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28 dicembre 2007

Securitate (dedicato a Veltroni e Amato)

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che "ogni straniero è nemico". per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. 



Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza : finchè la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

(Primo Levi)


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28 dicembre 2007

Giovanni Mazzetti : il procedere della comunità

Se anche le nuove conquiste materiali e sociali avvengono ancora su di una base ed attraverso una forma dell'individualità che appaiono come essenzialmente borghesi, esse tuttavia costituiscono l'avvio di un oggettivo superamento della socialità fondata sull'indifferenza e sulla separazione reciproca. Ciò comporta che l'embrione della comunità sta facendo la sua comparsa sottosopra, come manifestazione di forme sociali e di rapporti nell'ambito dei quali i soggetti che li praticano negano ancora il valore positivo della comunità, che pure stanno cercando di instaurare. Questa si impone quindi oggettivamente, come pratica nella vita di individui che non riescono a prendere coscienza adeguata di ciò che fanno e che si ostinano a trattare il cambiamento che producono come mera riproduzione del dato. Poichè il procedere verso la comunità non porta scritto in fronte quel che è, esso si presenta paradossalmente con l'aspetto dello sviluppo dei rapporti capitalistici e come tale viene vissuto dai membri della società. In nessun caso esso si presenta per quello che realmente è, e cioè come un primo contraddittorio tentativo da parte degli uomini di conquistare un potere individuale sui loro stessi rapporti e di rielaborare in forma consapevole un insieme di attività che i loro predecessori hanno prodotto solo in maniera imperfettamente consapevole.

(Giovanni Mazzetti)


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28 dicembre 2007

Il governo della legge

Pare che gli antichi Greci fossero fieri di obbedire alla legge e non ad una persona. In questo essi si sarebbero contrapposti ai barbari Persiani.



Chi dei due ci metterà in saccoccia ?

A distanza di 2400 anni, noi stiamo qui a rafforzare il premierato ed a votare per la persona.
Il problema è che inconsciamente in questa fase storica di mala fede generalizzata, noi vogliamo essere fregati. E per fare questo la legge è troppo astratta. Ci vuole una persona.

 


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27 dicembre 2007

Pavese : da "Grappa a Settembre"

E' venuto un momento
che tutto si ferma e matura.
Le piante lontane stan chete :
son fatte più scure.
Nascondono frutti
che cadono a una scossa.
Le nuvole sparse han polpe mature.
Lontano, sui corsi
ogni casa matura al tepore del cielo.

(Cesare Pavese)


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26 dicembre 2007

La morale della favola (post dedicato ai bambini ma rivolto agli adulti)

Dietro la storia di Babbo Natale e della Befana c'è la storia oscura di un'immane tragedia, una tragedia che si consuma ogni giorno e si consumerà per altri decenni ancora : la morte a migliaia dei bambini e dei neonati. Perchè mai Novembre è il mese dei morti e perchè mai Babbo Natale e la Befana non arrivano d'estate ? Ve lo siete mai chiesti ?
Perchè d'inverno si muore : col freddo, col fuoco, col fumo, coi vapori, con la violenza familiare, con la disperazione. Ed a morire per primi sono i più deboli, i bambini, i vecchi e le donne. Ma di più i bambini, quelli appena nati.
All'inizio del secolo ventesimo nella Londra imperiale, mio nonno paterno che si trovava in una situazione discreta, generò otto figli (l'ultimo dei quali, nato nel 1909, è mio padre). Di questi uno neonato morì bruciato dalle fiamme del camino, una bella bimba dagli occhi chiari (ho le sue foto) morì di crup soffocata dal pus perchè l'infermiera in casa non riuscì a rimetterle il tubo che le era stato inserito per farlo defluire, un terzo morì di febbre spagnola a 14 anni. Si moriva, si moriva d'inverno. E' una lunga storia di morte quotidiana, che non è un'evento, ma il rumore attorno all'evento.
Chi è Wotan che caccia nelle notti d'inverno e che scende per i camini se non un dio della morte ?
Perchè le fanciulle mettevano le calze con una qualche carota per il suo cavallo, se non per impetrare mercè ? Perchè la sua ombra passasse altissima sulle loro case, senza prendersi uno di loro.. e al posto della morte portasse una volta tanto qualche dolce, qualche balocco...



