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15 ottobre 2007

Marx e il lavoro astrattamente umano

 

Ad es., facendo dell’abito, come cosa di valore, l’equivalente della tela, il lavoro inerente all’abito viene posto come equivalente al lavoro inerente alla tela. E’ vero che l’arte della sartoria che fa l’abito è un lavoro concreto di genere differente da quello della tessitura che fa la tela. Ma l’equiparazione alla tessitura riduce effettivamente la sartoria a quello che realmente è eguale nei due lavori, e cioè il loro carattere comune di lavoro umano. E con questa perifrasi si è detto che neppure la tessitura, in quanto tesse valore, possiede note distintive che la differenziano dalla sartoria e che dunque si tratta di lavoro astrattamente umano.

Solo l’espressione di equivalenza fra merci di genere differente, mette in luce il carattere specifico del lavoro creatore di valore in quanto riduce effettivamente i lavori di genere differente, inerente alle merci di genere differente, a ciò che è loro comune, a lavoro umano in generale



Qui Marx tenta di sfuggire alla metafisica dei rapporti sociali. Se ci riesce o no è difficile dirlo. Egli si pone un problema che ho descritto come metafisico : perché mai riusciamo a comparare due cose diverse, o meglio due merci diverse ? Cos’è il campo o la proprietà comune che consente la comparazione ? La metafisica rimarrebbe su un piano ideale, confondendolo per un piano trascendente. Marx invece cerca di riportare la questione all’interno dei rapporti tra processi reali, in una sorta di legame causale : entrambe le merci sono prodotti del lavoro umano. Il fatto è che se ci domandiamo quali sono le condizioni della comparazione la domanda è metafisica o quanto meno trascendentale in senso kantiano. Se ci domandiamo perché noi compariamo le merci la domanda è storica, non ideale, ma concreta. In realtà noi le scambiamo, e per scambiarle usiamo dei criteri più o meno consapevoli. Forse la domanda metafisica sorge quando c’è l’esigenza di controllare l’intero sistema degli scambi, mentre di scambio in scambio i motivi e le ragioni hanno una maggiore contingenza. Quando Marx riporta le merci al lavoro si nota una discordanza tra la metafisicità della questione e la scientificità della risposta e la risposta stessa è costretta a diventare astratta : dai lavori concreti, ognuno avente in sé diverse proporzioni di forma e materia, di qualità e quantità si passa al lavoro astrattamente umano. Qui Marx dismette il suo aristotelismo e passa ad un materialismo più radicale, che però risulta apparire proprio per questo astratto e arbitrario, per cui dobbiamo aspettare ancora le prossime mosse per capire cosa Marx voglia intendere.

 

 

 

 

 


14 ottobre 2007

Ammetto di aver tifato Inghilterra....

 

Sarebbe increscioso che qualche buonuomo facesse propria la palla ovale
vista la meta che si propone...


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12 ottobre 2007

Dopo tutto, una bella giornata...

 

Si tirano in ballo le grandi fabbriche, si è certi di colossali brogli, si dice che il sindacato è ormai corrotto. Non nego che si tratta di sentimenti e di tesi con un fondamento forte nella realtà.
Le grandi fabbriche sono luoghi dove la discussione democratica è più consolidata, dove la coscienza di classe è più salda. Le elezioni hanno avuto un'organizzazione approssimativa, tale cioè da permettere tranquillamente i brogli. Questi ultimi avrebbero avuto una motivazione politica forte e lo spirito gregario interno alle organizzazioni sindacali forse avrebbe permesso fenomeni del genere.

Tuttavia dobbiamo prendere atto che il lavoro dipendente è composito e disperso e che lo stesso è il sindacato, dove convivono strutture ormai usurate con realtà ancora vive. Il sindacato in questi anni è stata l’unica vera casamatta che ha frenato almeno in parte la voglia matta di destrutturare il mercato del lavoro (la difesa dell’articolo 18 per quanto isolata da un contesto di lotte più complessive è stata comunque una battaglia importante). Il sindacato è stato il vero interlocutore politico ed ha supplito ad una sostanziale incapacità delle forze politiche (tranne in parte Rifondazione comunista) di difendere (da posizioni meno difficili) lo Stato sociale sia pure imperfetto che ci ritroviamo.

