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21 giugno 2008

Anche il giovane Marx aveva di questi dubbi...

Chi può essere sicuro, chi può scoprire quale parte è la sinistra e quale la destra ?
E tu mortale, dimmi da dove viene il vento oppure se Dio ha un naso e ti dirò cosa è destra e cosa è sinistra. Null'altro che concetti relativi : come mescolare follia e pazzia con la saggezza.
Ogni nostra aspirazione è vana, ogni nostalgia è illusione, finchè avremo accertato cos'è destra e cos'è sinistra, dato che a sinistra metterà i capri e a destra gli agnelli



(K. Marx, Einige Kapitel aus Skorpion und Felix, Humoristischer Roman)


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20 giugno 2008

Cesare Pavese : Disciplina (2)

Quando viene il mattino ci trova stupiti
a fissare il lavoro che adesso comincia
Ma non siamo più soli e nessuno ha più sonno
e pensiamo con calma i pensieri del giorno
fino a dare in sorrisi.




Nel sole che torna siamo tutti convinti.
Ma a volte un pensiero meno chiaro, un sogghigno,
ci coglie improvviso
e torniamo a guardare come prima del sole


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20 giugno 2008

Come dice Comicomix....

Lameduck ha detto che forse Berlusconi è la figa.
Vuoi vedere che Montale si riferisse a lui ?



Come direbbe Comicomix....
un sorriso verticale


20 giugno 2008

Odifreddure : logica e linguaggio

 

Dice Piergiorgio Odifreddi che la logica presuppone un linguaggio.




Ma cos’è un linguaggio ? Un pensiero senza linguaggio non avrebbe logica ? Perché ci sia logica ci vuole un mezzo fisico di trasmissione del pensiero ? Dunque gli Zen avevano ragione a negare la logica con la loro trasmissione del pensiero
da mente a mente ?


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20 giugno 2008

l'ANM e le intercettazioni

 

