.
Annunci online

  pensatoio passeggiate per digerire l'attuale fase storica
 
Diario
 


 

 

Sono marxista

 




Darfur Day

Annuncio Pubblicitario

gaza_black_ribbon






sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa







  


        
Articoli di filosofia

Il futuro delle filosofie
http://www.italonobile.it/Il%20futuro%20delle%20filosofie.htm

L'argomentazione apagogica sulla verità in Vittorio Hosle
http://www.italonobile.it/Esiste%20verità.htm

Pensiero di Pensiero...
http://www.italonobile.it/pensiero%20di%20pensiero.htm

La teoria delle descrizioni definite di Bertrand Russell

La x è solo un segno ?

Dall'assenza del segno al segno dell'assenza

Dallo zero alla variabile


Frege e la negazione

Frege e l'esistenza

Senso e denotazione in G. Frege

Concetto e Oggetto in G. Frege

Frege e la logica

Frege e il pensiero

Concetto e rappresentazione in G.Frege

Funzione e concetto in G. Frege

Il senso e la denotazione dei concetti in Frege

La connessione dei concetti in Frege

Ontologia del virtuale
http://www.italonobile.it/Ontologia%20del%20virtuale.htm

L'eliminazione della metafisica di R. Carnap

Conoscenza e concetto in M. Schlick

Schlick e la possibilità di altre logiche

Tempo e spazio in Schlick

Schlick e le categorie kantiane

Apparenza e realtà in Schlick

Concetti e giudizi in Schlick

Analitico e sintetico in Schlick

Evidenza e percezione in Schlick

Giudizio e conoscenza in Schlick

Il reale secondo Schlick

La critica di Schlick all'intuizione

Definizioni e sistemi formali in Schlick

La logica in Schlick

La verificazione in Schlick

La verità in Schlick

Lo scetticismo nell'analisi secondo Schlick

Lo scopo della conoscenza in Schlick

Logico e psicologico in Schlick

L'unità di coscienza secondo Schlick

Schlick e la svolta della filosofia

Schlick e l'induzione

Matematica e realtà in Schlick


Alexius von Meinong e la teoria dell'oggetto


Bernard Bolzano e una logica per la matematica

Contenuto e oggetto in Kazimierz Twardowski

Jean Piaget e la conservazione delle quantità continue

L'attualità di Feyerabend

Sul Gesù storico
http://www.italonobile.it/La%20spartizione%20delle%20vesti.htm

La coscienza secondo Thomas Nagel
http://www.italonobile.it/la%20doppia%20vita%20del%20conte%20Dracula.htm

Filosofia e visione
http://www.italonobile.it/l'immagine%20della%20filosofia.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614562

Ermeneutica della luce e dell'ombra
http://www.italonobile.it/all'ombra%20della%20luce.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614557

Il test di Fantuzzing: mente e società
http://www.italonobile.it/Test%20di%20Fantuzzing.htm

Metafisica oggi
http://www.italonobile.it/metafisica.htm

La merce in Marx

Una teoria marxista della crisi : un primo livello di riflessione


Globalizzazione economica e giuridica
http://www.italonobile.it/globalizzazione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615609

Guerra, marxismo e nonviolenza
http://www.italonobile.it/Guerra,%20marxismo%20e%20non%20violenza.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=615613

Utopia e stato d'eccezione
http://www.italonobile.it/utopia%20e%20stato%20d'eccezione.htm
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=622445

Il reddito di cittadinanza
http://www.crisieconflitti.it/public/Nobile1.pdf

Keynes da un punto di vista marxista

Appunti marxiani 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10



STORIA DEI NUMERI E DELLE CIFRE NUMERICHE
http://www.italonobile.it/genealogia%20della%20matematica.htm

La comunicazione nel linguaggio scientifico e la filosofia

 http://pensatoio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=614558



Lemmi Wikipedia da me integrati
Alexius Meinong
Bernard Bolzano
Storia dei numeri
Sistema di numerazione
Sistema di numerazione cinese
Sistema di numerazione maya


Il Capitale di Marx e altro
1 2  3  4  6  7  8  9
10  11  12  13  14  15  
16  17  18  19  20  21
22  23  24  25  26  27
28  29  30  31  32 

 

Dibattito su Emiliano Brancaccio
1 2 3

Quelli che la crisi l'avevano prevista

Cazzari Nobel

Le molte cazzate del Nobel cazzaro

 

DISCLAIMER (ATTENZIONE):
l'Autore dichiara di non essere
responsabile per i commenti
inseriti nei post. Eventuali
commenti dei lettori, lesivi
dell'immagine o dell'onorabilità
di persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno se
il commento viene espresso
in forma anonima o criptata.







5 aprile 2010

La verificazione in Schlick

 

Univocità e verificazione

 

Avendo negato l’esistenza di uno specifico vissuto di evidenza, Schlick si domanda da quali dati di coscienza e con quale criterio si riconosce la verità. Egli dice che della verità sappiamo l’essenza e le proprietà. Essa è definita dalla univocità di coordinamento dei giudizi ai fatti. Qualsiasi indizio che permetta di stabilire se sussista tale univocità è un criterio di verità.

Ma, dell’aver luogo dell’univocità, c’è un solo contrassegno immediato : il mostrarsi che c’è un unico fatto coordinato al giudizio in esame, secondo le regole di designazione fissate.

Le scienze hanno sviluppato dei metodi di verificazione per controllare l’univocità della designazione di fatti mediante giudizi. La verificazione gioca un ruolo importante perché nelle scienze si avanzano i giudizi come ipotesi e poi si verifica se con tali giudizi viene ottenuta una designazione univoca.

Schlick dice poi che ogni giudizio ha senso solo nell’interconnessione con altri giudizi, in quanto affinché una proposizione abbia significato, devono essere date, oltre la proposizione stessa, almeno le definizioni dei concetti interni alla proposizione.

Nel caso di giudizi di realtà le definizioni si riportano sempre in qualche modo all’intuitivamente dato. Dunque ogni affermazione di realtà può essere messa in collegamento attraverso una catena di giudizi con i dati immediati, così che può essere controllata attraverso questi stessi dati la cui presenza o assenza diventa criterio per la verità o la falsità del giudizio.