E vi siete dimenticati della notte di Betlemme ? Che vuol dire Betlemme ? E chi è davvero  Erode ? Perchè i Magi proteggono il bambino da lui ?
Betlemme deriva dal cananeo Beth-lahamu (la casa di Lahamu).
Lahamu è un' antica divinità acquatica e funebre sumerico e poi semitica, chiamata "Il peloso" (non vi ricorda "Nicola Peloso"?) che secondo le leggende entrava nelle case attraverso le aperture per l'acqua o per il fumo..
Il nome fu cambiato in
Beth-lehem (casa del pane). Perchè ? Perchè Gesù nascendo aveva sconfitto il demone e Gesù era il pane appena sfornato dal grembo di Maria (l'analogia tra pane e neonato mi è stata prestata dalla lettura di Vance Packard). Gesù era l'uno-su-mille-ce-la-fa.
E la nascita di Gesù al solstizio d'Inverno è quello che a Napoli si dice "quann' se vota a' cap' d'o cavall'" (il giro di boa), il momento in cui le giornate si cominciano ad allungare, in cui ci sarà più calore, in cui ci saranno più speranze di sopravvivenza. Gesù bambino è il vindice di tanti bambini minacciati dalla morte, il primo di una schiera infinita, una schiera che deve sfilare nelle nostre menti e nei nostri cuori ogni qual volta diamo un regalo.


Non voglio rovinare la figura di Babbo Natale. Essa è il prodotto di come l'uomo riesce con la poesia e l'immaginazione a fare della realtà qualcosa di aperto al possibile ed al magico, quanto più gli eventi ci fanno rimanere schiacciati alla realtà dura e cruda.
Ma è ora che grazie all'ambiguità dei simboli noi ci abituiamo per il bene e per il male a guardare sempre l'altra faccia della medaglia. A ricordare i tanti bambini che sono morti senza nome. A fremere per i bambini che morranno senza nome. Ed a fare ognuno di noi, individualmente e collettivamente, qualcosa almeno per alleviare questa tempesta che dura da quando è nato l'essere umano.


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24 dicembre 2007

Babbo Natale

Nella figura di Babbo Natale si sono incrociati tanti miti e tante figure simboliche.
In primo luogo, al solstizio d'inverno c'era presso molte popolazioni l'abitudine di festeggiare il momento in cui il Sole avrebbe di nuovo cominciato a rendere le giornate più lunghe, più calde e più atte a favorire la coltivazione agricola. In queste feste era frequente lo scambio di doni.
Nell'antica Roma c'erano più o meno nello stesso periodo i
Saturnali, dove oltre al sovvertimento rituale dell'ordine sociale (mutuato dal nostro Carnevale), c'era uno scambio di doni simbolici.
Già presso i Cristiani dei primi secoli a Roma c'era lo scambio delle
"stranae" o "strenae" (da cui strenna).



In secondo luogo, allo scambio di doni, si sovrappone il portatore dei doni. Nel Vangelo di Matteo
alcuni Magi provenienti da Oriente portano doni al neonato. Uno dei Magi,Melchiorre è rappresentato a partire dal  IX secolo come un vecchio dalla barba e dai capelli lunghi bianchi. Un'altra figura simile è quella di Wotan, dio canuto e barbuto della mitologia germanica che una volta all'anno fa una grande battuta di caccia ed al suo passaggio i bambini devono appendere i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Wotan avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Con questi archetipi, si passa dalla scambio di doni ai doni per i Bambini, che sono figure del Sovrano Bambino e cioè Gesù omaggiato dai Magi.