«Il caso intercettazioni è nato per un paio di inchieste che hanno fatto molto rumore sui giornali. Un caos inutile, visto che alcune si sono concluse senza neppure un rinvio a giudizio, ma limitare gli ascolti ad alcuni reati, significherebbe rischiare l'impunità per gli altri». Non è morbido coi colleghi, il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, pm a Roma come il presidente Palamara. Di certo però, del tema del momento si intende. Più della sua militanza in Md, a renderlo famoso in questi anni sono state le sue inchieste, soprattutto l'ultima : la scalata ad Rcs di Ricucci.
Anche il presidente della repubblica dice che in effetti sulle intercettazioni bisogna intervenire con una legge...
L'Anm ha indicato un problema di assetto normativo, sul sistema delle intercettazioni telefoniche. E' indubbiamente necessario che il segreto non venga meno prima che sia stata fatta una analisi delle conversazioni ascoltate e che siano state scelte quelle rilevanti ai fini del processo. Quello che succede nel regime attuale è che fatti relativi alla vita dell'indagato possono essere diffusi e conosciuti. E' un sistema sbagliato, perché rischia di pregiudicare il diritto alla riservatezza personale anche in casi in cui non c'è alcuna necessità di forzarlo. Ma basterebbe istituire un archivio che, prima, tuteli tutte le conversazioni fino a che giudice e parti non abbiano valutato quali siano rilevanti e, poi, custodisca per un certo tempo quelle considerate segrete e il problema sarebbe probabilmente risolto.
Però in Italia qualche abuso c'è stato. Uno ha coinvolto anche un suo indagato, Stefano Ricucci. Nelle intercettazioni che lo riguardavano, ordinate da Milano, saltò fuori un sms personale. Si disse che era un disguido...
Non cito fatti specifici.
Allora parliamo dell'udienza di scrematura. Per i parlamentari si è fatta. Si ricorda D'Alema, Fassino e Latorre su Unipol? In quel caso i giornalisti riuscirono ad avere tutto ugualmente...
Perché in quel caso erano tutte depositate a disposizione delle parti e non erano considerate segrete. Servirebbe invece un provvedimento che tuteli il segreto e magari sì, punisca i giornali che contravvengono colpendoli con sanzioni economiche che in alcuni casi spaventa gli editori più del carcere per i giornalisti.
Berlusconi vuole limitare i reati per cui sono consentite le intercettazioni.
L'attuale criterio, che permette di ascoltare le conversazioni di indagati solo se il crimine di cui sono accusati è punito almeno fino a cinque anni di reclusione, funziona bene, tantoppiù che si dice che lo strumento va usato solo in presenza di gravi indizi e quando sia indispensabile. Se poi decidiamo che non vogliamo più rintracciare i rapinatori, i pedofili, gli estortori allora è un altro paio di maniche. Non so se è consigliabile.
E gli abusi?
Non mi pare che ci siano tutte queste violazioni. Le intercettazioni che non hanno i presupposti non vanno autorizzate, tutto qui.
Si ricorda qualche sua inchiesta in cui le intercettazioni siano state davvero indispensabili?
In molti casi, soprattutto, non si sarebbe compresa la traccia da seguire. Perché gli indagati a telefono parlano e magari dicono dove hanno messo le carte decisive per una tal inchiesta. Poi la prova sono le carte, non la conversazione.
Ma prima come si faceva?
Prima, tutti noi parlavamo molto meno a telefono e gli indagati usavano altri strumenti di comunicazione. Vogliamo tornare all'età della pietra solo nelle indagini?
Dunque lei pensa che le cose vadano bene così?
Penso che ci siano state alcune inchieste, che hanno avuto molto clamore mediatico e pochi risultati processuali, rispetto alle quali il paese ha pensato che la magistratura abusasse degli ascolti. E' necessario un intervento a tutela del segreto, non un freno alle indagini
E il peccatore non ce lo dice? Chi è che esagera con gli ascolti?
Non faccio esempi, credo che i casi siano ben presenti a tutti. Una cosa la voglio dire, su quel sms tra Anna Falchi e Ricucci... qualche giornalista mi spiegherà prima o poi cosa c'entri il messaggio tra due persone prossime alle nozze col diritto dovere di informare?
In molti hanno già chiarito che i dati sui costi diffusi da Alfano erano sbagliati...
Sono più o meno 200 milioni all'anno per tutto il paese. Costano molto perché le spese di appalto sono alte e perché i gestori impongono tariffe che non hanno paragoni in Europa. Eppure, la procura di Roma ha dimezzato il budget a parità di intercettazioni, passando da 1 milione 109 mila a 498 mila euro. E ogni anno l'85% degli ascolti riguarda il traffico di droga.

Sara Menafra


19 giugno 2008

Primo Levi : la quotidianità eternata

Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero il bagaglio, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto ? Se dovessero uccidervi domani con il vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare ?

(Primo Levi)




Oggi il Parlamento Europeo ha votato una delibera che prevede la detenzione nei centri di permanenza temporanea e l'allontamento coercitivo anche per i minori clandestinamente immigrati.
E questo perchè ci si sente insicuri. E quando si starà certemente male che faremo ? I bambini li squarteremo e ce li mangeremo ?
Oh sì, ci ricorderemo di questo giorno. Quando i nostri concittadini che hanno caldeggiato tutto questo saranno umiliati, come furono umiliati gli italiani alla fine della seconda guerra mondiale.


19 giugno 2008

Nove minuti e mezzo

 Tremonti : "Ci abbiamo messo nove minuti e mezzo..."



Kim Basinger: "Se me lo dicevi prima non mi spogliavo nemmeno..."


19 giugno 2008

Dispensatori di verità (Hegel contra Severino?)

...e nella scienza il contenuto è essenzialmente legato alla forma.
Invero si può udire...che la forma è qualcosa di esteriore e di indifferente all'oggetto, che solo questo importa. Si può inoltre porre il compito dello scrittore, particolarmente del filosofo, nello scoprire verità, nel dire verità, nel diffondere verità e concetti esatti.
Ma se si consideri come tale
compito suol essere realmente esercitato si vede, da una parte, ricuocere sempre il medesimo vecchio cavolo e spacciarlo per ogni verso...
In particolare si ha frequente occasione di stupire del tono e della pretensione di siffatti zelanti divulgatori di verità e il cavolo rifritto recasse verità nuove e inaudite...
Ma cosa, in questa calca di verità, sia nè vecchio, nè nuovo, ma costante, può altrimenti differenziarsi e convalidarsi, se non per mezzo della scienza ?


