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26 maggio 2008

Cesare Pavese : Indisciplina (1)

L'ubriaco si lascia alle spalle le case stupite
Mica tutti alla luce del sole
si azzardano a passare ubriachi.
Traversa tranquillo la strada
e potrebbe infilarsi nei muri,
chè i muri ci stanno.



Solo un cane trascorre a quel modo
ma un cane si ferma
ogni volta che sente la cagna
e la fiuta con cura.
L'ubriaco non guarda nessuno
nemmeno le donne.


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26 maggio 2008

La globalizzazione secondo Riccardo Bellofiore : il vero senso del toyotismo

 

Per quel che riguarda il toyotismo, va evitata quella trappola secondo cui, per mantenere una visione critica dei processi di lavoro, si è costretti a negare qualsiasi forma di ricompattamento delle mansioni e di riqualificazione della manodopera, oppure a vedere nell'inclusione organica del lavoratore la sua riduzione a cosa tra cose, mera passività. Certo, nei due casi si può avere l'impressione di mantenere validità alla tesi marxiana che il lavoro capitalistico è lavoro 'astratto': in un caso, perché si fa l'equazione 'astratto' = 'privo di determinazioni concrete', e perciò 'senza qualità' nel senso di 'dequalificato'; nell'altro caso, perché si confermerebbe la tesi, che si attribuisce (a torto) all'autore del Capitale, del procedere di una sempre maggiore reificazione universale sino a fare del lavoro una merce. Ma è una impressione priva di fondamento. Ciò che avviene nella realtà dei processi 'postfordisti' è che il capitale, dopo la risposta tecnologica al conflitto sociale che prese corpo nel corso degli anni settanta, e consistente in una automazione spinta (fondata sull'informatica) dei processi produttivi, si è presto reso conto di aver bisogno di un più ravvicinato e maggiore controllo dello scorrere del flusso della produzione nell'atto stesso del suo svolgersi, tanto per evitare i costi potenzialmente insostenibili di una interruzione del lavoro nei nuovi processi, quanto per limitare la loro intrinseca fragilità. Tale controllo non poteva che essere effettuato dall'elemento 'attivo' del processo di lavoro, dalla forza lavoro: una forza lavoro che doveva essere più attenta, più elastica, più 'partecipativa', e talora più qualificata. È qui che ha origine la parziale riunificazione di ideazione ed esecuzione, in alcune fasi della produzione capitalistica - parziale anche nel senso che, pur insistendo sull'importanza qualitativa di quella riunificazione, va segnalato come vada avanti nel capitalismo attuale l'estensione quantitativa del lavoro 'tayloristico', con tutte le sue caratteristiche tipiche. D'altra parte, dove si verifica, il superamento della separazione di concezione ed esecuzione del lavoro è, esattamente, lo strumento di una maggiore intensificazione del lavoro e di una maggiore subordinazione alla valorizzazione. Allo stesso risultato congiurano le dinamiche dei vari mercati. La frantumazione del mercato del lavoro, la crescita ridotta e incerta del mercato delle merci, la deregolazione del mercato monetario e finanziario fanno della eventuale 'autonomia' riconosciuta ai lavoratori nei luoghi di lavoro una autonomia limitata.



 

A tal proposito vanno fatte le seguenti considerazioni :

1) Il toyotismo è un fenomeno specificamente giapponese e la sua applicazione a contesti geoeconomici diversi è stata parziale. In Giappone esso si inserisce in una cultura dove allo Stato si sovrappongono ancora appartenenze claniche, per cui l’aziendalismo che ne deriva non ha un carattere del tutto sostitutivo rispetto alla sfera pubblica. Inoltre come metodologia lavorativa si sposa perfettamente con le tendenze comunitaristiche molto forti in Giappone.

