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14 maggio 2008

Dove eravate : la morte di Bob Kennedy

Prendo spunto da un post del Conte Oliver
Un evento che mi turbò fu la morte di Bob Kennedy.
Avevo 5 anni.
Kennedy non morì subito.
Io e mio fratello (che aveva 11 anni) ci detestavamo ed eravamo sempre in competizione
Mio fratello disse "Morirà", io invece mi ribellai "No, vivrà"
Quando seppi che era morto stavo su un divanetto vicino la porta di casa (a darci la notizia fu la vicina). Ricordo che piansi disperatamente. Forse solo per il dispetto.



p.s. Se avessi saputo che Veltroni ne avrebbe fatto una bandiera, gli avrei staccato io il tubo dell'ossigeno


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14 maggio 2008

Il falso riformismo del Partito democratico : le matrici

 Nella sua luce storica, il termine riformista, calato nella dimensione di politica economica, si manifesta nelle grandi trasformazioni del modello liberale propugnata dagli assertori del welfare state, in particolare quella visione keynesiana che venne travolta, a seguito della crisi petrolifera di fine anni Settanta dalla «rivoluzione» reaganiana e tatcheriana, che doveva contribuire significativamente di li a pochi anni, al crollo dell'esperienza del socialismo realizzato. È proprio nel quadro delle trasformazioni del contesto politico-culturale globale che vide i natali l'attuale ideologia del riformismo, una teorica non più sorretta da un disegno primario di giustizia sociale ma al contrario volta principalmente alla ricostruzione di un sistema capitalistico il più possible efficiente.



Il bisogno di confessare i propri peccati....

In quest'ambito, l'ordinamento giuridico, lungi dal proporsi come strumento di limitazione degli impulsi acquisitivi individuali, si propone di favorirne il libero dispiegarsi, sull'assunto che essi, incanalati soltanto da un processo privatistico a mano invisibile, avrebbero finito per favorire, seppure indirettamente, anche i soggetti più deboli tramite una «ricaduta verso il basso» (il cosiddetto trickle down effect) dei benefici di una sostenuta crescita economica. Il progetto reaganiano e tatcheriano non sposò alcun aspetto del modello contro cui si rivoltava ma, visto in prospettiva globale, effettivamente ne travolse, con violenza «rivoluzionaria», ogni contenuto politico e di civiltà. Sono infatti proprio i presupposti della costituzione economica di un modello misto (pubblico e privato) che il riformismo del welfare state aveva prodotto e costituzionalizzato a partire dall'esperienza della Repubblica di Weimar e poi, in Italia, nella Costituzione italiana del 1948 col grande compromesso fra Togliatti, Dossetti ed Einaudi, a crollare insieme al Muro di Berlino, riportando indietro di quasi due secoli il significato di riformismo.
Dal punto di vista contenutistico, nel nuovo ordine globale in cui la crescita economica viene considerate prioritaria indipendentemente da ogni preoccupazione distributiva, il riformista si propone solo di mitigare gli aspetti più estremi e disumani del modello dominante, in un'accezione del termine non diversa da quella che ci può far vedere come riformisti sovrani «illuminati» quali Maria Teresa d' Austria, Leopoldo di Toscana, Federico II di Prussia, Carlo III di Napoli o Caterina II di Russia. Una visione profondamente incardinata nella disuguaglianza sostanziale dei diritti di proprietà e che anzi fa di un modello autoritario, classista, etnocentrico, ma tuttavia preoccupato del proprio «volto umano» (emblematico è a questo proposito iul piano per l'Africa di Toni Blair o la Fondazione di Bill e Melinda Gates) la sua cifra caratterizzante.
Questo riformismo della «terza via», che con i lavori di Anthony Giddens cerca di espugnare il fronte intellettuale e politico che almeno in Europa separava la Destra e la Sinistra, trova in Tony Blair e Bill Clinton, i due eroi eponimi capaci dei naturalizzare e rendere bipartisan le ricette del neoliberismo confezionate nel decennio precedente dai loro predecessori nell'interesse degli attori forti dei mercati finanziari globali (Istituzioni Finanziarie Internazionali, Banche, Compagnie di Assicurazione, Edge Funds). Due eroi che non restano isolati in Occidente. In Germania Schroeder, con l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale, emargina Oskar Lafontaine. In Italia sono Massimo D'Alema (primo ministro post-comunista ansioso di partecipare alle guerre globali) e poi Romano Prodi a sdoganare il riformismo neoliberale come pensiero «di sinistra» aprendo la via alla grande convergenza bipartisan.
La creazione di un ideologia riformista, come strumento che aliena la distribuzione a favore della produzione e dell'accumulo concentrato di ricchezza, sposa questo modello di sviluppo interamente «mercatista» (fondato sull' oligopolio reale accompagnato dalla retorica della competizione) che a casa nostra si è continuato a celebrare nel Partito Democratico, proprio mentre la destra sociale neocorporativa lo scaricava giusto in tempo attraverso l'impressionante piroetta di Giulio Tremonti, già campione di privatizzazioni e finanza creativa (La paura e la speranza, Mondadori 2008 è stato un bestseller in campagna elettorale vendendo antimercatisno, sicuritarismo e xenofobia).
Anche a sinistra, non soltanto le periodiche drammatiche convulsioni nei contesti di produzione (crisi dei mercati asiatici del '97, crisi subprime e recessione attuale) ma anche, soprattutto, il progressivo allargamento del baratro fra ricchi e poveri che strutturalmente condanna l'Africa e gli altri paesi periferici subalterni alla sete e alla fame dovrebbero suggerire un ripensamento onesto dei termini della questione «riformista». L'economista austriaco Joseph Shumpeter una volta scrisse che così come sono i freni che consentono ad un veicolo di poter avanzare spedito, senza incidenti, altrettanto avviene per un modello economico capitalistico. Quest'idea fu ripresa da Michel Albert nel suo famoso saggio sui due capitalismi, ed è stata sviluppata nella letteratura giuridica ed economica più avveduta (ancorchè minoritaria) ma ha ottenuto scarsa eco nella discussione sulla politica economica italiana. Al contrario, il riformismo a casa nostra si misura con il metro delle «lenzuolate» di bersaniana memoria, e fa proprio della crociata contro i «lacci e lacciuoli» (espressione che risale ad un maestro della grande destra come Guido Carli) la sua bandiera. Le riforme volte alla liberalizzazione denigrano così sistematicamente il controllo giuridico pubblico (i lacciuoli appunto) nel rivolgersi contro taxisti, farmacisti e notai nell'ambito dei lavoratori autonomi (particolarmente attivi qui i professori Giavazzi e Alesina) e in quello dei dipendenti prendono di mira, in nome della flessiblità le garanzie ottenute dai lavoratori attraverso le lotte sindacali degli anni Sessanta e Settanta (il nome che va citato qui è quello di Pietro Ichino).


