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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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Quelli che la crisi l'avevano prevista

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Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

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30 novembre 2008

Piovra ? No, Scuola di Polizia...

Ogni tanto mi vedo brandelli di episodi della replica del ciclo della "Piovra". E' stato un prodotto ben fatto e varrebbe la pena rivederlo tutto. A mio parere ha preparato il clima culturale all'azione di quei coraggiosi magistrati che hanno debellato la mafia di Totò Riina  (non la mafia in generale, ci mancherebbe altro). 



La conferma della teoria dell'evoluzione : comm'è brutt' o pate, comm'è bell' a figlia....

Ma questo sceneggiato seriale sarebbe forse stato meglio chiamarlo Scuola di polizia.
Cattani infatti è stato la chioccia di :
1)
Il commissario Cordier alias Pierre Mondy
2)
Il commissario Maigret alias Bruno Cremer
3) Il comandante Ultimo alias Raoul Bova
4)
Il commissario Koster alias Siegfred Lowitz
5)
Il sovraintendente Sciacca alias Tony Sperandeo
6)
L'Ispettore Brandtner alias Gedeon Burhard
7)
Il giudice Falcone alias Ennio Fantastichini
8)
L'ispettore Pietro Guerra alias Massimo Bonetti
9)
Il poliziotto Marco, genero del Maresciallo Rocca alias Maurizio Aiello
10) Il commissario Montalbano alias Luca Zingaretti




permalink | inviato da pensatoio il 30/11/2008 alle 11:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 novembre 2008

Sulla presunta abolizione dell'articolo 2112

All'apparizione di questo articolo di Francesco Piccioni sul mio blog, c'è stata una sdegnata reazione di Etienne 64 (che è del mestiere) il quale ha obiettato che la deroga all'articolo 2112 del Codice Civile è già presente nel'articolo 47 comma 5 della legge 428, dove si dice che con l'accordo sindacale si deroga all'art 2112 c.c. allorchè si tratti di trasferimento di azienda in regime di amministrazione straordinaria. 




Ho cercato disperatamente lumi sulla questione leggendo articoli in rete e sono giunto alla seguente conclusione : 
qui si dice che l'emendamento in questione recita :
"
All’articolo 56 del decreto legislativo 8 luglio 1999 n. 270 [nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della L. 30 luglio 1998 n. 274] è aggiunto il seguente:
“3-bis. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 ["cessione dei complessi aziendali"] effettuate in attuazione dell’articolo 27 non costituiscono comunque trasferimento di azienda, di ramo o di parti dell’azienda ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile
”.
Dato ciò, se ne deduce che le aziende in regime di amministrazione straordinaria che recuperino l'equilibrio economico delle attivita' imprenditoriali tramite la cessione dei complessi aziendali, non operino perciò trasferimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 c.c.
In questo caso esse sono sottratte anche alla legge 428 del 1990 (che regola comunque quelli che sono trasferimenti d'azienda),
quando questa prevede che la deroga si attua purchè vengano attivate le procedure di informazione e di consultazione e venga raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione.
Seppure nell'articolo di Piccioni ci siano errori e genericità, dunque la novità dell'emendamento del governo è comunque a mio parere gravida di conseguenze negative per i lavoratori.


28 novembre 2008

Gnè Gnè cade per la prima volta

Avevo preannunciato che sarei tornato su di un post in cui GnèGnè vorrebbe prendersi gioco di Emiliano Brancaccio. La verità che l'articolo (da me attinto con tutta probabilità) è un'intervista a Riccardo Realfonzo, ma c'è da dire che Brancaccio e Realfonzo di frequente lavorano e scrivono insieme e dunque condividono spesso molte opinioni.
Ma che dice GnèGnè nella sua lagna pignola (chiedo venia per le frequenti -gn-, ma è il rumore di fondo del pensiero di GnèGnè) ?

