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31 maggio 2008

C.S.I. Italia : l'autopsia dell'economia italiana

 


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31 maggio 2008

Perchè non si può sorridere ad un bambino votando Sarkozy (parte terza) ?

Ma chi è Sarkozy ? Perchè è tanto duro per un fondamentalista dei diritti umani digerirlo ?
Semplice, Sarkozy è un poliziotto, un uomo del controllo e non delle libertà. Tant'è che il suo slogan sull'immigrazione è "Fermezza, controllo e repressione"
C'è prima di tutto un aspetto umano del personaggio che non dà molto respiro all'istanza di libertà e di empatia umana : Sarkozy viene descritto come megalomane, paranoico, spietato, vendicativo come un piccolo re in una corte shakespeariana. Ma anche anche volgare e opportunista, esaltato come un moderno padrino.
E anche un uomo triste, il cui sorriso sembra il ghigno del coccodrillo nascosto in basse acque, con le sue orecchie da Dottor Spock e i suoi contorni quadrati e spigolosi.

 

Nemmeno il matrimonio con Carla Bruni sembra averlo slegato un po'.
E dal punto di vista politico è consequenziale con la sua personalità : Sarkozy è accusato di imbavagliare la stampa, di attaccare i diritti degli immigrati e dei lavoratori, di volere la castrazione chimica per i pedofili, di scacciare i vagabondi e i rom, di essere razzista e fascista.
Insomma tutto un programma che fa a pugni con le intenzioni da anima bella di Andrè Glucksmann, il quale si trova costretto a sdoganare il suo Presidente del Cuore dal cesso nel quale si sta rinchiudendo. Perchè allora non iniziare dal Sessantotto ? Di qui l'ultimo libro del metrapanzè.
Ma che c'entrano i bambini ?
(continua)


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30 maggio 2008

Primo Levi : estetica ed etica

Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza comeogni passione ed ogni collera siano ormai spente, e come l'atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da poter accompagnarsi a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere. Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine e, ove lo si desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sè l'odio o l'arbitrio, ma la necessità e la giustizia e, insieme con la punizione,il perdono.
Ma a noi questo non fu concesso, perchè eravamo troppi, ed il tempo era poco, e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venir perdonati ? Il commissario italiano dispose dunque che tutti i servizi continuassero a funzionare sino all'annunzio definitivo ; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvèes di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero lezione a sera, come ogni giorno.
Ma ai bambini quella sera non fu assegnato compito.



L'ultima frase di questo brano è l'estetico che è forse semplicemente l'etica che non sbraca, che ha pudore di rivelarsi. E questo suo pudore è la bellezza.


30 maggio 2008

Marx , la struttura e la sovrastruttura

 

Queste formule portan segnata in fronte la loro appartenenza a una formazione sociale nella quale il processo di produzione padroneggia gli uomini, e l'uomo non padroneggia ancora il processo produttivo: ed esse valgono per la sua coscienza borghese come necessità naturale, ovvia quanto il lavoro produttivo stesso. Le forme preborghesi dell'organismo sociale di produzione vengono quindi trattate dall'economia politica press'a poco come le religioni precristiane sono trattate dai padri della Chiesa. Gli economisti hanno uno strano modo di procedere. Per essi ci sono soltanto due specie di istituzioni, quelle artificiali e quelle naturali. Le istituzioni feudali sono artificiali, quelle borghesi sono naturali. In questo assomigliano ai teologi, che anch'essi pongono due specie di religione. Tutte le religioni che non sono la loro, sono invenzioni degli uomini, mentre la propria religione emana da Dio. Così di storia ce n'è stata, ma non ce n'è più

Comicissimo è il signor Bastiat, il quale s'immagina che gli antichi greci e romani vivessero soltanto di rapina. Ma se si vive di rapina per molti secoli, ci dovrà pur essere continuamente qualcosa da rapinare, ossia l'oggetto della rapina dovrà continuamente riprodursi. Sembra dunque che anche greci e romani avessero un processo di produzione, quindi un'economia, la quale costituiva il fondamento materiale del loro mondo esattamente come l'economia borghese costituisce il fondamento materiale del mondo contemporaneo. O forse il Bastiat ritiene che un modo di produzione poggiante sul lavoro degli schiavi poggi su un sistema di rapina? Allora si mette su un terreno pericoloso. Se un gigante del pensiero come Aristotele ha errato nella sua valutazione del lavoro degli schiavi, perché un economista nano come il Bastiat dovrebbe aver ragione nella sua valutazione del lavoro salariato?