(Ugo Mattei)


14 maggio 2008

Pax vobiscum

Non finirò mai di ringraziare e di maledire quelli che con il voto utile hanno legittimato un partito come quello democratico che farà della propria impotenza una ragione di orgoglio
Ieri abbiamo visto
l'apoteosi della zucca, una manifestazione di strapotere di Berlusconi il quale dall'alto della sua vittoria ha destinato le briciolette di niente (o la promessa di una qualche poltroncina) a questi pezzenti della politica. E i pezzenti sventurati (rappresentati dall'emaciato Fassino) hanno risposto.
Come hanno risposto ? Con frasi apparentemente sensate, ma che ad un'analisi più approfondita si rivelano molto difficilmente comprensibili.



La morte in vacanza della politica

Che vuol dire infatti "
Non siamo per un opposizione pregiudiziale, ma giudicheremo questo governo dai fatti" ?
Il Pd dovrebbe essere l'opposizione e lo dovrebbe essere perchè si è presentata alle elezioni con un programma che non dovrebbe essere quello del governo, ma anzi dovrebbe essere complessivamente diverso da quello del governo. Si può quindi desumere che sulla maggioranza dei provvedimenti di questo governo l'opposizione, in quanto tale (e cioè in ragione della diversità dei programmi che si sono elettoralmente confrontati), non sarà d'accordo con il governo e non perchè si è pregiudizialmente in disaccordo, ma perchè questo disaccordo complessivo lo si è sperimentato già prima, a tal punto che ci si è presentati contrapposti alle elezioni.
Dire che non si è pregiudizialmente all'opposizione in tale contesto potrebbe voler dire solo che, se  per puro caso, il governo dovesse proporre una legge che si potrebbe emendare in modo che non sia contraria ai principi che presiedono al programma dell'opposizione, allora l'opposizione potrebbe anche votare un provvedimento così emendato. Ma sarebbe ragionevole ipotizzare molte circostanze del genere ? O questo dovrebbe presupporre che ci si è contrapposti all'attuale maggioranza solo per le poltrone e non sulla base di una rilevante differenza tra i programmi di governo ?
A questo punto il testimone  va agli sciagurati che hanno votato Partito democratico pensando di opporsi a Berlusconi.


13 maggio 2008

Il mio tessoretto....

