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31 gennaio 2011

La curva di Paulos ci porta fuori strada

John Allen Paulos è un matematico famoso per i suoi volumi di divulgazione scientifica nei quali evidenzia l’impatto sociale dello studio della matematica. In un suo articolo sulle disparità nei test egli cerca di dimostrare che tali disparità non nascondono necessariamente una discriminazione.

Egli dice invita ad immaginare che due gruppi demografici si distinguano in base ad un certo criterio, ad es. la statura. Si ipotizzi pure che le stature dei due gruppi varino seguendo una distribuzione normale oppure a campana.

Allora, sebbene la statura media di un gruppo sia solo leggermente superiore alla statura media dell’altro, le persone del gruppo più alto costituiranno una folta maggioranza tra gli individui molto alti. Allo stesso modo, i membri del gruppo più basso costituiranno una folta maggioranza tra gli individui molto bassi. Ciò è vero anche se la maggior parte dei componenti dei due gruppi è più o meno di statura media.

Così, se il gruppo A presenta un altezza media di m 1,72 ed il gruppo B un altezza media di m 1,70, forse il 90% o più degli individui di altezza superiore ad 1,85 si concentrerà nel gruppo A. In generale le differenze tra i due gruppi appariranno sempre molto accentuate agli estremi.

Paulos poi cambia scenario e fa l’esempio di un gruppo di candidati che fanno domanda di assunzione presso una grande azienda. Alcuni sono messicani ed altri coreani e la società usa un unico test per stabilire quale lavoro proporre a ciascuna persona. Per un qualsiasi motivo si supponga che, benché i punteggi dei due gruppi siano distribuiti normalmente con una variabilità simile, quelli dei messicani siano in media un po’ inferiori a quelli dei coreani.

A questo punto la responsabile dell’ufficio personale osserva le differenze relativamente lievi tra le medie dei gruppi e nota con soddisfazione che le numerose posizioni di medio livello sono occupate sia da messicani sia da coreani. Resta tuttavia sconcertata dalla preponderanza di coreani assegnati alle poche mansioni di livello superiore, quelle che richiedono un punteggio altissimo nel test. Facendo ulteriori indagini, scopre che quasi tutti i detentori delle mansioni di livello inferiore, assegnate a candidati con punteggi molto bassi, sono messicani.

Si può sospettare un atteggiamento razzista, ma il risultato potrebbe anche essere una conseguenza imprevista del modo in cui funziona la distribuzione normale. Paradossalmente, se la responsabile abbassa la soglia per l’ammissione alle posizioni di medio livello, finirà per aumentare la percentuale di messicani nella categoria inferiore.

Il fatto è che i gruppi si differenziano sulla base della storia, degli interessi, dei valori culturali e di molti altri fattori impossibili da districare. Queste differenze costituiscono l’identità del gruppo e consentono di definire “gruppo” un insieme di persone.

Di fronte a tali diversità sociali e storiche, non dovremo dunque stupirci se i punteggi ottenuto dai membri in un test standardizzato si differenziano ancora di più agli estremi della curva di distribuzione. Queste disparità statistiche non sono necessariamente un segnale di razzismo anche se in alcuni casi è vero il contrario. Ci si può e ci si deve domandare se i testi in questione siano idonei a loro scopo, ma non bisogna sorprendersi quando le curve normali si comportano normalmente.

L’unità fondamentale su cui è costruita qualsiasi società liberale è l’individuo, non il gruppo e Paulos crede che le cose dovrebbero rimanere così.

Oltre ad avvalersi di una giustificazione discutibile, i progetti basati su una rigida rappresentazione proporzionale sono per Paulos inattuabili. Lo dimostrerebbe un altro esperimento mentale. Si immagini un azienda (che chiameremo PC) che operi in una comunità composta per il 25% da neri, per il 75% da bianchi, per il 5% da omosessuali e per il 95% da eterosessuali. La PC e la comunità non sanno che solo il 2% dei neri, ma ben il 6% dei bianchi è omosessuale.

