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Dibattito su Emiliano Brancaccio
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24 luglio 2007

Uno strano confronto...

Governo : "Nel nostro programma prevediamo l'abolizione dello scalone..."
Cgil : "Noi invece vogliamo l'abolizione dello scalone..."
Cisl : "Dobbiamo trovare un punto d'incontro..."
Rifondazione: "Aboliamo lo scalone ! "
Uil: "Di chi è questa vocina fastidiosa ?"
Cgil: "Vedete ? Voi del governo siete divisi..."
Cisl: "Esprimete una posizione unitaria, altrimenti non sappiamo con chi contrattare..."
Bonino: "Vabbè, ci vogliamo tenere lo scalone.."
Cgil : "Finalmente una posizione chiara..."
Cisl: "Ora dobbiamo trovare un punto d'incontro..."
Rifondazione: "Ma il programma..."
Uil: "Ancora questa voce fastidiosa ?"
Prodi: "Facciamo gli scalini..."
Cgil: "Non saremmo d'accordo...con Rifondazione, ma penso che sia il massimo che possiamo ottenere..."
Uil: "Visto che capacità contrattuale ?"
Cisl: "Finalmente un accordo equilibrato tra posizioni che partivano molto differenziate...."


23 luglio 2007

Marx e il lavoro astratto (prima parte)

Se un abito = 2v e 10 braccia di tela = 1v, allora 20 braccia di tela =  1 abito.

Dunque , come valori, abito e tela sono cose di sostanza identica, espressioni oggettive di lavoro dello stesso genere. E pure se sartoria e tessitura sono lavori differenti, esse potendo essere svolte dal medesimo uomo, sono modificazioni del lavoro dello stesso individuo e non sono ancora funzioni particolari fisse di individui differenti.

Nella società capitalistica, a seconda del variare della domanda di lavoro, una porzione data di lavoro umano, viene fornita alternativamente nella forma di sartoria o in quella di tessitura. Se si fa astrazione del carattere utile del lavoro, rimane in questo il fatto che è un dispendio di forza lavoro umana. Il valore della merce rappresenta lavoro umano in astratto, così come l’uomo senz’altro nome rappresenta una parte misera della società civile. Il lavoro umano è dispendio di quella semplice forza lavoro che ogni uomo possiede in media. Il lavoro medio semplice varia il proprio carattere sia geograficamente che storicamente, ma è dato in una società data. Un lavoro più complesso vale solo come lavoro semplice moltiplicato, cosicché una quantità minore di lavoro complesso è uguale ad una quantità maggiore di lavoro semplice. Questa riduzione avviene costantemente ed una merce può essere il prodotto del lavoro più complesso di tutti, ma il suo valore la equipara al prodotto di lavoro semplice.


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Il carattere astratto del lavoro si riconduce dunque alla forza lavoro umana, all’essenza generica dell’uomo in quanto anonimo soggetto che può come tanti spendere la propria forza lavoro. Il corpo umano diventa un mistero, una sorta di anonimato che ha sicuramente rimandi teologici (cos’è infatti il Figlio dell’Uomo?). Ma questo ci porterebbe lontano. Mistero è anche il fatto che la riproduzione della forza-lavoro equivale ad un valore che è inferiore a quanto può giornalmente produrre la stessa forza-lavoro così riprodotta (questo mi ricorda il De hominis digitate di Pico e le immagini dell’uomo che ha le radici nella finitezza della terra ma si protende verso l’infinità del cielo)

Ritornando al ragionamento di Marx, il fatto che le eguaglianze tra diverse quantità di diversi prodotti siano reciprocamente fungibili, tali cioè che se 1 abito = 2v e se 10 braccia di tela = 1v allora 20 braccia di tela = 1 abito, è una dimostrazione che queste equivalenze rimandano ad una comune sostanza.  Mentre le visioni economiche che si rifaranno maggiormente alla dimensione  del consumo vedranno in questa coerenza il risultato contingente  di molteplici operazioni di compravendita , Marx si rifà ad una identità sottostante. Quest’operazione è lecita ? Che fondamenti ha ?