Un assaggino:
Lasciamo perdere che, secondo il genio incompreso, tra la crisi del '29 e l'attuale depressione ci sarebbe "un grande elemento comune ... ed attiene alla vera causa di fondo, di cui ancora non abbiamo parlato. La depressione di quegli anni e quella che ora si sta aprendo sono accomunate dal ristagno della domanda. Soprattutto sono bassi i consumi.": udite udite, una depressione (=caduta della domanda e dei consumi) è, per l'appunto, una depressione. Chi mai ci sarebbe arrivato senza l'ec. gen. incomp.? Tra l'altro, dicendo una simile ovvietà, non stiamo ancora dicendo nulla sulle cause

Ma ohibò ohibò, la depressione non è un periodo più o meno lungo in cui la variazione annuale del Pil è negativa ? Perchè identificarlo con la caduta della domanda e dei consumi ? Questi non sono più uno dei fattori che lo costituiscono e che al tempo stesso ne possono accentuare i caratteri ? Una prima riduzione dei consumi non può causare (in maniera dominante, ma assieme ad altri fattori) una ulteriore riduzione dei consumi ? Questa rigidità terminologica di Gnè Gnè (che secondo me è il motivo delle sue non sempre riuscite sortite) è anche alla radice della critica a mio parere immotivata a Scalfari (che, premetto, mi sta sul cazzo come quant'altri mai...).

GnèGnè in quest'ultimo caso gniaula :
"le cause della crisi sono la caduta della domanda e per conseguenza il crollo degli investimenti", cioè:
caduta della domanda===>crollo degli investimenti===>crisi fin.,
(visto che recessione=caduta della domanda aggregata)????????
Come è possibile che la recessione sia allo stesso tempo causa e conseguenza della crisi fin.? E se gli investimenti sono parte della domanda aggregata, come fa il crollo degli inv. ad essere conseguenza della caduta della domanda, anziché causa della caduta della dom.????????

Ma una caduta della domanda (per consumi) può provocare un crollo degli investimenti ? E questo può causare ulteriori fenomeni (disoccupazione, ulteriore caduta della domanda etc etc) che costituiscono tutti insieme una recessione e perdurando una depressione ? Perchè inoltre GnèGnè finge di non considerare la natura autoalimentantesi di alcuni processi economici, tali da far parlare Gunnar Myrdal di causalità circolare ? Perchè non riesumare la categoria kantiana dell'interazione invece di chiedersi come mai la gallina è causa dell'uovo e l'uovo causa della gallina ? Perchè elevare uno dei fattori costituenti un processo (la domanda o i consumi) al tutto di quel processo ?



Mi immagino GnèGnè Doctor House che sente un suo assistente in corsia dire ad una donna "Suo marito è morto per un arresto cardiaco" ed un altra ad un ragazzo "Suo padre sta male perchè gli è collassato un polmone". GnèGnè imbestialito dirà allora : "Ma chi ti ha fatto laureare (GnèGnè è molto selettivo, ti boccia a libretto in men che non si dica) ? L'arresto cardiaco è la morte, che credi ? E' come se avessi detto che è morto perchè è morto..." e ancora "Ma chi ti ha messo lo stetoscopio in mano, Carlin Petrini ? Ma lo sai che il collasso del polmone è già stare male, anzi malissimo...Sarebbe come dire che il padre sta male perchè sta male..."
E al povero malcapitato che risponda " Dottore, ma se l'arresto cardiaco è la morte, se lo riprendiamo con il defibrillatore lo facciamo risorgere ?", GnèGnè Dottor House ruggirà con la sua pedagogica arroganza " Sai che ti dico ? Ti tolgo il saluto, ti cancello il commento e dulcis in fundo, tolgo il tuo link dai miei preferiti, come a quello stronzo di Pensatoio..."
 


27 novembre 2008

Finalmente, un po' di distrazione...

