro (1)

Adam Smith vede nella tendenza allo scambio dei prodotti l'origine della divisione del lavoro. Marx evidenzia che Smith scambia la causa con l'effetto, perchè è invece la divisione del lavoro che porta poi allo scambio sistematico dei prodotti e al commercio, mentre essa ha origine nell'organizzazione di ogni attività svolta collettivamente da più persone (es. il procurarsi il cibo, il trattarlo, il sorvegliare le scorte) etc.
Tuttavia le società basate sul commercio radicalizzano la divisione del lavoro, la perfezionano.

Citiamo Smith :
Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo e parliamo dei loro vantaggi e mai delle nostre necessità.
Nessuno all'infuori del mendicante sceglie di dipendere dalla benevolenza dei suoi concittadini. E nemmeno il mendicante dipende interamente da essa. E' vero che la carità della gente di cuore gli fornisce l'intero fondo della sua sussistenza. Ma sebbene in questo modo venga in definitiva provvisto di tutto il necessario, questo non avviene, nè può avvenire man mano che se ne sente bisogno. La maggior parte dei suoi bisogni sono soddisfatti alla stessa maniera di quelli degli altri, con  accordo, baratto e acquisto. Con il denaro che uno gli dà egli acquista da mangiare. I vecchi abiti che gli regala un altro li scambia con altri vecchi abiti che gli vanno meglio.



Neanche il mendicante è libero dalla relazione mercantile. E il possesso del denaro non esime dallo scambio. Quello che Smith trascura è l'apparente assenza del lavoro. Il mendicante non fa un lavoro utile che consenta la sua remunerazione con il denaro. Non fa lavoro utile, ma lavora. Sta all'addiaccio, sorride a comando, ed è costretto a mimare la sofferenza che lo colpisce solo in certi momenti della giornata. Proprio per questo bisogna ricollegare i bisogni elementari al diritto attraverso un reddito di cittadinanza. Il lavoro deve essere lo strumento attraverso cui l'individuo ottiene ciò che va al di là del necessario. Il lavoro deve essere il mezzo a cui si può accedere non per placare i propri bisogni, ma per realizzare i propri desideri. Solo questo processo sul lato della soggettività può avvicinare l'astratta utopia liberista della libertà di lavoro, che altrimenti suonerebbe come ipocrisia o come devianza, iperbole.
Anche in assenza di mendicanza però, lo scambio così descritto da Smith si configura come straniamento. Forse esso fornisce strumenti per razionalizzare la nostra capacità empatica, la nostra tendenza a guardare il mondo dal punto di vista degli altri. Ma tali facoltà sono messe in moto in maniera distorta, subordinate come sono al raggiungimento di uno scopo che è esterno alla relazione stessa. Il fuoco dell'intersoggettività è intravisto come di sguincio, mentre ci si dirige verso l'oggetto del desiderio. Tale straniamento ha un costo : la rabbia e la frustrazione di non poter esprimere liberamente i propri bisogni e i propri desideri. Una rabbia che trova compensazione nel guadagno proveniente dalla scambio. Guadagno che è una sorta di riscarcimento, un denaro del pianto (Geldschmerz).
E del resto tutta questa mimica dell'altrui desiderio è il rovescio della paura che il proprio lavoro sia stato inutile (perchè magari non incontra il desiderio altrui). Come in un piano inclinato, al lavoro che non tende a soddisfare un proprio desiderio si somma la mimica che porta a solleticare il desiderio altrui. Un doppio straniamento. Una doppia falsità che vorrebbe compensarsi.
Invano.


28 gennaio 2008

Doppler

Un auto all'orizzonte.
Il suo passaggio è la vita :
una curva sale
un urlo, un ruggito
uno scoppio di rabbia
un singulto.