Colgo l'occasione per confutare brevemente l'obiezione che mi è stata fatta, alla pubblicazione del mio scritto Zur Kritik der politischen Oekonomie, 1859, da un foglio tedesco-americano. Diceva che la mia concezione che il modo di produzione determinato e i rapporti di produzione che volta per volta gli corrispondon,, in breve, " la struttura economica della società, sia la base sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza ", che " il modo di produzione della vita materiale, costituisce in generale la condizione del processo vitale sociale, politico, intellettuale " - diceva che tutto ciò certo è giusto per il mondo presente, nel quale dominano gli interessi materiali, ma non per il Medioevo, nel quale dominava il cattolicesimo, né per Atene e Roma, in cui dominava la politica. In primo luogo, è sorprendente che qualcuno si prenda l'arbitrio di presupporre che a chiunque altro siano rimasti ignoti questi notissimi luoghi comuni sul Medioevo e sul mondo antico. Ma questo è chiaro: che il Medioevo non poteva vivere del cattolicesimo, e il mondo antico non poteva vivere della politica. Viceversa: il modo e la maniera di guadagnarsi la vita, spiega perché la parte principale era rappresentata là dalla politica, qua dal cattolicesimo. Del resto basta conoscere un po', p. es.. la storia della Roma repubblicana, per sapere che la storia della proprietà fondiaria ne costituisce la storia arcana. D'altra parte, già Don Chisciotte ha ben scontato l'errore di essersi illuso che la cavalleria errante fosse egualmente compatibile con tutte le forme economiche della società.

 


 

Qui Marx risponde anticipatamente anche a molte critiche che gli avrebbero fatto in seguito, critiche basate sul ruolo che la sovrastruttura avrebbe avuto nella vita materiale dei periodi storici precedenti al modo di produzione capitalistico. La frase “che il Medioevo non poteva vivere del cattolicesimo, e il mondo antico non poteva vivere della politica” è esemplificativa dell’acutezza e dell’ironia di Marx. Tuttavia sarebbe interessante vedere se la sovrastruttura interagisca sulla struttura e ne condizioni (e se sì in quale grado) lo sviluppo. E sarebbe intereressante sapere se la coscienza di classe sia una sovrastruttura. E se la coscienza di classe che muti i rapporti di produzione debba avere chiara una teoria dei modi e dei rapporti di produzione. E se in concreto sia possibile per un operaio che acquisti coscienza di classe credere in Dio.

 

 

 

 


29 maggio 2008

Fatti , non Pigneto

Che credete, sono di sinistra io



in fronte ci ho addirittura scritto "Jo Condor".


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29 maggio 2008

Illogica logica : interrogazioni ed esclamazioni

 

Per Irving Copi ciò che distingue le proposizioni dalle interrogazioni, dalle esclamazioni e dagli imperativi è il fatto che le proposizioni possono essere affermate o negate, vere o false.




Ma allora “Non fare x” non può essere considerato la negazione di “Fai x” ?

E qual è il rapporto tra “Non è stato Giorgio?” e “E’ stato Giorgio ?”

Forse l’affermabilità e la negabilità di una proposizione non si riducono al poter essere vere o false.

 


28 maggio 2008

Cesare Pavese : Paesaggio (1)

Le colline insensibili che riempiono il cielo
sono vive nell'alba
poi restano immobili
come fossero secoli
e il sole le guarda.




Ricoprirle di verde sarebbe una gioia
e disperse nel verde la frutta e le case.
Ogni pianta nell'alba
sarebbe una vita prodigiosa
e le nuvole avrebbero un senso.


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28 maggio 2008

Perchè non si può sorridere ad un bambino votando Sarkozy (parte seconda) ?

Glucksmann (come il suo alterego) è un radicale (con un passato da militante maoista ma gli analoghi italiani funzionano a suo sfavore) e come tutti i radicali promuove in maniera fondamentalista una battaglia per i diritti civili in diversi paesi del mondo illudendosi che essa possa essere fatta a prescindere dai rapporti di produzione. Anzi, ed in ciò consiste l'essere un'anima nera, egli contrappone frontalmente la battaglia per la rivoluzione degli attuali rapporti di produzione a quella per i diritti civili, mettendo Marx nel calderone delle ideologie e dei totalitarismi.
Partendo da questi presupposti, Glucksmann ha deciso di fare una battaglia per i diritti civili funzionale alla politica di guerra degli Stati Uniti, denunciando in maniera insistente solo le violazioni dei diritti civili stessi nei paesi invisi a Washington (Russia, il fondamentalismo islamico, la Serbia, l'Iraq) e appoggiando le ultime guerre Usa.



Il senescente Glucksmann con una parrucca metallizzata gentilmente prestata da Vittorio Sgarbi


Ovviamente questo porta a contraddizioni in continua crescita (che avrà detto Glucksmann di fronte a Guantanamo, ad Abu Ghraib, al bombardamento indiscriminato della popolazione civile, ai territori palestinesi occupati ?) fino al sostegno (a chi un tempo aveva definito la Francia una dittatura fascista) del poliziotto Sarkozy, in nome di una Francia del cuore (un misto tra Pascal e le partite di calcio di beneficenza).  Ma cosa è simbolicamente Sarkozy per provocare il conflitto all'interno di un'anima nera, di un magliaro della cultura come Glucksmann, dopo che questi ha sposato la causa di uno come Bush che i diritti non sa nemmeno dove stiano di casa ?