2) In Occidente invece esso si inserisce nella crisi dello Stato sociale e dunque ne sostituisce o ambisce a sostituirne la funzione. Esso quindi favorisce una involuzione reazionaria ed anacronistica dei rapporti sociali, promuovendo l’isolamento di interi distretti geoeconomici e la disgregazione del tessuto sociale. Come metodologia lavorativa soprattutto in Italia esso è solo una pallida imitazione del modello nipponico e sfocia nella cristallizzazione dei rapporti familistici delle piccole imprese e nella proiezione utopica di tali rapporti nelle imprese più grandi : il leghismo è anche una conseguenza di questo coinvolgimento al ribasso del lavoratore nell’impresa e nel territorio e la credenza illusoria che tale coinvolgimento possa salvare dalla precarietà.


26 maggio 2008

Homer sum : aspetti attuali di Darwin

Darwin più che attribuire ad un unico fattore le variazioni necessarie per l'evoluzione della vita sosteneva che tutti i fattori di modificazione (la selezione naturale, le condizioni ambientali, gli effetti ereditari dell'uso di parti del corpo) cooperano tra di loro in modo da rendere estremamentedifficile isolare l'azione di ognuno di essi nello sviluppo evolutivo.



Inoltre Darwin non ha mai negato che almeno gli animali superiori presentano caratteristiche in genere attribuite solo all'uomo (ragione, immaginazione,emotività, linguaggio), ma che la principale differenza tra essi e l'uomo è che quest'ultimo compie tali operazioni molto più rapidamente.

 


26 maggio 2008

Cuius (decreto) regio eius religio

Il governo contro Chiaiano agita la legalità e i superiori interessi dello Stato.
Peccato che la prima sia solo un simulacro emergenziale (un governo che svolge il proprio ruolo in base a decreti legge non è che stia proprio a posto con la coscienza), ed i secondi siano tutti da dimostrare nella scelta dei siti da porre a discarica (visto che spesso le istituzioni in queste scelte stavano tranquillamente contro le leggi vigenti).




Quando la decisione politica diventa vuota ed indifferente al proprio contenuto si aprono interi baratri in cui piomba la legittimità di tutto i sistema politico esistente.
Vuoi vedere che Grillo, quando dà un anno e mezzo di vita a tutto il circo, ha ragione ?
Vuoi vedere che in discarica finirà molto più di quanto immaginavamo


26 maggio 2008

Marx e la comparazione del lavori secondo Ricardo

 

Ora, l'economia politica ha certo analizzato, sia pure incompletamente il valore e la grandezza di valore. Per quanto riguarda il valore in genere, l'economia politica classica non distingue mai espressamente e con chiara coscienza il lavoro come si presenta nel valore, dallo stesso lavoro, in quanto si presenta nel valore d'uso del proprio prodotto. Naturalmente, l'economia classica fa di fatto questa distinzione, poiché la prima volta considera il lavoro quantitativamente, la seconda qualitativamente. Ma non le viene in mente che la distinzione puramente quantitativa dei lavori presuppone la loro unità qualitativa, ossia eguaglianza, e quindi la loro riduzione a lavoro astrattamente umano. Per esempio, il Ricardo si dichiara d'accordo col Destutt de Tracy che dice: " Poiché è certo che le nostre facoltà fisiche e morali soltanto sono la nostra ricchezza originaria, che l'uso di queste facoltà, un lavoro qualunque è il nostro solo tesoro originario, ed è sempre questo uso che crea tutte quelle cose che noi chiamiamo beni... è certo che tutti quei beni rappresentano solo il lavoro che li ha creati, e se essi hanno un valore, o addirittura- due valori distinti, essi possono averli soltanto da quello del lavoro dal quale emanano "