Tesoretto sì e tesoretto no.
E' la seconda volta che Tremonti smentisce i suoi autorevoli colleghi del precedente governo sulla situazione del bilancio statale. E subito si è accesa una gazzarra tra uomini politici sull'esistenza del tesoretto e sulla sua consistenza.
Ora, immaginiamo che io sia un moderato (e per certi verso lo sono). E immaginiamo che io desideri che ci sia una collaborazione costruttiva tra maggioranza ed opposizione.
Sento, da moderato quale sono, che maggioranza ed opposizione si proclamano reciprocamente massima disponibilità all'ascolto ed al dialogo.
Orbene, una maggioranza ed un'opposizione seria che vogliano collaborare costruttivamente, dove potrebbero dimostrare tale volontà di pace e di civile convivenza ?




Tremonti si accorge che non c'è nessun tessoro....


Io penso al momento delle consegne. Il vecchio ed il nuovo ministro dell'economia, con l'aiuto della Corte dei Conti potrebbero, chessò, tentare una fotografia della situazione attuale e fare una dichiarazione congiunta nel merito. Magari se non sono d'accordo fare due dichiarazioni diverse, ma nella stessa conferenza stampa, in modo che la nazione, qualora lo voglia, si possa fare un'idea della situazione.
Eviteremmo l'incertezza, il dubbio, l'ambiguità, le recriminazioni, i "si dice" e tutta la scartavetrazione dei coglioni che è possibile dal momento che ogni esponente delle istituzioni può rilasciare una qualsiasi intervista e fare propaganda come gli pare e piace, sicuro di non poter ricevere alcuna smentita decisiva.


10 maggio 2008

Homer sum : Darwin e la debolezza umana

Darwin considera la debolezza fisica dell’uomo come una risorsa evolutiva, perché grazie ad essa l’uomo ha sviluppato quell’attitudine cooperativa e sociale grazie alla quale ha dominato specie fisicamente più forti della propria.

 

 

 

Nietzche evidentemente conosceva questa posizione, quando ha elaborato la concezione della civiltà cristiana basata sulla solidarietà, come società di deboli che insieme soffocano gli uomini migliori.

Ovviamente Nietzche alludeva biograficamente alla sua personale solitudine di uomo soffocato dal conformismo sociale. Ma la sua concezione è stata da lui stesso declinata politicamente con effetti non meno massificanti oltre che spesso catastrofici.

Il carattere antico della cooperazione fa giustizia di ogni forma di individualismo che cerchi nella storia una legittimazione.


9 maggio 2008

Illogica logica : ma la logica descrive o prescrive ?

Per molti logici la logica non descrive come si pensa concretamente, altrimenti finirebbe per rispecchiare passivamente anche tutti i tipi di errore che invece dovrebbe escludere. Al tempo stesso una logica puramente normativa potrebbe essere qualcosa di puramente velleitario ed ottativo, un astratto dover essere privo di qualsiasi radicamento nel reale.



La soluzione platonista sta nel fatto che la logica descrive strutture reali (però non a livello di fatti, ma a livello di idee) che fungono da modello normativo del ragionamento psicologicamente inteso.


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9 maggio 2008

Marx e la razionalizzazione del rapporto di produzione

Per una società di produttori di merci, il cui rapporto di produzione generalmente sociale consiste nell'essere in rapporto coi propri prodotti in quanto sono merci, e dunque valori, e nel riferire i propri lavori privati l'uno all'altro in questa forma oggettiva come eguale lavoro umano, il cristianesimo col suo culto dell'uomo astratto, e in ispecie nel suo svolgimento borghese, nel protestantesimo, deismo, ecc., è la forma di religione piu corrispondente. Nei modi di produzione della vecchia Asia e dell'antichità classica, ecc., la trasformazione del prodotto in merce, e quindi l'esistenza dell'uomo come produttore di merci, rappresenta una parte subordinata, che pure diventa tanto píú importante, quanto più le comunita s'addentrano nello stadio del loro tramonto. Popolí commerciali veri e proprì esistono., solo negli intermondi del mondo antico, come gli dèi di Epicuro, o come gli ebrei nei pori della società polacca.

Quegli antichi organismi sociali di produzione sono straordinariamente più semplici e più trasparenti dell'organismo borghese, ma poggiano o sulla immaturità dell'uomo individuale, che ancora non s'è distaccato dal cordone ombelicale del legame naturale di specie con altri uomini, oppure su rapporti immediati di padronanza e di servitù. Sono il portato di un basso grado di svolgimento delle forze produttive del lavoro, e di rapporti fra gli uomini chiusi entro il processo materiale di generazione della vita, e quindì fra loro stessi, e fra loro e la natura: rapporti che sono ancora impacciati, in corrispondenza a quel basso grado di svolgimento. Tale impaccio reale si rispecchia idealmente nelle antiche religioni naturali ed etniche. Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere, soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura. La figura del processo vitale sociale, cioè del processo materiale di produzione, si toglie il suo mistico velo di nebbie soltanto quando sta, come prodotto di uomini liberamente uniti in società, sotto il loro controllo cosciente e condotto secondo un piano. Tuttavia, affinché ciò avvenga si richiede un fondamento materiale della società, ossia una serie di condizioni materiali di esistenza che a loro volta sono il prodotto naturale originario della storia di uno svolgimento lungo e tormentoso.