Poi scende....
e tutti noi,
come due alfieri
su una scacchiera,
possiamo solo sfiorarci...
mentre lo spettro
va verso il rosso


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28 gennaio 2008

Globalizzazione sì, Globalizzazione no : quote di mercato e bilance commerciali

E' nei decenni della crisi dopo l'abbandono del sistema di Bretton Woods che si assiste alla dislocazione di parte dell'attività manifatturiera in nuove aree (es. del Sud-Est asiatico). Alcuni vedono un'anticipazione di quello che succederà anche altrove, ovvero una penetrazione crescente dei paesi di nuova industrializzazione nei cercati dei paesi più avanzati, foriera di disoccupazione. Come ricorda John Eatwell la quota di mercato dei paesi di nuova industrializzazione è cresciuta dal 2% del 1980 al 4% del 1993 e se ci si limita al settore manifatturiero le importazioni dai paesi di prima industrializzazione ha raggiunto il 10%. Il fenomeno è reale e segnala l'efficacia di politiche attive quali quelle della Corea del Sud che hanno stimolato l'accumulazione interna, con controlli dei prezzi e il razionamento del credito. Altrettanto reale è il pericolo che ne viene all'occupazione in quei settori aperti al commercio internazionale e che competono sul prezzo e si basano su una manodopera di bassa qualificazione. Ma tutto ciò non ha niente a che fare con la asserita globalizzazione della produzione, nè è responsabile al momento di un aumento complessivo della disoccupazione nei paesi del G7. E' ancora Eatwell a chiarire che la bilancia commerciale complessiva tra paesi di vecchia e nuova industrializzazione all'inizio degli anni Novanta è più equilibrata di quanto non fosse alla fine degli anni Sessanta. La ragione è costituita dal fatto che i mercati dei paesi in via di industrializzazione sono i più dinamici ed è dunque lì che le multinazionali della Triade (Usa, Europa, Giappone) trovano più facile smercio. La situazione è in rapido deterioramento, ma il motivo principale sembra costituito dalla bassa crescita che caratterizza i paesi più avanzati, non dalla elevata crescita dei paesi di nuova industrializzazione.

(Riccardo Bellofiore)





La tesi per cui non c'è relazione tra disoccupazione strutturale e dislocazione dell'attività manifatturiera è anche di Krugman. In parte è vera (soprattutto nel 1998), ma ciò non vuol dire che gli effetti di tale dislocazione non si sono poi dispiegati nel corso del tempo e soprattutto in Italia dove l'attività industriale è tale da subire la concorrenza dei Pvs.
Quanto alle quote di mercato (in tal caso presupponiamo che la statistiche indirettamente ci diano indicazioni anche sull'andamento dei Paesi in via di sviluppo), per quel che riguarda l'esportazione di beni e servizi i cosiddetti paesi industrializzati in dieci anni (dal 1994 al 2004) sono scesi dal 77,1% al 69,1%, il G7 dal 48,4 al 40,4%, la zona Euro dal 37,9 al 29,7%, mentre l'Asia escludendo le Tigri ed il Giappone è salita dall'8% al 12%.. Il fatto è che i Pvs sono a loro volta molto differenziati al loro interno (L'Africa e il Sudamerica sono sostanzialmente fermi), Cina e India possono danneggiare anche i Pvs loro concorrenti ed attualmente in corsa sono soprattutto i paesi produttori di petrolio (L'Arabia Saudita ha un saldo commerciale attivo considerevole, così pure gli Emirati ed il Kuwait).
Quindi la tesi di Bellofiore va almeno modificata, dicendo che i Pvs sono molto più coinvolti nel commercio internazionale di beni e servizi ma in maniera diseguale e non necessariamente virtuosa.