28 maggio 2008

Marx e l’oblio della forma di valore nell’economia classica

 

L’economia  ha scoperto il contenuto nascosto in queste forme. Ma non ha mai posto neppure il problema del perché quel contenuto assuma quella forma, e dunque del perché il lavoro rappresenti se stesso nel valore, e la misura del lavoro mediante la sua durata temporale rappresenti se stessa nella grandezza di valore del prodotto del lavoro Uno dei difetti principali dell'economia politica classica è che non le è mai riuscito di scoprire, partendo dall'analisi della merce e piú specificamente del valore della merce, quella forma del valore che ne fa, appunto, un valore di scambio. Proprio nei suoi migliori rappresentanti, quali A. Smith e il Ricardo, essa tratta la forma di valore come qualcosa di assolutamente indifferente, o d'esterno alla natura della merce stessa. La ragione non sta soltanto nel fatto che l'analisi della grandezza di valore assorbe completamente la loro attenzione; è più profonda. La forma di valore del prodotto del lavoro è la forma più astratta, ma anche più generale del modo borghese di produzione, la quale per ciò viene caratterizzata come forma particolare di produzione sociale, e così viene insieme caratterizzata storicamente. Quindi ritenendola erroneamente la eterna forma naturale della produzione sociale, si trascura necessariamente anche ciò che è l'elemento specifico della forma di valore e quindi della forma di merce e, negli ulteriori sviluppi, della forma di denaro, della forma di capitale, ecc. Quindi, in economisti che sono pienamente d'accordo sulla misura della grandezza di valore in base al tempo di lavoro, troviamo le più variopinte e contraddittorie idee del denaro, cioè della forma perfetta dell'equivalente generale.

Questo spicca in maniera evidentissima p. es. nella trattazione sulle banche, dove non bastano più i luoghi comuni delle definizioni del denaro. Quindi, in opposizione a questo fatto, è sorto un sistema mercantilistico restaurato (Ganilh, ecc.), il quale vede nel valore soltanto la forma sociale, o piuttosto soltanto la parvenza di tale forma, priva di sostanza. Osservo una volta per tutte che per economia politica classica io intendo tutti gli studi economici, da W. Petty in poi, i quali hanno indagato il nesso interno dei rapporti borghesi di produzione, in contrasto con l'economia volgare; quest'ultima si aggira soltanto entro il nesso apparente, e torna sempre a rimuginare di nuovo, allo scopo di render comprensibili in maniera plausibile i cosiddetti fenomeni più grossi e di sopperire ai bisogni quotidiani borghesi, il materiale già da tempo fornito dall'economia scientifica: ma per il resto si limita a sistemare, render pedanti e proclamare come verità eterne le banali e compiaciute idee degli agenti di produzione borghesi sul loro proprio mondo, come il migliore dei mondi possibili.




Anche un sacchetto dell'immondizia è stato messo all'asta in rete....


Qui Marx evidenzia come l’economia politica classica non si interroghi sul carattere storicamente determinato della forma di valore e cioè del fatto che il lavoro rappresenti se stesso nel valore delle merci o meglio nel valore di scambio, nel valore delle cose che si scambiano tramite il mercato. Con questo Marx ipotizza il carattere storico del mercato come strumento di allocazione delle risorse e relega (quando parla di economia volgare) gli apologeti del mercato tra coloro che sistematizzano in maniera ed elevano a verità eterne le banali e compiaciute idee dei capitalisti sul loro proprio mondo. C’è forse qui una critica anticipata all’economia neoclassica o a quella che sarebbe stata la scuola austriaca ?

 

 

 


28 maggio 2008

Un Parlamento delle Sinistre

 