 

Marx precisa che organismi sociali più semplici e più antichi di quello capitalistico sono appunto più semplici perché sono ancora invischiati nei rapporti naturali di specie. E dunque non hanno nulla a che fare con quella produzione forte ed accelerata che sarà possibile solo con il modo capitalistico di produzione. La completa razionalizzazione dei rapporti di produzione sarà possibile solo con il superamento del capitalismo, ma tale superamento è appunto condizionato da condizioni materiali di esistenza che il capitalismo renderà possibili. Tale funzione progressiva del capitalismo è ancora in divenire ? O si è del tutto esaurita ?

 

 

 

 

 

 


9 maggio 2008

Governo Berlusconi : considerazioni ingenue

Senza partire da punti di vista ideologicamente determinati, il governo Berlusconi rapidamente insediatosi desta diverse perplessità :
1) Sparisce il ministero della Sanità (assorbito dal Welfare?) e questa è una trascuratezza notevole e penso un segnale chiaro.
2) Qual è il legame tra innovazione tecnologica e funzione pubblica ? L'innovazione tecnologica riguarderà solo la pubblica amministrazione ? E allora che fine fa la ricerca scientifica ? Viene assimilata all'istruzione ? Ed in che senso si collega l'istruzione alla ricerca ? In che senso colleghiamo la trasmissione dei saperi con l'elaborazione di nuovi saperi ?
3) Se c'è un ministero dell'economia perchè scorporare da esso il ministero dello sviluppo economico ? Perchè non il vecchio ministero dell'industria allora ? E perchè darlo a Scajola invece che contentare meglio il Brunetta che sarebbe un economista ?
4) Se Stefania Prestigiacomo è stata già alle Pari opportunità, perchè spostarla all'Ambiente ? E perchè spostare l'ex ministro dell'Ambiente alle infrastrutture ? Perchè l'esperienza precedente non viene valorizzata ?
5) Che senso ha un ministero per la semplificazione ? In che consiste tale attività ? Non la può svolgere lo stesso governo in sinergia con il Parlamento ?
6) Che fine fa il Ministero del Lavoro ? Anche questo viene assimilato al Welfare ? La politica attiva per il lavoro e quella dei rapporti con sindacati e industria fanno parte del Welfare ?
7) Che senso hanno tre ministeri per i rapporti (con il Parlamento, l'Unione europea, le Regioni) ? Quello sulle politiche europee non può essere svolto dagli Esteri? E quello con il Parlamento non può essere svolto dallo stesso Consiglio dei ministri ?
8) Che fine fa lo Sport ? E' ridotto alla politica giovanile ?
9) L'attuazione del programma non può essere svolta dal Consiglio dei ministri ? Che senso ha mettere un guardiano del bidone che può essere vuoto ?

Insomma si è tagliato e lo si è fatto male.


8 maggio 2008

Illogica logica : chi usa la logica ragiona meglio ?

Il logico Irving Copi dice che non sempre chi conosce la logica ragioni meglio di chi non la conosce. 



Sarà anche vero, ma chi non conosce la logica può ragionare logicamente ma in maniera poco consapevole e dunque a causa di fattori contingenti, mentre chi conosce la logica ragiona illogicamente solo se vuole ragionare illogicamente.


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8 maggio 2008

Homer sum : Darwin e la posizione eretta

 

Per Darwin il vantaggio dell’uomo rispetto ad altre specie animali si è consolidato con l’assunzione della posizione eretta, resa possibile dall’appiattimento del piede, dall’abbassamento del bacino, dalla curvatura della spina dorsale e dal cambiamento della posizione della testa.

La posizione eretta ha consentito all’uomo di liberare le mani, di specializzarle nella manipolazione di cibo e utensili, nell’uso anche di armi, ma anche nella comunicazione e nella computazione.

 

 

 

Del resto la mitologia e la filosofia avevano già fatto propria tale intuizione sia attraverso la figura di Ermes, dio del commercio (in tedesco handeln) ma anche delle invenzioni (come la lira) sia attraverso Giordano Bruno che parla della mano come l’organo pienamente umano che ha consentito il progresso nella storia.


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