Accenneremo soltanto che il Ricardo attribuisce al Destutt la propria interpretazione più profonda. Certo, il Destutt dice di fatto, da una parte che tutte le cose che formano la ricchezza " rappresentano il lavoro che le ha create ", ma dice anche, d'altra parte, che esse ricevono i loro " due diversi valori " (valore d'uso e valore di scambio) dal " valore del lavoro ": e così ricade nella superficialità dell'economia volgare, che presuppone il valore di una merce (qui il lavoro) per poi determinare mediante esso il valore delle altre merci. Il Ricardo lo legge in modo da far rappresentare lavoro (non valore del lavoro) tanto nel valore d'uso quanto nel valore di scambio. Ma anche il Ricardo distingue tanto poco il carattere duplice del lavoro che ha duplice rappresentazione, da doversi dar da fare laboriosamente con le banalità di un J. B. Say per tutto il capitolo Ricchezza e valore, loro qualità distintive. Per questa ragione alla fine si stupisce ancora che il Destutt vada d'accordo con lui sul lavoro come fonte di valore, e tuttavia, d'altra parte, col Say, sul concetto di valore.


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Marx qui evidenzia di nuovo il fulcro della sua concezione, fulcro che si esemplifica in due principi: A) La comparazione quantitativa dei lavori presuppone l’unità qualitativa di essi nel lavoro astrattamente umano (qui Marx porta Aristotele nell’economia politica classica) B) Il lavoro non ha un valore essendo il criterio per la costituzione e la misura del valore ( Qui Marx è kantiano giacchè Hegel e certa metafisica si caratterizzano anche per l’applicazione del criterio a se stesso, dunque per il carattere riflessivo dei principi)

Ovviamente anche qui Marx non fa intravedere la parte arbitraria del suo ragionamento e cioè il fatto che la comparazione tra due merci (tra due valori) non rimanda ad una merce (o un  valore) astrattamente intesa , mentre ciò vale per la comparazione tra due lavori.

La relazione semiotica tra due enti viene da Marx manipolata retoricamente. Il punto è vedere se tale manipolazione sia interna ad una strategia cognitiva e pratica più complessiva.

 

 

 


25 maggio 2008

Travaglio : un tentativo di approfondimento

Molte discussioni si sono fatte sulla polemica tra D'Avanzo e Travaglio e penso sia il caso di dire ancora qualcosa :
1) D'Avanzo si sofferma sul metodo dichiarato di Travaglio e cioè quello di attenersi ai fatti. Questa è una strada a mio dire non molto utile, perchè è facile porre il problema che da un punto di vista teoretico è difficile parlare di fatti (anche per uno scienziato lo è), quanto si deve parlare più di interpretazioni. Da questo punto di vista la tesi di Travaglio se interpretata come una metodologia è teoreticamente debole. Tuttavia se il livello teoretico permette una conclusione problematica, ambigua (se non del tutto contradditoria) o scettica, non così lo permette un livello più pratico di discussione che in qualche modo ci deve orientare alla prassi etico-politica. A tale livello l'obiezione sui fatti non ha molto senso e il metodo di Travaglio si rivela in realtà una sorta di monito a prendere in considerazione i dati da cui il giornalista parte (le notizie di agenzia, i resoconti dei processi etc.) e a partire da essi, cosa che secondo Travaglio non viene fatta non per mancanza di metodo, ma per subalternità della maggior parte dei giornalisti al potere dei partiti. Il dato in tal caso da cui parte Travaglio è che alcune notizie (lui li chiama "fatti") non vengano assolutamente prese in considerazione nell'affrontare un evento. Ad es. quando Schifani è stato eletto Presidente del Senato, più di un giornalista avrebbe dovuto usare la notizia per cui Schifani molti anni fa è stato in società con alcuni individui penalmente condannati in reati collegati alla mafia e sottoporla alla valutazione del lettore, magari accompagnandola con un'ipotesi circa il modo di collegare le due notizie (l'ascesa alla Presidenza del Senato e la vecchia società con i mafiosi), ipotesi che può essere garantista, giustizialista, dubbiosa etc etc. Non avendolo fatto nessuno ed avendo scritto un libro sui rapporti dei parlamentari con la giustizia, Travaglio ha usato la vetrina di un talk show televisivo.