Ne producessimo noi blogger, di queste cose....


Per meglio commentare questo passo, vi riservo una parte della presentazione in quarta di copertina del libro di Emanuele Severino "La Gloria" : "'
Destino della necessità', l'opera di Severino sui cui tutte le altre paiono convergere si chiudeva con la promessa di una seconda parte che avrebbe fornito la risoluzione, cioè la risposta alle domande più gravi e più sorprendenti lì evocate. Ora, a distanza di ventun anni, quella promessa viene mantenuta e l'esito è non meno audace che folgorante"
Come potere vedere l'ultima parte della Saga di Guerre Stellari non avrebbe potuto essere lanciata meglio.
A parziale discolpa di Severino (di cui leggerò un giorno l'Opera Omnia), c'è da dire che anche Hegel si riempie la bocca con il termine "Scienza", ma nessuno scienziato di oggi lo considererebbe neppure un lontano antenato (e nessun hegeliano considererebbe uno scienziato come tale).


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19 giugno 2008

Scienza in discussione

 Gli argomenti popolari più usati per difendere la scienza e il suo ruolo sono:
a. Che l'attività umana chiamata «Scienza» abbia un significato chiaro, univoco e immutabile, e che quando ci si riferisce alla scienza, oggi ci si riferisca a una tradizione gloriosa, permanente e ben definita;
b. Che il motore principale della tecnologia sia la scienza, ovvero che senza la «Scienza» non sia tecnologia;
c. Che l'accento posto sullo sviluppo tecnologico non possa che far progredire il livello intellettuale della «Scienza»;
d. Che lo sviluppo della tecnologia abbia in fin dei conti (con alcuni sconti) un effetto sociale positivo, ovvero che uno stretto rapporto scienza-tecnologia non può che fornire un buon argomento in favore del ruolo sociale della scienza.