 

 

La procedura di verificazione

 

Schlick poi precisa come avviene in concreto questa verifica :

  • Dobbiamo verificare l’asserzione di realtà G
  • Da G, aggiungendo Ga e rendendo G e Ga premesse di un sillogismo, deriviamo il nuovo giudizio G1.
  • A sua volta Ga può essere sia asserzione di realtà, sia definizione, sia proposizione concettuale che consideriamo stabilita.
  • Da G1 aggiungendo Gb si può derivare un nuovo giudizio G2
  • Così di seguito fino a Gn
  • Gn ha la seguente forma “al tempo T, nel luogo L, nelle circostanze C e C1, verrà esperito (osservato) x e y
  • Dunque ci si reca nel luogo L, al tempo T, si pongono in atto le circostanze C e C1, si designano (descrivono) in un giudizio percettivo P, le esperienze fatte in tale occasione, portando sotto i concetti appropriati (mediante atti di ri-conoscimento) ciò che si è osservato denominandolo con le parole d’uso.
  • Se P è identico a Gn , si verifica Gn e si verifica G
  • Giudizio e fatto sono coordinati tra loro seguendo due vie diverse, ma ambedue le volte un solo e medesimo giudizio designa un solo e medesimo fatto.
  • Dunque la coordinazione è univoca ed il giudizio vero.
  • Dato che l’ultimo anello della catena di giudizi ha condotto ad una designazione univoca, allora anche gli altri anelli e dunque l’inizio G soddisfano la condizione di verità per cui anche G è verificato.
  • Naturalmente G è certamente verificato, se la verità di Ga, Gb è già data e stabilita e ciò vale se essi sono definizioni o proposizioni concettuali (analitiche) che sono univoche di per sé.
  • Se invece Ga, Gb sono asserzioni di realtà la cui verità non è indubitabile, allora la verità di Gn non dimostra ancora la verità di G (conclusione vera a partire però da premesse dubbie)
  • G allora è solo probabile, ma c’è anche una verificazione di Ga, Gb, perché la maggiore probabilità di questi ultimi rende progressivamente più probabile anche G.
  • Sicchè, essendo Ga, Gb con Gn nello stesso rapporto con cui G sta con Gn ed essendo esse verificate mediante altre catene di giudizi, allora i singoli risultati di verifica si sostengono reciprocamente e l’univocità della coordinazione è progressivamente più assicurata per ogni membro dell’intero sistema di proposizioni.

Schlick fa un altro esempio di questo procedimento :

supponiamo che uno storico voglia accertare se un determinato evento si è svolto davvero così come ci è stato tramandato. Date certe indicazioni fornite da un libro, gli sarà lecito presumere che esistevano resoconti sull’evento, la cui relazione sia opera di testimoni che, per via più o meno diretta, abbia avuto co(noscenza) del fatto. Dai dati a disposizione, il ricercatore può trarre la conclusione che, tra le annotazioni di una certa persona (di cui le fonti fanno menzione)  si debba trovare una nota sull’avvenimento in questione. Egli avanzerà in via sperimentale la seguente proposizione che chiameremo GnNell’archivio x si trova un documento con le indicazioni A e B su quell’evento”. Se poi viene scoperto nell’archivio un tale documento, sulla base della percezione diretta dello scritto può essere avanzato (come P ? ) lo stesso Gn. E così, al medesimo stato di fatto, corrisponde ambedue le volte lo stesso giudizio e tutti i giudizi della catena di inferenze valgono come verificati.

 

Proposizioni ausiliarie e pragmatismo

 

Schlick dice pure che la sequenza dei giudizi della catena di inferenze è molto lunga ed in essa è contenuto un gran numero di proposizioni ausiliarie del tipo Ga, Gb…che non vengono menzionate esplicitamente perché non si dubita della loro verità e perché vengono dunque presupposte in ogni momento nel vivere e nel pensare. Proposizioni di questo tipo entrano in ogni processo di verificazione e, poiché esse trovano sempre conferma, noi le consideriamo fermamente vere.

Esempi di esse sono :

  • L’assunzione che non tutti i testimoni siano ingannati da allucinazioni.
  • L’assunzione che la pergamena e la carta mantengano inalterati i caratteri scritti.

Schlick conclude dicendo che la teoria della conoscenza del pragmatismo affermò che nei processi di verificazione consisterebbe l’intera essenza della verità. Nonostante quest’affermazione sia sbagliata, i pragmatisti hanno avuto il merito di far rilevare che, per constatare la verità (soprattutto delle asserzioni di realtà) non si dà altra via che la verificazione. A ciò va aggiunto che la verificazione ha come esito il rilevamento dell’identità di due giudizi. Nell’istante in cui diventa chiaro che, nel designare un fatto percepito, perveniamo allo stesso giudizio derivato per via logica, noi siamo persuasi della verità della proposizione sottoposta a prova. E non si dà altra via per tale persuasione, perché è proprio l’essenza dell’univocità a comportare che questa venga ad espressione nel modo descritto.

 

 

Le verità analitiche

 

Schlick ripassa poi a considerare le proposizioni puramente concettuali (verità analitiche) :