Facendo uno sforzo concertato per ottenere una forza-lavoro di mille persone che rifletta equamente la comunità, l’azienda assume 750 bianchi e 250 neri. Tuttavia sarebbero omosessuali solo 5 neri (il 2%) e ben 45 bianchi (il 6%) per un totale di 50 persone, ossia il 5% degli operai nonostante i suoi sforzi la PC potrebbe essere accusata di omofobia dai diopendenti neri, perché sarebbe omosessuale solo il 2% di questo gruppo e non il 5% registrato all’interno della comunità. Allo stesso modo i dipendenti omosessuali potrebbero affermare che l’azienda è razzista, perché sarebbe nero solo il 10% degli assunti e non il 25% riscontrato all’interno della comunità. Gli eterosessuali bianchi avrebbero sicuramente lamentele analoghe.

 

 

Affrontiamo rapidamente questa ultima questione : in realtà in questo caso l’azienda non potrebbe essere accusata di niente in quanto le proporzioni sono state correttamente riprodotte : gli omosessuali neri sono lo 0,5 % della popolazione e gli omosessuali bianchi il 4,5%, ed insieme sono il 5% della popolazione. Gli omosessuali neri sono il 10% della popolazione omosessuale (il 2% del 25% dell’intera popolazione) mentre gli omosessuali bianchi sono il 90%.

Dire perciò che è impossibile attuare una precisa rappresentazione proporzionale della società all’interno di un microcosmo sociale è una bugia.

Più interessante è la tesi sostenuta all’inizio dell’articolo. Il ragionamento di Paulos è matematicamente ineccepibile, ma la sua interpretazione è radicalmente sbagliata.  E tale errore costituisce alla fine una mistificazione. Infatti non è che il sospetto di discriminazione sia una conseguenza forse non voluta di una leggera differenza tra medie. La media infatti è una risultante astratta delle scelte concrete fatte ad es. dai selezionatori all’interno dell’azienda. E questi hanno, nell’esempio concreto, selezionato i lavoratori sulla base di un criterio che potrebbe essere fondatamente sospettato di razzismo, a meno che non riescano a dimostrare che effettivamente i candidati coreani fossero molto più capaci di quelli messicani nel coprire le cariche più alte dell’organigramma.

In realtà è la leggera differenza tra medie ad essere una risultante falsamente rassicurante di una selezione che è stata nei fatti discriminatoria. In pratica, nonostante che, per la maggior parte delle mansioni di livello superiore siano stati selezionati candidati coreani ed a quelle di livello inferiore siano capitati molti candidati messicani, la differenza tra le medie è risultata essere irrilevante.

La morale della favola dunque non è il non trarre deduzioni politicamente impegnative da fenomeni matematici paradossali, quanto piuttosto il rimanere guardinghi e diffidenti anche quando le medie matematiche sembrano garantire una equa distribuzione delle chances. In pratica lievi scostamenti delle medie non implicano l’assenza di discriminazioni.

Alla fine dunque la scienza di Paulos, nella sua finta neutralità, si rivela essere schiava dell’ideologia.

 

 


25 gennaio 2011

Galbraith : la comunità finanziaria

Nel mondo economico e soprattutto in quello finanziario la previsione dell’imprevisto e imprevedibile è un’occupazione riverita e spesso ben pagata, tanto da fungere da trampolino di una fortunata carriera. Da qui nascono i presunti pareri informati sul sistema economico in generale. Si crede che gli uomini e le donne specializzati in simili previsioni conoscano il futuro e che tale conoscenza venga dal sapere di cui sono in possesso.

 

Dal momento che ciò che è previsto è ciò che altri desiderano sentire, perché sperano di trarne profitti o altri vantaggi. Accade così che nei mercati finanziari l’errore sia rispettato e persino osannato, appunto che l’errore condiviso assume un ruolo ben difeso.