Uno dei programmi che mi capita di sbirciare nella mia diuturna permanenza a casa è quella gran cagata di "La vita in diretta" (in realtà ci vediamo con papà "Geo e Geo"), programma che quando era condotto da Michele Cucuzza (nomen omen) viveva una dimensione di rassicurante schizofrenia : dopo ogni terrificante e/o commovente caso umano (zia paralitica, genitori ignoti, figli delinquenti) si passava senza alcuna soluzione di continuità all'euforia ed al ballo più immotivati (una sorta di epilessia apotropaica causata forse dal troppo dolore del caso precedente) con Cucuzza che cambiava la sua espressione da "compreso cordoglio" a "demente letizia" con più rapidità con cui cambia espressione Big Jim da "normale" ad "arrabbiato".
La situazione mondiale pure vive questo equilibrio schizofrenico : mentre siamo depressi a causa del rischio Depressione (un'altro circolo vizioso ?), una bella botta di vita sotto forma di attentato terroristico ci distrae dai nostri problemi e ci proietta in una dimensione avventurosa, sanguigna, esotica. Ci voleva questa distrazione sia per noi che per Obama, che dalla mestizia e dallo sbadiglio dell'esigenza di unità nazionale si trova lanciato energicamente in una sfera di protagonismo muscolare. Se non può fare un cazzo per redistribuire più equamente le risorse all'interno del proprio paese, almeno può sfogarsi bombardando qualche villaggio tra Pakistan ed Afghanistan.



Il fondamentalismo islamico (Al Qaeda o chi per esso) è un po' come le Oba Oba, che appena entravano facevano ballare un po' tutti.  Così noi ci soffermiamo a guardare gli effetti pirotecnici del botto, invece di fare attenzione al fuoco che procede lentamente, ma inesorabilmente, sulle micce.




permalink | inviato da pensatoio il 27/11/2008 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


26 novembre 2008

Una lettera a Beppe Grillo : che vuol dire lo Stato, la democrazia, il ruolo pubblico nell'economia.

Caro Beppe,
sono Federico Bonelli da Amsterdam. Ho ricevuto una lettera in cui mi si chiede di votare per il Rappresentante del consiglio per la gestione delle acque. Il consiglio è sia pubblico che elettivo. Nella lettera, con scheda e busta preaffrancata, c'era un sito internet per informazioni sulle liste e il loro programma.
Lo apro, inserisco il cap e appaiono una serie di temi a cui si può rispondere liberamente, da “totalmente d'accordo” a “totalmente contrario”. Le domande sono rilevanti, mi aiuto con Babelfish (eh,l'olandese non è una lingua facile!), con Wikipedia e ogni tanto chiedo a mia moglie che è olandese.Il programma mi posiziona su un grafico con due assi: spesa e ambiente. Il mio voto è rappresentato da una matita e le opinioni di tutti i partiti dal loro simbolo. Se ci passo sopra appare la persona del partito che dovrei votare con le sue risposte al questionario e le motivazioni. Chi ha pagato questo servizio? Le tasse dei cittadini! Perchè è creato dalla fondazione delle acque. Invece che soldi pubblici al partito per inondare di lettere o di spot in tv, qui usano i miei soldi per rendere pubbliche le opinioni dei candidati e compararle con le mie.
Domande vere, non scemenze. “Si può proibire l'innaffiatura dei giardini?”. “I contadini dovrebbero pagare per la bonifica delle acque?”. “Si può espropriare terra per aumentare le zone verdi?”.
Il questionario mi ha costretto a informarmi e ora so qualcosa in più sull’acqua. Ma ci sono molte altre considerazioni da fare: democrazia rispetto a scelte ambientali che ti riguardano, legate al territorio e alle risorse vitali; uso del danaro pubblico non per finanziare la campagna demagogica del partito, ma per portare l'opinione del partito a conoscenza del cittadino; Internet e strumenti statistici per informare. Penso all'Italia e mi viene da piangere. Per consolarmi bevo dal rubinetto un bicchier d'acqua. E' buonissima. Mi ricordo dell'acqua di Roma quando ero bambino... prima che fosse normale che avesse un sapore orribile per comprare bottiglie su bottiglie d'acqua minerale. Un saluto.” Federico


26 novembre 2008

Francesco Piccioni : smantellata la clausola sociale. E mo' so' cazzi...