  1. La fugacità dei processi psichici non ci impedisce di formulare inferenze.
  2. Tuttavia non abbiamo determinato nei dettagli mediante quali atti di coscienza avviene l’inferenza analitica.
  3. E’ nell’essenza della deduzione che il contenuto della conclusione sia già tutto nelle premesse. Solo apparentemente la conclusione dice qualcosa di nuovo.
  4. Combinazioni di segni apparentemente diverse risultano equivalenti considerando le premesse.
  5. Se l’inferenza è stata corretta, l’univocità reciproca dei concetti deve rivelarsi nel fatto che, effettuando le sostituzioni permesse e/o richieste in virtù delle relazioni concettuali fissate nelle premesse, si perviene ad una pura identità.
  6. Per accertare la correttezza di una qualsivoglia relazione, si introducono, da ambedue le parti, in luogo dei simboli del calcolo, i loro significati e se ne ricava una identità.
  7. Anche ogni altra proposizione dedotta si lascia controllare così. Secondo le istruzioni contenute nelle premesse la conclusione dell’inferenza si risolve in una pura identità.
  8. Ad es., data la proposizione “Tutti gli uomini sono mortali. Caio è un uomo. Caio è mortale se nella conclusione, in accordo con la premessa minore, sostituiamo a Caio “un uomo” e , in accordo con la premessa maggiore, sostituiamo a “un uomo” il termine “un mortale”, la conclusione stessa si converte nella tautologia “Un mortale è un mortale”. L’univocità è documentata proprio da questa identità ed il presentarsi di una identità ci serve come criterio di verità.
  9. Ciò avviene attraverso processi più o meno intuitivi per cui vengono simulati i discontinui rapporti concettuali. Ad es. per discernere la verità di una qualsiasi proposizione generale, la devo anzitutto comprendere, rendendo chiaro il significato delle parole.
  10. Ciò lo possiamo esprimere dicendo che una proposizione generale viene portata a comprensione con l’applicarla ad un esempio intuitivo.
  11. Il discernimento della sua verità si risolve in un qualche vissuto di identità attraverso cui certe rappresentazioni mostrano di essere la stessa rappresentazione.
  12. I medesimi rapporti logici possono essere presentificati nelle maniere più diverse. Una sola e medesima proposizione geometrica posso rendermela chiara per mezzo di infinite figure. Analogamente la validità di un modo di inferenza me la posso illustrare con gli esempi più disparati.
  13. Del tutto indipendentemente dalla natura delle immagini illustrative, deve però comparire il vissuto di identità, poste che le immagini vadano parallele con le relazioni logiche.
  14. Tale vissuto di identità è quello di cui comunemente si parla come del sentimento di evidenza.
  15. Quali che sono i giudizi presi in considerazione ogni qualvolta a noi stessi diciamo “Va bene” oppure “E’ proprio così”, sempre ha luogo un tale vissuto di identità.
  16. Di contro il falso si annuncia sempre attraverso un vissuto di disuguaglianza perché la verità è l’assolutamente costante, l’eternamente immutabile, l’univoco.
  17. Il comparire di tale sentimento di evidenza non è un infallibile criterio di verità, giacchè può esserci effettivamente identità tra i dati di coscienza decisivi, senza che sia corretto il giudizio riflettendo sul quale essi compaiono.
  18. Questo può succedere se la corrispondenza tra concetti o giudizi e  le loro presentificazioni intuitive è difettiva, cioè nella continuità dei processi di coscienza non s’impone il fattore di discretezza, riconosciuto come la condizione necessaria del pensiero esatto.
  19. Allora può avvenire che, per una tale deficienza, un solo e medesimo dato di coscienza diventi rappresentante di differenti concetti e sorga così un vissuto di identità nel posto sbagliato.
  20. L’errore può venire scoperto riesaminando più volte l’analisi, in quanto, essendo stato il movimento dei processi di coscienza influenzato da circostanze accidentali, è probabile che l’analisi non si riproponga una seconda volta alla stessa maniera e si riveli così la discrepanza.
  21. Non vi sono prescrizioni psicologiche su come riuscire ad evitare tali discrepanze per far comparire il sentimento di evidenza sempre al posto giusto.
  22. Per la fondazione di conoscenza inoppugnabile è sufficiente che, in certe circostanze, queste condizioni siano realmente soddisfatte e che ciò accada è al di là di ogni dubbio.

 

Differenza tra proposizioni concettuali ed asserzioni di realtà

 

Schlick poi, riconosciuto che l’accertamento della verità si realizza attraverso un vissuto di identità, sia nelle proposizioni concettuali, che nelle asserzioni di realtà, egli cerca di individuare cosa differenzia i due tipi di giudizi. Egli dice che se da verificare è un’asserzione di realtà (ottenuta attraverso inferenze) la verificazione è un qualcosa di affatto nuovo rispetto ai processi che hanno portato alla formulazione del giudizio. Essa è un’azione con cui l’uomo prende posizione rispetto al mondo che lo circonda attendendosi un esito.

Ma l’uomo, si domanda Schlick, può mai sapere con certezza che un giudizio su delle realtà deve trovare conferma ? L’uomo potrebbe studiare in maniera perfetta le leggi della natura ? Sarebbe sicuro che la natura domani seguirà le stesse leggi ?

Premettendo che, con un numero limitato di verificazioni, si può inferire solo la probabilità di un giudizio di realtà, dice che, per avere l’assoluta certezza che una proposizione troverà sempre conferma (che è cioè universalmente valida), si dovrebbe poter comandare alla realtà di fornirci in ogni prova una percezione che sia in accordo con quella che ci attendiamo (ipotesi di Kant).

Nel caso dei giudizi analitici, il processo di verificazione non è qualcosa di nuovo rispetto al processo di derivazione, ma si basa sugli stessi dati su cui si regge il processo di derivazione e non va oltre quest’ultimo in una realtà estranea.

 

 

La garanzia della verità dei giudizi analitici

 

Circa la contingenza delle leggi logiche Schlick fa le seguenti osservazioni :

  • Non potrebbe la legiformità della mia coscienza subire un cambiamento per cui in avvenire mi apparirà come vero ciò che è adesso falso ?
  • Una coscienza che è capace di stabilire determinate definizioni può anche discernere sempre le proposizioni analitiche che seguono da quelle definizioni, giacché i due processi sono in realtà lo stesso processo.
  • Il giudizio non va oltre ciò che è già posto nei suoi concetti. La questione se un giudizio sia vero ha senso solo per una coscienza in grado di costruire e comprendere le definizioni dei concetti ricorrenti nel giudizio. E per una tale coscienza, la questione ha già anche una risposta.
  • E’ possibile diventare un malato di mente e la legiformità dei processi di coscienza può cambiare, così che non si comprenda più la tavola pitagorica, ma in tal caso non si comprenderebbe correttamente nemmeno il senso dei singoli termini numerici o pensare una proposizione sensata sui numeri e la questione sulla correttezza di tale proposizione non la potrei nemmeno sollevare.
  • Una coscienza in grado di comprendere una proposizione analitica ha anche la capacità di verificarla, perché le due cose avvengono attraverso lo stesso processo.
  • Ciò vale indipendentemente dal tipo di legiformità della coscienza pensante se si venisse trasformati in un altro essere con psiche del tutto diversa. Allora i processi di coscienza e le relative leggi non avrebbero alcuna somiglianza con quelli usuali e tuttavia si sarebbe in gradi di discernere la verità della proposizione, altrimenti non si sarebbe in grado di comprenderla.
  • Questo vuol dire che, nel caso dei giudizi analitici, mi è garantita la loro assoluta verità. C’è la certezza che essi debbono trovare sempre verifica o meglio tanto spesso quanto si pensano i giudizi. Se non si pensa, la questione diventa priva di senso.

 

 

 

La verificazione infinita

 

Perché Schlick, a proposito dell’univocità di coordinamento, parla di  il mostrarsi che c’è un unico fatto …” ? Perché egli non parla del fatto stesso ? Già egli anticipa il criterio di Tarski, per cui “p è vera se, e solo se, p” ? E come si mostra che c’è un unico fatto ? L’unicità del fatto è empiricamente verificabile ? Sembrerebbe di no …

Per cui anche la possibile verificazione andrebbe a sua volta verificata.

L’univocità di cui parla Schlick non è poi forse una condizione della verità (il senso univoco della proposizione) e non la verità stessa ? Si può dire che :

Ø  Senso = a “p” corrisponde p e soltanto p

Ø  Verificazione =  p, dunque “p” è vera

C’è inoltre una differenza tra il coordinamento con il fatto e quello con un dato immediato ? Quest’ultimo non potrebbe essere solo un termine di una proposizione e dunque non coincidere con un fatto ? In tal caso è possibile trasformare un termine (il dato immediato) in una proposizione (il fatto) ? E se tale trasformazione è possibile ciò si concilia con l’univocità del fatto designato ? Due sensazioni di “rosso” sono riassumibili in un unico fatto ? O esse sono sempre distinte dal diverso contesto spazio-temporale nelle quali sono immerse ? E tale contesto sempre diverso consente l’univocità della designazione ?

