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14 dicembre 2007

Homer sum : Darwin

  

Charles Darwin, uomo quanto mai modesto e scrupoloso, incurante del prestigio scientifico, soprannominato in famiglia “la marea” per la sua autorevolezza, estese in un certo senso l’ambito di validità della teoria della popolazione di Malthus. Quantunque il concetto di evoluzione fosse più antico, Darwin ne fece il nucleo di una teoria confermata dai fatti per la quale specie simili sono come consanguinei (per niente immutabili) con una comune origine . E come l’uomo può operare una selezione tra specie  così in Natura è possibile una selezione non artificialmente indotta.




La teoria della selezione naturale dice che :

  • Poiché il tasso di riproduzione di tutti gli organismi supera di molto i mezzi di sussistenza disponibili e solo pochi esemplari tra i nati sono destinati a sopravvivere ed a perpetuare la propria specie.
  • Sono quegli individui che nella lotta per i mezzi di sussistenza sono in posizione vantaggiosa. Quanto più aspra è la lotta, tanto maggiore diventa l’importanza  delle minime differenze tra individui
  • Le caratteristiche che assicurano il successo a coloro che sopravvivono saranno trasmesse alla generazione successive dove inizia da capo un processo di selezione. La somma degli effetti di questo processo può produrre attraverso molto generazioni un allontanamento dalla  forma originaria e la nuova forma sarà determinata dai problemi specifici di sopravvivenza di un determinato ambiente.

Vedremo quali conseguenze avrà questa teoria in campo antropologico.


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13 dicembre 2007

Storia delle Brigate Rosse : l'Università di Trento

Per conoscere la genesi delle Brigate Rosse è indispensabile rivolgere alla facoltà di sociologia di Trento, dove crebbero politicamente e si imposero come quadri dirigenti Margherita Cagol e Renato Curcio, una particolare attenzione.
L'ISSS (Istituto superiore di studi sociali) sorge a Trento nel 1962 per iniziativa diretta del gruppo dirigente democristiano della provincia. Finito il periodo di ricostruzione, l'Italia sta attraversando il boom economico che "segna il passaggio da una fase capitalistica a una di capitalismo maturo, in cui la struttura del potere industriale non si limita piú ad esercitare il suo dominio totalitario soltanto sulle fabbriche, ma tenta sempre píú decisamente di estendersi verso il controllo rigido ed autoritario di tutti i meccanismi del sistema.” Sorge pertanto per il capitale la necessità di un maggior controllo sulla classe operaia e sugli altri strati sociali, nel quadro della cosiddetta "razionalizzazione neocapitalistica."
In questo quadro non sono piú sufficienti i tecnici tradizionali, ma occorrono tecnici di tipo nuovo, "ingegneri sociali" (sociologi, antropologi, psicologi, ecc.) che, allo stesso modo in cui l'ingegnere tradizionale conosce e utilizza in senso produttivo ogni parte della macchina, sfruttino ogni parte dell'uomo, carne e nervi. La sede di Trento, scelta perché considerata "zona tranquilla," costituisce oltretutto un terreno di incontro favorevole tra autorità politiche ed accademiche. Tuttavia, allo scopo di incrementare il numero degli iscritti, vengono ammessi per la prima volta in una facoltà diversa da quelle di economia e commercio e di agraria anche gli studenti provenienti da istituti tecnici; errore imperdonabile che il sistema pagherà molto caro, perché questi ultimi presto porteranno tutto il peso della loro origine di classe.


img218/56/curcioalberoniyd3.jpg
(Una chicca : Curcio è stato arrestato; Rostagno è stato ucciso in un agguato di mafia; ma chi
dei tre ha fatto proprio una fine di merda ? )