Le Sinistre fuori dal Parlamento? Costituiamo allora, a partire dalle lotte, un parlamento delle sinistre, a base operaia e popolare, da contrapporre al governo Berlusconi e al «suo» parlamento addomesticato, che sia espressione unificante delle mobilitazioni, luogo pubblico di confronto tra posizioni e proposte diverse oggi presenti nel movimento operaio, e al tempo stesso sede democratica di organizzazione e unificazione dell'iniziativa di massa. Peraltro: se la Lega Nord inventò il Parlamento della Padania come simulazione di un contropotere secessionista, per quale ragione il movimento operaio non potrebbe dar vita a un proprio Parlamento come espressione reale di un'alternativa istituzionale di classe?
Partiamo da un principio di realtà. Due anni di subordinazione clamorosa al governo Prodi da parte degli stati maggiori della sinistra italiana - in una maggioranza di governo che per oltre un anno andava da Mastella a Turigliatto - hanno spinto alcuni milioni di lavoratori all'astensione e altri milioni, a parità di condizione, verso il «voto utile» al Pd contro Berlusconi. Così i dirigenti Arcobaleno non solo hanno regalato l'Italia a Berlusconi dopo aver votato per due anni le stesse politiche di Berlusconi (il peggio del peggio); non solo hanno regalato a Bossi settori operai e popolari facile preda di suggestioni xenofobe proprio perché privati di ogni difesa sociale (e anzi colpiti dal centrosinistra per conto della grande industria e delle banche); ma hanno regalato a industria e banche la totale rappresentanza dell'attuale Parlamento. O vogliamo ignorare la precisa documentazione disponibile circa il regolare finanziamento dei principali partiti di governo, di centrodestra e centrosinistra, da parte dei potentati della finanza, dei grandi petrolieri, dell'industria farmaceutica, ecc.?
Basterebbe citare il libro di Stella «La casta» nell'unica parte omessa (non a caso), dai media.
L'attuale Parlamento, occupato all'80% da Pdl e Pd, spartito cioè tra Berlusconi-Fininvest e Veltroni-Colaninno-Banca Intesa (con un 5% a Casini-Caltagirone) è persino nella sua rappresentanza politica, l'espressione diretta e/o indiretta del grande capitale. Di una piccola minoranza privilegiata che grazie ai propri partiti, distinti ma complementari, riesce a assoggettare a sé la maggioranza della società, nel finto gioco di un'alternanza tra élite che si spaccia spudoratamente per «democrazia». Ecco, l'attuale Parlamento è la più clamorosa confessione della democrazia borghese: di quell'«inganno per i poveri» di cui parlava Lenin un secolo fa e che oggi è persino più ipocrita e volgare di un tempo.
Ma allora perché non contrapporre al governo Berlusconi e all'attuale Parlamento l'embrione di una democrazia vera, di una democrazia dei lavoratori per i lavoratori? La logica che accompagnava la proposta di Gramsci dell' «Antiparlamento» , o la grande tradizione del consiliarismo italiano, non sono proprio oggi spunti preziosi da rielaborare e riattualizzare? Questo è il senso della nostra proposta.
Come Pcl siamo impegnati più che mai nella costruzione del nostro partito, l'unico che non si è compromesso, né in tutto né in parte, col centrosinistra e il suo disastro. Ma non contrapponiamo la costruzione del Pcl all'esigenza di un vasto fronte unico di lotta contro il governo Berlusconi e l'aggressione confindustriale. Un Parlamento popolare eletto direttamente dal popolo della sinistra a partire dalle fabbriche, dai luoghi di lavoro, dal territorio, con delegati permanentemente revocabili e privi di ogni privilegio sociale, con un criterio di rappresentanza integralmente proporzionale tra le diverse posizioni, organizzazioni, partiti, sarebbe una grande espressione democratica di unità e di forza. E al tempo stesso uno straordinario laboratorio di autorganizzazione di massa. Sarebbe la sede pubblica di organizzazione della mobilitazione popolare contro il governo, di controinformazione e denuncia delle sue politiche, di confronto libero e aperto tra i lavoratori, in una grande casa di vetro, sulla costruzione di un'alternativa di società e di potere, fuori da un puro dibattito accademico separato dalle lotte.
Insomma, di fronte al volto corrotto e lontano della politica dominante e del suo parlamentarismo, un Parlamento popolare sotto il controllo dei lavoratori potrebbe divenire il riferimento di vasti settori di classe, un fattore di coinvolgimento progressivo di strati popolari oggi sfiduciati e passivi, di settori popolari antiberlusconiani oggi immobilizzati dal Pd, e persino di strati operai che hanno ripiegato a destra ma che presto saranno sotto i colpi del governo che hanno votato e potranno cercare nuove strade.
Questa proposta ha una sola implicazione, non sufficiente ma necessaria: la prospettiva di un'opposizione radicale, di sistema, al governo delle destre e alle classi dirigenti del paese, fuori da ogni ipotesi di ricomposizione, per l'oggi e per il domani, col Partito democratico di Veltroni e con la vecchia logica dell'alternanza.
Per questo dubito, realisticamente, che la proposta del «Parlamento popolare» possa interessare gli stati maggiori delle sinistre Arcobaleno, tanto più nel momento in cui sono avvitati in una guerra intestina senza ritorno. Mi auguro invece possa interessare dal basso tutte le forze e energie disponibili a ricostruire unitariamente, dalle attuali macerie, una prospettiva di riscatto per i lavoratori. Che faccia finalmente piazza pulita di ogni vecchio trasformismo.

(Marco Ferrando)


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