 

 

La verificazione impossibile

 

Dato che, partendo da premesse false, si può giungere ad una proposizione vera, allora risulta impossibile verificare la proposizione G attraverso la verifica della proposizione G n.

Pensare che la verifica di G’, G’’ … renda più probabile la verità di G è solo la reiterazione dello stesso errore.

Inoltre è possibile designare univocamente le esperienze in un giudizio percettivo p ?

Cosa vuol dire “… portare ciò che si è osservato sotto i concetti appropriati …” ?

Come si ri-conosce un’esperienza ?

Nella verifica il giudizio percettivo p designa un fatto che in quanto tale dovrebbe venire osservato, ma nella deduzione qual è il fatto designato da G n  ? Un referente ideale ? Ma in tal caso come p può verificare G n ?  Oppure G n corrisponde al giudizio percettivo p ? Ma allora in tal caso cosa bisogna verificare ? Si direbbe che G n sia una versione metalinguistica di p (“Al tempo x ed al posto y si verificherà p”) ed in tal caso G n è ridondante, a meno che “si verificherà” voglia dire non “avverrà”, ma “sarà verificato da Tizio e Caio”. In tal caso si ha un’altra proposizione da verificare e così via all’infinito. Del resto la tendenza di Schlick a dire che la verifica sia in realtà un rapporto tra due proposizioni taglia da un lato del tutto fuori l’empiria e rende l’autore (almeno in questa fase del suo pensiero) molto più vicino al Neurath che in seguito tenderà a criticare.

Infine più occasioni di dimostrare proposizioni sono al contempo più occasioni per la comparsa di proposizioni ausiliarie da dimostrare. Queste ultime, anche se pragmaticamente non vengono discusse, non vuol dire che siano filosoficamente accettabili.  Dunque la speranza di Schlick di rendere più probabile G forse non ha molto respiro.

 

 

La verificazione in logica

 

Quanto alle verità analitiche in primo luogo perché per Schlick le premesse di un inferenza contengono delle istruzioni ? Sarebbe come trasformare una condizionale in un imperativo ipotetico.

Cosa differenzia poi l’esecuzione delle istruzioni e lo svolgimento di un sillogismo ? Le istruzioni eseguite sono come una verifica empirica del sillogismo ? La tautologia è il risultato della verifica del sillogismo, così come l’identità tra G n e p è il risultato della verifica dell’asserzione di realtà ?

La verifica di una tautologia è sempre identica alla sua formulazione ? E questo cosa comporta ?

Schlick, identificando elaborazione e verificazione in campo logico, presuppone ciò che vuole dimostrare e cioè la mancanza di contingenza delle leggi logiche. Mentre nella natura c’è una differenza tra le leggi e gli eventi (contingenti), in logica sembra che tale differenza non sussista.

Corrispondentemente, in natura non c’è un evento errato, cosa che invece può esserci in logica. Nel campo logico invece, la verifica, a nostro parere,  pur senza riguardare il mondo esterno, comporta comunque un incremento cognitivo, dal momento che riguarda l’orizzonte delle strutture ideali e dunque una sorta di realtà che non passa per la fisica.

Schlick vuole dimostrare la differenza tra proposizioni sintetiche e proposizioni analitiche, mentre invece dimostra che sono solo momenti dello stesso processo conoscitivo. Si può dire infatti che la verità analitica non sia una tautologia, ma ogni conoscenza sintetica (geneticamente) è trasformata in conoscenza analitica (validativamente) attraverso la sistematizzazione delle conoscenze.

Stabilendo invece  un alternativa (fittizia) tra tautologia ed insensatezza, Schlick non spiega perché il corso di logica duri un anno intero e non qualche ora. Inoltre, se si accettassero le sue tesi non si capirebbe perché certi sillogismi sembrano evidenti se le premesse sono condivise e non lo sono altrettanto se tali premesse sono patentemente false. Ciò dimostra che la verità logica non sempre viene riconosciuta come tale.

Il fatto poi che un altro essere con psiche del tutto diversa ugualmente userebbe sistemi proposizionali dove la derivazione coincide con la verifica è solo un’ipotesi azzardata e non una certezza. Ma che Schlick sia partigiano lo sin può vedere dal fatto che egli subito identifica il cambiamento di legiformità psichica con la malattia mentale, presupponendo ancora una volta quello che andrebbe dimostrato e che cioè non sia possibile pensare secondo una logica diversa.

 

 

Le immagini ausiliarie

 

Schlick erroneamente pensa che la comprensione di un termine (o di una proposizione) generale passi obbligatoriamente per una esemplificazione particolare (e forse empirica) del termine stesso. Ma l’esempio può geneticamente aiutarci a comprendere il termine, ma non ne costituisce il sinn. Non è un caso che Schlick dopo un po’ banalizzi l’esempio empirico facendone un ausilio illustrativo (come ha fatto anche Frege), mentre invece può essere considerato (ma solo se interpretato simbolicamente, ad es. in un pittogramma) un’altra espressione linguistica del sinn.

Che Schlick non sappia che ruolo dare a tali esempi, è evidente pure dal fatto che, in altro passo, egli dice che tali immagini devono andare parallele alle relazioni logiche. Ma allora hanno ruolo ancillare, sono degli equivalenti o costituiscono decisivamente il sinn di un’espressione linguistica ? Forse Schlick in tale frangente non ci può aiutare.

 

 


4 aprile 2010

Loris Campetti : operai e voto

Il 69% degli operai francesi non è andato a votare, e c'è chi aggiunge: meno male, perché in molti avrebbero messo la croce sul Fronte nazionale di Le Pen. Il voto «proletario» e popolare delle banlieues aveva retto fino a qualche anno fa, quando ancora le cinture delle grandi città eleggevano sindaci comunisti. Il processo di disaffezione popolare verso la sinistra non è certo di oggi. E non è solo francese. In Italia è dagli anni Novanta che il voto operaio ha iniziato la trasmigrazione dalla sinistra alla Lega, elezione dopo elezione il fenomeno si è reso più evidente.
Sarà interessante il prossimo risultato elettorale in Piemonte: la «cittadella rossa» (ci si passi la semplificazione retrodatata), Torino, si estende fino alla prima cintura ma è sempre più accerchiata dalla Vandea dilagante in tutta la regione. Dilaga la Lega perché i suoi «valori» razzisti, rafforzati dagli egoismi classisti berlusconiani, fanno leva sulla paura e l'insicurezza sociale. Mors tua vita mea. A sinistra gli argini sul Po stanno cedendo, hanno cominciato a indebolirsi quando i lavoratori sono stati degradati a consumatori, al massimo a cittadini detentori di diritti civili ma non di quelli sociali. Le tute blu della Fiat e del suo indotto hanno perso di interesse agli occhi anche di quei partiti che sulla loro centralità avevano costruito le proprie fortune. Liberare Torino dalla Fiat, era il ritornello, riscoprire il terziario, persino il turismo - legato alla Sindone o al tartufo bianco di Alba poco importa.