Anche a Trento, come in tutte le università italiane, c'era una volta il parlamentino degli studenti: l'ORUT, il quale tuttavia non organizzava alcuna lotta vincente, nemmeno sul piano rivendicativo-sindacale. Alla fine del 1965, viene presentato un DDL che declassa la laurea in sociologia in laurea in scienze politiche ad indirizzo sociologico. Il 24 gennaio 1966, l'assemblea generale (istanza quasi inedita per quei tempi) decide, per protesta, l'occupazione della facoltà che termina il 10 febbraio 1966.
La lotta conclusasi con una vittoria sull'obiettivo corporativo della laurea, è rilevante perché rende manifesto lo svuotamento dei parlamentini, dà agli studenti la coscienza della propria forza, valorizza una forma di lotta quasi nuova, l'occupazione, praticata fino ad allora solo in alcune facoltà di architettura. Tuttavia, "una volta conquistata la laurea in sociologia, non sono affatto risolti tutti i problemi riguardanti la struttura di potere dentro l'istituto, l'impostazione scientifico-culturale dei corsi, l'organizzazione accademica e la finalizzazione professionale della facoltà.”[2] La situazione è matura per la seconda occupazione, sempre su obiettivi corporativi (si chiede che alla stesura dello statuto della facoltà partecipino pariteticamente gli studenti), che si conclude con una vittoria.
Finalmente, durante la prima metà del '67, si registra un salto qualitativo: non piú obiettivi corporativi. La lotta viene centrata sulla tematica dell'antimperialismo. Gli studenti escono dal ghetto dell'università e per una settimana, dal 12 al 18 marzo, l'intera città è investita da una serie di iniziative di solidarietà con il Vietnam. Nell'università viene proclamato uno sciopero politico di due giorni. Durante un'affollata assemblea, tenutasi il primo giorno di sciopero, il direttore dell'istituto chiama per la prima volta ingenti forze di polizia. Uno ad uno gli studenti sono trascinati, fotografati, schedati e denunciati, col risultato di provocare un salto enorme di coscienza politica: si fa strada in molti la convinzione che il vero nemico non è l'autorità accademica ma il potere in tutte le sue articolazioni statuali. L'anno accademico successivo, il '67-68 non può di fatto neppure aprirsi: l'assemblea generale proclama uno sciopero "attivo" che ha il merito di spazzare via completamente l'ORUT. Durante questa fase il MS matura un radicale salto qualitativo, che lo conduce, sul piano dell'analisi sociale, a superare il momento sindacale, per recuperarlo ed inglobarlo in un disegno politico di piú ampia dimensione

(Dal libro "Soccorso Rosso")


13 dicembre 2007

Politeia :la reazione aristocratica alla democrazia in Grecia

 

Di fronte all’ascesa di un ceto artigianale e commerciale, le città greche conosceranno il conflitto sociale e al contempo i tentativi di prevenirlo attraverso riforme ed attraverso l’ideologia della Legge. I sistemi di leggi vengono più facilmente dalle colonie dove la tradizione e i rapporti già sedimentati non sono un ostacolo alla rielaborazione dei principi della convivenza (anche Platone per le sue riforme prenderà spunto dall’esperienza delle colonie).
Eraclito, Teognide e Socrate prenderanno apparentemente le difese dell’aristocrazia intuendo il potenziale conflitto tra le istanze della democrazia e quelle del sapere e delle competenze.



Licurgo                                                    Solone 

Infatti la democrazia è superamento della divisione del lavoro, mentre la concezione delle competenze è principio di divisione e di stasi sociale. In un periodo reazionario come quello che stiamo vivendo niente risuona più chiassoso delle competenze che non sarebbero né di destra né di sinistra e di tante farisaiche cazzate portate avanti solo da avidi candidati al potere politico ed al riconoscimento sociale. Noi comunisti combatteremo sempre per la cuoca di Brecht contro questi cadaveri eccellenti.


12 dicembre 2007

Investimenti

"In settembre tutto sarà finito ed io ho bisogno di alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace"



(Benito Mussolini)


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12 dicembre 2007

Adam Smith e lo sciopero dei camionisti

Se si osserva la condizione del più comune artigiano o lavorante a giornata di un paese civile e prospero, si noterà che il numero di persone, una parte della cui industria, sebbene piccola, è stata impiegata nel procurargli questa condizione, va al di là di ogni possibilità di calcolo....