Il mondo finanziario ospita una comunità numerosa, attiva e ben pagata che vive di una irrimediabile, ma apparentemente sofisticata ignoranza

 


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24 gennaio 2011

Mazzetti : gli individui astratti del mercato

Quanto più si espande il mondo dei rapporti mercantili, tanto meno il soggetto stesso è in grado di esprimere immediatamente una determinata manifestazione di sé nell’ambito del suo processo riproduttivo. Nel momento in cui si stabiliscono legami di scambio con estranei, gli individui comunitari si limitano a cedere alcuni dei loro prodotti in cambio di prodotti altrui. Gli oggetti stessi si presentano così spogliati di qualsiasi proprietà personale. Il rapporto personale che essi mediano cade al di fuori della relazione che essi instaurano. Ha luogo cioè uno svuotamento di soggettività nel senso che l’individuo non esprime più immediatamente, nel rapporto riproduttivo che pratica, la particolarità personale della quale è portavoce.

 

 

La particolarità stessa, l’individualità decade così a fatto privato, ad articolazione socialmente muta, che può eventualmente farsi valere in sfere diverse da quelle che ora, assumendo la forma del mero scambio di cose, appare come dimensione economica. Il mondo economico si contrappone così agli individui come realtà oggettiva. Esso è da essi separato e non costituisce più un prolungamento immediato del loro essere. Il soggetto trasforma il proprio ambiente in un mondo di cose e rapporti in cui la sua natura di essere comunitario recede sino a scomparire del tutto.

Nel rapporto di denaro gli individui si presentano come soggettivamente indifferenti l’un l’altro, sono spogliati di ogni reale contenuto di vita, sono diventati individui astratti

 


24 gennaio 2011

Simboli : l'acqua

L’acqua è sorgente, Origine, generazione. Al tempo stesso è mezzo di purificazione, di distruzione, di ricreazione, dunque di rigenerazione, di fecondazione.

Essa è il medio stabile del cambiamento.

In India l’acqua è la materia prima, la prakriti su cui Brahman (l’uovo del cosmo) galleggia così come nella Genesi Dio aleggia sulle acque.

Per i Cinesi l’Acqua è wu-chi, cioè il senza-apice, il Caos, l’Abisso.

In Grecia, Talete considera l’acqua come archè, il principio di tutte le cose.

In Polinesia ed in Australia l’acqua è una potenza cosmica. Per le antiche leggende la vita è portata sulla terra dall’acqua e questo ricorda le attuali teorie circa il brodo primordiale da cui è scaturita la vita.

Per i Tantra l’acqua è prana, energia, linfa vegetale, liquido seminale, origine ma al tempo stesso veicolo di vita.

In molte mitologie il Dio che forma il mondo separa le Acque Superiori (pioggia,neve) dalle Acque Inferiori (mare, fiumi e laghi): le prime costituiscono potenzialità informi, mentre le seconde hanno una forma che è data loro dalla terra.

Con la pioggia l’acqua è dono del cielo ed apporta fecondità e fertilità. L’acqua è anche strumento di abluzione e purificazione: in molte tradizioni (Islam, Giappone, Taoismo, Cristianesimo, Induismo, Precolombiani) a Capodanno si effettua un rituale purificatorio di aspersione.

In Cina Wen-tzu considera l’acqua principio di purezza, mentre Lao-tzu considera l’acqua simbolo di saggezza e immagine del Tao in quanto fluente, libera e senza costrizioni e rigidità: essa è il simbolo del wu-wei, il non-agire, la passività che è al tempo stesso l’azione somma.

L’acqua è anche misura, temperanza: l’acqua nel vino scioglie quello che è eccessivamente concentrato, consentendo di bere senza ubriacarsi. La stessa Eucarestia vede Cristo allungare il vino nell’acqua (trasformando la scarsità in abbondanza), al contrario del Dio greco dell’ebbrezza, Dioniso che lo vuole puro, così come Noè aveva sbagliato bevendo il frutto della vite nella sua purezza e finendo per ubriacarsi e per essere deriso dal figlio Cam. Cristo trasformò anche l’acqua in vino, così come l’Alchimista trasforma un elemento nell’altro (l’Acqua in Fuoco).

In Cina l’acqua è yin si contrappone al fuoco che è yang, ma l’acqua è anche legata al fuoco nel senso che la pioggia è legata al fulmine e nell’Alchimia si cerca di mutare l’acqua in fuoco e il Mercurio alchemico è l’acqua di fuoco, così come lo è ogni sostanza alcolica.