28 gennaio 2008

L'interesse generale

Qualcuno sta diffondendo la favola che senza legge elettorale l'Italia rischia il collasso. Molti a sinistra, spesso in perfetta buona fede, sovrapponendo a questa vaga considerazione il desiderio di ritardare l'avvento del Terzo Impero Berlusconi, segue inconsapevole questi pifferai magici.
Sergio Romano, stamane sul Corriere, dice che se si fanno le elezioni subito,sarebbe interessante vedere cosa fa il Partito Democratico. Perchè, sapete, corre da solo. E qui si scoprono gli altarini : i poteri forti hanno interesse a sapere cosa fa il partito democratico che corre. Da solo. Cioè : separandosi in maniera netta da un'altra parte della Sinistra. Cioè : lasciando perdere quella specie di Welfare che abbiamo. Cioè: inseguendo Berlusconi sulla diminuzione delle tasse. Cioè : lasciando il Mezzogiorno al suo destino e sostituendo vecchi satrapi con nuovi e più corrotti satrapi. Cioè : facendo il cosiddetto patto sulla produttività, che farà lavorare semplicemente di più e aumenterà ulteriormente le differenze tra Nord e Sud del paese. Cioè : togliendo l'articolo 18. Cioè : subordinando la magistratura al potere politico. Cioè : consentendo alla classe politica di corrompere e farsi corrompere. Cioè : portando molti all'astensionismo. Cioè: permettendo alla malavita organizzata di prosperare per molti anni ancora. Cioè : riparlando di nucleare. Cioè : permettendo alla Chiesa cattolica di monopolizzare il terzo settore. Cioè : permettendo alle imprese di risparmiare, su qualsiasi cosa (salute, ambiente, imposte, salari)
Perchè questo e non altro, è il partito democratico che corre da solo.
Questo, e non altro, è il blairismo in salsa mediterranea.
Il paese (dicono) sta marcendo e l'urgenza è la pregiudiziale non solo anticomunista, ma contro ogni forma di resistenza, politica e civile, ai padroni del vapore.
Questo è il partito democratico che corre da solo. Questa è la riforma elettorale. Non altro.
I Mastella, i Cuffaro torneranno, magari in partiti più grandi, e faranno i loro sporchi affari ben nascosti in essi. I piccoli partiti che danno fastidio non sono loro. Sono i verdi che dicono solo no. Sono i comunisti che costringerebbero i sindacati a fare consultazioni generali e piantano tante grane



Ma torniamo alla legge elettorale.
Domanderei ai miei amici che ascoltano la sirena dell'interesse generale :
vale la pena fare una legge che consenta a Berlusconi di governare ?
O siamo così disinteressati da pensare che un Berlusconi che governa pienamente sia meglio di un Berlusconi in difficoltà con gli alleati ?
Pensate che davvero una legge elettorale qualsiasi sia migliore di questa ? 
Il fatto che la differenza tra votanti per i due schieramenti alle scorse elezioni fosse minima non vi dice niente ? Non pensate che la ragione di molti problemi stia nel popolo italiano che non vuole pagare le tasse ? Che non ha fiducia nella politica ? Non pensate, che oltre Veltroni, siano troppi gli italiani e i gruppi di italiani che vogliono correre da soli ? O che se si uniscono, lo fanno solo per fare numero ? Non avvertite la difficoltà di tessere semplicemente relazioni sociali ? Di lavorare decentemente ?
E allora perchè il problema diventa il sistema elettorale ?
Non è quello di fare politica ? E di mettere pazientemente in evidenza che il privato (dove metti l'immondizia, quanto consumi, quanto lavori, come lavori e in che condizioni, cosa fai dei tuoi soldi, se tuo figlio studia o no, come riesci a trovare lavoro, cosa fai il sabato sera, se vai a trovare i tuoi genitori o un tuo amico all'ospedale) è politico ? Che bisognerebbe abituare la gente di nuovo a stare nelle strade, a vivere anche conflittualmente la città, i paesi. A discutere. A istruirsi. Ad incuriosirsi.
Certo questo può stancare. Chi ce la fa ? Già siamo stressati. La delega che l'abbiamo inventata a fare ? Il politico fa il politico, il medico il medico, l'avvocato l'avvocato, l'operaio l'operaio.
E allora parliamo del sistema elettorale. O meglio, non parliamo neanche del sistema elettorale.
Vogliamo un governo che decide (cosa non ci interessa), che faccia le riforme essenziali per il paese (quali non ci interessa) ? Votiamo per chi vince, così vince meglio.
Io alle prossime elezioni voto Berlusconi, così ci troviamo già avanti con il lavoro.