...senza l'assistenza e la cooperazione di molte migliaia di persone anche l'essere più meschino di un paese civile non potrebbe godere nemmeno del tenore di vita di cui comunemente gode, che noi erroneamente riteniamo semplice e facile

(Adam Smith)


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11 dicembre 2007

Pirandelliana : da "Il fumo"

 

Guerra dunque e odio, fame, miseria  per tutti : per i produttori, per i picconieri, per quei poveri ragazzi oppressi, schiacciati da un carico superiore alle loro forze….




La luna , alta e come smarrita nel cielo, quasi non fosse di quella notte, ma la luna di un tempo lontano , dopo il racconto di tante miserie, illuminando le due coste della vallata, ne fece apparire ancora più squallida e lugubre la loro desolazione.


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11 dicembre 2007

Marx e la misura : cosa succede su una bilancia ?

 

La prima peculiarità che colpisce nella considerazione della forma di equivalente è che il valore d’uso diventa forma fenomenica del suo contrario, del valore. La forma naturale della merce diventa forma di valore. Ma questo quid pro quo si verifica per una merce B soltanto all’intermo del rapporto di valore nel quale una qualsiasi altra merce A entra con essa e solo entro questa relazione. Poiché nessuna merce può riferirsi a se stessa come equivalente, né quindi può fare della sua propria pelle naturale l’espressione del suo proprio valore, essa si deve riferire ad altra merce come equivalente, ossia deve fare della pelle naturale di un’altra merce la propria forma di valore.

Ciò ci sarà reso evidente dall’esempio di una misura, conveniente ai corpi di merci come corpi di merci, cioè come valori d’uso : un pan di zucchero, poiché è un corpo, è pesante e quindi ha peso, ma non si può vedere o toccare il peso di nessun pan di zucchero. Prendiamo vari pezzi di ferro, il cui peso sia stato prima stabilito. La forma corporea del ferro, considerata di per sé, non è certo forma fenomenica della gravità più di quanto sia quella del pan di zucchero. Eppure, per esprimere il pan di zucchero come gravità, noi lo poniamo in un rapporto di peso con il ferro. In questo rapporto il ferro vale come un corpo che non rappresenta null’altro che gravità. Quindi quantità di ferro servono solo come misura di peso della zucchero e rappresentano nei confronti del corpo zuccherino pura forma fenomenica di gravità.

Il ferro rappresenta questa parte solo all’interno di questo rapporto nel quale lo zucchero, o qualunque altro corpo, del quale si deve trovare il peso, entra con esso. Se le due cose non avessero gravità, esse non potrebbero entrare in tale rapporto e quindi l’una non potrebbe servire come espressione della gravità dell’altra. Se le gettiamo entrambe sul piatto della bilancia, vediamo effettivamente che esse come gravità sono la stessa cosa e che quindi in una determinata proporzione sono dello stesso peso. Come il corpo ferro come misura di peso nei confronti del pan di zucchero rappresenta solo gravità, così nella nostra espressione di valore, il corpo abito nei confronti della tela rappresenta solo valore.

Ma qui l’analogia finisce : nell’espressione di peso del pan di zucchero il ferro rappresenta una proprietà naturale comune ad entrambi i corpi, la loro gravità, mentre l’abito nell’espressione di valore della tela rappresenta una proprietà sovrannaturale di entrambe le cose : il loro valore, qualcosa di puramente sociale. Mentre la forma relativa di valore di una merce (ad es. della tela) esprime il suo essere valore  come qualcosa del tutto differente dal suo corpo e dalle sue proprietà, ad es. come eguale ad abito, questa stessa espressione indica che in essa si cela un rapporto sociale. Per la forma di equivalente vale l’inverso. Essa consiste proprio nel fatto che un corpo di merce come l’abito, questa cosa così com’è, tale e quale, esprime valore, cioè possiede per natura forma di valore. Certo questo vale solo all’interno del rapporto di valore, nel quale la merce tela è riferita come equivalente alla merce abito. Queste determinazioni della riflessione sono in genere una cosa strana. Ad es. un dato uomo è re solo perché altri uomini si comportano come sudditi nei suoi confronti. Viceversa essi credono di essere sudditi perché egli è re.