CONTRODEDUZIONI
Esaminiamo una per una queste tesi:
a. Il senso dell'attività scientifica: una volta, alla domanda «cosa è la fisica?» si rispondeva: «quello che fanno i fisici». Carino, ma o la domanda non ha senso, o non siamo arrivati a una risposta sensata. Sembra un tentativo di nascondersi dietro nomi celebri: Newton, Maxwell, Einstein... Ma è proprio questo che facciamo noi fisici oggi? Siamo almeno consapevoli delle motivazioni che animavano quegli scienziati, i loro metodi? Lo stesso può essere detto per la biologia: Darwin, Crick, Watson, Huxley. O la medicina: Pasteur, Sabin (polio).
Siamo stati educati all'idea che la scienza moderna sia stata spontaneamente generata, ex novo, a partire dal Rinascimento, da Copernico, Galileo, Newton... Ma l'eccezionale libro di Lucio Russo (La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli 1996) presenta ampia e convincente testimonianza dell'esistenza di una scienza, giustamente chiamata moderna, nel mondo ellenistico. Inoltre, raramente a scuola ci raccontano che i pionieri della scienza moderna, (Leonardo, Galileo, Newton, Darwin) conoscevano, e apprezzavano questa scienza ellenistica, e si consideravano i suoi eredi, impegnati nell'estenderla.
Cosa significa? Che c'è stato uno iato di più di 1500 anni in cui si esercitava talmente poco questo tipo di attività da consentire la nascita del mito che la scienza non fosse mai esistita. Un'altra indicazione che qualcosa di fondamentale sia mutato, viene da un'autorità, da Sir Michael Atiyah, ex presidente della Royal Society: «Rischiamo di perdere la nostra strada e la nostra identità. L'ethos scientifico sta diventando sempre più difficile da discernere.» La mia preoccupazione è che la perdita odierna dell'identità sia una versione moderna di quello che è accaduto alla scienza ellenistica: come essa scomparve e fu a poco a poco dimenticata sotto l'impatto della Roma tecnologica, così oggi la scienza sta perdendo la sua identità sotto la spinta di un'America ossessionata da tecnologia e da guerra, in risposta alla paura.
b. Scienza come motore della tecnologia: anche a questo proposito la storia e molto meno chiara, e non sempre conforme alle verità che ci sono propinate. Edison non si è basato sulla scienza per fare una delle scoperte tecnologiche più fondamentali della storia moderna. Né lo è stato il motore a vapore (o a calore) inventato prima che fosse formulata la termodinamica. Anzi, la fisica dell'epoca si era fortemente opposta all'idea. E nemmeno la tecnologia principale dell'agricoltura (la selezione delle specie) aveva dovuto aspettare Darwin. Quindi non si può sostenere, senza altri ragionamenti e ulteriori dati, che la «Scienza» sia la condizione sine-qua-non dello sviluppo tecnologico.
c. Il feedback della tecnologia sulla scienza: uno degli effetti problematici dell'attività politica radicale degli anni '60-70 è stata di porre l'accento sulla «rilevanza sociale» della scienza contro le «torri d'avorio». Come tante altre idee buone, anche questa è stata cooptata dalle forze egemoni, per fare della scienza un elemento accessorio del sistema prevalente di sviluppo economico. In questa direzione spingono le autorità americane, e in Europa stiamo copiando questo approccio in un modo acritico.
Basterebbe guardare quale tipo di progetti viene promosso dalle agenzie nazionali e internazionali, per rendersi conto che la maggior parte dei finanziamenti vengono assegnati a progetti che giovano a un'idea sbagliata o discutibile di sviluppo economico, che promuove il virtuale, il superfluo, il militare, a spese del sociale e della conservazione ecologica. Basterebbe menzionare che nella Unione europea 4,3 miliardi di Euro vengono stanziati alla ricerca in nanotecnologia. La biotecnologia gode di più di 8 miliardi di $ (pubblico e privato) nei soli Usa, e la distinzione tra le due tecnologie è assai ambigua. Spinto dalla facilità di ottenere finanziamenti e dall'esposizione mediatica, il mondo della ricerca collabora al odierno processo di produzione-commercializzazione.
Negli ultimi decenni, l'amalgama scienza-tecnologia significa sempre meno scienza, sempre più tecnologia. Basterebbe riflettere sul fatto che non esiste quasi facoltà di scienza di livello dignitoso che non conti tra i suoi dipartimenti (centri, istituti) uno di biotecnologia. Lo stesso si potrebbe dire dell'attività universitaria nelle nanotecnologie. In questi due casi (e non sono gli unici) non ci si propone nemmeno l'eufemismo di dare una facciata scientifica all'attività tecnologica. L'infante si chiama per proprio nome e cognome.
Quello che si fa in molte attività, classificate scientifiche, è lavoro di sviluppo tecnologico a basso costo per l'industria (e a costo quasi interamente sociale). Non è lavoro scientifico, certamente non nel senso che i migliori «platonici» tra noi (Bricmont, Chomsky) difenderebbero. Che questa situazione non sia messa in discussione, è in gran parte dovuto a una stretta cooperazione tra mondo economico, sistema politico e mediatico da un lato, con il mondo della ricerca dall'altro. Questa collaborazione non può essere ingenua. Fa parte di una mentalità superficiale che ritiene qualsiasi mezzo legittimo purché prometta una «crescita» economica. A qualcuno ciò potrebbe sembrare l'apice dell'evoluzione umana. Al contrario, rientra in quel tipo di rischio provocato da un'evoluzione genetica che riducesse la varietà a una singola specie (come l'agricoltura imposta ai paesi africani dall'Fmi), contrapposta a un'evoluzione che invece producesse la diversità.
d. Lo sviluppo tecnologico sempre positivo per la società: anche qui, dipende molto dal periodo storico. Servirebbero studi dettagliati e quantitativi della questione; e in parte esistono già. Almeno dall'inizio degli anni '90, gran parte dello sviluppo tecnologico ha davvero poco a che fare con il bene sociale. La tecnologia è indirizzata in primo luogo a trovare sbocchi alla sovrapproduzione di un sistema industriale in crisi e di un sistema finanziario stagnante. Mi sembra che questo sia vero per tutte le aree della tecnologia, da quella dell'astrofisica (satelliti, spazio, analisi delle immagini); della comunicazione (cellulari, internet, etc); dell'informatica (computer, software sterminato, virus anti-virus...); della biologia (manipolazione genetica, clonazioni...) e della sanità (farmaci cronici, farmaci fittizi, brevetti segreti, macchinari costosissimi che servono poca gente...); dell'alimentazione (Ogm con semenze controllate, brevetti su specie, distribuzione dell'acqua). Tutti questi sviluppi vengono poi difesi in nome della prosperità virtuale che ci circonda, pubblicizzando i benefici drammatici riservati ai pochi.
Il principale problema odierno non è la collaborazione della scienza con i militari, da sempre attuata, almeno dai tempi della gloriosa scienza ellenistica (i celebri specchi ustori di Archimede). Le guerre e la centralità dell'apparato militare (anche in tempi di pace) derivano da un sistema economico-sociale che difende globalmente i suoi privilegi accumulati. Il problema è piuttosto l'integrazione della scienza con questo sistema, la sua crescente identificazione con esso, cosi come la sua acquiescenza nell'essere usata come foglia di fico. Nelle parole di Sir Michael Atiyah: «Gli scienziati sono spesso considerati un'élite segreta, una parte minacciosa dell'establishment, una componente di 'loro' non di 'noi'».