Naturalmente per sindacato intendo la Cgil e non Cisl e Uil che sono ormai alla ricerca di un ruolo neo-corporativo all’interno di un modello di relazioni sociali non più conflittuale, ma fondamentalmente consociativo. Non nego che anche la Cgil avrà forse un’ulteriore involuzione. Non nego che forse ce ne andremo tutti, chi prima e chi dopo, alla spicciolata. Ma se all’epoca della nascita del Pds, ero molto più ottimista sulla nascita di un nuovo Partito comunista (e lo sono ancora perché credo che debba nascere un nuovo Partito comunista oltre la Sinistra Unita), non ho avuto altrettanto ottimismo nel pensare ad un nuovo sindacato a sinistra della Cgil. Ci vorrà tempo perché le defezioni trovino uno spazio unitario ed una struttura organizzata in grado di conquistare sul campo l’autorevolezza e l’incidenza per essere un polo rilevante nel mercato del lavoro. La crisi del sindacato si affronta con una nuova analisi della fase che a mio parere passa per la lotta politica per il reddito di cittadinanza e la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, lotta che precede la riconfigurazione degli scopi e della struttura del sindacato.

Al tempo stesso è difficile pensare ad una serie di brogli tale da falsificare l’intero risultato della consultazione. La verità è che i lavoratori hanno ascoltato solo una campana, ma allora il problema non sono i brogli, ma le regole della democrazia interna dell’organizzazione sindacale. Ed un altro fattore che non vogliamo prendere in considerazione è il fatto che grosse fette del mondo del lavoro ormai si accontentano di obiettivi minimali, è molto più attenta agli aumenti salariali che a lotte unitarie per i diritti e per il mantenimento di una certa omogeneità di trattamento. La scomposizione della forza lavoro ha portato in un circolo vizioso alla progressiva perdita dell’unità soggettiva delle classi lavoratrici.

Per questi motivi ritengo che il voto rispecchi, magari in termini non così netti, la volontà dei lavoratori e dei pensionati (la vera materia oscura del sindacato).

Tuttavia ritengo che la partita non sia chiusa : i partiti della Sinistra radicale possono ancora, con la manifestazione del 20 Ottobre, mobilitare lavoratori precari e le parti più consapevoli della classe lavoratrice e tentare di forzare politicamente la situazione. Ma soprattutto queste iniziative possono contribuire a mettere all’ordine del giorno la nascita di un nuovo partito comunista che riprenda le istanze migliori di Rifondazione e soprattutto integri una rielaborazione continua dell’analisi ed un rinnovamento continuo delle pratiche di lotta e di costituzione di soggettività politica.




Personalmente ho vissuto bene la giornata del referendum : avevamo un’organizzazione che faceva cagare (l’assemblea si era fatta solo a Napoli e chiederla sulla piazza avrebbe generato problemi burocratici insuperabili) Sulle schede avrei potuto scrivere la Divina Commedia. Di urne c’erano al massimo quelle cinerarie dei precedenti direttori d’agenzia. Ma per me era tutta poesia : i colleghi mi sfottevano, ma poi si fidavano di me ed io, anima bella, non avevo bisogno di imbrogliare nessuno. Non ho nemmeno fatto la propaganda per il no. Ho sunteggiato una ventina di pagine di documenti ed interviste in un A4 di una paginetta e mezza con su scritto “Ragioni per il sì” (che erano molte : come facevi a sintetizzare l’aumento dell’indennità di disoccupazione con i gradini per andare in pensione ?) e “Ragioni per il no” (che erano di meno, perché non erano dettagliatamente elencate in un protocollo). E su quei fogli abbiamo ragionato : chi mi diceva che avevo messo un sacco di ragioni per il sì e poi si meravigliava che votavo No, chi era consigliere comunale della Margherita e votava No perché è deluso dal sindacato, chi si asteneva perché era tutto inutile, chi voleva che il sindacato si prendesse la responsabilità e non facesse votare nessuno (ed io a spiegare che il sovrano non dorme tra un’elezione ed un’altra), chi è apprendista e vede il bicchiere mezzo vuoto ma poi ha votato sì. Eppure c’è stata una discussione ed anche nella polemica che c’è stata c’è stata passione ed un momento di dialogo sincero, cosa che non vedevo da tempo. Alla fine il risultato assolutamente spontaneo è stato 11 no, 6 sì, 4 schede bianche. Sono stato contento, anche perché non ho dato la linea a nessuno. Mi criticano sempre perché invece di dire quello che bisogna fare, io, da vero amante dell’imperativo ipotetico, comincio con il dire : “Ci sono quattro alternative…”. Forse non sono un polso fermo, prendo decisioni solo in caso di calamità naturali (il buco del culo è il sensore più pieno di terminazioni nervose esistente in natura). Ma io credo che sia una iattura sia la solitudine del capo sia il dare la linea a qualcuno (manco fosse dare l’osso al cane). Penso che un cosiddetto dirigente sia colui che in possesso di un maggior numero di informazioni le metta subito in comune e faccia da catalizzatore della discussione pubblica a cui deve seguire una decisione consapevole e condivisa. Magari così non potremo mai dire “Cittadini, io vi ho compreso…”. Ma almeno avremo una speranza che siano i cittadini a comprendere qualche volta quello che noi diciamo. E soprattutto che in una riunione politica non  ci sia più qualcuno che tiri le conclusioni. Ma che le conclusioni scendano sui convenuti come lo Spirito Santo. Almeno non dovremo sorbirci interventi da un’ora con la bava alla bocca o la piscia a chiusura ermetica.