L'incontro tra le figure dei Magi d'Oriente e Wotan si ha con un personaggio storicamente esistito : San Nicola di Myra, più noto come
San Nicola di Bari, nato e vissuto in Asia Minore, il quale si servì della sua eredità per aiutare i poveri. Si narra che Nicola, venuto a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione perché non poteva degnamente maritarle, abbia preso una buona quantità di denaro, lo abbia avvolto in un panno e, di notte, l'abbia gettato nella casa dell'uomo, che così poté onestamente sposare le figlie. Anche San Nicola viene nell'iconografia viene descritto con una lunga venerabile barba da Padre della Chiesa. Il culto di San Nicola, oltre che sull'Adriatico dopo la conquista di Myra da parte dei musulmani nell' 809 e la traslazione delle sue spoglie in Occidente nel 1087, diventa molto diffuso in Russia. Non si sa se i Vichinghi abbiano conosciuto San Nicola in Russia come Vareghi o come Normanni a Bari, di cui erano diventati i padroni qualche anno prima della sua traslazione. Comunque è probabile che quest'incontro abbia determinato la fusione tra le due figure dei Magi e di Wotan. San Nicola sussume attraverso la leggenda delle tre fanciulle e dei tre sacchi d'oro, la figura dei Tre Re Magi, oltre alla figura della Trinità di cui si dice fosse stato sostenitore contro Ario (ed infatti viene simboleggiato da un bastone e da tre palle d'oro).  Wotan invece viene dalle leggende trasformato in un demone che terrorizzava il popolo insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria durante la notte, aggredendo e uccidendo i bambini in modo orribile (una deformazione del mito originario germanico). Un sant'uomo (per alcuni lo stesso San Nicola) si pone alla ricerca del demone e lo cattura imprigionandolo con dei ferri magici o benedetti. Obbligato ad obbedire agli ordini del santo, il demone viene costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando dei doni ai bambini. In altre versioni della stessa leggenda il mostro ammazzabambini assume il nome del santo (Pelznickel ovvero Nicola Peloso) e va a trovare i bambini nel sonno (un antesignano di Freddie Krueger), in altre ancora San Nicola viene accompagnato da Zwarte Piet (Pietro il Nero), un moro che a volte simboleggia il mostro stesso (i musulmani) che picchia i bambini, ed a volte simboleggia forse Baldassarre o l'apostolo Pietro che con un bastone picchia il mostro. Come la leggenda di Wotan, così la leggenda di San Nicola viene cambiata, facendola somigliare di più a quella di Wotan : infatti la leggenda così trasformata viene ricordata anche nel Purgatorio di Dante (XX, 31-33), e si aggiunge in essa che la terza notte trovando chiuse tutte le finestre Nicola fu costretto ad arrampicarsi sul tetto per calare le monete giù dal comignolo. L'oro, cadendo, si infilò nelle calze delle fanciulle appese ad asciugare vicino al camino e, da allora in molti paesi sarebbe rimasta la tradizione di appendere calze la notte di Natale per ritrovarle la mattina dopo colme di doni.



Alcuni secoli dopo, "San Nicolaus" diventa negli Stati Uniti (attraverso la mediazione dell'olandese Sinter Klaas o Sint Nicolaas)  "Santa Claus" e perde gli attributi vescovili che sino ad allora aveva conservato. Il suo aspetto attuale viene progressivamente ricostruito da poesie ( Una visita di San Nicola, ora più nota con il titolo The Night Before Christmas del 1823 e forse parodiata da un
famoso film), cartoline, vignette. Fino al 1863 Babbo Natale è un vecchio con la barba bianca, snello, con un lungo abito verde scuro. L’immagine soffice e tonda che tutti conosciamo di Babbo Natale, nasce nel 1860, quando il Presidente americano Abraham Lincoln, come arma di guerra psicologica nei confronti della Germania, chiese al caricaturista americano Thomas Nast di ridicolizzare l’immagine del Santa Claus tedesco (o meglio di Pelznickel) : Nast lo ingrassò, enfatizzò le curve con una cinta nera in vita e decise che Babbo Natale era certamente nato al Polo Nord, e che doveva avere le guance rosse. Per via della rigida disciplina tedesca, Babbo Natale scriveva una lista dei buoni e dei cattivi. La slitta, che riesce a portare un sacco così grande da contenere regali per i bambini di tutto il mondo, non è altro che una caricatura della mitica Station Wagon.


Poi Babbo Natale è stato manipolato dalla Coca Cola. Ma questa è storia d'oggi.

p.s. Ringrazio i link da cui ho tratto spunto e che ho scopiazzato a destra e manca.

p.p.s
. Buon Natale !!!        