Ma poiché le proprietà di una cosa non sorgono dal suo rapporto con altre cose, ma anzi si limitano ad agire in tale rapporto, anche l’abito sembra  possedere per natura la sua forma di equivalente, la sua proprietà di immediata scambiabilità, quanto la sua proprietà di essere pesante o tener caldo. Di qui viene il carattere enigmatico della forma di equivalente, carattere che non colpisce lo sguardo borghese prima che questa forma gli si presenti di fronte, bella e finita, nel denaro. Allora egli cerca di eliminare a forza di spiegazioni il carattere mistico dell’oro e dell’argento, surrogando loro merci meno abbaglianti e recitando compiaciuto il catalogo di tutto il volgo di merci che a suo tempo ha rappresentato la parte dell’equivalente di merci. E non ha la minima idea che già la più elementare espressione di valore (venti braccia di tela = un abito) ci dà da risolvere l’enigma della forma di equivalente.

 

 




Qui Marx però forse esagera quando presenta la forma di equivalente come il fatto che il valore d’uso si faccia fenomeno del valore di scambio, giacchè nella locuzione “un abito” , “un” non sta per un abito qualsiasi o un determinato abito, ma per “numero 1 abiti” ed è il numero 1 (che nasconde nella propria apparente compattezza il lavoro necessario per fare un abito) a svolgere questa funzione di supporto e di nascondimento. Naturalmente si tratta sempre di “1 abito” e non di “1 pagaia”, ma il valore d’uso qui c’entra poco : si tratta sempre di “1 x il lavoro necessario a produrre ‘1 abito’ ”. Forse Marx intende dire che il valore di scambio è qui cristallizzato nel prodotto, nella merce, ma  questa infatti rimane come merce, cioè come cristallizzazione del valore di scambio e non valore d’uso. Il legame tra valore d’uso e valore di scambio va qui ancora trovato.

Quanto al fatto che nessuna merce si possa comparare con se stessa ( e nessun oggetto possa essere misurato da se stesso), Marx evidenzia come lo scambio presupponga l’identità nella diversità e cioè la comparazione, il rapporto e dunque come il mondo delle merci si presti molto alla dialettica ed al rapporto tra segni (forse su questo Ferruccio Rossi Landi e Jean Baudrillard ci potranno dire altre cose). In questa comparazione c’è in nuce l’universale metamorfosi di tutte le cose in tutte le cose e forse il mercato è il luogo dove questa metamorfosi si attua, almeno dal punto di vista semiotico (statico e non dinamico)

Nell’esempio fatto da Marx sul rapporto di peso tra pan di zucchero e ferro, si evince benissimo che il ferro non è valore d’uso, ma unità di misura del peso (esso cioè è considerato solo in quanto pesante). Il corpo dell’oggetto, sia esso abito o ferro, non è valore d’uso, ma da esso si astrae solo il valore nel primo caso ed il peso (la gravità) nel secondo.

Al tempo stesso Marx distingue tra la gravità che corrisponde a proprietà naturali ed oggettive delle cose e dei loro rapporti e il valore che è una relazione dovuta solo ai rapporti sociali esistenti tra gli uomini. Egli però trascura da un lato il fatto che le proprietà dei corpi collegate alla gravità sono astratte dai corpi stessi e quindi rimandano all’attività conoscitiva degli uomini, mentre d’altro canto non sembra tener conto del fatto che dietro il valore di scambio c’è comunque (secondo la sua stessa teoria) il lavoro e cioè un’interazione materiale tra uomo e il suo ambiente. Perciò la differenza tra scienze naturali e sociali e tra gli oggetti di questa scienze è stata maggiormente sfumata nel corso del Ventesimo secolo e il marxismo nuovo deve riflettere su questa evoluzione.