Sempre in Cina l’acqua è indicata negli I-King con il trigramma K’AN (l’abissale) e richiama l’albero dell’acacia, il Nord, il freddo, il solstizio d’inverno, i reni ed il colore nero.

Per i Sumeri l’acqua è un elemento puro ed è designato da un monogramma vocale e cioè –A-, che non a caso vuol dire pure “padre”, “prole”, “discendenza”, “frutto”

Per gli antichi Egizi l’acqua si scrive con l’ideogramma MU (MW) che è la matrice di tutte le cose, collegato con il termine (MWT = madre). Così pure la lettera N è indicata con il simbolo delle onde del mare. Ed un altro termine egizio per acqua è infatti NT.

L’acqua è comunque un simbolo ambivalente, portatore al tempo stesso di vita e di morte.

Nella Bibbia le fonti d’acqua ed i pozzi sono luoghi di incontro e di ristoro nei lunghi viaggi nel deserto dove l’ospite deve offrire l’acqua a colui che è ospitato, così come Rachele offre acqua ad Isacco e Cristo lava i piedi ai suoi discepoli.

 

 

 

Jahvè è come la pioggia di primavera (Zeus), la rugiada che fa crescere i fiori (Zeus, Eos l’aurora), le fresche acque che sorgono dalle montagne (così come il mondo procede dall’Uno nel Neoplatonismo). Sempre nella Bibbia il giusto è come un albero sulle rive di un fiume (l’olivo di Atena). Chi costruisce cisterne per contenere l’acqua è infedele a Dio, giacchè non ha fiducia nel fatto che Dio provvede a tutti e perché presume che un qualsiasi contenitore finito possa contenere l’infinità del flusso delle acque ed infine perché l’acqua conservata è come acqua morta che non serve a nessuno: conservare acqua è per la Bibbia contraddire la natura propria di questo elemento, fluido, dinamico, vitale.

In molte leggende il cervo (Atteone) cerca l’acqua così come l’anima cerca Dio. L’acqua è simbolo di saggezza (fonte del sapere, pozzo di saggezza) e mentre il pozzo richiama il sapere consolidato, la sorgente ricorda la cultura che elabora il sapere.

Gesù è sorgente di vita, dal suo costato esce acqua e sangue (temperanza). Nella Trinità il Padre è la sorgente, il Figlio è il fiume e lo Spirito è l’acqua una volta bevuta. Per Gregorio di Nissa l’Acqua di Vita è profonda come il pozzo ed immobile come il fiume così come in Montale il mare è “vasto ed impetuoso ed insieme fisso” cioè una metafora dell’Assoluto, sorgente inesauribile di tutto ciò che è ed al tempo stesso ricettacolo di tutto ciò che si è già formato.

Per Tertulliano l’acqua è materia perfetta, feconda ma semplice e trasparente, che con il battesimo trasforma l’uomo vecchio in uomo nuovo.

Le fonti di acqua sono considerate luoghi sacri: così nell’antichità la sorgente Castalia a Delfi ispirava le profezie della Pizia, grazie ai vapori generati dal riscaldamento delle acque.

L’acqua è anche un filtro, una prova, un criterio di giudizio e di selezione: c’è chi affonda e chi galleggia (le streghe, il sughero); le acque sono uno strumento di punizione, una ordalia (giudizio di Dio) da cui ad es. Mosè si salva. Le acque calme sono simbolo di pace, le acque agitate simbolo di disordine. E le acque che rompono gli argini sono simbolo di inondazione e di morte: con la rottura degli argini le acque separate si riuniscono e si ricompongono, a spese della terra e di chi ci abita. Così è stato sul mar rosso quando l’esercito egizio è stato travolto dal richiudersi delle acque (ed anche qui Mosè si salva dalle acque) allo stesso modo il diluvio che distrugge il mondo allora conosciuto è l’effetto della riunificazione tra le Acque Superiori (la pioggia) e le Acque Inferiori (mare e fiumi).