 

A pensar male si fa peccato, spiegava Andreotti, ma ci si prende quasi sempre. Con questo governo, però, scompare persino il «quasi». Ieri l'aula del Senato ha approvato un emendamento presentato dal governo che estende a tutte le aziende a rischio di insolvenza il regime «eccezionale» ideato per gestire la vendita di Alitalia a un gruppo di imprenditori disponibili a improvvisarsi per qualche mese «compagnia aerea».
Si discuteva della trasformazione in legge del «decreto infrastrutture» del 23 ottobre di quest'anno, che doveva occuparsi di misure di sostegno all'autotrasporto, quando è stato aggiunto - all'articolo 3 - un breve testo come «disposizione in tema di imprese in amministrazione straordinaria». Con il quale si annulla di fatto l'art. 2112 del codice civile, la cosiddetta «clausola sociale», per cui un lavoratore il cui «ramo d'azienda» viene ceduto ad altra società, mantiene comunque inquadramento contrattuale e livelli retributivi goduti in precedenza. Si tratta di una tutela comunque imperfetta, aggirata decine di volte nella gestione pratica di numerose crisi aziendali; ma di una tutela impugnabile in sede giudiziaria.
Ora, invece, non esiste più per tutte le quelle aziende che si trovano in «amministrazione controllata» e debbono perciò cedere interi comparti per «fare cassa». Il caso più noto è quello della vendita della «parte buona» di Alitalia alla Cai di Roberto Colaninno. Per la quale sono state in un colpo solo congelate sia le regole antitrust che l'applicazione della 2112. In pratica, come spieghiamo da due mesi, i lavoratori vengono tutti licenziati e messi in cassa integrazione (e Alitalia chiude), mentre la nuova società li assume ex novo sulla base di contratti completamente diversi, sia per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro che per i livelli salariali.



La mossa è gravissima, anche perché passa quasi sotto silenzio sui grandi media. Decine di migliaia di lavoratori ne saranno colpiti, nelle crisi a cascata che si vanno moltiplicando ogni giorno. E' un modo di scaricare i costi della crisi completamente su chi lavora, garantendo alle imprese quella «mano libera» che non si riesce a far passare come «riforma del modello contrattuale».
Persino due antesignani della riduzione delle tutele dei lavoratori dipendenti, come Tiziano Treu e Pietro Ichino, ora parlamentari del Pd, hanno mostrato parecchio disagio. Il primo, titolare di quel famoso «pacchetto» che ha introdotto la maledizione perenne dei contratti precari («atipici», fu scritto), ha evidenziato come «mentre tutta Europa si sta interrogando sulla necessità di prevedere sistemi di garanzie per i lavoratori nei casi di cambiamenti degli assetti azionari e di trasferimenti, il governo italiano approva una norma che va contro le elementari necessità di giustizia sociale». Il secondo, più freddamente, la giudica un'operazione «sicuramente destinata ad essere cassata dalla Corte di giustizia», ed «espone lo Stato italiano ad una sanzione» comunitaria.
Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, parla di «un governo contro i lavoratori. Com'era evidente, Alitalia è stata usata come un grimaldello per scardinare le tutele del lavoro». Sul piano politico, invece, «si chiarisce la principale differenza tra i Berlusconi del 2001 e quello di oggi; allora pianificava e annunciava le misure che voleva mettere in pratica - come l'art.18 - ora invece usa le crisi per snaturare tutto quello che può. L'ha fatto con i rifiuti, usando l'esercito e la giurisdizione, con l'Alitalia, con l'esercito nelle città sulla 'sicurezza'».
Giudizio simile arriva anche dalla Cgil, con i segretari confederali Fulvio Fammoni e Fabrizio Solari, per i quali «è l'esatto contrario di quello che sarebbe necessario fare a fronte della straordinaria profondità della crisi e alle evidenti tensioni occupazionali». Evidente anche la forzatura istituzionale per cui si «utilizza un contenitore legislativo estraneo al tema per inserire norme che penalizzano l'occupazione e i diritti dei lavoratori».
L'assemblea di palazzo Madama ha comunque dato il via libera all'intero provvedimento, che ora passa all'esame della Camera. Il tempo per fermare questa norma odiosa non è molto, ma è certamente materia in più per lo sciopero generale che si terrà il 12 dicembre. Cominciando magari ad alzare da subito la voce.