2) Il tentativo che fa D'Avanzo per criticare il metodo di Travaglio, contrariamente a quello fatto da Antonello Piroso (che fa l'esempio di Di Pietro) sarebbe inquietante, se non fosse stato fatto da uno stimato giornalista, perchè nel fare l'esempio, D'Avanzo sembra gettare effettivamente il sospetto, come quando si fa un avvertimento trasversale. L'ammiccamento non è un caso di scuola, ma sembra essere anche un warning a Travaglio. E tuttavia non costituisce un argomento : D'Avanzo dice che qualsiasi agenzia del risentimento potrebbe fare con Travaglio quello che Travaglio ha fatto con Schifani. Questo però non è un argomento contro il "metodo" Travaglio, tant'è che Travaglio contesta il merito dell'accusa a lui fatta, apparentemente sbagliando bersaglio (perchè il discorso era sul metodo), ma in realtà perchè quel metodo Travaglio lo accetterebbe anche per sè, tanto è vero che risponde nel merito. Travaglio ha ragione : il suo metodo lo si può applicare anche a lui stesso, come a Di Pietro (che a mio parere non è affatto pulito come si pensa anche se è molto meno pericoloso di Berlusca e compagni, ma di questo parlerò in altra occasione)  E secondo me Travaglio ne può uscire anche male, ma questo nemmeno può essere un argomento contro il suo metodo che è quello di collegare dati secondo un'ipotesi. Per me Travaglio potrebbe stare anche in galera, l'importante sono i dati che mi offre e le ipotesi che fa. Travaglio parla di "fatti" e "verità" ed in questo ha torto, ma che lui parta da "dati" e che le sue ipotesi siano da prendere in considerazione mi sembra condivisibile.

3) Che la possibilità evidenziata da D'Avanzo non mette in crisi il cosiddetto "metodo Travaglio" è dato anche dal fatto che un altro a cui è effettivamente successa una cosa del genere è stato Paolo Sylos Labini, il quale accetta le conclusioni di Travaglio (e forse anche il metodo) ma confessa candidamente nella Introduzione a "Gli intoccabili" (di Travaglio e Lodato) che fu denunciato ed incriminato da parte di un giudice legato a Giacomo Mancini e privato del passaporto per dieci anni. Ma egli replica serenamente che erano tutte calunnie e che fu assolto con formula piena e con questo non rifiuta di fare l'introduzione al libro di Travaglio, forse perchè egli condivide (al di là di un metodo che forse non c'è nè deve esserci) il merito di ciò che Travaglio e Lodato dicono, le ipotesi che Travaglio e i suoi colleghi fanno circa ciò che è effettivamente avvenuto.

4) D'Avanzo dice che Travaglio prende un fatto controverso con la complicità della potenza della Tv e lo getta in faccia (per motivi strettamente commerciali) agli spettatori manipolandoli cinicamente, lasciando dietro una secrezione velenosa che lascia credere agli spettatori stessi che la seconda carica dello Stato sia un mafioso e alimentando la collera della gente ne distorce la giustissima rabbia contro la malapolitica. Non entro nel merito sulla spiegazione che D'Avanzo dà del comportamento di Travaglio (anche su questo D'Avanzo prende nettamente posizione usando nei fatti il "paradigma Travaglio"). In realtà Travaglio fa quello che deve fare un giornalista impegnato e cioè presentare dei dati, di cui gli altri giornali nella presente occasione non hanno parlato, elaborandoli in un'ipotesi di cui egli è fortemente convinto (come lo sono del resto io). Quella che D'Avanzo chiama manipolazione è semplicemente l'interpretazione inevitabile dei dati che ne fa Travaglio e che lui ha tutto il diritto di fare in pubblico fatta salva la possibilità di chi è oggetto di queste accuse di querelare chi le ha fatte, nel caso risultino offensive della sua reputazione (e nel caso siano palesemente ingiustificate). Dire però che si tratti di distorsione della rabbia è errato : se la rabbia è giustissima è proprio per i  dati inquietanti che Travaglio ha raccolto e di cui quello di Schifani è uno dei tanti , dati che risulta piuttosto difficile assemblare in un'ipotesi alternativa a quella di Travaglio, per quanto sia giusto che in sede penale il dubbio sia pro reo. Dire che la rabbia è giustissima, ma contestare la possibilità di presentare i dati che sostanziano questa rabbia è un'operazione piuttosto strana. Inoltre Travaglio nell'intervista a Fazio non ha detto letteralmente che Schifani sia un mafioso, ma ha semplicemente fatto capire che per lui basta che si parta dal fatto (il dato documentato) che Schifani sia stato in società con persone poi condannate per mafia per concludere che la Presidenza del Senato abbia avuto una triste parabola storica.