Le Acque Superiori (le acque sopra le montagne) sono di genere maschile perché fecondano la terra, mentre le Acque Inferiori e sotterranee sono di genere femminile, rappresentano la terra gravida o la luna e sono infide ed insicure. Le acque amare dell’oceano che l’uomo deve attraversare rappresentano (anche in Dante) l’al di là della vita.

Per l’Islam l’acqua versata produce l’uomo mentre le opere dei miscredenti sono come il miraggio dell’acqua nel deserto per chi è assetato.

Per il mistico Jami il trono di Dio con il suo spirito si erge nell’acqua, mentre per il grande mistico persiano Rumi Dio è l’acqua dell’Oceano mentre le onde sono le creature finite, così come nel buddismo la Vacuità è il mare mentre le forme sono le onde.

La sacralità dell’acqua è tale che anche la abluzioni quotidiane sono un momento liturgico e dopo di esse viene effettuata una preghiera.

Secondo la leggenda Alessandro Magno viene accompagnato nel suo viaggio da un cuoco (brahmano?) che lo deve guidare alla ricerca della sorgente della vita.

Il sangue invece è simbolo solare e di esso si nutre il sole, soprattutto presso gli Aztechi che chiamano “acqua preziosa” (chalchiu-atl) la giada verde. Presso i Dogon l’acqua verde feconda la terra e dà origine a dei gemelli (come Romolo e Remo) metà uomo e metà serpente. Sempre per i Dogon l’acqua equivale alla luce e rappresenta il verbo generatore ed è detta “ spirale di rame”.

L’acqua è come la parola: l’acqua umida presiede alla creazione del mondo ed è come la parola che viene detta, mentre l’acqua secca è come la parola che viene taciuta.

Tale parola taciuta viene considerata anche “parola rubata” al dio Am da Yurugu lo sciacallo (Seth o Anubi) che rappresenta l’Inconscio del linguaggio a cui i Dogon chiedono divinazioni; Yurugu è il fuoco sotterraneo, forse il Sole eclissato dalla Luna o quanto meno il Sole nel suo viaggio notturno negli Inferi.

Il dio Am con l’acqua umida crea il mondo semplicemente creando un suo doppio, Nommo (il suo rapporto con questo doppio si può paragonare al rapporto tra il Nirguna Brahman e il Saguna Brahman ).

Per gli Aztechi sia l’acqua che il fuoco sono legati tra loro dalla loro capacità di dare la morte (annegamento, folgorazione, incenerimento, gotta, idropisia). Narciso, poeta adultero, annega guardando nell’acqua che è mezzo di profezie e visioni poetiche.

Per i Celti l’acqua lustrale è ottenuta immergendo in acqua un tizzone sacrificale. Essi mettono un bacile d’acqua fuori la casa di un defunto per consentire l’aspersione a chi esce da essa (realisticamente anche per evitare un’infezione vista la natura spesso epidemica delle malattie mortali dell’epoca).

Per i Germani le acque si ghiacciano in Ymir, il gigante da cui ha origine il mondo.

L’acqua stagnante è considerata di genere femminile. La Terra genera senza piacere il Ponto, un mare sterile. Di genere maschile invece è l’insieme delle acque dolci su cui galleggia la Terra (in sumero Apsu ). Se i Sumeri considerano il mare dall’acqua salata di genere femminile (Tiamat), per i Greci l’Oceano è maschile e la sua spuma è lo sperma che genera Afrodite.

Tiamat è considerata principio del caos e del male e non si sa se sia il Golfo Persico oppure il mare occidentale (Mediterraneo) visto che per i Sumeri anche Humbaba, il mostro della foresta di cedri, si trova ad occidente.

Per gli Egizi segno e simbolo della creazione è la striscia di fango lasciata dalle acque, mentre la ninfea (il loto?) delle acque primordiali è la culla del sole.

Per il poeta Novalis l’acqua è un principio femminile, sensuale, materno ed il sonno non è che un flusso ed un riflusso delle acque. Per la psicologia del profondo l’acqua è fecondatrice dell’anima: l’acqua ferma, fangosa indica perversione, l’acqua ghiaccia indica frigidità, mentre l’acqua straripante indica l’inconscio all’attacco, la pesca (Platone, Gesù, Melville, Hemingway) rappresenta il conscio che trae a sé l’inconscio. L’acqua profonda è l’inconscio mentre l’acqua superficiale è il conscio.