L'ALLARME DI EINSTEIN
A essere identificata con la «Scienza», e a essere difesa dalle sue riviste più gloriose è solo una sovrapproduzione in campi come comunicazione, informatica, macchinari di ricerca biologica, medicinali cronici, Ogm per controllo della nutrizione, cloni fortuiti. Accettare priorità di ricerca dettate dai produttori, attraverso le istituzioni politiche, mette a repentaglio la posizione sociale e intellettuale della scienza. A questo contribuisce anche un rapporto perverso con i media che stanno vendendo la scienza come un elemento di copertura del progetto economico-sociale prevalente, offrendo agli scienziati le lusinghe dell'esposizione pubblica come a ragazze di show televisivi. Sono scomparse quasi tutte le barriere fra riviste di alto prestigio, da un lato, e media ad alto turnover, dall'altro. Pubbliche relazioni e gestione dei media sono diventate componenti essenziali delle istituzioni a elevato prestigio accademico. La confusione tra tecnologia e scienza, e la difesa autoritaria di un concetto ideale di scienza, escludendo altri modi di conoscere, serve come copertura perfetta per un sistema sempre più in crisi, sempre più violento.
Dovrebbe allarmarci l'avvertimento lanciato già nel 1917 da Albert Einstein: «L'intero venerato progresso tecnologico - l'intera nostra civilizzazione - è come un'ascia nelle mani di un criminale patologico».


(Daniel Amit)


18 giugno 2008

Illogica logica : l'implicazione nel linguaggio naturale

La cosa interessante dell'implicazione è che il precedente può essere falso ed il conseguente vero (e questa è una situazione estremamente feconda  da un punto di vista filosofico)
Ma traducendo l'implicazione ("p" implica "q") nel linguaggio naturale "Se cadi, ti fai male", sembra che se l'antecedente è falso sia falso anche il conseguente. A nessuno viene in mente che ci si possa far male anche senza cadere. 




Un'implicazione diventata canzone

Inoltre da un punto di vista formale l'implicazione è falsa se, data la verità dell'antecedente sia poi falso il conseguente. Eppure per noi una frase fatta a mo' di raccomandazione ad un figlio o ad un nipotino "Se cadi, ti fai male" è una frase attendibile e degna di considerazione anche se cadendo, il bambino non si facesse niente.


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