Anche la riducibilità del lavoro complesso al lavoro semplice seppure corroborata dal carattere di merce degli stessi prodotti del lavoro complesso, tuttavia sembra non perdere il suo carattere aporetico. E del resto le riflessioni sul cosiddetto lavoro cognitivo sono varianti dei ragionamenti susseguenti a tale aporia.


22 luglio 2007

Doping : lo sport è poco sportivo

Chi scrive condivide le tesi di quest'articolo.
Ovviamente non voglio che si liberalizzi il doping. Vorrei che invece di guardare lo sport di questi signori sbronzi di ambrosia, si facesse un po' di sana attività fisica.
Guardo con mio padre il Tour, ma giusto per vedere mio padre che guarda il Tour e si interessa di questo e di quello, pur consapevole che è tutto falso.
Voglio ricordare solo qualche caso che mi pare molto dubbio :
1) Che Armstrong sia un Signore del doping lo sanno tutti tranne l'ufficialità. Le sue vittorie sono false come i record della Kratochvilova. Basso che voleva seguirlo nell'abisso della vittoria a tutti i costi è stato bannato.
2) Che Ben Johnson sia stato l'unico gonzo dei giochi di Seul è un altro segreto di Pulcinella. Forse fu fregato dal fatto che rompeva le uova nel paniere a sua maestà Carl Lewis. Nei 100 e 200 metri femminili l'americana Florence Griffith vinse con un fisico robusto il triplo di quello mostrato qualche anno prima e con dei record che da soli dimostravano trattarsi della versione femminile di Ben Johnson. Ha dovuto morire d'infarto nel 1998 a soli 39 anni per mostrare che aveva messo a repentaglio la sua vita per vincere.


3) Ultimo caso : alle Olimpiadi di Seul del 1988 Giorgio Lamberti fallisce l'ingresso in finale dei 200 s.l. con il tempo di 1'50'' 47. L'anno dopo agli Europei stabilisce il primato mondiale della specialità con il tempo di 1'46''69, record imbattuto per circa dieci anni. Si tratta di quattro secondi di differenza quasi.   




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21 luglio 2007

Gelati

Come ben sanno Nanni Moretti, Water Veltroni e Fabio Fazio, le povere vite di noi postmoderni sono scandite dalle cazzate.
Beninteso, meglio le cazzate che le tragedie : questo anche noi comunisti dovremmo averlo capito.
Come scansione temporale ho pensato ai gelati.
Quando ero piccolo i primi gelati che ho preferito erano le macchine di plastica gialle o rosse con gelato a vaniglia e cioccolato. Mangiavo prima la vaniglia e poi il cioccolato, perchè mangio, bevo e leggo sempre prima le cose che mi piacciono di meno, per la serie "'o doce 'e sott' 'a tazza
fin'a 'mmocca m'adda arrivà"