 

 

 


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11 ottobre 2007

Il Partito democratico è il futuro

Nella provincia di Napoli un sindaco ha convocato informalmente l'intero Consiglio Comunale per appoggiare un candidato locale del Partito Democratico.
L'intero Consiglio Comunale.



Cioè anche Rifondazione comunista, Forza Italia, Alleanza nazionale...
Ora, secondo voi, che interesse hanno dei partiti che non sono il Partito Democratico ad appoggiare una candidatura all'interno del Partito Democratico ?
Se lo capite, anche voi appartenete al futuro.
Io, che non ho capito un cazzo, mi consegno definitivamente al passato.


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11 ottobre 2007

Attenuanti etniche...

 


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10 ottobre 2007

Ciociole 4 (Il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

 Letture erudite
 

Veronica Lario (leggendo ad alta voce) : “Siamo nani sulle spalle di giganti…”

Berlusconi: “Eeeehhh..?”

Veronica Lario : “Ma tu, invece dei rialzi, non potevi almeno affittarti un bel gigante…?"


Gracile Costituzione
 

Berlusconart. 53: “Ah Ah…hai visto l’elogio delle tasse di Padoa Schioppa ? “

Bossart. 12 : “Non lo dire proprio a me…che con la bandiera mi ci pulisco il culo…nevvero Gianfranco ?”

Fini: “Non possiamo diventare euforici che finiamo sempre per incartarci nella Costituzione... e per dirlo un ex-fascista...”



Che brutto anniversario... 

 

Addolorata: “Ma perché Guevara lo chiamavano “Che” ?”

Crociuzzo: “Perché quando parlava aveva sempre questo intercalare…”

Addolorata: “Vuoi dire che da noi si sarebbe chiamato Cioè Guevara ?”

Crociuzzo: “No, Cazzo Guevara…”


Rapporti fluidi
 

Generali birmani : “Auspichiamo rapporti fluidi con l’opposizione…”

Aung Sans Souci : “Uno sputo in un occhio va bene ?”

Nano al quadrato

Addolorata: "Che ne pensi di Brunetta ?"
Crociuzzo: "Un nano alla corte di un nano.."


 

 


8 ottobre 2007

Aristotele, Adam Smith e l’horror vacui dell’ideologia lavorista

 

 

Chiamo ideologia lavorista l’ideologia per cui il lavoro è la necessaria mediazione che l’individuo ha con le basi della propria riproduzione. Ritengo che uno dei compiti futuri del marxismo sia quello di allentare questo giogo. Un giogo che ha forse antichi e venerandi padri.

 

Pensiamo ad Aristotele che, giustificando la schiavitù, arriva a dire che alcuni esseri sono segnati dalla natura ad obbedire e cioè quelli che per natura non possono offrire più del loro corpo. Per Aristotele meglio per costoro servire che essere abbandonati a se stessi. L’inattività per alcuni esseri umani è segno di degenerazione morale ?




Tale ideologia giustificò la lotta feroce contro il vagabondaggio condotta in Inghilterra all’inizio dell’era capitalistica e porterà in un certo senso al lavoro forzato promosso da parte soprattutto di preti  per i quali il lavoro forse era segno della benedizione divina.

Tale horror vacui, tale paura della dissipazione agisce nascostamente anche in Smith, quando parlando della divisione del lavoro dice : “Generalmente uno divaga un poco passando da un’occupazione all’altra. Cominciando il  nuovo lavoro, raramente è molto attento e impegnato: la sua mente non si impegna e per qualche tempo si balocca anziché applicarsi allo scopo. L’abitudine all’indugio ed all’applicazione indolente e negligente…lo rende quasi sempre trasandato e pigro e incapace ad impegnarsi vigorosamente anche nelle circostanze più pressanti. Quindi, indipendentemente dalla mancanza di abilità, questa causa può da sola ridurre considerevolmente la quantità di lavoro che egli è in grado di eseguire.”

