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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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Quelli che la crisi l'avevano prevista

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Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

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31 luglio 2005

Osama bin Prodi

Letta: "Presidente, l'attentatore somalo ha detto che lo ha fatto a causa della guerra in Iraq..."
Berlusconi: "Ma non è che prima ha parlato con Prodi?"




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31 luglio 2005

Parafrasando Longanesi...

Berlusconi è così egocentrico che
se va ad un matrimonio vorrebbe essere la sposa,
ad un funerale il morto




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30 luglio 2005

Protozoi

Ormai la politica italiana è come la struttura dei protozoi:
quello che esce dalla bocca è come se uscisse dal culo.




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30 luglio 2005

I presidenti

E se i presidenti non lo fanno alle loro mogli, lo fanno al Paese!
(Mel Brooks)




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30 luglio 2005

Goethe sulla bellezza

La bellezza è una rivelazione di misteriose leggi naturali




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30 luglio 2005

La prossima settimana special guest star Al Zarkhawi

Cecenia: capo guerriglia in tv Usa
Cremlino, 'con terrorismo America usa doppia misura'
(ANSA) - MOSCA, 29 LUG - Shamil Basaiev, capo della guerriglia armata islamico-separatista cecena, e' comparso in prima serata in tv per minacciare 'altre Beslan'. Dinanzi a milioni di americani sulla ABC, Basaiev ha negato d'aver voluto la morte dei bambini nella strage, ma ha accusato Putin di non esser meno terrorista di lui. Immediata reazione del Cremlino, che ha accusato gli USA di usare un doppio peso in materia di terrorismo, impresentabile se si accanisce su New York o Londra, meno se colpisce Mosca o Beslan.




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30 luglio 2005

Si è fatto tardi...

Iraq: petizione contro occupazione
Raccolte 1 mln firme, saranno inviate a governo Iraq e Onu
(ANSA)-BAGHDAD 29 LUG-Un mln di iracheni hanno sottoscritto una petizione in cui il capo radicale sciita Moqtada Sadr chiede il ritiro delle forze di occupazione. Che la resistenza fosse la linea seguita da Sadr lo si era capito dal 18 luglio, quando l'aveva definita 'legittima a tutti i livelli, religiosa o intellettuale che sia'. Ora la petizione verra' inviata al governo e all'Onu, in attesa di una loro eventuale mossa. Oltre 170.000 soldati stranieri, di cui 140.000 americani, sono dispiegati in Iraq.




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30 luglio 2005

Liberati dal comunismo

Russia: droga, allarme diffusione
I consumatori sarebbero 6 mln, quasi il 4% della popolazione
(ANSA) - MOSCA, 29 LUG - Nuovo allarme sulla diffusione della droga in Russia: sarebbero circa 6 mln (quasi il 4% della popolazione) i consumatori di stupefacenti. Si tratta di una cifra di proporzioni 'catastrofiche', afferma Viktor Khvorostian, capo del dipartimento moscovita del servizio antinarcotici. Ma quello che preoccupa e' soprattutto l'eta' media dei tossicodipendenti: 'Se due o tre anni fa il primo contatto con la droga arrivava mediamente a 17 anni, oggi riguarda ragazzi di 14 anni', rileva Khvorostian.




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29 luglio 2005

Il Libano dalla padella alla brace

MEDIO ORIENTE
La Rice in Libano detta al governo le condizioni Usa
MICHELE GIORGIO
GERUSALEMME
Disarmo di Hamas e disarmo degli Hezbollah. Sono questi i due punti nell'agenda del Segretario di stato Usa Condoleeza Rice, ufficialmente in Medio Oriente per facilitare il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. Ieri dopo il colloquio con il premier Sharon, è partita a sorpresa per Beirut dove ha dato uno schiaffo diplomatico al presidente «filo-siriano» Emile Lahoud che ha visto solo dopo aver incontrato Saad Hariri e pregato sulla tomba del padre Rafik Hariri (assassinato il 14 febbraio). Poi, nei colloqui con il premier Fuad Siniora, ha evitato ogni contatto con i ministri sciiti, compreso il nuovo capo della diplomazia libanese, l'indipendente Fawzi Salloukh. Il disarmo di Hezbollah - richiesto dalla risoluzione 1559 approvata dal Consiglio di Sicurezza Onu su pressione di Usa e Francia - viene respinto da tutte le forze politiche libanesi (ad eccezione dell'ex generale Michel Aoun) che sono schierate a difesa della «resistenza» anti-israeliana incarnata dal movimento sciita. La Rice invece ha ribadito la richiesta Usa di applicazione della 1559 e sottolineato che Washington non muterà la sua politica verso Hezbollah. Oltre a una normalizzazione delle relazioni con la Siria - che a fine aprile ha richiamato le sue truppe dal Libano - il gabinetto Siniora pensa a «misure per la protezione della resistenza», ovvero Hezbollah, ma non l'inclusione delle unità ilitari del movimento sciita nell'esercito libanese, come ha prospettato l'inviato dell'Onu Terje Roed-Larsen. In ogni caso la Rice ieri ha messo in chiaro che il disarmo di Hezbollah potrebbe presto divenire una condizione per avere aiuti internazionali - il Libano ha 36 miliardi di dollari di debito. E la Rice non sarà più morbida oggi con il presidente palestinese Abu Mazen, che vedrà a Ramallah. L'Anp vorrebbe dalla Rice l'annuncio che Israele coordinerà il suo ritiro da Gaza con i palestinesi, lasciati sino ad oggi alla finestra. Con ogni probabilità il capo della diplomazia Usa preferirà discutere del disarmo di Hamas e del Jihad. Non è escluso peraltro che l'Anp sia costretta ad accettare il «regalo» dell'Amministrazione Bush che - secondo il Jerusalem Post - intende acquistare le serre dei coloni (per passarle in futuro ai palestinesi) stanziando però una decina di milioni di dollari presi dai fondi Usa assegnati a progetti per la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. «L'Anp non risarcirà i coloni con aiuti internazionali, destinati ai palestinesi», ha avvertito il ministro dell'economia Mazen Siqronot. Ieri i palestinesi hanno anche ingoiato la delusione di non essere riusciti a far aprire al Consiglio di Sicurezza Onu un dibattito sulle gravi conseguenze per la popolazione civile del muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania e intorno a Gerusalemme est. La rappresentante Olp, Famia Barghuti, è stata costretta a ritirare la mozione che chiedeva su questo una seduta. Ottima invece per Israele la visita della Rice che, per il portavoce del premier, Ranaan Gissin, «ha espresso un inequivocabile sostegno a Sharon per l'attuazione del piano di ritiro». La Rice ha infine annunciato che dopo il ritiro da Gaza, verra convocata una conferenza internazionale: non per rilanciare il piano di pace Road Map, come vorrebbero i palestinesi, ma per favorire «l'avvio di rapporti diplomatici Israele-paesi arabi». 


 




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29 luglio 2005

Daniele Archibugi sul terrorismo

LONDRA DAL 7 AL 21 LUGLIO
Il messaggio di questo terrorismo è: «Siamo dentro di voi»
DANIELE ARCHIBUGI
L'Inghilterra di tutte le razze e colori descritta con bonaria ironia da Zadie Smith in Denti bianchi, quella di film di successo quali East is East e Sognando Beckham, quella della Commissione sul Futuro della Gran Bretagna Multi-Etnica presieduta da Lord Bhikhu Parekh ha prodotto i suoi mostri. Scotland Yard ha dato un nome e un volto ai terroristi del 7 luglio: cittadini fino al giorno prima esemplari di Sua Maestà Britannica che di giovedì mattina hanno distrutto la propria vita insieme a quella di altre decine di persone. Fino al giorno prima, non erano considerati né fanatici musulmani né di attivisti politici, noti solo per qualche piccola bravata e per un furtarello in un negozio. E ieri la polizia metropolitana di Londra ha diffuso le foto segnaletiche di quattro giovani asiatici presunti responsabili dei nuovi attentati falliti del 21 luglio. Con l'intento di scoprire i nomi e, probabilmente, con il risultato di fare la stessa, terribile, scoperta: anche loro sono cittadini britannici. Non è una sorpresa che attentatori suicidi dispongano di risorse economiche e culturali: le avevano anche i criminali di New York dell'11 settembre. Non è neppure una novità che si tratti di persone integrate nel paese in cui vivono: lo erano già gli attentatori di Madrid dell'11 marzo. Ma che si tratti di ragazzi che giocano a cricket, frequentano rispettabili università inglesi e addirittura si dedicano all'assistenza agli handicappati, impone di ripensare le categorie finora usate.