L’Acquario, undicesimo segno dello zodiaco, è rappresentato come un uomo vecchio con un anfora da cui esce un acqua eterea (aria): quest’uomo è una sorta di mosaico androgino (l’anfora sembra quasi un ventre femminile) e labirintico. Esso è Saturno (satur, saturo, pregno) che libero dagli istinti va verso lo spirito attraverso la sua maternità spirituale.

La dialettica tra acqua e vino spiega la doppia natura del Cristo, celeste (fuoco del vino) e umana (fluidità dell’acqua).

L’acqua è piena di entità misteriose (i pesci, Gesù) e rappresenta l’inconscio. Il sole che s’immerge nel mare rappresenta il viaggio verso il mondo dei morti. L’acqua sotterranea è il Caos originario, l’acqua dal cielo rappresenta la prosperità, i gorghi e i fiumi in piena rappresentano gli sconvolgimenti, i fiumi calmi rappresentano la vita quotidiana mentre stagni e pozzanghere rappresentano geni benefici o malefici. L’acqua versata o sprecata nell’abluzione o dall’acquasantiera va alle anime del purgatorio (quindi niente viene sprecato).

Presso gli Aztechi il paradiso dei guerrieri (simile al Valhalla) è chiamato Tlalocan (paradiso di Tlaloc, dio delle piogge) mentre l’Aldilà degli uomini normali è Mictlan (simile alla terra vichinga Midgard). La guerra invece è detta Atl-tlachinolli (acqua-fuoco) perché è prima di tutto lotta tra gli elementi. Per i Maya il mese dura 20 giorni e il giorno della pioggia, atl, è il nono giorno, spesso un giorno (detto anche Muluc) sfortunato perché apporta umidità e febbri.

Molti luoghi di culto sono vicini ad acque termali e gettare monete in acqua è una forma di offerta alle divinità ctonie (anche così il dio dei morti diventa Ploutos cioè ricco da cui Plutone ) nelle quali si può annoverare anche Ermes dio del commercio ma anche dei ladri e dei crocicchi e psicopompo (la frase “o la borsa o la vita” rispecchia questa ambiguità di Ermes, dio che apporta ricchezza ma che può anche togliere la vita).

Sono state trovate vasche da bagno e catini lustrali sia a Mohenjio-Daro, a Cnosso, a Tenochtitlan, per effettuare abluzioni purificatrici; il battesimo sia nel mediterraneo che nell’antico Messico scaccia il peccato originale e le colpe dei padri. Le divinità ctonie venivano celebrate con acqua sorgiva mentre quelle celesti con acqua fluviale. La pioggia così come la manna è simbolo di Grazia, rugiada celeste, rugiada di maggio (mercurio solforoso).

Le creature dell’acqua (Yin) sono creature dell’inconscio come le Apsara indiane (seguaci di Indra, così come le Muse e alcune ninfe sono seguaci di Apollo), tentatrici di asceti, che si nascondono negli stagni dove fiorisce il loto. L’eroe Puruvaras nel poema Kalidasa ama una ninfa acquatica. Le Ondine, le Melusine; le Sirene sono creature elementari, metà donna e metà pesce, pericolose in quanto vogliono l’anima della loro vittima, visto che loro ne sono prive.

 

 


10 gennaio 2011

Galbraith : la retorica dell'azionariato popolare

Un’altra truffa  consiste nel tentativo di attribuire alla proprietà, agli azionisti e ai sottoscrittori di obbligazioni un ruolo quale che sia nel governo dell’impresa. Avendo il capitalismo lasciato il posto al management più burocrazia, si attribuisce alla proprietà (soprattutto quella dispersa tra tanti azionisti) una rilevanza fittizia.