5) Ed è forse questo il punto : l'Italia per quanto sia compresa nel G8, è un paese con anomalie gravi e specifiche : quattro regioni devastate dalla criminalità organizzata (e  le altre comunque coinvolte), eventi tragici e spesso violenti del passato (stragi, omicidi, scandali politico-finanziari) che non hanno visto l'emergere di alcuna verità giudizialmente accertata, una percezione della corruzione molto diversa (nel senso di "maggiore") da quella di altri paesi con cui condividiamo più o meno lo stesso Pil procapite ed altri indicatori economico-sociali. E tutto questo senza avere (come invece hanno altri paesi) consuetudini che consentano di escludere dall'accesso a cariche istituzionali persone a causa di reati non particolarmente gravi o persone dalla reputazione piuttosto controversa (come possono essere un Berlusconi, un Dell'Utri, un Andreotti, uno Schifani). In una situazione del genere il lavoro di giornalisti come Travaglio è meritorio proprio perchè evidenzia indirettamente come nel campo dell'accesso a cariche istituzionali (per le conseguenze pericolose che comporterebbe la verità di certe ipotesi) il limite non può essere ristretto alle verità giudizialmente accertate. E' giusto che Schifani possa evitare una condanna penale in base ai dati presentati da Travaglio, ma è politicamente è altrettanto opportuno che Schifani non avesse avuto accesso alla carica che attualmente ricopre
E del resto chi scrive, a sentire i racconti della propria madre (molto imprecisa) il cui cugino sarebbe stato un "uomo di conseguenza"  che avrebbe passato 25 anni di galera per omicidio (circa cinquant'anni fa), pure ricadrebbe sotto la scure delle agenzie del risentimento.
Mannaggia, una carriera politica rovinata dai girotondini.
 


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24 maggio 2008

Un ultima domanda

Crociuzzo : " Ho visto il plastico di Cogne. Me ne sono fatto uno di marzapane e me lo sto finendo di mangiare. Ho visto Vespa, Zecchi e la Perego.



Ho firmato una petizione per la grazia alla Franzoni, pure perchè altrimenti è più difficile intervistarla.
Ma in tutto questo bailamme una cosa non ho capito : ma chi cacchio è Samuele ? "