21 dicembre 2007

Storia delle Brigate Rosse : l'Università negativa

Il frutto piú emblematico e piú discusso di questa presa di coscienza è la proposta di una università negativa. In un manifesto a cura del Movimento per una Università Negativa (dell'autunno '67) tra l'altro si legge: 

                                                        Università e società

Oggi, di fatto, l'università strutturalmente si pone come una organizzazione la cui funzione è quella di soddisfare gli svariati bisogni tecnici della società. L'università fornisce gli strumenti aggiornati (tecnici) per mettere sempre piú a punto l'organizzazione del dominio di una classe sulle altre classi. L'apparato tecnologico, così potenziato, può finalmente sostituirsi al "Terrore" nel domare le forze sociali centrifughe e fornire alla classe sociale che ne dispone una superiorità immensa sul resto della società...

Università come strumento di dominio

L'università è uno strumento di classe. Essa, a livello ideologico, ha la funzione di produrre e trasmettere una ideologia particolare - quella della classe dominante - che presenta invece come conoscenza obiettiva e scientifica, e delle attitudini - comportamenti particolari - quelli della classe dominante - che presenta invece come necessari e universali.

Università e repressione

Alle volte, però, gli strumenti tecnici non sono sufficienti a mantenere lo status quo. È il caso in cui frange non integrate turbano la quiete manipolata dell'universo politico. Nell'università viene negato agli studenti il diritto di esprimersi sui problemi fondamentali (e non) della politica nazionale ed internazionale [...] REPRESSIONE E VIOLENZA sono il tessuto connettivo della nostra società. Ma noi formuliamo come ipotesi generale che vi sia ancora la possibilità concreta di un rovesciamento radicale del sistema a capitalismo maturo attraverso nuove forme di lotta di classe interna ed esterna (nazionale ed internazionale) e lanciamo l'idea di una UNIVERSITA NEGATIVA che riaffermi nelle università ufficiali ma in forma antagonistica ad esse la necessità di un pensiero teorico, critico e dialettico, che denunci ciò che gli imbonitori mercenari chiamano "ragione" e ponga quindi le premesse di un lavoro politico creativo, antagonista ed alternativo.

Contestazione politica

... Solo il rovesciamento dello stato permetterà una reale ristrutturazione del sistema d'insegnamento [...] Lo studente deve quindi, al di là del suo status, agire, in una prospettiva di lungo periodo, per la formazione (stimolazione) di un movimento "rivoluzionario" delle classi subalterne, che si esprima nella forma organizzativa piú adeguata al nuovo tipo di lotta che si deve condurre...
Noi abbiamo individuato l'Università Negativa come luogo di integrazione politica e analisi critica dell'uso degli strumenti scientifico-tecnici proposti dallo strato intellettuale della classe dominante nelle nostre università.
Ad un uso capitalistico della scienza bisogna opporre un uso socialista delle tecniche e dei metodi piú avanzati.

Forme di contestazione ideologica

... La contestazione ideologica si esplica in forme diverse:
a) Controlezioni e occupazioni bianche. Le controlezioni si tengono di regola, alla stessa ora delle lezioni ufficiali, su argomenti di insegnamento universitario, e tendono a sottrarre a queste, quando lo si ritenga opportuno, la totalità dell'uditorio...
b) Controcorsi: forme piú organiche di contestazione, con finalità meno immediate e spettacolari, che consistono in una piú profonda e consapevole socializzazione politica di studenti già precedentemente sensibilizzati.

Contestazione sindacale

... Vorremmo infine aggiungere [...] che il nostro interesse per il movimento studentesco non implica evidentemente una sopravvalutazione dello stesso.
Il corpo studentesco non può, a nostro avviso, in alcun modo essere considerato alla stregua di una "classe," i cui interessi siano oggettivamente e potenzialmente antagonistici alla attuale formazione economico-sociale...
Consideriamo quindi l'università sí un centro di lotta, ma non il solo, né il principale, comunque non sottovalutabile poiché in essa prende corpo l'operazione livellatrice programmata dal capitale... Un modo per opporsi a questa operazione è il tentativo, portato avanti con gli strumenti da noi individuati, di "sottrarre" al flusso tecnocratico potenziale forze antagonistiche (ANTIPROFESSIONISTI) per affiancarlo non episodicamente alle altre forze antagonistiche della nostra società.
Per questo avanziamo il progetto di una UNIVERSITA NEGATIVA, che esprima in forma nuova nelle università italiane quella tendenza rivoluzionaria che sola potrà condurre la nostra società dalla "preistoria" alla STORIA


(dal libro "Soccorso Rosso")


20 dicembre 2007

Marx : lavoro concreto e lavoro astratto

 