Tuttavia Marx vede che nel rapporto di valore sembra difficile trovare una proprietà comune che riguardi le merci nel loro corpo, nella loro oggettualità data e dunque sembra interpretare tale rapporto come qualcosa di legato ad un rapporto diverso tra due altri fenomeni della società (cioè i lavori necessari per produrre l’una e l’altra cosa). Mentre cioè il rapporto tra pan di zucchero e ferro si spiega sulla base di un rapporto tra due proprietà astraibili direttamente da essi, il rapporto di valore tra tela e abito si spiega facendo riferimento al rapporto tra due processi che non sono immediatamente rintracciabili negli oggetti considerati, ma la cui relazione ha bisogno di un rapporto sociale per diventare effettiva. Il rapporto tra pan di zucchero e ferro è diretto mentre quello tra tela e abito passa per il rapporto tra uomini. Non è del tutto vero (come abbiamo già detto), ma almeno abbiamo inteso il passo di Marx.

Marx alla fine prende in giro il pensiero borghese che vede solo nella moneta e nell’oro il mistero, mentre il mistero è già in ogni tipo di scambio e di comparazione. Il mistero, aggiungeremmo noi, è nel segno.

 

 


10 dicembre 2007

Unità

Il vecchio Ingrao ha sollecitato la formazione del nuovo partito unitario delle sinistre.
Non che non si debba farlo : che motivi avrebbero residui come Bertinotti e Diliberto per non stare insieme ? E organizzatori senza pensiero come Giordano e Pecoraro Scanio le cui espressioni verbali sono di una vuotezza analoga a quelle di una velina ?
Questa nuova formazione politica potrà avere una valenza inerziale, così come il Baath o il partito di Milosevic : e tutto ciò che rallenta la realizzazione del valore è comunque una benedizione.
Ma quello che sta succedendo adesso non ha niente a che vedere con le ragioni fondanti di Rifondazione. Anzi di queste ragioni il processo in atto ha una valenza liquidatoria.



Su questa mucillagine politica (mai termine è in questi giorni uscito più a proposito) l'invito all'unità di Ingrao ha la valenza di un imballaggio religiosamente ispirato.
Si tratta infatti di una generica istanza che, sin quando non specifica il cosa, il livello di azione, il perchè, finisce per condannare una tradizione politica di tutto rispetto all'afasia ed all'omologazione sotto mentite spoglie.
L'opposizione di sua maestà che Ingrao ha sempre incarnato alla grande oggi non è più sostenibile, dal momento che ci condanna alla paralisi.
Bisogna guardare altrove. Magari bisogna analizzare le origini, che ora come ora, sono ben più attuali del presente. Non si vuole mitizzare l'origine. Si vuole semplicemente congedarsi da un presente di così breve durata.


9 dicembre 2007

Pavese : da "Una stagione"

 

I vestiti diventano vento le sere di Marzo

E si stringono e tremano

Intorno alle donne che passano.




Il suo corpo di donna muoveva sicuro nel vento

Che svaniva lasciandolo saldo….

Col tempo anche lei che ha nutrito altri corpi

si è rotta e piegata…

ma, dei molti, una figlia ritorna a passare

per le strade la sera e ostentare nel vento

sotto gli alberi solido e fresco il suo corpo che vive.


(C. Pavese) 


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9 dicembre 2007

Ciociole 15 (Il mondo visto da Crociuzzo e Addolorata)

Aut  Aut

Addolorata : "Luttazzi licenziato anche da La7..."
Crociuzzo: " Ferrara ha detto : O via lui, o dovrete affittare una gru..."

Italianail

Addolorata: "Prodi ha detto che gli infortuni sul lavoro sono una piaga dell'Italia..."
Crociuzzo: "Ma lui almeno si è assicurato ?"


Te c'hanno mai mannato....

Addolorata: "La Finanziaria ha previsto un bonus per mandare i poveri in vacanza..."
Crociuzzo: "Ma la buonuscita c'è sempre stata..."


Questo ed altro su Minimimedia






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