Domani persino Bersani si è presenterà ai cancelli di Mirafiori, in quella fabbrica già simbolo del lavoro e dell'industria dove il Pci da solo aveva migliaia di iscritti mentre oggi, tra tutti i partiti di sinistra messi insieme di tessere se ne contano, a essere molto ottimisti, poche decine. Fra quegli eroici sopravvissuti, poi, molti finiranno nelle liste degli operai «esuberanti» di cui liberarsi. 2.500 solo a Mirafiori, secondo le indiscrezioni in parte verosimili di Repubblica, 5.000 in tutto il settore automobilistico. E parliamo soltanto dei dipendenti diretti, nell'indotto è in arrivo uno spaventoso tzunami. Che importa, c'è il Sacro Telo e - non se la prenda il nostro amico Carlin Petrini - ci sono il tartufo d'Alba e il cioccolato torinese. Ma per tre giorni, ne siamo certi, tutti metteranno al centro dei loro comizi l'occupazione che crolla (l'avranno scoperto dall'Istat, visto che non hanno più terminali nei posti di lavoro?). Almeno ci risparmino, da lunedì, la sorpresa e la preoccupazione per la fuga del voto operaio.
Marchionne non ha di questi problemi e naviga spedito verso il Nuovo mondo. È lì, in America, che sbarca la Fiat. Nella stiva Marchionne porta graziose Cinquecento, lussuose Lancia e sportive Alfa Romeo. Con l'acquisizione della Chrysler il Lingotto doveva portare tecnologia italiana negli Usa, ora si scopre che saremo noi a importarla - l'auto elettrica - dalla Chrysler, cioè dagli Usa. Il governo italiano prende atto, l'opposizione si dispiace. Ma l'oracolo ha detto che il mercato ripartirà alla grande e in Italia si costruirà il 50% di vetture in più, sia pure con 5.000 operai in meno. Se la profezia del futuro boom è miracolosa, non ci va l'indovino per spiegare la moltiplicazione della produttività. Il capitalismo ha scelto la sua strada per uscire dalla crisi: lavorare in pochi, lavorare come bestie.
Siccome alla politica interessano solo i risultati elettorali, sono inutili raccomandazioni e anatemi. Riparliamone dopo il voto.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. operai tute blu sinistra Lega Francia

permalink | inviato da pensatoio il 4/4/2010 alle 9:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 aprile 2010

Roberta Fantozzi : la controriforma del lavoro

“Abbiamo solo cominciato, si può fare molto di più” – ha detto il Ministro Sacconi, ieri l’altro sostenendo la necessità di farla finita con l’“ossessivo” intervento del legislatore in materia di lavoro, per passare finalmente dalla “ cultura ostile all’impresa” al motto romano “famo a fidasse”. Testuale. Evidentemente, è in omaggio a questo motto che il governo ha omesso di disturbare la Fiat, rinunciando ad avere voce in capitolo sui piani della multinazionale. Ed è il medesimo motto che guida le azioni del governo quando smantella i diritti e il processo del lavoro. A che serve un giudice, quando si può risolvere tutto con una pacca sulla spalla? Sono faccende da chiudersi in famiglia, con arbitri privati che dispensano decisioni senza l’intralcio di leggi e tribunali. Faccende da archiviarsi senza sindacati, a meno che non siano collaborativi, parte della medesima famiglia, alla cui testa sta la paterna guida dell’imprenditore.


Il siparietto di Sacconi non è, con tutta evidenza, una battuta. E la sua dichiarazione che “si può fare molto di più” va presa sul serio. Perché quello che ha fatto il governo dal suo insediamento ad oggi non è un insieme casuale di scelte, ma sta dentro un disegno limpido, quello di operare una controriforma organica del modello sociale di questo Paese, eversiva della Costituzione repubblicana. Come ha scritto Paolo Ciofi, i disegni di Berlusconi non rappresentano un’alternativa di governo, ma un’alternativa di sistema, che si cerca di far passare, “aiutati” dal contesto della crisi. Il governo lascia che la crisi macini. Non fa niente sul terreno delle politiche industriali, né sul terreno di interventi anticiclici di sostegno al reddito, ai salari e alle pensioni. Nella giornata di ieri i nuovi dati pesantissimi sulla perdita di posti di lavoro testimoniano tutta la drammaticità della situazione: cala l’occupazione, cresce la disoccupazione, cresce il numero degli inattivi. Nella stessa giornata di ieri la vicenda delle indiscrezioni sul piano Fiat, con il taglio di cinquemila posti di lavoro diretti e l’emorragia conseguente nell’indotto, testimoniano lo scandalo non solo dell’irresponsabilità totale di un’impresa che, dopo aver ampiamente goduto di benefici pubblici, mette in dubbio la stessa esistenza nel nostro paese di un comparto strategico, ma tutta la sudditanza del governo che non ha mosso foglia. Parallelamente, a fronte dell’evidenza della fine della cassa integrazione ordinaria in molte realtà, si rifiutano provvedimenti di incremento della durata degli ammortizzatori sociali, dell’entità del sostegno al reddito, della generalizzazione delle tutele. Ma se su questo versante non si agisce, ci si dedica alacremente, viceversa, ad attaccare i diritti del lavoro. Il “collegato lavoro” è un tassello di un mosaico che si compone con l’accordo separato sulla contrattazione, con le politiche concrete portate avanti sul sistema di welfare, con il Libro Bianco. Si vuole svuotare l’intero sistema di garanzie a tutela dell’effettività dei diritti del lavoro, si vuole compiere un passo decisivo verso l’individualizzazione dei rapporti di lavoro, verso la polverizzazione e precarizzazione dei rapporti di lavoro, verso la distruzione del ruolo e dell’autonomia dei sindacati. L’estensione totalizzante della bilateralità è il cuore del nuovo modello sociale che si vuole costruire. Prevista dall’accordo separato, sancito nei rinnovi contrattuali dei chimici come dei meccanici e di altre categorie, gli enti bilaterali acquisiscono un ruolo ulteriore con il collegato lavoro: certificatori dei contratti e “arbitri” che decidono sulle controversie al posto del giudice. Mentre nei disegni del Libro Bianco ad essi vengono assegnate una pluralità di funzioni impressionante: dalla “gestione condivisa dei mercati locali del lavoro .. alla sicurezza, alla formazione, all’integrazione del reddito, al ricollocamento, alla previdenza complementare, all’assistenza sanitaria, agli oneri per la non-autosufficienza”. La privatizzazione di interi comparti del sistema di welfare, la volontà di sostituire ruoli e prerogative pubbliche con la gestione di organismi neo-corporativi è manifesta. Si attaccano congiuntamente il ruolo e l’autonomia della magistratura, il ruolo e l’autonomia del sindacato, la funzione pubblica e il carattere universalistico dei diritti sociali. Per affermare un modello in cui tutto è discrezionale e in cui la reductio ad unum, cioè alle ragioni dell’impresa, è garantito dalla cogestione tra imprese e sindacati. Al diritto, alla libertà dell’azione sindacale, al carattere progressivo del conflitto sociale si vuole sostituire il regno della “dipendenza” e forse del “favore”. Questo è il disegno. E la crisi, con la debolezza oggettiva di lavoratrici e lavoratori, il contesto in cui lo si vuole realizzare. Questo disegno deve essere fermato. Facendo un salto di qualità nella costruzione del conflitto. Avviando la campagna referendaria contro la precarietà e per abrogare le norme su cui si basa l’aberrazione del “collegato lavoro”. Sostenendo la campagna avviata dalla Fiom contro gli accordi separati e per la democrazia sindacale. Ed anche con il voto di domenica, per dare forza alle ragioni del lavoro e della democrazia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sacconi Fiom lavoro Berlusconi