25 novembre 2008

La sortita di GnèGnè, er mejo della Blogosfera

GnèGnè, come ben sanno i miei dieci lettori, è un blogger muscolare, un cultore del brain building, il Terminator del giornalistame, un vero e proprio bullo della Blogosfera.
Forse non lo sapete, ma è stato lui lo sponsor italiano del premio Nobel Krugman che prima il giornalistame italiano
non sapeva neanche chi fosse, impegnato com'era ad intervistare Carlin Petrini e Marco Travaglio.
Orbene, GnèGnè non si contiene più. In realtà, come il serial killer Buffalo Bill di un fortunato thriller, egli sta completando la sua metamorfosi da crisalide a farfalla, processo testimoniato dal parziale abbandono del suo nick KK e dalla rivelazione della sua vera e luminosa essenza, Il Luca. Il processo è ancora in fieri tanto che adesso nel suo laboratorio intelletttuale c'è un ibrido Luca/KK che non è ancora nè Jekyll nè Hyde. Io del resto avevo preconizzato questa trasformazione, nomandolo GnèGnè, perchè avevo derubricato ed ammorbidito il suo nick KK, ormai too hard. Oltretutto, il nick di passaggio e cioè GnèGnè meglio evidenziava il lato lagnoso e giaculatorio del nostro. Le sue lamentazioni sull'egemonia del pensiero della decrescita felice, sui Girotondini e sulla loro santa alleanza nel nome di Robert Mugabe, Nanni Moretti e Serena Dandini, sono infatti ormai momenti topici per la ricostruzione del pensiero della sinistra,  momenti che trasformano i coglioni del lettore in tappeto nuziale.



Gnè Gnè agita anche Karl Marx contro Slow Food, ricomprendendo quest'ultimo nel socialismo utopistico o reazionario (i pomodori Sammarzano appartengono al Partito Nazista, il Parmesan alle schiere progressiste del libero mercato) dal momento che il radicale compimento del marxismo è l'evviva liberistico, in quanto bisogna prima che il capitale si diffonda e domini tutto il mondo per portare telefonini, ketchup e assicurazioni con il kit della mappatura del genoma ai proletari, i quali con questi stessi strumenti eventualmente faranno una timida critica al Capitale e si impiccheranno nella cucina della rivoluzione. 
Naturalmente nel passare da KK (che diceva dabbenaggini facendo le bucce agli altri) a Luca (che dirà dabbenaggini scendendo in campo in prima persona), c'è un comprensibile parossismo della lamentazione, per cui l'attacco è a tutto spiano. Addirittura c'è l'invito a Scalfari a farsi da parte (una sorta di occhettiano impeachment) e ieri anche la critica al mio economista italiano preferito e cioè Emiliano Brancaccio.
Gnègnè un po' lo ha fatto apposta, come nel Processo del Lunedì, giusto per fare caciara con me (visto che io ogni giorno mi vado a guardare quale sofisma ha elaborato). Ed io lo accontenterò.
Morte ? E morte sia, ma prima un po' di Bumba...