23 maggio 2008

Il Prof. Ortolani sulla questione rifiuti

 Sul territorio regionale sta succedendo di tutto, a causa dello scandalo rifiuti. E che fanno le Università (Rettori, Senati Accademici, Presidi di Facoltà...)? Ufficialmente fanno finta di non vedere e non sentire. Eppure sanno che la Campania sta precipitando sempre più in basso. Sanno che la nostra regione è stata ed è ancora "terra da sfruttare" da parte di voraci sanguisughe che per 14 anni hanno volontariamente fatto aggravare lo "scandalo rifiuti" in base ad azioni promosse da vari governi nazionali e locali che hanno agito come se fossero "agli ordini" di potenti imprese italiane. Ad esempio, alcuni docenti erano componenti della commissione che ha aggiudicato l'appalto alle imprese del gruppo Impregilo-Fiat per la realizzazione dell'inceneritore di Acerra, quasi ultimato in un'area già caratterizzata da un inquinamento ambientale superiore a quanto previsto per legge (sarà praticamente impossibile, pertanto, farlo funzionare dal momento che sono state disattese le prescrizioni del 2005 della Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente relative agli interventi da realizzare per diminuire l'inquinamento ambientale). Vari docenti, a titolo personale, si sono distinti per le loro collaborazioni ai Commissari di Governo assumendo anche incarichi di elevata responsabilità nelle costose ma infruttuose attività connesse al problema dei rifiuti.
Mentre si riscontra una disattenzione da parte dei vertici universitari, si registra una sempre crescente partecipazione alle vicende regionali da parte del personale dei vari atenei regionali, tra i più prestigiosi del Mediterraneo. C'è un desiderio sempre più sentito di contribuire istituzionalmente a risollevare la Campania.
Discutibili provvedimenti giuridici hanno mantenuto in vita il Commissariato Straordinario di Governo, vera e propria "isola franca" dove quasi tutto è stato possibile utilizzando le risorse finanziarie alimentate dalla tassazione dei cittadini. Come è possibile che una persona (il Commissario di Governo) possa eludere leggi dello Stato Italiano? Come è possibile che i Governi Nazionali abbiano continuato a finanziare il Commissariato per 14 anni (e chissà ancora fino a quando) in nome di una programmata e istituzionalizzata emergenza? E' stato tutto normale? Come evitare simili deviazioni in futuro? Può mai essere tollerata un'emergenza per un periodo superiore ad un massimo di 12 mesi? Colleghi giuristi, a voi la palla.
Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti riciclati, dalla opzione "rifiuti zero" ai metodi di inertizzazione e incenerimento ormai consolidati, sicuramente gli ingegneri avranno già eseguito varie esperienze e altre sono in grado di avviare.
Per quanto riguarda la pianificazione del territorio, credo che diversi piani sovracomunali siano stati calati in un ambiente "privo di rifiuti" e dei problemi reali ad essi connessi risultando così, astratti; non credo che abbiano considerato l'impatto socio-economico ed ambientale che, di fatto, sta determinando lo scandalo rifiuti. Una loro revisione ed adeguamento è cosa quanto mai necessaria!
Rifiuti e salute dell'uomo, attualmente e nel futuro. L'esperto di De Gennaro è venuto a spiegare quale sia, secondo lui, il reale stato dell'arte in Campania, dopo che il rapporto discarica-salute non è stato attentamente valutato attorno alla più grande discarica d'Italia (Pianura) da parte dell'Istituto Superiore di Sanità. Le varie Facoltà di Medicina e le strutture sanitarie regionali avranno certamente qualificati dati da esporre in modo da confermare o contraddire quanto asserito dal Dott. Greco.
Discariche e attività agricole e zootecniche: che relazioni vi sono? E' normale che le pianure più fertili del Mediterraneo vengano disseminate di altre discariche, che quelle abusive non siano risanate e che le competenti istituzioni (civili e militari) non si siano ancora dotate di moderni ed efficaci strumenti di controllo satellitari in grado di monitorare H24 il territorio? Le facoltà di Agraria e Veterinaria e di Scienze devono intervenire ufficialmente per fornire un quadro scientificamente corretto, per evitare errori di importanza strategica e dirompente per l'economia regionale.
Energenza Rifiuti in Campania Discariche e ambiente: sembra un fatto normale che poche centinaia di metri sopra l'Oasi naturalistica di Persano e delle opere di prelievo idrico di 250 milioni di mc annui per l'irrigazione della Piana del Sele siano state realizzate ben due discariche regionali? E che dire poi delle relazioni tra rifiuti e acque superficiali e sotterranee, specialmente nell'attuale periodo di transizione climatica? Le Facoltà di Scienze possono fornire validi contributi atti a tutelare l'ambiente e le risorse naturali autoctone di importanza strategica.
Non governo e malgoverno in questi ultimi 14 anni hanno causato una devastazione circa le relazioni tra cittadini, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni sovracomunali nel senso che i campani non hanno più fiducia nei loro confronti. Si tenga presente che dopo 14 anni di Commissariato di Governo in Campania vi è una sola discarica attiva, a Macchia Soprana (Serre), fino alla prossima primavera. In Emilia Romagna, senza Commissario di Governo, vi sono 28 discariche attive. Tale situazione rende, attualmente, difficilmente risolvibile una pacata soluzione dello smaltimento dei rifiuti. C'è un bel lavoro per i colleghi di Sociologia e Scienze Politiche, di analisi e didattica, prima di tutto nei riguardi degli amministratori sovracomunali.
Tutti i colleghi universitari possono promuovere iniziative. E' evidente che un intervento ufficiale e autonomo delle università avrebbe un significato immenso: i cittadini avrebbero un riferimento scientifico, al di sopra di ogni interesse, che attualmente manca. Colmare questo vuoto sarebbe un contributo significativo per uscire dalla crisi regionale.

Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

8 febbraio 2008


22 maggio 2008

Berlusconi e il governo a Napoli

Berlusconi : "Eccoci qua : Napule mia bella Napule. E' fior' e' Napule, o' fium'e Napule..."

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Da sinistra dietro : Larussa, Maroni, Sacconi, Calderoli, Bossi, Frattini
Da sinistra davanti : Brunetta (in completo nero) e Il Presidente, un po' più alto, in azzurro.


Crociuzzo : "Questi 22 sacchetti devono andare in Germania...."


22 maggio 2008

Il Comitato allarme rifiuti tossici sull'emergenza rifiuti

 

Intanto è maxiemergenza.


Come un orologio svizzero, in maggio!
Fenomeno a carattere di stagionalità: la maxiemergenza rifiuti.
A fronte di una continua presenza di cumuli nelle strade un po' tutto l'anno, natale e maggio rilevano il picco stagionale che poi si protrae per alcuni paio di mesi per recuperare il pregresso.

Si dirà: non hanno voluto gli inceneritori, né la discarica a Chiaiano!
A ben vedere, però, la discarica di servizio esistente non è ancora esaurita.
A scatenare la maxi emergenza di maggio, invece, tre fenomeni contemporanei: la chiusura del sito di Ferrandelle per lo sciopero dei dipendenti che non hanno ricevuto gli stipendi; la chiusura dell'impianto CdR per festa patronale (si lavora la domenica, ma al giorno del santo patrono no!), l'interruzione per diversi giorni dei trasferimenti in Germania per mancanza di alcune autorizzazioni che durante la campagna elettorale erano sempre fluite con continuità.
Qui non si discute che Germania e Ferrandelle sono flussi a carattere limitato e da sostituire con soluzioni strutturali o che la discarica di servizio sia quasi esaurita, però da parte dei mezzi di informazione che tanto spazio danno all'emergenza ci saremmo aspettati una riflessione sul fatto che la causa della maxiemergenza, nella contingenza, è stata dovuta a fatti umani.

Forse fenomeni spettacolari come i roghi e i blocchi stradali hanno deviato l'attenzione. Forse non è un caso che siano organizzati dalla camorra (vedi intimidazioni ai vigili del fuoco e alla troupe che li riprende!).
Intanto è maggio, il caldo incombe e, senza troppi ragionamenti, i Comuni e il Commissariato devono procurarsi nuove aree private di trasferenza dove depositare temporaneamente i rifiuti.

(Comitato campano allarme rifiuti tossici)


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