permalink | inviato da pensatoio il 3/4/2010 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


2 aprile 2010

Brutte notizie per Sacconi: la Cgil aumenta gli iscritti (di Roberto Farneti )

«Siamo la più grande forza sociale del paese». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, non nasconde la propria soddisfazione nel sottolineare l’incremento delle adesioni al suo sindacato nel 2009. Una crescita significativa, non tanto per la quantità di tessere in più staccate rispetto al 2008 (11.312, pari allo 0,20%) quanto per come è avvenuta. In una fase di crisi economica, con le buste paga falcidiate dalla cassa integrazione, non era certo scontato che questo incremento potesse essere realizzato e che i maggiori consensi arrivassero dai lavoratori attivi (+22.241). Certamente, la maggior presenza nel mondo del lavoro degli immigrati ha giocato un ruolo non secondario, come dimostrano le 380mila tessere raccolte tra gli stranieri, pari al 14% sul totale degli attivi.
Da analizzare anche il “sorpasso” dei lavoratori del commercio su quelli dell’edilizia e sui metalmeccanici. Grazie ai 15.660 nuovi iscritti, la Filcams raggiunge quota 372mila e 268 che le consente di salire al secondo posto dietro la categoria dei lavoratori pubblici. Scende invece al quarto posto la Fiom, ma non per demeriti propri. Nel 2009 le tute blu guidate da Gianni Rinaldini sono comunque riuscite a interrompere una “striscia negativa”, mettendo a segno una crescita dell’1,29% sul 2008 (+4mila 618 unità). In un paese in cui il contratto precario è diventato la forma di accesso al mercato del lavoro più praticata, si segnala il dato positivo del Nidil (il sindacato dei lavoratori atipici) che registra una crescita netta del 15.55% (+5mila 602).


Con i suoi 5 milioni 746mila e 167 iscritti, la Cgil si conferma perciò il più grande sindacato italiano, con buona pace di coloro che vorrebbero vederla scomparire: la Confindustria, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Che l’unità sindacale sia, in questo momento, assai lontana, lo dimostra anche la polemica scatenata ieri da Liliana Ocmin, segretaria confederale Cisl, sui dati forniti da Corso d’Italia («la Cgil dà i numeri al lotto, non è possibile che in soli otto mesi abbiano fatto 80mila iscritti in più tra gli immigrati»). Un commento «sgarbato e presuntuoso», ribatte il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini, precisando che è «il dato del 2008» ad essere «sottostimato».
In tema di trasparenza, la Cgil non teme confronti. Anzi, per le iscrizioni al sindacato, dice Epifani, ci dovrebbe essere una certificazione. «Non lo chiediamo solo per gli altri - chiarisce - lo vogliamo anche per noi». Stesso discorso per quanto riguarda la democrazia sindacale e la rappresentatività. E’ normale che accordi che riguardano tutto il mondo del lavoro, come la riforma del modello contrattuale, siano stati elaborati e sottoscritti senza il consenso della Cgil? «Chi ci esclude lo fa contro la maggior parte dei lavoratori e dei pensionati», ha ricordato ieri Epifani.
Se questo può avvenire è perchè in Italia manca una legge che certifichi la rappresentatività dei sindacati e renda vincolante il voto dei lavoratori sugli accordi che li riguardano. E’ questo il contenuto della proposta che la Fiom intende fare arrivare in Parlamento e sulla quale ha iniziato ieri la raccolta di firme (ne bastano 50mila, ma l’obiettivo è di raccoglierne 100mila) davanti a decine di imprese metalmeccaniche in 18 regioni. I primi segnali sono più che incoraggianti. Alla Thales Alenia Space di Roma, in poco meno di due ore sono state raccolte 150 firme sotto lo sguardo compiaciuto di Gianni Rinaldini. «L’affermazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di votare sugli accordi contrattuali che li riguardano - ha sottolineato il leader della Fiom - rappresenta un’esigenza di democrazia che parla all’insieme della società e del Paese. E ciò tanto più in una fase in cui vengono messi in discussione diritti e tutele fondamentali dei lavoratori».


1 aprile 2010

Cosimo Rossi :intervista a Carlo Guglielmi. Fermiamo lo smantellamento del processo de lavoro

«L'articolo 18 dello statuto dei lavoratori è un riferimento simbolico comprensibile e opportuno. Ma ciò che è sottoposto all'aggressione da parte di questa normativa, il cosiddetto collegato sul lavoro (ddl 1167/b) approvato dal senato, è tutto quanto il lavoro precario». Carlo Guglielmi, esponente dell'Associazione nazionale magistrati democratici, domani farà la relazione introduttiva all'appuntamento romano in occasione della giornata di incontri e convegni dedicati allo «smantellamento del processo del lavoro», che si svolgono in oltre una dozzina di città con la partecipazione di lavoratori, avvocati, magistrati, giuristi, sindacati, rappresentanti politici e istituzionali (per i dettagli sui singoli eventi: www.giuristidemocratici.it ). Approfittiamo quindi di Guglielmi per una valutazione di massima su una legge che, spiega, «incornicia la concezione economica del governo Berlusconi e stabilisce a chi far pagare la crisi».