 

In questo caso l’inganno ha aspetti ritualizzati : una è il consiglio di amministrazione, selezionato dal management, pienamente subordinato al management, ma ascoltato in quanto voce degli investitori. Consiste in un certo numero di uomini, con l’aggiunta doverosa di qualche donna,la cui conoscenza dell’impresa può anche essere nulla. Il ruolo dei suoi membri è di semplice assenso. In cambio di una retribuzione e di qualche buffet, i consiglieri accettano di essere periodicamente informati dal management sul già deciso e l’universalmente noto. L’approvazione è data per scontata, compresi gli emolumenti dei dirigenti, decisi dai dirigenti stessi.

 


10 gennaio 2011

Mazzetti : dove l'indifferenza è impossibile

Nella riproduzione comunitaria, le cose, gli oggetti attraverso i quali la produzione della vita ha luogo hanno il significato di una proprietà non privata, ma addirittura personale. Essi non si presentano mai in un rapporto di indifferenza nei confronti della vita particolare che mediano. Essi danno sempre all’esistenza dei singoli un contenuto determinato e ricevono da quell’esistenza un significato determinato. Quando presso alcuni popoli si costituisce un nuovo nucleo familiare, si costruisce una abitazione. Questa si presenta come una attività che interviene sempre in modo da esprimere le particolari relazioni personali che formano l’oggetto di quella comunità.

 

Femme Peul - , Est

 

Ad es. presso i Peul è solo la donna che costruisce e può costruire la capanna e deve costruirla in un modo determinato. La capanna stessa ha sempre un uso determinato che costituisce l’espressione della signoria familiare della donna, tanto è vero che gli adulti non sposati non hanno quel tipo di casa (wuro) il cui nome esprime sia la cosa sia la relazione che soddisfa. E se la donna fugge o muore, l’uomo non continua ad usare quella casa, proprio perché la capanna non verrà da lui esperita mai come una cosa in sé e per sé, nella sua utilità oggettiva.

 

 

 

 

 


2 gennaio 2011

Mazzetti : la salutare indifferenza

Tutto inizia e tutto finisce con lo spazio. Ed i prodotti si presentano come fini in sé e per sé. Nel momento in cui si cedono dei mattoni in cambio di denaro o altri prodotti, non si andrà a vedere se essi serviranno per fare templi, case, ospedali, caserme, prigioni etc.

Quando dallo scambio accidentale di cose si procede alla generalizzazione del rapporto di scambio, quest’ultimo non si presenta più come una interconnessione accidentale, bensì come la forma stessa del normale processo di riproduzione degli individui che lo praticano e la forma strutturale della società.

 

Quegli individui, proprio perché non si riconoscono reciprocamente per le persone particolari che sono, continuano però ad interagire gli uni con gli altri come se si muovessero ancora in un vuoto : entrano cioè ancora in relazioni stabili, ma sostenendo nel contempo che il contenuto concreto della vita che prepara quella relazione non è l’oggetto del reciproco rapporto, perché le particolari persone con le quali interagiscono stabilmente rimangono per loro indifferenti.

 

 


1 gennaio 2011

Mazzetti : l'impossibilità di Adamo

Non è quindi vero, per definizione, che la crescita umana sia stata o possa essere un qualcosa di linearmente semplice, la sua comprensione possa essere acquisita prendendo le mosse da ipotetici Adami. Poiché l’uomo è per natura un essere sociale, nell’indagare sul suo sviluppo si impone continuamente il problema di se e come le stesse forme di socialità possono presentarsi quali componenti delle diverse capacità acquisite o quanto meno come condizioni della loro riproduzione e del loro sviluppo.

 

Fin tanto che si pone la libera volontà dei singoli alla base della socialità, si fantastica di un potere dell’uomo che dovrebbe preesistere all’uomo stesso. Si idealizza l’uomo e si ignora completamente la sua reale condizione. Più specificamente si commette l’errore di fissare la società come astrazione di fronte all’individuo, mentre nella realtà l’individuo è sempre l’essere sociale. Gli individui non preesistono al loro modo di vita, bensì sono sempre e necessariamente quel modo di vita determinato, nella cui riproduzione e nella cui modifica la loro individualità si esprime.

 

 


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