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A spasso col morto

Ogni anno, intorno al cadavere di Marco Biagi, gli sciacalli della politica celebrano riti propiziatori affinchè sia risparmiata una revisione della legge che introduce in maniera sistematica forme di precariato nel mercato del lavoro di questo paese.
Fassino, da vero becchino della sinistra e del programma dell'Unione, già dichiara che Biagi ebbe il coraggio di indicare riforme difficili ma necessarie. 
Luca di Montezemolo approfitta di questo testa coda del nuovo partito democratico per dire (quasi Biagi fosse il killer e non la vittima) che bisogna "continuare il suo lavoro", quasi che la precarizzazione sia il frutto di un lavoro seriale.
Piero Ichino, votato ormai a fare il muezzìn del capitale, pur dicendo giustamente che la precarizzazione del lavoro è nata con il pacchetto Treu, raccoglie tutta la sua bile e la butta in faccia al lettore, mettendo insieme contrattazione centralizzata, giornate di sciopero e inefficienza dell'amministrazione in un solo calderone retorico nel quale mancano solo Maciste e i suoi compagni e Rocco e i suoi fratelli.
Infine Sacconi e Bombassei raccolgono il cadavere della sinistra imbalsamato da Fassino e lo legano al carro delle flessibilità in uscita, puntando (pur spergiurando di no) all'articolo 18.
L'astuto Ulisse aveva usato la pancia di un cavallo di legno per conquistare Troia e quella di un ariete per sfuggire a Polifemo.
L'italica classe politica e confindustriale non disdegna di usare un morto per raggiungere i propri loschi scopi e caracolla portando un cadavere a spasso tra celebrazioni e ammiccamenti.
Riuscirà il popolo italiano ad essere lucido come quello svedese che, al referendum sull'adesione alla moneta unica, non si fece fregare dall'ondata di commozione per la morte di Anna Lindh ?
Non ce ne voglia il povero Biagi, ma mandiamo a stendere le prefiche della politica, prezzolate dal capitale per innalzare le loro lagne !!!

Pubblicato il 19/3/2007 alle 23.53 nella rubrica Politica.

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