Il corpo della merce che serve da equivalente, vale sempre come incarnazione di lavoro astrattamente umano ed è sempre il prodotto di un determinato lavoro utile, concreto. Questo lavoro concreto diventa dunque espressione di lavoro astrattamente umano : ad es. se l’abito conta come pura e semplice realizzazione, allo stesso modo la sartoria, che si realizza effettivamente in esso, conta come pura e semplice forma di realizzazione di lavoro astrattamente umano. Nell’espressione di valore della tela, l’utilità della sartoria consiste non nel fatto che essa faccia degli abiti, ma che essa faccia un corpo che basta vederlo per sapere che è valore, cioè coagulo di lavoro che non si distingue affatto dal lavoro oggettivato nel valore di tela. Per fare tale specchio di valore, la sartoria non deve rispecchiare null’altro che la sua proprietà astratta di essere lavoro umano.

Nella forma della sartoria, come in quella della tessitura, si spende forza-lavoro umana. Quindi l’una e l’altra posseggono la qualità generale di lavoro umano e possono venire considerate solo da questo punto di vista. Tutto questo non è misterioso. Ma nell’espressione di valore della merce la cosa è stravolta. Ad es. per esprimere che la tessitura costituisce il valore della tela non nella sua forma concreta del tessere, ma nella sua qualità generale di lavoro umano, le si contrappone come tangibile forma di realizzazione di lavoro astrattamente umano la sartoria, il lavoro concreto che produce l’equivalente della tela.

Dunque una seconda peculiarità della forma di equivalente è che lavoro concreto diventa forma fenomenica del suo opposto, di lavoro astrattamente umano. Ma poiché questo lavoro concreto,la sartoria, conta come semplice espressione di lavoro umano indifferenziato, esso ha la forma dell’eguaglianza con altro lavoro, con il lavoro inerente alla tela ed è quindi, benché lavoro privato, lavoro in forma immediatamente sociale come ogni lavoro che produce merci. Appunto per questo esso si rappresenta in un prodotto che è immediatamente scambiabile con altra merce.

E dunque una terza peculiarità della forma di equivalente che lavoro privato diventi forma del suo opposto, diventi lavoro in forma immediatamente sociale.




Qui Marx mostra che, la comparazione tra merci, oltre a mostrare il rapporto semiotico per cui una cosa sta per un'altra e diventa unità di misura di quest’altra, evidenzia anche che due processi lavorativi diversi sono tra loro comparabili e dunque esprimibili astrattamente in termini di lavoro umano. In realtà mentre la prima comparazione è un dato dello scambio, questa seconda presuppone la riducibilità a lavoro del valore di scambio. Quindi essa non è ovvia come la prima. In realtà i due processi lavorativi sono ridotti ad una variabile tempo, ad una generale trasformazione della materia. Solo così essi sono comparabili. Ma come il tempo rientra in questa analisi ? Che tipo di tempo è il tempo di lavoro ?


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18 dicembre 2007

Italia e Danimarca

In un post precedente dove citavo la critica di Emiliano Brancaccio al Prof Ichino in un articolo di "Liberazione" di qualche tempo fa c'è stata una piccola discussione dove il buon Titollo ha così esposto le sue tesi : "1) fra Italia e DK ci in primo luogo differenze sostanziali nella struttura produttiva ed educativa, che non sono elementi indipendenti dal design giuslavoristico che si vuole scegliere. In secondo luogo in Italia il mercato del lavoro presenta diseguaglianze (per età, sesso, regione, durata, livelli di tutela, livelli di legalità) che la DK non ha. Di solito a problemi diversi si risponde con strumenti diversi. Già questo basterebbe per mettere in soffitta la flexsecurity.

2) La flexsecurity, by definition, è una combinazione di elevata flessibilità in entrata/uscita dal lavoro ed elevata protezione sociale. Io ho solamente chiesto se è davvero auspicabile avere una società in cui gli individui sono obbligati a saltare da un lavoro ad un altro, secondo il giudizio insindacabile delle imprese e dal mercato, due variabili fuori dal controllo democratico (le scelte strategiche di una azienda vengono prese dal suo management, non dal Parlamento o dai lavoratori che vi sono occupati). E' una questione di filosofia sociale.