Coloro che hanno predicato lo scontro tra civiltà sono ora serviti. Siamo arrivati alla soluzione finale nella quale non conta dove si è cresciuti e dove si è giocato a palla, ma solamente il richiamo della foresta: il colore della pelle e le origini ataviche. E' la sconfitta del cosmopolitismo, ossia del tentativo di distinguere una persona per i suoi attributi personali piuttosto che per quelli di un gruppo al quale effettivamente o potenzialmente appartiene.

Lo stesso giorno in cui gli investigatori hanno resa nota l'identità (inglese) delle vittime, i governi di Francia e Olanda - pur di compiacere tardivamente l'opinione pubblica che ha votato contro la Costituzione europea - hanno sospeso il trattato di Schengen e intensificato i controlli alle frontiere. Come se il voto fosse dettato da xenofobia piuttosto che dal timore di perdere i vantaggi del Welfare State. Quei governi sanno benissimo, come lo sappiamo noi, che i terroristi non hanno avuto bisogno né di passaporto né di varcare la frontiera. Per compiacere qualcuno, Sarkozy potrebbe arrivare a rendere obbligatorio passaporto e metal detector per entrare a Parigi dalla banlieue. Nei territori palestinesi occupati, ciò non è servito a fermare gli attacchi suicidi e servirebbe ancora meno in Francia.

Che cosa si cela dietro la flemma che i londinesi hanno esibito in questi giorni? Non manca la voglia di parlare e di capire, ma non sembra proprio che gli abitanti della città intendano rassegnarsi a vivere nella paura, né a demonizzare quel 3 per cento della popolazione inglese di religione musulmana. Le esplosioni, finora, hanno fallito almeno uno dei propri obiettivi: quello di rendere terrorismo e la lotta contro di esso gli unici argomenti degni di essere trattati dalla politica. Nell'opinione pubblica si sta radicando la convinzione che si devono preparare ad una convivenza lunga e probabilmente dolorosa, simile a quella che questo paese ha avuto con l'Ira piuttosto che a quella con Al Qaeda. Gruppi sporadici inseriti in un ben più vasto contesto sociale che, nel momento della scelta, opta piuttosto per l'omertà che per la collaborazione con le forze dell'ordine. Eppure, l'importanza di proseguire con la strategia dell'integrazione, oggi predicata da poliziotti e sociologi, da imam e da vescovi, ha forse possibilità di successo maggiore di quanta ne abbia avuto nei confronti dell'Ira. I musulmani d'Inghilterra intendono godersi i privilegi della propria vita privata e non desiderano che le barriere già esistenti nei propri quartieri siano rafforzate da misure di polizia. Potrebbero così collaborare per isolare gli estremisti molto di più di quanto abbiano mai fatto le minoranze di origine irlandese.

C'è, infatti, una differenza fondamentale tra il terrorismo dell'Ira e quello di questi gruppi: il separatismo irlandese aveva una strategia politica, era capace di esprimere una leadership politica con la quale già il governo conservatore di John Mayor decise di scendere a patti. La strategia, perseguita anche dai governo laburista, ha dato frutti tangibili. Ma non esiste alcun interlocutore dichiaratamente politico per questi attacchi. L'unica vera rivendicazione - ben oltre quelle ufficiali legate ai gruppi terroristi internazionali - è rappresentata dai documenti di identità che questi ragazzi si sono lasciati addosso prima di farsi esplodere. Il messaggio è lapidario: siamo dentro di voi.

Contro questo terrorismo la cosa più semplice da fare è quanto è stato predicato da milioni di inglesi: ritirare le truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan. Dopo aver portato a casa i soldati dal Golfo, la Spagna di Zapatero è riuscita ad incarcerare tutti i responsabili degli attentati di Madrid senza bisogno di ricorrere a guerre né ai metodi praticati a Guantanamo e Abu Ghraib. Allo stesso tempo, i madrileni hanno trasformato in un dovere politico il tradizionale paseo serale: vivere senza paura per sconfiggere il terrore. La Londra di Ken Livingstone sta seguendo l'esempio di Madrid. Non sarà mai troppo tardi per Tony Blair di seguire l'esempio di Rodriguez Zapatero: abbandonare una volta per sempre una spedizione che ogni settimana semina a Baghdad, Falluja o in qualche altra località da noi mai sentita nominare un numero di vittime pari a quelle di Londra. 


 




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