27 gennaio 2008

Cesare Pavese : da "Civiltà antica"

Se si ha un corpo bisogna vederlo.
Il ragazzo non sa
se ciascuno ha un corpo.
Il vecchiotto rugoso
che passava al mattino
non può avere un corpo
sì pallido e triste,
non può avere nulla
che atterrisca a quel modo.




E nemmeno gli adulti o le spose
cha danno la poppa al bambino
son nudi.
Hanno un corpo soltanto i ragazzi.
Il ragazzo non osa guardarsi nel buio,
ma sa bene che deve affogarsi nel sole
e abituarsi agli sguardi del cielo
per crescere uomo.


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27 gennaio 2008

Globalizzazione sì, Globalizzazione no :le strategie informatiche

Ulteriore fattore di novità che ha reso più agevole il processo di internazionalizzazione delle imprese sono state l'introduzione e la diffusione di strategie informatiche, che a loro volta hanno favorito un aumento consistente degli investimenti diretti all'estero.
E' questo l'elemento trainante della crescita dopo la prima crisi petrolifera, mentre lo sviluppo della fase fordista dell'immediato dopoguerra era stato determinato essenzialmente dalla vivace dinamica del commercio internazionale, sostituito dopo la prima crisi petrolifera, dagli investimenti diretti esteri

(Riccardo Bellofiore)





Tuttavia la tecnologia informatica dà la possibilità di investire più velocemente e forse a costi ridotti, ma senza l'esigenza di investimenti, la possibilità di aprire nuovi mercati, senza cioè delle condizioni che permettono tali investimenti, le tecnologie informatiche sarebbero inutili. Dunque non si può negare che l'uso di tali tecnologie ha come presupposto una dinamica vivace dell'accumulo di capitale e del commercio internazionale stesso. 


27 gennaio 2008

La memoria in un libro : "L'industria dell'Olocausto" di Norman Finkelstein

 Da: La penna che graffia: "Oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte. Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia. Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile. Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli. Ovviamente, il contributo di tutti è ben accetto, anche senza una segnalazione da parte di qualcuno."

Sarà contestabile ma il libro che scelgo è quello di Norman Finkelstein "L'industria dell'Olocausto", una denuncia dello sfruttamento della vicenda dell'Olocausto a fini economici e politici, anche da parte di alcune comunità ebraiche soprattutto americane.
Il libro è contestabile e contestabilissimo
Tuttavia apre un campo di indagini storiche e di riflessione politica.
Per quanto riguarda quest'ultima mi permetto di dire alcune cose :
1) Bisogna evitare l'errore di Elie Wiesel e di altri che considerano l'Olocausto degli Ebrei come un fatto insuperato e quasi insuperabile. Ci sono genocidi altrettanto cruenti e orridi che devono essere studiati ed approfonditi . La memoria deve essere estesa, non ridotta.
2) Bisogna evitare che attorno ai morti si costituisca una forma di sfruttamento. Colui che è considerato il rappresentante del morto è spesso il detentore del potere, un medium, un facente funzioni. Il fare nostra la memoria può evitare che solo alcuni la usino per le loro convenienze.
3) Bisogna evitare che la memoria ottunda i sensi e il senso del presente. E il presente ci evidenzia che proprio lo Stato che si arroga l'eredità delle vittime dell'Olocausto esercita una politica oppressiva e spesso omicida nei confronti della popolazione palestinese. Chiunque celebri la Giornata della Memoria dovrebbe denunciare questa tragica contraddizione. 


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