3) non capisco questo continuo richiamo al reddito di cittadinanza, che è un provvedimento che non c'entra nulla con il lavoro: esso è solo un reddito monetario a cui hanno diritto tutti i cittadini che non hanno altre forme di guadagno (reddito da lavoro, indennità di disoccupazione di breve o lunga durata, borsa di studio, ...), indipendentemente dalla propria condizione di ex-lavoratore. In Italia ci sono le suore, i preti e il volontariato (ovvero la generosa carità) a prendersi in carico gli indigenti. Nei Paesi civili è la società, attraverso lo Stato, a farsi carico di queste situazioni di difficoltà (ovvero la solidarietà sociale) per permettere a ciascuno di essere considerato un cittadino come tutti gli altri. Riassunto con uno slogan, in Italia si aiuta chi resta indietro, in Scandinavia si lavora affinchè nessuno resti indietro.


Poi ha aggiunto : "Ammetto di essere un po' retrò e di faticare a sintonizzarmi su questa logica compensativa che sta facendo proseliti pure in aree politiche impensabili. Da buon socialdemocratico ho sempre pensato che il compito dello Stato fosse quello di far lavorare più persone possibili e nelle migliori condizioni (Piena e buona occupazione, si diceva). Il fatto che questo compito sia stato ormai quasi completamente delegato al mercato (credo con la convinzione, assai ideologica, che il mercato sia una istituzione in grado di allocare sempre in modo ottimale le risorse) dà l'idea della regressione politico-culturale che si è avuta negli ultimi 20 anni.
Non giova all'Italia il fatto di avere un partito sedicente riformista che ormai da tempo si è consegnato al nemico, senza condizioni. Ma nemmeno una sedicente sinistra radicale che da anni ha impostato un dibattito sugli strumenti (art.18, legge Biagi, ...) invece che sugli obiettivi, finendo per ritagliarsi il non-piacevole ruolo di retroguardia politica. Il fatto che le opinioni più eterodosse provengano da Luciano Gallino o Paolo Leon, due che marxisti non lo sono mai stati e che provengono dalla sinistra liberale d'ispirazione anglosassone, la dice lunga sulla disastrosa situazione in cui versa il dibattito politico italiano.
"






Credo che sia giusto e opportuno rispondere a questa provocazione intellettuale :
A) Inizialmente una precisazione : non intendo propagandare la flexicurity danese, anche perchè ho ospitato una citazione di un economista che è perplesso proprio sulla possibilità di importare un modello del genere. E tuttavia ho sostenuto più volte l'opportunità di adottare il reddito di cittadinanza e di essere disposto in cambio di una ricezione a livello costituzionale di tale strumento a cedere sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma questo non mi sembra in maniera immediata l'adozione di un modello di flexicurity sul tipo di quello danese.

B) Oltre all'articolo 18 in Italia, quali sono gli strumenti che impediscano o controllino la facoltà delle imprese di assumere e licenziare ? Cioè, per il tuo auspicio di filosofia sociale c'è un esempio attuale o un progetto di politica economica che lo renda concreto ?  La politica della piena occupazione quali concrete possibilità ha di farsi strada se non rendendo più precario e/o mal pagato il lavoro ?

C) Quando si parla di reddito di cittadinanza non ci si rende conto che esso è una famiglia di strumenti o meglio una famiglia di diverse ipotesi, per cui definirlo in maniera schematica (perchè si condivide la definizione di uno o di un altro) non contribuisce granchè alla discussione. Per una trattazione più completa rinvio al mio articolo sulla Rivista telematica "Crisieconflitti", dove ipotizzo (ma lo ha fatto il giuslavorista Bronzini prima di me) che il reddito di cittadinanza possa essere la componente minima di una più ampia famiglia di redditi quali indennità di disoccupazione e pensioni.

D) Affidare l'aiuto gli indigenti a Chiesa e volontariato ti sembra una soluzione sostenibile nel lungo periodo ? Ma allora perchè ci si lamenta del fatto che la Chiesa pretenda (ed abbia conforto dalla maggioranza delle forze politiche) di mettere bocca in quelle che la cultura laica considera scelte personali degli individui ? Se la Chiesa gestisce una così larga parte dei processi di riproduzione sociale perchè negarle la valenza di soggetto politico ed istituzionale, perchè a coloro che aiuta essa non può chiedere esplicitamente un'adesione ideologico-politica che riguardi anche gli stili di vita ? Il reddito di cittadinanza potrebbe invece essere uno strumento per rimodulare lo Stato sociale e per affrancare l'assistenza dall'oligopolio di marca religiosa.