Ancora Napolitano non ha promulgato la legge e gli sono stati rivolti numerosi appelli affinché non firmi. A parte questo, nel testo vi sono incongruenze evidenti col dettato costituzionale tali che la magistratura possa rimetterla alla Consulta?
Rilevo che sono già trascorse oltre due settimane da che il testo è alla firma del Quirinale, e che non è molto usuale. Se verrà rinviato alle camere, valuteremo di conseguenza. Ma non è un aspetto su cui possiamo intervenire: noi dobbiamo agire come fosse già legge.

E, in quanto legge, quali sono le sue caratteristiche più nefaste?
Intanto vorrei ricordare che ha viaggiato quasi due anni per quattro letture, uscendo dal parlamento assai peggiorata. Contiene un ulteriore smottamento degli enti bilaterali intesa a rendere il sindacato complice. C'è un attacco al pubblico impiego, non mitigato da concessioni alla lobby delle forze armate, che invece occorrerebbe estendere a tutti. C'è la possibilità di sostituire un anno di obbligo scolastico con l'avviamento professionale. Come giuristi, noi ci concentriamo sull'impatto della legge sul processo. E, sotto questo aspetto, non c'è un singolo articolo che non sia viziato da anticostituzionalità. Ritengo perciò altamente probabile che finisca all'attenzione della Consulta.

Quali sono gli aspetti più esplicitamente anticostituzionali?
Ad esempio l'arbitrato. Noi sosterremo ovviamente il contrario, ma la legge parrebbe sostenere che è possibile stipulare una clausola compromissoria del contratto, attraverso cui al momento dell'assunzione il lavoratore rinuncia per sempre a rivolgersi all'autorità giudiziaria per qualsiasi lesione dei suoi diritti. Dovrebbe invece rivolgersi a un collegio arbitrale che non decide in base al diritto ma all'equità, senza possibilità di appello. E' una palese violazione dell'articolo 24 della Costituzione, secondo cui "tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi".

Altri esempi?
Viene introdotto un termine secondo cui, dalla scadenza di qualsiasi contratto precario, decorrono 60 giorni per impugnarlo. Poiché sono contratti che di norma vengono reiterati, ciò sottopone il lavoratore a ricatto: costringendolo a scegliere se rivendicare un diritto oppure reiterare il contratto. Cosicché, chi ha un retroterra economico potrà impugnare il contratto senza reiterarlo, mentre chi non può dovrà subire la decorrenza e reiterare la precarietà. Ma c'è di più. Perché viene fissato che qualunque contratto precario pregresso potrà essere impugnato entro soli 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. E, siccome nessuno è al corrente, questo significa il più grande condono gratuito degli abusi del lavoro precario nella storia italiana. A ciò si aggiungono anche aspetti grotteschi, come affermare che nel valutare i licenziamenti il giudice dovrà tenere conto dell'interesse oggettivo dell'azienda.

Perché il bene della Fiat è il bene del paese, per citare l'adagio più classico. Che però è stato a lungo, e in parte è ancora, un dogma anche della sinistra, sia radicale che riformista…
Ricordiamoci che la prima norma che ha reso possibile l'arbitrato secondo equità nelle controversie di lavoro nasce nel centrosinistra di Prodi del 1998. Quanto poi alle responsabilità, dei molti che ora si stracciano le vesti, nel corso di quasi due anni di discussione della legge non si è sentita gran voce: in primo luogo le forze politiche parlamentari, ma non mi sento di esentare nessuno.

Tantomeno i sindacati...
Cisl e Uil si sono già accomodante dentro la nuova norma. Anche perché hanno un certo interesse, in quanto viene loro demandata la certificazione e la qualificazione del rapporto - ad esempio autonomo piuttosto che subordinato - attraverso gli enti bilaterali, costituiti da datori e sindacati. La Cgil si oppone. Ma mi risulta difficile affermare che abbia fatto una grande battaglia nel paese.

Il punto è questo. A parte i convegni, sembra impossibile realizzare iniziative di massa su questioni sociali e civili che, nonostante la segmentazione del lavoro e la produzione, sono pressoché generali. E anzi: più le organizzazioni sono tradizioni meno sono capaci di mobilitare...
Questa è la fotografica del bellissimo convegno su questa legge fatto al Cnel dalla Cgil, con una vasta e concorde platea di professori, sindacalisti e giuristi. Ben diverso era se, oltre al convegno, la Cgil avesse inserito da subito questo tema nella piattaforma dello sciopero del 12 marzo. E' vero, tuttavia, che le organizzazioni di massa tradizionali sono implose in loro stesse. In questo quadro, il nostro convegno di domani è il primo punto di confronto con i magistrati, che sono coloro che poi dovranno applicare questa norma e eventualmente rinviarla alla Consulta e alla Corte di giustizia. Se poi il convegno lo metti dentro una giornata di mobilitazione nazionale, allora diventa anche azione politica. Ma è evidente che, se penso ai 60 giorni per impugnare tutti i contratti precari pregressi, mi sento di fronte all'urgenza di forme di intervento nuove e immediate rispetto a soggetti e pratiche tradizionali.


sfoglia     marzo   <<  1 | 2  >>   maggio
 

 rubriche

Diario
Filosofia
Politica
Articoli
deliri
Schegge
Ontologia
Epistemologia
Storia
Ermeneutica
Conto e racconto
Comunismo