 


25 novembre 2008

La ricetta di Alesina

Alberto Alesina, assieme a Francesco Giavazzi e Tito Boeri, è uno degli economisti di riferimento del Pd. Pochi giorni fa, assieme a Guido Tabellini, ha scritto un articolo in cui espone quel che secondo loro bisogna fare in Italia per affrontare la crisi economica. Le proposte sembrano condivisibili, ma ad uno sguardo più attento si notano i limiti del loro discorso.
In primo luogo essi parlano di sussidio di disoccupazione volto a sostenere la domanda. Questa però è già insufficiente e un provvedimento del genere attenuerebbe soltanto un'ulteriore diminuzione in seguito ai prossimi licenziamenti, mentre bisogna espandere la domanda con un vero e proprio reddito di cittadinanza che riguardi anche gli inoccupati. 




In secondo luogo essi aderiscono alla proposta di ulteriori sgravi fiscali. Ma il problema in Italia è che in presenza di una politica volta al contenimento del debito pubblico, non si possono al tempo stesso concedere sgravi fiscali, dal momento che la conseguente riduzione della spesa pubblica sarebbe un ulteriore motivo di rallentamento dell'economia (il licenziamento di impiegati pubblici e la riduzione delle spese di manutenzione degli edifici scolastici, oltre ai crolli ben noti, causerebbe un' ulteriore diminuzione della domanda). In questo periodo soprattutto, pensare di ridurre le imposte e al tempo stesso di mantenere più o meno eguale il rapporto debito/Pil sarebbe un percorso catastrofico, ben più della distruzione creativa evocata dagli autori a mo' di consolazione palingenetica.
In realtà Alesina, 
con Giavazzi, ritiene che questa crisi economica debba essere trattata con gli strumenti liberisti in auge negli ultimi trent'anni, senza che le istituzioni pubbliche debbano riacquistare un ruolo di protagoniste della politica economica. Questo pregiudizio è la loro zavorra ed è la causa dei limiti dei rimedi da loro proposti.


24 novembre 2008

Regresso

Quando Berlusca andò al governo nel 2001, dopo qualche mese ci fu l'attentato delle Torri Gemelle e le guerre annesse e connesse. Ora che Berlusconi è di nuovo andato al governo, dopo qualche mese è esplosa la più grave crisi economica dal 1929 a questa parte.



Non bastano, non bastano...

Regrediamo all'età del Ferro. Anche perchè con il Berlusca toccarsi le palle non basta più.


24 novembre 2008

Sara Farolfi : chi paga il conto

 Non fosse tragico, sarebbe ridicolo. Le misure del governo a sostegno dell'economia reale dovranno aspettare ancora qualche giorno. Tutte tranne una, che invece viene data per certa: la proroga della detassazione di straordinari e premi, non meno di un miliardo di euro stanziati finora, destinati ad aumentare se, come pare, si alzerà la soglia di reddito necessaria per usufruirne o se la misura verrà estesa ai dipendenti pubblici. Che persino associazioni imprenditoriali, come Assolegno lombarda ha fatto ieri, ne parlino come di una misura «inutile», dovrebbe fare riflettere.
Soprattutto perchè non c'è numero, nè osservatorio, che non mostri in questi giorni la «straordinaria emergenza» della crisi in corso. I dati del ministero del lavoro sull'aumento della cassa integrazione a settembre e ottobre non sono che l'ultimo tassello di un mosaico di crisi che attraversa l'intero paese. Da nord a sud, trasversalmente in tutti i settori produttivi, e per tutte le dimensioni d'impresa. A ottobre, le ore di cassa integrazione (tra ordinaria e straordinaria) sono arrivate a quota 23 milioni (contro i 19,5 milioni di settembre). Osservando i diversi settori produttivi, è l'industria a registrare il dato peggiore, con un aumento della cassa integrazione ordinaria che, a settembre, è arrivato al 68,45% rispetto a un anno fa. Un dato eclatante, considerando che è la cassa integrazione ordinaria lo strumento utilizzato per fronteggiare crisi di tipo congiunturale. Complessivamente, tra interventi ordinari e straordinari, l'aumento a settembre è stato pari al 23% (sempre su base annuale), il 14% per l'edilizia.