Forse è un modo per avere un pretesto per non morire mai, per poi trovarsi morti come dei fessi...
Comunque dopo questi gelati, comparve il mio grande amore, il gelato che riassumeva questa filosofia di vita : L'Arcobaleno. Ghiacciolo a quattro colori : amarena, arancio, limone e...dulcis in fundo, Sancta sanctorum, un piccolo strato di ghiacciolo di menta.
Mangiare l'Arcobaleno era un itinerarium mentis in Deum, una progressiva acquisizione di conoscenza e di piacere. La secolarizzazione anni dopo avrebbe portato alla comparsa di ghiaccioli di menta che avrebbero volgarizzato tutto, mentre la menta sarebbe dovuta rimanere la piccola porzioncina finale. L'Arcobaleno sparì per un breve periodo, sostituito dallo Zoom, un gelato a forma di aereomissile, privo di menta e francamente simile a Giovanni Senzaterra che usurpa il trono legittimo di Riccardo Cuor di Leone.
Ricomparve l'Arcobaleno a furor di popolo, mentre a sostituirlo , quando il droghiere taccagno dirimpetto non ce l'aveva, c'era povero cristo, il Fiordifragola. Lo consideravo un ripiego questo ghiacciolo dal sapore di fragola con all'interno un po' di panna dolce, mentre oggi quando me lo mangio, lo considero com un reduce dal Vietnam con cui fare quattro chiacchiere : insieme ci diamo arie di sopravvissuti. All'epoca però lo disprezzavo e per un certo periodo come rincalzo gli preferii il Lemarancio, ghiacciolo all'arancia con all'interno crema al limone.
Dimenticavo, c'era anche un grattacheccaro (come si dice a Roma) che vendeva per strada un cono morbido con granita sciolta al limone. Si chiamava Nicchinac (o Nick nack) ed è oltre mio padre l'altra grande quercia della strada dove vivo : ha un anno più di mio padre (dunque 99 anni) ed ancora cammina, è lucido, un capolavoro
Poi venne il diluvio della secolarizzazione, proprio con la comparsa di gelati che prefiguravano il Paradiso in terra : primo tra tutti Il Magic Cola. Un gelato da sogno : la sintesi tra il ghiacciolo e la Cocacola, anche perchè mia madre non ci faceva ghiacciare nessuna bibita ("te vene nu ' morbito"... gridava). Fu l'inizio della fine, un turn over tra ghiaccioli di cui non ricordo più nemmeno il nome.
Mi innamorai dei gelati preparati "artigianalmente" (absit iniuria verbis) : preferivo cono caffè e nocciola con le noccioline sopra, anche se a Piazza Garibaldi c'era un bar che faceva un  (unico)  anguria e melone che io andavo a mangiare ogni domenica pomeriggio, accompagnato dal paziente papà.
Mi diressi, tornando ai confezionati, verso più impegnativi gelati alla crema, non senza passare per il croccante, prima all'amarena, poi alla nocciola. Il secchiello preferito fu la Coppa Olimpia al cioccolato, che mi sembrava più sobria della coloratissima Coppa Rica all'amarena. Passai poi al Cucciolone, che sostituiva il più essenziale Camillino (due cialde e vaniglia) con un tripartito due cialde e cioccolato, vaniglia e zabajone (il cioccolato lo mangiavo all'ultimo, senza capire che quello che mi piaceva di più era lo zabajone che mangiavo per primo). Riscoprii il Camillino, quando sulla cialda del Cucciolone misero vignette di fumetti indurendola (con zucchero glassato ?)
Ora mangio un po' di tutto : mi piacciono di più la Spagnola della Carte d'Or, oppure il Tiramisù, e poi il Magnum essence. Ma quando mangio un Fiordifragola, che fedelmente mi ha aspettato tanti anni, penso a quando gustare un gelato era qualcosa che veniva concesso al massimo una volta al giorno. E divento il Marcello Prusto de no'antri...


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19 luglio 2007

Una suggestione

  

Ave, o Maria
piena di grazia
il Signore è con te
tu sei la benedetta
fra le donne
e benedetto è il frutto
del tuo seno
Gesù


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19 luglio 2007

Ah, la spesa pubblica in Italia....

Facciamo una comparazione tra i costi dell'università in Italia, Germania, Svezia (anno 2005).
1) In Italia l'università costa allo studente da 1200 a 1700 euro all'anno. In Germania 40-50 euro all'anno. In Svezia è gratuita.
2) In Italia il costo mensile per un alloggio è circa 500 euro (per una stanza  a Milano). In Germania è 200-250 euro (per una stanza a Berlino). In Svezia è 200-300 euro ma per un appartamento, che non si usa condividere.
3)In Italia l'abbonamento al trasporto pubblico all'anno è (o meglio era) di 170 euro all'anno. In Germania 140 euro. In Svezia 100 euro.
4) Una birra in un pub in Italia costa 4-5 euro, in Germania 3 euro, in Svezia 6 euro. La paga oraria di un cameriere in un pub è di 6 euro in Italia, 8 in Germania, 10 in Svezia.
5) Gli aiuti economici dallo Stato in Italia sono legati al reddito familiare e così pure in Germania (dove però si fanno prestiti da restituire al 50%). In Svezia, a prescindere dal reddito si danno 300 euro mensili a studente, più un prestito di 400 euro da restituire alla fine degli studi.