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

italo nobile
Periecontologia
blog filosofia analitica
porta di massa (filosofia)
Crisieconflitti
Blog di crisieconflitti
Rescogitans
Spettegolando
Being and existence
Josiah Royce
filosoficonet
Russell on proposition
Wittgenstein against Russell
Landini on Russell
Kalam argument
Internet enciclopedy of philosophy
Sifa
swif
Moses
Grayling
Bas Van Fraassen
Gilbert Harman
Nordic journal of Philosophical logic
Paideia Project
Ousia
Diogene : filosofare oggi
formamentis
riflessioni
Articoli filosofici
Ancient Philosophy
Dialegesthai
Hegel in MIA
MIA . risorse filosofiche
Gesù e la storia
piergiorgio odifreddi
renato palmieri
Dizionario sanscrito
Lessico aramaico
Cultura indù
Lessico indiano
Mitologie
Egittologia
Archeogate
Popoli antichi
Antichi testi cristiani
Bibbia
Testi biblici e religiosi
Agiografia
Eresie
Critica della Bibbia
Psychomedia
Rabindranath Tagore
La Pietà di Michelangelo
Sapere
google
Wikipedia
Libri in commercio
google traduttore
libri su google
Emiliano Brancaccio
Libri in commercio2
Dispense
crisieconflittiblog
l'ernesto
Essere comunisti
manifesto
Liberazione
Proteo Vasapollo
Appello degli economisti
Krisis
Rivista del Manifesto
n+1
Temi marxisti
Ripensare Marx
Gianfranco La Grassa
Ripensare Marx 2
Costanzo Preve
CriticaMente
Mercati esplosivi
Intermarx
Archivio marxista
35 ore
Gianfranco Pala
Contraddizione
falcemartello
Comunisti internazionalisti
Comedonchisciotte
Che fare
Teoria critica libertaria
Bellaciao
Anarcocomunisti
Informationguerrilla
Scambio senza denaro
Chaos
Guerra globale
Peacelink
Altraeconomia
Brianza popolare
indymedia napoli
Partito comunista internazionale
Prometeo
Giano
Cervetto
Rivoluzione comunista
P.C.internazionale (sinistra)
Teoria e prassi
Contropiano
Mazzetti
mazzetti2
vis a vis
Rotta comunista
Erre
Indymedia lavoro
Il pane e le rose
Articoli neweconomy
Noam Chomsky
Malcom X economia
La Voce.info
Z-Anarchismo
Iura Gentium
Domenico Gallo
Articolo 21
ansa
Openpolis
Asca (agenzia stampa)
Repubblica
Corriere della Sera
Adnkronos
Agenzia giornalistica italiana
Il Foglio
Informazioni on line
Rapporto Amnesty
Governo italiano
Inail
Avvisatore Parlamento
Inps
Istat
Censis
Rete no-global
Greenpeace
Utopie
Associazione pro Cuba
Rassegna stampa
Rassegna sindacale
Lucio Manisco
Nonluoghi
Osservatorio Balcani
Comunisti italiani
Rifondazione
Peace reporter
Centroimpastato
Democrazia e legalità
Società civile
Beppe Grillo
Alternative
Un mondo possibile
Laboratori di società
Antiutilitarismo
Mediawatch
Megachip
Le monde diplomatique
Report
Forum Palestina
Il filo rosso
Il Dialogo
Giulietto Chiesa
Guerraepace
Namaste
NensVisco Bersani
Unità
Sinistri progetti
Socialpress
Cafebabel
Terreliberedallamafia
Maria Turchetto
Carta
Carmilla
Lettera internazionale
Jacopo Fo
Globalproject
Attac
Anarchivio
Resistenze
Micromegas
Sbilanciamoci
War news
Tobin tax
Un ponte per
Uruknet
Lettera 22
Rainews
Reti invisibili
Centomovimenti
Euronews
Nidil Cgil
Chain workers
Cani sciolti
Ivan Ingrilli (sanità)
Sanità mondiale
Almanacco dei misteri
Rapporto Amnesty
Diritto del lavoro
Atlante geopolitico
Criticamente
Disinformazione
istitutobrunoleoni
Statistiche Bankit
Debitopubblico
Economia politica
Rasegna stampa economia
Dizionario economia
Cnel
formazionelavoratori
Confcommercio
Affari esteri
Teocollectorborse
Businessonline
Linneo economia
Economia e società aperta
Statistiche annuario ferrarese
Eures
Cgil Lombardia
Fondazione Di Vittorio
Fai notizia
Luogo comune
Zoopolitico
ok notizie
Wikio
La mia notizia
Youtube
Technorati
Blog
Answers
La leva di Archimede
Eguaglianzaelibertà
Liberanimus
Link economici
campioni pugilato
All words (dizionari)
Babelfish traduttore
Dieta
Cucina 2 : Buonissimo
Calorie
Cucina
Primi piatti
Dieta 2
Last minute
Dica 33
Schede medicinali
Dizionario etimologico
Dizionari
E-testi
Foto da internet
Ferrovie dello Stato
La Gazzetta dello Sport
Incucina
Cucina napoletana
Tabelle nutrizionali
Altalex
Pagine bianche
Calcola inflazione e interessi
Film Tv
Fuoco
Studium
Amica Mia di Pigura
prc valdelsa
Siddhartino
Altromedia
Trashopolis
lotte operaie nel mondo
vulvia
Korvo Rosso
La tela di Penelope
Conteoliver
Mario
Cloroalclero
Fronesis
Il mondo di Galatea
Polpettine
Tisbe
Lameduck
aiuto
Daciavalent
Arabafenice
Batsceba
Pibua
Guevina
Vietato cliccare
Cattivomaestro
Khayyamsblog
Francesco Nardi
Alex321
Ciromonacella
Comicomix
Devarim
Raccoon
La grande crisi del 2009 (cronache)
Giornalettismo
Zio Antonio
Radioinsurgente
Garbo
Vita da St(r)agista
sonolaico
serafico
jonathan fanesi
Valhalla
Millenniumphoenix
gianfalcovignettista
occhidaorientale
Undine
Capemaster
Mimovo
antonio barbagallo
Nefeli
Secondoprotocollo
Nessunotocchisaddam
Pragmi
Rigitans
Alessandro
Formamentisblog
Corso di traduzione letteraria
Filosofia del web
Mediamente
Psicopolis
Blog cognitivismo
Dswelfare
Caffeeuropa
Stefano Borselli
Domenico De simone
Andrea Agostini
democrazia diretta
Finkelstein
Movisol
Società e conflitto
menoStato
Settantasette
la Cia
misteri e cospirazioni
Globalizzazione
Centroimpastato
Tugan Baranovsky
Wright su reddito garantito
Contro il lavoro
Assenteismo e operai
Auschwitz e il marxismo
Cestim migrazioni
Salute naturale
Signoraggio
Umanitànova
Crisi della liquidità
Cooperazione tra cervelli
La Grassa su Bettelheim
Marx e Lange
Gramsci e la globalizzazione
Marx e la crisi
Prc quinto Congresso
Lessico gramsciano
Il virus inventato
Lotte disoccupati francesi
Biospazio
Storia nonviolenza
Tax justice network
Marx e la crisi
Seminari della controra
Valori e prezzi
Veti Usa a risoluzioni Onu
Anarchici
Nuovi mondi media
Stele e cartigli egizi
Libro dei morti
Egitto
Egitto2
Egitto3
Egitto4
Egitto5
Storia delle Brigate Rosse
Guide di Dada net
Aljazira.it
Arab monitor
Il Giornale
Cultura cattolica
Il denaro
Aldo Pietro Ferrari
Asianews
Storia della birra
Storia contemporanea
Dossier Legge Biagi
Ateneonline

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom