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Valore d'uso e valore morale

 Nel mio precedente post su Marx ci sono stati dei commenti di Fabio Guerrazzi che sembravano di stampo moralistico tanto che sono stati criticati da Al Kurtz e poco compresi da KK.
Eppure forse proprio gli interessi di KK potrebbero essere stimolati dai ragionamenti espliciti o impliciti negli interventi di Fabio Guerrazzi.
Fabio dice :

"Esiste un valore morale nel lavoro dell'uomo durante la produzione del valore d'uso del bisogno da soddisfare.
Quindi mi/vi faccio una domanda: al variare del valore morale in un processo di trasformazione data dallo scambio, il suo valore d'uso resta costante?
Se io ti pago per rapire un bambino o se ti pago per una fecondazione in vitro il valore d'uso dello scambio resta sempre equiparato all'esigenza "avere un bambino tutto mio?"

Secondo me la morale modifica proprio il valore d'uso, lo scambio diventa arbitrario e fondato su parametri astratti: a seconda dei mezzi che deciderò di usare per soddisfare il mio bisogno investirò più o meno valore d'uso per ottenerlo.

Il valore d'uso dovrebbe essere determinato dal valore morale necessario per produrlo, non dalla semplice quantificazione del bisogno da soddisfare.


Qui a mio parere Fabio individua un'applicazione di quello che in termini economicisti si chiamano "diseconomie esterne" : nel caso di Fabio, immaginiamo che io sono un killer che per soddisfare un bisogno di A uccido B, C, D, ed E. Ora, se "non uccidere" è un valore morale condiviso si può dire che il killer abbia prodotto valore d'uso ? O il valore d'uso andrebbe valutato socialmente e non alla luce del solo bisogno individuale del committente ?
E nel caso del valore di scambio il committente pagando il killer ha completato lo scambio o dovrebbe pagare tutti coloro che sono stati danneggiati ?
In quest'ottica lo stesso strumento del diritto penale potrebbe essere considerato un costo (o un disincentivo) a risolvere transazioni personali assoldando un killer. Meglio ad es. raggiungere un compromesso con coloro con cui si ha una vertenza.
Forse in terminologia marxiana il problema delle diseconomie sarebbe equivalente al problema del rapporto tra produzione e riproduzione sociale.


Pubblicato il 27/6/2007 alle 12.48 nella rubrica Diario.

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