Rigiriamo la frittata e vediamola dalla parte del lavoro. Una ricerca della Fiom bresciana mostra il ridimensionamento dei salari in un colosso (per le dimensioni d'impresa nostrane) come l'Iveco, che occupa circa 3 mila dipendenti: uno stipendio da cassintegrato, al terzo livello e con cinque scatti di anzianità, arriva a 847 euro al mese. Più in generale, dice il segretario della camera del lavoro di Brescia, Marco Fenaroli, in ottobre le richieste di cassa integrazione sono «raddoppiate» rispetto a settembre. In tutti i settori. E non solo nel Nord.
In Lombardia sono 800 le aziende che hanno chiesto la cig. Nella provincia di Torino sono 260. Il Nordest è in recessione. Nessun settore produttivo pare salvarsi. Alla crisi ormai consolidata del tessile, si aggiunge quella pesante dell'auto, e ancora, l'elettrodomestico, l'alimentare («storicamente un settore anticiclico», dicono dalla Cgil), il chimico. Persino la siderurgia, un settore che negli ultimi anni ha macinato utili a non finire e che costituisce il punto di fornitura delle materie prime nel manifatturiero, entra in fibrillazione: l'Ilva di Taranto ha chiesto 13 settimane di cig per 2000 dipendenti, e in crisi c'è anche il polo genovese e quello di Piombino. «Di una somma si tratta - dice Susanna Camusso (Cgil) - Tra la crisi dei consumi che già c'era e l'arrivo della crisi internazionale». A fronte di un quadro simile, i fondi per gli ammortizzatori sociali stanziati nella finanziaria 2009 sono pari a quelli dell'anno precedente (480 milioni di euro circa), con l'aggiunta di 150 milioni euro finalizzati alla copertura della cassa integrazione in deroga (quella destinata cioè alle aziende che altrimenti non ne avrebbero diritto). «Decisamente insufficienti», secondo Camusso.
Ma la crisi ha tante facce e non è uguale per tutti. C'è «un esercito» di persone che dalle aziende sta 'silenziosamente' uscendo: precari a vario titolo, apprendisti, interinali, collaboratori... Lo mostra, in parte, l'aumento delle richieste dei sussidi di disoccupazione. Secondo la Cgil, di qui ai primi mesi dell'anno, saranno messi fuori dai cicli produttivi tra i 300 e i 400 precari. Solo alla Brembo, l'azienda del vicepresidente di Confinfindustria, Alberto Bombassei, sono stati messi alla porta, ultimamente, 200 precari.
Ma il governo temporeggia, preoccupato esclusivamente dell'invarianza dei saldi di bilancio. Sarà che i dati sono stati forniti dal 'suo' ministero, ieri Maurizio Sacconi ha annunciato la predisposizione di un pacchetto di misure «a giorni». Allo studio del governo, ha detto sempre Sacconi, ci sarebbe anche una forma di 'copertura' per i contratti a termine e «in determinati contesti» per i collaboratori a progetto. «Per i settori del turismo e del commercio cercheremo di incoraggiare la diffusione di organismi bilaterali che gestiscano una parte di ammortizzatori sociali», ha aggiunto il ministro. Riferendosi a quanto già vale per l'artigianato, dove non c'è cassa integrazione ma la possibilità di ricorrere a «contratti di solidarietà». Una 'protezione' che copre il 75% delle ore non lavorate, e che non prevede l'anticipo delle prestazioni (quindi i soldi, per intendersi, arrivano più tardi), spiega la Cgil. Ancora peggio dunque, a livello di tenuta dei redditi, della cig.


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