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Ancora sul debito pubblico

La miadestra ha risposto alle mie puntualizzazioni in questo modo :

 

 

Queste sono le mie controsservazioni :
1.      Dire che il Fondo monetario internazionale non ci convince non basta. Bisogna mostrare dove sbaglia in queste sue determinate proiezioni (quelle citate da Brancaccio), altrimenti si finisce nella vaghezza più completa. Non credo che si possa ripetere la critica in questo caso dell’applicazione dei modelli basati sul gap finanziario…
2.      Il ricorso all’empiria non si può ridurre ad una frase tipo : “…è sotto gli occhi di tutti che il Regno Unito ha ripreso a crescere dopo il profondo taglio al suo debito pubblico, l’Europa Continentale ed il Sudamerica sono afflitti da una crisi prolungata nonostante le loro politiche di stampo neokeynesiano (spese pubbliche a deficit, alto debito pubblico, interventismo governativo nell’economia); l’India e la Cina hanno iniziato a crescere quando hanno abbandonato rispettivamente il modello socialista e comunista, affidandosi ad un "più o meno libero" mercato”. Anche perché da un lato la percentuale dei consumi collettivi rispetto al Pil è aumentata in Gran Gretagna dal 18,4 % del 2000 al 21% circa, mentre d’altro canto se Il Pil e il Pil procapite del Regno Unito sono aumentati anche relativamente ad altre nazioni, non così è stato per l’Indice di sviluppo umano o per la speranza di vita o per la bilancia commerciale o per la competitività delle imprese. Per cui il successo delle politiche liberiste è quanto meno discutibile. E ancora i problemi del Sudamerica non si possono ridurre agli effetti dell’attuazione delle politiche keynesiane, così come i successi di Cina e India nemmeno si possono attribuire alla loro presunta conversione al liberismo : la crescita cinese era a due cifre anche nel decennio dagli Ottanta ai Novanta quando la liberalizzazione economica non era così forte.
3.      Quanto al rapporto tra investimento pubblico ed investimento privato rimando di nuovo alla citazione da Cavallari, per il quale la spesa pubblica è spesa per lo Stato ma è reddito per altri e dunque il deficit spending può comunque stimolare l’investimento privato, ridistribuendo reddito da chi ha poca propensione per investimenti produttivi a chi ne ha una maggiore.
4.      Infine il fatto che la spesa pubblica possa non avere buon esito, non è una ragione per non promuovere la spesa pubblica, quanto piuttosto una ragione per controllarla e qualificarla maggiormente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 22/5/2007 alle 0.36 nella rubrica Diario.

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