Per questo che in Italia, la spesa sociale va tagliata.
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18 luglio 2007

La Rosacroce nel pugno....

A Bonino, la superlaika prematurata ed a Rutella, la pretessa maritata, non frega più di tanto se lo Stato debba essere laico o meno, se la fede vada tutelata o meno.

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Alla fine questi grandi opportunisti, si ritrovano uniti, la Rosacroce nel pugno, nel comitato d'affari che cerca di indebolire ulteriormente le forze della classe lavoratrice di questo paese.
Dio e la scienza non reggono al fascino ormai sempre più indiscreto del Capitale.


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18 luglio 2007

L’Ernesto”: «False le informazioni sul voto al CPN sulle pensioni.»

 

«Siamo davvero stupiti nel leggere sulla stampa nazionale le dichiarazioni del compagno Franco Giordano, secondo il quale, nel Comitato politico nazionale del partito della Rifondazione comunista, la maggioranza – sulla questione delle pensioni - -avrebbe ottenuto il 90, 1% dei voti.
In verità – i verbali e le testimonianze potranno facilmente testimoniarlo – il voto finale sulle pensioni è stato il seguente: 35 voti alla maggioranza e 22 voti all’ordine del giorno delle minoranze (che chiede la cancellazione dello scalone “Maroni” così come previsto dal programma dell’Unione).
E’ vero che, al momento del voto al Cpn, molti se ne erano andati.
Tuttavia, 35 a 22 è stato il risultato vero e finale, e davvero non si sa come sia possibile parlare di un 90,1% di voti alla maggioranza.
Questa percentuale, siamo certi, è un sogno della maggioranza, un’illusione che si infrangerebbe se fossero, una volta tanto, consultati gli iscritti e i militanti del nostro partito, contrari sia alla subordinazione governista, che al superamento del Prc in un altro partito con Mussi ed altri».

Fosco Giannini, senatore Prc
Gianluigi Pegolo, deputato Prc
Leonardo Masella, Comitato politico nazionale Prc


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18 luglio 2007

Aveva ragione Gaber

Bonino: "Rimetto il mandato..."
Selva: "Ritiro le mie dimissioni..."
Crociuzzo: "Come diceva Gaber...due cagate in un colpo solo ?"


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18 luglio 2007

L’insufficienza della politica fiscale

 

Riccardo Realfonzo (di cui riporterò quasi fedelmente parte dell'articolo) non salva giustamente nemmeno la politica fiscale del governo dell’Unione.

Egli dice che pur non sottovalutando l’impatto, forse soprattutto simbolico, della variazione in senso progressivo della curva fiscale non si può nascondere che la manovra trasferisce verso i redditi bassi una quota estremamente ridotta del Pil, non giungendo nemmeno a ripristinare la progressività fiscale antecedente al governo Berlusconi; vi è poi un rischio di incremento delle imposte a livello locale, che annullerebbe i benefici per le famiglie bisognose; senza contare il fatto  che una vera manovra redistributiva si fa potenziando lo stato sociale. E soprattutto bisogna considerare gli effetti deprimenti sul Pil della “manovra correttiva”; e se è vero che sarebbe ridicolo pensare che le variazioni del Pil misurino il benessere è anche vero che la stagnazione genererà una “decelerazione nella dinamica dell’occupazione” (sempre parola di Padoa Schioppa) abbattendo il potere contrattuale dei lavoratori.

 


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