Non solo l’inattività dunque è un momento di degenerazione e di dissipazione delle energie, ma lo stesso passaggio da un’attività all’altra è qualcosa di nefasto. L’aspirazione alla conoscenza ed al controllo consapevole del processo produttivo è un sogno che alla fine si rivela come parto del diavolo, come indecisione, come irresolutezza. L’uomo trasformato in macchina deve avere al posto della mente un compartimento stagno

Il marxismo del futuro dovrà combattere con ogni mezzo questa ideologia, che riporta di nuovo gli uomini a livelli di alienazione  che esso aveva ridotto pazientemente con la lotta ed il conflitto sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 


8 ottobre 2007

Marx e il contenuto della forma di valore (seconda parte)

 

Le due merci, qualitativamente equiparate l’una all’altra, non rappresentano la stessa parte. Qui viene espresso solo il valore della tela, mediante il suo riferimento all’abito come suo equivalente, ossia come “cosa scambiabile con essa”. In questo rapporto, l’abito conta come forma di esistenza del valore, come cosa di valore, in quanto solo come tale essa è equivalente alla tela, D’altra parte , il proprio esser valore della tela riceve una propria espressione autonoma, poiché solo come valore essa è riferibile all’abito, come di qualcosa scambiabile con esso.

Allo stesso modo l’acido butirrico è un corpo differente dal formiato di propile, anche se sia l’uno che l’altro consistono degli stessi elementi chimici e nella stessa quantità e proporzione. Identificando il formiato di propile con l’acido butirrico si sarebbe espressa la loro sostanza chimica, distinguendola dalla loro forma fisica.



Marx identifica il quid comune che permette la comparazione con il valore, o meglio con un criterio che permette la quantificazione della merce. Per Marx la scienza stessa è possibile solo con quest’operazione che individua l’identico in ciò che è differente (in un certo qual modo la stessa tesi verrà presentata dall’epistemologo Emile Meyerson), per cui possiamo dire che la scienza è resa possibile da presupposti metafisici. La metafisica si pone ad un livello più astratto di quella della scienza e dunque non si contrappone ad essa, ma ne permette la fondazione.


5 ottobre 2007

Ciociole 3 (il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

Corteggiamento

Addolorata: "Visto che Veltroni corteggia la moglie di Berlusconi ?"
Crociuzzo: "Gli uomini sono caccia(to)ri..."

Ristrettezze

Addolorata: "L'ex brigatista ha detto che ha rapinato la banca perchè aveva problemi economici..."
Pensionato che ruba il pacco di pasta : "Vi sembra logico che la bufala sia io ? "




Ideogrammi

Iang Zemin: "In preparazione delle Olimpiadi dobbiamo far vedere di essere un paese democratico che rispetta i diritti..."
Intellettuale: "Bisogna creare i corrispettivi di democrazia e libertà nella nostra lingua..."
Iang Zemin: "E come facciamo ?"
Intellettuale: "Per democrazia propongo la combinazione dell'ideogramma "PARLARE" con l'ideogramma "SORDO".
Iang Zemin: "E l'ideogramma per "diritto" ?"
Intellettuale : "Propongo la combinazione dell'ideogramma "CARTA" con l'ideogramma "CULO"...


Bamboccioni

Addolorata: "Padoa Schioppa vuole incentivare i bamboccioni ad uscire di casa..."
Crociuzzo: "Per Berlusconi il bamboccione è Romano Prodi..."


A tempo indeterminato...

Addolorata: "Un giudice ha riammesso al lavoro uno che è morto dieci anni fa..."
Lavoratore precario : "Non bastava innalzare l'età pensionabile..."





4 ottobre 2007

Homer sum : l'antropologia prima dell'antropologia

Prima dell'antropologia come disciplina esisteva già l'immensa letteratura dell'esotismo e di viaggio, costituita da resoconti di missionari, viaggiatori, esploratori, mercanti e soldati. All'interno di questa tradizione prevalevano moralismo, pregiudizio e meraviglioso.
Accanto a tale letteratura c'era quella rappresentata da Montesquieu e Rousseau che subordinava il discorso sulle altre culture alla critica della società nella quale si era inseriti. La figura del selvaggio serviva per la polemica religiosa o per la critica all'assolutismo politico. Non ci si sofferma tanto sulla specificità delle società avocate come pretesto, ma queste ultime servono per un'operazione di rovesciamento. 



Alle negazioni libertine della religione condotte attraverso lo strumento comparativo, si contrappone ad es. un'opera come "I costumi dei selvaggi americani" di Lafitou che vuole dimostrare che una concezione religiosa dell'Essere supremo è presente in tutte le società primitive. All'origine non c'è l'assenza di Dio, ma la sua presenza.
Ma l'Uomo ?


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