E) Se negli Stati scandinavi, come tu stesso dici è lo Stato a farsi carico delle situazioni di difficoltà, anche in Scandinavia si aiuta chi è rimasto indietro, non è che si riduca tutto alla politica attiva del lavoro. Il problema è chi e come lo si fa.  Certo, negli ultimi 20 anni c'è stato un arretramento, ma c'è anche una oggettiva difficoltà di riprodurre il lavoro salariato anche nelle forme legate all'intervento dello Stato (su questo ti rimando agli scritti di Giovanni Mazzetti)

F) Cosa più importante, non condivido del tutto il fatto che si metta il lavoro al centro della società e si consideri la solidarietà un momento di elemosina o di aiuto condizionato al più rapido reinserimento lavorativo. Perciò credo che il reddito di cittadinanza vada reinterpretato e collegato anche alla scelta del non-lavoro. Non lo faccio solo sulla scia delle teorie legate al Negri e/o al Settantasette, ma sulla base della critica fatta da Marx al programma di Gotha. E non è un caso che Oskar Lange abbia elaborato una tesi (che rientra nella famiglia delle ipotesi sul reddito di cittadinanza) che poi è stata fatta propria dal keynesiano Meade.

G) Quanto alla questione dell'insistenza sugli strumenti e non sugli obiettivi, io sono del parere che la questione degli strumenti sia la questione di come si riescano a conciliare diversi obiettivi e diversi valori e dunque non è fuorviante rispetto alla discussione sugli obiettivi stessi. Sarebbe interessante sapere come tu ritenga che si possano perseguire gli stessi obiettivi attraverso diversi strumenti.


18 dicembre 2007

Simboli : l'Abisso

 

Il termine Abisso vuol dire “voragine senza fondo” dal greco abiuthos (a-byuthos = senza-fondo).

Si intende in genere empiricamente un apertura sul terreno, ma anche in mare, di cui non si riesce a vedere il fondo ed in cui si può cadere o da cui può emergere qualsiasi cosa, sia essa buona o cattiva.

Dunque esso è origine (da cui si emerge) e fine (in cui si precipita), indeterminato (in quanto non è visibile il suo fondo), smisurato (in quanto non si riesce a misurare) indifferenziato (in quanto le cose che si originano da esso sono della natura più varia e diversificata, buone e cattive, belle e brutte).

Esso simboleggia l’origine, la fine, Dio, ma anche il Male in quanto informe e indeterminato ed  il Caos primigenio, l’Apeiron, origine infinita, indeterminata e onnicomprensiva (e dunque Totalità) di tutto ciò che esiste.




Presso i Sumeri probabilmente è l’Apsu, il Dio che è fonte di tutte le acque sotterranee ed è Tiamat, l’acqua oceanica e caotica da cui Marduk, l’ordinatore, uccidendola ricava il cosmo attraverso un procedimento di divisione.

Babilonia è la città che forse meglio di tutte rappresenta il caos e la sua domesticazione, giacchè è Bab-ilu (porta del Dio, quasi il buco da cui Dio appare) ed è anche Babele (confusione di lingue), ma in essa svetta lo ziqqurat E-temen-an-ki (la casa del recinto o del fondamento del Cielo e della Terra), il luogo in cui il Caos (origine ed unione indifferenziata del Cielo e della Terra) viene delimitato e catturato.

L’Abisso simboleggia la tenebra in cui è sospeso il mondo creato da Jahvè

L’Abisso simboleggia il Caos greco, che prima di essere confusione, è Xasma (apertura, bocca), ma anche l’Informe cui alludono i Vangeli apocrifi, l’informe della nascita e della fine, l’Archetipo materno, la smisuratezza eraclitea dell’anima e dunque l’immensità dell’Inconscio

Infine nella filosofia prima Meister Eckart e poi Jakob Bohme intuiscono l’ambivalenza di questo simbolo e parlano di Grund Ab-grund (Il Fondamento senza fondo) come simbolo di Dio, metafora che verrà sviluppata in tutta la sua potenza dal secondo Schelling contro il Panlogismo hegeliano.


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